Ci mancava la peste!

Sentire parlare di peste oggi fa un certo effetto. La memoria va a quella descritta da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, epidemia storica del 1630 che sconvolse Milano e il nord Italia. Allora il contagio arrivò con le truppe dei Lanzichenecchi e si diffuse per le pessime condizioni igieniche. Venendo ad oggi, mi riferisco alla morte della 28enne Darya Shipilova, ricercatrice presso un centro studi sulla peste in Siberia. Deceduta per una polmonite, ma si teme si sia verificato un incidente in laboratorio. Sotto osservazione le quasi 200 persone entrate in contatto con la vittima. Il bel volto rella giovane scienziata campeggia sulla prima pagina del CORRIERE mentre l’articolo interno titola: Scienziata morta, ipotesi peste Il mistero della provetta rotta. Deceduta ufficialmente per una “polmonite di eziologia sconosciuta”, il pensiero corre anche alla tesi di fuga dal laboratorio di Wuhan, in Cina alla fine di dicembre 2019 del Covid19. Aiuto, mi impongo di restare calma, anche perché siamo ormai immunizzati dalle brutte notizie. Penso a Darya, così giovane e così in prima linea. Chissà quali erano i suoi sogni. Tra tante persone che muoiono al giorno, mi rattrista in modo particolare quando si tratta di giovani impegnati in svariati campi, privati bruscamente del futuro. L’elenco delle vittime nel mondo del lavoro è allarmante. Secondo i dati INAIL in Italia si registrano mediamente circa 1000 – 1100 denunce di infortunio mortale all’anno. In attesa dele esequie Daniele Gremes, l’operaio 27enne investito dall’esplosione del tubo di vapore nel caseificio Eurial di Semonzo del Borso del Grappa. Quasi coetaneo di Darya. “Aveva tanti progetti di vita” dicono i familiari. Chiudo con la frase di Fabrizio Caramagna: “A tutto si può sfuggire, tranne che alla fatalità”.

8 pensieri riguardo “Ci mancava la peste!”

  1. Purtroppo è vero perché nonostante tutta la nostra buona volontà per controllare ogni dettaglio della vita, esiste sempre, un destino, una casualità che ci sfugge ma non.possiamo sfuggire a ciò che deve accadere.

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  2. Morire sul lavoro è un destino tragico ,non dovrebbe mai succedere ma purtroppo ogni giorno accadono!!! Per la peste,mi fa’ sorridere Giancarlo!!! Chissà che peste era da bambino……

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  3. Quello che scrivi: Ada, è profondamente umano… Arrivando a 73 anni, la vita non è più un’idea astratta: è qualcosa che si ho vissuto, che ho perso, che ho difeso… E vedere quanti giovani vengono strappati via troppo presto fa male in un modo diverso, quasi ingiusto… Non è preoccupazione “da vecchio”, ma è sensibilità da persona che ha capito il grande valore del tempo… Quando ero giovane la vita la vedevo infinita, adesso diventa preziosa;… E allora ogni fatalità che colpisce un ragazzo/a non è solo una tragedia: è un pugno allo stomaco, perché ricorda quanto fragile sia questo dono che abbiamo tutti… Quello che mi viene di fare è trasformare la consapevolezza in presenza, apprezzare anche le piccole cose, dare valore a chi mi vuole bene compresa la comunità di verbameaada, concedermi momenti di calma e di bellezza, tenere questo corpo al massimo delle sue proprietà, vivere come chi sa che ogni giorno può essere l’ultimo… ivano

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    1. Testo molto umano che premia anche verbamea: grazie estese e sincere! Anch’io mi sento quasi di troppo, di fronte a tante giovani vite strappate… il seguito è fare come dici tu: apprezzare anche le piccole cose, valorizzando le persone vicine e lontane meritevoli, rispettando il corpo con le sue fragilità e potenzialità. Diventare vecchi sani e lucidi è un privilegio, ne siamo consapevoli! Grazie della testimonianza, buon tutto! 🤝

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