Casa dolce casa

Mi sono trovata un posto impensato dove fare le mie riflessioni: vicino la compostiera, vicino al melo e di fronte all’aiuola con la rosa antica, liberata finalmente di piante autoctone che le erano cresciute attorno. Da qui posso sbirciare nell’angolo più rustico dove c’è l’albicocco longevo e generoso, spaziando oltre verso la legnaia. Constato che ho riempito bene il mio spazio esterno, creando degli angoli che, adeguatamente curati mi posso godere. Seduta sotto il melo, ne osservo il fusto con edera abbarbicata alla base che si apre su quattro braccia di rami da cui penderanno i frutti di Eva. Sotto ho posizionato un MIRTILLO GIGANTE AMERICANO PRECOCE: i futuri frutti – piccole campanelle bianche – ricordano i mughetti. Adesso li compero e tra un paio di mesi spero di averli ‘brevi manu’ (= a portata di mano). Le rose sono spinose e profumatissime, spettacolari soprattutto in boccio, lungo e stretto. Mentre osservo il mio ben di Dio si avvicinano Grey e Astro, per un giretto di controllo. Stamattina è stata tagliata l’erba e si zampetta in maniera diversa, più piacevolmente anche da parte dei merli che planano curiosi. Il merlo non è proprio di casa, ma da girovago si intrufola in cerca di qualche semino scartato dai canarini. A completare la compagnia, sento tubare delle tortore e verso sera si aggiunge il concerto dei grilli. Il passaggio di qualche auto non incide sull’insieme rilassante. Dubito che potrei trovare altrettanto in una struttura a pagamento. D’altronde questa mia dimora me la sono pagata per quindici lunghi anni e solo adesso mi rendo conto che ne valeva la pena. Casa dolce casa… meglio tardi che mai!

Bouquet

Confermo che raccogliere fiori è un’occupazione che mi dà la carica. Stamattina tocca a Iris, Rose e Garofani piccoli e profumatissimi. Oltretutto erano di mia madre e li ho trasferiti a casa mia quando lei se n’è andata, nel lontano 2007… ma loro ci sono ancora ed è come se attraverso di loro lei tornasse a salutarmi. Prima di metterli in vaso li fotografo; poi li allego ad un saluto destinato ai contatti più sensibili che mi restituiscono un pensiero e/o un’immagine in tema. Insomma, è un graditissimo traffico quello che si genera grazie ai fiori, ‘Una delle tre cose rimasteci del paradiso’ secondo un’espressione attribuita a Dante. Non è per caso che la mia ultima opera letteraria DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI inizi proprio con la poesia intitolata Bouquet, che dopo riporto sotto: tre strofe dedicate ai germogli che si trasformano in piantine autonome e originali, grazie alle cure dell’accorto giardiniere che simboleggia il maestro, altrettanto premuroso nel coltivare il sapere dei suoi scolari. Insomma, connessione ed interscambio di competenze che favoriscono il benessere spirituale di chi si sta formando, e non solo. In sintesi, è ciò che dirò – o meglio che mi propongo di dire – domani sera, durante la presentazione della succitata opera. Siete tutti invitati. Metto a disposizione dei lettori il testo, per un…gradevole anticipo. I fiori sbocciano/nel pieno fulgore,/profumati alcuni/altri colorati/di semplice fattura/oppure elaborati./Ognuno della natura/un autentico capolavoro,/frutto anche/dell’attenzione/del solerte giardiniere/che li ama e li cura./Pure il maestro/agli alunni dedica/tempo e pazienza./Qual fiore, la sapienza/ha bisogno/di mente e di cuore.// Arrivederci! 👋

Bouquet mattutino

Che bella occupazione raccogliere fiori la mattina, nel caso specifico Rose e Iris! Prima di farne bouquet, li fotografo e magari ci scrivo attorno dei versi o un post per il blog, come succede oggi. Tra una cosa e l’altra passa un’ora, che nel mio caso vale quanto un trattamento shiatsu (ne parlo con cognizione di causa perché l’ho provato) e mi spiana la strada per una giornata in salita che parte bene. Dato che la stagione è avviata, certi fiori si sono trasformati in frutti che stanno maturando: le ciliegie e le albicocche intanto, sperando che non intervenga un evento shock ad interrompere il processo, come è avvenuto l’anno scorso. Tra le piante autoctone che hanno scelto di insediarsi dentro il mio giardino ci sono un Susino a bordo siepe (che ha prodotto piccoli ma squisiti frutti gialli), un Ciliegio selvatico ed un Fico che fa ombra alle Ortensie. Abito in prossimità dei campi e ciò può aver favorito la trasmigrazione di pollini. Nel giro di vent’anni il mio scoperto si è riempito di piante: alcune introdotte da me e altre ‘ospiti’ che in qualche modo mi rappresentano e danno allo spazio esterno un’impronta personalissima. Il punto forte rimane la pergola del Glicine, dove mi rilasso, leggo e scrivo. Ovviamente non posso godere di questo bene di Dio durante l’inverno, quando rimedio all’assenza, occupandomi di piante d’appartamento, come il Ficus che ha già filato, perché la talea ha attecchito oppure della Natalina/Pasqualina che fiorisce più volte l’anno. Col senno di poi, se mia madre avesse saputo il mio trasporto per i fiori, avrei potuto chiamarmi Iris, Margherita, Rosa, Ortensia o anche Petunia, come una signora che conosco. Diciamo che dietro il palindromo (nome che si legge identico da destra e da sinistra) Ada, si nascondono tante forme e colori che allietano la vita.

Momento del Glicine

Che meraviglia scrivere sotto la pergola del mio Glicine, col ronzio dei bombi che assediano i grappoli profumati e i raggi del sole che saettano sulla schiena! Da un paio di giorni è gradevole stare all’aperto, pregustando ciò che verrà dalla stagione ancora incerta, ma destinata a diventare bella. Per fortuna i giorni scorsi è piovuto, la terra almeno un po’ si è dissetata. In giardino l’erba è cresciuta e Reginaldo l’ha tagliata. Ha potato anche la siepe, restituendo alla mia casa l’aspetto di una dimora semplice e curata, abitata da una padrona innamorata di gatti e di fiori. Il Glicine gode in questo periodo del suo momento di gloria, ne vedo esemplari dappertutto: abbarbicati su strutture di ferro, attorcigliati attorno a travi e pergolati, tenacemente aggrovigliati alle reti. Storico quello in Bassano, nei pressi dell’ufficio turistico che vale la pena immortalare quand’è in fioritura. Di questa pianta rampicante – ritenuta infestante, un po’ come l’edera – mi piace tutto: colore rilassante, profumo delicato, forma pendula dei fiori. Peccato che non siano adatti a farne bouquet. Originario dell’Asia, il suo nome in greco significa dolce e si riferisce al profumo dei fiori. Protagonista di molte storie cinesi e giapponesi, e anche di una leggenda italiana, mi piace il significato simbolico conferitogli dal buddismo: i grappoli fioriti si trovano nei templi e sono simbolo della luminosità, ma anche della caducità della vita: tutto è in continua trasformazione, perciò si deve apprezzare ogni momento. Viene anche considerando un talismano contro le avversità, da regalare a chi ci sta a cuore. Nei paesi occidentali simboleggia l’amicizia e la disponibilità. Bene, anche oggi la natura mi ha offerto la sua lezione. Mi siedo sotto il mio pergolato di glicine: ammiro i fiori, ne aspiro la fragranza, socchiudo gli occhi…e ho il mio attimo di paradiso.

Coincidenze

Da quando ho rivoluzionato lo studio, spostando le scrivanie me lo godo di più. Ho ricavato un angolino davanti alla libreria dove ho messo un tavolino basso con una radio e due poltroncine di vimini alle estremità. Mentre sono al computer per cercare informazioni sui bulbi estivi di Tigridia pavonia, Crosomia e Dahlia che mi ha regalato Serapia (pollice verde, architetto, cinefila, amica), la radio trasmette la musica struggente di Samba Pa’ Ti, interpretata dal grande chitarrista e compositore Carlos Santana. Coincidenza: i bulbi estivi che dopo interrerò sono originari dell’America Latina, come il compositore messicano (nato il 20.07.1947), naturalizzato statunitense. E non è finita: Santana è il cognome di un ex alunno brasiliano che ebbi a scuola l’ultimo anno del mio servizio. Bello, aitante e problematico ricorsi al cognome identico a quello del musicista per ingraziarmelo. In parte funzionò, chissà dov’è ora, mi piacerebbe avere sue buone notizie. Strano come le coincidenze talvolta intreccino emozioni e vissuti. Comunque l’abbinamento fiori-musica è ottimale, tant’è che i video su questo connubio artistico imperversano: segno che il pubblico gradisce e la pubblicità ne approfitta per promuovere svariati prodotti. Del resto l’Italia è chiamata anche Belpaese per le sue meraviglie, ma anche per la propensione a valorizzare il bello in tutte le sue declinazioni. Partendo da quello esistente in natura, la grande Artista che troviamo nelle opere delle varie branche. Allora largo alla musica, alla pittura, alla poesia…a tutto quanto può rasserenare il cuore e nutrire la mente. Buona domenica!

La vita continua a fiorire…

Ho il piacere di ricevere i saluti mattutini da diverse persone, tra cui Serapia che me li invia nientemeno in musica, con la Primavera di Vivaldi mentre scorrono immagini di cuccioli e di fiori che sbocciano: un tocco di poesia e di note che fanno bene al cuore. Inoltro subito l’allegato a Norina e Gianpietro che oggi festeggiano il compleanno; anche a Erica, sensibile amica che apprezza e dice: “Svegliarsi al mattino con questa musica fa iniziare bene la giornata”. Poi esco e vado al mercato. Su un pilastro nei pressi del bar Milady è affisso un manifesto su un prossimo Concerto di Primavera, ulteriore omaggio alla stagione novella. Scorro velocemente il quotidiano e raggiungo la piazza dove ci sono i banchi. Quello dei fiori è gestito da Lorenzo (uno dei 4/5 rivenditori che conosco) e compero un mazzo di Fresie rosate, perché ho bisogno di bellezza da portarmi a casa, in vista del mio compleanno di domani. Essere nata all’inizio della bella stagione mi obbliga quasi a essere contenta, a inserirmi in un binario di ostinata vivacità, nonostante i motivi di preoccupazione, più esterni che interni a me. Parlandone con alcune coetanee cresciute bene, convengo che l’età biologica che ci sentiamo addosso è molto distante dall’età anagrafica: ringraziamo le nostre mamme…e madre natura! Rientro in tarda mattinata e faccio un giretto in giardino, dove le viole fanno capolino sotto la siepe. In un vaso nei pressi del garage è fiorita la Bergenia cordifolia (ho acquisito il nome dalla super informata Serapia che ringrazio) che offre grappoli di delicati fiorellini rosa, un rilassante naturale. Credo che nel pomeriggio andrò in cerca di altre sorprese. Rubando le parole che spero profetiche alla sensibile Anna: “La vita continua a fiorire in tutta la sua bellezza anche se nel mondo c’è tanta bruttura…la bellezza è sempre segno e frutto dell’amore… vincerà senz’altro sul male!”.

Fiori protagonisti

Sono in piedi molto presto, perché devo revisionare l’ultima bozza del mio prossimo lavoro, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, un centinaio di pagine che non sono un granché, se confrontate con le varie centinaia dei romanzi stranieri. Ne sto giusto leggendo uno, CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI, che di pagine ne ha 473. Mi mancano da leggere le ultime cento. Storia coinvolgente di una custode di cimitero che però si appesantisce verso la fine. Non oso immaginare la fatica dell’autrice, Valérie PERRIN, per tenere in piedi il racconto, né del correttore di bozze per ottimizzare la narrazione. Meno male che io ho fatto un altro lavoro, anche se agli esordi non avrei disdegnato un’offerta in una redazione. Con l’apertura del blog, mi sono presa una parziale rivincita, che da una parte mi tiene piacevolmente occupata e dall’altra mi impone aggiornamento e autocontrollo, sia delle fonti che della forma. Estrapolo la parola “fiori” dal titolo sia del mio prossimo lavoro sia dal librone che sto leggendo, per dire che ho fotografato il mio vecchio albicocco in fiore: una meraviglia, uno spettacolo che attrae gli insetti e infonde riconoscenza verso la natura. Gli dedico questi versi: L’albicocco in fiore/ mi allarga il cuore./Temevo di averlo perso/invece è riemerso/ alla fine dell’inverno/in tutto il suo fulgore.// Ritengo che i fiori rappresentino la poesia del creato e perciò si meritano le attenzioni degli artisti, ma anche di chi ha soltanto un animo sensibile per coglierne la bellezza. Mia madre per esempio, temperamento fumantino, si rilassava ricamando fiori a mezzopunto e io mi pregio di avere la casa abbellita dai suoi centri diventati opere d’arte. Affascinata da FIORI COLORI PENSIERI (titolo della mia mostra di foto-poesia, 2018), a me succede di scrivere dei versi, che giro alle amiche oppure custodisco in una cartellina, per ulteriori sviluppi. Concludendo, attingo energia e benessere da ciò che ho sotto gli occhi. Provvista di lenti per correggere la miopia.

Fiori e Musica

Quando non so cosa scrivere sul post quotidiano, (evitando di proposito le brutte notizie che abbondano sempre) mi soccorrono le amiche, con i loro graditi messaggi e video. Stamattina mi viene in aiuto Marisa da Milano dove risiede; per cinque anni abbiamo condiviso la corriera – la mitica Cecconi – quasi un’ora per fare 18 km, fermate comprese, per raggiungere il liceo Brocchi a Bassano, in sezioni diverse ma unite noi dalla stessa fatica. Lei sa che amo i fiori e io so che lei ama la musica classica e suona il pianoforte. Mi invia un bellissimo video dove sbocciano fiori, sulla distensiva musica di Chopin: cos’altro? Sono 4 minuti e 35” di beatitudine, che mi immergono in un mondo paradisiaco: sbocciano bucaneve, primule, fiori di melo, giunchiglie… un uccellini blu risponde al richiamo di uno giallo, un solerte bombo è al lavoro sulle corolle. Il tutto accompagnato dalla sonata ristoratrice. Non so se il beneficio avvantaggi più la vista o l’udito…di certo dopo mi sento diversa, più leggera, come se avessi assunto un integratore per il benessere. Tra l’altro oggi, 22.02.22 mi viene segnalato da Novella che trattasi di data palindroma (si legge uguale da destra a sinistra e viceversa), che si ripeterà solo tra 180 anni. Inoltre due è un simbolo di quilibrio: armonia e caos si intrecciano armoniosamente. Insomma è un giorno carico di energia positiva: vuoi vedere che porta bene? Non mi intendo di numeralogia, però non mi dispiace approfittare di occasioni per pensare positivo, e questa è una. Inoltre giusto tra un mese sarà Primavera, con l’inverno e le sue restrizioni alle spalle. Speriamo che la data venga recepita carica di speranza e di aspettative positive anche nelle alte sfere dove si agitano nubi minacciose…

Fiori, colori, pensieri

Finalmente è sbucato il sole. Un paio d’ore fa una coltre di sottile nebbia avvolgeva ogni cosa, ma ora il panorama è cambiato. Ho bisogno di fiori e di colori, perciò vado al mercato per riempirmi gli occhi e nutrire lo spirito. Rettifico, non esco perché è in corso una turbolenza che fa sbattere gli scuri e solleva oggetti, non proprio da paura ma prudenza. Però permane il mio bisogno di colore, che cerco tra i miei Giacinti in fiore. Comperati chiusi al mercato un paio di settimane fa, ora mi stanno regalando colore e profumo. Li ho posizionati nel bagno a sud, in compagnia della Stella di Natale – ancora bella – di un fluente Pothos, di un paio di Gerani da talea effettuata da me, della Natalina che ha fiorito e della Spatifillo …. Effettivamente ho realizzato una piccola serra in bagno, dove mi reco con piacere. Piante verdi sono distribuite nelle altre stanze della casa. Cosa mi dà un fiore?Un piacere pulito, disinteressato, un istantaneo benessere che deriva dalla forma, dal profumo e dal colore. A proposito di questi “ingredienti”, non a caso diedi il titolo FIORI COLORI PENSIERI alla mia mostra fotografica allestita in paese nel maggio 2018. Ad ogni foto corrispondeva una poesia, secondo il mio sentire. Nella locandina promozionale scelsi però di dare spazio ai versi di Alessandro Baricco, che ripropongo: A volte le parole non bastano./E allora servono i colori./E le forme./E le note./E le emozioni. Sono tuttora pienamente d’accordo. E mi regolo di conseguenza. Se non posso uscire, causa perduranti raffiche di vento, cerco e comunico con la natura…a chilometro zero!

Una piccola meraviglia

Sembra un piccolo sole il narciso sbocciato stamattina: sei micro petali gialli con il calice a trombetta rivolti verso l’alto diffondono un gradevole profumo e, soprattutto, una nota di buonumore. Risaputo che il giallo è il mio colore preferito, in alternanza con l’azzurro. La meraviglia è il prodotto di uno dei sei/sette bulbi confinati in un secchiello di legno ricevuto in dono. Nel cartoncino infilato a lato leggo “Narcissus Tête a Tête” e anche questo mi fa sorridere, perché l’espressione ricorda una confidenza, un abbraccio…una manifestazione affettuosa, ora sconsigliata dalle misure anti covid. Per fortuna posso accarezzare il fiore, e anche parlarci. Anzi, il significato dell’espressione francese, che controllo è: “colloquio a due, caratterizzato da particolare intimità”. Perfetto, ci siamo. Quando fioriranno anche gli altri fiori, in studio ci sarà un’aura accogliente ed inebriante. Non a caso il nome deriva dal greco e significa stordisco. Trattandosi di fiori coltivati, questi fioriscono prima, mentre in natura il periodo va da febbraio a maggio. Ho presente una bella foto di me bambina immersa tra i narcisi del monte Tomba, immortalati da mio padre alla fine degli Anni Cinquanta. Potere della memoria, innescato da un adorabile fiorellino. Non so cosa mi riserverà la giornata ma lo spettacolo di questa piccola creatura mi induce a ben sperare. Anche perché so che si rinnoverà.