Infiorata

Ultimo sabato di Maggio: sembra Luglio inoltrato, anche se siamo ancora in Primavera. Mi alzo presto e faccio un giretto per il giardino, con l’intenzione di raccogliere delle rose che però sono tutte sfiorite! Il caldo anomalo le ha segnate ed ora non mi resta che raccogliere una moltitudine di petali, anzi no: ho in casa un’infiorata gratuita e me la voglio godere. L’infiorata, manifestazione artistica nata nel XVII secolo, diffusa soprattutto in centro Italia, consiste nel realizzare opere floreali per le strade e le piazze, utilizzando petali di fiori, foglie, semi e materiali vegetali. La prima infiorata documentata risale al 1625 in Vaticano, per opera di Benedetto Drei e del figlio Pietro. In origine, avveniva per omaggiare il passaggio della processione del Santissimo Sacramento. Tradizionalmente allestita in Primavera, per la festività cattolica del Corpus Domini. La più vicina di cui sappia è a Noale(VE) che trasforma il borgo medievale in un grande giardino a cielo aperto. L’ultima, tenutasi ad aprile è stata dedicata agli 800 anni dalla morte di San Francesco. Ma famose sono anche quelle di Gerano, alle porte di Roma, Noto in Sicilia e Spello in provincia di Perugia, rinomata a livello internazionale per la spettacolarità dei suoi tappeti floreali che riproducono soggetti d’arte sacra. Immagino il lavorìo dei volontari impegnati nella raccolta, essicazione e capatura (separazione dei petali) che vengono posati a mano, senza l’uso di colle, per creare spettacolari tappeti d’arte ‘effimera’ (dal greco ephémeros) che significa ‘della durata di un solo giorno’. Fugace e transitoria come la bellezza, contribuisce al nostro benessere psico – fisico.

Colore rosa e haiku

Dopo una giornata dal caldo torrido, mi godo la sera. Mentre il cielo sfuma verso il celestino e il profilo dei monti scurisce, una varietà di fiori tinge di rosa il mio piccolo angolo di paradiso. Sorrido al pensiero che per molto tempo ho detestato questo colore, imposto ai miei abiti da bambina, mentre la primogenita indossava il celeste ereditato dagli occhi paterni. Superata l’antipatia infantile, adesso trovo che il rosa sia familiare, senza opprimere. È una declinazione più tenue del rosso, di cui infatti è una variante. Sia rosso che rosa non sono i miei colori preferiti e non hanno spazio nel mio guardaroba. Però riconosco che assolvono a una loro funzione, regolatrice dell’umore. Osservare i miei fiori rosa mi rilassa. Le Peonie in primo piano sono rosa chiaro, le Ortensie a ridosso della siepe esibiscono un tono più intenso, i Garofanini nel vaso sfoggiano un vivace pink, mentre i petali della Rosa selvatica offrono all’occhio un accartivante ventaglio rosato. L’abitazione è rivolta verso i campi e il vicino camposanto, pertanto risulta addolcita dalla nota cromatica del colore rosa, associato alla dolcezza, alla femminilità, all’ottimismo. Scopro con piacere queste cose mentre scrivo, non ho scelto i fiori in base al colore. Mi sovviene che Pablo Picasso ha legato il suo nome al celebre “Periodo Rosa” (iniziato nel 1904) , successivo al periodo blu, per ritrarre con toni più dolci e poetici la vita di saltimbanchi, acrobati e famiglie. Per la psicologia dei colori, il rosa rappresenta una sorta di “tranquillante visiivo” che allontana aggressività e solitudine. Pare che si incontri spesso nella poesia giapponese. Chiudo con questo haiku (componimento giapponese del sec. XVII composto da tre versi) che mi pare in tema: Petali nel vento/Un velo di luce rosa/Soffio di primavera//

Caldo e salvia

Arrivato il caldo bello tosto, adesso si può procedere al cambio degli armadi. Veramente avevo iniziato l’operazione circa tre settimane fa, con l’aumento della temperatura, poi bruscamente rientrato. Ieri sembrava fosse agosto, alle dieci di mattina il sole picchiava. L’anticiclone africano ci farà compagnia per circa una settimana, con tutti gli effetti collaterali. Durante la Rassegna di Poesia, mentre i responsabili dell’evento parlavano ai convenuti, ho dovuto spostarmi con la sedia un paio di volte. Più organizzata di me, qualche ospite si era munita di cappellino. Per fortuna, tornata a a casa ho trovato l’erba sfalciata. I gatti hanno trascorso il pomeriggio dentro, perché fuori il termometro superava i trenta. Ho ritirato anche la voliera con i canarini perché mi pareva che non gradissero il caldo, sebbene di pomeriggio abbassi le tende parasole. La considerazione che mi viene più ovvia è la difficoltà di adattamento nel passare da una stagione all’altra… senza soluzione di continuità. L’espressione, nata originariamente come termine medico – chirurgico, in senso figurato indica un’interruzione nello spazio o nel tempo. Inoltre la percezione è che le stagioni da quattro si siano ridotte a due. Quindi non resta che accettare e adeguarsi, mettendo in atto le strategie che il caso richiede. Ad esempio, stamattina sono uscita molto prima del solito per fare la spesa e sono rientrata a un’ora ‘decente’ per idratarmi e stare al fresco dentro casa. Leggo che la salvia è un’alleata per combattere caldo e sudore. È la mia preferita tra le piante aromatiche e vedrò come fare.

Le rose di Santa Rita

Oggi 22 Maggio, santa Rita da Cascia, al secolo Margherita Lotti, nata nel 1381 a Roccaporena (in Umbria) eu morta il 22 maggio 1457. Beatificata da papa urbano VIII nel 1626, è stata canonizzata da papa Leone XIII nel 1900. Nota come la patrona dei casi impossibili, è considerata la protettrice delle spose e delle coppie in crisi. Mia mamma era nata il 22 maggio 1923 e le era affezionata, per la coincidenza del giorno e per il ruolo di madre. A proposito di coincidenze, mentre seleziono vecchi modelli 730 da buttare, mi viene tra le mani il pieghevole di una rappresentazione intitolata SANTA RITA, messa in scena al Teatro Collegio S. Maria Bambina di Crespano del Grappa il 19 – 20 Maggio 2012 dal Comitato Crespano Rappresentazioni Sacre. E si riaccende la memoria. In quella occasione mi ero ritrovata con la collega Gianna De Paoli che sarebbe mancata un paio d’anni dopo. Sorrido al pensiero delle sue critiche all’attrice Roberta Grando nel ruolo di Santa Rita, a suo dire troppo poco vestita. Vero che la Santa andò in sposa 16enne a Paolo Mancini, un ufficiale dal temperamento focoso e violento, sebbene volesse farsi suora. Ebbe due figli maschi, probabilmente gemelli, Giangiacomo e Paolo Maria, morti giovani per malattia, forse peste. Poco prima di loro, era mancato il padre Paolo, vittima di una vendetta. A soli 36 anni (nel 1417) Rita si trovò senza i suoi cari e chiese alle monache di Cascia di entrare in convento – permesso all’inizio negato – dove rimase fino alla morte, avvenuta il 22 Maggio 1457, all’età di 76 anni. Per circa 40 anni visse nel Monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia. La rosa è il simbolo di Santa Rita, per via del miracolo avvenuto poco prima della sua morte, quando in pieno inverno nell’orto di Roccaporena fiorì una rosa che rappresenta le sue virtù, mentre le spine indicano le sofferenze affrontate. Il miracolo invernale simboleggia la fioritura della speranza anche nelle situazioni più gelide e disperate (vedi casi impossibili). Ho raccolto un bouquet di rose per mia mamma, offerto idealmente anche a Santa Rita.

La Famiglia punto-e-virgola

Oggi15 Maggio, Giornata Internazionale delle Famiglie, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993, per approfondire i temi che riguardano l’istituto familiare. Argomento su cui mi sento inadeguata a discorrere. In Italia le famiglie sono oltre 26 milioni, di cui oltre un terzo costituito da persone sole. Mi limito a dire che il termine ‘famiglia” deriva dal latino familia, legato a famulus (= servo, schiavo) e nell’antica Roma indicava l’insieme dei servi e dei beni di un patrimonio, per estendersi poi a tutte le persone sottoposte all’autorità del pater. Il mio punto di vista è che nell’istituto attuale, sia sopravvissuto qualcosa dell’impianto originario, per cui evito di scendere nei dettagli. In ogni caso sono favorevole ai sentimenti, anche se non codificati in contratti. A togliermi dall’impasse giunge propizio il buon Gianni Rodari, autore della poesia La famiglia Punto-e-virgola, contenuta in Filastrocche in cielo e in terra (Einaudi, 1960). Il testo mette il buonumore e pertanto lo trascrivo. C’era una volta un punto/e c’era anche una virgola:/erano tanto amici,/si sposarono e furono felici./Di notte e di giorno/andavano intorno/sempre a braccetto./”Che coppia modello -/la gente diceva -/che vera meraviglia/la famiglia Punto-e-virgola”./Al loro passaggio/in segno di omaggio/perfino le maiuscole/diventavano minuscole:/e se qualcuna, poi,/a inchinarsi non è lesta/la matita del maestro/le taglia la testa.// Attraverso la metafora della punteggiatura, Rodari sottolinea l’importanza dell’armonia che si realizza anche tra persone diverse (nel migliore dei casi).

Fiori e vandalismo

Di solito pago le bollette prima della scadenza, ma non quella dell’acqua per cui oggi è l’ultimo giorno ‘buono’. Decido di uscire presto per provvedere, ma Giove Pluvio scarica catinelle dal cielo che sembra un nubifragio. In attesa che il temporale si risolva, decido di ricavare delle talee dal Pothos che ho in studio, con dei rami attorcigliati attorno alla mia coppa di Laurea e a quella di Tango, espressioni dell’impegno giovanile riposto nel titolo accademico e nel ballo preferito. Ho chiesto a mio figlio, bravo con le piante verdi e mi sono documentata. Il Pothos è una pianta d’appartamento rampicante, con foglie cuoriformi spesso variegate di bianco o giallo, eccellente purificatore d’aria. Ho presenti due piante in un negozio che sono strepitose, con rami lunghi oltre due metri. Io non mi aspetto altrettanto, anche perché sono più portata per i fiori. Comunque mi attivo e metto in diversi vasetti dei rami che fisso con delle forcine per capelli (!). Nel mentre smette di piovere ed esco, per pagare la bolletta dell’acqua. Sosta al bar dove mi colpisce l’articolo che riguarda un atto di vandalismo sui fiori, accaduto a Conegliano: sono stati strappati i fiori dai vasi appesi sul ponte, parte dell’arredo urbano. Una signora li ha raccolti e rinvasati: veramente lodevole! Anche il Comune le riconoscerà l’atto di civiltà, mentre mi auguro sprofondi/sprofondino nella vergogna chi si è macchiato di vandalismo contro un bene pubblico. Sono due facce della stessa medaglia che fanno riflettere. Ieri sono stati abbattuti per motivi di sicurezza i tre pioppi, perfettamente sani che la mano di un vandalo aveva segato in prossimità dell’area giochi di Monigo, un quartiere di Treviso. Piante e fiori agiscono come antidepressivi naturali. Ma i vandali che si sfogano incivilmente lo ignorano!

Mamme e Fiori

Quando scende la sera, prima di ritirarmi in casa faccio un giretto per il giardino che mi regala sempre qualcosa: una rosa e una fragola è l’ultimo bottino. Sembra poca cosa, ma la Rosa Cristoforo Colombo di colore arancione è stupenda e la fragola molto buona. Temendo che piova, taglio la prima Peonia con annesso bocciolo e ne faccio un bel centrotavola. Mio figlio ha tagliato l’erba così mi godo la zona verde pulita e ordinata come una tovaglia appena stesa. Verso le ventuno sotto il pergolato di Glicine si accendono le lucine al led che sembrano lucciole e un grillo inizia a cantare. Ho dei buoni motivi per stare bene a casa mia, diventata un mio prolungamento. La zona è equidistante tra la piazza e il camposanto dove guardano i due portici, perciò posso spaziare verso il settore che preferisco, quello rivolto ai campi, bordato dai papaveri. A proposito di fiori, maggio è il mese delle rose e oggi è la festa della mamma. Mi viene spontaneo ricordare il titolo del mio penultimo libro, Dove i Germogli diventano Fiori dato che i figli sono come dei fiori, non solo quelli di chi li ha partoriti, ma anche quelli degli altri, attenzionati da insegnanti o educatori. Di recente ho dedicato un post al fondatore della Comunità Exodus, don Antonio Mazzi, 96 anni che si sente ‘padre’ di centinaia di giovani accolti e amati. Mi dissocio invece dalla pubblicità che incensa oltremodo la figura materna, sottostimando il sacrificio che il ruolo richiede. Pertanto sono favorevole a meno esibizionismo, anche verbale e più attenzione al ruolo di genitore, sia padre che madre. Le carinerie sono sempre gradite, fiori compresi. Purché non servano a colmare un disimpegno a lungo termine. Un grato pensiero a tutte le mamme, specie a quelle che se ne sono andate. 💐

Bellezza e proprietà della Peonia

Come da previsione, è tornato il maltempo, “causato dal passaggio di un’insidiosa perturbazione atlantica…che favorisce lo scontro tra masse d’aria di origine diversa aumentando, di conseguenza, il rischio di eventi meteo estremi come nubifragi: occhi puntati, in particolare, alle giornate di martedì 5 e mercoledì 6 maggio” (da adnkronos). Le regioni più colpite il Centro -:Nord e la Sardegna, per pioggia e vento. In paese, verso mezzogiorno una forte pioggia si è abbattuta in giardino. Ero in cucina e ho pensato di proteggere in qualche modo le mie Peonie. Sul fusto lungo e flessibile ci sono decine di boccioli chiusi che potrebbero essere decapitati dalla pianta madre. Ho posizionato due ombrelli alla meno peggio e spero che l’intervento tempestivo non comprometterà l’imminente fioritura. Mi sono bagnata, ma ne è valsa la pena. Del resto ce n’era bisogno. Controllerò l’andamento del tempo nelle prossime ore. Tornando alla Peonia, è stata spostata un paio di anni fa nel posto attuale, dimostrando adattamento. Ci tengo che i miei interventi le giovino, perché i fiori sono un po’ il mio biglietto da visita. Considerata “Regina dei Fiori” in Oriente, in Occidente simboleggia stima e augurio di lunga vita. È un fiore molto usato per matrimoni e anniversari, in occasione di una prima Comunione o Cresima. Giusto domenica Francesca ha avuto la Comunione della nipote Vittoria: le chiederò se ha visto Peonie. Secondo la leggenda, la Peonia prende il nome da Paeon, discepolo del dio medico Asclepio nella mitologia greca. Paeon era un apprendista guaritore e si dice che abbia scoperto le proprietà curative della pianta, specie nella radice: antiinfiammatorie, antiossidanti, lenitive e antispasmodiche. Come avere una farmacia in casa!

1° Maggio 2026

In una giornata così importante come quella odierna, dedicata al lavoro mi soccorre Gianni Rodari che in due filastrocche condensa il suo pensiero al riguardo. Ogni lavoro ha la sua bellezza, perché ogni lavoro implica cura, fatica, responsabilità. La riflessione finale è riservata ai “fannulloni” che non hanno né colore, né odore perché non lasciano traccia. Se fosse ancora tra noi, credo che avrebbe destinato dei versi a chi non ha lavoro, oppure lo ha perso in un momento di grandi cambiamenti sociali e tecnologici. Molte le iniziative e manifestazioni riservate al lavoro che l’articolo 4 della Costituzione Italiana riconosce come “strumento di progresso”. Io sto con il poeta che racconta l’impegno e l’identità di chi lo svolge nelle filastrocche I colori dei mestieri e Gli odori dei mestieri che riporto perché mi procura belle emozioni. Io so gli odori dei mestieri:/di noce moscata sanno i droghieri,/sa d’olio la tuta dell’operaio,/di farina sa il fornaio,/sanno di terra i contadini,/di vernice gli imbianchini,/sul camice bianco del dottore/di medicine c’è un buon odore./I fannulloni, strano però,/non sanno di nulla e puzzano un po’.// La filastrocca, conenuta nella raccolta Filastrocche in cielo e in terra (1972) celebra il lavoro attraverso il senso dell’olfatto, attribuendo un odore caratteristiche a ogni professione. Non mi stupirei avesse associato quello dell’insegnante a gesso e inchiostro. Quando ero in servizio, alla fine delle lezioni entravo nel panificio tra scuola e casa, per annusare il profumo del pane, un vero toccasana contro lo stress! E se non tutti i lavori sono ‘aromatici’ ci sono sempre i fiori che possono venire in soccorso, come il mughetto, tradizionalmente legato al primo maggio, come augurio di buona fortuna.

Un’amica in festa 💐

Oggi è il compleanno di Lisa, cui dedico il post perché se lo merita e perché l’occasione mi consente di fare delle considerazioni sull’amicizia. “”La vita non è avere mille amiche, ma trovare le poche giuste di cui hai bisogno” rende bene ciò che penso e ciò che ho sperimentato. Il caso e l’empatia sono alla base del nostro incontro che risale a circa dieci anni fa. Alla stazione di Castelfranco dovevo andare a Savona, per la premiazione del Concorso INSIEME NEL MONDO. Era la prima volta – ne seguirono altre – ed ero piuttosto imbranata, oltre che limitata dalla miopia a leggere sui tabelloni. Per fortuna mi soccorre lei, che andava a Como più disinvolta, più giovane e pratica di me. Facciamo il viaggio insieme e ci ritroviamo, dopo tre giorni al ritorno. Tra una confidenza e l’altra… ci scordiamo di scendere e ce ne accorgiamo a Montebelluna. Facciamo dietro front con il treno e una mezz’oretta di ritardo da giustificare con la neonata amicizia. Ci frequentiamo da allora e l’amicizia si è estesa alla sorella Roberta, amanti entrambe di gatti, piante e fiori, più Nina, la bassottina che è la loro mascotte. Leggono ciò che scrivo e fanno parte dei miei contatti speciali. Temo che le disturberei spesso, se non abitassero a Loria perché sono anche ottime cuoche, abilità ereditata dalla mamma Bruna che ho avuto il piacere di conoscere. Di recente sono stata loro ospite per il mio compleanno: ho apprezzato gli involtini di zucchine di Lisa e la torta Pazientina a forma di cuore offerta da Roberta. La loro amicizia e sorellanza infondono ossigeno alle mie relazioni che si espandono come fiori autoctoni, nel senso che sono spontanee e si autogenerano. Con buona pace delle amicizie ‘a tempo’ che fanno qualche maglia nella rete di sostegno. Buon Compleanno, Lisa 💐