“Era il tempo delle more”… 🎵

Finite le albicocche, ho fatto una scorpacciata di more che maturano in piena estate, tra Luglio ed Agosto. Le mie sono selvatiche (rovi) e di una dolcezza che si scioglie in bocca, se raccolte nel momento giusto, cioè quando si staccano al primo tocco. Inevitabile per me pensare alla canzone Era il tempo delle more, di Mino Reitano (Fiumara, 7 dicembre 1944 – Agrate Brianza, 27 gennaio 2009)) che tanto piaceva a mia mamma. Il testo, scritto da Luciano Beretta e interpretato da Mino Reitano è del 1971. Parla dell’estate attraverso immagini poetiche legate alla natura e ai ricordi. Riporto l’inizio. Era il tempo delle more./E al fiume ti portai./Una luna quasi nuova./Com’era nuova la voglia di te./Le tue braccia come l’acqua./E i grilli intorno a noi./ La voce calda e avvolgente del cantante calabrese faceva il resto, cosicché la canzone è diventata uno dei suoi più grandi successi discografici. Personalmente ne apprezzo soprattutto la dimensione poetica riservata alla bellezza della natura, come nei versi “Fiordalisi e papaveri /stesi con gli occhi in su/che guardavano il cielo/coperto di nubi blu/. Tornando alle more, sono frutti ipocalorici, ricchi di fibre, con un potente potere antiossidante, antiinfiammatorio e ipoglicemizzante. Vitamina C in abbondanza e benefici per la salute. Non mi ricordo chi scelse di metterle nello scoperto destinato all’orto che io ora chiamo ‘boschetto’, ma riconosco che è stata una buona idea. Insieme a fragole, lamponi e mirtilli non serve che vada dal fruttivendolo e neanche che assuma integratori per la vista e la pelle. Ho buoni motivi per essermi affezionata alla casa che mi nutre di bellezza e di bontà. Tra dentro e fuori ci sto proprio bene, e non sento il bisogno di evasioni. Come Pietro, le migliori vacanze le trascorro a casa.

Spesa fuori controllo

Sono mortificata: intenzionata a spendere meno al supermercato, in realtà ho speso più del solito. Controllo il chilometrico scontrino e verifico cosa c’è di nuovo: prodotti antizanzare (salviette alla citronella e gel dopo puntura), qualche bibita piccola sugar free, però con edulcoranti (il che mi sembra un rimedio peggio del male), olio extravergine formato mignon. Di fisso 24 bustine in gelatina per i gatti che sono tre, il pesce, un po’ di verdura, quasi zero frutta. Niente detersivi e prodotti di profumeria. Ero quasi contenta all’idea di pagare in contanti – che consentono un controllo mirato delle uscite – ma ho dovuto ricredermi quando la signorina alla cassa ha sparato il totale. Incredula e rassegnata, ho recuperato la carta elettronica e ho mestamente digitato il pin, promettendo a me stessa che devo giocoforza cambiare abitudini, se non alimentari almeno nel fare la spesa. So che ci sono stati gli aumenti, spalmati ovunque. Negli ultimi quattro anni, i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 25 %. Tra l’altro, col caldo mangio meno e non mi capacito della sproporzione tra entrate e uscite. Sto bene in salute e non piango il morto. Tuttavia mi auguro di non dover ricorrere al veterinario per qualche accidente ai miei conviventi felini. L’ultima volta mi è costato trecento euro per tre ore di sopravvivenza della gattina, ahimè! Puma non ce lha fatta. Quando avevo i due cani – Luna e Astro – provvedevo anche per loro, ma erano anche un mezzo per smaltire gli avanzi. Trovo che il palato dei gatti sia molto più difficile da addomesticare. Comunque la loro compagnia è importante e salutare. Se non ci fossero, l’umore sarebbe a rischio e probabilmente spenderei in sedute dallo psicologo. Ciò non toglie che dovrò fare acquisti più oculati. Ci provo.

Buon compleanno, blog! 🌻

Il primo post pubblicato sul mio blog verbamea, intitolato Scambio fluido è datato 27 Giugno 2020, come rilevo da POST PER UN ANNO, raccolta dei primi 365 scritti, nata su suggerimento di Pia. Pertanto oggi, 27 Giugno 2026 il blog compie sei anni. Non pensavo che questo strumento mi avrebbe fatto tanta gradita compagnia. In prossimità della pensione cercavo un modo per comunicare liberamente con chi fosse disposto a leggere, e magari a commentare le mie riflessioni, senza obblighi reciproci. Le parole post blog sito web hanno temperato l’ansia iniziale. Grazie all’appoggio di Manuel, mio informatico di fiducia sono diventata una blogger come è scritto sul mio biglietto da visita. La cosa mi fa sorridere, ma ammetto che scrivere è l’occupazione che preferisco, sostenuta da una schiera di lettori: fedeli o temporanei, di passaggio o stabili, in movimento come i viaggiatori di un treno. Qualcuno scende a una fermata e qualcuno sale. Considerando i numeri, fatto il distinguo tra visite e visitatori, i lettori sono cica una quarantina al giorno. I commenti pubblici sono una minoranza, rispetto a quelli in privato che giungono anche a tarda ora. Dietro i contatti stabili ci sono persone note e amiche. Inossidabile la tenuta di Lucia che non ne manca uno. Flavio mi legge dal Kazakistan, Manuel lo faceva dall’Australia. Lina lo fa “da remoto’ anche se abita vicino. Chi scrive dopo cena e chi prima di andare a dormire. Ringrazio tutti*, prezioso nutrimento per le mie meningi, dal primo lettore all’ultimo iscritto, Fabio, uno dei miei primi alunni, ora avvocato. È come se avessi ricevuto un’eredità inattesa. Del resto non cerco popolarità, ma condivisione di pensieri ed emozioni. D’altronde “Scrivo per trovare il mio posto come il fiore nel prato”. Grazie Lettori!, fiori colorati del mio profumato bouquet letterario 💐 * I più assidui: Lucia, Pia, Serapia, Mariuccia, Marta, Martina, Marisa, Lisa 1 e 2, Novella, Antonella, Adriana 1 e 2, Francesca, Vilma, Nadia, Lara, Lina, Erica, Rossella, Roberta, Sara, Veronica, Ivano, Giancarlo, Gianfranco, Gianpietro, Massimiliano, Manuel, Fabio …. 🏆🌻👋

Casa, dolce casa 🏠

Casa, dolce casa Ricorrenza importante per me oggi: sono residente a Castelcucco dal 24 Giugno 2000, e ci sto bene! La casa di proprietà è confortevole ed ampia. Modificando la celebre iscrizione in latino che Ariosto fece iscrivere sull’architrave della sua abitazione di Ferrara nell’attuale Via Ariosto 67 PARVA SED MIHI APTA/Piccola ma adatta a me, la mia è VASTA ET MIHI APTA/Ampia e adatta a me. In posizione equidistante da piazza e campi, nel corso degli anni si è arricchita di fiori e piante, anche autoctone, spontaneamente cresciute nello scoperto: un susino, un fico e un ciliegio selvatico. La zona destinata al verde si è colorita e perfino profumata grazie alla fioritura del Glicine, che considero un posto privilegiato dove mi rifugio a leggere e scrivere (zanzare permettendo). Rivivo il trasloco e lo spaesamento di abitare in una lottizzazione allora nuova, una somma di emozioni contrastanti, al seguito di canarini e criceti. Poi vennero i cani Luna e Astro, i gatti Sky e Micia che hanno ceduto il posto a Grey, Pepita e Fiocco, i miei conviventi. Da proprietaria, ho sviluppato con la mia dimora un rapporto di sorellanza che talvolta sostituisce quello con le persone; l’ho realizzata su misura mia, accogliente e silenziosa, come si conviene a chi scrive e non vuole distrazioni. I miei ospiti sono di passaggio, perché ho sempre qualcosa da fare, dentro o fuori in giardino. Mio figlio si occupa dello scoperto, ma non si è ancora affezionato, anche se ha adattato l’appartamentino alle sue necessità. Una delle tradizioni più belle di oggi è l’acqua di San Giovanni. Si prepara tra la notte del 23 e il 24, ritenuta magica. Ieri sera ho raccolto erbe aromatiche e fiori, lasciati a bagno in acqua tutta la notte. Un rituale propiziatorio a favore di amore, fortuna e salute. Per me di gratitudine 🌻

Alle 8 di mattina

Alle otto Lucia è in spiaggia, pressoché spopolata e mi manda tre foto, scattate nei pressi del Nautilus, beach bar di Bibione Pineta. In realtà, un ‘cliente’ c’è: “un gabbiano vorace si è mangiato il panino del turista”. Il blu delle attrezzature si sposa benissimo con il mare, mentre il bianco dell’uccello fa pendant con le nuvolette. Mi viene in mente la bella poesia L’albatros di Charles Baudelaire dove però “il re dell’azzurro” catturato dai marinai fa una brutta fine, metafora del poeta e dell’artista. Suggestiva, la lascio eventualmente recuperare al lettore. Alle otto di mattina, io avevo già raccolto le ultime albicocche e assaggiato le prime more domestiche. Dai frutti sono quindi passata ai fiori, precisamente a due orchidee che ho rinvasato. Non sono abile come Gianpietro che me le ha regalate e le coltiva, ma mi sono impegnata. Dopo i fallimenti delle scorse estati, ho acquisito un po’ di esperienza. Mi ero procurata i vasetti trasparenti, forati sul fondo dove alloggiarle, con un po’ di substrato per orchidee che si chiama bark (costituito da corteccia di pino). Prima le ho tolte dal vaso originario, tagliando le radici secche e ripulendo quelle sane. Niente acqua per i primi giorni, da spruzzare e vaporizzare in seguito. Controllare il colore delle radici all’interno del vaso trasparente: se sono di un colore grigio o argentato, significa che la pianta ha sete; se invece sono verdi e turgide, significa che la pianta è bene idratata. Per apportare il necessario potassio, bene darle l’acqua filtrata dei fondi di caffè lasciati in ammollo. Qualcuno si chiederà se ho una fioreria. Non proprio, ma ci sono vicina. I fiori sono miei conviventi, in competizione con i gatti.

Estate, felice incontro

Oggi inizia l’estate astronomica, anche se quella meteo è iniziata il primo giugno, e si sente, eccome! Caldo sopra la media, con annessi e connessi. Piacevole alzarsi la mattina al canto delle tortore, ma fastidiosi gli insetti che si intrufolano per ogni dove in casa. Preferisco le prime ore della giornata, quando mi sento più attiva e bendisposta. Puntatina al bar con Lucia, alla vigilia della partenza per il mare. A metà settimana farò una capatina in montagna. Il resto del mio tempo è legato ai gatti, ai fiori e alla casa, di concerto con la scrittura. Il prossimo 27 Giugno, il mio blog verbamea compie sei anni e devo pensare a come omaggiarlo. Tornando alla stagione estiva, mi auguro che mi porti cose nuove. Una mi è capitata proprio al bar. Mi si avvicina un signore, mio ex alunno di parecchi anni fa che mi consente di fare un tuffo nel passato. Associo il nome e cognome ad un suo manufatto che nel tempo si è rivelato premonitore: un martelletto in legno, simile a quello in uso al giudice per chiudere una causa, che Fabio aveva realizzato con le sue mani per richiamare all’ordine la classe. Assecondando intenzioni ed attitudine, è diventato avvocato. Un esempio di come tenacia e determinazione portino lontano. Sposato con Elena, una gentile collega, adesso è padre di due figlie adolescenti. Sono lusingata per il percorso umano e professionale fatto da questo adulto, che era già tenace e impegnato da studente. Come lui altri, che mi salutano e mi lasciano basita, trovandomeli davanti trasformati e realizzati. Non è così per tutti, ma quando succede sono veramente contenta di constatare come siano germogliati i fiori, in riferimento al mio Dove i Germogli Diventano Fiori

MarmellADA di Albicocche 🍑

Diverse estati fa avevo scritto un pezzo, intitolato La MarmellAda, giocando sul mio nome con protagonista la gustosa frutta arancione, in inglese Apricot (più corto di Albicocca da scrivere sui tappi). Ci risiamo, nel senso che ogni giorno devo raccogliere le albicocche che l’albero rilascia. Cadendo però sulla pietra del camminamento, e non sull’erba come le ‘amiche’ del passato si ammaccano e diventano un invitante banchetto per le formiche. Se non provvedo in fretta alla raccolta, addio bottino. Il seguito è prevedibile: marmellata a varie ondate, per conservare il prodotto. L’alternativa è mangiarle, rischiando il mal di pancia o addirittura l’indigestione. Le regalerei, se fossero di bell’aspetto. La bontà è garantita, rispetto a quelle comprate al supermercato, tuttavia anche l’occhio vuole la sua parte. A me piacciono così, perché non sono state trattate. Quando apro il balcone la mattina, un ramo appesantito dai dorati frutti quasi mi entra nella stanza ef mi strappa un sorriso. Finché dura, non posso che compiacermi. D’altronde il colore arancione mette il buonumore, la frutta di casa è sana e a costo zero. Sono un frutto ipocalorico ricco d’acqua, ideale per chi segue regimi alimentari controllati. Alleate di pressione, vista e intestino, se ne possono mangiare circa 4 al giorno. Tuttavia la quantità si espande, dovendo fare la marmellata, o meglio la composta che si distingue dalla prima per un altissimo contenuto di frutta e un bassissimo tenore di zuccheri. È generalmente più leggera e si sposa bene anche con formaggi e carne. Io continuo a chiamarla marmellata, anche se in realtà realizzo una composta. Bando ai distinguo, adesso mi occupo del pranzo e poi procedo con la dolcezza da invasare.

Tra fiori e frutti 🍑

Al mercato locale, stamattina ho comperato tre vasetti di Portulaca bicolore giallo arancio. Il banco dei fiori è il mio preferito… compero più fiori che alimenti! Però scopro che una varietà di questa succulenta (pianta grassa) è anche edibile! Grandioso. Intanto il nome Portulaca deriva dal latino portula (piccola porta) e si riferisce alla capsula del frutto che si apre – a maturazione – come un minuscolo sportello per far cadere i semi. Nel linguaggio dei fiori rappresenta la femminilità ed è anche un simbolo di salute ed energia. Tenerla vicino alla porta d’ingresso o sul davanzale, si dice che favorisca le energie positive. Piaceva tanto a mia zia Primina, prosperosa friulana doc. Quanto alle proprietà, ha spiccate proprietà antinfiammatoriae, antiossidanti, depurative e diuretiche: insomma, è un vero super food spontaneo. Incredibile che un fiore così bello sia anche tanto utile. A proposito del fiore, ha un comportamento eliotropico, cioè si apre in pieno sole e si chiude ermeticamente al tramonto. Così fa anche la mia rosa gialla tappezzante. Ogni giorno imparo qualcosa dalla natura e sono contenta quando metto le mani nella terra, non mi sarebbe dispiaciuto fare la fiorista. Comunque, anche senza fioreria curo il mio umore tra piante, fiori e frutti di casa, pur in uno spazio contenuto. La grandinata pomeridiana di ieri ha fatto cadere e ammaccare una trentina di albicocche ancora acerbe. Le ho raccolte e recuperate, quanto possibile per farne marmellata di Apricot che non era in previsione. Però la frutta di casa ha un gusto ineguagliabile e sarebbe un peccato, seduta stante rifornire il compost. Un chilo di frutta sminuzzata è già in pentola, con zucchero e Fruttapec. Adesso recupero i vasetti di vetro e procedo. 🍑

Domenica color arancio

Domenica tinta di arancione. È sbocciato un Lilium di questo colore sullo stelo che porta quattro boccioli rigonfi, il Melograno è pieno di fiori stellati colore arancio, come le Nespole che mi ha regalato Marta nel giorno del suo tondo compleanno, per cui le rinnovo gli auguri 💐 A lei piace il bianco, ma le si addice l’arancione per la creatività, l’entusiasmo e l’energia. Nelle religioni orientali, nel Buddismo e Induismo questo colore ha un significato spirituale: simboleggia la saggezza e l’equilibrio. In Giappone e in Cina è associato a felicità e amore. In fatto di colori, la mia preferenza va al giallo e al celete in egual misura, seguiti a ruota dall’arancione che sprizza vitalità. Quando al mattino apro il balcone sul ‘boschetto’ destinato all’orto che non c’è, un ramo carico di albicocche quasi mi entra in casa, portandomi una nota di buonumore e di colore che acquista intensità di giorno in giorno. L’arancione è un colore storicamente celebrato da grandi maestri, tipo Vincen Van Gogh che amava l’abbinamento tra il blu e l’arancione, come nel quadro Terrazza del caffè di notte. In armadio ho un completo in maglia con la gonna arancione e la parte superiore a strisce orizzontali blu e arancione. Non lo indosso da un po’. Dato la popolarità del vintage e considerato che mantengo all’incirca lo stesso peso da anni, gli darò una seconda vita. Sulla stessa nota cromatica si esprimono albe e tramonti. Lo scrittore Fabrizio Caramagna (Torino, 1969), autore di aforismi dice: “L’arancione è sempre un bacio improvviso tra i colori del rosso e del giallo e fuori l’universo ride e ride per la luce calda che si sprigiona”. In definitiva, i colori fanno part del nostro quotidiano e influenzano la nostra mente.

Nespole, frutti antichi e preziosi

iVolevo raccogliere rose, invece ho trovato le nespole. Lo scorso dicembre, in un angolo della zona orto il nespolo giapponese mi aveva ispirato una poesia. Tempo fa un fortunale ne aveva piegato un ramo che avevo sostenuto alla bell’ e meglio con un elastico da pacchi. Proprio da quel ramo, sotto le foglie ho notato un gruppo di rotondi frutti arancioni che sembrano mini albicocche: le nespole! Mai successo prima! Praticamente la pianta si è comportata come quella di prugne che pensavo sterile, e invece l’anno scorso mi ha letteralmente inondato di polposi frutti viola il giardino. Ho fotografato le nespole, per accertarmi della loro natura e documentarmi di conseguenza (scopro che c’è anche un pittore che di cognome fa Nespolo, Ugo di nome). Assodato che trattasi proprio dei frutti del nespolo giapponese, la varietà più comune – l’altro è chiamato europeo – ho proceduto all’assaggio: una vera squisitezza! E adesso le proprietà di questo frutto dimenticato. Le nespole sono frutti ricchi di fibre – in particolare pectina – potassio, vitamina A e C. Hanno un basso apporto calorico e offrono notevoli proprietà benefiche per l’organismo: Regolaziono dell’intestino, Azione diuretica e depurativa, Controllo del colesterolo, Salute cardiovascolare, Azione antiossidante. Le foglie sono ricche di flavonoidi e sono usate in fitoterapia e nella medicina tradizionale asiatica, per la regolazione della glicemia. La tisana di foglie di nespolo ha proprietà antinfiammatoria e antiossidante, tal quale la polpa. Vietato però ingerire i semi, perché contengono sostanze tossiche. A questo punto, vado nell’orto a provvedermi delle foglie e mi preparo una sana e gratuita tisana!