Viaggio olfattivo

Qualche goccia di Micene numerio 5 è l’accattivante articolo di Cinzia Dal Maso che leggo sul settimanale il venerdì. Le studiose Silvia Ferrara e Laura Bellinato hanno decifrato antiche tavolette d’argilla, scoprendo le ricette per riprodurre profumi greci di 3500 anni fa. Ne parlano nel saggio Il profumo degli dei (Il Mulino), profumo che potrà essere pronto e in commercio per il prossimo autunno. “Abbiamo realizzato tre fragranze diverse: alla salvia, profondo e intenso; alla rosa, fresco come la primavera; al miele, non troppo dolce e avvolgente”. Data la mia simpatia per la salvia, vedrò di accaparrarmi la prima versione. Invidio cordialmente queste ricercatrici che hanno compiuto un viaggio olfattivo tra gli olii profumati micenei. Un argomento in apparenza marginale, che però consente al lettore di entrare nell’intimo dei palazzi di Cnosso, Pilo, Micene dove gli artigiani che lavoravano per la produzione di cosmetici e di profumi erano ultraspecializzati. Come utilizzavano il profumo i micenei? ‘Lo offrivano agli dei o ungevano statuine o oggetti sacri. Poi per se stessi, per “purificare” i momenti liminali della vita, la nascita e la morte. Per sedurre, ovviamente. E per farsi belli e brillare proprio come gli dei: il profumo è un inno alla vita, è ambire all’immortalità”. I profumi erano prodotti di prestigio e le ceramiche micenee erano famose e raffinate. I nomi dei profumieri tramandati dalle tavolette sono tutti maschili, ma famose erano anche le profumiere assire. Nell’Egitto ellenistico Maria la Giudea ideò il sistema di riscaldamento controllato, chiamato ‘a bagnomaria’, tanto per dire come il contributo femminile sia stato notevole. In attesa di sperimentare le fragranze micenee, proverò a fare un profumo alla salvia in casa.

Nonni e longevità

Quarta domenica di Luglio, festa dei nonni, in ricordo dei Santi Gioacchino ed Anna, ‘nonni’ di Gesù. Essere nonno è un privilegio legato alla longevità, di cui parla Salvo Noè, psicologo, psicoterapeuta eccetera durante il programma mattutino Tg2 “storie”. Sintetizzando, lo specialista definisce la vecchiaia età dell’oro, se la persona ha imparato a volersi bene, favorendo l’invecchiamento attivo da perseguire attraverso: Attività fisica e movimento, Cura della mente e passioni, Il valore del sonno, Relazioni e socialità. Diavolo di un esperto, più facile a dirsi che a farsi. Io ci provo, anche se non sono nonna, come altri miei contatti. Lo sono Marcella, Francesca, Serapia, Lara… cui auguro il meglio. Durante il programma, a mo’ d’esempio viene presentata Licia Fertz (nata a Trieste, 28 febbraio 1930), ex infermiera e oggi influencer italiana 96enne, la nonna più social d’Italia. Insieme con Emanuele Usai ha pure scritto il libro Non c’è tempo per essere tristi. Perfino troppo per me, nel senso che, se arrivassi a tanto traguardo credo che mi gusterai le conquiste in privato. Dipende anche dai contatti e dagli incontri fortunati. Nel suo caso, è stato il nipote Emanuele “Elo” ad aprirle il profilo Instagram “Buongiorno Nonna” per risollevarle il morale, dopo la morte del marito. Tra l’altro lei ha crrsciuto il nipote, dopo la morte di Marina, l’unica figlia, morta a 28 anni. Lei stessa ha dichiarato: “Mio nipote mi ha ridato la vita”, a un passo dalla depressione. Da cosa nasce cosa, ed è arrivato il successo. Il che dimostra anche il potere terapeutico della scrittura, oltre all’importanza dei rapporti parentali. Anni fa scrissi una poesia intitolata Longevità, dedicata alla 97enne Camilla, di cui riporto i seguenti versi: Vorrei invecchiare come te,/che ti commuovi per un fiore,/un prato e un cielo stellato./

Mais e polenta 🌽

Un rumore assordante fa schizzare dentro Pepita come una saetta. Mi affaccio e comprendo: due mezzi agricoli sono entrati nel campo difronte casa, per tagliare il granturco. L’udito è fortemente provato, ma lo spettacolo è gratuito. Quando l’operazione sarà conclusa, godrò della vista sui campi. Ho un vago ricordo del rito della trebbiatura che risale a quando ero bambina e un macchinario gigantesco faceva l’operazione sul piazzale davanti alla chiesa parrocchiale di Cavaso del Tomba dove allora abitavo. Non so se la trebbiatura odierna cada nel momento giusto, di certo erano evidenti i segni del secco. Il mais matura generalmente tra agosto e ottobre, ma il periodo esatto dipende dall’utilizzo finale del raccolto e dalla varietà. Estranea all’argomento, suppongo che le ondate di caldo abbiano accelerato la trebbiatura. In poco più di mezz’ora il lavoro è completato e posso spaziare con lo sguardo ben oltre il cimitero. Originario delle Americhe e portato in Europa da Cristoforo Colombo, il mais si chiama granturco, perché l’aggettivo ‘turco’ era usato dal popolo per indicare ciò che veniva da terre lontane (non necessariamente dalla Turchia). Il granturco o mais è un ingrediente incredibilmente versatile, sia industrialmente che in cucina, mentre gli scarti servono per il foraggio e l’artigianato. Il primo prodotto che mi viene in mente è la polenta, morbida e gialla come quella sempre presente sul tagliere dello zio materno a Pravisdomini (PN) che si tagliava con lo spago. Adesso che ci penso, ne ho parlato nel testo C’era una volta l’Ostetrica Condotta (2008) descrivendo la casa di nonno Giacomo “costruita con ingegno e sudore, mattone su mattone. Un grande fico cresce, curiosando nel cucinino dove l’immancabile polenta gialla riposa sul tagliere coperta da un ruvido tovagliolo”.

Non di solo pane vive l’uomo

Commentando i risultati delle prove Invalsi 2026 – presentati ufficialmente ieri – il Ministro Giuseppe Valditara risulta nel complesso soddisfatto, precisando che: “Abbiamo da una parte un netto aumento delle competenze alle superiori, risultati comunque buoni alle medie e invece un peggioramento alle elementari (quasi 1 bimbo su 4 non raggiunge il livello base in matematica ), il che sta a significare che c’è necessità di un cambiamento. La soluzione è:: più grammatica, più sintassi, più lettura, più libro, più penna e meno tablet”. Mi sembra che il Ministro fornisca una ricetta plausibile per la cura, ma dovrebbe essere garantito il benessere degli insegnanti, in termini economici (i nostri stipendi sono inferiori di oltre il 15 per cento rispetto alla media dell’Unione Europea) e di considerazione sociale. Da insegnante, consideravo la pensione un obiettivo vitale, di seconda vita. Tornavo da scuola con la pressione alta e l’umore a terra, sebbene abbia raccolto anche dei frutti dal mio lavoro. Molte cose sono cambiate negli ultimi decenni e fare l’insegnante è diventato sempre più complesso, anche a livello burocratico. Non se la passano meglio altre categorie, vedi medici e addetti all’ordine pubblico. Mio figlio non ha mai considerato di seguire le mie orme, e non me ne sono rammaricata. Fa un lavoro che gli piace, ma con poche tutele. Ieri ho scritto sui rider/ciclofatturini. l’Italia è considerata il Belpaese dove si mangia bene, tanto che la Cucina Italiana è stata ufficialmente dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. Ma “non di solo pane vive l’uomo”, celebre frase attribuita a Gesù nel deserto. .

“Era il tempo delle more”… 🎵

Finite le albicocche, ho fatto una scorpacciata di more che maturano in piena estate, tra Luglio ed Agosto. Le mie sono selvatiche (rovi) e di una dolcezza che si scioglie in bocca, se raccolte nel momento giusto, cioè quando si staccano al primo tocco. Inevitabile per me pensare alla canzone Era il tempo delle more, di Mino Reitano (Fiumara, 7 dicembre 1944 – Agrate Brianza, 27 gennaio 2009)) che tanto piaceva a mia mamma. Il testo, scritto da Luciano Beretta e interpretato da Mino Reitano è del 1971. Parla dell’estate attraverso immagini poetiche legate alla natura e ai ricordi. Riporto l’inizio. Era il tempo delle more./E al fiume ti portai./Una luna quasi nuova./Com’era nuova la voglia di te./Le tue braccia come l’acqua./E i grilli intorno a noi./ La voce calda e avvolgente del cantante calabrese faceva il resto, cosicché la canzone è diventata uno dei suoi più grandi successi discografici. Personalmente ne apprezzo soprattutto la dimensione poetica riservata alla bellezza della natura, come nei versi “Fiordalisi e papaveri /stesi con gli occhi in su/che guardavano il cielo/coperto di nubi blu/. Tornando alle more, sono frutti ipocalorici, ricchi di fibre, con un potente potere antiossidante, antiinfiammatorio e ipoglicemizzante. Vitamina C in abbondanza e benefici per la salute. Non mi ricordo chi scelse di metterle nello scoperto destinato all’orto che io ora chiamo ‘boschetto’, ma riconosco che è stata una buona idea. Insieme a fragole, lamponi e mirtilli non serve che vada dal fruttivendolo e neanche che assuma integratori per la vista e la pelle. Ho buoni motivi per essermi affezionata alla casa che mi nutre di bellezza e di bontà. Tra dentro e fuori ci sto proprio bene, e non sento il bisogno di evasioni. Come Pietro, le migliori vacanze le trascorro a casa.

Spesa fuori controllo

Sono mortificata: intenzionata a spendere meno al supermercato, in realtà ho speso più del solito. Controllo il chilometrico scontrino e verifico cosa c’è di nuovo: prodotti antizanzare (salviette alla citronella e gel dopo puntura), qualche bibita piccola sugar free, però con edulcoranti (il che mi sembra un rimedio peggio del male), olio extravergine formato mignon. Di fisso 24 bustine in gelatina per i gatti che sono tre, il pesce, un po’ di verdura, quasi zero frutta. Niente detersivi e prodotti di profumeria. Ero quasi contenta all’idea di pagare in contanti – che consentono un controllo mirato delle uscite – ma ho dovuto ricredermi quando la signorina alla cassa ha sparato il totale. Incredula e rassegnata, ho recuperato la carta elettronica e ho mestamente digitato il pin, promettendo a me stessa che devo giocoforza cambiare abitudini, se non alimentari almeno nel fare la spesa. So che ci sono stati gli aumenti, spalmati ovunque. Negli ultimi quattro anni, i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 25 %. Tra l’altro, col caldo mangio meno e non mi capacito della sproporzione tra entrate e uscite. Sto bene in salute e non piango il morto. Tuttavia mi auguro di non dover ricorrere al veterinario per qualche accidente ai miei conviventi felini. L’ultima volta mi è costato trecento euro per tre ore di sopravvivenza della gattina, ahimè! Puma non ce lha fatta. Quando avevo i due cani – Luna e Astro – provvedevo anche per loro, ma erano anche un mezzo per smaltire gli avanzi. Trovo che il palato dei gatti sia molto più difficile da addomesticare. Comunque la loro compagnia è importante e salutare. Se non ci fossero, l’umore sarebbe a rischio e probabilmente spenderei in sedute dallo psicologo. Ciò non toglie che dovrò fare acquisti più oculati. Ci provo.

Buon compleanno, blog! 🌻

Il primo post pubblicato sul mio blog verbamea, intitolato Scambio fluido è datato 27 Giugno 2020, come rilevo da POST PER UN ANNO, raccolta dei primi 365 scritti, nata su suggerimento di Pia. Pertanto oggi, 27 Giugno 2026 il blog compie sei anni. Non pensavo che questo strumento mi avrebbe fatto tanta gradita compagnia. In prossimità della pensione cercavo un modo per comunicare liberamente con chi fosse disposto a leggere, e magari a commentare le mie riflessioni, senza obblighi reciproci. Le parole post blog sito web hanno temperato l’ansia iniziale. Grazie all’appoggio di Manuel, mio informatico di fiducia sono diventata una blogger come è scritto sul mio biglietto da visita. La cosa mi fa sorridere, ma ammetto che scrivere è l’occupazione che preferisco, sostenuta da una schiera di lettori: fedeli o temporanei, di passaggio o stabili, in movimento come i viaggiatori di un treno. Qualcuno scende a una fermata e qualcuno sale. Considerando i numeri, fatto il distinguo tra visite e visitatori, i lettori sono cica una quarantina al giorno. I commenti pubblici sono una minoranza, rispetto a quelli in privato che giungono anche a tarda ora. Dietro i contatti stabili ci sono persone note e amiche. Inossidabile la tenuta di Lucia che non ne manca uno. Flavio mi legge dal Kazakistan, Manuel lo faceva dall’Australia. Lina lo fa “da remoto’ anche se abita vicino. Chi scrive dopo cena e chi prima di andare a dormire. Ringrazio tutti*, prezioso nutrimento per le mie meningi, dal primo lettore all’ultimo iscritto, Fabio, uno dei miei primi alunni, ora avvocato. È come se avessi ricevuto un’eredità inattesa. Del resto non cerco popolarità, ma condivisione di pensieri ed emozioni. D’altronde “Scrivo per trovare il mio posto come il fiore nel prato”. Grazie Lettori!, fiori colorati del mio profumato bouquet letterario 💐 * I più assidui: Lucia, Pia, Serapia, Mariuccia, Marta, Martina, Marisa, Lisa 1 e 2, Novella, Antonella, Adriana 1 e 2, Francesca, Vilma, Nadia, Lara, Lina, Erica, Rossella, Roberta, Sara, Veronica, Ivano, Giancarlo, Gianfranco, Gianpietro, Massimiliano, Manuel, Fabio …. 🏆🌻👋

Casa, dolce casa 🏠

Casa, dolce casa Ricorrenza importante per me oggi: sono residente a Castelcucco dal 24 Giugno 2000, e ci sto bene! La casa di proprietà è confortevole ed ampia. Modificando la celebre iscrizione in latino che Ariosto fece iscrivere sull’architrave della sua abitazione di Ferrara nell’attuale Via Ariosto 67 PARVA SED MIHI APTA/Piccola ma adatta a me, la mia è VASTA ET MIHI APTA/Ampia e adatta a me. In posizione equidistante da piazza e campi, nel corso degli anni si è arricchita di fiori e piante, anche autoctone, spontaneamente cresciute nello scoperto: un susino, un fico e un ciliegio selvatico. La zona destinata al verde si è colorita e perfino profumata grazie alla fioritura del Glicine, che considero un posto privilegiato dove mi rifugio a leggere e scrivere (zanzare permettendo). Rivivo il trasloco e lo spaesamento di abitare in una lottizzazione allora nuova, una somma di emozioni contrastanti, al seguito di canarini e criceti. Poi vennero i cani Luna e Astro, i gatti Sky e Micia che hanno ceduto il posto a Grey, Pepita e Fiocco, i miei conviventi. Da proprietaria, ho sviluppato con la mia dimora un rapporto di sorellanza che talvolta sostituisce quello con le persone; l’ho realizzata su misura mia, accogliente e silenziosa, come si conviene a chi scrive e non vuole distrazioni. I miei ospiti sono di passaggio, perché ho sempre qualcosa da fare, dentro o fuori in giardino. Mio figlio si occupa dello scoperto, ma non si è ancora affezionato, anche se ha adattato l’appartamentino alle sue necessità. Una delle tradizioni più belle di oggi è l’acqua di San Giovanni. Si prepara tra la notte del 23 e il 24, ritenuta magica. Ieri sera ho raccolto erbe aromatiche e fiori, lasciati a bagno in acqua tutta la notte. Un rituale propiziatorio a favore di amore, fortuna e salute. Per me di gratitudine 🌻

Alle 8 di mattina

Alle otto Lucia è in spiaggia, pressoché spopolata e mi manda tre foto, scattate nei pressi del Nautilus, beach bar di Bibione Pineta. In realtà, un ‘cliente’ c’è: “un gabbiano vorace si è mangiato il panino del turista”. Il blu delle attrezzature si sposa benissimo con il mare, mentre il bianco dell’uccello fa pendant con le nuvolette. Mi viene in mente la bella poesia L’albatros di Charles Baudelaire dove però “il re dell’azzurro” catturato dai marinai fa una brutta fine, metafora del poeta e dell’artista. Suggestiva, la lascio eventualmente recuperare al lettore. Alle otto di mattina, io avevo già raccolto le ultime albicocche e assaggiato le prime more domestiche. Dai frutti sono quindi passata ai fiori, precisamente a due orchidee che ho rinvasato. Non sono abile come Gianpietro che me le ha regalate e le coltiva, ma mi sono impegnata. Dopo i fallimenti delle scorse estati, ho acquisito un po’ di esperienza. Mi ero procurata i vasetti trasparenti, forati sul fondo dove alloggiarle, con un po’ di substrato per orchidee che si chiama bark (costituito da corteccia di pino). Prima le ho tolte dal vaso originario, tagliando le radici secche e ripulendo quelle sane. Niente acqua per i primi giorni, da spruzzare e vaporizzare in seguito. Controllare il colore delle radici all’interno del vaso trasparente: se sono di un colore grigio o argentato, significa che la pianta ha sete; se invece sono verdi e turgide, significa che la pianta è bene idratata. Per apportare il necessario potassio, bene darle l’acqua filtrata dei fondi di caffè lasciati in ammollo. Qualcuno si chiederà se ho una fioreria. Non proprio, ma ci sono vicina. I fiori sono miei conviventi, in competizione con i gatti.

Estate, felice incontro

Oggi inizia l’estate astronomica, anche se quella meteo è iniziata il primo giugno, e si sente, eccome! Caldo sopra la media, con annessi e connessi. Piacevole alzarsi la mattina al canto delle tortore, ma fastidiosi gli insetti che si intrufolano per ogni dove in casa. Preferisco le prime ore della giornata, quando mi sento più attiva e bendisposta. Puntatina al bar con Lucia, alla vigilia della partenza per il mare. A metà settimana farò una capatina in montagna. Il resto del mio tempo è legato ai gatti, ai fiori e alla casa, di concerto con la scrittura. Il prossimo 27 Giugno, il mio blog verbamea compie sei anni e devo pensare a come omaggiarlo. Tornando alla stagione estiva, mi auguro che mi porti cose nuove. Una mi è capitata proprio al bar. Mi si avvicina un signore, mio ex alunno di parecchi anni fa che mi consente di fare un tuffo nel passato. Associo il nome e cognome ad un suo manufatto che nel tempo si è rivelato premonitore: un martelletto in legno, simile a quello in uso al giudice per chiudere una causa, che Fabio aveva realizzato con le sue mani per richiamare all’ordine la classe. Assecondando intenzioni ed attitudine, è diventato avvocato. Un esempio di come tenacia e determinazione portino lontano. Sposato con Elena, una gentile collega, adesso è padre di due figlie adolescenti. Sono lusingata per il percorso umano e professionale fatto da questo adulto, che era già tenace e impegnato da studente. Come lui altri, che mi salutano e mi lasciano basita, trovandomeli davanti trasformati e realizzati. Non è così per tutti, ma quando succede sono veramente contenta di constatare come siano germogliati i fiori, in riferimento al mio Dove i Germogli Diventano Fiori