Santi e animali

Oggi San Rocco (Montpellier/Francia ? – Voghera, 16.08.1327), protettore dei cani, dei viandanti, dei farmacisti, dei volontari… impossibile dimenticare che il 16 agosto era il compleanno di mio padre Arcangelo, amante dei cani- soprattutto cocker – e pellegrino su questa terra, anche se preferibilmente a cavallo delle due ruote. Un collegamento con il santo odierno gli sarebbe piaciuto. È mancato ancora giovane, 41 anni fa ed è la figura genitoriale che tuttora mi manca. Ovviamente compenso il vuoto in altro modo: avere un figlio maschio è un po’ un risarcimento. Poi ci sono i fiori, un bene di cui non mi privo. Dante, il padre della nostra letteratura, un altro grande pellegrino, ci aveva visto giusto, considerando fiori, stelle e bambini le tre cose rimasteci del paradiso. Stamattina ho comprato due bei gerani rossi, da mettere al posto dei due che non hanno retto alla lunga calura. Quando ho dei fiori per le mani sono contenta, mi distraggo e mi nutro di forme, colori, profumi. Una ‘passione’ che viaggia in parallelo a quella dei gatti, creature eleganti, magnetiche, indipendenti. Non mi stupisco abbiano ispirato molti poeti ed artisti. Anche i felini hanno un santo protettore, anzi una santa: una monaca benedettina del VII secolo che risponde al nome di Gertrude di Nivelles, ricorrenza 17 marzo. Mentre scrivo, Fiocco, il mio micetto color miele sta rincorrendo una mosca d’oro e Pepe, la sua amica bianco-grigia pressoché coetanea (circa quattro mesi) sta giocando con una foglia: stupefacente come riescano a divertirsi con così poco. Da invidiare e copiare! Perfino Grey, la gatta più grande, sei anni, reduce da un blocco intestinale e trauma da competizione automobilistica nei pressi di casa, li ha presi in simpatia e l’ho vista giocarsi insieme. Per chiudere, cani e gatti hanno sempre convissuto tranquillamente a casa mia, in barba al proverbio che li considera incompatibili. Il loro esempio rasserena. La protezione dei santi conforta.

Il mio ferragosto

Oggi Ferragosto, forse la giornata più desiderata dagli Italiani, non da me che sono poco festaiola: mi dà fastidio la confusione, il rumore… però delle sagre in corso apprezzo i manicaretti che si possono gustare all’aperto. Come è successo ieri a san Bortolo di Castelcucco, dove ho fatto una capatina in compagnia di Lucia. Buona organizzazione, bella giornata, pubblico numeroso. Confortante vedere ex sindaco Adriano al lavoro in cucina e figlioletti biondi trasformati in solerti camerieri. Anche il sindaco neo-rieletto Paolo, in maglietta e calzoncini si aggirava disinvolto tra i tavoli sotto il tendone, dove arrivava l’odore delle carni sulla griglia. Dopo due anni di blocco per la pandemia è salutare il contatto con la natura e il buon cibo. D’altronde l’idea delle “Ferie di Augusto” nacque nell’antica Roma per celebrare lo stacco del lavoro dai campi, a opera dell’imperatore Augusto…quindi sopravvive il collegamento con i prodotti della terra, che quest’estate ha sofferto parecchio per la siccità e altre invadenze umane. Il calendario riporta oggi la Festa dell’Assunta, quindi la giornata si connota anche di significato religioso, per i credenti prioritario sulla festa pagana. Sia come sia, sono contenta che la stagione viaggi verso un clima speriamo migliore, portatore di piogge salutari e non devastazioni, come purtroppo spesso succede. Non sono riuscita finora ad andare al mare e francamente lo evito in alta stagione. Giocoforza mi ritrovo a trascorrere molto tempo in casa, che richiede una assidua manutenzione, più fuori che dentro in questo periodo: le piante sono in sofferenza, i fiori si vedono con il binocolo. Mi gusto l’occhio osservando l’uva fragola che matura sotto la pergola e le mele che si ingrossano di giorno in giorno. Mentre scrivo, non si sente un fiato: credo che buona parte del paese sia a san Bortolo dove la festa alpina continua, tra odori, sapori e speranze di un futuro clemente. Buon ferragosto!

La vecchiaia è un privilegio

“Fermare il tempo è delirante”, parole di Papa Francesco, contro la ricerca dell’eterna giovinezza. In occasione della sedicesima catechesi sulla terza età, Papa Francesco ricorda che siamo apprendisti della vita e che il tempo che avanza non è una minaccia, ma una promessa. Il Pontefice di anni ne ha quasi 86 (nato a Buenos Aires, il 17 dicembre 1936) e riveste la carica dal 13 marzo 2013) e parla con cognizione di causa, oltre che come rappresentante di Dio in terra. Mi piace l’umanità di questo capo della Chiesa cattolica che non fa pesare affatto né il suo ruolo né le limitazioni legate agli acciacchi dell’età avanzata ed anzi si fa fotografare tranquillamente in carrozzina. Quello che dice è prezioso e nutre il mio punto di vista, che è in sintonia con il suo: la vecchiaia è un privilegio…ad arrivarci! Perché non è concessa a tutti ed è fondamentale come ci si arriva, preparandosi per tempo. Sento molto la nostalgia dei nonni che ho perso da bambina e ammiro molto chi ha esperienza di anni e di vita. I miei modelli educativi sono persone in là con gli anni che provo ad emulare: li considero fari di luce che illuminano il mio cammino. Adesso che ci penso, ho scritto tempo fa una poesia, intitolata ‘Longevità’, dedicata a Camilla, allora 96enne indimenticata, che termina così: Se avrò la fortuna d’invecchiare/vorrei essere anch’io/una perla preziosa/come te, Camilla! Chiudo con un messaggio giunto stamattina, perfettamente in linea con il pensiero positivo di Papa Francesco: “Ogni giorno è speciale per chi sa affrontare la vita col sorriso”.

Acquisti ieri e oggi

Oggi scrivo e posto in ritardo, perché mi sono presa mezza giornata, per fare un giro con mio figlio a Padova e dintorni, per acquisti; anche un viaggio di piacere, ma solo in parte, causa molti intoppi lungo il percorso. Neanche a lui piace guidare, sebbene abbia una disinvoltura notevole a destreggiarsi tra rotonde, uscite, deviazioni…e lavori stradali, frequenti e assillanti in questo periodo. Partita alle nove, sono rientrata alle 16. Lunga pausa all’Ikea di Padova dove ho comprato una poltroncina di vimini che inaugurerò stasera sotto l’atrio e dove abbiamo pranzato: flan di verdure e tortino di zucca e carota squisiti, che proverò a fare a casa, un giorno o l’altro. Nota sul posto, dove c’è di tutto ma nessuno ti segue: non andarci da soli, perché si rischia di camminare a vuoto, oppure di perdersi. Al seguito di un figlio che ti risolve i problemi, è un’altra cosa! Per me è stato un diversivo che mi ha suggerito l’idea di sperimentare qualche ricetta della Svezia, la cui bandiera ha i due colori che preferisco: giallo e blu, come la scritta del colosso commerciale. Ammetto che tra tanto vedere, si esce per forza con qualcosa, anche se non era previsto. Il pagamento avviene diversificato, tra chi usa carte e chi contanti: file alle casse, come ai caselli autostradali. Ripenso a quando, ragazzina andavo a fare la spesa dal bottegaio sotto casa con il ‘libretto’ dove venivano annotati i generi acquistati con parsimonia, che venivano saldati alla fine del mese con il dono di un pugno di caramelle. E non sono ancora vecchia! Ma sembra davvero che siano trascorsi secoli: allora mancavano molte cose, non c’erano computer e registratori di cassa… però potevi scambiare due parole col negoziante e chiedergli informazioni sulla merce. Impensabile all’Ikea, dove – se ti va bene – trovi un addetto al servizio con la divisa gialla – che risponde solo per il suo settore e se non c’è nel settore dove ti interessa un prodotto, ti arrangi. Beh, forse bisognerebbe pensare a delle visite di istruzione anche per persone anziane o quasi, non solo culturali ma anche per fare acquisti in posti enormi, non a misura di una sola persona.

Ricerca della semplicità

Mi colpisce la notizia della morte di Olivia Newton John, cantante e attrice australiana di origine britannica, famosa per il film musicale Grease, dove interpreta la dolce Sandy insieme a John Travolta. L’artista (un nonno Nobel per la Fisica) combatteva contro il cancro, diagnosticato al seno molti anni prima; aveva 73 anni, quindi era ancora “giovane”. Diventata simbolo di una certa America, pur non essendo americana, grazie a quel film. Fisico minuto e bella voce, deve la sua notorietà a una dote che è una rarità, specie nel mondo dello star sistem: la semplicità! Sono parole di un produttore che la conosceva bene. Il rinomato film è del 1978. L’ho visto, come i miei coetanei senza però esaltarmi, attratta dalla vivacità interpretativa e dalla performance canora della protagonista. Anch’io ho amato il ballo, ma sulle note musicali della Romagna. Comunque torno sull’interessante requisito della semplicità, che mi sembra assai convincente. Non è facile essere semplici in una società complessa, che spesso impone delle maschere per apparire diversi da quello che si è. Parlo per intuizione, senza nessuna patente al riguardo. Sempre attuale, a mio dire l’esortazione “Conosci te stesso”, massima religiosa greco – antica, iscritta nel tempio di Apollo a Delfi. Socrate ne fece la sua massima preferita, come invito a considerare i limiti della conoscenza umana e procedere nella via della virtù. Tra gli aforismi c’è n’è uno sulla semplicità che merita evidenziare: “L’uomo dovrebbe mettere altrettanto ardore nel semplificare la sua vita quanto ce ne mette a complicarla”. Esemplare! Brava Olivia che l’aveva capito!

Oggi, amenità

Oggi, amenità! Me lo suggerisce la Giornata Mondiale del Bacio, che si celebra a partire dal 1990 il 6 luglio…solo che oggi è il 6 agosto! Brutto scherzo del caldo e della costrizione in casa: da troppo tempo le giornate mi sembrano tutte uguali. Ormai il dado è tratto e mi scuso per l’errore. Del resto l’argomento, in apparenza futile può predisporre al buonumore. Dopo due anni di pandemia, non è male pensare alle effusioni, nel rispetto della salute, da riservare non solo alle persone care ma anche agli animali. Siccome il caldo torrido mi costringe a trascorrere molte ore in casa, mi dedico a qualche ricerca, in questo caso “bizzarra” da cui estrapolo quanto segue: baciare fa ringiovanire il viso! Infatti l’atto del bacio coinvolge da 2 a 34 muscoli facciali. Allenarli può aumentare la produzione di collagene, che rende la pelle più soda e dall’aspetto più giovane. Ciò detto, comincio ad allenarmi, baciando i miei micetti Fiocco e Pepe che sono un amore. In tema con la giornata, un servizio del TG 2 trasmette delle bellissime immagini da Anacapri, dove un curioso cartello dice: Zona Romantica Obbligatorio Baciarsi, in prossimità del Faro di Punta Colonna, faro ancora in funzione e molto utile per i pescatori e le imbarcazioni, situato a sud di Crotone e attivato nel 1873. Beh, non andrò fin laggiù per esercitarmi nel piacevole esercizio del bacio. Adesso che ci penso, era mia consuetudine baciare i fiori appena sbocciati, prima di tagliarli per farne bouquet da portare in casa: un atto di ammirazione e di scusa per toglierli dall’ambiente naturale, che quest’anno però non si è ripetuto, per carestia di fioritura (compensata però da molta frutta). Una carrellata sulla mia scrivania mi restituisce diverse fotografie di persone e animali cui sono stata legata. Si meritano un bacio di gratitudine perché fanno parte del mio vissuto e tutt’ora nutrono il mio senso di appartenenza. Buoni baci a tutti!

Onomastico odierno

Oggi 29 luglio, il calendario riporta santa Marta, in onore di Santa Marta di Betania, sorella di Lazzaro e Maria di Betania, amica di Gesù. La santa è patrona delle cuoche, degli osti, degli albergatori, dei padroni di casa, degli ospizi, delle massaie e delle casalinghe…pertanto mi pongo sotto la sua protezione, come padrona di casa e casalinga (sperando che abbia posto). Conosco due persone con questo nome che è anche il secondo nome della mia amica Lucia che lo ha ereditato dall’amata nonna. È uno dei nomi femminili più antichi esistenti, già molto diffuso in ambienti orientali dal V secolo a.C. Forse deriva dall’aramaico Miryam, antica forma dialettale di Maria, oppure dall’ebraico Mar e quindi significa ‘signora, padrona’. Le è associato il colore verde. Per quanto riguarda le qualità personali, le vengono riconosciute: semplicità, devozione, amicizia, sincerità e dedizione alla famiglia. Con un pizzico di estrosità. Il suo animale di riferimento è l’allodola, la pianta il tulipano e il colore blu. C’è anche un comune italiano con questo nome, nel Lazio, in posizione pittoresca sulla sponda meridionale del lago di Bolsena. Questo il frutto della mia breve ricerca in internet. Conosco due persone che si chiamano Marta da poco, ma le ho subito percepite come amiche, per il modo di fare cordiale e sincero. È proprio il caso di dire “Nomen omen”, che tradotto dal latino significa “Il nome è un presagio” nel senso che i Romani credevano che nel nome della persona fosse indicato il suo destino. Beh, care Marta, a voi rendere omaggio al bel nome che portate. Io brindo alla vostra salute e sono onorata della vostra amicizia. Comunque buon onomastico a tutte le donne di nome Marta! 💐

I ricordi sono valori

Incrocio Lina, la madre di Gabriella, la titolare del bar Mirò verso cui mi sto dirigendo a fare la seconda colazione, quella con annessa lettura del quotidiano (la prima alle sei a casa mia). La signora Lina – al suo paese Noemi – è una splendida 82enne, madre di sei figli (4 femmine e 2 maschi), nonna di 18 nipoti (Gianluca appena laureato in Ingegneria Meccanica e Meccatronica, altri due laureandi l’anno prossimo) e di un pronipote, Nicolas. Lina ha gestito, col marito Giovanni “al comando”, il locale Montegrappa per molti anni, dove ha continuato ad offrire la sua opera in lavanderia o pulizie anche quando la gestione è passata al figlio Luca. Stamattina indossa una camicetta ricamata bianca a maniche corte, in tinta coi capelli, sulla pelle abbronzata ma non al mare, bensì in giardino. Con un sorriso invidiabile mi informa di un progetto letterario cui sta lavorando: le sue memorie, da lasciare in eredità ai molti familiari “perché i ricordi sono un valore”. Mette le mani avanti riguardo alla forma, perché ai suoi tempi non era previsto che le bambine si dedicassero agli studi, ma di strada ne ha fatta questa donna che si entusiasma all’idea di produrre un’opera basata sulle sue testimonianze ed emozioni. Sono onorata della confidenza che mi fa e mi metto al suo servizio, se posso giovarle. Lei non sa che mi sta iniettando una dose di energia in un momento di stanchezza creativa. Invecchiare dando lustro al passato e lasciarlo in eredità ai propri cari è un super progetto, che ammiro. Ma non è finita qui. Siccome Lina è devota alla Santa Maria Vergine, mi confida che ha in mente di andare in Terra Santa, a settembre, per ringraziare delle grazie ricevute, unendo ricordi e riconoscenza. Straordinaria! Ad averne, di mamme e nonne così!

Anniversario

Oggi, 25 luglio, avrebbe compiuto gli anni Gianna, coetanea e collega insegnante di Lettere, prematuramente scomparsa, un paio di mesi prima della pensione, otto anni fa. Sabato 3 maggio 2014 avremmo dovuto uscire con le rispettive classi terze per un visita di istruzione sul monte Grappa, organizzata da lei nei minimi dettagli, che avvenne: senza di lei, colta d’infarto la sera prima. Non una morte in servizio, ma quasi. Non l’ho dimenticata, perché lei era una persona speciale, di quelle che lasciano il segno. Risento ancora la sua risata liberatoria e la voce argentina, come l’acqua zampillante nei pressi del supermercato a Cavaso dove talvolta ci incontravamo, completando discorsi avviati a scuola o progettando attività da avviare a scuola: cinema, teatro, lettura, giochi di parole…tutto era un’occasione per rendere attrattiva la lezione. Praticamente nata per la scuola, e i suoi studenti lo confermano, specie i primi, quelli che ora viaggiano verso i cinquant’anni. Non l’ho conosciuta a fondo, ma ho apprezzato le sue qualità umane e professionali che si espandevano in parrocchia. Tra i miei “gingilli” scolastici ho rinvenuto un sottile cuore di legno, provabile dono di Gianna, con impresse queste parole: “Un vero amico non si riconosce dalla felicità che provi quando stai con lui, ma dal vuoto che lascia quando se ne va”. Siamo in molti a sentirne la mancanza. Personalmente mi manca quello che avremmo potuto fare insieme: volontariato, dove lei era una punta di diamante, gustare insieme un concerto e un buon film, anche soltanto scambiare quattro chiacchiere davanti a un gelato dove si scioglievano problemi privati e di scuola. In questo lungo periodo di pandemia, aggravato dalla guerra e tensioni varie, mi chiedo come Gianna avrebbe reagito. Provo a intuirne la risposta, ma potrei sbagliare. Comunque pensarla mi fa bene, osservare le sue foto è quasi come averla difronte…e ne ricavo l’imput a reagire, a cavalcare l’onda, come lei aveva fatto in vita, piena di interessi e di progetti. Perché Gianna non era tipo da riposo. Forse per questo se n’è andata presto. Ma conta ciò che ha seminato. Ciao Gianna, non ti abbiamo dimenticato!

Un’artista avanti

È stato ritrovato in Austria un dipinto del Seicento di Artemisia Gentileschi. Uscito illecitamente dal territorio italiano, due sono le persone indagate per truffa ed esportazione illecita di beni culturali. L’opera, denominata “Caritas Romana” ha un valore stimato attorno ai 2 milioni di euro. I quadri della pittrice sono esposti alla National Gallery di Londra, al Metropolitan Museum of Art di New York e in altre prestigiose sedi culturali. Artemisia segue le orme di Caravaggio e dello stile barocco dell’epoca, utilizzando la tecnica del chiaroscuro. I suoi soggetti sono spesso temi biblici. Ho impresso in mente la tela intitolata “Giuditta che decapita Oloferne”, uno tra i massimi capolavori del Seicento. Conobbi la pittrice Artemisia Gentileschi (Roma. 8.07.1593 – Napoli, 14.06.1653) una ventina d’anni fa, grazie a una mostra che visitai in Bassano. Mi colpì molto il suo stile realistico e mi interessai alla sua vicenda umana. Successivamente lessi la biografia, La passione di Artemisia, di Susan Vreeland, da cui emerge una donna molto talentuosa, figlia di Orazio Gentileschi, pittore pisano di discreta fama e fortuna, piena di limitazioni per essere donna artista in un mondo di uomini, ma con vedute e aspirazioni moderne. In una parola, una combattente. Tra l’altro subì un pubblico processo e venne sottoposta a tortura per avere accusato Agostino Tassi, collega del padre di averla violentata. Il processo iniziò a marzo e si protrasse fino a ottobre, concludendosi poi con la condanna del Tassi. Pertanto Artemisia è un’icona del femminismo: si è ribellata allo stupro, portando chi le aveva fatto violenza in tribunale. Credo che tornerò a rileggere il libro, perché il percorso di crescita umana e culturale di questa donna singolare continua ad affascinarmi. Valore aggiunto: essersi fatta strada come artista in un un periodo certo non indulgente con le donne. Infine, ritengo interessante e non marginale, il rapporto conflittuale con il padre. Insomma, un personaggio carismatico che continua a fare parlare di sé, per le sue opere e per il suo vissuto, indistintamente tra uomini e donne.