Compleanno…e Compleanno

Era il 3 dicembre 1992 quando fu inviato il primo SMS della storia, il cui testo è “MERRY CHRISTMAS” (Buon Natale), mittente l’ingegnere e programmatore britannico Neil Papworth che lo inviò da un computer a un cellulare sulla rete GSM Vodafone. Quindi il ‘messaggino’ compie trent’anni! Un minimo di ripasso: SMS è acronimo inglese che sta per short message service (servizio messaggio breve) e la lunghezza massima dei messaggi va da 70 a 160 caratteri, oltre i quali il testo viene suddiviso in più invii. La cosa straordinaria è la diffusione del prodotto: ogni giorno su WhatsApp vengono scambiati circa 100 miliardi di messaggi, un dato davvero impressionante! Prima di documentarmi sulla ricaduta del fenomeno a livello socio-culturale, informo sulle mie abitudini al riguardo. Di prima mattina ricevo i saluti dalle mie cugine, visto che Lucia ha avuto la bella idea di creare il gruppo NOI CUGINE CUSIN: il primo messaggio è di Luisa che ama i fiori e si occupa di funghi champignon, fotografati spesso…come un mare di testine bianche. Poi giungono gli SMS di Morena, Giuliana e Lucia ‘la mente’. Siccome abitiamo a una sessantina di chilometri e non ci vediamo spesso, è di conforto comunicare via whatsapp. Verso le otto seguono i saluti di Wilma, con cui mi sento nel pomeriggio. Tra i contatti quotidiani c’è la mia amica Lucia, che per fortuna posso anche vedere perché mi abita vicino, Pia, Serapia, Lisa, Arletta, Marta, Novella, Marcella, Antonietta… qualche artista e una squadra di care persone. Quando ho qualche difficoltà col pc oppure la televisione (l’altro ieri, ad esempio mi ero incautamente seduta sul telecomando), mando una richiesta di aiuto tramite messaggio a Manuel, che frequenta l’università – Ingegneria elettronica – a Cesena: anche da remoto, lui risolve tutto! Una serie di contatti sono per interventi di manutenzione domestica, ma altri di piacere, per scambiare foto, ricette e video. Oggi ad esempio è il compleanno di Adriana, cui ho inviato un messaggio, prima della telefonata. Avrei preferito farle gli auguri in presenza, ma il tempo ‘da santabarbara’ mi trattiene e confido sulla sua clemenza. Il pomeriggio e la sera sono vivacizzati da altrettanti messaggini che gradisco anche in chiusura di giornata. Concludendo, senza esserne schiava, dico che i messaggi mi fanno compagnia. Di questi tempi dominati dall’individualismo, sono quantomeno un placebo (sostanza che si somministra al posto di un farmaco). Salute e Saluti ai lettori! Auguri, Adriana! 💐

Anniversario di Laurea

Oggi parlo di un fatto che mi riguarda. Qualcuno potrà trovare che sia poco modesta, ma visto che non scrivo su commissione me lo permetto. Si tratta dell’esame di laurea che sostenni il 30 novembre 1976 a Padova, dove mi laureai in Lettere. Avevo 23 anni, indossavo un completino di velluto celeste,j ero piena di aspettative e di progetti. Siccome lavoravo da un paio di mesi come Applicata di segreteria in una scuola media, ritardai il mio ingresso in aula come insegnante, ma in compenso imparai a scrivere a macchina, cosa che mi serve tuttora per i miei post, sebbene digiti ora sulla tastiera del tablet. Tornando a quel fatidico giorno, ricordo con simpatia che vennero ad assistere al colloquio Marisa e Padre Pellegrino dei Padri Cavanis, sulla cui storia avevo elaborato la mia tesi. Un’amica mi aveva prestato il registratore, per fermare l’evento che in realtà un poco mi deluse (107/110), perché aspettavo che la mia ricerca storica fosse più apprezzata. Un segno che non era il mio ambito, anche se successivamente feci un estratto della tesi che Milena vendette bene nel suo negozio in piazza a Possagno, annotando il nome di chi aveva comprato il volumetto. Un ricordo che accarezzo ancora, dopo 46 anni, insieme con la prima pianta di fiori ricevuta per l’occasione: una azalea rosa. Ma il dono più gradito è stata la coppa regalatami da mio padre Arcangelo, che conservo tuttora in studio, difronte al diploma di Laurea, parallelo a quello di Ostetrica di mia madre, inframezzati dagli Attestati di Musica in chitarra e fisarmonica di mio figlio. Approfitto per dire che il giorno di Laurea e quello della nascita di Saul – l’8.08.88 – sono le due date che fanno da binario al mio percorso umano e professionale, attorno alle quali ho costruito le mie relazioni. Oggigiorno si dà più importanza alla competenza piuttosto che al titolo di studio, e mi pare corretto. Però la competenza si consegue sul campo, dove si accede tramite titolo di studio, almeno riguardo certe professioni. Personalmente sono contenta del percorso fatto, soprattutto adesso che sono in pensione e posso dedicarmi alla scrittura, mio diletto. Sto ‘collezionando’ le opere finora date alle stampe/editate, reperibili su Amazon, tramite titolo, come da locandina. Oppure cercando sul blog alla voce Il mio negozietto. Buona lettura a chi vorrà conoscerle e magari inviarmi un parere. Grazie! 🌝

Statistica ed Emozioni

Oggi sono di fretta: appuntamento con la cordiale vice sindaca Antonella Forner, pratica in posta, cartoleria, farmacia. Perciò ho i tempi stretti e non posso concedermi una lettura approfondita del quotidiano. Mentre la gentile Gabriella del bar Mirò mi prepara il cappuccino – con decoro integrato – mi arrampico sullo sgabello e mi approprio velocemente del giornale, prima che me lo sottragga un altro avventore (cui lo cedo dopo dieci minuti). Per fortuna trovo in prima pagina, taglio alto a destra ciò che cattura la mia attenzione: Festival Statisticall, dal 2 al 4 dicembre, Treviso 8^ edizione; quindi festival della statistica e della demografia, in occasione del quale vengono forniti dei dati che sintetizzo: nella nostra provincia vive il 43% dei single, me compresa. Di fatto sono in buona compagnia! Sono tentata di rallegrarmene, essendo una sostenitrice dell’indipendenza, ma poi altri dati smorzano il mio entusiasmo: le coppie che non convolano a nozze perché penalizzate dalla crisi economica, sono proprio quelle sui trent’anni, il che mi rattrista. L’antico motto Beata solitudo sola beatitudo (Beata solitudine sola beatitudine), funziona solo se c’è qualcuno con cui condividerla e oggigiorno la convivenza costa parecchio. Se poi aggiungiamo annessi e connessi della pandemia, mercato del lavoro in crisi, difficoltà di adattarsi… e altro, il panorama che si profila è tutt’altro che confortante. Se non ci sarà un’inversione di marcia, nel 2050 il rapporto tra chi lavora e chi no sarà di 1a1 e non mi pare una buona cosa. Si entrerà nel mondo del lavoro sempre più tardi ed altrettanto se ne uscirà! Per ora esco dal bar e corro dalla vicesindaca per informazioni sulla prossima Mostra del Libro, dal giorno 8 al 12 dicembre, cui partecipo come autrice: un tuffo nel mondo rassicurante della fantasia, della narrativa e della poesia, per staccare dai problemi quotidiani e nutrire lo spirito. Come diceva Victor Hugo: V’è uno spettacolo più grande del mare, ed è il cielo; v’è uno spettacolo più grande del cielo, ed è l’interno dell’anima.

Pecore e suggestioni

Anche oggi le notizie di cronaca nera prevaricano sulla bianca, dedicata alla politica e paraggi. Per fortuna c’è il sole che mi accompagna nell’uscita dal dentista per un rapido controllo. Già che ci sono, faccio una capatina al bar dove la tribuna di Treviso è posata su un tavolo, pare a posta per me: al momento sono l’unico avventore ed è l’unico quotidiano disponibile. Gli altri non li leggono, si giustifica la titolare del bar, sul cui volto scorgo una certa delusione. Non sono prevenuta, ma ho le mie simpatie riguardo le testate. In ogni caso considero ciò che passa il convento. Mi dedico alla lettura con l’intento di selezionare ciò che potrà suggerirmi l’argomento del post. Credo di averlo individuato a pag. 3, con la proposta del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, Niente più reddito di cittadinanza a quanti non hanno terminato l’obbligo scolastico, che mi trova pienamente d’accordo. Ma poi, scorrendo le altre pagine, trovo curiosa, interessante e in tema pre-natalizio la notizia riportata a pag.28, Nessuno le vuole Il sindaco di Follina ospita 1500 pecore. Il primo cittadino Mario Collet ospita in un suo terreno il gregge dei fratelli Fedele (anche il cognome sembra in linea), pastori trentini alle prese con la transumanza sgradita e dice: “Ringraziamo il Signore che esistono”. Immagino il sindaco amante della poesia, oltre che della tradizione e del valore delle greggi. Per quanto mi riguarda, ho una predilezione per il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, composto da Giacomo Leopardi a Recanati tra il 1829 e il 1830, di una suggestione unica. Il poeta, attraverso il pastore considera gli animali fortunati, in quanto privi di ragione e non si arrovellano tra noia e dolore. Mi auguro che le pecore, al di là di un credo diffuso, siano capaci di un sentire più ampio, magari comprensivo della gratitudine umana.

Buon onomastico e buon compleanno

Tra le prime cose che faccio appena alzata, mi occupo del calendario: sposto il fermaglio sul giorno corrente e leggo il santo del giorno, che oggi è santa Cecilia (Roma, II secolo – Roma, 22 novembre 230 d. C.), martire cristiana, patrona della musica, di strumenti, poeti e cantanti. L’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma è una delle più antiche istituzioni musicali al mondo. Il nome deriva dal latino Caecilia, ‘cognomen’ di una gens latina, tratto da ‘Caeculus’ e significa cieco. Però a me ha ricordato quello di un’altra Cecilia, quella bambina del Manzoni morta di peste e offerta dalla madre ai monatti. Mi riferisco al capitolo XXXIV de I promessi sposi che vado a rileggere e di cui riporto dei passaggi: “Scendeva dalla soglia di uno di quegli usci…una donna… Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta ben accomodata…”. L’episodio descritto è di rara commozione, per me indimenticabile, soprattutto per la madre di Cecilia che mi fa pensare a tutte le madri che sopravvivono ai loro figli (anche se quella manzoniana prevede di morire la sera stessa, insieme ad un’altra figlia più piccola), basti pensare a quelle che hanno perso i figli in incidenti stradali e simili. Di poche ore la notizia del bimbo di un anno investito a Gallarate mentre attraversava sul passegino spinto dalla madre. Fortunatamente non in pericolo di vita. Poi penso a una prosperosa Cecilia di quand’ero ragazzina e vivevo a Cavaso del Tomba che vanta una chiesetta dedicata alla santa in via Monte Tomba. La signora veniva ad aiutare mia mamma nel disbrigo di alcune faccende domestiche; era sempre sorridente e con la battuta pronta. Credo portasse una iniezione di buonumore che ricadeva anche su di me. Tra gli elenchi scolastici, non mi è capitato di scorrere questo bel nome che tuttavia ha una storia e un significato. Auguri speciali di buon onomastico a chi porta questo nome e buon compleanno a Liana, una inossidabile signora a me cara che oggi spegne parecchie festose candeline!

Domenica in salita

Di mattina, appena alzata sento il telegiornale: per dissotterrare una buona notizia, dovrei essere un rabdomante, oppure sono poco attenta. Sta di fatto che non esce un evento positivo, anche se lo cerco su altri canali. È domenica, c’è il sole e più tardi vado a fare gli auguri a Gina, la nonna di Manuel che compie 92 anni: sono ingredienti buoni. Mi manca ancora qualcosa per dare una sferzata al buonumore. Come di consueto, arrivano i messaggi mattutini delle mie cugine, cui si aggiungono gli altri che di domenica tardano. È un piacere che talvolta mi fornisce lo spunto per scrivere, come quello inviatomi da Pia che è un mix di musica, immagini e belle parole. Parto da queste, che sono un po’ pane per i miei denti. Mentre scorrono foto di fiori, leggo: Ti regalo fiori delicati per… serenità, salute, amicizia, pace, coraggio, rispetto, amore, … un’abbondanza di obiettivi che mi travolge. Il video termina con la seguente considerazione: Basta così poco per fare felice una persona, che mi risulta non sia del tutto vero, perché arrivarci è spesso un’impresa! Nel mio caso serve a raddrizzare la giornata e mi congratulo con chi ha realizzato il video di 1:45′, sostenuto dalla musica del famoso brano O sole mio. Quanto ai fiori, Dante li considerava una delle tre cose rimasteci del paradiso. Meglio se freschi e consegnati di persona. In tarda mattinata vado a fare gli auguri di Buon Compleanno a Gina, con il mio omaggio floreale denso di affettuosa ammirazione. La domenica, partita sottotono, ha preso quota. Buon viaggio anche ai lettori del blog!

Vantaggi del riuso

Come d’abitudine, riservo il lunedì mattina alla spesa, preceduta dalla sosta al bar per rifocillarmi e leggere il quotidiano, se possibile Il Corriere che latita in altri locali. A pag.11, taglio basso, mi attrae l’articolo intitolato “Insegnare i principi del riuso”, in cattedra c’è il “Mercatino”. Premetto che non sono una accumulatrice seriale, ma ho portato a casa molti oggetti, anche ingombranti dalla casa di mia madre, dopo la sua morte, per motivi affettivi. Non volevo che andassero dispersi, considerandoli segno del suo lavoro e delle sue scelte, riguardo vestiario, arredamento e quant’altro. Eredità povera dal punto di vista materiale che per me significava – e tutt’ora – significa molto. La conseguenza è che lo spazio in casa mia si è ridotto, con disappunto di mio figlio che ha gusti spartani. Comunque la casa è piuttosto grande e lui ora vive per conto suo. L’articolo per me è una rivincita, perché ho già rivitalizzato diversi oggetti: abbigliamento, tovagliato, utensili per la cucina…ogni volta che scendo in cantina recupero qualcosa. Idealmente penso che l’oggetto abbia interiorizzato un po’ dello spirito di mia madre che in questo modo continua a farmi compagnia. Molte cose avrei potuto regalarle o portarle al mercatino dell’usato, ma trattandosi di ‘cose di casa’ ho preferito custodirle io. In futuro, potranno servire a qualcun’altro e l’idea del passaggio di consegne non mi dispiace. Del resto, il punto di vista dell’inventore del progetto Ettore Sole è di dare una seconda vita alle cose usate e di conoscere i vantaggi del riuso. Un accordo col Ministero della Pubblica Istruzione prevede di estendere l’idea nelle scuole, con lezioni e corsi pratici. Adesso che ci penso, il mio libro TEMPO CHE TORNA, scritto durante la pandemia sullo sgombero della cantina cade proprio a proposito! Chi volesse leggerlo, mi faccia sapere.

Gentilezza, a prescindere

Siccome è domenica, evito di occuparmi di argomenti pesanti e mi concedo qualche riflessione sulla gentilezza, parola astratta di cui si sente molto la mancanza nel quotidiano. Infatti oggi è la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata per una felice intuizione dei Giapponesi nel 1988. Il Paese del Sol Levante ritorna, per fare dei confronti e conseguenti riflessioni. In altri post, ho espresso la simpatia verso la nazione nipponica, con cui condividiamo all’incirca superficie, popolazione…e longevità, che è un bel primato. Però il garbo e l’autocontrollo orientali non ci appartengono – salvo eccezioni – e per queste caratteristiche apprezzo il popolo giapponese. Perciò non mi stupisco che valorizzare la gentilezza sia venuto da loro, da cui possiamo apprendere; loro da noi imparano altro e lo scambio è sempre proficuo. Per non andare fuori del seminato, recupero il sostantivo gentilezza: mi interrogo e provo a darmi delle risposte. Prima cerco un sinonimo, che trovo in: amabilità, finezza, grazia. Più esaustiva la spiegazione “capacità di fare star bene gli altri” e allora conosco diverse persone dotate in questo senso: generalizzando, chiunque si occupi di un anziano, un familiare, un conoscente, un amico…senza farglielo pesare e a gratis. Di conseguenza, tutti i volontari dovrebbero essere gentili, ma non so se siamo nello stesso ambito. Personalmente, dubito di appartenere a questa categoria di persone preziose. Mi lusinga chi mi dice che posso fare del bene con le parole, mio pane quotidiano. Prima del covid avevo iniziato a frequentare le case di riposo, con l’intento di ricreare l’ambiente con varie letture, ma sappiamo cos’è successo dopo. E tutt’ora è difficile entrarci. Non sempre si può fare ciò che si vorrebbe. Comunque si può essere gentili, a prescindere: è quello che mi propongo.

Amici a 4 zampe

Se credessi nella reincarnazione, non mi stupirei di essere stata un gatto (o di diventarlo). Ieri mattina ho consegnato i miei due ultimi felini, Fiocco, e Pepe (maschio e femmina) al veterinario, per la sterilizzazione: decisione sofferta, ma necessaria al contenimento delle cucciolate. Racconto com’è andata. L’appuntamento era per le 8.30. Arrivo un quarto d’ora prima, il cancello è ancora chiuso ma ci sono già tre clienti coi rispettivi animali in attesa. Puntuale come un orologio svizzero, il cancello si apre, animali e padroni accedono per le cure del caso, i proprietari più ansiosi delle creature (parlo per me, ma so che non sono sola). Con i miei due trasportini mi sento attenzionata e coinvolta quando il dottor Natalino Serraglio mi richiede la firma per il doppio intervento. Spero di ritirare i miei amici a quattro zampe prima del buio. Il dottore, che esercita nell’attrezzata clinica veterinaria di San Zenone mi rassicura che posso prelevarli di primo pomeriggio. Prende in carico i due micetti e si sposta all’interno. Saluto gli altri clienti che condividono con me le preoccupazioni del ‘padrone’ e sto per andarmene, quando il dottor Serraglio torna in sala d’attesa ed anticipa il ritiro delle mie gioie alle 11.30: sono incredula ed entusiasta della accelerazione. Tre ore di permanenza in clinica veterinaria sono un record positivo, per i gattini che rientrano prima nel loro ambiente e per me che torno a godermeli in privato. Il pomeriggio doveva essere ‘da convalescenti’ ma è andata diversamente: già verso le 17 si sono riappropriati delle poltrone, segnalando di avere appetito. Alla sera ho dovuto cedere e dargli qualcosa di solido. Ottimo duplice intervento e super ripresa dei miei amici a quattro zampe. Auguro lunga vita a tutti gli animali e di riferirsi al dottor Serraglio in caso di bisogno.

San Martino, tra leggenda e realtà

Oggi, 11 novembre, San Martino, vescovo e militare romano (Ungheria, 316 d.C – Francia, 8.11.397 d.C.), protettore dei viandanti e dei soldati: è scritto sul calendario e me lo ricordano diversi messaggi. Lo sapevo, perché a Cavaso in località Castelcies la millenaria chiesetta dedicata al santo fa da cornice ai festeggiamenti inerenti la giornata. Dubito che potrò andarci avanti sera; in qualche modo però intendo farmi coinvolgere dal racconto del santo che donò il mantello al povero e mi chiedo: come si comporterebbe lui con le centinaia di migranti in cerca di un approdo? Non entro nel merito della querelle apertasi con la Francia: ieri sera non trovando il telecomando per spegnere il televisore, ho incautamente pigiato un bottone sul retro, scompaginando tutte le reti. Stamattina sono uscita presto con i micetti, per un appuntamento con il veterinario e non ho avuto modo di aggiornarmi. Compero la Repubblica che in prima pagina titola Macron rompe con Meloni, ma lo leggerò nel pomeriggio. Mi sovviene che il Santo Padre – e non solo lui – abbia invitato ad aiutare i migranti a casa loro. Ad sempio, il continente africano è ricco di risorse (durante l’ora di Geografia a scuola emergeva con evidenza), ma privo di industrie di trasformazione. Non sono una politologa né mi occupo di crisi internazionali, ma intuisco che, la stragrande maggioranza di chi arriva qui sui barconi, se potesse rimarrebbe a casa sua. Tra l’altro il viaggio, di per sé costoso si trasforma spesso in tragedia. Problema più grande di accoglierli, è collocarli dopo, evitando che diventino manodopera per la malavita. Semplificando, tutte le nazioni d’Europa dovrebbero riflettere sulle cause dei viaggi verso le nostre coste e valutare le intenzioni di chi cerca buona vita lontano dal proprio paese, estromettendo gli infiltrati disposti a delinquere. Estendere la generosità di San Martino a centinaia/migliaia di persone sarebbe bello, ma al momento utopistico, dato che la coperta è troppo corta.