Previsioni e bilanci

In coda al telegiornale della sera c’è il meteo e quando sento: “Domani in Veneto è previsto maltempo” ammetto che ho quasi gioito. Credo di essere in buona compagnia, ormai la calura anomala non si regge più. Da oltre una settimana convivo con capogiri e pressione bassa, assumo sali minerali e limito gli spostamenti. Ovvio che ho informato subito la mia dottoressa…che mi ha risposto da remoto, cioè da casa in quanto positiva al covid. Il che mi spiace e mi preoccupa sentire che nella nostra regione si registra un preoccupante aumento di positivi al famigerato e mutevole virus, pare ora replicato in omicron 5 o 6. Mai piaciuta la matematica e spero che l’escalation si fermi prima del dieci, il mio stato d’animo viaggia tra il desolato e il rassegnato. Non intendo seppellirmi viva, userò prudenza e cautela, ma non voglio privarmi delle relazioni buone. Non vedo l’ora che riprenda il cinema all’aperto al Giardino Parolini di Bassano dove gli anni pre-covid ho visto buoni film, in buona compagnia. Mi basta nutrirmi delle cose che mi fanno stare bene, possibilmente da condividere. In primis scrivere, che è anche un viaggio dentro e fuori di sé e poi un passaparola del quotidiano, imbottito di attività ripetitive con qualche sorpresa. Visto che siamo a ridosso di Luglio e metà anno è ormai trascorso, mi permetto mezzo bilancio: sto completando la fisioterapia e cammino in maniera disinvolta, ho presentato l’ultimo libro e ho in mente il prossimo romanzo. Mi occupo dei due micetti Fiocco e Pepe, senza trascurare Astro che ha problemi di vecchiaia. Giocoforza in questo periodo perché i frutti sono a maturazione, faccio marmellata di albicocche quasi in serie, che inserirò come ripieno nei muffin autunnali, piuttosto apprezzati. In definitiva, niente di eccezionale, con la consapevolezza che sono le cose semplici a dare conforto.

Troppa grazia 🍊

Ho parlato col mio Albicocco: gli ho proposto una tregua, perché è la quarta mattina che raccolgo i suoi frutti e li trasformo in marmellata, anzi in confettura di albicocche, per la precisione. Sulla capsula del vasetto dove finisce il prezioso prodotto, assolutamente naturale e non trattato scrivo ‘Apricot’ ma solo perché la parola inglese è più breve. Vent’anni fa ci fu la serie con foto del dorato frutto sul tappo, che circola ancora nel fondo di qualche cassetto. Senza volerlo, mi sono impratichita di fiori e di frutti…ma non ho sovvertito le mie abitudini alimentari cosicché, pur amando certi dolci, non faccio uso di…pane, burro e marmellata e la dispensa si riempie di non consumato. Un po’ come avviene per i libri che scrivo, cui devo dare aria. Diciamo che ho un nutrito parco-regali per il corpo e per la mente! Sono esperta di muffin ma non di crostate, che metto in agenda come obiettivo invernale. La mia amica Lucia mi darà una mano, ci conto. Adesso fa troppo caldo, la situazione è al limite della sopportazione. Ho fatto una puntatina al bar, dove Gabriella, la titolare ha rimesso la mascherina perché in paese il numero dei positivi è risalito e lei giustamente si cautela perché vuole lavorare. Ma il caldo non doveva fare abbassare la testa al virus? Pazienza se omicron 4 o 5 è più aggressivo ma meno pericoloso…tra caldo abnorme, guerra ai confini, fuori di testa l’estate non è iniziata col piede giusto. Non so se sono originale, ma in questa situazione di ancora emergenza ho acuito il mio spirito felino e sto alla larga dagli assembramenti, tengo la mascherina a portata di mano e se sento un colpo di tosse nei pressi, allungo il passo. Come passo il tempo? Sto parecchio in studio, con il deumidificatore, in compagnia di Astro e dei gattini, distesi su una tastiera o sopra un’agenda. Mi sono rituffata nel Latino, traducendo quattro versioni assegnate in prima superiore, per verificare cosa mi ricordo. La leggenda di Cerere e Proserpina mi ha restituito la ‘consistenza’ degli dei antropomorfi, cioè molto simili a noi, con in più – loro – l’immortalità che a noi è negata: perciò dobbiamo valorizzare a pieno la vita.

Cronaca troppo nera

Ci sono delle notizie così brutte che non si dovrebbero sentire né leggere… però la cronaca nera sovrasta la bianca e non ci resta che prenderne atto, sperando che almeno diminuiscano, come il caldo che prelude a un allarme climatico. Mi riferisco a quanto successo in un asilo a Lione, dove una bimba di undici mesi è morta perché lasciata nelle mani incaute di una educatrice 27enne che le avrebbe fatto ingerire un prodotto caustico per farla smettere di piangere. “Non voleva ucciderla – ha aggiunto il suo legale – la bambina non smetteva di piangere e ha perso completamente e stupidamente il controllo”. Povera piccina, al suo primo ingresso alla scuola per l’infanzia, aveva tutte le ragioni per non sentirsi a proprio agio fuori di casa! Resto esterrefatta al pensiero che ci siano persone tanto fragili in posti così importanti, da non credere. Non oso immaginare i sensi di colpa che proveranno i genitori della piccola Lisa, origini italiane, all’idea di non aver colto il pericolo al momento della consegna e dell’affidamento della loro creatura. Si sa che la mente umana è solo parzialmente conoscibile, però un controllo dei nervi in persone che lavorano a contatto di minori e/o anziani specie se disabili dovrebbe essere obbligatorio e costante. Poi le disgrazie succedono comunque, perché la vita segue un suo copione tra la commedia, la farsa e la tragedia. Non essere attori malvagi potrebbe sgomberare il palco da responsabilità pesanti. Alla puericultrice dell’asilo privato “People & Baby”, accusata di omicidio volontario, mi auguro sia impedito di svolgere un lavoro a contatto di minori. E di essere curata come si deve.

Temperature record

Ultima domenica di giugno, con temperature bollenti. Si sta bene di sera, dopo il tramonto e di mattina presto, all’alba. Da un paio di giorni mi dedico alla raccolta delle Albicocche, dolce regalo del mio vecchio Albicocco. Premetto che è il frutto che preferisco, anche in versione succo di frutta. Il colore arancione è un dato aggiuntivo e seguire la maturazione dei frutti dal balcone di casa è un piacere spalmato in un tempo non brevissimo, che l’anno scorso non ho avuto: zero frutti, forse per improvvisa gelata delle gemme. Ieri è anche sbocciato il primo Gladiolo, di un bel rosa intenso, come lo sono i Lamponi in questi giorni a maturazione: una delizia! A breve saranno pronte le More, mentre ho già raccolto i primi Pomodorini, della specie datterino e ciliegino che ho messo in vaso per esperimento, come una pianta di Zucchina che si sta espandendo, anch’essa con bei fiori arancioni. Diciamo che il mio scoperto mi dà un bel daffare, ripagato da altrette soddisfazioni, a favore di vista, gusto…ma soprattutto di benessere psico-fisico. Da quando non correggo più compiti e verifiche, mi godo molto di più la casa e i suoi abitanti: gatti, cane, uccellini, piante, fiori e frutti che sono anche fonte di ispirazione, soprattutto per la poesia. Pia dice che potrei chiamarmi Flora… è una felice intuizione che terrò presente se mi calerò nei panni di una mia alter ego, ricordando che mi sono attribuita il nome di Iris nel romanzo IL FARO E LA LUCE. Del resto ci è stato prestato il creato, per goderne insieme con tutte le creature, dobbiamo ricordarlo per non spadroneggiare ma valorizzare l’ambiente. Anche una delle tracce assegnate alla Maturità fa riflettere sui rischi legati al surriscaldamento causato da comportamenti scorretti. Le abnormi temperature di queste settimane la dicono lunga: bisognerà cambiare marcia, se non vogliamo andare…a farci friggere!

Resoconto incontro letterario

È andata! Il maestro Enrico ha avuto il suo seguito, in una serata afosa a ridosso del weekend, per molti di evasione: grazie a chi era presente e grazie ai miei collaboratori: Lisa, la bravissima lettrice, Giancarlo, lo storico che sa alleggerire anche la storia dura, Noè, l’artista silenzioso che traduce in pittura ciò che esprimo con le parole. Manuel, prezioso studente di ingegneria elettronica ha provato a fare la diretta, ma non c’era linea… comunque merito suo aver proiettato le foto in bianco e nero contenute nel mio libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI e il piacevole video finale sui mitici anni Sessanta, quando il drone era lo zoccolo di casa e il whatsapp di allora parlarsi da poggiolo a poggiolo. Ho rivisto i banchi di legno col buco per il calamaio che sembrano di un’altra era! Tutti abbiamo sorriso e applaudito a quel periodo “quando la tivù era in bianco e nero, ma vedevamo la vita a colori, mentre ora abbiamo la tivù a colori ma vediamo la vita in bianco e nero”. Nel suo gradito intervento il sindaco di Cavaso Gino Rugolo ricorda che a Monfumo c’erano le pluriclassi (sembrava un deterrente ma lui si è laureato lo stesso); Marco Cunial ricorda il padre Antonio, cavaliere del lavoro che festeggiava il suo onomastico in compagnia degli amici, in testa il maestro Enrico, pure lui cavaliere del lavoro che aveva ricoperto il ruolo di sindaco di Possagno dal 1952 al 1956. La sua creatività emergeva anche attraverso ritagli di giornale da cui ricavava forme e storie, la sua capacità didattica faceva apprendere col sorriso, la sua disposizione d’animo sapeva intrattenere gli amici al bar Stella d’oro. Una connessione col passato attraverso i ricordi e le emozioni che fa stare bene. Questa almeno è l’atmosfera che ho percepito nel pubblico, attento ed empatico anche se contenuto. Un plauso a Marcella, Alda, Lucia… e a chi ha partecipato all’incontro per la seconda volta, assecondando la locuzione latina ‘Repetita iuvant’ (le cose ripetute servono). È come se avessi svolto un compito per casa, tornando sui banchi della mia infanzia. In buona compagnia e sotto lo sguardo commosso del maestro Rico Croda.

Circolarità dell’arte

Oggi 24 giugno, San Giovanni Battista, una data per me doppiamente cara: stasera presento il mio ultimo lavoro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI e ricordo che nello stesso giorno del 2000 lasciavo Possagno, dove vivevo in affitto, per una casa di proprietà a Castelcucco, dove abito tuttora, in via dei tigli 15 (tiglio = pianta cara ai poeti…non poteva capitarmi di meglio). Praticamente è come se mi riconnettessi col mio passato, grazie alla mediazione fatta dal maestro Enrico Cunial, cui dedico il mio lavoro. Per presentarlo, ho dei collaboratori preziosi diventati nel mentre miei amici: Lisa, Giancarlo, Noè, Manuel…anche loro come germogli artistici esplosi nelle specifiche specialità. Perché è questa la messe più bella del condividere e scambiare arte: la circolarità! Un’amica mi informa che il 24 giugno è ricordato come periodo balsamico: una volta si raccoglievano le erbe aromatiche, da fare seccare al sole e custodire per l’inverno. Qualcosa di simile all’acqua di San Giovanni dentro cui deporre fiori e foglie che l’indomani la trasformano in benedetta, regalando la realizzazione di un desiderio. Peccato che non conosca bene queste antiche tradizioni, però so che il Santo era il prediletto da Gesù che da lui venne battezzato. Quindi aveva una marcia in più – se mi è lecito esprimermi così – e potrebbe anche favorire la riuscita dell’incontro. Comunque vada, mi sono arricchita grazie al contatto di parecchie persone con cui ho condiviso un pezzo di strada. Vilma, figlia del maestro, mi ha offerto l’occasione di tornare bambina e di recuperare un po’ di passato, anche se tengo a precisare che non mi considero nostalgica a pieno titolo: recupero ciò che vale riproporre, in termini materiali e soprattutto morali, che poi sono le qualità incarnate dal maestro. Antonella, barista della mitica Stella d’oro le ha bene evidenziate con la scelta dei seguenti aggettivi attribuiti a Rico Croda: gentile, colto, scherzoso, rispettoso, sorridente. Una eredità da premio!

Maturità 2022

Sento l’intervista fatta a Liliana Segre e a Giorgio Parisi riguardo i loro esami di Maturità. Due delle sette tracce assegnate all’esame di questa edizione 2022 riguarda dei loro scritti. Entrambi sorpresi, rispondono a tono. Mi appunto ciò che il Nobel per la Fisica dice ai giovani: “Noi tra quarant’anni non ci saremo più. Il futuro è la loro casa e se la devono addobbare da soli”. Mi intriga questa idea di arredare la casa, intesa sia come luogo materiale che interiore. Ho ben presente quanto mi è costato farmene una, pur con l’intervento di due familiari: quindici anni di mutuo e spese non previste per la realizzazione del giardino. Adesso sono una proprietaria ‘spolpata’, che solo di recente ama stare a casa sua, come se fosse colpa della dimora – e non mia, avere azzardato il passo di un investimento molto importante. Quanto all’addobbo interiore, là è più difficile valutare. Ma ci ho lavorato sopra e oggi sto raccogliendo qualche soddisfazione che mi viene soprattutto dal poter dedicarmi a ciò che mi piace: scrivere, come è noto. Torno volentieri sui banchi, ma da studente non da insegnante. Se avessi fatto ieri l’esame di Maturità, avrei scelto la traccia sulla novella Nedda di Verga, perché l’autore mi piace e tento un poco di assomigliargli, cercando di scrivere in uno stile realistico…sorridente, come dice la mia amica Pia. In passato mi attraeva molto Grazia Deledda (Nuoro, 29.09.1871 – Roma, 15.08.1936), romanziera infaticabile, Nobel per la Letteratura nel 1926, di cui ho letto parecchio. A proposito, portai all’orale, edizione 1972, un suo romanzo, LA MADRE, una sorta di triller psicologico a mio dire superlativo e la commissione – allora tutta esterna meno un professore, lo liquidò frettolosamente come discorso da corridoio. Peccato, dovetti farmene una ragione. Auguro ai maturandi di essere ascoltati e valorizzati, per i loro meriti e perché i tempi tosti lo richiedono (niente bilancino).

Gli esami non finiscono mai

Maturità in presenza, dopo due anni di variante causa pandemia, per oltre 500.000 studenti italiani, comprese le ultime mie allieve, tra cui Arianna e Martina, già brave al tempo delle Scuole Medie. Quando io sono andata in pensione, loro erano in prima media ed ora stanno per lasciare le superiori, che sono anni duri di formazione. Per quanto mi riguarda, al penultimo anno del Liceo Classico, in seconda superiore ebbi una crisi: mi sentivo oppressa da versioni di greco, latino…mi attraeva la letteratura, affrontavo con piacere il compito di Italiano, ma la mole di studio era notevole. Mi piaceva fare bene, non mi interessava emergere. Il tempo non ha cambiato i miei gusti, cui ho aggiunto l’attrazione per il bello e l’arte. Credo di sfruttare oggi ciò che ho seminato, perché il piacere di scrivere colora le mie giornate ed è l’attività che più mi rappresenta. Mi piace occuparmi anche di gatti e di fiori, ma è quando scrivo che mi libero e sono felice di condividere il mio articolo quotidiano sul blog. Dopodomani presento il mio ultimo lavoro di narrativa, dedicato al mio maestro di quinta elementare Enrico Cunial, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, con la speranza che la comunità risponda. Sto pensando al prossimo impegno, il tredicesimo, un numero che mi attrae; chissà che mi porti bene, magari nella veste di un editore. Quanto alla ‘maturità’, vorrei confortare gli studenti e dire che ce ne vuole a iosa…per affrontare gli incerti della vita. Ma se la semina è fatta col cuore, prima o dopo qualcosa si raccoglie. Come capita a me. Urgono però pazienza e un pizzico di fortuna, ricordando ciò che diceva Eduardo De Filippo, nella commedia “Gli esami non finiscono mai”. In bocca al lupo e sorridete al futuro!

Disgrazia estiva

Da ragazza sono stata qualche volta al Piave, per prendere il sole, ma sono sempre stata piuttosto recalcitrante ad entrare in acqua, fredda e corrente. Un volta mia sorella ci gettò il cane, un cocker fulvo perché si rinfrescasse: si buscò mezza polmonite, curata con gli antibiotici. Sul pietrame dov’ero distesa, mi ‘visitò’ un insetto che mi punse, lasciandomi una cicatrice sul braccio, rimasta per molto tempo. Piccoli incidenti che mi hanno allontanata dal greto del fiume. Da allora preferisco la piscina, se non posso andare al mare. Anzi, la spa delle Terme, per precisione, benessere sicuro e garantito. Sto contando i giorni per tornarci, in compagnia di Adriana e Lucia. La premessa, per introdurre la disgrazia successa ai fratelli Fallou e Bassirou Bop, 14 e 18 anni morti annegati nel Piave, a Fagarè di San Biagio di Callalta. Il più grande, soccorrendo il più giovane in difficoltà, ci ha rimesso la vita. Una nobile azione, una tragedia. Già ai miei tempi, la ‘spiaggia” sul Piave era considerata un’alternativa a quella di sabbia di Jesolo, Caorle o Bibione. Nel mentre, arrivati gli immigrati, si è estesa anche al loro godimento. I due fratelli senegalesi hanno raggiunto il posto in bicicletta, insieme con un fratello 13enne e a degli amici che hanno assistito impotenti alla duplice disgrazia. Non dovrebbero succedere queste cose e si dovrebbero rispettare i divieti di balneazione. Il fiume è infido, anche se pare in secca per la grande siccità. L’estate scorsa era successo un delitto a danno di una ignara ragazza, una barista che prendeva il sole. Pare che non ci sia zona sicura, nemmeno nelle spiagge dei nullatenenti in cerca di un angolo di frescura. Troppo caro il costo di una sbadataggine. Mi spiace tanto per le due giovanissime vittime, ma anche per il loro padre/madre, in Italia da tanto tempo dove hanno trovato casa e lavoro. Ma hanno perso in un sol colpo due dei cinque figli.

Sulla gentilezza

A inizio settimana è bello leggere qualcosa di incoraggiante, come mi capita imbattendomi in una pagina dedicata alla gentilezza. La trovo sul Corriere, a pag. 19, col titolo “5 odi alla gentilezza” che per un attimo mi disorienta per la parola ‘odi” ma mi riprendo subito, capendo di cosa si tratta: Festival delle relazioni pubbliche, organizzato a Venezia dall’ Inspiring PR. Sono riportati cinque punti di vista sulla convenienza dei bei modi, sintetizzati dai titoli che equivalgono ad altrettanti consigli. Vale la pena riportarli: “Antidoto alla sofferenza” (Giovanni Albano), “Imparate a dire dei no empatici” (Annamaria Anelli), “Anche le città siano più gentili” (Daniel Lumera), “È una forma d’arte che salva il mondo” (Giorgia Madonno), “Un punto di forza su cui lavorare” (Emma Ursich). Mi concentro sul primo articolo e dico che la gentilezza è un antidoto alla maleducazione piuttosto galoppante, in buona compagnia di arroganza e talora di prepotenza. Con l’età sono diventata più selettiva e cerco di frequentare negozi, bar, farmacie…dove il personale è gentile per natura, non per dovere. Mi rammarica vedere talvolta persone scorbutiche a contatto col pubblico. Ritengo di non essere maleducata, ma confesso che in certe situazioni, quando conviene indignarsi mi riesce difficile essere gentile. Non sono per il formalismo di facciata e bado alla sostanza dei comportamenti. Tornare a recuperare qualcosa degli anni passati – intendo Cinquanta/Sessanta – non sarebbe male. Consumati cappuccino e croissant, esco dal bar dubbiosa su cosa scrivere nel post. Una donna, presumo musulmana per il velo, l’abito lungo e nero incrocia il mio sguardo e mi sorride. Ecco, un atto di gentilezza gratuita sul mio percorso. Dovrò replicarlo.