Bentornato ventaglio! 🪭

Complice il caldo insopportabile di questi giorni, è tornato in auge un oggetto caduto in disuso: il ventaglio! Non mi stupisce, ne ho uno piuttosto prezioso anch’io, sebbene preferisca farmi aria con una cartolina – diventate piuttosto rare anche queste – o con il lato di una scatola di pasta o riso. A tratti uso il clima che però infastidisce i gatti. Un servizio in coda al telegiornale riporta alla ribalta il ventaglio, nato in epoca antichissima in Oriente e in Egitto come oggetto rigido in foglie o piume, per farsi aria o scacciare gli insetti. Il modello pieghevole fu inventato in Asia tra il VIl e il IX secolo, come oggetto sacro e di potere, per giungere in Europa nel Cinquecento e diventare un accessorio di grande moda ed eleganza. Il ventaglio ha un profondo significato esoterico e spirituale, legato all’elemento aria e al soffio vitale. Simboleggia la protezione energetica, la capacità di neutralizzare la negatività e il risveglio interiore grazie al movimento del vento. Nel corso dei secoli e tra diverse culture, questo oggetto ha assunto ruoli differenti, passando da simboli di autorità a raffinato strumento di seduzione. In Spagna è un simbolo della cultura tradizionale, spesso associato anche al ballo del flamenco, utilizzato per esprimere emozioni, creare ritmo e aggiungere eleganza ai ballerini. È protagonista anche in letteratura. Si intitola Il Ventaglio, una famosa commedia in tre atti di Carlo Goldoni del 1763 e rappresentata nel 1765. Perfino Eugenio Montale, premio Nobel per la Letteratura nel 1975 ha scritto una poesia intitolata Il Ventaglio, inclusa nella raccolta La bufera e altro. Attraverso l’immagine di un oggetto familiare, l’autore riflette sulla memoria e il tempo passato. 🪭