Fragilità giovanile

Pensavo di dedicare il post a Topo Gigio, o meglio alla sua storica voce, cioè a Peppino Mazzullo (Messina, 6 giugno 1926 – Messina, 30 settembre 2026), attore e doppiatore morto a 100 anni una manciata di giorni fa. Invece la cronaca mi attanaglia, specie se riguarda fatti avvenuti a scuola, il mio ambiente di lavoro per oltre trent’anni. Mi riferisco al tentato suicidio messo in atto da un tredicenne in una scuola media della Marca Trevigiana. Durante la ricreazione, il ragazzo si è lanciato dalla porta-finestra del primo piano a quattro metri di altezza, senza riportare danni gravi. Si era anche procurato dei tagli alle braccia, ma se l’è cavata con delle fratture. Tuttavia l’episodio è inquietante. I genitori dicono: “Un gruppo di bulli lo tormentava”. Conseguenza: l’istituto blinda i bagni, mentre docenti e bidelli sono messi a controllare gli ingressi. Ho contatti con insegnanti e bidelli. Dalle confidenze che mi fanno, sono contenta di essere in pensione. Giusto stamattina sentivo per televisione quanto siano aumentati i casi di fragilità. In Italia, il suicidio è la seconda causa di morte (dopo gli incidenti stradali) tra i giovani e gli adulti tra i 15 e i 29 anni. Purtroppo ne ho conosciuto che hanno buttato la spugna, senza apparenti motivi. Un mese fa, il 10 settembre è stata la Giornata Mondiale per la prevenzione del suicidio, una goccia in mezzo al mare. La longevità è un miraggio, ma la vita stessa può sembrare un’incognita a cui sottrarsi. Chissà cosa potrebbe dire – e suppongo abbia detto – il simpatico Peppino Mazzullo. Ai primi anni di insegnamento, durante la ricreazione un mio alunno di seconda media era scappato da scuola. Aveva preso il pullman per tornarsene a casa. Ovviamente senza chiedere o informare chicchessia. Per fortuna, il collega che si occupava del sostegno lo individuò. Pericolo rientrato e ‘pace’ fatta. Ma si parla di quarant’anni fa. Da allora le cose si sono ingarbugliate parecchio. Non solo per gli utenti della scuola.

“Crema solare” per l’uva 🍇

Sotto la pergola, una ventina di grappoli di uva fragola sono giunti a maturazione, violacei e dolci come piace a me. Se non ricordo male, l’anno scorso è andata anche peggio. È un piacere spiluccare gli acini con parsimonia, perché nulla va sprecato. Il caldo esagerato di questa estate ci ha messo di suo per ostacolare la maturazione. La mia è una pergola dimezzata, ma altrove la produzione è stata compromessa su larga scala. Per il caldo estremo, la vendemmia è stata anticipata ed è perfino stata usata una crema solare per proteggere l’uva. L’ho sentito ieri durante un servizio sull’agricoltura e sul momento mi è venuto da ridere. Invece trattasi di cosa seria, per proteggere i chicchi dalle scottature solari. Da quello che ho capito, si tratta di spruzzare sulle foglie e i grappoli un composto fatto di caolino, un’argilla bianca naturale in polvere finissima. Insomma, l’uva si scotta al sole come la nostra pelle. Quindi benvenga la chimica al servizio dei vigneti. Se dovremo adattarci ad estati sempre più calde, trovo che i pannelli agrivoltaici alla crema solare per i chicchi d’uva siano una contromisura ingegnosa e lodevole. Con l’uva si fa il vino, ma io sono pressoché astemia. In tempi passati ho avuto problemi di anemia, curata con pastiglie di ferro e due dita di vino rosso che andavo a prendere a Pravisdomini (PN) dallo zio Geremia. Ricordo la mini damigiana che si premurava di sistemarmi nel bagagliaio e che gli restituivo a primavera inoltrata, con l’arrivo della bella stagione. Il vino fatto in casa non ha paragoni, neanche l’uva raccolta nel vigneto, indiscutibilmente superiore a quella che si trova al supermercato. Con la crisi attuale, benedetti gli orti sociali e i prodotti coltivati in casa.

San Francesco, Animali e Natura

Giornata Mondiale degli Animali e festa di San Francesco d’Assisi, il santo patrono degli animali e dell’ecologia. Sono passati 800 anni dalla sua morte, avvenuta il 3 ottobre 1226. Il santo è famoso e studiato in tutto il mondo per la vita dedicata ai poveri, al rinnovamento della chiesa e per l’amore verso la natura. Il nome Francesco è tra i nomi maschili più comuni in assoluto. Deriva dal tardo latino Franciscus e significa ‘proveniente dalla Francia’. Dal termine germanico Frank, radice della parola, assume anche il significato di ‘uomo libero’ che gli si addice molto. Figura religiosa fondamentale, ma anche uno dei padri fondatori della letteratura italiana, grazie al suo Cantico delle Creature (composto tra il 1224 e il 1226), la prima opera poetica in volgare di cui si conservi traccia. Una curiosità: Francesco scrive spesso di suo pugno (le cosiddette cartule), diversamente da molti intellettuali del suo tempo che si affidavano a notai e copisti, inaugurando un rapporto personale con la parola scritta. Oltre al Cantico, la sua opera comprende lettere ai fedeli e ai governanti, preghiere e le Regole scritte per i suoi frati. “”Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace” è una celebre frase che gli viene attribuita. Tra le 7 preghiere scritte da San Francesco d’Assisi riporto la Preghiera Semplice: Signore/fa’ di me uno strumento/della tua pace./Dove c’è odio, io porti amore./Dove c’è discordia/io porti l’unione./Dove c’è errore, io porti la verità./Dove c’è dubbio, io porti la fede./Dove c’è disperazione/io porti la speranza./ O Divino Maestro, che io non cerchi/tanto di essere consolato/quanto di consolare./ Di essere compreso/quanto di comprendere./ Di essere amato, quanto di amare./Infatti: donando si riceve./ Dimenticandosi si trova comprensione./Perdonando si è perdonati./Morendo si risuscita a nuova vita.// (Stasera su Rai 1: San Francesco, Il Cantico e Francesco il santo di tutti)

Nonni e Angeli

Tra i messaggi di stamattina, sono in primo piano i nonni e gli angeli custodi: non credo che l’abbinamento sia casuale. Aggiungo quello promozionale trasmesso dal video che in qualche modo li unisce: “Cari nonni, siete le radici che sostengono”. Mi trovo d’accordo con la similitudine. Auguri a tutti i nonni, sotto qualunque cielo. Tra i miei contatti, ricoprono il ruolo Francesca, Serapia, Novella, Marcella… ma non la sottoscritta, finora. Per il momento non mi dolgi, mentre mi è mancata la frequentazione dei nonni, passati a miglior vita troppo presto oppure troppo distanti fisicamente. Ero molto affezionata a mia nonna materna, Adelaide Valle in Stefani. Negli Anni Sessanta, per andare a trovarla mia madre azzardava un viaggio da Cavaso del Tomba a Pravisdomini in Lambretta, con me piccola sul sedile posteriore! La penso spesso: era silenziosa, austera, elegante negli abiti scuri di donna di casa. Molto provata dalla sofferenza – perse due figlie in giovane età per tifo – dovette convivere con il lutto, trovando un’evasione nella lettura. Credo di avere ereditato da lei l’attrazione per l’ambito letterario. Comunque, nel quotidiano ho diversi esempi di nonni accudenti senza essere invasivi, tentazione talora assecondata da qualche persona che conosco. La parola angelo deriva dal greco ángelos che significa messaggero. Il compito degli angeli è di fare da tramite con gli uomini. Quanto agli angeli custodi, è rassicurante pensare che si occupino di noi, magari sotto sembianze umane. Considero miei angeli protettori le colleghe mancate, Gianna nel 2014 e Edy lo scorso Agosto. Quando insegnavo, invitavo gli studenti in difficoltà ad affidarsi al proprio angelo protettore. Di norma funzionava.

Pimpa va a Treviso

Alzi la mano chi non conosce la Pimpa, la cagnolina bianca a pois rossi creata dal fumettista Francesco Tullio Altan (Treviso, 1942) nel 1975, oggi 51enne. Altan è noto anche per i suoi personaggi satirici come l’operaio Cipputi, ma la sua creazione più famosa per bambini è la cagnolina con con grandi macchie rosse e le orecchie lunghe. L’autore stesso dice come è nata. “La Pimpa è nata nel 1975: in maniera abbastanza naturale. Era una cagnolina che avevo cominciato a disegnare per mia figlia Kika (Francesca) in Brasile e che progressivamente ha trovato una sua personalità”. Nonostante il mondo sia molto cambiato, da tre generazioni è un personaggio in cui i bambini si identificano per le caratteristiche che incarna: il desiderio di conoscere, la voglia di giocare e di fare domande. Nell’articolo “La mia Pimpa in riva al Piave” di Brando Fioravanti (sul Gazzettino di ieri), Pimpa è diventata una vera e propria guida per i bambini che accompagna alla scoperta di angoli caratteristici della città di Treviso. Mi sembra un’ottima idea che piacerà a grandi e piccini. Il Piave menzionato nel titolo dell’articolo c’entra perché Altan porterebbe la sua creatura nei dintorni di Zenson di Piave, luogo della sua infanzia. Quindi un omaggio anche a sua madre che vi abitava. Alla domanda che effetto gli faccia vedere la Pimpa muoversi nella città dove è nato, il vignettista risponde: ‘Mi fa particolarmente piacere che la Pimpa possa raccontare una città che fa parte della mia storia personale”. Dopo aver vissuto a Milano e in precedenza a Rio de Janeiro, il celebre fumettista si è stabilito ad Aquileia nella casa di famiglia, dove continua a vivere e a lavorare. Lunga vita a lui e alla Pimpa!

Melograno e melagrane

Ho raccolto le prime melagrane: gonfie, rosse, lucide. Più che mangiarle, mi piace osservarle quando maturano sulla pianta, esibendo la corona a sei punte, la parte superiore del frutto che simboleggia la regalità. La pianta, il melograno è un antico simbolo di morte e di rinascita, legato al mito greco di Persefone e Ade. Breve sintesi del mito: Ade, dio degli inferi, rapì Persefone che mangiò alcuni chicchi di melograno (arilli) negli inferi, gesto che la legò per sempre nel regno dei morti, causando l’inverno e la morte apparente della natura. Per tornare poi sulla terra a primavera. Perciò nel mondo antico, il melograno era considerato il cibo dei morti, ma anche un simbolo di immortalità, per la sua capacità di generare vita. Nella tradizione cristiana, i chicchi rossi e il ‘sangue’ del frutto richiamano il martirio, la passione di Cristo e la resurrezione. I benefici del melograno per la salute sono molteplici e prevedono: salute del cuore, benessere dell’intestino, proprietà antiinfimmtorie, potente azione antiossidante. Frutto tipico della stagione autunnale, matura da Settembre a Novembre, con il clou a Ottobre. Dall’antica Grecia a Salvador Dalì è uno dei simboli più ricorrenti nella storia dell’Arte. Federico Garcia Lorca ha scritto l’Ode alla melagrana, mentre Giosuè Carducci gli dà un ruolo centrale nella celebre poesia Pianto antico, dedicata l figlioletto Dante morto a soli tre anni. Indimenticabile l’apertura della poesia: L’albero a cui tendevi/la pargoletta mano,/il verde melograno/da’ bei vermigli fior,/nel muto orto solingo…/dove il melograno che torna a fiorire fa da contrasto con la morte del bambino. Da rileggere senz’altro. La natura offre sempre esempi di bellezza e spunti di arricchimento.

PLENILUNIO 2026

Luna piena al cento per cento ieri sera. Si chiama Luna del Raccolto. Il nome nasce dal mondo contadino dell’emisfero Nord. La luna piena più vicina all’equinozio d’autunno garantiva per alcune sere una luce prolungata dopo il tramonto, utile per terminare la mietitura e la vendemmia. In Italia, non a caso viene chiamata anche Luna della Vendemmia. Di sicuro è soggetto caro ai fotografi, professionisti e non, ai romantici, ai pittori e ai poeti. Qua mi ci metto anch’io, perché sento congeniale al mio spirito l’ambiente letterario piuttosto che quello scientifico. So qualcosa sulla interazione tra la terra e la luna, ma a livello base, non mi permetto di andare oltre. Siccome rimango una ‘sognatrice’, collego l’immagine della luna alle emozioni che mi procura e che metto nero su bianco. Le ho dedicato più di un poesia. La più recente è PLENILUNIO che riporto. Sopra il tetto del vicino/ Luna piena mi sorprende/mentre sposto le tende/per chiudere i balconi./Niente afflizioni/per te, Luna distante/che invadi le mie stanze?/Quaggiù regna/ grande confusione/talora disperazione/tra inghippi e grovigli./Ma ecco che lassù/tonda e radiosa/appari confidente./E ritorna il sorriso tra la gente.// Siccome il proverbio dice “lLa lingua batte dove il dente duole” riporto la poesia di Umberto Saba intitolata Sera di febbraio dove la luna suggerisce al poeta una riflessione sulla fine dell vita. Sera di febbraio/spunta la luna./Nel viale è ancora/giorno, un sera che rapida cala./Indifferente gioventù s’allaccia;/sbanda a povere mete./Ed è il pensiero/della morte che, infine, aiuta a vivere.//Rimane un classico Alla luna di Giacomo Leopardi e pure il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Indimenticabili anche i versi sulla luna di Baudelaire, D’Annunzio, Alda Merini. ☪️

Evviva ai centenari

Sul Gazzettino di oggi mi cattura il titolo ‘Elda, cento anni, si opera e ritorna a camminare’, succede ad Altivole dove la centenaria “Piena di entusiasmo, di voglia di vivere e di sorrisi aspetta l’arrivo del prossimo compleanno”, raccontando di una profezia fattale da un frate cappuccino secondo la quale “La tua vita durerà almeno fino a 112 anni”. Fino a qui ci è arrivata, mettendo al mondo tre figli che la festeggiano insieme con nipoti e pronipoti. In un arco di tempo così lungo ha affrontato di tutto, seconda guerra mondiale e COVID compresi. L’anno scorso, a 99 anni,, a causa di una frattura al femore ha affrontato la sua prima operazione, brillantemente riuscita. Per inciso, oggi ricorre la festa dei santi Cosma e Damiano, fratelli gemelli arabi vissuti nel III-IV secolo d.C. Curavano malati e bisognosi con grande abilità, senza chiedere alcun compenso in danaro. Sono protettori e patroni di medici, chirurghi, farmacisti, dentisti, ostetriche e barbieri. Un doveroso grazie a chi è al servizio di ammalati e/o bisognosi di cure. Non so se la signora Elda si affidi ai santi suddetti, però le invidio la lucida longevità e il buonumore che l’hanno accompagnata e sostenuta nel lungo percorso di vita. Certo ne avrebbe da raccontare, oltre a quanto raccolto dalla giornalista Benedetta Basso, autrice dell’articolo. Io nutro una simpatia particolare per le persone molto in là con gli anni, ammirata che abbiano superato gli incerti della vita, senza perdere il sorriso. Stanno in un palmo della mano e me le tengo care. La loro testimonianza per me è un incorggiamento ad affrontare di buon grado l’uscita, a prescindere dalla data del congedo. Buona qualità della vita e quantità degli anni sono un ottimo mix! Complimenti ai centenari!

Tempo di mele

Sono tornata alle vecchie abitudini dolciarie. Dopo vari mesi, stamattina ho rifatto i muffin con ripieno di marmellata di mele, quelle mie ammaccate e cadute dalla pianta per circostanze avverse: secco, sferzate di vento, insetti, grandine. Troppo facile – e penoso – buttarle nel compost, così mi sono armato di pazienza e ho recuperato il recuperabile, nutrendo i lombrichi con gli scarti. Fatti e assaggiati, devo dire che sono una delizia, lontana chilometri luce dalle croissant dei bar. Unica vriante alla ricetta tradizionale: ho sostituito il latte con quello di avena, perché Manuel è intollerante. Lo sto aspettando e posso offrirgli il dolcetto in versione vegana. Per una che non ama stare ai fornelli è una soddisfazione donarli alle persone che li apprezzano. Tornando alla mela, è tra i frutti migliori da consumare al mattino, insieme con kiwi, frutti di bosco e banana, perché offrono un mix ideale di fibre, vitamine e zuccheri a rilascio graduale. La mela aiuta a mantenere stabile la glicemia e favorisce il senso di sazietà. Ha poche calorie (52 per 100 grammi) e un elevato potere saziante. Quanto al proverbio “Una mela al giorno toglie il medico di torno”, da sola non fa dimagrire, ma può essere un’ottima alleata in una dieta ipocalorica e bilanciata. Diventata il frutto proibito addentato da Eva, nel Libro della Genesi non si parla dell’identità di un frutto specifico, ma di un malum (che significa sia ‘male’ che ‘mela’) che causò la caduta dell’umanità e la sua espulsione dall’Eden. Mi piace pensare che la mela sia diventata frutto proibito per un’errata interpretazione. In generale, le mele sono salutari, salvo per chi ha allergie specifiche, problemi intestinali o sensibilità particolari. La stagione delle mele è arrivata: buone mele!

Culpa in educando

Il Corriere del Veneto riporta in terza pagina questo titolo: Il figlio delinque? Corsi di rieducazione per i genitori. Se no stop ai bonus. È una proposta di legge che considero sensata, perché la prima comunità educante rimane la famiglia. Lascio al lettore leggersi l’articolo e porto un episodio del mio passato di insegnante. Ricevimento generale dei genitori, oltre dieci anni fa, quando il malessere dei giovani era ancora gestibile. Informo una mamma che il suo figliolo in classe bestemmia con disinvoltura. Con un certo imbarazzo mi aspetto che lei neghi. Invece, senza trepidare ammette che lo fa anche a casa dove è ‘costume’ diffuso dei maschi imprecare in tal modo. Se ricordo bene, lo studente frequentava la seconda media, la classe più difficile del triennio che riguarda i dodici/tredicenni. Dopo l’incontro c’è stata una remissione del turpiloquio, ma non una totale sanificazione. Mi auguro che l’ex alunno abbia adottato altre abitudini. Certo che questo episodio, paragonato ai fatti incresciosi che succedono oggi in varie scuole d’Italia fa quasi sorridere. Il mio punto di vista è di partire dal riconoscimento del fatto, senza negarlo o cercare scusanti. Se si tratta di cosa seria/grave, cercare aiuto in strutture preposte a contenere il disagio giovanile, coinvolgendo i genitori. Nessuno è perfetto, ma insieme è più probabile trovare una soluzione. Neanche gli specialisti hanno la sfera di cristallo e i genitori non hanno una patente per farlo. Su questo argomento ieri in tivù ho sentito la frase “I figli dovrebbero nascere orfani”, modo di dire tipico dello sport giovanile che mi ha fatto accapponare la pelle. Certo provocatoria, ma con un palese monito contro la capacità educante dei genitori. Buone riflessioni a tutti!