8 agosto 2022

L’ 8 agosto è la giornata mondiale del gatto, che si celebra dal 2002 e fu creata dal IFAW (Fondo internazionale per il benessere degli animali). In realtà, esiste anche la Giornata Internazionale del Gatto, che si celebra il 17 febbraio in Europa. Non poteva esserci di meglio…per abbinarci anche il compleanno di mio figlio, nato l’8.08.88 (e sì, la data dei quattro otto è speciale). Vado per ordine. Sui gatti ho già scritto: confermo che apprezzo molto le qualità del felino, in cui mi identifico abbastanza, perché ne amo l’indipendenza, la curiosità, la leggerezza. La mia vita procede parallela con quella dei molti gatti passati per casa, non potrei pensarmi senza la compagnia discreta e morbida di questo amico a quattro zampe. A proposito di zampe, sono morbidissimi i polpastrelli di Fiocco e Pepe, entrati da un paio di mesi a casa mia. Le zampette di Pepe sono addirittura bicolori, metà grigie e metà bianche, come il suo mantello. Fiocco invece è tutto miele, nel manto e nel temperamento. È un cinema vederli giocare, arrampicarsi su per le piante, fare salti acrobatici. Spero durino, perché la strada è un’incognita. Secondo argomento, il compleanno, da sempre considerato una data fondamentale, per il festeggiato…e per chi l’ha messo al mondo, specie se abbondante di otto, numero che rappresenta l’infinito. Rivesto il ruolo di mamma da 34 anni e qualcosa ho imparato…anche se moltissimo rimane da apprendere. Tento di trasformare in costruttive le critiche generose che mi fa lui, ben sapendo che si conquista la ‘patente’ sul campo. Del resto il rapporto genitori – figli è pieno di sfaccettature, come un diamante. Ecco, l’immagine della pietra preziosa mi suggerisce l’idea di una giornata da bollino verde: c’è il sole, la temperatura è sopportabile, sono stata al mercato dove ho comprato due piccoli vasi di fiori: una genziana blu per mio figlio che ama la montagna, uno spatifillo bianco per me che allude a un sereno futuro. Auguri multipli!

2 agosto… bentornata pioggia!

Marcella mi inoltra il proverbio popolare “La prima pioggia d’agosto rinfresca il bosco”, di cui non si conosce l’autore che comunque interpreta benissimo il sollievo prodotto stanotte dal maltempo, trasformatosi in buon tempo. Alle otto di mattina la temperatura è di ventuno gradi (l’altro ieri di pomeriggio erano 38), piove silenziosamente, ho indossato una camicia con le maniche lunghe. Zero zanzare e i canarini pigolano; forse tra un po’ riprenderanno a cantare. Anche Grey, la mia gatta di sei anni si sta riprendendo da non so quale trauma e si gode la frescura sul davanzale di un balcone. I micetti di tre mesi hanno scoperto il bagnato stamattina e sono schizzati dentro casa, dove li controllo meglio. Ho già condiviso con alcuni contatti la soddisfazione per il cambio atmosferico: stamattina l’argomento forte è il ritorno della pioggia, tanto attesa e utile, come già ricordava San Francesco nel suo famoso Cantico di Frate Sole o delle Creature. Oggi due Agosto si celebra la festa degli uomini, me lo ricorda anche Gabriella del bar Mirò che mi serve il cappuccino con impressa la ricorrenza odierna. La festa è nata in un paesino in provincia di Udine all’inizio degli Anni Settanta, per celebrare la fertilità. Un’altra interpretazione la considera frutto dello sfottò verso i soldati francesi di Napoleone in visita a Venezia, costretti a indossare calzamaglie che lasciavano intravedere i testicoli. Cade in questa giornata, perché l’otto rovesciato ricorda appunto gli attributi maschili. Nata per uno scherzo, è riconosciuta oggi a livello internazionale. Beh, che dire: c’è un gran bisogno di attributi coi tempi che corrono, senza fare tante distinzioni anatomiche! Pertanto auguri agli uomini, se si riconoscono nella giornata e a tutte le persone che hanno le qualità rappresentate simbolicamente dai “gioielli”: forza, coraggio, lealtà, carattere…chi più ne ha, più ne metta!

“Odio l’estate”

Mi è venuta in mente una canzone, il cui titolo da solo esprime il mio stato d’animo: “Odio l’estate”, di Bruno Martino. L’ho cercata e risentita: avvolgente e intensa, ma soprattutto attualissima. La canzone è del 1960, autore della musica Bruno Martino, mentre il testo è opera di Bruno Brighetti. Con lo stesso titolo è stato anche girato un film. La canzone è diventata uno standard del jazz. Voce vellutata e pianoforte l’hanno resa famosa in tutto il mondo, pare addirittura più di “Nel blu dipinto di blu”. Non sono un’esperta, ma di sicuro l’ho sentita nel passato. “Sei calda come i baci che ho perduto/Sei piena di un amore che è passato”… è l’inizio del pezzo, da cui si deduce facilmente che l’odio per la stagione sia legato a una delusione amorosa. Ma il mio risentimento per questa estate travagliata e bollente è molto più cosmico, perché abbraccia gli eventi negativi inanellatisi l’un l’altro come gli anelli non di una collana, bensì di una catena. Non voglio fare la catastrofista, ma la somma dei dati negativi è di gran lunga superiore a quella di qualche vantaggio. In conclusione, anche se non sono in quarantena, mi trovo a vivere pressoché segregata, dovendo valutare dove come e quando mi sposto, limitando i contatti che invece vorrei riprendere o ampliare. Forse anche il mio vecchio amico a quattro zampe non ne poteva più di caldo rovente, così sono stata privata anche della sua silenziosa e fedele compagnia, che mi manca. Non so come i miei lettori vivano questa situazione di grande disagio, mi sarebbe di conforto un loro suggerimento. Anche condividere uno stato di malessere può essere salutare. Per male che vada, ascolterò ‘a palla’ la canzone “Odio l’estate”.

Congedi

Tanti saluti all’anticiclone africano e a Boris Johnson, il premier britannico che si è dimesso, travolto dagli scandali. Non credo ci sia un nesso tra i due fatti, sono io che li accomuno, per contemporaneità. Comunque, a pensarci su un attimo, qualche connessione la trovo. Non se ne poteva più di temperature torride durate l’inverosimile, come gli Inglesi delle bizzarrie e cadute di stile dell’eccentrico politico, pare gran conquistatore di cuori femminili, in barba all’aspetto, a mio dire per nulla attraente (il che dovrebbe incoraggiare chi non può contare su un phisique du role = aspetto fisico adatto alla situazione). Ma si sa che “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”; chiudo la parentesi Boris Johnson e ritorno all’anticiclone, che tormenti ne ha dati parecchi. Forse il peggio dell’estate appena iniziata è passato (scusate il gioco di parole), ma temo avremo ancora modo di lamentarci del clima che si sta tropicalizzando, causa le nostre disattenzioni, per non dire di peggio. Per oggi è concessa una tregua: sono tornata a scrivere sotto il glicine, da dove osservo tremolio di foglie e benefiche zone d’ombra, con mirabile temperatura sui 25 gradi alle tredici. Le cicale friniscono impazzite dalle chiome dei vicini Noci e i miei canarini hanno ripreso a cantare sotto l’atrio, ancora per poco in ombra. A breve, quando il sole inonderà questa porzione di casa, ritiro la voliera con i cinque canarini. Anche i pennuti si congedano dal pomeriggio assolato.

Quattro stagioni… solo in pizzeria!

Il sabato corre veloce e arriva il primo pomeriggio che devo ancora scrivere il post. Stamattina avevo cercato lumi sul giorno odierno e curiosato tra le frasi belle, escluso di parlare di guerra che comunque, buttata dalla porta rientra dalla finestra, attraverso questa pillola di saggezza: Goditi la vita, è tutto ciò che abbiamo (Morrissey). Preferisco navigare basso e colgo lo spunto da quest’altra: Fai sempre del tuo meglio. Quello che pianti oggi lo raccoglierai poi (Og Mondino). Secondo me, vale tanto per l’esterno che per il privato. Nel mio controllo mattutino riservato a piante e fiori, ho notato tra le fragole in fioritura, spuntare dei frutti rossi della specie fragoline di bosco, che si sono staccate facilmente e sono scivolare leste in bocca, procurandomi un’intima soddisfazione che riguarda sì il gusto, ma di più la consapevolezza di aver celato una delizia in casa. Poi sarà la volta di lamponi e mirtilli, prima ancora delle ciliegie, se il tempo non farà il matto. A proposito, stanotte è piovuto e da qualche parte ha grandinato: la temperatura è scesa e bisogna sempre avere a portata di mano… prendisole e golf. Le quattro stagioni perdurano solo in pizzeria, bisogna farsene una ragione. Capisco che le condizioni metereologiche siano l’argomento più dibattuto in casa e fuori casa, data anche la ripercussione sull’umore. Io sto dalla parte del caldo – non torrido però – e mi adatto alle perturbazioni, se non sono rovinose. Ammetto che è una bella giostra salire e scendere dal termometro, tuttavia non possiamo fare molto per armonizzare il processo. Oppure sì, evitando gli eccessi per scaldarci e/o rinfrescarci, accettando di buon grado che anche il tempo voglia avere voce in capitolo.

Compleanni super

Il 21aprile del 753 a. C. Romolo avrebbe fondato la città di Roma, che pertanto vanta la bella età di 2775 anni. Si tratta di una festività del tutto laica. Con la locuzione Ab urbe condita (= dalla fondazione della città) venne calcolata la cronologia romana, risultato dei calcoli astrologici del matematico Lucio Taruzio Firmano, del I secolo a. C. Fu l’imperatore Claudio il primo a festeggiare il Natale di Roma, che divenne una ricorrenza riconosciuta in tutta Italia, dopo la Breccia di Porta Pia, nel 1870. Pertanto buon compleanno alla città eterna! Ma oggi è anche il compleanno della Regina Elisabetta, nata il 21 aprile 1926, che compie oggi 96 anni, 70 dei quali trascorsi da regina: un traguardo notevole! A proposito, per chi fosse interessato, il programma Ulisse condotto da Alberto Angela, le riserva la puntata di sabato prossimo che mi propongo di seguire, perché mi attrae il personaggio: ciò che rappresenta per il suo lunghissimo regno, per la tenuta, per la longevità…per le lotte interne ed esterne affrontate e sostenute. Tornando al compleanno, per me è una data importante…da cui scaturiscono tutte le altre da segnare sul proprio calendario personale. Per quanto mi riguarda: la data di laurea e la nascita di mio figlio, cui aggiungere avvenimenti privati significativi, nel bene e nel male (intendo perdita di persone care). Sinonimo arcaico di compleanno è genetliaco (= relativo alla nascita), che ho sentito nominare qualche volta. Dopo questa breve incursione in due super compleanni, vado ad aggiornare le date di nascita dei miei amici, che sono le stampelle metaforiche della mia anzianità.

Panta rei (tutto scorre)

“Al TG solo notizie catastrofiche, meglio goderci le nostre bellezze”, è il messaggio che mi arriva stamattina da Erica, accompagnato dalla bella foto di un ciliegio in fiore, immortalato a Monfumo. Come contraddirla? Dallo studio di casa mia a Castelcucco sto spiando il mio ciliegio giapponese, che tra poco esploderà in un cascata di fiori rosa. I fiori e le piante sono una vera consolazione ed anche la rassicurazione che la vita continua, nonostante gli insulti che subisce dagli uomini bramosi di altro, a scapito di diritti e doveri. Mi spiace fare riferimento alla tragedia umanitaria in corso, ma non posso esimermi perché è un pensiero predominante. Per non farmi soggiogare, penso all’invito di Erica e cerco conforto a costo zero tra le bellezze a portata di mano: Pratoline, fiori di Veronica, Viole, Tulipani, trovo energizzanti anche i fiori di Tarassaco che si infilano tra il porfido del marciapiede. Peccato che il tempo volga al peggio, mentre stamattina era promettente! Verso mezzogiorno è scesa pure una bella grandinata: ero in auto e ho avuto paura. I mutamenti improvvisi mi disorientano, non vedo l’ora di rifugiarmi in casa, con la compagnia fedele dei miei pets, che comunque percepiscono il pericolo insito nel maltempo. Infatti i canarini non cantano. Magari verso sera torna il sole, è successo altre volte (oggi però temo di no). Devo cercare della buona musica e aspettare pazientemente che il temporale passi, confidando nella filosofica espressione attribuita a Eraclito (Efeso, Turchia), pensatore presocratico: “Panta rei” (tutto scorre), esattamente come l’acqua di un fiume. Saluti e Salute, amici lettori! 🌷

Pioggia e Speranza

Ultimo giorno di marzo, ultimo giorno di emergenza sanitaria: da domani meno restrizioni, ma bisogna mantenere alta la vigilanza, perché il virus è subdolo e stenta a lasciare il campo, dopo oltre due anni di ferro e fuoco. L’espressione va estesa alle città rase al suolo in Ucraina, dove da oltre un mese è protagonista la guerra, che non si immaginava possibile nel vecchio continente, ancora memore di due guerre mondiali. Il fuoco si spegne con l’acqua: quella dei pompieri quando è doloso, con la pioggia se si tratta di arsura dovuta a mancanza di precipitazioni. Attesa da oltre tre mesi, è finalmente arrivata la pioggia, modesta finora ma dovrebbe continuare nel pomeriggio e nei giorni a venire. Sono uscita con l’ombrello, di colore azzurro: era diventato un optional sotto il portico, dentro il portaombrelli di rame. In piazza Castelcucco, nel centro della strada chiusa per giorno di mercato, in una pozza d’acqua Giordano, titolare del banco dei fiori ha sistemato una bella ortensia bianca che pare gradisca l’attenzione. Si sa che questa pianta ha bisogno di acqua (e mezz’ombra, ne ho anch’io messe a terra) e il commerciante ha sfruttato l’occasione, trasformatasi in un momentaneo spartitraffico floreale. C’è meno gente del solito, l’acqua è benedetta, ma il sole favorisce di più gli spostamenti. Di solito, quando piove di brutto il mercato salta. In questa circostanza, i banchi con le varie merci non hanno mancato l’appuntamento settimanale, che potrà risultare meno frequentato. Quando insegnavo e avevo il giorno libero di giovedì, non mi perdevo quello di Bassano, uno dei più vasti. Era anche un’occasione per incontrare qualche compagno/a di liceo, colà frequentato per cinque anni. Adesso l’incontro avviene ad altri livelli: Paola, Anna, Francesco, Michele, Paolo, Bruno, Gigliola, Nadia lo sanno! Buone cose e arrivederci! 🌷

In attesa del 9 maggio

9 maggio fine del conflitto? Magari! Giorno simbolico della vittoria sovietica sul nazismo, può darsi che sia stata scelta come data-limite per il ritorno a casa dei soldati russi, mandati al fronte per combattere “la guerra di Putin”. Non sorprende che il dissenso cresca e aumentino le perdite in battaglia. Mi ha colpito la notizia di un clamoroso episodio di ammutinamento, durante il quale un comandante è stato travolto con un tank da un suo sottoposto come ritorsione per l’alto numero di perdite della sua unità nel conflitto, testimoniata dalle parole: “1500 compagni del mio battaglione sono morti”: numeri da brivido, riferiti a ragazzi finiti in prima linea, probabilmente illusi di tornare a casa presto e indenni. La parola “ammutinamento” mi ha richiamato momenti di storia antica…che purtroppo si rinnovano. A Sumy, città a est di Kiev 300 militari pare abbiano fatto dietrofront con le loro 70 unità di equipaggiamento. Immagino si siano registrati altri rifiuti dei militari. La storia è un po’ come la geografia: bisognerebbe essere sul posto per vedere come stanno effettivamente le cose, quali siano i numeri reali, a chi attribuire le cause delle devastazioni…da un certo punto in poi le responsabilità si mischiano al diritto di difendere il proprio territorio, la propria vita e quella dei propri cari. Mi sarebbe piaciuto fare la giornalista, ma non l’inviata di guerra. Tra una manciata di ore saremo in aprile, e maggio segue a ruota. Il 9 maggio è il compleanno della mia amica Nadia, dentista in quel di Bassano: mi auguro di poterle fare gli auguri, tolto il macigno della guerra dal cuore, mio e del mondo intero.

(Bei) tempi andati

Sono stata a trovare la mia amica Lucia: che bello! Al ritorno mi sono fermata a fare la spesa al tosano: che brutto! Adesso spiego. Lucia è ospite di una struttura a Valdobbiadene dove fa riabilitazione dopo l’intervento al ginocchio. Conoscevo l’ambiente, ampio, arioso, accogliente. L’incontro è avvenuto attraverso una porta a vetri, impossibile un contatto nemmeno furtivo. D’altronde mi ero informata. Comunque ho visto la mia amica venirmi incontro con le stampelle e ci siamo parlate per mezz’oretta. Non è proprio come a casa, attorno alla tazzina di caffè (Lucia lo fa con la macchina espresso ed è davvero buono), ma è pur sempre confortante, in attesa che rientri a casa, che dista poche decine di metri dalla mia. Di strada, avevo già ipotizzato di fermarmi all’ipermercato tosano di Pederobba, non perché mi piaccia fare la spesa in grande, ma perché solo lì trovo i risotti pronti Viva la mamma nei cinque gusti proposti: milanese, zucca, tartufo, asparagi, funghi porcini. A mio dire sono una delizia, basta scaldarli due minuti al microonde. Già che c’ero ho acquistato frutta e verdura. Verso la mezza mi approssimo alla casa, ovverosia una delle tre attive su ben venticinque. Chi mi precede ha carrelli stracolmi di roba e ci vuole il suo tempo. Mi faccio distrarre dalle uova di Pasqua della cliente davanti a me e penso quant’era bello quando andavo a fare la spesa dal bottegaio sotto casa, con il libretto dove venivano registrati gli acquisti che poi mio padre saldava a fine mese: niente code, zero stress, sorrisi e scambio di battute, controllo oculato della merce che doveva rispondere a effettiva necessità. Per chiudere, una manciata di caramelle per saldare l’amicizia tra cliente ed esercente. Bei tempi andati, di magra da una parte e di consolazione dall’altra. Tra l’altro, Lucia da ragazza lo ha sperimentato. Non mi dispiacerebbe ritornassero in parte, per restituire un po’ di animo al benessere.