Natale di Davide Maria Turoldo

Leggo sul Gazzettino una pagina dedicata a Davide Maria Turoldo (Coderno di Sedegliano – Udine, 22/11/1916 – Milano, 6.02. 1992), religioso, poeta, saggista e mi torna in mente una sua poesia sul Natale che dettai ai miei alunni, alcuni anni fa. Il titolo è Natale in Friuli, dove era nato, nono di dieci fratelli. A chi gli dava del polentone rispondeva: La polenta mi piaceva: era profumata e calda. Nel latte, poi – quando c’era! – o col formaggio – sempre quando c’era! – aveva un sapore di miele. Personaggio scomodo e talentuoso, a guerra finita si laurea alla Cattolica in Filosofia con una tesi “Sulla fatica della ragione” e già la scelta dell’argomento la dice lunga. A 13 anni va in seminario e gli danno il nome di Davide Maria (all’anagrafe era Giuseppe) e alla fine del 1938 pronuncia i voti solenni a Vicenzia; poi va a Venezia a studiare Teologia. Scrive e vince premi ma è sgradito a politici e autorità che gli rendono la vita difficile. Ma lui non arretra. Il critico Carlo Bo dirà che ha avuto in dono da Dio la fede e la poesia. Sarà che anche mia madre era friulana, sarà che mi piacciono i personaggi scomodi e lui “coscienza inquieta della Chiesa” lo è senza dubbio, ma trovo interessante e stimolante il suo contributo poetico. Riporto l’inizio della poesia citata sopra: Ma quando facevo il pastore/ allora ero certo del tuo Natale./ I versi centrali, a mio dire i più intensi, sono i seguenti: I tronchi degli alberi parevano/creature piene di ferite;/mia madre era parente/della Vergine,/tutta in faccende,/finalmente serena./ Ecco, pochi versi sanno ricreare la vera atmosfera del Natale, all’insegna della semplicità rappresentata dall’ambiente e della operosità, incarnata dalla madre. Il tutto mi riporta alla capanna, simbolo del presepe col suo messaggio di pace e di amore.

L’università di Padova compie 800 anni

Ascolto la radio sempre appena alzata, durante il giorno se devo fare qualcosa di manuale, tipo sartoria per cui sono piuttosto negata. Allora sentire una buona musica o anche sentire parlare mi aiuta a concentrarmi. Stamattina devo aggiustare un paio di jeans, neanche tanto usati che si sono lacerati sulle ginocchia. Mi servo delle toppe termoadesive, che devo comunque adattare e poi fissare con dei punti di ago e filo. Non ci sono più i materiali di una volta, pressoché indistruttibili. A proposito di tempo passato, mi giunge la notizia che sono in corso le celebrazioni, iniziate il primo ottobre per gli 800 anni dell’università di Padova (fino a marzo 2023) dove mi laureai il 30 novembre 1976. Stento a credere che siano trascorsi 46 anni e cinquanta dalla frequentazione del corso di Lettere e Filosofia, affrontato con disinvoltura. Ricordo ogni anno l’anniversario di laurea come una delle date fondamentale della mia vita. Perciò mi viene facile omaggiare il luogo dove ho completato il mio corso di studi. L’università patavina è famosa per almeno tre motivi, oltre che per la sua longevità, risalendo al 1222 l’anno di fondazione: l’Orto Botanico, del 1545, patrimonio mondiale dell’UNESCO; il primo teatro anatomico stabile, inaugurato nel 1594; la prima donna laureata al mondo (in Filosofia), Elena Lucrezia Cornato, nel 1678. Scopro oggi che è anche l’unico ateneo italiano insignito della Medaglia d’oro al valor militare per gli studenti sacrificatisi nei moti del 1848 e durante la Resistenza. Sapere poi che tra gli studenti divenuti famosi figurano Niccolò Copernico, Leon Battista Alberti e Torquato Tasso (solo per citarne tre) è un ulteriore motivo di orgoglio. Per non parlare di Galileo Galilei che vi insegnò e trascorse a Padova i diciott’anni migliori della sua vita. Chiudo con una nota rosa: Daniela Mapelli (nata a Lecco il 2 aprile 1965, laureata in Psicologia sperimentale a Padova) è l’attuale rettrice, prima donna – ed era ora – alla guida dell’Università di Padova per il sessennio 2021-2027. Lunga vita all’Università!

Novembrata

Da Ottobrata a Novembrata, neologismo (nuova parola) creato in riferimento alla anomalia metereologica che determina temperature 10 gradi sopra la media. In pratica, Halloween come giugno. Al di là del piacere di fare ancora una puntatina in spiaggia e alla soddisfazione dei ristoratori degli stabilimenti balneari, le temperature fuori stagione mettono a rischio l’ecosistema e i raccolti. Da metà della settimana prossima, pare che si verificherà un temporaneo – e atteso – abbassamento delle temperature al Nord e su parte del Centro. Se “Il bel tempo non viene mai a noia”, come recita uno dei tanti proverbi sul tempo, bisogna considerare anche gli effetti collaterali di una stagione fuori del normale, compresa la difficoltà di adattarsi a due stagioni in una. Di mattina serve la giacca, che a mezzogiorno e’ superflua. Mentre scrivo, un bombo laborioso volteggia tra i fiori delle Ipomee, illudendomi che sia maggio. I canarini hanno ripreso a cantare, ma non danno segno di cambiare piumaggio, come succedeva di questo periodo gli anni scorsi. Ho visto una rigogliosa fioritura di gladioli rossi, solitamente agostana. Non so che dire. Prendo nota e cerco di farmene una ragione. Mia madre diceva che il tempo non si è sposato, per fare ciò che vuole, adattamento birichino di una credenza popolare inneggiante alla singletudine. A parte gli aforismi e i proverbi, credo che madre natura ci stia mandando un messaggio inequivocabile: abbiamo sprecato troppe risorse e vissuto un carnevale senza fondo. Se non invertiamo la rotta, la vita sulla terra ci farà rimpiangere l’eden perduto.

Ricordo di scuola

Oggi, tuffo nel passato, grazie a una foto in bianco e nero che trovo sul tablet con mia sorpresa e meraviglia: sorpresa perché non me l’aspettavo – ringrazio Mariuccia che me l’ha inviata – e meraviglia perché mi rivedo com’ero a 14 anni, in quarta ginnasio, insieme con i compagni della sezione A. Sette ragazze davanti – io sono la prima a sinistra, accanto a Mariuccia – e sei maschi dietro, con il preside Tranquillo Bertamini, mancato pochi anni orsono. Stiamo parlando di circa 55 anni fa, incredibile! La sottoscritta indossa i calzettoni, come Costanza, mentre altre ragazze hanno le calze, tutte con il grembiule rigorosamente nero. Dei maschi dietro, solo Terenzio ha la cravatta: un pensiero particolare a lui che non c’è più e che era simpaticissimo. Di me, noto che non ho gli occhiali, diventati successivamente indispensabili. Occupavo spesso i banchi davanti, per la mia bassa statura, cosicché la miopia è stata diagnosticata tardi. I capelli sono medio-lunghi ed ho la scriminatura, che mantengo tuttora. Alcuni compagni hanno conservato la stessa fisionomia, viceversa di altri. Preciso che l’anno successivo alla foto, per la fusione di due sezioni, altri allievi vennero a rimpolpare la mia sezione A. L’insegnante al centro, che riconosco, forse in quel periodo sostituiva uno dei/delle titolari. Riferendomi alla meraviglia accennata sopra, mi pare inverosimile che sia trascorso tanto tempo da allora, di cui peraltro mi è rimasto impresso il sacrificio, protrattosi cinque anni, i più duri scolasticamente parlando. Di sicuro formativi, di cui però non provo nostalgia né rimpianto. In seconda liceo ho avuto una crisi dovuta allo stress da impegno (di notte sognavo di tradurre versioni di greco e di !atino), ma ammetto che frequentare l’università è stata una passeggiata. Non so se i miei compagni di classe, originari o acquisiti dopo, proveranno simili emozioni nel rivedersi e ripensare al tempo andato. Io lancio il sasso, chi crede mi risponda, anche in privato. Per noi ora è tempo di raccolta, la palla passa ai nipoti!

Quasi autunno

Pare assodato che l’equinozio d’autunno non è oggi – nonostante così ricordino vari messaggi decorativi giunti su WhatsApp – bensì il 23, ovverosia venerdì, alle ore 3:04 per la precisione. Beh, a me non cambia granché…mi basta che il caldo luciferino se ne sia andato e possa godermi all’aperto le ore centrali della giornata, facendo leggero giardinaggio se capita, come oggi. Il lavoro pesante lo farà domattina Reginaldo, la mia spalla destra in giardino. Di ritorno da varie commissioni nei paesi limitrofi, mi sono fermata in vivaio con l’intenzione di comperare una Sansevieria (o lingua di suocera) da sostituire con una omonima che ho in soggiorno presa maluccio. Scopro che l’ho bagnata troppo e non nel modo corretto, cioè al bordo del vaso per non fare marcire le radici. Ma quelle in vendita sono troppo piccole, oppure troppo grandi (e costose). Così cambio tipo e acquisto un esemplare di Zamioculca che si accontenta di bere ogni due mesi: l’ideale per me che mi sto facendo le ossa con le piante d’appartamento. Siccome ho bisogno di colore, aggiungo due piantine di Kalanchoe, una gialla e l’altra rosa. Le metterò nel bagnetto a sud perché è l’unica pianta che può ricevere la luce diretta del sole. Nel linguaggio dei fiori, questa pianta dalle piccole infiorescenze colorate simboleggia l’allegria, il buonumore, l’ottimismo. Proprio ciò che ci vuole, per accogliere bene l’imminente stagione. Sperando che l’autunno sarà clemente e non ci farà dannare, perché abbiamo già dato. Bene, adesso vado a rinvasare la Zamioculca, per godermi il sole mite del primo pomeriggio, in un’atmosfera di silenzio pomeridiano rotta solo dal rombo lontano di un aereo. Se potessi scegliere il periodo migliore dell’anno, sarebbe questo che sa di lentezza, recupero, riposo… ma anche rinnovo. Lo confermano le rose, tornate a fiorire.

Settembre è come un adolescente

Tra le attività piacevoli della mattina c’è la lettura dei messaggi su WhatsApp, non molti ma di persone a me affettivamente vicine. il primo mi arriva verso le sei (io lo leggo di solito un po’ dopo). È della mia cugina Luisa, prontamente seguita da Giuliana, Morena, Lucia che a suo tempo ebbe la bella idea di creare il gruppo ‘cugine Cusin’; anche se non ci vediamo spesso, è un bel modo per tenerci in contatto e iniziare la giornata col piede giusto. Poi si aggiungono le amiche/conoscenti più strette che scelgono di accompagnare il buongiorno con una foto (bellissime le fioriture delle piante grasse di Luisa) o una frase del giorno, talvolta con un proverbio, come succede stamattina grazie al messaggio inviato da Erica: “Dovrebbe sempre essere settembre” che per la verità non conoscevo. Vado a spulciare tra gli aforismi riferiti al mese in corso e trovo quello che spiega il perché della specialità settembrina: “Di giorno fa caldo, la sera fa freddo, la nostalgia del mare, la paura dell’incertezza del nuovo inizio. Settembre è un adolescente perfetto” (silviagar). È una sintesi che mi trova pienamente d’accordo, come la descrizione che ne fa Fabrizio Caramagna: “A settembre, c’è nell’aria una strana sensazione che accompagna l’attesa. E ci rende felici e malinconici. Un’idea di fine, un’idea d’inizio”. È proprio così, si vivono insieme due stagioni, senza gli aspetti più fastidiosi e debilitanti dell’una o dell’altra. Anche se questo non significa stare tranquilli, perché gli eventi climatici dirompenti purtroppo sono ricorrenti: è di stamattina l’alluvione nelle Marche, con 11 vittime al momento. Paragonare settembre a un adolescente mi sembra appropriato, perché la fase della crescita è turbolenta e impegnativa, sperimentato da genitore e da insegnante. Però attraverso di essa si struttura la personalità del ragazzo che è bello ritrovare anni dopo, adulto e realizzato. Come una stagione che si rinnova.

Plenilunio

La Luna Piena del Raccolto o della Vendemmia sarà alta nel cielo nella notte di sabato 10 settembre 2022, cioè stanotte. È un argomento attraente che coincide con il plenilunio di settembre, considerato dai Giapponesi il più bello dell’anno. Per ammirarla nel suo splendore, è bene recarsi in un luogo buio e panoramico. Io me la gusto quando salgo in camera a chiudere i balconi: tonda e gialla, come un disco sul grammofono del cielo anima la notte. Tornando al nome della luna di settembre, è evidente che insieme all’uva ci sono anche gli ultimi frutti. A casa mia, l’uva fragola sotto la pergola fa concorrenza alle mele e alle melagrane. Mi vedo già alle prese con lo strudel e le centrifugate con i preziosi chicchi rubino (arilli). Con l’accorciarsi delle giornate, è più piacevole dedicarsi a qualche attività domestica (detto da me che sono quasi una frana, è tutto dire). Mi piace questo tempo di passaggio dall’estate all’autunno, che favorisce il relax e anticipa un tempo di bilanci. Nonostante l’estate lunghissima e torrida abbia compromesso molto il godimento dei piaceri estivi, da ottimista aspetto il riscatto dall’autunno in poi, stagione che si armonizza anche con quella dell’età avanzata che mi appartiene. Mi piace il tramonto e mi intriga l’idea del tramonto della vita, come un momento speciale di sintesi delle qualità umane. Forse vagheggio, ma sognare è un’attività che fa bene e non costa nulla. Tornando alla luna, mi capita di parlarci, memore del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi, grande poeta dal vissuto tormentato, come ha messo bene in evidenza il film il giovane favoloso, interpretato da Elio Germano. Rubo i versi al recanatese e le chiedo: “Che fai, tu luna in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna? Sorgi la sera e vai, contemplando i deserti…”. Troppo bella questa poesia che devo andare a recuperarla, per gustarmela tutta, dal primo all’ultimo verso. Buon plenilunio!

Cenni di stagione clemente

“Aria fresca settembrina, alla sera e alla mattina” recita un proverbio, quanto mai attuale. Finalmente la calura dei mesi scorsi è un ricordo, anche se gli effetti della siccità si pagano. Da un paio di giorni, quando mi alzo non spalanco più porte e finestre e mi limito ad arieggiare quanto basta. Del resto i 17 gradi di stamattina non invogliavano a trattenermi in giardino. Il cambio di temperatura e le recenti piogge hanno fatto bene ai fiori: il geraneo color corallo ha cacciato fuori un fiorellino ed è riapparsa qualche ipomea blu. Anche la clematis colore del cielo, data per spacciata è tornata a fiorire. I canarini non cantano ancora, ma stanno cambiando le penne e la muta annuncia la stagione clemente. Del resto, dal punto di vista metereologico siamo già in autunno, anche se per quello astronomico dobbiamo aspettare quest’anno il 23 settembre. Di primo pomeriggio, con 25 gradi ottimali torno ad occupare il mio posto sotto il glicine, che offre una bella copertura verde, mentre osservo il fogliame che tremola a un tocco di venticello: potrebbe sembrare primavera, ma è assai meglio che la stagione inclini verso l’autunno, considerata l’estate appena trascorsa. Non so cosa ci riservi il prossimo futuro: mi impongo di essere ottimista, sebbene i dubbi e le preoccupazioni siano legittimi. Magari i miei lettori possono dirmi la loro opinione, anche in privato e potremo sostenerci reciprocamente. Oramai il post è diventato un appuntamento irrinunciabile ed è il momento della giornata che preferisco. Insieme alla cura degli animali e a quella dei fiori. Buone cose a chi legge ed altrettanto a chi commenta. La porta per eventuali altri ingressi è sempre aperta!

Addio stagioni!

Raffiche di vento da dieci a cento chilometri orari in pochi minuti al Nord, incendi devastanti al Sud. Dalla Liguria alla Sicilia il maltempo ha provocato disastri e due vittime. Gli effetti collaterali del clima torrido erano temuti e prevedibili. Impressionanti le immagini giunte del ‘fortunale’, che a chiamarlo così fa pensare alla fortuna e non sembra una brutta cosa. In realtà il significato etimologico è chiaro: “Perturbazione atmosferica di eccezionale intensità, con venti fortissimi, che provoca gravi devastazioni a terra e notevoli difficoltà alla navigazione “. Più appropriato chiamarlo ‘tornado’, il più violento e distruttivo fenomeno metereologico, tipico degli Usa e dell’Australia. Tetti scoperchiati, alberi divelti, automobili danneggiate, barche sconquassate, linee ferroviarie intralciate da ingombri piombati dall’alto…significa che siamo in una emergenza climatica con clima tropicale. È tempo che ne prenda atto chi sta in alto e ha ignorato o sottovalutato il problema. Ieri mattina ero al mercato locale, poco distante quando verso le dieci il cielo si è improvvisamente oscurato: sono riuscita a comperare le prugne al banco della frutta e sono corsa a casa che gocciolava. Appena in tempo per chiudere finestre e balconi che è iniziato il temporale, non catastrofico ma piuttosto lungo perché ha continuato fino a sera, con una breve pausa pomeridiana quando è uscito addirittura il sole. Alla ricognizione serale dei danni, una fioriera di edera era stata rovesciata e decine di vasi di plastica galleggiavano per il giardino. Devo ancora controllare come sta il tetto, ma il tutto si è risolto senza danni notevoli, considerato com’è andata nel resto del Paese. Rimangono l’ansia che succeda di nuovo e l’urgenza di non farsi trovare impreparati, perché è evidente che le stagioni di una volta non esistono più.

8 agosto 2022

L’ 8 agosto è la giornata mondiale del gatto, che si celebra dal 2002 e fu creata dal IFAW (Fondo internazionale per il benessere degli animali). In realtà, esiste anche la Giornata Internazionale del Gatto, che si celebra il 17 febbraio in Europa. Non poteva esserci di meglio…per abbinarci anche il compleanno di mio figlio, nato l’8.08.88 (e sì, la data dei quattro otto è speciale). Vado per ordine. Sui gatti ho già scritto: confermo che apprezzo molto le qualità del felino, in cui mi identifico abbastanza, perché ne amo l’indipendenza, la curiosità, la leggerezza. La mia vita procede parallela con quella dei molti gatti passati per casa, non potrei pensarmi senza la compagnia discreta e morbida di questo amico a quattro zampe. A proposito di zampe, sono morbidissimi i polpastrelli di Fiocco e Pepe, entrati da un paio di mesi a casa mia. Le zampette di Pepe sono addirittura bicolori, metà grigie e metà bianche, come il suo mantello. Fiocco invece è tutto miele, nel manto e nel temperamento. È un cinema vederli giocare, arrampicarsi su per le piante, fare salti acrobatici. Spero durino, perché la strada è un’incognita. Secondo argomento, il compleanno, da sempre considerato una data fondamentale, per il festeggiato…e per chi l’ha messo al mondo, specie se abbondante di otto, numero che rappresenta l’infinito. Rivesto il ruolo di mamma da 34 anni e qualcosa ho imparato…anche se moltissimo rimane da apprendere. Tento di trasformare in costruttive le critiche generose che mi fa lui, ben sapendo che si conquista la ‘patente’ sul campo. Del resto il rapporto genitori – figli è pieno di sfaccettature, come un diamante. Ecco, l’immagine della pietra preziosa mi suggerisce l’idea di una giornata da bollino verde: c’è il sole, la temperatura è sopportabile, sono stata al mercato dove ho comprato due piccoli vasi di fiori: una genziana blu per mio figlio che ama la montagna, uno spatifillo bianco per me che allude a un sereno futuro. Auguri multipli!