Domenica rinfrescata

Per fortuna ha rinfrescato ed il mio umore si è impennato! Corsetta in bici, con gradevole arietta sul viso. Alle nove, dal bordo strada sui campi mi arriva il canto di qualche cicala ancora assopita e il verso di un uccello. Il percorso è breve e lineare, ripeterlo ogni mattina aumenta il benessere psico fisico che nutre la mia giornata. Al bar Viceversa Laura e Valentina sono come due fiori freschi e la consumazione è un piacere. Approfitto per augurare buon nubilato a Valentina che si godrà una pausa al mare, con riapertura del locale in via San Gaetano, 54 giovedì prossimo. Il buonumore mi induce a dare seguito alla promessa di scrivere una poesia riguardo al caldo, protagonista della poesia Meriggiare di Montale, nominata nel post di ieri. Detto per scherzo e per chiudere il post, lungi da me l’ardire di cimentarmi coi grandi della letteratura. Siccome diversi contatti mi hanno chiesto di scriverne una sul tempo attuale, mi è venuto IL MIO MERIGGIO Proteggo i fiori/col giornale/al mezzodì di Luglio/il sole cocente fa male./ Brucia le foglie/piega i capolini/sugli steli arroccati/ come soldatini./L’umore ne risente/ci si irrita per niente./Infine il cielo si oscura/donando agogn4ata frescura.// Credo si percepisca meglio la frescura in riva al mare di Caorle o Bibione, col ‘borino’ (versione estiva e mite della classica bora) che rinfresca la pelle. Più o meno, un vento cugino di quello che mi accarezza il volto di primo mattino in bicicletta. È la parte buona dell’estate che ci dà una mano. Conviene accontentarsi, dato che la giornata è lunga.

“Meriggiare pallido e assorto…”

Com’è vero che le arti si compenetrano, pittura e letteratura ne sono un esempio. Un amico Pittore mi dice che è stato influenzato dalla poesia Meriggiare pallido e assorto di Eugenio Montale ed ha trasferito sulla tela il suo sentire in un torrido pomeriggio di Luglio. Il risultato è un’opera di ‘Astrattismo Fatato’ resa con i toni del cielo terso e luminoso, molto più rasserenante dei versi di Montale – premio Nobel per la Letteratura nel 1975 – che sono andata a rivedere. Conobbi il poeta ai tempi dell’Università; la sua raccolta Ossi di Seppia (1925) parve aspra e malinconica alla persona “briosa e spumeggiante” come mi aveva definita il mio stimato prof di Liceo Armando Contro. Del resto il titolo stesso della raccolta Ossi di Seppia simboleggia una vita arida, di cui l’osso di seppia è un simbolo. Il poeta descrive un assolato pomeriggio in Liguria, mentre osserva il paesaggio immobile. “Meriggiare pallido e assorto/presso un rovente muro d’orto,/ascoltare tra i pruni e gli sterpi/schiocchi di merli, fruscio di serpi./ Il muro della prima strofa è la metafora centrale dell’opera e rappresenta l’incomunicabilità, il “male di vivere” e l’impossibilità umana di scoprire il vero senso dell’esistenza. Beh, non sono versi allegri e tuttora mi lasciano l’amaro in bocca. Preferisco di gran lunga la poesia Ho sceso dandoti il braccio dedicata alla moglie Drusilla. Ma gli riconosco una grande capacità descrittiva che mi restituiace la Liguria – sono stata a Savona un paio di volte – come una cartolina. Anche Gabriele D’Annunzio ha scritto una poesia sullo stesso argomento, intitolata Meriggio, ma non la conosco. Va a finire che provo a scriverne una anch’io. Porte aperte ai lettori! Q

Non di solo pane vive l’uomo

Commentando i risultati delle prove Invalsi 2026 – presentati ufficialmente ieri – il Ministro Giuseppe Valditara risulta nel complesso soddisfatto, precisando che: “Abbiamo da una parte un netto aumento delle competenze alle superiori, risultati comunque buoni alle medie e invece un peggioramento alle elementari (quasi 1 bimbo su 4 non raggiunge il livello base in matematica ), il che sta a significare che c’è necessità di un cambiamento. La soluzione è:: più grammatica, più sintassi, più lettura, più libro, più penna e meno tablet”. Mi sembra che il Ministro fornisca una ricetta plausibile per la cura, ma dovrebbe essere garantito il benessere degli insegnanti, in termini economici (i nostri stipendi sono inferiori di oltre il 15 per cento rispetto alla media dell’Unione Europea) e di considerazione sociale. Da insegnante, consideravo la pensione un obiettivo vitale, di seconda vita. Tornavo da scuola con la pressione alta e l’umore a terra, sebbene abbia raccolto anche dei frutti dal mio lavoro. Molte cose sono cambiate negli ultimi decenni e fare l’insegnante è diventato sempre più complesso, anche a livello burocratico. Non se la passano meglio altre categorie, vedi medici e addetti all’ordine pubblico. Mio figlio non ha mai considerato di seguire le mie orme, e non me ne sono rammaricata. Fa un lavoro che gli piace, ma con poche tutele. Ieri ho scritto sui rider/ciclofatturini. l’Italia è considerata il Belpaese dove si mangia bene, tanto che la Cucina Italiana è stata ufficialmente dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. Ma “non di solo pane vive l’uomo”, celebre frase attribuita a Gesù nel deserto. .

“Morire di caldo, o morire di fame”

Morire di caldo, o morire di fame non è plausibile. Rider, chiamato anche fatturino, corriere o consegnatario è il lavoratore che effettua consegne a domicilio, prevalentemente di cibo, spostandosi in bicicletta o scooter. Lavora d8 solito per piattaforme di food delivery come Just Eat, Glovo e Deliveroo. Ne ho già parlato in un precedente post. La vexata quaestio/questione tormentata o discussa si ripresenta perché i rider, costretti a lavorare nelle ore più calde, in base a una recente ordinanza si devono fermare dalle 12.30 alle 16 nei giorni con il bollino rosso. Di conseguenza, nella pausa non vengono pagati. In Italia, lo stipendio di un rider sta tra gli 8 e i 10 euro lordi all’ora e il guadagno finale si calcola per ora lavorata o a consegna. Per molti rider fermarsi significa perdere una fetta significativa del reddito quotidiano. “Se mi fermo per il caldo, non guadagno. E se non guadagno, non mangio” è il paradosso addotto da molti rider contro l’ordinanza anti-caldo. Alcuni hanno smesso di lavorare, altri non se lo possono permettere. Ritengo siano doverosi interventi su più fronti, a garanzia della salute del lavoratore perché “Nessuno deve scegliere tra salute e reddito. Servono ammortizzatori dedicati” parole della sindacalista della Cisl Daniela Fumarola, il 26 giugno 2026. Personalmente guardo con simpatia i corrieri che si fermano al mio indirizzo per consegnare un ordine fatto online. Guidano un furgone spesso di Amazon. Mi auguro che la loro condizione lavorativa sia meno pesante di quella dei rider su due ruote. Durante una consegna però, una giovane fattorina si era alquanto lamentata della sua condizione lavorativa, decisa a licenziarsi. Chissà com’è andata!…

Danni da calore sul Piave

Leggo un articolo di prima mattina che mi riporta al passato, quando andavo a prendere il sole al fiume Piave, nei pressi del cementificio di Pederobba, con mia sorella minore o con Marcella (in alternativa, ci andava bene anche l’orto di casa). Non ero una patita dell’abbronzatura, ma dell’anguria che si poteva mangiare nel chiosco aldilà della strada. Bei tempi che appartengono a un passato che sembra lontanissimo. Ieri pomeriggio, sulle grave del fiume Piave, causa il vento e le alte temperature è scoppiato un rogo che si è esteso in poco tempo, allarmando i residenti. “Aiuto, brucia il bosco”: incendio fa paura a Pederobba è l’articolo di Andrea Berton sul quotidiano locale. Per fortuna, l’incendio non è arrivato al bosco dove si temeva potesse estendersi. Sono intervenuti i Vigili del fuoco di Montebelluna e di Treviso, compreso l’elisoccorso per la bonifica dell’area e le operazioni di spegnimento sono proseguite anche nel tardo pomeriggio. “Circa 4000-5000 metri quadrati sono stati interessati dall’incendio divampato ieri pomeriggio sulle grave del fiume Piave a sud del cementificio di Pederobba” è l’esordio dell’articolo. Uno spettacolo decisamente allarmante. Un cinquantennio fa, quando andavo a prendere il sole al Piave non succedeva. Oppure non si sapeva. Di sicuro il clima ci ha dato dentro, impazzito come le persone. Sono dispiaciuta e perplessa. Nella stessa pagina del Gazzettino è riportata la notizia di un 59enne “Colto da malore sotto il sole”. Come difendersi? Ove possibile, anticipando l’inizio dei turni di lavoro. Il bar Viceversa dove faccio colazione apre alle 6 quando Laura e Valentina informano le brioches. Subito dopo arrivano i primi clienti.

Cronaca mattutina

Da quando fa caldo, i tre gatti di notte stanno fuori. Diversamente da ieri sera, quando i due più giovani, Fiocco e Pepita sono rimasti dentro. Ho pensato che forse il tempo sarebbe cambiato. Alle cinque e un quarto, la micetta bicolore grattava sulla porta della camera, e le ho aperto. Nessun segno di Fiocco che è entrato dalla porta principale quando ho aperto il portoncino. Quindi è saltato dalla finestra della camera contigua alla mia, facendo un bel salto dal balcone. Non è la prima volta, diavolo di un gatto rosso. Come invidio la sua flessibilità e agilità. Influenzata dal felino, prima delle otto inforco la bici e vado al bar Viceversa dove faccio colazione e do una scorsa al quotidiano. Nessuna notizia di rilievo su cui scrivere il post odierno, perciò mi butto sul personale, ‘vivacizzato’ dalla breve pedalata, su un percorso piano e poco trafficato. A metà mattina sono già di ritorno. Ho saltato tre appuntamenti in palestra, causa il caldo che mi ha procurato pressione bassa e debolezza. Per fortuna coltivo l’hobby della scrittura e non mi annoio, però ho accantonato il cruciverba che facevo in passato. Se ho il momento buono, sperimento qualche ricetta di dolci al cucchiaio o di bibite rinfrescanti. A proposito, ho fatto la scoperta dell’acqua calda: inserire negli scomparti del portagiaccio una fogliolina di menta e un pezzetto di limone. Riempire d’acqua e mettere in freezer. Sperimentati, li trovo carini e dissetanti. Si potrebbero anche dolcificare, ma dissetano meno. Da considerare anche il latte e menta, per chi non è intollerante al latte. Beh, dissetatevi come credete, anche una fetta d’anguria… cade a fagiolo! 🍉

Stella/e nello sport

Nel torrido pomeriggio festivo vedere le finali di Ginnastica Ritmica è equivalso ad una boccata di ossigeno. Una maratona che concentra bellezza e bravura, sia per le performance individuali che per le esibizioni a squadre dove interagiscono cinque ginnaste di diverse nazioni. Vedo interamente gli esercizi con le clavette, attrezzo che richiede grande coordinazione e destrezza, offerti da Barbara, Arina, Daniela, Darja, Alona, Tara Dragas (argento alla palla ) e Sofia Raffaeli (oro al cerchio). Chi commenta parla di “esercizio ritmato” e di “bella composizione” rammaricandosi di qualche errore che io non colgo. Per me è uno spettacolo per gli occhi e per l’umore, sostenuto anche dalla musica che accompagna le esibizioni. Talvolta viene inoltrato da un concorrente un ricorso che può avere esito favorevole, oppure no. Dai palchi la gente partecipa con striscioni, tipo quello dedicato a Sofia “Forza Formica Atomica” e lanciando pupazzi di peluche. La Raffaeli sul podio ripete l’Inno Nazionale, diffuso mentre la bandiera sale dietro di lei che appoggia la mano destra sul cuore. Momento toccante. La campionessa di ginnastica ritmica, soprannominata “Formica Atomica” per la sua corportura minuta è alta 1.57 m e pesa circa 37 chili. La campionessa ha iniziato a praticare ginnastica artistica all’età di quattro anni. Adesso ne ha 22 (Chiaravalle, 16 gennaio 2004) e si allena dalle 8 alle 10 ore al giorno presso la palestra della Ginnastica Fabriano (Ancona) dove vive. Ha conseguito il Diploma di Maturità presso il Liceo delle Scienze Umane all’Istituto Paritario Leonardo di Civitanova Marche. Successivamente si è iscritta a un corso di Laurea online in Psicologia. Beh, non ho parole per esprimere la mia ammirazione per una giovane di grande talento, esempio di bella gioventù.

Est modus in rebus/Il giusto equilibrio

Un po’ ha rinfrescato, ma solo un po’. Mentre mi accingo a scrivere il post odierno, verso le dodici il termometro segna 29 gradi. È in corso in paese la Gara Ciclistica Giovanile 14esimo Trofeo Monte Grappa, “gara famosa per la sua selettività”. Chiusura temporanea di varie strade, compresa Via dei tigli dove abito. Quindi posso godermi lo spettacolo perché le ondate di ciclisti passano davanti al mio cancello. In verità mi fa tenerezza vederli spingere sui pedali, mentre dal bordo strada qualche esagitato tifoso/allenatore/ familiari incita a correre di più. Anzi, i più sfegatati stanno all’ombra sotto le piante e lasciano la postazione privilegiata solo per urlare parole di incitamento. Mi chiedo se sia tifo ciò che alle mie orecchie suona come maleducazione. Dubito sia salutare gareggiare con temperature tanto alte, in ore centrali quando l’asfalto diventa incandescente. Mi auguro che i giovani ciclisti riescano a completare il percorso “senza colpo ferire”. Per molti genitori, l’impegno dei figli sui pedali è la proiezione di un loro desiderio irrealizzato. Perciò non mi stupirei se la prole, crescendo si dissociasse. Da ragazzino, mio figlio non ha prricato calcio né ciclismo, ma parecchia musica, con fisarmonica e chitarre varie. Viceversa, non glielo avrei impedito. Di certo lo avrei sostenuto, senza sgolarmi. Tutte le attività ricreative sono salutari, se praticate senza imposizione e con un occhio di riguardo alla misura, perché Est modus in rebus/C’è una misura nelle cose, come diceva il poeta Orazio nelle Satire. L’ invito alla moderazione è sempre valido, ricordando che il giusto equilibrio si trova evitando gli eccessi.

Stavolta… un piatto speciale! 

Ci sono persone che diventano familiari, anche se stanno dietro lo schermo del televisore. Una di queste è Benedetta Rossi, la famosa food blogger che dall’agriturismo “La Casa di Benedetta” nella campagna delle Marche insegna a cucinare svariati piatti con garbo e naturalezza. Anch’io, piuttosto negata ai fornelli, l’ho seguita più volte, come si potrebbe fare con una parente provetta in arte culinaria. Stavolta però la blogger stupisce per una notizia che riguarda il suo privato, da lei stessa affidatio ai social. Lei e il marito Marco Gentili stanno per compiere”Il viaggio più importante” della vita, ovverosia adottare due sorelline. Proprio stamattina, durante la trasmissione A Sua Immagine è stato trattato l’argomento Adozione, che per Benedetto e consorte “è stato un percorso durato anni, anni di attesa, silenzio e speranze. Abbiamo compilato carte, superato esami e affrontato le montagne russe del cuore”. Adesso il sogno di diventare genitori si sta compiendo e partecipano le loro intenzioni: “Spegneremo gli schermi e terremo i telefoni in tasca, saremo lontani da qui e dalla dimensione pubblica…. A tempo debito condivideremo con voi il racconto di questa meravigliosa avventura”. Auguri di buon viaggio, fisico ed emotivo verso le due creature che troveranno dei genitore accoglienti e preparati. Benedetta ha 53 anni, un volto gioviale e una buona parlantina. Il marito, coetaneo e imprenditore sembra un gigante buono, sempre sorridente. Trattandosi di una cuoca – e che cuoca – di certo conosce il proverbio “Non tutte le ciambelle escono col buco”, che vale in pasticceria, ma talvolta anche nell’educazione dei figli che deludono talvolta le aspettative dei genitori, naturali o adottivi che siano. A Benedetta auguro tanta dolcezza umana.

“Odio l’estate”

Caldo, argomento molto gettonato in questo periodo. Giugno appena passato pare sia stato il più caldo del secolo… ma gli effetti negativi dell’estate arrivano da lontano. La canzone Odio l’estate di Bruno Martino, cantante e pianista jazz romano (Roma, 11 novembre 1926 – Roma, 12 Giugno 2000) è del 1960. Conosciuta anche semplicemente come Estate è diventata un celeberrimo standard jazz internazionale. Il ritornello mi incalza: Odio l’estate/Che ha dato il suo profumo ad ogni fiore/L’estate che ha creato il nostro amore/Per farmi poi morire di dolor/. Condivido ciò che la Rivista Studia riconosce alla canzone: “Non è il manifesto degli hater/detrattori delle vacanze ma la canzone di chi non può fare a meno di sentirsi inadeguato a una stagione” che nel tempo si è alquanto complicata. Ora abbiamo a che fare con l’anticiclone africano, la stagione calda si è allungata di circa un mese, iniziando a fine maggio e terminando a fine settembre. Le temperature superiori ai 35 grdi sono ormai frequenti, come pure le ondate di calore. Quando lavoravo, non vedevo l’ora di compilare il modulo per le ferie, anche se poi non è che facessi chissà che di straordinario, al massimo una settimana al mare con mio figlio piccolo, per beneficiare dello iodio, essendo entrambi allergici a polvere e pollini. Adesso sono passata dallo iodio all’odio, se mi è concessa la battuta. Temo di aver sviluppato altre intolleranze connesse con l’estate: rumori, mosche e zanzare, afa, stanchezza, musica ad alto volume… Se la pazienza va in vacanza, figuriamoci la buona educazione! Forse succedeva anche ai tempi di Bruno Martino, ma era tutto più contenuto senza aggiornamenti social. Non rimane che adattarsi, facendo eventualmente la danza della pioggia.