La Repubblica siamo noi

“Meraviglioso spettacolo celebrativo”. Sono le parole di Bruno Vespa a Porta a Porta, riguardo il programma “I Volti della Repubblica 80 anni dal Referendum” andato in onda sul primo canale ieri sera. Un lungo viaggio nella storia che si è avvalso di video, parole, testimoni, musica, danza finale di Roberto Bolle: uno spettacolo davvero notevole che mi ha emozionato. La forma di governo repubblicana scelta dagli italiniani, donne comprese, ne ha fatta di strada dal suo esordio, il 2 Giugno 1946! I filmati in bianco e nero testimoniano le difficoltà della ricostruzione, ma anche tante novità, tipo i programmi Rai del 1954, i primi Festival di Sanremo… anche le tragedie degli Anni di Piombo. A stemperare le emozioni forti, le voci narranti che si alternano con discrezione. In chiusura, compare una piccola bimba vestita di rosa, nei panni della futura Repubblica. Quella in corso è considerata adulta, ma nel complesso ancora ‘giovane’. Viene ribadito che la Repubblica siamo noi, ad ogni età, con diritti e doveri cuciti addosso. A tal proposito, mi soccorre una frase della grande Oriana Fallaci: ‘La democrazia non si può regalare come una stecca di cioccolata. La democrazia bisogna conquistarsela. Per conquistarsela bisogna volerla. Per volerla bisogna sapere cos’è”. Lo speciale di ieri sera è stato istruttivo e coinvolgente senza annoiare, fornendo anzi esempi di laboriosità e creatività nazionali. Secondo i dati Auditel, è stato il programma più seguito (con il 16.2 %). Quando è terminato, poco dopo mezzanotte mi sono sentita ‘caricata’ di energie positive, fiduciosa che il buono prevarrà sul negativo. A patto che non venga sempre delegato agli altri.

Auguri, Repubblica!

80 anni sono un traguardo importante: auguri, Repubblica! Il 2 Giugno del 1946 cambiò la storia del nostro Paese, grazie alla volontà degli Italiani, uomini e donne comprese, per la prima volta votanti. Con un occhio seguo la Parata in tivù e con l’altro scorro i saluti dei miei contatti, ovviamente contrassegnati dai colori della nostra bandiera: verde, bianco e rosso. Oltre ai fiori, ai cuori… alle Frecce tricolori, condivido il testo che accompagna l’immagine di una donna stilizzata con la gonna a fiori: “Il presente è fiorito su radici nutrite di coraggio”. Il momento celebrativo è seguito da 100 Comuni collegati. Assisto al dispiegamento di una gigantesca bandiera sul Colosseo, ad opera dei Vigili del fuoco, simbolo della Repubblica, tanto quanto lo è l’inno nazionale. Della Parata ai Fori imperiali, suggestiva e molto lunga, mi commuove Andrea Bocelli che canta Fratelli d’Italia e mi intenerisce l’ultima apparizione di Briciola, la mascotte del IV Reggimento dei Carabinieri a cavallo che andrà in pensione. La sfilata dei vari reparti è impeccabile, provo ammirazione ed orgoglio. Rifletto sul significato della parola ‘pace’, sul privilegio di goderne e sulla necessità di preservarla. L’articolo 52 della Costituzione Italiana stabilisce che la difesa della Patria è un dovere sacro del cittadino. Il presente è radicato nel passato e si proietta nel futuro come una pianta secolare, tipo un castagno o una quercia. Non è casuale che un ramo di ulivo e un ramo di quercia siano rappresentati nello stemma ufficiale della Repubblica. La longevità di un albero inizia a cent’anni. l’Italia custodisce oltre 4900 alberi secolari e monumentali tutelati dalla legge. Auguro alla Repubblica di arrivare serenamente a questo ambíto traguardo, con il concorso di tutti.

Giornata Mondiale dei Genitori

Quando ceno è in corso L’eredità, gioco di parole condotto da Marco Liorni che sta per chiudere i battenti con il Torneo dei Campioni, ovverosia il confronto tra i migliori giocatori che hanno vinto durante questa edizione del gioco, uno dei quiz più longevi della televisione italiana. Infatti va in onda su Rai 1 dal 29 luglio 2002. Durante la puntata di ieri sera, si aggiudica la parte finale del gioco – la Ghigliottina – Stefano Buzzotta che indovina la parola giusta ed incrementa il suo cospicuo montepremi di 350mila euro. Nato in provincia di Bergamo 33 anni fa, Il supercampione vive e lavora a Milano nel settore della comunicazione e del marketing. Indubbiamente bravo e preparato, dedica la sua ultima vittoria al nonno che lo ha introdotto al mondo della cultura che lui ‘maneggia’ con molta disinvoltura. Mi ha commosso il gesto che dimostra sensibilità e gratitudine verso un parente stretto della famiglia. Tra l’altro, oggi è la Giornata Mondiale dei Genitori, istituita dalle Nazioni Unite nel 2012 – si capisce perché – che io estendo ai nonni. In un clima di “inverno demografico” e di crisi della famiglia, considero esemplare il comportamento di questo giovane che rende onore al nonno per le attenzioni culturali ricevute. Stefano è in buona compagnia di altri giovani concorrenti e non concorrenti del quiz che investono in sapere e bellezza. Fortunatamente ne conosco alcuni anch’io e mi auguro che siano molti di più quelli che agiscono in privato. Personalmente ho un debito di ricnoscenza con la nonna materna Adelaide, cui devo l’attitudine alla scrittura. Purtroppo è mancata troppo presto. Le ho dedicato uno dei miei primi racconti, Sosta verdazzurra. Ma si merita di più. Profilo greco, vestita di nero e silenziosa, la considero il mio nume tutelare.

Meglio tardi che mai

Puntata veloce al bar Viceversa prima delle nove, per rifocillarmi di notizie e di una treccia dorata con succo d’acero appena sfornata. Però i quotidiani sono occupati, attendo che un cliente piegato a leggere sul tavolo si raddrizzi e me lo ceda. Infatti si capisce che era di fretta e mi ritrovo tra le mani la tribuna di Treviso. Mi soffermo sull’articolo di Elena Grassi: Meglio tardi che mai Un laboratorio di vita tra Bassano e Cittadella che mi cattura sia per il noto proverbio citato, attribuito allo storico Tito Livio, sia per le due cittadine che conosco. Meglio tardi che mai è il titolo del film in onda stasera su Rai 1 ambientato in carcere, ricostruito nella ex caserma Monte Grappa. Estrapolo dall’articolo la chiave di lettura: “Il film prende per mano lo spettatore e lo porta dietro le sbarre del carcere, in un luogo complesso, ai più interdetto, ma anche dietro le sbarre emotive”. Controllo sul settimanale i programmi in prima serata e infatti leggo: alle 21.30 Meglio Tardi che Mai Regia di Giuseppe Curti. Con Lorenzo Richelmy, Mariana Lancellotti (Commedia, 2026). Non voglio pilotare i gusti dei lettori, semplicemente informo su “Quello che passa il convento”, augurandomi che il prodotto sia di buon livello. Per il regista Giuseppe Curti, il film “manda un messaggio di amore, amicizia, speranza e rinascita. Si parla di seconde possibilità, tutti ne abbiamo bisogno”. Gli ingredienti mi sembrano buoni, ne raccomando la visione ad Antonietta che ha lavorato vri anni in carcere. Però non intendo contrastare i gusti, ognuno si regoli come crede. Constatato che molte trasmissioni da qualche giorno sono in ferie, io mi affido al piccolo schermo per un intrattenimento che mi lasci qualcosa.

Infiorata

Ultimo sabato di Maggio: sembra Luglio inoltrato, anche se siamo ancora in Primavera. Mi alzo presto e faccio un giretto per il giardino, con l’intenzione di raccogliere delle rose che però sono tutte sfiorite! Il caldo anomalo le ha segnate ed ora non mi resta che raccogliere una moltitudine di petali, anzi no: ho in casa un’infiorata gratuita e me la voglio godere. L’infiorata, manifestazione artistica nata nel XVII secolo, diffusa soprattutto in centro Italia, consiste nel realizzare opere floreali per le strade e le piazze, utilizzando petali di fiori, foglie, semi e materiali vegetali. La prima infiorata documentata risale al 1625 in Vaticano, per opera di Benedetto Drei e del figlio Pietro. In origine, avveniva per omaggiare il passaggio della processione del Santissimo Sacramento. Tradizionalmente allestita in Primavera, per la festività cattolica del Corpus Domini. La più vicina di cui sappia è a Noale(VE) che trasforma il borgo medievale in un grande giardino a cielo aperto. L’ultima, tenutasi ad aprile è stata dedicata agli 800 anni dalla morte di San Francesco. Ma famose sono anche quelle di Gerano, alle porte di Roma, Noto in Sicilia e Spello in provincia di Perugia, rinomata a livello internazionale per la spettacolarità dei suoi tappeti floreali che riproducono soggetti d’arte sacra. Immagino il lavorìo dei volontari impegnati nella raccolta, essicazione e capatura (separazione dei petali) che vengono posati a mano, senza l’uso di colle, per creare spettacolari tappeti d’arte ‘effimera’ (dal greco ephémeros) che significa ‘della durata di un solo giorno’. Fugace e transitoria come la bellezza, contribuisce al nostro benessere psico – fisico.

Emergenza caldo e tennis

Non seguo il tennis, ma le vicende di Jannik Sinner di cui ho parlato in passato, ammirandone soprattutto il garbo e la buona educazione. Per quasi tre mesi ha vinto tutto. Ieri, il crollo di Parigi che il campione giustifica così: “Una situazione strana, tanti guai tutti insieme. Ma non sono un robot, si può anche fallire”. Secondo Gianni Daniele, che presiede la Commissione Medica della Federtennis il caso va studiato e forse il campione andava preparato diversamente. Aveva dormito male, prevedendo un giorno no, di quelli che “me ne capitano no o due all’anno”. Al termine della partita era tutto rosso in viso e ha detto all’arbitro: “Forse sono disidratato”. Partita iniziata a mezzogiorno e condotta per tre ore, sotto un sole cocente, quando la temperatura era oltre i 32 gradi. Eliminato al secondo turno, Jannik crolla dopo un malore ed è fuori dal Roland Garros 2026. Ma lui esclude che sia stata colpa del caldo. Sono ammirata di questo ragazzo di 24 anni (ne compirà 25 il 16 agosto) con 29 titoli vinti che si appella alla natura umana soggetta a cadute. Con il volto stanco e deluso dopo la sconfitta, in conferenza stampa sottolinea che “nessuno è fatto per non sbagliare mai”. Jannik ha perso l’unico grande torneo che gli manca, mettendo in dubbio che sia invincibile. Però rivela un invidiabile temperamento da filosofo. Confucio diceva: “La nostra gloria più grande non è non cadere mai, ma rialzarsi ogni volta che cadiamo”, concetto espresso anche dal proverbio giapponese: “Cadi 7 volte, rialzati 8”. Credo che Jannik si meriti un po’ di riposo. Gli auguro di essere considerato umano, piuttosto che invincibile.

Gioco e Fantasia

Il 28 maggio si celebra la Giornata Mondiale del Gioco, argomento che un po’ mi spiazza, non avendo nipoti piccoli da accudire. Però c’è vicino il Micronido il Guscio da dove giungono le voci argentine dei piccoli allievi quando giocano in cortile. Sono stata costretta a diventare grande da piccola, perché a otto anni ho dovuto fare la babysitter di mia sorella minore. Quindi ho giocato assai poco, per lo più da sola con mini stoviglie allineate su un tavolinetto di legno (forse parte da allora la mia avversione per la cucina). In qualche modo, da adulta mi sono presa la rivincita, trattando l’argomento del gioco con i miei alunni che mi hanno insegnato parecchio, specie riguardo il gioco di squadra, intellettualmente parlando. Il lavoro di gruppo veniva codificato nei cartelloni, appesi successivamente alle pareti dell’aula, con legittima soddisfazione. Una illustre Maestra, Alda Merini (Mi, 21 marzo 1931 – Mi, 1 novembre 2009) ci aveva ‘illuminato’ con la poesia Bambino, dettata e da qualcuno imparata a memoria. La scrittrice milanese in realtà si rivolge agli adulti che hanno perso la facoltà di sognare. Pubblicata ufficialmente nel 1984, è contenuta nella raccolta intitolata “La Terra Santa” e segna il ritorno della scrittrice sulla scena letteraria, dopo i duri anni di internamento in manicomio. Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia/legalo con l’intelligenza del cuore./Vedrai sorgere giardini incantati/e tua madre diventerà una pianta/che ti coprirà con le sue foglie./Fa delle tue mani due bianche colombe/che portino la pace ovunque/e l’ordine delle cose./Ma prima di imparare a scrivere/guardati nell’acqua del sentimento.//La poesia è un invito a coltivare l’immaginazione, legando la fantasia al cuore.

Un castigo imperdonabile

Ho simpatia per i vecchi, ricchi di età e di esperienza. Il pomeriggio bollente mi costringe a stare dentro dove mi dedico al disbrigo di faccende fastidiose, prestando l’orecchio alla televisione, sintonizzata sul primo canale durante la Vita in diretta. La voce del conduttore Alberto Matano mi fa compagnia, mentre traffico con il vecchio frigo nella stanza adiacente alla cucina. Di solito non seguo le storie di attualità considerate dalla trasmissione pomeridiana, ma proprio oggi (ieri) la protagonista compie 87 anni, si chiama Laura Held. Nata a Vienna dove si trovavano i suoi genitori per motivi di lavoro, non si è mai sposata e non ha più parenti né in Italia, né all’estero. Da oltre un mese vive in auto, una Ford Fiesta azzurra con cui si sposta tra Santa Maria di Sala e Padova dove ha lavorato più volte, in occasione delle giostre in Prato della Valle. Lei stessa si è rivolta ai servizi sociali chiedendo “solo una brandina in una piccola camera disponibile. Sono una donna minuta e fragile. Non occupo tanto spazio”. Alla tenace signora era stato offerto un posto in una struttura, da lei rifiutato perché da una vita vive in strada. Sorprendente che guidi ancora, alla bella età che si ritrova. A vederla sembra proprio uno scricciolo, incurvata e piena di rughe, ma con lo sguardo dolce che intenerisce. Penso a mia nonna Adelaide che le assomigliava per magrezza e ad altre donne ultraottantenni/novantenni che conosco un po’ acciaccate, ma lucide di mente. L’età avanzata esibisce il conto, da mettere in conto se si ha la fortuna di una lunga vita. Il caso di Laura è più penoso, perché è rimasta senza rete familiare e senza casa, pur godendo di una pensione. Non conosco cosa le è capitato per essere costrettai a vivere in auto, piena di stoviglie ed effetti personali. Un castigo imperdonabile per una signora quasi cenetenaria che ha avuto il coraggio di chiedere aiuto.

Colore rosa e haiku

Dopo una giornata dal caldo torrido, mi godo la sera. Mentre il cielo sfuma verso il celestino e il profilo dei monti scurisce, una varietà di fiori tinge di rosa il mio piccolo angolo di paradiso. Sorrido al pensiero che per molto tempo ho detestato questo colore, imposto ai miei abiti da bambina, mentre la primogenita indossava il celeste ereditato dagli occhi paterni. Superata l’antipatia infantile, adesso trovo che il rosa sia familiare, senza opprimere. È una declinazione più tenue del rosso, di cui infatti è una variante. Sia rosso che rosa non sono i miei colori preferiti e non hanno spazio nel mio guardaroba. Però riconosco che assolvono a una loro funzione, regolatrice dell’umore. Osservare i miei fiori rosa mi rilassa. Le Peonie in primo piano sono rosa chiaro, le Ortensie a ridosso della siepe esibiscono un tono più intenso, i Garofanini nel vaso sfoggiano un vivace pink, mentre i petali della Rosa selvatica offrono all’occhio un accartivante ventaglio rosato. L’abitazione è rivolta verso i campi e il vicino camposanto, pertanto risulta addolcita dalla nota cromatica del colore rosa, associato alla dolcezza, alla femminilità, all’ottimismo. Scopro con piacere queste cose mentre scrivo, non ho scelto i fiori in base al colore. Mi sovviene che Pablo Picasso ha legato il suo nome al celebre “Periodo Rosa” (iniziato nel 1904) , successivo al periodo blu, per ritrarre con toni più dolci e poetici la vita di saltimbanchi, acrobati e famiglie. Per la psicologia dei colori, il rosa rappresenta una sorta di “tranquillante visiivo” che allontana aggressività e solitudine. Pare che si incontri spesso nella poesia giapponese. Chiudo con questo haiku (componimento giapponese del sec. XVII composto da tre versi) che mi pare in tema: Petali nel vento/Un velo di luce rosa/Soffio di primavera//

Caldo e salvia

Arrivato il caldo bello tosto, adesso si può procedere al cambio degli armadi. Veramente avevo iniziato l’operazione circa tre settimane fa, con l’aumento della temperatura, poi bruscamente rientrato. Ieri sembrava fosse agosto, alle dieci di mattina il sole picchiava. L’anticiclone africano ci farà compagnia per circa una settimana, con tutti gli effetti collaterali. Durante la Rassegna di Poesia, mentre i responsabili dell’evento parlavano ai convenuti, ho dovuto spostarmi con la sedia un paio di volte. Più organizzata di me, qualche ospite si era munita di cappellino. Per fortuna, tornata a a casa ho trovato l’erba sfalciata. I gatti hanno trascorso il pomeriggio dentro, perché fuori il termometro superava i trenta. Ho ritirato anche la voliera con i canarini perché mi pareva che non gradissero il caldo, sebbene di pomeriggio abbassi le tende parasole. La considerazione che mi viene più ovvia è la difficoltà di adattamento nel passare da una stagione all’altra… senza soluzione di continuità. L’espressione, nata originariamente come termine medico – chirurgico, in senso figurato indica un’interruzione nello spazio o nel tempo. Inoltre la percezione è che le stagioni da quattro si siano ridotte a due. Quindi non resta che accettare e adeguarsi, mettendo in atto le strategie che il caso richiede. Ad esempio, stamattina sono uscita molto prima del solito per fare la spesa e sono rientrata a un’ora ‘decente’ per idratarmi e stare al fresco dentro casa. Leggo che la salvia è un’alleata per combattere caldo e sudore. È la mia preferita tra le piante aromatiche e vedrò come fare.