Fiori e tradizioni

Camelieto: non conoscevo questa parola che sento durante il programma Costume e società in coda al TG 2 riferito alla coltivazione delle Camelie. Precisamente “Giardino botanico o parco specializzato nella coltivazione, conservazione e studio delle diverse varietà di piante di Camelia”. Tipo il Camelieto Compitese (LU) che ospita oltre 250 piante, un’esplosione di varietà e di colori. Fiore originario del Giappone, simboleggia ammirazione, perfezione e gratitudin, spesso associato all’amore duraturo, mentre nel paese del Sol levante è legato alla purezza e alla bellezza interiore. Da quando abito a Castelcucco – giugno 2000 – in giardino ho una pianta di Camelia Japonica che mi regala strepitosi fiori rossi ogni Primavera. Peccato durino poco, qualche giorno sulla pianta, meno se messi in vaso dove si sfogliano. Esposta a mezz’ombra, in zona nord – est, non gode di un terreno ricco di sostanza organica che cerco di integrare con concimazioni specifiche. Diverse foglie sono gialle, anziché verde brillante, ma un dipendente del consorzio cui mi sono rivolta ha risposto che è normale. Non vorrei che Fiocco, il malandrino dei miei tre gatti, la usasse come ‘bagno riservato ‘ (l’ho visto fare pipì sulle viole). Essendo una pianta estremamente longeva -:con le giuste cure può vivere oltre i 100 anni – mi auguro possa rallegrarmi ancora a lungo, in buona compagnia della Magnolia che le sta vicino. Entrambe le piante mi erano state regalate per il mio compleanno da mia mamma, che era appassionata di fiori. Mi ricordo che partiva per il mercato con la 128 verde e tornava col bagagliaio pieno di geranei e di margherite… che rinnovava ad ogni Primavera, perché non aveva il pollice verde. Mantenere viva la Camelia è continuare una tradizione di famiglia.

Da Allievo a Collega

Avevo nostalgia del post a 4 mani che riprendo oggi, grazie a Manuel: ieri è rientrato in classe, ma dalla porta principale, come docente di Matematica e Fisica al Liceo Scientifico Statale Corradini di Thiene (VI). Intanto un’occasione per scoprire che Francesco Corradini (1820 – 1888) cui è intitolato l’Istituto era un esperto latinista e grecista. La circostanza conferma il detto che ignoravo: “Fino alla bara, sempre s’impara”. È una soddisfazione partecipare alle conquiste di Manuel che si cimenta nella didattica con studenti poco più giovani di lui. Gli cedo la parola per sapere com’è andata. Mi ragguaglia mentre sta tornando: “Giornata interessante, è andata bene… solo che adesso sono leggermente tanto cotto (risata), ho un pacco di libri in prestito per preparare la lezione di domani, aiuto!”. Rivedo me agli esordi come Insegnante, inesperta ma molto motivata. Allora era di moda la minigonna, indossata anche dalla sottoscritta. Durante la mia prima supplenza al triennio dell’iIstituto tecnico come docente di Italiano, le ragazze stavano sulle ginocchia dei compagni. Riprende la parola Manuel che in classe quinta ha quasi tutte ragazze, con solo tre maschietti: “Simpatiche, non hanno mezzi termini per dirsi su mentre una parla, comunque brave”. Tra una battuta e una risata, l’Ingegnere mi informa di come si è svolta la lezione nelle varie classi: “Mi sono presentato io, ho fatto presentare loro, per avere una mezza idea delle loro passioni e di come si esprimono. Poi, a turno alla lavagna un po’ di ripasso, per capire a che punto sono e come gestire la cosa”. A questo punto direi che le premesse per un buon lavoro ci sono tutte. La giovane età farà impensierire qualche collega anziano, ma sarà un elemento facilitatore per gli studenti. Ad maiora!

Da insegnante ad allieva

“Ma lei è raccomandata?” mi chiede sorniona Monica, perché sa che l’istruttore è mio figlio. Frequento la palestra degli Istituti Filippin dopo l’intervento alle anche, il mercoledì mattina. Non faccio Ginnastica dolce, ma Sala pesi. Iscrivermi è stata quasi una sfida, perché dai tempi del Liceo snobbavo l’impegno fisico, costretta a spalmare tutte le mie energie sul Greco e il Latino, compreso il viaggio di un’ora di pullmann, andata e ritorno. Il dottor Grano che mi ha operata in robotica a Bassano la prima volta e a Vicenza la seconda mi ha consigliato di irrobustire la muscolatura, senza forzare. Consiglio che gentilmente mi ha messo nero su bianco. Saul, mio figlio è uno degli Istruttori in Sala pesi, subito ‘scartato’ per evitare ‘conflitto d’interessi’. Del resto lui è in servizio il pomeriggio e la sera. Ma il caso vuole che Andrea, il mio primo struttore cambi orario, sostituito da Martina, costretta anche lei per motivi di studio a farsi sostituire. Così mi trovo faccia a faccia con mio figlio, divenuto il mio istruttore. Lui motivato e disciplinato, io inerme. Senza badare al rapporto di parentela, non indulge affatto alla tolleranza, ma mi sprona a ripetere la sessione degli esercizi, come da scheda. Non so se ridere o piangere, ma con Saul non si scherza. Ho di fronte una massa di muscoli impressionante, costruita con tenacia e costanza. Io non mi prefiggo obiettivi straordinari, mi basta non impoltronirmi, sperando di mantenermi attiva e autonoma, il più a lungo possibile. Resto in contatto con l’abile chirurgo Giovanni Grano, il gentile ortopedico Guido Mazzocato e il fisioterapista Federico Zalunardo che mi ha seguita nella riabilitazione. Da Insegnante ad allieva non è male, se il benessere è il pedaggio da pagare.

Salute e Benessere

Oggi 7 Aprile è la Giornata Mondiale della Salute, introdotta nel 1948 dall’organizzazione Mondiale della Sanità per riflettere su questo tema, considerato all’Art.32 della nostra Costituzione come bene individuale e collettivo. “Come stai?” è la prima domanda rivolta ad una persona che si rivede/sente dopo un po’ di tempo, a conferma dell’importanza dello stato. La risposta di solito è generica, alludendo all’assenza di malattia o infermità. Per ‘salute’ l’OMS intende uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano, “in un mondo pacifico, prospero e sostenibile” come auspicato in uno slogan. E qua casca l’asino, perché a incidere sul benessere ci sono situazione politica, stress, abitudini dannose e uno stile di vita non salutare. Questo ‘a casa nostra’, nel Belpaese. Se guardiamo fuori dai confini, guerre, catastrofi naturali e via discorrendo scavalcano qualunque ipotesi di benessere. Ritorno ‘a chilometro zero’ e cerco risposte dai mie contatti. In un messaggio leggo “La vita non è perfetta, ma le piccole cose la rendono meravigliosa” che mi pare in linea con “l’arte dei piccoli passi” citata da Antoine de Saint-Exupery nel suo capolavoro Il Piccolo Principe. Per quanto mi riguarda, in una scala da zero a dieci (modalità che usavo anche a scuola) ritengo di godere di buona salute e incrocio le dita affinché duri. Il benessere è di buon livello, offuscato dalla situazione di incertezza attuale, mentre non demorde un’ansia sottile per l’involuzione dei rapporti umani. Considero la solitudine – non l’isolamento – un’occasione per leggermi dentro e poi connettermi più leggera con gli altri. Del resto il motto latino “Beata solitudine, sola beatitudo”/Beata solitudine, sola beatitudine la dice lunga. Saluti e Salute a Tutti!

Il Piccolo Principe compie 80 anni

Il Piccolo Principe compie 80 anni. Lo sento al Tg1 delle otto. Mi complimento con l’autore Antoine de Saint-Exupery, la cui fine misteriosa ha aumentato l’interesse per la sua opera. Il 31 luglio 1944 un bimotore delle forze alleate scompare dai radar: a bordo solo il pilota, lo scrittore appunto (Lione, 29 giugno 1900 – Mar Mediterraneo), impegnato in un volo di ricognizione aerea sul Mar Tirreno. Apprezzato fin dalla sua uscita a New York nel 1943, è il libro più letto dopo la Bibbia e il più tradotto al mondo. Centrale l’incontro tra il bambino biondo/piccolo principe proveniente dallo steroide B 612 e l’aviatore/pilota precipitato nel Sahara. Da adolescente, mi era sembrata una storia strampalata. Solo da adulta ho colto la morale del libro, insita nell’invito a guardare il mondo con gli occhi del cuore, dato che “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”: questo il segreto che la volpe svela al piccolo principe. Si tratta di una fiaba filosofica che fa riflettere sul senso della vita e sui legami affettivi, quali l’amicizia. Un invito a riscoprire la meraviglia dell’infanzia, contro l’aridità e il materialismo degli adulti. Perciò destinato a un vasto pubblico transgenerazionale. Con i tempi che corrono, lo farei leggere o rileggere a tanti megalomani che inquinano il quieto vivere e coltivano disva lori anziché valori. Mi riprometto di rileggerlo anch’io, sebbene sia portata per storie più realistiche. Comunque l’autore, formidabile aviatore ha riversato in altri scritti le conoscenze ed esperienze maturate nei lunghi viaggi, ad esempio nel romanzo Vol de nuit/VOLO DI NOTTE e l’aviatore.(1931) e TERRA DEGLI UOMINI (1939). Considerato uno degli autori più influenti del XX secolo, fonde la passione per l’aviazione con una profonda riflessione umana.

Pasqua e tulipani 🌷

La parola Pasqua ha radici ebraiche, indica “passaggio oltre”. Il significato cristiano rappresenta la resurrezione di Cristo, mentre il significato metaforico indica rinnovamento, su cui mi soffermo. Mentre scrivo sono in studio da cui vedo le due piante dell’ingresso: il Ciliegio giapponese, con la chioma rosata e il Ciliegio da frutto che sembra una nuvola bianca. I campi parzialmente arati davanti, il camposanto sulla destra. Se alzo lo sguardo, distanti e protettive si elevano le cime del Massiccio del Grappa. Il paesaggio che ho sott’occhio mi pare una metafora della vita, dalla terra al cielo, attraverso trasformazioni e rinascita. Tra i simboli della Pasqua ci sono l’uovo o pulcino, l’agnello, la colomba, l’ulivo… e il tulipano, “fiore perfetto” da donare in questo periodo. Io ho degli esemplari in giardino, rossi, gialli e striati. Giusto ieri ne ho raccolto un bouquet, da ammirare in casa. Da sempre apprezzo questo fiore discreto che si apre di mattina e si chiude la sera, un po’ misterioso, affascinante. Gli ho dedicato una delle prime poesie, finita nello scomparto segreto di una borsetta. Rimedio con dei versi di Marianne Williamson (Huston, 8/7/52), scrittrice e attivista statunitense. Un tulipano/non combatte/per impressionare nessuno./Non combatte per/essere diverso da una rosa./Non ne ha bisogno./Perché è diverso/E c’è spazio nel giardino/per ogni fiore… Ognuno cerca il suo posto come il fiore nel prato. Buona Pasqua a Tutti! 🌷

Concorso interessante

Il sabato per me significa appuntamento fisso (da oltre 40 anni) dalla parrucchiera Lara a Possagno, dove ho abitato da ragazza. Facile dedurre che il rapporto è professionale, ma anche amicale. Infatti lo scambio di notizie è reciproco, consentendomi di mantenere un sottile legame col passato. Sotto il casco mi concedo la lettura del settimanale OGGI che era il preferito di mia mamma. Del giornale apprezzo soprattutto le rubriche che mi offrono spunti per scrivere il mio post quotidiano. Quello odierno di Luigi Garlando, intitolato NIENTE TELEFONO E FAI VACANZE GRATIS consente una riflessione alla vigilia pasquale, mentre circa nove milioni di Italiani saranno in vacanza. Nonostante le incertezze internazionali e i rincari, il turismo tiene, con una spiccata preferenza per il turismo di prossimità. La maggior parte resta in Italia, mentre il 15 per cento opta per l’estero. L’articolo menzionato sopra parla di un concorso per vincere una settimana gratis in Finlandia, parte orientale dei laghi. Per partecipare, basta postare una storia, spiegando perché e cosa l’interessato potrebbe fare durante il soggiorno nella natura finlandese. Unica condizione: rinunciare a telefonino, tablet e qualsiasi connessione tecnologica. In cambio di escursioni in bici o canoa, passeggiate nei boschi, mangiare cibi naturali in un bel cottage in riva al lago. Tra i partecipanti al concorso, saranno scelti 12 vincitori che si godranno il premio la prossima estate. Se non dovessi badare ai miei conviventi felini, ci farei un pensierino. Trovo appetibile il premio e molto azzeccata l’idea del vincolo per usufruirne. Staccare dal quotidiano può essere salutare e addirittura salvifico sperimentarlo in Finlandia, eletta per la nona volta consecutiva la nazione più felice del mondo.

Fioriture primaverili

C’è un momento della giornata ideale per fotografare i fiori: quando il sole cala all’orizzonte e si allungano le ombre. È ciò che ho sperimentato ieri pomeriggio, verso le 18.30. Prima di ritirarmi in casa, dopo aver letto un’oretta sotto il portico ho notato che il sole era tornato – infatti la giornata non è stata granché – e valeva la pena fare qualche scatto. Soggetto privilegiato la Camelia che in un paio di giorni si è imbottita di fiori, mentre quelli del Glicine sono sul punto di aprirsi. I Tulipani sembrano soldatini a difesa del giardino. Le Ortensie si sono vestite di tante belle foglie, in attesa di abbozzare i capolini. Sono sbocciati un paio di fiori della Magnolia, ai piedi della quale fanno corona i Mughetti. È uno stupore constatare la bellezza della natura nella varietà delle sue espressioni. Se la godono anche i gatti che scorazzano tra le pratoline e si inerpicano sull’Albicocco con invidiabile agilità. Soggetti difficili da fotografare, a differenza dei fiori, ai quali ho dedicato una sezione della mia Silloge di fotografia e poesia Natura d’oro che mi sono ‘regalata’ al momento della pensione. Torna utile riportare la poesia Mughetti Lame verdi/proteggono/pudiche corolle/dai dardi focosi/del sole./Basta un tocco,/un colpo d brezza/una carezza/e si sparge dintorno/un’aura di freschezza.// In attesa che i profumatissimi fiori fioriscano a Maggio, ricordo che la pianta è legata alla Festa del Lavoro. Pianta perenne, ama l’ombra e i terreni umidi. Infatti la mia, oltre che sotto la Magnolia è anche in vasi sopra la fontana sotto la vite di uva fragola. Ci sono affezionata, perché in origine la pianta di Mughetti era di mia mamma. Dopo la sua dipartita, l’ho portata a casa mia dove si è adattata e continua a farmi visita con i bianchi campanellini di anno in anno.

Mostre – Mercato di Piante e Fiori

Giovedì molto intenso, tra ufficio postale, bar, supermercato, mercato locale. Partita poco dopo le otto, torno sul mezzogiorno, un po’ frastornata e incredula che ci sia tanta gente in giro. Effetto prossima Pasqua? Potrebbe essere, ma non mi toccano tavolate di parenti e viaggi brevi. Mentre penso al post da scrivere, sul tablet scorrono alcune proposte diversive. Mi soffermo sulla XIV Edizione “Di Rara Pianta”, sabato 11 e domenica 12 Aprile 2026, al Giardino Parolini di Bassano del Grappa (ingresso gratuito – orario 9 – 19). Per chi non lo sapesse, il Giardino Parolini è un orto botanico storico, situato nel centro di Bassano, fondato nel 1805 da Alberto Parolini (1788 – 1868), botanico illustre su un terreno adiacente alla casa paterna. D’estate, tra lucciole e versi di rane si può godere del cinema all’aperto, cui ho partecipato diverse volte. “Di Rara Pianta” è un evento florovivaistico di prestigio, un’esclusiva mostra – mercato di piante e fiori che si tiene solitamente nel mese di Aprile. Non potevo farmela scappare. Infatti ho presenziato alle prime edizioni e la raccomando a chi non la conosce. Con l’occasione, ho potuto rivedere compagni di scuola e documentarmi sull’argomento. Ma stavolta credo passerò la mano, perché a casa ho realizzato il mio piccolo eden. Inoltre, nel vicino paese di Cavaso del Tomba, nel Centro Cittadino Caniezza – praticamente a un tiro di schioppo – domenica 12 Aprile si tiene il 19esimo Cavaso in Fiore. Troppa roba? Beh, non per nulla nel calendario romano Aprile è il mese che identifica Afrodite, la dea greca dell’amore, della bellezza e della fertilità, corrispondente alla romana Venere. Di giorno in giorno la natura si svela con la bellezza di forme, colori, profumi da apprezzare con tutti i sensi.

Furto d’Arte

Il Liceo Artistico sarebbe stato una buona opzione per me che mi iscrissi al Liceo Classico, scelta peraltro non rinnegata, nonostante cinque anni di immani fatiche. Il 27 marzo scorso è stata la Notte Nazionale del Liceo Classico, XII edizione, legata ad un Concorso vinto dall’Istituto Superiore Statale “G. Marconi” di Conegliano Veneto. I primi due anni della scuola superiore, tra le materie del Ginnasio c’era Storia dell’arte, specialità della ‘mitica’ professoressa Pilo. La premessa, per introdurre l’argomento di oggi, sintetizzato dal titolo: Colpo grosso al museo: Renoir sparisce a Parma La storia dei furti d’arte di Nicoletta Orlandi Posti, letto sul quotidiano Libero di lunedì. Sconcertante che ogni anno vengano trafugate circa 500 opere. Una settimana fa è toccato ai tre capolavori francesi: Les Poissons di Pierre – Auguste Renoir, Natura morta con ciliegie di Cézanne, Odalisca sulla terrazza di Matisse, tre capolavori dalla Collezione della Fondazione Magnani – Rocca, nella “Villa dei Capolavori” a Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma. Si tratta probabilmente di un furto su commissione, considerato che le tre opere sono famosissime, non destinate al mercato. Sposto l’interesse su Luigi Magnani (Reggio Emilia, 29/1/1906 – Mamiano, 15/1/1984), collezionista, critico d’arte, musicologo e scrittore italiano. Nel 1973 vinse il Premio Selezione Campiello col romanzo Il nipote di Beethoven. Il padre Giuseppe era un imprenditore agricolo e titolare di un’industria casearia. La madre Eugenia Rocca proveniva da una nobile famiglia della Liguria. Laureatosi in Lettere moderne, Luigi divenne amico del pittore bolognese Giorgio Morandi che gli vendette o donò numerose opere d’arte, molte delle quali ospitate nella Collezione della Villa. L’opera letteraia Il mio Morandi uscita nel 1982 (Magnani morì due anni dopo) testimonia l’amicizia tra i due personaggi e quanta linfa può scorrere tra gli artisti.