Il Liceo Artistico sarebbe stato una buona opzione per me che mi iscrissi al Liceo Classico, scelta peraltro non rinnegata, nonostante cinque anni di immani fatiche. Il 27 marzo scorso è stata la Notte Nazionale del Liceo Classico, XII edizione, legata ad un Concorso vinto dall’Istituto Superiore Statale “G. Marconi” di Conegliano Veneto. I primi due anni della scuola superiore, tra le materie del Ginnasio c’era Storia dell’arte, specialità della ‘mitica’ professoressa Pilo. La premessa, per introdurre l’argomento di oggi, sintetizzato dal titolo: Colpo grosso al museo: Renoir sparisce a Parma La storia dei furti d’arte di Nicoletta Orlandi Posti, letto sul quotidiano Libero di lunedì. Sconcertante che ogni anno vengano trafugate circa 500 opere. Una settimana fa è toccato ai tre capolavori francesi: Les Poissons di Pierre – Auguste Renoir, Natura morta con ciliegie di Cézanne, Odalisca sulla terrazza di Matisse, tre capolavori dalla Collezione della Fondazione Magnani – Rocca, nella “Villa dei Capolavori” a Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma. Si tratta probabilmente di un furto su commissione, considerato che le tre opere sono famosissime, non destinate al mercato. Sposto l’interesse su Luigi Magnani (Reggio Emilia, 29/1/1906 – Mamiano, 15/1/1984), collezionista, critico d’arte, musicologo e scrittore italiano. Nel 1973 vinse il Premio Selezione Campiello col romanzo Il nipote di Beethoven. Il padre Giuseppe era un imprenditore agricolo e titolare di un’industria casearia. La madre Eugenia Rocca proveniva da una nobile famiglia della Liguria. Laureatosi in Lettere moderne, Luigi divenne amico del pittore bolognese Giorgio Morandi che gli vendette o donò numerose opere d’arte, molte delle quali ospitate nella Collezione della Villa. L’opera letteraia Il mio Morandi uscita nel 1982 (Magnani morì due anni dopo) testimonia l’amicizia tra i due personaggi e quanta linfa può scorrere tra gli artisti.
Bellezza a metro zero
“È timidamente Primavera” è la didascalia che accompagna una foto inviatami ieri da Erica che oggi mi rassicura “È solo questione di un paio di giorni…” comunque la nuova stagione si è messa in viaggio. Lo noto nel mio giardino: sono sbocciati i Tulipani e il Ciliegio giapponese è punteggiato di gemme rosa che a breve si apriranno in splendidi fiori. Quelli della Camelia danno spettacolo già da qualche giorno e su un ramo della vecchia Magnolia è comparso un involucro rosato che si trasformerà in un calice fiorito. La bellezza è a portata di mano e non me la lascio sfuggire. Devo anche esercitarmi a fare foto con lo smartphone che mi ha relagato Saul per il mio recente compleanno (dice che il mio è datato), così appena vedo qualcosa di nuovo a metro zero, esco e faccio click. Non sto tanto a guardare se la luce è giusta e il soggetto ‘collabora’; la mia soddisfazione sta nel fermare l’attimo, su cui intervenire successivamente con una descrizione, oppure una poesia. Sono una fotografa dilettante che cerca nella foto un’emozione da descrivere. Ho realizzato la migliore l’altra sera al crepuscolo, quando gli ultimi raggi hanno accarezzato i fiori bianchi del Ciliegio. Una soddisfazione immortalare tanta bellezza fatta di luce, colore… e attesa del frutto che verrà. La scorsa primavera le piogge torrenziali avevano fatto abortire la pianta, negandomi il piacere di gustare le mie ciliegie. Stessa sottrazione per le susine goccia d’oro e l’uva fragola. Ogni lunedì oompero frutta e verdura al supermercato, ma non c’è paragone con quella che matura sotto gli occhi a casa propria o nel podere, per chi ce l’hai! Una buona alimentazione passa anche attraverso gli occhi e il tatto. Non ultimo, il contatto con l’obiettivo.
Saluti dal tetto
Di rado metto la sveglia da quando sono in pensione, anche se mi è rimasto incorporato l’orario di servizio e tendo ad alzarmi presto. Tuttavia stamattina aspetto che arrivi qualcuno a sostituirmi dei coppi rotti sul tetto. Anche la copertura ha bisogno di un’attenta manutenzione. Nei panni di proprietaria mi sento responsabile ma incompetente, perciò contatto chi di dovere. Alle sette sono in cucina e mi preparo il cappuccino, tenendo il volume della televisione al minimo per sentire quando suonano al campanello, previsto per le sette e trenta. Nel mentre sento dei rumori sul tetto ed intuisco che qualcuno ci stia camminando sopra: guardo l’orologio che non segna ancora le sette e trenta, segno che una persona si è messa al lavoro senza disturbarmi. Infatti davati al portico è stata sistemata la scala e noto dei pacchi di coppi sul prato. Mi sporgo per vedere chi c’è lassù e saluto con la mano un giovane con cui scambio il buongiorno. La cosa sorprendente è che si tratta di un mio ex alunno; lo scopro quando scende e scambiamo due parole. È Edoardo, un bel ragazzo col ciuffo biondo ed il sorriso aperto. Era anche bravo a scuola. Ma non è finita: il collega che sta sul tetto a togliere i coppi rotti è un altro mio ex alunno, Roberto, più grande, con barba e berretto. Quando scende, taglia alcuni coppi con un attrezzo chiamato ‘tranciacoppi’ perché il più corto deve tenere fermi i due regolamentari (se ho capito bene). Insomma, due ex studenti mi fanno scuola a domicilio su un argomento che non conosco. A riprova che c’è sempre da imparare. Un incontro che si trasforma in uno scambio di memorie e di esperienze. Anche Davide, il figlio dell’impresario, è un mio probabile ex allievo. Un concentrato di efficienza e di belle speranze.
“Il capolavoro della natura”
[ ] Lollymi è tornata! La splendida gatta di Pia, due anni, manto melange, sterilizzata era sparita da casa venerdì mattina, da cui non si era mai allontanata. Abbandonata da cucciola nei pressi del cimitero di Caerano, era stata ‘adottata’ da Pia, con reciproco scambio di affetto. Chi ama gli animali e ha la fortuna di conviverci, sa quale posto occupino nel cuore dell’umano che se ne prende cura. Io ho un occhio di riguardo per i gatti, con cui mi è facile comunicare. È lungo l’elenco degli amici felini che mi hanno fatto buona compagnia fin dall’infanzia. Adesso rispondono al nome di Grey, Pepita e Fiocco (malandrino). Anche tra i miei contatti, parecchie persone possiedono o hanno posseduto almeno un gatto, animale che Leonardo Da Vinci ammirava profondamente, definendolo “Il capolavoro della natura”. Anche in ambito letterario, il felino domestico ha ispirato poeti e scrittori, interessando pure la pubblicità. Trovo nel gatto un concentrato di caratteristiche: è agile, flessuoso, elegante, bello… ma mi attrae soprattutto il carattere indipendente e per niente remissivo. Dev’essere per questo che Lollymi ha deciso di prendersi la libertà d fare un’escursione di circa una trentina di ore, gettando nel panico la sua umana e il vicinato che nel mentre si è adoperato nella ricerca. Superfluo ricordare il feeling che si stabilisce tra un animale e una persona, specie se sola. La pet-therapy è la pratica terapeutica che utilizza gli animali domestici, per ridurre ansia e stress. Noi gattare abbiamo il ‘medico’ a domicilio: sulla sedia, ai piedi del letto, acciambellato da qualche parte. Basta accarezzarlo e fornisce la cura delle fusa. 🙂↔️
The Voice Generations
Gilda e Jessica del team Loredana vincono la seconda edizione di The Voice Generations, cantando “Proud Mary” nella versione di Tina Turner. La Berté, a ragione definisce la performance delle due amiche “pazzesca” e aggiunge che: “Quando le donne si mettono assieme, non ce n’è per nessuno”. Mi sono goduta lo spettacolo fino alla fine, mezzanotte suonata, apprezzando i finalisti Antonio e Flora, Sara e Matilde, Paola e Francesco. Una premessa: il programma è una ‘costola’ di The Voice, format internazionale tra i più visti al mondo creato da John de Mol. Ha debuttato sul mercato nel 2022, ottenendo un successo immediato a livello internazionale. Non sono una critica del settore, ma mi piace parecchio perché combina talento dei concorrenti e storie private con equilibrio, lasciando allo spettatore farsi una idea complessiva. Durante il lungo percorso il programma, condotto con maestria da Antonella Clerici ha considerato concorrenti ‘senior’, ‘kids’ e ‘generations’, valorizzando l’arte canora e interpretativa in tutte le età. In quest’ultima versione, le coppie intergenerazionali si esibivano sotto l’egida di una squadra/team che apparteneva a Rocco e Clementino, Arisa, Nek, Loredana Bertè. La professionalità e simpatia dei giudici sono stati ingredienti preziosi. Il pubblico in sala e da casa ha fatto il resto. Quindi, una somma di ingredienti per uno spettacolo di livello. I concorrenti meriterebbero una storia a parte: mamma e figlio/a, zia e nipote, amiche e sorelle, allievo e maestro… che contivano il piacere del canto e lo donano al pubblico. Il successo del programma non è un caso e nemmeno la popolarità ottenuta dai concorrenti. Conto in una prossima edizione.
Vincita contesa
Una notizia curiosa mi distrae dall’attualità pesante. L’8 Marzo, a Carsoli (AQ) un biglietto da 5 euro ne restituisce 500.000 alla donna cui è stato offerto, insieme con un caffé. Solo che lei si rende irreperibile, non disposta a condividerlo con il donatore. Sembrano gli ingredienti di una storia boccaccesca, ma i protagonisti non sono una coppia di fidanzati. Lei non è una fanciulla che fugge con il malloppo, bensì una signora 70enme che un signore 60enne al bar omaggia del piccolo dono, trasformatosi in una miniera d’oro. Dato che lui ha acquistato il biglietto, ne reclama una parte. Lei lo ha depositato subito in banca e lui si è rivolto a un avvocato. La dea bendata, allegoria della fortuna è andata oltre, seminando contrasti e malessere. La vicenda è approdata sulle TV nazionali. Stamattina l’ho sentita anch’io, compreso il parere di un legale intervistato: se il biglietto è stato regalato, non c’è nulla da fare, ne beneficia chi lo ha ricevuto in dono. Mi piacerebbe sapere il dietro le quinte della fortunata signora che si è data alla macchia. All’incirca mia coetanea, avrà dei familiari che potrà sistemare, oppure vorrà concedersi dei viaggi solo fantasticati. Comunque sia, una vincita eccezionale può creare problemi di gestione e anche di relazione nel proprio ambiente familiare e professionale. Credo sia molto più salutare il guadagno che una persona riesce ad accantonare con le proprie forze. Lo ‘zio d’America’ – che pure ho avuto – non ha lasciato traccia. Non me ne rammarico, anzi dissuadevo mia madre dall’acquistare biglietti della lotteria collegati a trasmissioni canore. Per fortuna, non ha mai vinto.
Quiz linguistico serale
Dalle 19 alle 20 sono in cucina dove ascolto il telegiornale su Rai3 mentre mi preparo la cena. Quando arriva il telegiornale regionale, di solito giro sul primo canale per seguire La Ghigliottina, parte finale dell’Eredità, gioco linguistico che trovo interessante, in onda da oltre vent’anni (dal 29 luglio 2002) e attualmente condotto da Marco Liorni. Qualche volta ho indovinato la parola chiave anch’io. Partecipo alla vittoria del concorrente, in cui talvolta mi immedesimo. Pacifico che faccio il tifo per quelli bravi, di qualsiasi età. Ieri sera ha vinto la bella somma di 40.000 euro Giulia, liceale diciottenne da Torri di Quartesolo (VI). La passione per il quiz è condivisa in famiglia tra lei e i genitori. Quando il conduttore la invita a dire qualcosa ai suoi, con naturalezza esclama: ‘Mamma, papà… ho vinto!”, notizia che i genitori sicuramente hanno appreso in contemporanea dal televisore. A parte il talento e la vincita considerevole, mi è piaciuta questa uscita dal sapore primigenio, per usare una parola riferita alla specialità dei sentimenti che immagino sostengano questa famiglia. Infatti è abbastanza raro che un figlio/a diciottenne studente dia una grande soddisfazione ai familiari, essendo per la maggior parte in veste oppositiva. Per fortuna ci sono bravi ragazzi, impegnati nello studio e nel volontariato.Tuttavia prevalgono le notizie negative con protagonisti adolescenti o poco più che fanno cadere le braccia. Per oggi intendo restare nei confini di una buona notizia, certa che ognuno dei lettori potrà colmare la mia lacuna. Complimenti alla giovanissima concorrente e pure ai Genitori che l’hanno educata al piacere della parola.
Musica e Poesia in Gino Paoli
Gino Paoli, maestro della canzone d’autore: è il titolo che scorre in sovrimpressione sul TG4 durante la trasmissione pomeridiana Diario del giorno, condotta da Sabrina Scampini che ricorda l’artista genovese morto ieri a 91 anni; il 21 novembre scorso ci aveva lasciato Ornella Vanoni, sua amica, musa e amante. Sì definiva ‘anarchico della vita’ e infatti le sue vicende personali sono intessute di eccessi e di amori. Evidentemente con le donne ci sapeva fare, sebbene non fosse un adone. La gentilezza era una sua arma. Trattandosi di un cantautore, a me interessano le sue opere che sono poesia in musica. Gli viene riconosciuto il merito di avere trasformato la canzonetta in un’opera d’arte. Classici intramontabili sono “Il cielo in una stanza”, “Senza fine” e “Sapore di mare”. Altri brani di grande successo sono “Che cosa c’è”, “Quattro amici” e “La gatta” (1960), il suo primo successo su cui mi soffermo, essendo io un’amante dei gatti. Il brano all’inizio vendette poco, ma poi divenne un grande successo, cantato da altri cantanti tra cui Mina nel 1961. Il cantautore nel 2012 ne aveva fatto un libro per bambini in età prescolare. È una canzone autobiografica che ricorda il passato felice prima del successo, nella sua casa a Boccadasse in Salita Santa Chiara dove Gino aveva “una vecchia soffitta vicino al mare/con una stellina , che ora non vedo più”. Gli faceva compagnia la sua amata gatta “Ciacola” che aveva una macchia nera sul muso. Nostalgia per una vita semplice che non si inquadra nella dimensione temporale successiva. Adesso che ci penso, il legame donna – felino è caro a molti poeti, tra cui Charles Baudelaire, autore della celebre poesia Le chat/il gatto tratta da I fiori del male. Il fascino della Poesia emerge dove ci sono sensibilità e talento.
Cedi la strada agli alberi (Poesie d’amore e si terra)
Di buon mattino, quando vado a foraggiare i canarini in ripostiglio, vedo agitarsi i rami di una pianta lungo il marciapiede ai bordi della strada in Via dei tigli, in corrispondenza della mia abitazione. Massimiliano e Antonello, dipendenti del comune che conosco personalmente sono venuti a ‘soccorrere’ la pianta inclinata e pericolante, nel tentativo di raddrizzarla. Quando dalla finestra la vedo in posizione eretta, mi illudo che l’intervento la salvi. Ma dopo pochi minuti, la chioma rossastra si dissolve, accompagnata da inequivocabili rumori del mezzo impiegato per sradicarla. Sono ancora in pigiama, ma con una scusa apro il cancello di servizio, esco per verificare e in qualche modo salutarla. È già la quarta della zona urbanizzata che se ne va. Certo, anche le piante muoiono – e soffrono, talora per comportamenti vandalici – ma confesso che mi dispiace. Un paio di giorni fa, per ilu mio compleanno Mariuccia mi ha regalato una raccolta di poesie intitolata “Cedi la strada agli alberi” di Franco Arminio (Bisaccia, 19 febbraio 1960), poeta, scrittore e regista italiano. La mia amica è un’attenta lettrice e io scrivo poesie. Non è un caso se i due eventi si intrecciano. Noto che il titolo è l’ultimo verso della prima poesia della raccolta; lo considero una sintesi del contenuto e dell’evento descritto sopra. Riporto la poesia a beneficio del lettore. Pensa che si muore/e che prima di morire tutti hanno diritto/a un attimo di bene./Ascolta con clemenza./Guarda con amminirazione le volpi,/le poiane, il vento, il grano./Impara a chinarti su un mendicante,/coltiva il tuo rigore e lotta/fino a rimanere senza fiato./Non limitarti a galleggiare,/scendi verso il fondo/anche a rischio di annegare./Sorridi di questa umanità/che si aggroviglia su se stessa./Cedi la strada agli alberi.//
Oggi, risotto!
Reduce dal pranzo di compleanno, oggi mi faccio conquistare dalla pagina Mangiare bene Nordest, del Corriere del Veneto dedicata ai risotti. Sotto la foto di un invitante piatto troneggia il titolo Risotti di stagione (e contemporanei) con porro, coniglio, liquerizia o piselli, burrata e menta? che nella varietà mi disorienta, ma mi piacerebbe provare. Intanto per oggi preparerò quello con i piselli, meglio noto in veneto come risi e bisi. Famosi i piselli freschi di Borso del Grappa e la Mostra Mercato dedicata che si tiene ai primi di Giugno in P.zza Sant’Eulalia. La raccolta dei bisi/piselli avviene solitamente tra Maggio e la prima metà di Giugno. Va da sé che la “Festa del Biso” è un’occasione per gustare questo prodotto del territorio che ha una sua storia: arriva in Italia nel 1253, nel Veronese nel 1500 grazie ad alcuni contadini in fuga dalle milizie francesi e spagnole in guerra. La produzione iniziò ad Isola della Scala. Oggi si estende su 524 ettari tra le province di Verona e Mantova. Venendo a me, mi considero una ‘risottona’ perché è il primo piatto che preferisco, specie nelle varianti con lo zafferano, con gamberi e zucchine, con gli asparagi… e qua mi fermo, se no mi viene l’acquolina in bocca. A mio padre piaceva quello con le patate, a mia madre quello alla pescatora, perciò credo si tratti di una adesione familiare al primo piatto tipico del Nord Italia. Ammetto che farlo richiede più attenzione rispetto a un piatto di pasta, ma a casa mia non c’è paragone: lo consumo volentieri più volte alla settimana. Quando ho i tempi stretti, lo compero pronto, cercando tra le proposte più semplici e naturali, il che succede di frequente, confermato dalla quantità di contenitori in plastica accumulati dove basta scaldarlo. Se anche non si tratta di Dimmidisì, la sottoscritta considera il risotto un ottimo piatto.
