Mi accingo a scrivere il post di oggi, Giornata dedicata alla Commemorazione dei Defunti in ritardo, anzi quasi lo davo per perso, perché ho trovato il caricabatterie ‘morto’ , con tablet e smartphone fuori servizio. Per fortuna ho rimediato, acquistandone un altro. Un pensiero fin troppo facile, è che tutto ha una data di scadenza, cose e persone. La giornata merita una riflessione sulla vita e sulla morte. Mi viene in aiuto Sant’Agostino, con la celebre frase: “La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come se fossi nascosto nella stanza accanto…” attribuita a lui, ma in realtà si deve al canonico anglicano Henry Scott Holland (1847 – 1918) che la pronunciò nella cattedrale di St Paul a Londra nel 1910, in occasione della morte di Re Edoardo VII. L’equivoco non distoglie dall’interrogarsi. Per restare in ambito letterario, ‘giro la domanda ‘ a Foscolo e Leopardi. Per Ugo la morte h un doppio volto: il nulla eterno e una pace consoltrice. Giacomo ne parla nella Canzone Amore e Morte, come di “gemelli’ generati dal destino che entrambi donano all’uomo momenti di grandezza e di sofferenza. Nel privato mi chiedo spesso quale sarebbe il punto di vista dei miei cari defunti al riguardo, quelli mancati da molti anni e anche di recente. Per quanto e come li ho conosciuti, li immagino appagati di esserci stati, serenamente entrati in una nuova dimensione dove ci attendono. Preferisco gli ‘altarini’ domestici, piuttosto che le tombe tirate a lucido in cimitero per la ricorrenza odierna. Termino con il pensiero di Serena Takdeer (aforista e poetessa italiana) giunto con i saluti stamattina: E mi piace pensare che un soffiio di vento all’improvviso sia la carezza di chi non è più tra noi.
Novembre, di Giovanni Pascoli 🍁
[ ] “È l’estate, fredda, dei morti” I poeti mi aiutano a dare senso al quotidiano. Stamattina lo fa Giovanni Pascoli, con la poesia Novembre (1891) che trascrivo di seguito. Non la commento, per lasciare al lettore elaborare una sua riflessione. Mi limito a sottolineare il contrasto tra le stagioni della natura e la ricaduta che producono nell’animo. Dal punto di vista strutturale, si tratta di tre strofe, ognuna di quattro versi (tre endecasillabi e un quinario) con rime alternate. Le immagini visive, olfattive e sonore accompagnano il lettore dal paesaggio luminoso iniziale alla desolazione della parte centrale, fino al silenzio e al riferimento della morte nell’ultima strofa. Data la giornata odierna, personalmente valorizzo proprio questa. Novembre Gemmea l’aria, il sole così chiaro/che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,/e del prunalbo ll’odorino amaro/senti nel cuore…/Ma secco è il primo, e le stecchite piante/di nere trame segnano il sereno,/e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante/sembra il terreno./Silenzio, intorno: solo, alle ventate,/odi lontano, da giardin ed orti,/di foglie un cader fragile. È l’estate/fredda dei morti.//
Accantonare prima di spendere
31 Ottobre, Giornata Mondiale del Risparmio. È un po’ anacronistico parlare di risparmio in tempo di vacche magre, tuttavia ci provo. Quando ero in terza elementare, ricordo un salvadanaio massiccio e grigio che catalizzò la mia attenzione, insieme con persuasive parole di circostanza. Conservo una foto in bianco e nero, scattata mentre recito una poesia durante una giornata legata al risparmio. Infatti, negli Anni Sessanta l’educazione al risparmio tra i banchi di scuola, incentrata sulla “Giornata Mondiale del Risparmio” , celebrata il 31 Ottobre era un vero e proprio rito collettivo. Poi è subentrato il boom economico e il risparmio è caduto in disuso. Rimane uno strumento di protezione contro l’aumento del costo della vita, ma chi riesce a risparmiare è bravo. Giusto ieri si è tenuto in tutta Italia un grande sciopero generale e manifestazioni contro il caro vita. Pensando a chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, non oso lamentarmi. Però riconosco che fare la spesa, ogni settimana è un salasso. Pur comprando all’incirca le stesse cose, ogni settimana le scopro aumentate, ma non in maniera omogenea. Ad esempio, la miscela per i canarini – ne ho cinque – costa rispettivamente 1 euro, 2.15 e 3 in altrettanti posti. È evidente che qualcuno ci fa la cresta. La frutta è sempre più cara e meno saporita. Altrettanto la verdura. Cappuccino e cornetto spaziano tra 3.20 e 3.40 ed è lievitato anche il prezzo della pizza, compreso il contenitore per l’asporto. Non so come se la passino i ristoratori della zona, ma intuisco il motivo per cui forniscono pranzo e cena solo il fine settimana. Ovvio che sono aumentati anche i costi di gestione, compreso il personale. SulGazzettino odierno: Il vademecum Accantonare prima di spendere e “zero ansia”.
Arte in visita
Oggi non faccio da mangiare e questa è già una soddisfazione per me che sono poco portata per i fornelli. Sarò a pranzo con le mie cugine Giuliana, Luisa, Morena, Lucia, gentilmente accompagnate dal cugino Loris Cusin. Il motivo è da rintracciare nell’albero genealogico e nella produzione artistica della defunta zia Maria Cusin (Orsago, 24.01.1916 – 11.03.2005), sorella di mio padre Arcangelo (Orsago, 16.08.1922 – Possagno, 2.04.1981) Riceverò dei quadri della zia che aggiungerò a quelli già in mio possesso. Il passaggio di mano mi emoziona, sia perché ho conosciuto la persona, sia perché nutro molta ammirazione per chi investe nell’arte. Maria Cusin lavorava alle Poste, era nubile e trasferiva le sue emozioni in molte tele dove prevalgono ritratti femminili. L’anno dopo la sua morte, il primo novembre 2006, la professoressa Lorena Gava ha inaugurato la Mostra Antologica delle sue opere, che ammirai insieme con mia mamma e mio cugino Camillo. Insomma, una parente artista che mi fa visita attraverso le sue opere. La mia ‘arte’ abita tra le parole che uso per ‘ritrarre’ brevemente le cugine. Giuliana ha ereditato l’attitudine a dipingere; Luisa ama i fiori ed è la prima che invia i saluti al mattino; Lucia ha creato il gruppo su WhatsApp e tiene i contatti, Morena è una specialista nel fare torte, mentre Loris ha una lungo esperienza nella coltivazione di funghi champignon. Peccato che abitino a una settantina di chilometri che per me, miope forte e invecchiata rappresentano una lunga distanza. Comunque oggi, penultimo giorno di Ottobre si fa festa!
Il Giudice Ragazzino, Beato Rosario Livatino
Mi sto disabituando ad andare al bar per leggere le notizie. Mi arrivano prima sul tablet oppure le sento da radio e tivù. Non avendo un padrone, scelgo da me l’argomento o il fatto di attualità da considerare, essendo il mio blog un diario online riservato a una ristretta piazza, con accesso autorizzato. Mi tengo cari i contatti fedeli, Lucia in testa. Prendo atto serenamente di chi entra e chi esce. Nel complesso, dal pomeriggio fino a sera inoltrata ho chi mi fa compagnia da remoto, rispondendo al post anche a tarda ora. Ovviamente non è obbligatorio, però mi fa piacere che ci sia un riscontro a quello che scrivo. Successivamente l’applicazione mi aggiorna su quante visite, quanti visitatori eccetera, ma ho perso l’abitudine iniziale di andare a controllare. Mi è caro il mio gruppo affezionato che cerco di intrattenere senza annoiare. Se l’attualità non mi ispira, mi rivolgo al calendario che oggi 29 ottobre ricorda il beato Rosario Livatino, magistrato 38enne ucciso dalla mafia ad Agrigento il 21 settembre 1990, per la sua rettitudine morale e la lotta alla criminalità organizzata. Una sua frase famosa: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”. La Chiesa cattolica lo ha definito “martire della giustizia e della fede”. Egli stesso negli scritti personali e nei fascicoli d’indagine annotava la sigla S.T.D/Sub Tutela Dei “sotto la protezione di Dio” perché “La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità, che è la legge dell’amore, amore verso il prossimo e verso Dio”. È stato proclamto Beato dalla Chiesa cattolica il 9 maggio 2021. IRealizzate su di lui le opere ll Giudice Ragazzino (1994) e Livatino. Il giudice e i suoi assassini (settembre 2026) in onda il 9 e 10 novembre p.v.
L’ereditiera e il colibrì
Una volta mi appassionavano i gialli, o meglio i programmi ‘gialli’ tipo quello condotto da Corrado Augias “Telefono giallo”, uno dei programmi più importanti della storia della Rai, andato in onda su Rai 3 dal 29 settembre 1987 all’8 dicembre 1992. Non azzardo paragoni con programmi incentrati su cronaca nera, casi irrisolti e inchieste giudiziarie. Un po’ mi dispiace che alla conduzione di Chi l’ha visto? non ci sia più Federica Sciarelli. Dopo oltre vent’anni capisco che ambisse al meritato riposo. Ora c’è Raffaella Griggi che farà del suo meglio. La premessa per introdurre un caso che non so se sia stato trattato dal programma suddetto, ma che ha tutti gli elementi del giallo profondo, di cui leggo sul CORRIERE DELLA SERA. Mi riferisco alla scomparsa della milionaria colombiana Ana Maria Henao, 40 anni, avvenuta nel 2024 a Madrid, per sospetta mano dell’ex marito David Knezevich, 36 anni, originario della Serbia accusato di averla uccisa. Arrestato in Florida e poi morto suicida in carcere. Ines, la madre di Ana e i fratelli Felipe e Diego sono arrivati sull’Altopiano di Asiago dagli Usa dove gli inquirenti ipotizzano sia stato occultato il cadavere. La famiglia lascia un colibrì di peluche in sua memoria tra i boschi di Cogolio del Cengio, temendo di non ritrovare più il suo corpo. Offrono una ricompensa fino a 25.000 dollari per chi fornisce notizie utili a individuare i resti della quarantenne. Il colibrì era il suo animale preferito. Ana pesava 45 chili per un metro e mezzo, molto bella. Il colibrì simboleggia la gioia di vivere, la leggerezza e la capacità di superare le difficoltà nonostante le piccole dimensioni. Una beffa, per la sfortunata Ana.
Ponte dell’Arcobaleno 🐾
Curiosa ricorrenza il 27 ottobre: è il Giorno degli Animali Defunti, o la Notte degli Spiriti Animali secondo una tradizione messicana che anticipa il Dia de los Muertos per rendere omaggio ai pets scomparsi. Mi sembra un’iniziativa gentile, per niente spaventosa come quella di Halloween che bussa alle porte. Molti gatti mi hanno fatto compagnia dalla prima infanzia fino all’età matura attuale. Andando a ritroso ricordo: Sky, Micia, Puma, Briciola, Ciuffetto d’oro, Minù… e chi si ricorda più gli altri. Però ricordo che a don Federico, parroco di Cavaso del Tomba quando avevo circa sette anni chiesi in confessione se avrei rivisto i miei gatti, periti in strada sotto le auto, preoccupazione che c’entra con il giorno attuale. Non mi ricordo la risposta, ma il contesto fu rasserenante. Aggiungo i cani Luna e Astro e diversi uccellini, sepolti in giardino. Anzi, avevo destinato uno spazio come sepoltura degli amici animali nei paraggi dell’albicocco, con tanto di vasi decorativi sui quali ha preso il sopravvento l’edera. Ma li ricordo tutti, fotografati in diverse situazioni. Puma fa da salvaschermo sul tablet e vederla più volte al giorno mi compensa della sua perdita. Secondo la leggenda, i nostri amati animali tornano a trovarci proprio questa notte. Altra leggenda è quella del Ponte dell’Arcobaleno che collega l nostro mondo a un regno speciale, una sorta di Paradiso ma a misura di animale. Io non allestisco altarini con candele, fiori ed erbe aromatiche come lavanda e rosmarino che richiamano il mondo naturale ed evocano tranquillità e memoria. Ma con Astro, Luna, Sky, Puma e Micia ci parlo. Non escludo mi sentano. Io di certo li tengo nel cuore. 🐾
Tra ora legale e ora solare
Con il cambio dell’ora mi sento un po’ ‘sfasata’, nel senso che mi disturba la sottrazione di luce. Da quanto ne so, nel 2019 il Parlamento Europeo aveva votato a favore dello stop al doppio cambio di orario, ma il provvedimento non è diventato operativo, a causa della indecisone dei Paesi membri. Sta di fatto che il meccanismo è ‘in servizio’ dal 1966 in seguito alla legge n. 503 del 1965. Era già stato adottato nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, per risparmiare energia elettrica e carbone (poi abolito nel 1920). Il motivo principale per cui si continua a passare dall’ora legale a quella solare sta nel risparmio di energia elettrica e per sfruttare meglio la luce nei mesi primaverili ed estivi. Io ci capisco poco, ma mi risulta che ci siano anche degli effetti collaterali negativi, tipo disturbi del sonno, stanchezza e calo di energia. In privato io mi adeguo a gradi. Non cambio subito gli orologi a muro, mentre trovo già a posto il tablet e compagnia bella. Anche il televisore si è aggiornato, mentre devo intervenire manualmente sulla sveglia (che mi serve poco) e altri supporti. Il tempo scorre in maniera inesorabile, eppure noi lo diamo per scontato e quasi non ce ne rendiamo conto. Ho cercato delle frasi sulla vita e sul tempo che passa. Trascrivo quelle che ritengo più significative. Il tempo è ciò che desideriamo di più e anche ciò che usiamo peggio./L’unica cosa che ci appartiene davvero è il tempo. Anche chi non ha nulla lo possiede./Il tempo è la migliore medicina per tutti i mali.// Concludendo, lancette avanti o lancette indietro, qualunque idea abbiamo del tempo, spetta a noi valorizzarlo.
Artisti di strada
Ho una particolare simpatia per gli Artisti di strada, persone di talento che operano all’aperto per offrire bellezza. Non è un caso che segua trasmissioni di stampo artistico, oppure ammiri dal vivo, quando capita un musicista, un pittore, un fotografo, una ricamatrice, un poeta… Le Belle Arti tradizionali sono 7, successivamente estese fino a 10 con l’evoluzione dei linguaggi moderni. A memoria ricordo di aver fotografato a Bassano del Grappa un bravissimo violinista ucraino che si esibiva in piazza durante il mercato settimanale. Diverse estati fa, a Caorle un disegnatore riprodusse da una foto il volto di mia madre su un sasso, diventato un prezioso fermacarte. La premessa, per introdurre la notizia che ho sentito stamattina: una stretta sugli spazi, una riduzione delle concessioni sulle postazioni per pittori, scultori e artisti di strada. Di norma vengono assegnate tramite avvisi pubblici indetti dai singoli Municipi e durano tre anni, non rinnovabili. Dubito che gli artisti di strada dispongano di una bottega dove esercitare l’arte. Forse appartengono a qualche associazione del settore. Li immagino persone libere, svincolate da obblighi di natura burocratica. Infatti gli artisti di strada sono accomunati dall’amore per la libertà. La vita di strada spesso è dura e pericolosa. Esibirsi dinanzi a una platea varia e mobile richiede una buona dose di coraggio, forza e autostima. Doti che emergono dalle storie di persone comuni, come si rileva dal bel programma Dalla Strada al Palco. Non so quale sarà il futuro degli artisti che dovranno fare “armi e bagagl” principalmente da Piazza Navona a Roma, una delle più famose per la presenza di artisti. Tuttavia mi auguro che la loro arte non si disperda.
Amore materno animale
L’asino mi è molto simpatico. Sulla porta dello studio ho la foto di un esemplare, fotografato da mio figlio su un sentiero del Monte Grappa parecchi anni fa. Contrariamente all’uso distorto che ne viene fatto talvolta a scuola per reprimere, lo ritengo animale intelligente ed accomodante, perfino dotato di esemplare spirito materno. È successo di recente a Vittorio Veneto: un’asina ha combattuto fino alla morte contro un branco di lupi, per proteggere il suo piccolo di due mesi. L’asino ha un doppio significato simbolico: da un lato significa umiltà, pazienza, pace e saggezza silenziosa; dall’altro è associato a ignoranza, ostinazione e materialità grossolana. Per me vale il riferimento positivo, con qualcosa di extra. Inevitabile pensare al bue e all’asinello nel presepe. Tornando all’articolo del Gazzettino di qualche giorno fa, mi viene da contrapporlo a quello che riguarda l’infanticidio commesso a Tortona un paio di giorni fa, in un alloggio di social housing da una madre di origine russa ai danni della figlioletta di tre anni. Raccapricciante la modalità: bimba uccisa a coltellate. Mi sono chiesta come trattano in Russia casi analoghi. Per quanti problemi possa avere questa giovane donna che aveva diffidato il padre della sua creatura, non ha avuto un briciolo di pietà per lei. Se avesse avuto notizia dell’asina sbranata dai lupi per difendere il suo cucciolo, chissà se si sarebbe astenuta dall’orribile gesto. Il comportamento virtuoso degli animali può arrivare dove la medicina è inefficace, tant’è che esiste la Per Therapy.
