11 Settembre, data epocale

La drammatica notizia dell’attentato alle Torri Gemelle arrivó come una saetta, mentre andavo dal veterinario per far sterilizzare il cane Luna. Era l’11 settembre 2001, venticinque anni fa, impossibile dimenticare. L’attacco terroristico coordinato dal gruppo di al-Qaida contro gli Stati Uniti provocò quasi 3000 vittime, ma si muore ancora per Ground Zero. Ground Zero a New York è l’area del nuovo complesso del World Trader Center sorta al posto delle Torri Gemelle. Il sindaco di New York Zohran Mamdani segnala “Aria tossica, c’era amianto”. Le conseguenze dell’esposizione alla polvere, al fumo e alle sostanze tossiche sprigionate continuano a mietere vittime. Oltre 57mila le certificazioni per tumore. Il numero delle persone morte per malattie correlate all’11 settembre ha ormai superato quello delle vittime degli attentati del 2001. Un aggiornamento angoscioso che si aggiunge alle notizie catastrofiche della crisi climatica e delle guerre in corso. Tra i saluti mattinieri, segnalo quello con le stelle alpine e la didascalia di Fabrizio Caramagna: La stella alpina ci insegna che le cose più belle nascono sul bordo degli abissi. 2977 droni luminosi – uno per ogni persona uccisa – hanno illuminato il cielo sopra il porto di New York, ricreando le Torri Gemelle a grandezza naturale. Durante la commemorazione dell”11 settembre, a Ground Zero sono vietati i comizi e i discorsi politici, una restrizione introdotta ufficialmente nel 2012 dalla fondazione che gestisce il Memorial e il Museum. Più che doveroso rendere omaggio alle vittime e mantenere intatto il loro ricordo. 🙏🌻

Ritorno in palestra 💪

Dopo aver sperimentato l’espressione “sudare sette camicie” per due lunghi torridi mesi, finalmente un bel temporale ha abbassato le temperature, scese vertiginosamente a livelli sopportabili, al momento venti gradi. Così ieri ho ripreso la palestra che un po’ mi mancava. Diverse macchine della Sala pesi sono momentaneamente ‘fuori servizio’ in attesa di manutenzione. Ho ripassato quelle che conosco per averle praticate: tapis roulant, cardio, leg press, leg estention, poliercolina, adduttori… In compenso sono stati installati i climatizzatori, l’ampia sala è più fresca, accogliente e funzionale. Un’ora passa in fretta, si suda ma serve. Personalmente apprezzo lo scambio relazionale che mi carica di buonumore. È stato bello rivedere Gianluca alla cassa e in sala Andrea, il mio primo istruttore sempre cordiale e disponibile. Sono trascorsi due anni da quando ho iniziato l’allenamento e con mio stupore non ho chiuso. Sulla mia scheda, sotto CENTRO SPORTIVO FILIPPIN è scritto TONIFICAZIONE – PRINCIPIANTE e mi rispecchia. Alla visita di controllo, il chirurgo Giovanni Grano aveva consigliato “rieducazione al carico, rinforzo muscolare e cyclette” cui mi sono attenuta, con soddisfacente risultato. I miei obiettivi sono di mantenere ciò che ho, sebbene l’altro istruttore – mio figlio – sostenga una tesi più robusta. L’ortopedico Guido Mazzocato, il fisioterapista Federico Zalunardo che mi hanno seguita durante l’artrosi e dopo, nonché il succitato chirurgo che mi ha operata a entrambe le anche credo sarebbero soddisfatti del mio recupero. Nella seconda vita farò di meglio. Per ora va bene così.

Il cervello, questo sconosciuto 🧠

Sono annichilita dalla morte di Lorena Isceri, 45 anni, gettata dall’ex da un cavalcavia giovedì 3 settembre, dopo averla rapita e chiusa nel bagagliaio. La cosa che mi turba profondamente è sentire che Federico Vella, il suo ex è assassino, era in cura psichiatrica da 15 anni (pare visto due volte negli ultimi due anni). Con un tempismo tardivo, prima di buttarsi dal cavalcavia ha scritto alla madre di lei “Tua figlia è morta”, alla sua “Ho combinato un casino”, sui social “Addio a tutti”. Lorena era di Squinzano, nel Salento dove parecchi anni fa fui ospite della mia amica Liliana. Un posto così bello, per un funerale tanto acerbo e crudele, oggi alle 17, nella chiesa di Maria Regina. Un doppio filo mi lega a questo dramma: ho trascorso delle belle giornate a Squinzano; troppe morti precoci costellano la mia vita, anche se per suicidio e non omicidio. Non bastano le dita di una mano, per contenerle tutte. Penso alle vittime e ai familiari delle vittime. Dopodiché mi interrogo sul cervello. Durante il programma pomeridiano Diario del giorno, un ospite – presumo specialista – ha fatto vedere un modellino di cervello, dicendo che è la cosa più importante che abbiamo, invitando ad averne cura. Parole sante. Ho l’impressione che ci sia ancora molta strada da fare per comprendere il funzionamento dell’organo principale del sistema nervoso che controlla pensieri, emozioni, movimenti e funzioni vitali del corpo. Chiamato materia grigia, mente, testa, intelletto rappresenta il 2 % del peso corporeo, eppure consuma circa il 20 % dell’ossigeno e dell’energia totale. Produce abbastanza elettricità da accendere una piccola lampadina, pesa circa 1300 grammi e ha una consistenza morbida simile a un budino, paragone che addolcisce il tutto. Se struttura e aree sono note, sfugge il comportamento insano di certi soggetti che commettono violenza contro se stessi e gli altri (anche se in cura psichiatrica).

Benvenga la poesia

Ultimo breve giro in bicicletta. Domani riprendo la palestra, in sala pesi, con temperature mitigate, si spera. Non mi dilungo su questo argomento, perché non voglio “Dar fuoco alle polveri”, espressione di ambito militare antico usata per indicare l’inizio delle ostilità che io uso in senso figuratio. Non conosco nessuno che gradisca grondare di sudore per le temperature eccezionali, causa di danni fisici e psicologici. Al momento non resta che adattarsi, aggrappandosi a qualcosa di bello, tipo la poesia. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha svelato che la sua poesia preferita è L’infinito di Giacomo Leopardi. La conoscenza della lingua italiana è posta al centro delle nuove indicazioni nazionali, grazie anche al ritorno delle poesie a memoria alle elementari. A mio modesto avviso è una buona cosa, se la poesia viene proposta, di parere contrario se imposta. Da scolara e poi studente ho sperimentato entrambe le modalità e devo dire che il gradimento non è mai andato a braccetto con l’imposizione. Ritengo di avere una buona memoria, ma per altre ragioni. Anch’io ho apprezzato il Leopardi, di più il Foscolo, anche per il temperamento. Se dovessi raccomandre un autore moderno, direi Umberto Saba, semplice e profondo insieme. Il suo Canzoniere è un po’ io mio ‘vangelo’; modello le mie poesie sulle sue, perché anch’io scrivo versi, in alternanza alla prosa. La poesia si distingue dalla prosa per l’uso di un linguaggio che mira a trasmettere emozioni, riflessioni e stati d’animo con un linguaggio non quotidiano. Tuttavia non deve essere troppo ricercato, per non disorientare il lettore. Questo è un mio pensiero, D’altronde c’è posto per tutti. Mi appagano i miei lettori e grazie a chi mi chiama Poetessa.

Se il caldo non molla, siamo freschi!

Autunno meteorologico? Come, dove, quando, perché sono le domande chiamate anche le 5 W del giornalista: Who/Chi? What/Che cosa? When/Quando? Where/Dove? Why/Perché? Quando insegnavo, le proponevo ai miei alunni come schema per la presentazione sintetica di un brano o di un romanzo letto. L’autunno meteorologico inizia ufficialmente il primo di settembre di ogni anno e non coincide con l’autunno astronomica che inizia con l’equinozio, di solito intorno al 22 o 23 settembre. Bando a queste precisazioni, le temperature attuali di settembre sono come quelle di Luglio, di circa 10 gradi superiori a quelle ritenute ‘normali’ per questo periodo. Costretta a trascorrere il tempo in casa, non posso godermi un po’ di scoperto perché fuori è un forno. Il mio Glicine fa ombra a se stesso è non viene visitato neanche dai gatti che si allungano sul porfido a Nord, oppure sul pavimento alla veneziana in sala. Fuori discussione le visite, la gente non si muove, salvo i giovani – sovente chiassosi – a sera inoltrata. Mi aggrappo alla buona notizia: tra mercoledì e giovedì una forte perturbazione atlantica dovrebbe determinare un sensibile calo delle temperature, nell’ordine di 7 – 10 gradi. Tuttavia non sono da escludere temporali anche intensi, grandinate e forti raffiche di vento, come effetto collaterale dello scontro tra aria fresca e quella fortemente riscaldata. Siamo freschi, concedetemi la battuta. Il modo di dire ha radici ironiche legate al concetto di fresco. La prima testimonianza scritta risale a Dante Alighieri nel canto XXXII dell’Inferno. Riferendosi ai dannati imprigionati nel lago ghiacciato di Cocito, Dante usa la frase “là dove i peccatori stanno freschi”. Noi siamo imprigionati nel caldo e un po’ di ghiaccio ci farebbe bene.

“Inno alla Vita”

“Inno alla Vita” A metà mattina mi trovo in cucina ad affettare zucchine con la mandolina, per preparare il pranzo: parmigiana di zucchine, pietanza su cui mi sto impratichendo. Accendo il televisore sul primo canale dove stanno trasmettendo A Sua Immagine, dedicata a Madre Teresa di Calcutta (Skopje, 26 agosto 1910 – Calcutta, 5 settembre 1977), beata e santa. Sul calendario, ieri era riportato “santa madre Teresa di Calcutta” e avevo pensato di dedicarle un post. Quando insegnavo, durante l’ora di Poesia più volte ho dettato e condiviso con gli studenti i suoi pensieri. Anzi, in un raccoglitore ho custodito diverse sue poesie che fanno ancora scuola, sebbene a scuola non insegni più. Un classico è “Inno alla Vita” La vita è un’opportunità, coglila./La vita è bellezza, ammirala./La vita è beatitudine, assaporala./ La vita è un sogno, fanne una realtà./ La vita è una sfida, affrontara./ La vita è un dovere, compilo./La vita è un gioco, giocalo./ La vita è preziosa, abbine cura./ La vita è una ricchezza, conservala./La vita è amore, godine./La vita è un mistero, scoprilo,/ La vita è promessa, adempila./La vita è tristezza, superala./La vita è un inno, cantalo./La vita è una lotta, combattila./ La vita è un’avventura, corrila./La vita è felicità, meritala./La vita è la vita, difendila./Molto attuale, a mio dire anche “Trova il tempo” e “Solo per donne fenomenali” che lascio ai contatti interessati rivedere. Madre Teresa ha ricevuto il Nobel per la Pace nel 1979 per il suo grande aiuto ai più poveri tra i poveri. I pensieri e i testi che le sono attribuiti, dal punto di vista accademico forse non sono vera poesia. Ma hanno un valore morale e spirituale indiscusso.

Grazie, Einstein! 🧠

Quando penso ad Albert Einstein (Ulma, Germania 14 marzo 1879 – Princeton, 18 aprile 1955), premio Nobel per la Fisica nel 1921 mi torna in mente la sua foto mentre fa la linguaccia: un genio davvero spiritoso. Questo modo di fare, lo umanizza parecchio. Perciò desta la mia attenzione ogni volta che appare sul video del tablet qualcosa che lo riguardi. Così leggo e rifletto su ‘I 7 principi di Einstein per vivere meglio’ che sottopongo ai lettori. 1. Rivendica la libertà di pensare con la tua testa 2. Non smettere mai di esplorare e chiedere 3. Coltiva ciò che ami, anche se non sei bravo 4. Proteggi la tua mente da rabbia e disperazione 5. Investi le energie dove conta davvero 6. Segui ciò che ti affascina davvero 7. Considerati parte di un disegno più grande. Mi concentro sulla numero tre. Coltivo la scrittura, indipendentemente dalle mie capacità, spinta da un bisogno interiore, senza preoccuparmi troppo di piacere a chi legge. Credo si tratti di un’eredità genetica trasmessa per via materna. Nell’arco della giornata, conta quello che riesco a mettere su carta. Il tempo che dedico a scrivere il post è il più importante. Pertanto, investendo qui le energie, ritengo di evadere il punto cinque che si sposa bene con il sei. Dovrei lavorare sull’ultimo punto, abbracciandone la spiegazione: “L’esistenza è fatta di frammenti sparsi: esperienze, incontri, prove che in un primo momento sembrano confusi, privi di senso”. Ne segue che torna utile avere una mentalità da puzzle, per raccogliere lungo il cammino ogni esperienza. Mi difendo dalla rabbia e dalla disperazione, tuttavia lotto con l’ansia. Sono piuttosto curiosa e istintivamente indipendente. Alla fine, senza incomodarmi, mi sono autoanalizzata sotto lo sguardo benevolo del fisico teorico più famoso e influente del XX secolo. Grazie Albert Einstein!

Attualità del ventaglio 🪭

Ho appena (ri)sentito il meteo: caldo ovunque, temperature elevate. La sesta ondata è già in movimento. Un passaggio veloce al bar, per una scorsa al quotidiano mi stava lasciando a bocca asciutta quando mi attrae un breve articolo che si collega con l’annuncio meteorologico: A settembre va di moda il Ventaglio di Alda Vanzan, nella pagina dedicata alla cultura del Gazzettino. La giornalista scrive che sul tappeto rosso della Mostra del Cinema di Venezia: “I ventagli sono gli articoli più gettonati, ma soprattutto i gadget più apprezzati: all’Italian Pavilion ne hanno regalati di colore blu, al party di Variety hanno fatto di meglio con i mini ventilatori a batteria omaggiati al centinaio di invitati”. Orbene, ho già parlato del ventaglio in un post recente, ma ci ritorno volentieri. Ne possiedo uno molto bello, acquistato di passaggio in Sicilia durante una crociera, ormaii vent’anni fa. Lo tengo tra gli oggetti cari, perché mi ricorda mia mamma con cui condivisi l’avventura. Per quanto riguarda l’etimologia, il termine ventaglio viene dal francese antico êventail che a sua volta proviene dal verbo éventer (fare vento) derivati dal latino ventus (vento). Nato nell’antico Egitto e in Asia, simboleggia l’eleganza e lo status sociale. Strumento di seduzione e comunicazione, tra il Settecento e l’Ottocento in Europa le donne di corte lo usavano per scambiarsi messaggi segreti in codice. Oggi la comunicazione verbale non è ben messa, forse per abuso di messaggeria e dipendenza informatica. Non sarebbe male prendere in considerazione il ventaglio, “accessorio senza tempo” per avviare qualche laboratorio allo scopo di riconciliarci con il passato, con la mente rivolta al futuro. 🪭

Animali grandi e piccoli

Quando ritiro la voliera, verso le venti i canarini sono già posizionati sul posatoio. Nell’erba un grillo pare addormentato, non più disposto a far parte del coro come nelle settimane scorse. Del resto la stagione vira verso l’autunno, anche se le temperature si mantengono assai elevate. Non è ancora tempo di fare bilanci, però ho adottato misure di sopportazione del caldo umido mai messe in atto prima, come bere tanta acqua aromatizzata con succo di limone. Come noi, anche gli animali soffrono per il caldo, quelli domestici e quelli selvatici. In un panorama piuttosto ‘ardente’ mi scuote la notizia di un lieto evento. Nel Parco Natura Viva di Bussolengo, in provincia di Verona, un ippopotamo di nome Camilla dopo otto mesi di gravidanza ha partorito, all’età record di quasi 55 anni il suo 15esimo figlio. Camilla è l’ippopotama più anziana d’Europa e mi fa molta simpatia. Nonostante il nome greco significhi “cavallo di fiume” non è imparentato con i cavalli, ma condivide un antenato comune con le balene. È uno dei mammiferi terrestri più grandi del mondo, dopo l,’elefante e il rinoceronte. Può pesare tra 1,5 e 3 tonnellate (non so il ‘cucciolo’), di notte esce dall’acqua per brucare l’erba. Animale molto territoriale, viene considerato tra i più pericolosi e aggressivi d’Africa. Non sarà così per Camilla che ha generato una numerosa figliolanza. Mi piacerebbe sapere chi se ne occupa e che futuro avrà questo suo ultimo nato in cattività. Negli Anni Ottanta l’ippopotamo Pippo era la mascotte dei bambini associato alla vendita dei pannolini. Ricordo vagamente la canzoncina Pippo l’ippopotamo., mentre riemerge Pippo non lo sa, grande successo radiofonico degli Anni Quaranta, cantata dal Trio Lescano. Quel Pippo però non era un ippopotamo.

Tango e nostalgia

Mi sono svegliata nostalgica, colpa o merito della muneca (bambola in spagnolo) che ieri pomeriggio mi è tornata tra le mani, mentre sistemavo il comò in camera. Le torride giornate trascorse dentro casa, mi hanno costretta a riordinare armadi e cassetti, con qualche piacevole sorpresa. La bambola è vestita come una ballerina di tango, con tanto di nacchere tra le dita e mantiglia nera sopra la testa. Procurata su mia richiesta tanti anni fa da una coetanea che era stata in Spagna, mi fa compagnia da circa mezzo secolo, in omaggio alla danza struggente che anch’io ho praticato in gioventù. Tra i balli di coppia, il tango ha qualcosa di speciale che mette in circolo tutte le emozioni. L’ho sperimentato sulla mia pelle – sarebbe più consono dire sulle mie gambe – dato che sono stata ballerina amatoriale di tango, discretamente brava da vincere qualche coppa. Hobby praticato fino alla maternità, adesso gusto la musica e ammiro le coppie di tangueri che scorrono sul tablet. Uno dei ballerini più importanti e famosi al mondo è Miguel Angel Zotto (Argentina, 1958), premiato come uno dei più grandi ballerini del ventesimo secolo. Giustappunto per restare in tema, tra gli eventi veneti leggo sul Corriere che a Castelfranco Veneto, in centro storico sarà dedicata una serata al tango argentino “tra musica, ballo e socialità, nella suggestiva cornice delle mura cittadine”. La ritengo un’ottima iniziativa, magari da estendere ad altre piazze. Quando guardo la mia muneca di blu vestita penso ai volteggi, alle piroette e ai casquè fatti durante le esibizioni sulle piste dei locali da ballo, anche all’aperto. Alcuni non ci sono più, nemmeno diversi abili musicisti.Tuttavia l’atmosfera tersicorea aleggia ancora dalle mie parti.