La maleducazione non ha età

Sono in pensione dal settembre 2015, quasi anziana, oppure ‘giovane anziana’ come scherzosamente mi definisco, pertanto dovrei difendere la categoria delle persone all’incirca mie coetanee, per via di un riguardo che si attribuisce a chi è giunto a un’età avanzata. D’accordo, ma bisogna valutare come, perché non sempre si migliora con l’età adulta o durante la vecchia che per noi italiani si aggira sugli ottant’anni. Mi offre l’occasione di parlarne un episodio di cronaca grigia (il colore è quello dei capelli non trattati), accaduto a Santa Lucia di Piave dove un’anziana signora, costretta a muoversi col deambulatore imbratta con frasi offensive cofani di incauti parcheggiatori che occupano il marciapiede. Comprendo il disagio della signora, ma dissento sul modo di regolare la cosa. Di recente mi sono capitati due episodi di… maleducazione senile, che mi hanno amareggiato. Al mercato, un signore anziano mi ha scavalcato alla bancarella della frutta e verdura, ignorandomi. Ho incassato, perché non lo conosco e ho attribuito la sua arroganza a un disturbo legato all’età, sui novant’anni. Poi sono stata aggiornata che è così da sempre: e nessuno glielo ha fatto notare? Nel secondo caso sono intervenuta, perché conosco la persona, una ex direttrice d’azienda che soffre di protagonismo e non ha perso il vizio di criticare. Durante la presentazione del mio ultimo libro, si è abbandonata a chiacchiere durante la lettura di alcuni brani, lamentandosi del fatto che i pilastri in sala ostacolavano il flusso delle parole: vero, ma avrebbe potuto accomodarsi più avanzi, e soprattutto zittirsi durante la declamazione della raffinata lettrice. Voglio tenermi distante dalle defaiance di questi anziani che in corso d’opera si sono dimenticati le buone maniere.

Solitudine e Creatività

La mattina ha un sapore speciale. Alle otto ho già fatto giardinaggio: trasferito due piante esauste di Margherita in un vaso più grande, piantumato tre talee di Geranio incautamente spezzate, dato da bere ai Pomodorini in vaso, raccolto Fragole, scattato foto… dopo aver dato la colazione (ricotta sbriciolata dentro pezzettini di carne umida) ai due nuovi micetti che alternano pappa e sonno. Sono deliziosi, ieri sera gli ho scritto una poesia, invidiando la loro vitalità. La giornata è partita col sole in poppa, non so cosa mi riserverà il resto del giorno, ma almeno mi sono ‘ricaricata’ le pile del buonumore, tanto contrastato da eventi dolorosi. Giusto ieri un contatto mi ha ricordato un pensiero attribuito a Charlie Chaplin, vissuto fino a 88 anni, secondo il quale i sei migliori dottori del mondo sono: sole, riposo, esercizio, dieta, autostima, amici. Sul primo non possiamo intervenire, ma conviene goderne quando c’è. Sui restanti cinque credo possiamo avere voce in capitolo, quantomeno relativamente agli amici, che possono irrobustire la nostra autostima. Per quanto mi riguarda, credo di averne pochi ma buoni, con cui condivido il piacere della lettura e scrittura. Da quando ho il blog, mi sento in costante collegamento con Lucia, Pia, Martina, Manuel, Adriana, Antonietta…e tramite whatsapp ricevo i saluti delle mie cugine e amiche vicine e lontane. Poi c’è il gruppo riservato di chi mi contatta in privato, per motivi di privacy e sfiducia dei social. La settimana scorsa, dal 16 al 22 maggio ho avuto 581 visite, 199 visitatori e 35 commenti che mi lusingano. Sono dati che mi vengono comunicati senza chiederli, perciò ne prendo atto e me li segno. Non ho interesse ad ampliare le statistiche, ma mi conforta sentirmi in compagnia, tanto più che vivo sola. Sintetizzando, solitudine per creare e condivisione dell’opera creata.

Non sempre “L’erba del vicino è sempre più verde”

È il momento di trasformare il dolore in azione: parole di Joe Biden per commentare l’immane tragedia successa in Texas, dove Salvador Ramos, un 18enne pluriarmato ha fatto fuoco in una scuola elementare, uccidendo a sangue freddo 19 bambini, tutti tra i 6 e i 10 anni, più due maestre. Prima aveva ferito la nonna che aveva tentato di disarmarlo. Il giovane assassino, poi abbattuto dalle forze dell’ordine si era regalato il fucile mitragliatore per il compleanno. Notizie che non si dovrebbero sentire, anzi questi misfatti non dovrebbero succedere. Un massacro che allunga l’elenco delle oltre 200 sparatorie di massa dall’inizio dell’anno in America, dove la lobby delle armi va forte. Però il grilletto facile favorisce la violenza. Chissà cosa passava per la testa del giovane pistolero, per scaricare il fucile sulle vittime inermi… facile pensare che fosse di instabile equilibrio, con un passato disturbato… sento dalla tivù che era balbuziente e viveva con la nonna, essendo la madre tossicodipendente. A un amico che gli chiedeva cosa avrebbe fatto delle armi, aveva risposto: “Lo vedrai!”. Probabile che avesse pianificato l’assalto. Di certo non aveva l’equilibrio per impossessarsi di un fucile. Sposto la riflessione sui genitori delle vittime innocenti, molte bambine sorridenti, come da foto postate. Pietà anche per le maestre, entrambe madri, Irma Garcia addirittura di quattro figli. L’angoscia è tanta e davvero non ho parole. Mi è capitato più volte di sentire che siamo ‘succubi’ dell’America, da quando ci ha aiutato a uscire dai grovigli dell’ultima guerra…che seguiamo troppo le mode d’oltreoceano, che preferiamo guardar fuori piuttosto che dentro casa…e via discorrendo. Credo che l’America abbia i suoi guai e uno è senz’altro il rapporto che i cittadini hanno con le armi: troppo disinvolto, superficiale, pericoloso. Certo di persone disturbate ce ne sono parecchie dovunque e di tutte le età. Ma almeno dalle armi prendiamo le distanze, che il pericolo serpeggia lo stesso tra le pieghe del quotidiano. E teniamoci ben cara la normalità, senza considerare “L’erba del vicino è sempre più verde”.

La buona scuola

Oggi replico in quarta e terza elementare l’esperienza fatta la scorsa settimana nelle classi seconda, prima e quinta: un’altra soddisfazione, grazie alla predisposizione degli alunni e alla cura delle maestre, che alla fine mi regalano anche una calla gialla per ‘L’incontro con l’autore’, effettuato nelle classi della scuola elementare di Castelcucco dove risiedo. Per me è stato un vero piacere intrattenermi con gli scolari: sensibili, attenti, creativi. In quarta, dopo la lettura delle mie poesie dedicate ai gatti e alcuni interventi, moderati con garbo dalle maestre Elisa e Maria, gli allievi si sono trasformati in…produttori di poesia, dedicate rispettivamente a: Il criceto Polpetta, I nostri animali, Reginaldo il cavallo, Tito e Pepe, Un cane simpaticissimo, Il gatto Prosecco, Il coniglietto Macchia, Il cane Doberman. Otto lavori di gruppo che hanno coinvolto la classe di 24 alunni (assenti esclusi), comprensiva di cinque macedoni bene integrati: Amir, Raihan, Leon, Ageria e Mislima. La bionda Benedetta mi parla del cane Argo e scopro che è la nipote della mia amica e coetanea Norina… mentre Leonardo è il figlio del sindaco Adriano Torresan che in terza ha il fratello Francesco. Qui sono in 18, con maestra prevalente Laura (di cui ho avuto alle medie la brava figlia Martina), coadiuvata dalla maestra Valentina, amica di una giovane collega scrittrice con cui ho condiviso di recente un Concorso Letterario (segno che la letteratura unisce). Dopo le presentazioni leggo la mia poesia ‘Voci del mare’, su cui i volenterosi alunni elaborano un disegno, mentre la lavagna luminosa diffonde immagini e note del brano ‘Le Onde’, del pianista Ludovico Einaudi, un mix ideale tra poesia-pittura-musica. Prima del congedo, la gentile maestra Laura (che lavora sulla gentilezza) mi chiede una dedica da fare alla classe dei giovani e promettenti artisti, che mi lusinga. Non immaginavo che il mio lavoro mi avrebbe regalato queste soddisfazioni postume (da pensionata). Non so come ho seminato, ma il terreno di Castelcucco deve essere fecondo e la scuola è DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI (titolo del mio ultimo libro, reperibile in Municipio e in Cartoleria)

Nuovi arrivi

Una ventata di allegria è entrata a casa mia, sotto le forme di due tenere creature, due gattini di circa otto settimane: uno rosso sfumato, l’altro bianco e grigio, entrambi a pelo piuttosto lungo. Sesso ancora incerto, ma spero che almeno uno sia maschio, per favorire la compatibilità con Grey, femmina di anni sei che al momento gli soffia contro. Ma essendo una gatta che ama molto starsene fuori e rientra solo per i croccantini, non la considero un problema. Mentre scrivo li tengo d’occhio: quello chiaro, più ‘grande’ di una settimana, saetta in ripostiglio da una scatola all’altra, correndo di sbiego, mentre l’altro/a miagola di tanto in tanto, forse in cerca di una stabilità o perché non gli va di giocare. Sto valutando i nomi da assegnargli, ‘importanti’ come Champagne e Silver, oppure caserecci tipo Fiocco e Pepe. Chiarito il sesso – non è scontato – provvederò. Ho distribuito cestini vari per il loro relax, ma loro preferiscono arrampicarsi sugli scatoloni e sulle sedie, scegliendo di dormire sulla base di legno di un vecchio carrello porta televisore. Si spaventano quando cade qualcosa, causa le loro incursioni, ma è questione di un attimo. Poi si concedono lunghe pennichelle, abbracciati l’un l’altro. Un cinema gratis, che mi distrae e mi intenerisce. Nella mia vita ci sono sempre stati gatti e ritengo di avere uno spirito felino, che è anche il titolo di una poesia scritta per la splendida persiana di mia madre. Anzi, mi sovviene che domattina andrò in terza e quarta elementare, plesso di Castelcucco, a parlare di gatti e di poesia: che bello! Così racconterò agli alunni di questi miei nuovi micetti. Sono così piccoli, eppure così vivaci che è quasi impossibile fotografarli: ci provo, ma averli che saltellano come pazzi tra i piedi è imparagonabile! Sento grattare dentro una scatola…hanno delle unghiette incredibili, anche i dentini sono aghi…se gli va fanno anche le fusa. Chissà se la loro mamma ne sente la mancanza…loro non credo. Ma nemmeno lei: adesso possono andare alla scoperta del mondo (quasi) da soli!

La luce sul male

La mafia è acquattata: parole di Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, assassinato trent’anni fa con la moglie e la scorta, mentre tornava a casa, guidando di persona l’auto poi esplosa. Vedo e sento la professoressa Maria Falcone, ospite del programma di Mara Venier. C’è anche Pif (pseudonimo di Pier Francesco Diliberto) su cui sposto l’attenzione, perché condivido il suo punto di vista, quando dice che è ora di festeggiare Falcone, nel senso che va ricordato l’operato del magistrato, intenso, complesso e produttivo, mettendo in secondo piano la tragica morte, compresa quella delle altre vittime di mafia, che sono un numero inimmaginabile: settecento, se ho udito bene! Tanti sono i murales coi volti dei due amici-magistrati diffusi per Palermo e pure sulle pareti delle scuole, perché le loro idee fruttificano tra chi non li ha conosciuti ed è necessario tenere viva la fonte del loro pensiero, diffondendo la conoscenza del loro operato. Mi pare che Pif abbia elaborato una app per rammentare il percorso del magistrato e cercherò di scaricarla. Maria Falcone, che con Lara Sirignano ha scritto: ‘L’eredità di un giudice: Trent’anni in nome di mio fratello’ dice di essere ferma al momento dell’attentato. A me pare che non siano passati trent’anni da quando la ferale notizia mi giunse dalla tivù (tra l’altro, anche lei la ricevette dallo schermo). Nel mentre non tutto è cambiato, ma alcune cose sì, soprattutto la mentalità culturale che consente di parlarne e di non archiviare, permettendo ai giovani di accostarsi alla cultura della legalità. Non mi considero ottimista di natura, la mia amica Pia mi attribuisce un realismo felice che stempera il male e si risolve con un sorriso, quantomeno negli scritti. Questa considerazione mi rasserena e stende una pennellata di luce anche sul male.

Riflessioni domenicali

Domenica mattina, ore otto: i grilli cantano (più corretto friniscono) e le tortore tubano. L’insolito silenzio è rotto dallo sfrecciare in alto di un aereo, mentre in giardino sull’erba fresca di taglio svolazza un moscone e un merlo ramingo zampetta in cerca di ghiottonerie. Sarebbe bello che questo stato di grazia durasse più a lungo, senza l’invasione dei rumori quotidiani legati al lavoro e/o agli spostamenti. Ma non posso lamentarmi, perché abito in una zona nel complesso favorita dal vicino cimitero a ovest e dalla vivacità della piazza a est, in perfetto equilibrio. Non ci avevo mai pensato; a suo tempo, cioè ventidue anni fa, fui la prima ad acquistare il lotto in una zona divenuta poi assai urbanizzata…ma che rimane protetta dal lato a ponente proprio dal vicino camposanto. Mi chiedo se il fatto sia casuale, oppure possa caricarlo di altri significati… per ora mi godo la quiete da una parte e la vivacità operativa che mi giunge dalla piazza, dove al giovedì è protagonista il mercato locale, altro evento stimolante a portata di mano. Ore dieci: si è dissolta l’aria rarefatta di prima mattina, i grilli si sono zittiti e cantano a squarciagola i canarini. Di ritorno dalla piazza dove ho fatto colazione, incrocio un giovane runner a petto nudo, occhiali da sole e cuffiette. A breve suoneranno le campane per la funzione delle undici; spiritualmente la destino a mia madre che oggi, nel giorno di santa Rita da Cascia – la santa delle cause impossibili – compiva gli anni e a mia sorella maggiore, mancata giusto un anno fa. Sempre di più la vita mi appare come un miscuglio di essenze, alcune dolci e altre amare. Non resta che prenderne atto e lasciarsi invadere, senza farsi sopraffare.

Trent’anni dopo

Inaugurata ieri all’aereoporto di Palermo la Mostra permanente per ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a trent’anni dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio del ’92. La vita dei due magistrati anti-mafia viene ricostruita attraverso le fotografie messe a disposizione dai familiari e dall’archivio fotografico dell’ANSA. Presenti le autorità e i rappresentati delle forze dell’ordine e degli enti negli aeroporti, mi piace soffermarmi sulla parola ‘permanente’ perché l’omaggio alla memoria e al sacrificio dei due magistrati deve essere imperituro. Quando successero gli attentati, abitavo a Possagno in un appartamento al secondo piano del Condominio all’inizio del Viale Canova: mio figlio non aveva ancora quattro anni e la notizia mi colpì molto. Nei giorni successivi mi procurai quotidiani e riviste che lessi freneticamente. Decisi che dovevo in qualche modo mettermi dentro casa la presenza dei due amici, tanto impegnati da essere soppressi. Così commissionai a mio cognato a Milano (là era più facile) di procurarmi un poster dei magistrati che tuttora sta in camera mia e mi aiuta a procedere sulla via della correttezza. Feci anche stampare la loro immagine su due magliette estive, una per me e una per il mio bambino. Mi interrogo su come loro avrebbero risposto a quesiti di ordinaria amministrazione, oppure a tematiche riguardanti la guerra Russia-Ucraina in corso… tipo ‘Inviare o no armi in Ucraina?’ – che risolvo per forza da sola. Ma con la percezione che una luce soffusa esca dal poster e venga ad alleggerirmi il cuore. Dopodomani estraggo dal cassetto la maglina con stampati i volti dei due amici-magistrati e la indosso. Sono sicura che mi sta ancora bene.

Girotondo mentale

Non sono nuova alla presentazione di un’opera letteraria, però è sempre un’emozione trovarsi a tu per tu con il pubblico che ti ascolta interessato. Certo merito dell’argomento, degli interventi mirati, dell’accoglienza affettuosa dell’amministrazione…ma secondo me c’è qualcosa che va oltre e lega i protagonisti dell’incontro che diventa un’isola felice dove i presenti si danno la mano in un girotondo mentale. La sensibile dottoressa Roberta Bolzonella apprezza le ‘pennellate’ della mia scrittura e Gigliola Maso – mia compagna di liceo – intravede nel dipinto riportato in copertina un viaggio interiore: due interventi che fanno la differenza. Il sindaco Adriano Torresan si compiace del mio flusso narrativo e Giampietro Mazzarollo, vice sindaco e caro collega mi attribuisce capacità mnemonica che non pensavo di avere. Che dire della declamazione di Lisa Frison che ‘ha dato alla lettura un tocco incantevole?’ (parole di Pia Zabbai). Su Giancarlo Cunial c’è poco da aggiungere, a quanto si sa già: è un asso nella manica, uno storico che sa scendere dallo scranno per coinvolgere il pubblico in atmosfere ricche di patos. Da ultimo, ma non ultime le persone che, senza parlare mi hanno prestato ascolto e dimostrato condivisione: Lucia, Pia, Adriana 1 e 2 (due care colleghe con lo stesso nome), Irene, Norina con Alessandra, Marcella, Alda, Sara, Serapia con Ellene, Mariangela, Novella, Antonella, Caterina, Maria Rosa, Manorita, Gianna…altre che non ho riconosciuto e poi i maschi, pochi ma buoni: Francesco, Renato, Valter, Paolo, il figlio della dottoressa… Noè Zardo, cui va uno speciale ringraziamento per mettere la sua arte pittorica al servizio della comunità, in un abbraccio cosmico come quello che include gli elementi del dipinto ‘Ruralità Poetica’ esposto durante l’incontro. La mia percezione? Il maestro Enrico Cunial ci sorrideva compiaciuto dal bordo della nuvola dorata!

Casa dolce casa

Mi sono trovata un posto impensato dove fare le mie riflessioni: vicino la compostiera, vicino al melo e di fronte all’aiuola con la rosa antica, liberata finalmente di piante autoctone che le erano cresciute attorno. Da qui posso sbirciare nell’angolo più rustico dove c’è l’albicocco longevo e generoso, spaziando oltre verso la legnaia. Constato che ho riempito bene il mio spazio esterno, creando degli angoli che, adeguatamente curati mi posso godere. Seduta sotto il melo, ne osservo il fusto con edera abbarbicata alla base che si apre su quattro braccia di rami da cui penderanno i frutti di Eva. Sotto ho posizionato un MIRTILLO GIGANTE AMERICANO PRECOCE: i futuri frutti – piccole campanelle bianche – ricordano i mughetti. Adesso li compero e tra un paio di mesi spero di averli ‘brevi manu’ (= a portata di mano). Le rose sono spinose e profumatissime, spettacolari soprattutto in boccio, lungo e stretto. Mentre osservo il mio ben di Dio si avvicinano Grey e Astro, per un giretto di controllo. Stamattina è stata tagliata l’erba e si zampetta in maniera diversa, più piacevolmente anche da parte dei merli che planano curiosi. Il merlo non è proprio di casa, ma da girovago si intrufola in cerca di qualche semino scartato dai canarini. A completare la compagnia, sento tubare delle tortore e verso sera si aggiunge il concerto dei grilli. Il passaggio di qualche auto non incide sull’insieme rilassante. Dubito che potrei trovare altrettanto in una struttura a pagamento. D’altronde questa mia dimora me la sono pagata per quindici lunghi anni e solo adesso mi rendo conto che ne valeva la pena. Casa dolce casa… meglio tardi che mai!