Grazie, Einstein! 🧠

Quando penso ad Albert Einstein (Ulma, Germania 14 marzo 1879 – Princeton, 18 aprile 1955), premio Nobel per la Fisica nel 1921 mi torna in mente la sua foto mentre fa la linguaccia: un genio davvero spiritoso. Questo modo di fare, lo umanizza parecchio. Perciò desta la mia attenzione ogni volta che appare sul video del tablet qualcosa che lo riguardi. Così leggo e rifletto su ‘I 7 principi di Einstein per vivere meglio’ che sottopongo ai lettori. 1. Rivendica la libertà di pensare con la tua testa 2. Non smettere mai di esplorare e chiedere 3. Coltiva ciò che ami, anche se non sei bravo 4. Proteggi la tua mente da rabbia e disperazione 5. Investi le energie dove conta davvero 6. Segui ciò che ti affascina davvero 7. Considerati parte di un disegno più grande. Mi concentro sulla numero tre. Coltivo la scrittura, indipendentemente dalle mie capacità, spinta da un bisogno interiore, senza preoccuparmi troppo di piacere a chi legge. Credo si tratti di un’eredità genetica trasmessa per via materna. Nell’arco della giornata, conta quello che riesco a mettere su carta. Il tempo che dedico a scrivere il post è il più importante. Pertanto, investendo qui le energie, ritengo di evadere il punto cinque che si sposa bene con il sei. Dovrei lavorare sull’ultimo punto, abbracciandone la spiegazione: “L’esistenza è fatta di frammenti sparsi: esperienze, incontri, prove che in un primo momento sembrano confusi, privi di senso”. Ne segue che torna utile avere una mentalità da puzzle, per raccogliere lungo il cammino ogni esperienza. Mi difendo dalla rabbia e dalla disperazione, tuttavia lotto con l’ansia. Sono piuttosto curiosa e istintivamente indipendente. Alla fine, senza incomodarmi, mi sono autoanalizzata sotto lo sguardo benevolo del fisico teorico più famoso e influente del XX secolo. Grazie Albert Einstein!

Attualità del ventaglio 🪭

Ho appena (ri)sentito il meteo: caldo ovunque, temperature elevate. La sesta ondata è già in movimento. Un passaggio veloce al bar, per una scorsa al quotidiano mi stava lasciando a bocca asciutta quando mi attrae un breve articolo che si collega con l’annuncio meteorologico: A settembre va di moda il Ventaglio di Alda Vanzan, nella pagina dedicata alla cultura del Gazzettino. La giornalista scrive che sul tappeto rosso della Mostra del Cinema di Venezia: “I ventagli sono gli articoli più gettonati, ma soprattutto i gadget più apprezzati: all’Italian Pavilion ne hanno regalati di colore blu, al party di Variety hanno fatto di meglio con i mini ventilatori a batteria omaggiati al centinaio di invitati”. Orbene, ho già parlato del ventaglio in un post recente, ma ci ritorno volentieri. Ne possiedo uno molto bello, acquistato di passaggio in Sicilia durante una crociera, ormaii vent’anni fa. Lo tengo tra gli oggetti cari, perché mi ricorda mia mamma con cui condivisi l’avventura. Per quanto riguarda l’etimologia, il termine ventaglio viene dal francese antico êventail che a sua volta proviene dal verbo éventer (fare vento) derivati dal latino ventus (vento). Nato nell’antico Egitto e in Asia, simboleggia l’eleganza e lo status sociale. Strumento di seduzione e comunicazione, tra il Settecento e l’Ottocento in Europa le donne di corte lo usavano per scambiarsi messaggi segreti in codice. Oggi la comunicazione verbale non è ben messa, forse per abuso di messaggeria e dipendenza informatica. Non sarebbe male prendere in considerazione il ventaglio, “accessorio senza tempo” per avviare qualche laboratorio allo scopo di riconciliarci con il passato, con la mente rivolta al futuro. 🪭

Animali grandi e piccoli

Quando ritiro la voliera, verso le venti i canarini sono già posizionati sul posatoio. Nell’erba un grillo pare addormentato, non più disposto a far parte del coro come nelle settimane scorse. Del resto la stagione vira verso l’autunno, anche se le temperature si mantengono assai elevate. Non è ancora tempo di fare bilanci, però ho adottato misure di sopportazione del caldo umido mai messe in atto prima, come bere tanta acqua aromatizzata con succo di limone. Come noi, anche gli animali soffrono per il caldo, quelli domestici e quelli selvatici. In un panorama piuttosto ‘ardente’ mi scuote la notizia di un lieto evento. Nel Parco Natura Viva di Bussolengo, in provincia di Verona, un ippopotamo di nome Camilla dopo otto mesi di gravidanza ha partorito, all’età record di quasi 55 anni il suo 15esimo figlio. Camilla è l’ippopotama più anziana d’Europa e mi fa molta simpatia. Nonostante il nome greco significhi “cavallo di fiume” non è imparentato con i cavalli, ma condivide un antenato comune con le balene. È uno dei mammiferi terrestri più grandi del mondo, dopo l,’elefante e il rinoceronte. Può pesare tra 1,5 e 3 tonnellate (non so il ‘cucciolo’), di notte esce dall’acqua per brucare l’erba. Animale molto territoriale, viene considerato tra i più pericolosi e aggressivi d’Africa. Non sarà così per Camilla che ha generato una numerosa figliolanza. Mi piacerebbe sapere chi se ne occupa e che futuro avrà questo suo ultimo nato in cattività. Negli Anni Ottanta l’ippopotamo Pippo era la mascotte dei bambini associato alla vendita dei pannolini. Ricordo vagamente la canzoncina Pippo l’ippopotamo., mentre riemerge Pippo non lo sa, grande successo radiofonico degli Anni Quaranta, cantata dal Trio Lescano. Quel Pippo però non era un ippopotamo.

Tango e nostalgia

Mi sono svegliata nostalgica, colpa o merito della muneca (bambola in spagnolo) che ieri pomeriggio mi è tornata tra le mani, mentre sistemavo il comò in camera. Le torride giornate trascorse dentro casa, mi hanno costretta a riordinare armadi e cassetti, con qualche piacevole sorpresa. La bambola è vestita come una ballerina di tango, con tanto di nacchere tra le dita e mantiglia nera sopra la testa. Procurata su mia richiesta tanti anni fa da una coetanea che era stata in Spagna, mi fa compagnia da circa mezzo secolo, in omaggio alla danza struggente che anch’io ho praticato in gioventù. Tra i balli di coppia, il tango ha qualcosa di speciale che mette in circolo tutte le emozioni. L’ho sperimentato sulla mia pelle – sarebbe più consono dire sulle mie gambe – dato che sono stata ballerina amatoriale di tango, discretamente brava da vincere qualche coppa. Hobby praticato fino alla maternità, adesso gusto la musica e ammiro le coppie di tangueri che scorrono sul tablet. Uno dei ballerini più importanti e famosi al mondo è Miguel Angel Zotto (Argentina, 1958), premiato come uno dei più grandi ballerini del ventesimo secolo. Giustappunto per restare in tema, tra gli eventi veneti leggo sul Corriere che a Castelfranco Veneto, in centro storico sarà dedicata una serata al tango argentino “tra musica, ballo e socialità, nella suggestiva cornice delle mura cittadine”. La ritengo un’ottima iniziativa, magari da estendere ad altre piazze. Quando guardo la mia muneca di blu vestita penso ai volteggi, alle piroette e ai casquè fatti durante le esibizioni sulle piste dei locali da ballo, anche all’aperto. Alcuni non ci sono più, nemmeno diversi abili musicisti.Tuttavia l’atmosfera tersicorea aleggia ancora dalle mie parti.

Potere della condivisione

Il male non guarda in faccia nessuno, nemmeno i politici ancorché giovani o quasi. Mi riferisco al 48enne Alessandro Di Battista, deputato M5S dal 2013 al 2018 e a Dario Franceschini, 67 anni, senatore del Pd e già ministro della Cultura. Alessandro Di Battista, ricoverato d’urgenza a L’Avana (Cuba), in seguito a un probabile aneurisma cerebrale, attende che i medici diano il via libera al trasporto in Italia con un velivolo messo a disposizione dall’Aeronautica. “Si parla di domani o dopodomani” leggo nell’articolo a pa. 11 del CORRIERE odierno. Sulle pagine dello stesso quotidiani, ieri Dario Franceschini ha confessato: “Ho il Parkinson ma non volevo parlarne per la vergogna. Non isolatevi, continuate a vivere”, dichiarazione che gli fa onore, considerato che quando lo seppe nel 2020 “è stata una botta tremenda”, come suppongo per chiunque abbia la notizia di una grave malattia. Il giornalista Vincenzo Mollica combatte con la malattia da più di un decennio. Ha espresso ammirazione per Franceschini, riconoscendo che “I giorni difficili ci sono, ma il dialogo porta speranza”. È quello che penso anch’io, pur nel rispetto di come ognuno decida di vivere momenti di fragilità, parlandone oppure comunicandolo. La scelta non deve essere facile. Franceschini ci ha messo sei anni e mi auguro che sia stato liberatorio. Il Parkinson è una patologia neurodegenertiva cronica e progressiva che colpisce il sistema nervoso centrale, compromettendo soprattutto il controllo dei movimenti. Uno studio dell’Ateneo padovano per individuare le prime spie della malattia autorizza a sperare che “Si potranno sviluppare nuove cure”. Nel mentre è salutare parlarne e condividere.

Pomeriggio ad alto gradimento 🍕

Pizza fatta in casa: un evento! Credo che il tempo sia in movimento, perché queste cose da me succedono di rado. L’idea infatti non è mia, ma di mio figlio che mi supera in diverse faccende. Acquistato un forno ‘domestico’, ieri pomeriggio lo ha inaugurato in giardino, sotto la supervisione delle noiosissime zanzare che se ne infischiano dei repellenti. La sera prima aveva preparato l’impasto che ha pernottato in frigo per la lievitazione. A metà pomeriggio, sono stata convocata per assistere alla lavorazione dei quattro panetti che avrei volentieri ‘schiaffeggiato’ . Su richiesta, mi sono limitata a versare la salsa di pomodoro e a stenderla con il dorso del cucchiaio dove poi è calata la mozzarella tagliata a cubetti. La difficoltà maggiore è fare accomodare l’impasto con gli ingredienti sulla pala, evitando una sia pur minima perdita di prodotto. La prima infornata è stata la migliore, contro ogni previsione. L’assaggio è stato soddisfacente e immediato, per procedere con le tre meraviglie rimaste, perché il forno era in temperatura e non consentiva perdite di tempo. Nonostante la cottura sia avvenuta all’aperto, oltre al gusto ho percepito il profumo della pizza, che l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità il 7 dicembre 2017, non la pietanza in sé, ma l’insieme dei gesti tramandati di generazione in generazione: impasto a mano, lievitazione naturale, stesura con i polpastrelli… fino alla cottura nel forno. Non a legna nel mio caso, ma predisposto per la riuscita della pietanza, che rappresenta molto più di un pasto per la maggioranza degli Italiani. Per me è stato un pomeriggio ad alto gradimento.

Omaggio a Edy

Oggi 30 Agosto Edy avrebbe compiuto 67 anni. Se n’è andata dieci giorni fa, il giorno di San Pio X, dopo una lunga battaglia contro il male. Era una bella persona, dentro e fuori, sempre sorridente e disponibile. Colleghe nella Scuola Media di Castelcucco, lei insegnava Tecnologia, io Lettere. Durante i Consigli di Classe parlavamo del profitto e del comportamento degli studenti che avevamo in comune: non l’ho mai sentita alzare la voce una volta, neanche se qualche alunno lasciava a desiderare. Sembrava fatta di un’altra pasta, con una grande capacità di resistenza e di sopportazione. Di costituzione sottile e poi dimagrita, si muoveva con la leggerezza di una libellula. Quando io sono andata in pensione, lei ha iniziato il lungo percorso di cura, senza mai detrarre, come ha sottolineato il parroco don Gaetano all’omelia durante le esequie. Ci siamo scambiate diverse mail alle quali rispondeva con sollecitudine e cura. Amava i cani e aveva gradito il mio ultimo lavoro Amici Inaspettati, poi recensito con dovizia di particolari. L’ultima volta che l’ho vista era reduce da un trattamento oncologico, ma non me lo aveva fatto pesare. Aveva la parrucca e non me ne ero accorta, presa dalle confidenze e dalla sua cordialità. Mi aveva offerto la consumazione, con l’eleganza che le era congeniale. Diffondeva una corrente positiva, cui attingerò nel ricordo. La sua bella immagine fa compagnia a quella d Gianna, un’altra collega morta come lei alla vigilia della pensione, il 2 maggio 2014. Sono entrambe sulla mia scrivania in studio, dove trascorro il mio tempo migliore. La qualità della vita spesa bene è humus per chi resta. Un abbraccio alla mamma Valeria, al marito Paolo, ai figli Gianpaolo e Massimo.

Scienza e coscienza

Provo a combinare due titoli a carattere scientifico che leggo sul settimanale OGGI, sperando che mi venga in aiuto qualche esperto del settore che non è il mio. Il primo titolo pone un quesito: “Lo scioglimento dei ghiacciai libererà virus e batteri di migliaia di anni fa?” cui risponde il ricercatore Maurizio Azzaro, sostenendo che trattasi di un’ipotesi reale, ma remota. “L’obiettivo è studiare l’archivio microbico del passato, e reperire nuove risorse genetiche. Queste ultime potrebbero trovare applicazione nelle biotecnologie e in diversi settori industriali, tra cui quello farmaceutico”. Giusto ieri ho postato la foto del ghiacciaio inviatami da Manuel, stupendomi dell’assenza di ghiaccio. Sarebbe gradito un intervento esplicativo. Il secondo testo è il servizio della divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti, introdotto dal titolo: “Antibiotici inutili? C’è un rimedio”. Noto ora che entrambi gli scritti interrogano il lettore, in genere poco introdotto alla Scienza. Per quanto ne capisco, la strada per arrivare a un farmaco è lunga. Qualche ricerca con l’intelligenza artificiale sembra essere promettente “Ancora una volta è chiaro che le nuove tecnologie possono cambiarci la vita in meglio, ma il loro utilizzo va attentamente sorvegliato”. Quindi Scienza e Prudenza devono andare a braccetto. Intravedo il richiamo alla Aurea mediocritas di Orazio, famoso poeta dell’età augustea (Venosa, 8 dicembre 65 a.C. – Roma, 27 novembre 8 a.C.), autore delle Odi/Carmina, delle Satire/Sermones, delle Epistole/Lettere in versi e degli Epodi/poesia di ispirazione polemica e aggressiva. Magari la risposta sta nella combinazione delle varie scienze, sotto il controllo dell’intelligenza umana. Chi vivrà vedrà!

C’è vacanza e vacanza

Mentre è in atto il primo controesodo d’Agosto, Manuel sta studiando i minerali – non sassi – a San Leonardo in Val Passiria, a pochi chilometri dall’Austria. Con una ventina di geologi, capitanati dai colleghi Adry e Andrea, sta studiando la geologia del territorio e scopro quanto segue: “È una zona molto importante perché è su un punto dove si scontrano il basamento europeo con il basamento africano, e noi – nel senso le zone nostre e tutto il resto dell’Italia – siamo sul basamento africano; per cui sotto, originariamente è un pezzo d’Africa. Bello, bello bello, veramente interessante da scoprire e capire”. Le Scienze non sono il mio ambito, ma le recenti ondate di calore rendono ancora più plausibile l’accostamento. Quanto alla bellezza del territorio, parlano le foto che Manuel, prodigo di scatti mi invia. Scelgo di postare quella del ghiacciaio sotto il Passo del Rombo (BZ), “Un posto meraviglioso, abbiamo visto anche le capre, le mucche, di tutto… il gruppo è veramente bello. Mi sto divertendo tanto”. Partecipano alla vacanza di esplorazione/studio una ventina di persone, tra cui due minori al seguito dei nonni. Una bella testimonianza di come ‘abitare le vacanze’ a contatto con la natura, per ossigenarsi e spaziare con la mente. Inoltre il mio giovane amico mi offre l’opportunità di scrivere un altro post a quattro mani, non più dall’Australia come mesi addietro, ma dalle nostre affascinanti cime a oltre 2000 metri. Grazie alla sua testimonianza ci suggerisce percorsi alternativi alla vacanza tradizionale. Del resto la parola vacanza deriva dal termine latino vacantia, derivato a sua volta dal termine latino vacare che significa essere libero da occupazioni, impegni e inteso come un piacevole momento di libertà. W la buona vacanza!

Strada e pallone

Da qualche giorno leggo di un attrito tra i sindaci dell’Alta Marca, riguardo cartelli stradali che avvertono di bambini che giocano in strada. Stamattina sul quotidiano IL GAZZETTINO mi soffermo sull’articolo: Cartelli e bambini, scoppia lo scontro sul gioco in strada, che vede divisi i sindaci e l’opinione pubblica sul tema della sicurezza stradale e del diritto al gioco. Tutto è partito dall’iniziativa del sindaco di Farra di Soligo Mattia Perencin di fare installare cartelli che invitano gli automobilisti a rallentare perché “I bambini giocano ancora per strada”. Vero che la prudenza non è mai troppa, ma non mi risulta che la strada – per quanto secondaria o periferica – sia da considerarsi luogo per giocare. Non mi considero una “bacchettona” ma mi è capitato tempo fa di prendere posizione al riguardo. Davanti al mio cancello dei ragazzini giocavano a pallone che più volte finiva dentro la mia proprietà, con richiesta di restituirglielo. Una, due, tre volte… finché mi sono scocciata e ho affisso un cartello con scritto Vietato Giocare a Palla davanti al Cancello di entrata e uscita con l’auto. La cosa che mi ha sconcertata è stata la reazione dell’agente di polizia locale contattato, di media età che seraficamente ha confidato che anche lui da ragazzino giocava in strada e che Via dei tigli dove abito non è trafficata. Di recente sono stati affissi dei divieti di sosta, col buon senso da estendere anche al divieto di giocare in strada. Abito a Castelcucco dal 2000. Da allora molte cose sono cambiate, anche a livello di urbanizzazione. Ci sto bene, ma non vorrei che il rispetto del codice stradale variasse in rapporto alle vie. Inoltre esiste il campo sportivo e altre zone idonee per giocare. Non solo a calcio. E meno male che nel recente Campionato Europeo di Ginnastica Artistica di Zagabria abbiamo potuto applaudire parecchi giovani atleti azzurri in differenti discipline.