“Vedove nere” in Russia

Durante il telegiornale, ieri ho sentito una notizia che vorrei tanto fosse una bufala: donne sposano soldati single per ottenere soldi dopo la loro morte. Succede spesso in Russia dove cresce l’allarme per le cosiddette “vedove nere”, donne che ingannano soldati vulnerabili, con matrimoni fittizzi, prima che vadano al fronte. Data l’alta probabilità che il coniuge non sopravviva, l’obiettivo è di incassare l’indennità di morte. Le somme possono arrivare fino a 13 milioni di rubli (circa 160.000 dollari). Economia della morte generata dalla guerra che va oltre il matrimonio d’interesse. Sembrano gli ingredienti per un romanzo noir, invece è la realtà, se il fenomeno delle “vedove nere” si sta diffondendo sempre di più, raggiungendo “proporzioni gravi”. Considerato che la Russia è in guerra con l’Ucraina da oltre quattro anni e mezzo (dal 24 febbraio 2022) e immaginando quanti soldati russi siano nel mentre morti, suppongo che siano state elargite un’infinità di indennità milionarie alle famiglie dei militari russi caduti in guerra. È evidente che i sentimenti non c’entrano nulla. È una constatazione amara degli effetti della guerra su chi sopravvive alla morte sul campo. D’altronde il male genera altro male, come l’imbroglio e la svendita dei sentimenti. Ho sentito che una donna era riuscita ad intrappolare diversi soldati con questa malsana tecnica. Vorrei essere contraddetta e ritenere la notizia una macchinazione giornalistica. Al momento mi fanno pena le vittime al fronte e quasi altrettanto le “vedove nere”. In ambiti scientifico, la vedova nera è un ragno considerato molto velenoso. La femmina adulta mangia il maschio dopo l’accoppiamento. In senso figurato, indica una donna fatale e pericolosa che porta alla rovina o alla morte. Pace!

Il vecchio e il bambino, di F. Guccini

È mancato a 86 anni Francesco Guccini, cantautore, scrittore e attore italiano, nato a Modena il 14 giugno 1940. Con un suo brano ho lavorato a scuola, una quarantina d’anni fa durante le ore in compresenza con il collega di Educazione musicale. Si tratta del testo “Un vecchio e un bambino”, uscito nel 1972 all’interno dell’album Radici. Premetto che allora non ero una sua fan. In breve entrò nelle mie grazie per l’intensità espressa attraverso le parole, in perfetto connubio con la voce. Infatti Guccini ne è autore e interprete. Il testo riflette sulla distruzione della natura causata dall’uomo e sul passaggio di consegne tra generazioni. Canzone considerata tra i grandi classici, insieme con La locomotiva e Canzone per un’amica. Tornando al testo, si tratta di sette strofe, ognuna di quattro versi con rima, di cui riporto l’inizio, lasciando al lettore il piacere di rivedere integralmente il tutto. Un vecchio e un bambino si presero per mano/e andarono insieme incontro alla sera,/la polvere rossa si alzava lontano/e il sole brillava di luce non vera;/l’immensa pianura sembrava arrivare/fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare/e tutto d’intorno non c’era nessuno,/solo il tetro contorno di torri di fumo… L’ultimo verso è messo in bocca al bambino che chiede al vecchio: Mi piacciono le fiabe, raccontane altre. Infatti, in maniera poetica è raccontata la fine del mondo contadino. Guccini ha fatto anche l’insegnante e credo che abbia lasciato il segno tra i suoi allievi. Ha insegnato per vent’anni lingua italiana agli studenti americani del Dickinson College a Bologna. Mi sarebbe piaciuto averlo come collega, ma di fatto il suo talento mi è servito, agli esordi del mio lavoro di insegnante. La sua poesia continua a nutrire il mio benessere. .

Nuoto stellare

Sono in corso i Campionati Europei di Nuoto 2026 a Parigi, iniziati il 31 Luglio. Oggi ultima giornata di gare per il nuoto artistico, tuttavia non è l’ultimo giorno in assoluto per gli sport acquatici (tuffi, nuoto in acque libere e nuoto in vasca). La fine delle singole discipline credo sia il prossimo 16 Agosto. Ho seguito alcune gare su Raidue, spettacolo emozionante e psicologicamente rinfrescante in queste torride giornate agostane. Ammetto che non ho le competenze per riconoscere le abilità degli atleti: a me sembrano tutti bravi, anche quando “sporcano l’acqua”, alla fine di un tuffo dal trampolino o dalla piattaforma. Mi sono goduta lo spettacolo offerta da Chiara Pellacani che “ha vinto due ori in due ore”. Infatti la 24enne romana, domenica sera ha trionfato dal trampolino da un metro, “impeccabile nel controllo e pulitissimo l’ingresso in acqua”. Ma due ore prima aveva dominato nel sincro misto da tre metri insieme con Matteo Santoro. E non si è fermata. Ieri sera ha conquistato il quarto oro dai tre metri con una gara di puro dominio. Sempre emozionante sentire l’inno di Mameli e sentirlo cantare dai tifosi degli Azzurri. Ieri pomeriggio ho seguito l’esibizione delle otto nuotatrici del nuoto artistico (in passato nuoto sincronizzato), dove la squadra italiana ha guadagnato il bronzo, alle spalle delle eccellenti Russia e Spagna. Durante la performance, a volte prevalevano le acrobazie con le gambe, altre movimenti sinuosi sott’acqua, talaltra i volti sempre radiosi e sorridenti. Mi permetto di fare una considerazione squisitamente femminile che riguarda i costumi indossati – bellissimi – le capigliature raccolte e decorate, il trucco vistoso pertinente con l’ambiente acquatico. Uno spettacolo che dura pochi minuti per cui un nuotatore agonista si allena mediamente da 15 a 25 ore alla settimana. Tanto di cappello a tutti i nuotatori che ci regalano momenti di assoluta bravura non improvvisata. Le sorprese non sono finite. Domani Chiara potrebbe andare oltre e realizzare un magico en plein.

Un bellissimo CIAO

Giornata di lutto cittadino ieri a Milano, per le esequie di don Antonio Mazzi, morto a 96 anni venerdì. Il sindaco Beppe Sala intende appoggiare la richiesta di alcuni consiglieri di iscriverlo al Famedio. Dal latino fame aedes (tempio della fama) è situato all’ingresso principale del Cimitero Monumentale dedicato ai cittadini milanesi, o legati a Milano più illustri e benemeriti. Alessandro Manzoni, il primo a essere tumulato nel 1883. Risultano iscritti 14 cittadini benemeriti tra cui Carla Fracci, Giorgio Gaber, Alda Merini… Giorgio Armani credo sia l’ultimo in ordine di tempo. Nessun dubbio che il “prete matto” – così si definiva – se lo meriti. Due momenti del funerale mi hanno emozionato: vedere il girasole sopra la semplice bara di legno chiaro e il suo testamento spirituale, la preghiera del Ciao. Il girasole è anche il logo che uso nel mio blog verbameaada.com, scelto per il colore e per l’attitudine di seguire il sole. Trovo un’affinità tra il volto rotondo e sorridente del prete e il dinamico fiore. L’altro aggancio me lo offre il volantino distribuito davanti alla Basilica di Sant’Ambrogio con il suo saluto finale che trovo struggente e poetico. In un breve video, don Mazzi considera la poesia e l’arte strumenti di salvezza, ‘armi’ che ha saputo usare per una moltitudine di persone in oltre quarant’anni di servizio. Questo il suo messaggio universale: “Ciao è leggero come un bacio . Il ciao è dolce come un cioccolatino. Il ciao è fraterno come un abbraccio. Il ciao è travolgente come un sorriso. Il ciao: è tutto è niente è italiano è universale è familiare è maschile è femminile è singolare è plurale è laico è religioso. Il ciao lo voglio scritto sulla mia tomba perché dice, con quattro parole, chi sono, cosa ho fatto e cosa farò. Signore, ciao!” . 🌻

Diritto d’autore e AI

Due articoli mi riportano in ambito letterario, di cui faccio parte anch’io, dal momento che scrivo. Riguarda la Vita da scrittore quello di Paolo Malaguti intitolato Libri in auto e casse di Soave L’autore e la sfida dell’incontro nel quotidiano la tribuna di stamattina. Trovo l’altro nel Corriere e riguarda un fatto avvenuto in Usa dove è stato ritirato l’atteso thriller dell’esordiente Jerry Falcade, per sospetto uso di ntelligenza artificiale nella realizzazione del manoscritto. Il titolo è esplicito: “Scritto con l’AI”. E l’editore rifiuta il bestseller. L’autore nega ed anzi ipotizza si tratti di un pregiudizio editoriale verso gli autori di colore. A marzo era successo qualcosa di analogo verso il libro horror Shy Girl della scrittrice americana Mia Ballard, bloccato in Usa e ritirato nel Regno Unito per sospetto uso di AI. Non so come siano andate effettivamente le cose, ma il percorso creativo di un’opera non è affatto semplice e nemmeno lineare. Parlo per me che scrivo praticamente da sempre e ho stampato 14 testi quasi tutti in autonomia, nel senso che non ho un editore di riferimento – che peraltro mi farebbe comodo – ma finora ho gestito da me promozione e distribuzione del libro, presentazioni comprese: un lavoro assai dispendioso in termini di stress fisico e psicologico. Siccome io scrivo per diletto, guardo di profilo il mercato del libro, sommerso da una moltitudine di titoli, mentre i lettori scarseggiano. Non mi spaventa il confronto con altri autori, perché c’è posto per tutti… ma non ci sto ad avere come rivale la AI. Il diritto d’autore è un privilegio che spetta a chi ha prodotto l’opera col suo ingegno, magari stracciando varie volte l’esordio, modificando la traccia e analizzando con la lente i personaggi. Viceversa non ha senso il firmacopie.

Buon viaggio, mago di un prete!

[ ] “Don Mazzi si prende un periodo di riposo. L’appuntamento con lui è a settembre” è scritto a margine dell’articolo BUONE VACANZE… CON COMPITINO nella rubrica PECCATI E PECCATORI, tenuta da don Antonio nel settimanale OGGI. Il famoso sacerdote ed educatore era anche giornalista. Mancato a 96 anni venerdì pomeriggio, lo consideravo indistruttibile anche fisicamente, nonostante l’età avanzata. Nel febbraio 2020 era stato operato all’anca all’ospedale di Bassano del Grappa dal dottor Giovanni Grano che l’anno dopo, a novembre operò anche me. Interventi perfettamente riusciti. Mi aveva incoraggiato sapere che tale famoso paziente mi aveva preceduta. La simpatia che diffondeva non aveva limiti. Egli stesso si definiva “matto” e c’è da credergli, dato che confessava: “Assassini e corrotti, ho sempre accolto tutti, mi piace stare tra i peggiori”. Fondatore della Comunità Exodus nata nel 1984 a Milano, si è occupato di tossicodipendenza, accoglienza, educazione e formazione con lo spirito del maratoneta, ovverosia di un camminatore instancabile. Del resto considerava la vita un viaggio dove lasciare buone impronte. Lui ne ha lasciate a oltranza. A un giornalista che gli chiedeva come si figurasse il paradiso, aveva risposto che lo immaginava come l’incontro col padre – che era morto quando lui aveva 15 mesi – e col Padreterno. Graffiante con dolcezza, regala qualche “regoletta” ai genitori, per valorizzare il tempo delle vacanze: * Discutete con i vostri figli * Camminate, la natura è maestra di vita. Lo diceva anche Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si’ * Spegnete la televisione, i cellulari, i tablet… condividete momenti veri * Divertitevi, ma in modo sano * E infine… non aspettate le ferie per vivere la famiglia. Faremo i compiti, mago di un prete! [ ]

Bentornato ventaglio! 🪭

Complice il caldo insopportabile di questi giorni, è tornato in auge un oggetto caduto in disuso: il ventaglio! Non mi stupisce, ne ho uno piuttosto prezioso anch’io, sebbene preferisca farmi aria con una cartolina – diventate piuttosto rare anche queste – o con il lato di una scatola di pasta o riso. A tratti uso il clima che però infastidisce i gatti. Un servizio in coda al telegiornale riporta alla ribalta il ventaglio, nato in epoca antichissima in Oriente e in Egitto come oggetto rigido in foglie o piume, per farsi aria o scacciare gli insetti. Il modello pieghevole fu inventato in Asia tra il VIl e il IX secolo, come oggetto sacro e di potere, per giungere in Europa nel Cinquecento e diventare un accessorio di grande moda ed eleganza. Il ventaglio ha un profondo significato esoterico e spirituale, legato all’elemento aria e al soffio vitale. Simboleggia la protezione energetica, la capacità di neutralizzare la negatività e il risveglio interiore grazie al movimento del vento. Nel corso dei secoli e tra diverse culture, questo oggetto ha assunto ruoli differenti, passando da simboli di autorità a raffinato strumento di seduzione. In Spagna è un simbolo della cultura tradizionale, spesso associato anche al ballo del flamenco, utilizzato per esprimere emozioni, creare ritmo e aggiungere eleganza ai ballerini. È protagonista anche in letteratura. Si intitola Il Ventaglio, una famosa commedia in tre atti di Carlo Goldoni del 1763 e rappresentata nel 1765. Perfino Eugenio Montale, premio Nobel per la Letteratura nel 1975 ha scritto una poesia intitolata Il Ventaglio, inclusa nella raccolta La bufera e altro. Attraverso l’immagine di un oggetto familiare, l’autore riflette sulla memoria e il tempo passato. 🪭

Vietati i pic-nic sul Piave

Ritorno al Piave. Idealmente, nel senso che ne avevo parlato in un recente post. Me lo suggerisce l’articolo di Luca Vecellio che leggo sul Gazzettino stamattina: “Sul Piave vietati anche pic-nic e tintarelle sugli isolotti: maxi multe” che, nello specifico vanno da 25 a 500 euro. Il provvedimento arriva dopo l’ultimo incontro tra i sindaci, finalizzato ad aumentare la sicurezza sulle “spiaggette abusive” in seguito alle recenti morti, quasi tutte di giovani. Il fiume non perdona, neanche se ha un altro nome. È il caso del Po dove “Da ieri pomeriggio un padre di 36 anni risulta disperso nel Grande fiume, dopo aver salvato la figlia di sei anni e l sua amichetta di dieci” che stavano giocando sulla spiaggia con un pallone, a un certo punto finito in acqua. Coinvolte due famiglie di origine moldava, residenti nel bolognese. Forse ignoravano che “il Po non perdona. Sotto la superficie che sembra calma, si nascondono correnti e mulinelli pericolosissimi”. Sono dispiaciutissima per questo giovane genitore, tra l’altro non il primo a rimanere vittima di un salvataggio. Non so se queste disgrazie siano aumentate nel tempo, ma quando andavo io al Piave non se ne parlava. Anzi, per un certo periodo mi ero attribuita lo pseudonimo di Fiume, giocando con il mio nome, simile a quello del fiume Adda, privato di una d. Altri tempi, meno complicati ma vissuti con prudenza e accettazione di ciò che offriva l’ambiente, senza esigenza di stravolgerlo. Adesso, a causa dell’overtourism o simile, bisogna pagare anche per accedere in spiaggia, passando per i tornelli, come successo negli stabilimenti balneari di Livorno. Cose un tempo inaudite. Mi piacerebbe conoscere il punto di vista della natura. Nel mentre rimango a casa.

I “Custodi sociali”

I “custodi sociali” Sul quotidiano la tribuna di Treviso leggo l’articolo di Salima Barzanti Anziani, mutuo aiuto contro l’isolamento Ecco i custodi sociali, iniziativa che coinvolge i territori di Valdobbiadene, Segusino e Vidor per abbattere l’isolamento degli anziani, come precisa il sindaco di Valdobbiadene Luciano Fregonese. Il punto d’incontro nell’ex ospedale Guicciardini, via Roma 38, aperto ogni mercoledì dalle 16 alle 17.30 (nel mese di Agosto). Da ieri è attivo il numero del custode sociale che risponderà in orario di apertura al numero: 389 521 63 98 In sintesi, anziani volontari adeguatamente formati si mettono a disposizione di altri anziani, anche recandosi a casa di quelli più isolati, in una sorta di mutuo aiuto tra anziani. “i custodi sociali sono volontari qualificati che hanno scelto di mettersi all’ascolto, proponendosi come tramite ideale tra gli anziani, le persone fragili e i servizi del territorio”. Iniziativa lodevole che mi fa pensare alla Banca del tempo, in essere nei paraggi anni fa (che non so che fine abbia fatto). In pratica, i custodi sociali prendono il posto di un familiare assente o mancato, coprendo lo spazio occupato nei decenni passati da un membro della famiglia patriarcale. Di sicuro la struttura della famiglia si è sgretolata e la solitudine è aumentata. Si vive di più, ma è peggiorata la qualità della vita. Ben venga ogni iniziativa rivolta a contenere il problema, e magari a risolverlo. Siccome si parla tanto di prevenzione, io proporrei di prevenire la solitudine, agendo già in età adulta quando la gente si affanna anche per niente o poco, rinviando l’argomento vecchiaia, considerato tabù quasi come la morte. Parlarne per tempo, e non “in camera caritatis” (un discorso fatto in privato) offrirebbe un salvagente da usare a tempo debito. Sorte permettendo!

“La vita bene spesa”

Terzultimo giorno di Luglio. Corsetta in bici e alle otto sono già al bar Viceversa. In attesa della consumazione, scorro velocemente i titoli del quotidiano. Un paio mi riportano indietro nel tempo, quando facevo l’insegnante di Lettere. Morto a 92 anni Emilio Gallina il poeta dialettale di Santa Bona è il primo articolo, a firma di Brando Fioravanzi. Avevo appreso ieri la notizia sul tablet: la memoria era andata al garbato rappresentante editoriale di testi scolastici conosciuto in ambito professionale, disponibile e mai invasivo. Noto tra i docenti, il suo nome ricorre in diversi volumi che abitano la mia libreria. Ignoravo si dilettasse di poesia. “La passione per la lettura e la scrittura lo ha accompagnato fin da giovane”, il che aumenta la mia simpatia nei confronti del suo buon operato. Sue le sillogi A me tèra, A me zénte, Scondicùco, Me pareva pena jèri. L’altra notizia riguarda Federico Piscopo, un mio ex super allievo oggi storico “da anni impegnato nello studio dell’entourage canoviano” che lo stesso giornalista succitato Brando Fioravanzi considera nell’articolo Minette, che fece innamorare Antonio Canova. Sono orgogliosa che Federico continui a raccogliere successi, perché mi è nota la sua applicazione dai tempi delle medie, accompagnata sempre dal sorriso. Emilio e Federico, entrambi testimoni di doti umane messe a disposizione della collettività, per sostenerne animo e mente. Mi spiace non aver approfondito il rapporto con il poeta Emilio, lacuna che colmerò attraverso le sue opere. Mantengo i contatti con il giovane storico Federico, le cui ricerche mi riempiono di soddisfazione. L’aforisma di Leonardo Da Vinci “Un vita bene spesa” è un obiettivo invitante e rasserenante.