Ho seguito la Cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, toccante a dir poco. Intanto i numeri del medagliere: 16 medaglie (7 ori, 7 argenti, 2’bronzi) conquistate dalla delegazione azzurra, contro le 7 portate a casa quattro anni fa a Pechino, quindi un successo per i risultati e soprattutto per lo spirito degli atleti, bene evidenziato dal discorso conclusivo di Giovanni Malagò: “La speranza è che i valori dello sport possano costruire un futuro migliore” puntando sulla solidarietà, la tenacia, la resilienza. Mi concentro su due momenti particolarmente intensi: l’interpretazione dell’inno Nazionale da parte di Arisa, vestita come una dea e la coreografia in blu con protagonista la ginnasta italiana Giorgia Greco, priva della gamba destra. Nata a Milano il 1 marzo 2007, ha subito a soli 7 anni l’amputazione dell’arto a causa di un tumore osseo. Anziché abbattersi, è tornata a praticare ginnastica artistica a livello agonistico. È stata nominata Alfiere della Repubblica 2021. Come la sua, tante storie da brivido dietro gli atleti delle Paralimpiadi, 665 (di cui 45 italiani) in rappresentanza di 50 Nazioni. “I nostri atleti hanno reso orgogliosa la nazione” è il giusto apprezzamento della Premier, assente per il maltempo alla chiusura dei Giochi. Stefano Longo, Presidente della Fondazione Cortina 2026 così si è espresso: ” I Giochi ci lasciano molto più delle medaglie: competenze, infrastrutture e una squadra di oltre 140 professionisti che continuerà a lavorare per trasformare questa esperienza in opportunità durature per lo sport e per il territorio”. Le premesse per portare avanti il percorso intrapreso con al centro accessibilità, inclusione e attenzione alla persona ci sono tutte. Grazie agli straordinari atleti e a chi li sostiene.
Ecoansia, emozione ‘esistenziale’
Terza domenica di Marzo, esco senza ☂️ ma gocciola. Il marciapiede è pieno di petali rosa, rilasciati dagli alberi del viale. Sembra il colpo di coda dell’inverno, peraltro preannunciato. La settimana prossima sarà Primavera e si cambia registro. La settimana dopo entra in vigore l’ora legale e rinunceremo a un’ora di sonno. È palese che il tempo influenza le nostre vite, in un verso o nell’altro. Capita a proposito un breve articolo che leggo al bar sul Corriere Salute intitolato: Nuove emozioni/Ecoansia, la paura razionale che fa evolvere il mondo. “A coniare il termine è stato il filosofo australiano Albrecht Glenn, a portarlo in Italia lo psicoterapeuta Matteo Innocenti, presidente dell’Associazione Italiana Ansia da Cambiamentio Climatico”. In sintesi, non si tratterebbe di una patologia, bensì di un’emozione ‘esistenziale’ che colpisce i giovani dai 15 ai 30 anni, non negativa ma evolutiva che li spinge a provare un’eccessiva rabbia nei confronti delle istituzioni. Tornando al mio privato professionale, ricordo un lavoro di gruppo sulle emozioni che gli studenti avevano sintetizzato in un cartellone. Il preside, venuto in visita alla classe ne chiese spiegazione e Roberta precisò che l’ansia è una emozione a doppio taglio e può fare bene oppure male, a seconda di come viene recepita dalla persona. Credo che questo valga anche applicato alla natura, benigna o matrigna a seconda degli effetti collaterali, dei quali però siamo responsabili. Il cambiamento climatico e la crisi ecologica sono legati al comportamento umano. Recente il caso della frana di Niscemi in Sicilia. Il fenomeno però è planetario e dovremo conviverci, evitando di profanare l’ambiente. Comportamenti responsabili aiutano a contenere l’ecoansia e a vedere il bicchiere mezzo pieno.
IA, argomento spinoso
Con un certo disagio ho appreso del licenziamento a Marghera di 37 dipendenti della InvestCloud, società americana specializzata nel trasferimento digitale di servizi finanziari. Il lavoro sarà svolto interamente dall’intelligenza artificiale. Molti dei dipendenti sono ingegneri e programmatori specializzati, dato che non è un dettaglio. Secondo i sindacati potrebbe essere un tentativo di delocalizzare all’estero. Comunque anche in altre parti del mondo si affrontano situazioni analoghe. Quello di Marghera potrebbe essere il primo caso di una serie. Logico chiedersi cosa sarà dei 37 dipendenti licenziati dalla sera alla mattina e come sarà il futuro dei nostri figli e nipoti. Interpellerò Manuel, Ingegnere elettronico su questo spinoso argomento d’attualità. Immagino che la portata dell’evento sia almeno pari a quello della Rivoluzione Industriale, argomento di battaglia al colloquio d’esame di terza media. Vado sempre a parare là, dove ho profuso le mie energie per oltre trent’anni. Ho presente una traccia assegnata per un compito in classe:”Luci e ombre della Rivoluzione Industriale” che potrebbe essere sovrapposta anche al cambiamento attuale. Ma ci vorrà del tempo per valutarne la portata, fors’anche superiore alle previsioni. Una opinionista intervistata dice che spariranno dei lavori e ne nasceranno altri di nuovi, il che è già successo, ma il punto di forza sarebbe che fossimo noi umani a progettarli. In ambito letterario è legale scrivere un libro con ChatGPT, ma l’intervento umano creativo è fondamentale per poter rivendicare i diritti d’autore. Meno male che la IA non è riconosciuta come autrice legale. Mi risulta difficile considerarla come uno scrittore in carne e ossa.
Tempo di orticole
Di mattina, quando apro i balconi della camera il colpo d’occhio mi cade sull’Albicocco, ogni giorno più fiorito. Lo spettacolo si ripete alla sera, quando chiudo le imposte. È stato potato e contenuto per evitare che i rami più lunghi invadano la proprietà del vicino, col timore che ne risenta. Ma il suo abito rosa mi fa ben sperare in una ripresa e nel dono dei polposi frutti, sperando che il tempo balzano non blocchi il processo. Le martellanti piogge della scorsa primavera avevano compromesso la maturazione delle ciloegie. Gustare un frutto proprio dà un piacere unico che ho scoperto a gradi, mano a mano che ho potuto dedicarmi allo scoperto, coltivando piante (poche) e fiori (tanti), anche cresciuti spontaneamente come le Viole. Le piante in via dei Tigli dove abito sono fiorite. Una passeggiata in piazza, all’insegna della bellezza fa bene al corpo e allo spirito. In alcuni giardini svettano delle Magnolie stratosferiche e non c’è bordura priva di vivaci Giunchiglie. Ma è tempo anche di orticole. Ho fatto un salto in consorzio e ho acquistato quattro vasetti che sistemerò sotto il portico a est davanti alla cucina, riservando ai fiori quello a ovest. Elicriso, Aneto, Erba pepe e Timo hanno sprigionato in macchina un profumo salutare. Faranno compagnia a Salvia, Prezzemolo, Erba cipollina, Menta e Rosmarino: queste due ultime aromatiche hanno dato il nome a una rinomata pizzeria nei paraggi. A mio dire, nome azzeccato che invita a fermarsi e a consumare. Potrei fare un piccolo orto, ma devo distribuire le mie energie con una certa parsimonia (non sono evergreen!) e il giardinaggio mi assorbe abbastanza. Non amo stare ai fornelli. Con gli ospiti, preferisco condividere il pasto fuori, magari all’aperto per godere della natura sorprendente.
Corso Propedeutico di Latino
Mentre cerco dei contratti sotto una pila di quadernoni, approfitto per fare un po’ di selezione tra materiali scolastici a suo tempo usati a scuola. Beh, tempo ne è passato parecchio, dato che alcuni risalgono a vent’anni fa. Non provo nostalgia, piuttosto stupore che sia trascorso così tanto tempo… che in qualche modo ritorna. Succede quando l’occhio cade sull’etichetta di un quaderno che sul momento non riconosco: Corso di Latino 2001. La copertina con un soggetto sportivo non poteva essere mia, infatti il materiale apparteneva a mio figlio, che fu uno dei partecipanti del Corso Propedeutico di Latino, per dieci lezioni da un’ora e mezza insieme a Davide, Marisa, Laura, Marta, Erika. Una bella esperienza, perché i ragazzi erano pochi, motivati e ben disposti verso una materia non curricolare. Nella breve relazione finale che trovo inserita in una aletta del quadernone avevo scritto: “La frequenza è stata ottima ed il clima totalmente positivo” mentre nell’altra aletta è custodito l’Attestato di frequenza rilasciato ai vari corsisti – Saul compreso – datato: Castelcucco, 24 Aprile 2001 dove abitavo da pochi mesi. Un bel ricordo che fa emergere la simpatia per una lingua che non è affatto morta e che riemerge quando usiamo parole e/o espressioni latine, tipo: qui pro quo, ex aequo, una tantum, gratis, eccetera. Osservando antichi monumenti o facciate di chiese, non è raro leggere la scritta DOM che sta per A Dio Ottimo Massimo. D’altronde il Latino era la lingua dagli antichi Romani, parlata prima nel Lazio, poi nell’intera Italia e in gran parte dell’Europa e dell’Africa settentrionale. Nei petali di un fiore, gli studenti hanno inserito i nomi delle Lingue Neolatine: Italiano, Francese, Spagnolo, Rumeno, Portoghese, mentre nelle foglie lungo il fusto quelle derivate: Vallone, Ladino, Sardo, Romancio, Catalano, Provenzale. Nelle radici del fiore domina il Latino. Un bel lavoro che ricordo volentieri.
I veri beni essenziali
“La vita sedentaria è il vero nemico”, parole (sante) di Antonella Biral, la personal trainer che allena i centenari ed è contesa dalle Rsa della Marca trevigiana. Nata e cresciuta a Monastier, esperta di “Camminata Metabolica” sembra più giovane dell’età anagrafica, ha un sorriso contagioso e, superfluo a dirsi, un’invidiabile energia. In una foto è con un’allieva di 103 anni, in un’altra è ripresa con allieve di 86, 89 e 91 anni che coinvolge grazie alla musica. Ammette che non tutte riescono a muoversi, ma chi è costretta in carrozzina, rimedia cantando. Assodato che la musica è un’arte, ritengo che coinvolgere persone tanto in là con gli anni richieda una marcia in più. A suo dire, le cinque mosse per restare in forma dopo i 70 anni sono: Attività fisica costante, camminata quotidiana, alimentazione adeguata, allenamento della forza almeno due volte a settimana, tenersi lontani dallo stress, coltivando buone relazioni. Condivido quasi tutto, ma mi trovo in difetto sull’allenamento della forza. Su questo punto mi rimprovera anche mio figlio, che lavora in palestra come istruttore (ma non di centenari) e dice che non mi applico abbastanza per aumentre la mia massa muscolare. Reduce da due artoprotesi, io mi accontento e non mi pongo obiettivi ambiziosi, conscia dell’età che ho. Per ora sto bene nel mio corpo, sono autonoma e ‘lucida’, grazie anche all’allenamento mentale quotidiano. “Mens sana in corpore sano” è stata scritta da Giovenale nelle sue Satire (I – II sec. d.C.). Originariamente, la frase era parte di una preghiera agli dei che tradotta significa: Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano”. Scontato che la salute mentale e fisica sono i veri beni essenziali.
Protesta a bocca chiusa
Nel match d’esordio in Coppa d’Asia, cinque calciatrici dell’Iran restano in silenzio durante l’Inno Nazionale, adottando il silenzio come protesta contro il regime iraniano. È la conferma che il silenzio può fare più delle parole, concetto trattato in un recente post. Accusate di tradimento per non aver cantato l’inno, “Il colmo del disonore” sono riuscite a scappare, inviando disperate richieste d’aiuto. l’Australia concede l’asilo politico. Sembra una vicenda d’altri tempi, invece è successa un paio di giorni fa. Del resto l’attacco israelo – statunitense all’Iran è del 28 febbraio scorso, quando le giocatrici erano già in tournée calcistica. Immagino la preoccupazione e il coraggio delle cinque ragazze protagoniste della protesta silenziosa, nondimeno il terrore di una ripercussione sui loro cari in patria. A vederle sembrano delle ragazzine, ancora più giovani dell’età anagrafica, costrette a scappare per non soccombere al regime teocratico adesso colpito, ma non ancora sgretolato. Non mi intendo di calcio, diventato il campo di battaglia delle giovani iraniane. Mi torna in mente la poesia Goal di Umberto Saba (Trieste,1883 – Gorizia, 1957) dove il gioco di squadra serviva ad armonizzare le opposte fazioni, con l’augurio che anche le calciatrici iraniane possano godere “Pochi momenti come questo belli,/a quanti l’odio consuma e l’amore,//è dato, sotto il cielo, di vedere./” come dicono gli ultimi versi dell strofa centrale. Attraverso la partita di calcio e analizzando la reazione dei protagonisti – il portiere sconfitto, i compagni esultanti, la folla in delirio e l’altro portiere – il poeta considera temi universali come la sconfitta, la consolazione, la gioia condivisa e l’appartenenza. Il calcio diventa così una metafora della vita.
Famiglia che vive(va) nel bosco
Dallo scorso novembre si parla della famiglia nel bosco che non è più nel bosco e la situazione pare si sia aggravata, allontanando l’ipotesi di un ricongiungimento. La vicenda è nota: padre, madre e tre figli minori (una coppia di gemelli di sei anni e una ragazzina di nove) vivono in provincia di Chieti, in un’ex casa colonica, senza allacciamenti a rete elettrica, gas e acqua corrente. A causa di una intossicazione da funghi vengono ricoverati in ospedale dove emerge il loro stile di vita ‘ecologista” contrario alla medicina e e alle regole indiscusse (ma discusse da loro) del vivere civile. Da allora un’attenzione dei media e non solo, con l’allontanamento di madre e figli, inseriti in una struttura dove il padre va a trovarli, a orari concordati. Lui collabora, la moglie no, tanto che un recentissimo provvedimento destina la signora ad altra struttura, separandola dai figli. Un gran baillame contro la decisione del Tribunale, fiaccolata pro riunione dei protagonisti e il Ministro Nordio manda gli ispettori. A pelle, la madre mi pare esaltata. Mi chiedo come questa coppia anglo-australiana abbia di proposito ignorato, o sottovalutato le leggi in fatto di tutela dei figli, che comunque non appartengono allo stato, come affermato dalla Premier Giorgia Meloni. Augurandomi che la spinosa vicenda si risolva in fretta a vantaggio delle creature, mi viene in soccorso la poesia di Khalil Gibran (Bsharre in Libano, 6/1/1883 – New York 10/4/1931) I FIGLI I tuoi figli non sono figli tuoi./Sono i figli e le figlie della vita stessa./Tu li metti al mondo ma non li crei./Sono vicini a te ma non sono cosa tua./Puoi dar loro tutto il tuo amore,/ma non le tue idee./Perchê loro hanno le proprie idee./Tu puoi dare dimora al loro corpo,/non alla loro anima./Perché la loro anima abita nella casa/dell’avvenire,/dove a te non è dato di entrare,/neppure col sogno./Puoi cercare di somigliare a loro/ma non volete che essi somiglino a te./Perché la vita non ritorna indietro,/e non si ferma a ieri./Tu sei l’arco che lancia i figli verso il /domani.// Dubito che Nathan Trevallion e Catherine Birmingham conoscano questa splendida poesia.
8 Marzo 2026 🌻
Oggi 8 marzo, giornata di sorellanza, termine del femminismo contemporaneo: significa accordo morale, sociale, affettivo tra donne nel lungo percorso di emancipazione. Mi limito a fare un paio di considerazioni: a detta di chi studia il fenomeno, ci vorrà ancora un secolo, per raggiungere la completa parità con l’altro sesso. Durante il programma di cucina “È sempre mezzogiorno!”, Antonella Clerici ieri ha detto che vorrebbe rinascere donna, se le fosse concessa una seconda vita. Vale anche per me. Papa Leone XIII parla di “genio delle donne” , come affermava Giovanni Paolo II. Nella risposta alla lettera di Giovanna, pubblicata sulla rivista diretta da padre Enzo Fortunato, il Pontefice dichiara: “In un mondo spesso dominato anche da un pensiero violento, bisognerebbe sostenere ancora di più il genio femminile”. Penso alle donne importanti della mia vita: Adelaide, Cleofe, Gianna, Zulay, Marta… morte, ma vive nel cuore. E a quelle vive che mi corrispondono, ringrazio e non nomino per motivi di spazio. Nonostante sia ancora lunga e tortuosa la strada per la completa parità, sono lieta di appartenere al genere femminile, cui dedico la mia odierna poesia 8 Marzo 2026 Osservo la Mimosa/di biondi fiori adornata/la interrogo per sapere/come fa a sopportare/gli sbalzi meteo/del mese pazzerello./Ho radici ben salde/- mi risponde – e sostengo/molti fiori, come i pesi/che la donna deve portare,/tali e quali le onde/agitate del mare./Mi chino/sui morbidi fiori/ne aspiro/forza e dolcezza,/per costruire la mia/quotidiana corazza.// Buon 8 Marzo a tutti, uomini e donne! 🌻
Paralimpiadi e sport inclusivo
Cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 (dal 6 al 15 marzo) ieri sera, all’Arena di Verona, ‘Città dell’Amore’ in Italia, come sottolineato dalla performance ispirata all’amore e al mito di Giulietta e Romeo. Coinvolgente lo spettacolo e apprezzato il discorso del Presidente della Fondazione, Giovanni Malagò con il messaggio di Pace. Molto intenso ed emozionante anche quello del brasiliano Andrew Parsons, Presidente del Comitato Paralimpico Internazionale. Vedere gli atleti sfilare con i ‘corpi imperfetti”, senza una gamba, un braccio, la vista, in carrozzina… ma col sorriso dà l’esatta misura che i limiti sono illusoni e che lo sport paralimpico presenta un potenziale umano enorme. Incredibile ma vero: dall’orbita si collega in carrozzina anche la 33enne ingegnera spaziale tedesca Michaela Benthaus. Bebe Vio, ultima tedofora a Verona è l’incarnazione dello spirito degli atleti: 600 di 55 nazioni, impegnati in sei discipline: sci alpino, biathlon, sci di fondo, hockey su slittino, snowboard e curling in carrozzina. La Nazionale Azzurra è composta da 42 atleti (35 uomini e 7 donne) più 3 guide. Oggi, prime medaglie azzurre: argento per Chiara Mazzel nella discesa femminile e bronzo per Giacomo Bertagnoli nella libera ipovedenti. Merita un ricordo l’ideatore delle Paralimpiadi, il neurologo tedesco Sir Ludwig Guttmann che nel 1948 organizzò le prime gare per veterani di guerra disabili a Stile Mandeville, mentre il medico italiano dell’Inail Antonio Maglio organizzò i Giochi di Roma 1960. Un lungo percorso per uno sport inclusivo.
