Mia nipote vive a Roma. Le ho chiesto come sta Egoist, il cavallo che contribuisce a mantenere. “Egoist sta una favola’ mi ha risposto. Così non è stato per il cavallo delle botticelle crollato per il caldo a Ponte Cavour a Roma, sotto gli occhi di turisti e passanti, tre giorni fa. L’onorevole Michela Vittoria Brambilla, Presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente commenta la fine dello sventurato cavallo, precisando che gli equidi/equini non sono animali da reddito, ma d’affezione, e devono essere trattati di conseguenza. Ho seguito ieri la notizia e visto la foto del cavallo stramazzato al suolo, “costretto ‘ a lavorare a più di 35 gradi all’ombra, trascinando la botticella/carrozza nella Capitale, per il piacere dei turisti. Inaudito. So che c’è di peggio. Tuttavia, se partissimo dal rispetto per le creature che condividono l’ambiente con noi, saremmo sulla buona strada. Il caso ha riacceso la polemica sulle carrozze che da anni divide politica, associazioni animaliste e categoria dei vetturini. Il numero delle botticelle in circolazione negli ultimi anni si è ridotto, da trentotto a sedici. Una parte della categoria ha aderito al percorso di riconversione proposto dal Campidoglio, ma alcuni si oppongono al superamento del servizio tradizionale, verso i taxi elettrici. Patrizia Prestipino, Garante per il benessere degli Animali di Roma Capitale ribadisce una posizione già espressa in passato: “Roma non è più una città a misura di cavalli”. Mi auguro sia presto fattibile la soluzione per tutelare gli animali con quella dei lavoratori del settore. Senza dimenticare che la temperatura è cambiata e siamo sottoposti a ondate di calore sempre più intense e ravvicinate. Si salvi chi può!
“Era il tempo delle more”… 🎵
Finite le albicocche, ho fatto una scorpacciata di more che maturano in piena estate, tra Luglio ed Agosto. Le mie sono selvatiche (rovi) e di una dolcezza che si scioglie in bocca, se raccolte nel momento giusto, cioè quando si staccano al primo tocco. Inevitabile per me pensare alla canzone Era il tempo delle more, di Mino Reitano (Fiumara, 7 dicembre 1944 – Agrate Brianza, 27 gennaio 2009)) che tanto piaceva a mia mamma. Il testo, scritto da Luciano Beretta e interpretato da Mino Reitano è del 1971. Parla dell’estate attraverso immagini poetiche legate alla natura e ai ricordi. Riporto l’inizio. Era il tempo delle more./E al fiume ti portai./Una luna quasi nuova./Com’era nuova la voglia di te./Le tue braccia come l’acqua./E i grilli intorno a noi./ La voce calda e avvolgente del cantante calabrese faceva il resto, cosicché la canzone è diventata uno dei suoi più grandi successi discografici. Personalmente ne apprezzo soprattutto la dimensione poetica riservata alla bellezza della natura, come nei versi “Fiordalisi e papaveri /stesi con gli occhi in su/che guardavano il cielo/coperto di nubi blu/. Tornando alle more, sono frutti ipocalorici, ricchi di fibre, con un potente potere antiossidante, antiinfiammatorio e ipoglicemizzante. Vitamina C in abbondanza e benefici per la salute. Non mi ricordo chi scelse di metterle nello scoperto destinato all’orto che io ora chiamo ‘boschetto’, ma riconosco che è stata una buona idea. Insieme a fragole, lamponi e mirtilli non serve che vada dal fruttivendolo e neanche che assuma integratori per la vista e la pelle. Ho buoni motivi per essermi affezionata alla casa che mi nutre di bellezza e di bontà. Tra dentro e fuori ci sto proprio bene, e non sento il bisogno di evasioni. Come Pietro, le migliori vacanze le trascorro a casa.
Brivido musicale gradito
La celebre musica di apertura della serie Perry Mason mi trattiene sulla poltrona relax dove trascorro un paio d’ore per ricaricarmi (inter nos, preciso che mi alzo verso le sei, anche prima col caldo). È stata composta dal musicista e arrangiatore Fred Steiner. L’episodio riproposto è intitolato La monaca, di ambientazione ecclesiastica, ma dubito che lo vedrò perché devo fare altrio. Dopo circa un paio d’ore mi gusto il finale, così risento la sigla che ha per titolo “Park Avenue Beat” , brano concepito per unire le sonorità sofisticate di un’orchestra sinfonica a un ritmo più moderno e incalzante. Mix riuscitissimo. Seguivo con piacere i film TV tanto tempo fa. Tra il 1985 e il 1995 fu realizzata la serie di 30 film con l’iconico avvocato e 6 film cinematogrfici prodotti dalla Warner Bros. L’attore è noto per aver interpretato anche Ironside. Qualcuno dei lettori ne ha memoria? La serie televisiva statunitense mi aveva così influenzato che pensavo avrei potuto fare l’avvocato, ipotesi poi rientrata. È andata in onda dal 1957 al 1966 e si rifà ai libri e al personaggio di Erle Stanley. Raymond Burr (New Westminster, 21 maggio 1917 – Sonoma, 12 settembre1993) è l’attore canadese naturalizzato statunitense che veste i panni dell’avvocato difensore Perry Mason che risolve casi giudiziari all’interno dell’aula del tribunale. Ovviamente tivù in bianco e nero, che aumenta l’alone di mistero. La brillante e fidata segretaria risponde al nome di Della Street, mentre Paul Drake è l’intelligente investigatore privato che aiuta Perry Mason a raccogliere le prove. Non sono nostalgica, però ad averne prodotti simili oggi. Chiudo con la sigla, che mi trasmette un brivido musicale gradito, in una torrida estate.
Spesa fuori controllo
Sono mortificata: intenzionata a spendere meno al supermercato, in realtà ho speso più del solito. Controllo il chilometrico scontrino e verifico cosa c’è di nuovo: prodotti antizanzare (salviette alla citronella e gel dopo puntura), qualche bibita piccola sugar free, però con edulcoranti (il che mi sembra un rimedio peggio del male), olio extravergine formato mignon. Di fisso 24 bustine in gelatina per i gatti che sono tre, il pesce, un po’ di verdura, quasi zero frutta. Niente detersivi e prodotti di profumeria. Ero quasi contenta all’idea di pagare in contanti – che consentono un controllo mirato delle uscite – ma ho dovuto ricredermi quando la signorina alla cassa ha sparato il totale. Incredula e rassegnata, ho recuperato la carta elettronica e ho mestamente digitato il pin, promettendo a me stessa che devo giocoforza cambiare abitudini, se non alimentari almeno nel fare la spesa. So che ci sono stati gli aumenti, spalmati ovunque. Negli ultimi quattro anni, i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 25 %. Tra l’altro, col caldo mangio meno e non mi capacito della sproporzione tra entrate e uscite. Sto bene in salute e non piango il morto. Tuttavia mi auguro di non dover ricorrere al veterinario per qualche accidente ai miei conviventi felini. L’ultima volta mi è costato trecento euro per tre ore di sopravvivenza della gattina, ahimè! Puma non ce lha fatta. Quando avevo i due cani – Luna e Astro – provvedevo anche per loro, ma erano anche un mezzo per smaltire gli avanzi. Trovo che il palato dei gatti sia molto più difficile da addomesticare. Comunque la loro compagnia è importante e salutare. Se non ci fossero, l’umore sarebbe a rischio e probabilmente spenderei in sedute dallo psicologo. Ciò non toglie che dovrò fare acquisti più oculati. Ci provo.
Salva i figli e muore
Non so se collocare tra la bianca o la nera la notizia che sento di prima mattina:: un padre soccorre i figlioletti in difficoltà in acqua, ma poi stramazza sul bagnasciuga. Succeso in Puglia, a Otranto, il comune più orientale d’Italia. Così titola il Gazzettino: “Gennaro, papà eroe si tuffa per salvare i gemelli di 8 anni e viene ucciso da un malore”. Di primo pomeriggio, i ragazzini erano in acqua, ma non riuscivano a rientrare a causa del forte vento di maestrale. Il padre “Si è quindi lanciato in acqua, aiutato da altri bagnanti, ed è riuscito a riportare i bambini a riva. Subito dopo, però, ha accusato un malore e si è accasciato sulla battigia”. Vani i tentativi di salvarlo. Chissà che trauma per i ragazzini che forse gli avevano strappato il permesso di entrare in acqua, nonostante il mare agitato. Quando il maestrale soffia, provoca l’aumento del moto ondoso, impossibile che Gennaro, 54 anni lo ignorasse. Forse era un padre troppo buono. Ecco, è quella parolina – troppo – che mi turba. Possibile che, per troppo amore, il padre avesse sottovalutato il rischio? Oppure i ragazzini gli hanno disobbedito e si sono infilati spontaneamente in un vortice pericoloso? Non è la prima volta che succedono disgrazie per un eccesso di qualcosa: amore, protezione, gelosia, disattenzione, imprudenza, incoscienza, ignoranza… Sta di fatto che una giornata di festa si è trasformata in un dramma. Oggi pomeriggio alle 17 i funerali di Gennaro, nella chiesa madre di Sanarica. Vi assisterà una marea di persone, compreso il padre e le due sorelle. Non so i due bambini, che gli devono la vita.
Centellinare la felicità
Non intendo parlare dell’America, oggi in festa per i suoi 250 anni di indipendenza. Però ritengo utile un cenno alla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America (4 Luglio 1776) che sancisce il diritto inalienabile al “perseguimento della felicità” insieme a vita e libertà. Approfitto di questo concetto per interrogarmi e sottoporlo ai lettori. Escluso che sia una condizione di benessere permanente, è un obiettivo che si costruisce quotidianamente attraverso le relazioni, l’autorealizzazione e l’accettazione di sé. Adesso esemplifico. Stamattina ho raccolto delle foglie di salvia, aromatica che mi piace molto. Strada facendo – in realtà pochi passi in un’area destinata all’orto che non c’è – ho notato delle more mature. Le ho staccate dal ramo e assaggiate: deliziose! Spostandomi con cautela per non pestarle, mi sono trovata tra i piedi le ultime albicocche, dorate e morbide al punto giusto. Ma non è finita! Pochi metri e nell’erba vicino al melograno noto tre susine della varietà ‘goccia d’oro’ che ricordo squisite. A questo punto gli organi di senso sono esercitati in contemporanea, tatto e gusto in primis. L’udito un po’ a margine… finché Fiocco non si fionda fulmineo sull’albicocco e fa cadere l’ultimo prelibato frutto arancione. Provo un intenso piacere per la raccolta mattutina dei miei frutti che mi dà la carica per affrontare al meglio la giornata. Con le foglie di salvia ho intenzione di fare una tisana che sorseggerò durante le ore più calde, confidando nella clemenza del meteo. D’altronde la felicità è fatta di brevi momenti, da centellinare come la tisana.
Giovani e futuro
Contro le mie abitudini, mi trovo in cucina a metà pomeriggio perché devo ‘riciclare’ delle albicocche spadellate e ho deciso di farne la cheesecake. La frutta è mia, non trattata e raccolta a più riprese, molta già trasformata in composta/marmellata sistemata in cantina e destinata a prossime donazioni. Ho parte degli alimenti pronti: biscotti tritati per la base, la gelatina in fogli per la farcitura, la frutta spadellata per il topping. Si tratta di una procedura articolata che non ha bisogno del forno, ma il prodotto deve stazionare in frigo per diverso tempo. Nel mentre mi fanno compagnia Beppe e Filippo Tenti che ho seguito altre volte negli avventurosi viaggi trasmessi da Overland, in onda dal 1996, “L’avventura televisiva più amata dagli italiani”. Le vie dell’India è il titolo della puntata odierna che mi richiama alcuni ex alunni di origine indiana, tra i quali Annu, ora in Canada. Anzi, le girerò il post, sperando che mi legga, perché la so affaccendata in cure materne, dopo la nascita di Adalina, un anno fa. L’ultimo contatto risale a marzo. A proposito del ruolo di mamma scriveva: “È impegnativo, ma bellissimo”. È confortante seguire, anche a distanza il percorso umano e professionale di ragazzi che hanno spiccato il volo per altri lidi, ma non scordano le radici. È il caso di Giovanni, che mi scrive: “Sono in Belgio, in Erasmus, nelle Fiandre…la mia casa lì è una residenza per studenti con la mia cameretta da dieci metri quadrati… quanto è diversa dalla mia casa nuova e spaziosissima di Fietta”! Ma è felice e si trova bene, in cantiere la laurea magistrale a settembre e poi il dottorato di ricerca. Sono orgogliosa di mantenere i contatti con questi ex alunni speciali, augurandomi buone cose anche per tutti gli altri che non nomino. Talvolta alcuni mi avvicinano e mi salutano, dicendo che sono rimasta ‘uguale’. Loro sono giovani adulti con il futuro addosso.
Pioggia benedetta
Nel calendario romano, originariamente Luglio era chiamato Quintilis, rinominaro Iulius in onore di Giulio Cesare. Nelle antiche culture veniva consacrato a divinità legate al sole e alla terra, come Apollo e Giove. Dal punto di vista lunare, si lega tradizionalmente alla Luna del Cervo, simbolo di crescita e di rinnovamento. È il mese in cui la natura raggiunge la sua massima espressione, tant’è che simboleggia il culmine dell’estate e il trionfo della vita. Il proverbio del giorno recita: “Presto la pioggia suol venire a noia, ma in Luglio è un ricco dono e apporta gioia”, mai tanto desiderata quanto dopo un’intensa ondata di caldo africano. Tra oggi e il 5 dovrebbe esserci una pausa. Infatti si registra un calo salutare della temperatura – alle 10.30 di 24 gradi – sebbene a fine settimana temo si tornerà a boccheggiare. Che il vecchio continente sia tartassato anche da questo malanno mi angoscia. Comunque, un temporaneo sollievo c’è. Mi ha guidato la mano per buttare giù due versi inttolati PREZIOSI DIAMANTI Dopo il caldo estenuante/la poggia è una musica/che disseta la terra/e rilassa la meninge/dove intinge la penna/il fuoco della poesia/da donare a chi sia/disposto a condividere./Gocce di perle argentine/qual preziosi diamanti/fatevi avanti generose/ a rigenerar anime ansiose.// Come dice il proverbio, la pioggia è un dono e apporta gioia… sempre che non sia rovinosa e devastante. Pare che ci dovremo abituare ad ondate di calore sempre più ravvicinate, dato che il clima è in evoluzione a nostro svantaggio. Nel frattempo, chissà che riusciamo ad introdurre qualche buona abitudine, eliminando molti sprechi.
Benvenuti anche se prematuri
Esco presto, alle otto sto sfogliando il quotidiano al bar, in cerca di una notizia ‘in controtendenza’, se possibile alle sciagure quotidiane. Ed ecco l’articolo di Laura Pace: L’afa colpisce le donne in gravidanza: “Quasi mille parti prematuri in più” che mi rimanda a quello letto giorni fa riguardo la nascita di 7 bambini in un solo giorno all’ospedale di Belluno (il 24 Giugno) e a San Donà s Piave (il 25 Giugno). Chissà cosa avrebbe detto mia mamma, che aveva fatto l’ostetrica di Cavaso e Possagno, quando le donne partorivano a casa (le ho dedicato la mia prima opera C’era una volta l’ostetrica condotta). I parti prematuri sono quelli che avvengono prima della 37esima settimana di gestazione. Secondo uno studio pubblicato sula rivista scientifica “Environment International” quando il caldo è molto intenso, il rischio di parto prematuro aumenta di circa il 4 % per ogni grado in più di esposizione al calore, arrivando al 26 % se le temperature restano estreme per più giorni conseutvi. Io ho partorito mio figlio una settimana dopo l termine previsto: era l’8.08.88, una data speciale piena di otto, numero universalmente riconosciuto come simbolo di infinito, prosperità e bilanciamento cosmico. Mi ricordo che i giorni precedenti prendevo il sole in terrazzo con un costume azzurro. Dalla fine di Luglio, mi chiedevo oggi giorno se sarebbe stato quello del lieto evento. realizzatosi in una data speciale, ritenuta fortunata. Comunque sia, in un momento di crisi mondiale e di denatalità, ben vengano le nascite, anche premature. Se ad accogliere le creature ci sono genitori preparati e amorevoli.
Valore della pausa
Cosa significa per voi la parola pausa? È la domanda rivolta ai telespettatori da Greta Mauro che sostituisce Maria Soave nel programma UnoMattinaNews. Il termine deriva dal latino pausa e dal greco paûsis (cessazione) e ha il suo corrispettivo nel termine inglese break tanto di moda. Ma se il significato è all’incirca lo stesso, è sul come staccare dal quotidiano che mi interrogo. Conosco persone che non si riposano mai ed altre che durante la pausa danno il doppio, per scelta o per necessità. Nutrita sui classici, per me la pausa corrisponde all’otium. Nell’antica Roma indicava il tempo dedicato al ripoo e allo studio, contrapposto al negotium (insieme delle attività lavorative). Ad esempio, stamattina ho deciso di fare il minestrone con le verdure comperate ieri. Non è un’operazione difficile, ma richiede diversi interventi: lavare e sminuzzare gli ortaggi, raccogliere salvia e alloro per il soffritto, portare nel bidone per il compostaggio gli scarti, infine mettere sul fuoco, badando al tempo di cottura (aggiungo il sale solo alla fine). Mentre le verdure fanno il loro dovere, mi concedo una pausa sotto il portico a ovest e scrivo il post. Per me rappresenta una pausa dall’impegno culinario, valorizzata dal canto delle cicale radunate sui tigli a bordo strada. Su questa lunghezza d’onda è anche il momento che mi prendo per fotografare e magari buttare giù qualche verso. Al pomeriggio, isolo anche il telefono per non essere disturbata durante la pausa ‘recupeto energia’. Di indole piuttosto felina, considero un privilegio starmene per conto mio, alternando pause a momenti di lavoro e/o di svago. Qualcuno potrà dissentire, ma arrivata a questio tratto del viaggio cerco di valorizzare il tempo che rimane. E che non torna indietro. Per nessuno!
