La Notte della Taranta

Ieri sera ho visto il Concertone della Notte della Taranta a Melpignano (Lecce), per la prima volta trasmesso anche in Eurovisione, diretto da Ermal Meta, che apprezzo molto. Gli spettatori presenti sul posto 150 mila, quelli da casa immagino anche di più. Sul palco ha dominato la pizzica, tipica danza popolare del Salento e della Puglia. Nata come antico rito di guarigione per esorcizzare il presunto morso della tarantola attraverso il movimento frenetico, oggi rappresenta una festa di comunità, di corteggiamento e di identità culturale. Alessandra Amoroso, di bianco vestita incanta, cantando “Vivere a colori”. Sorprende nche Levante “eterea come una dea mediterranea”. Ma io ritorno a Ermal Meta, “elegante senza apparire costruito” con una camicia nera, aperta sul petto e un completo rosso in sintonia con il fuoco della Taranta. Indubbiamente elegante, come rilevato da “Le pagelle look”. Ha eseguito un brano inedito in dialetto salentino, intitolato Nu simu nienti di grande effetto. Il tempo è quello della difesa dei territori e delle comunità di fronte a interessi economici che rischiano di trasformare o cancellare luoghi e identità. Quindi è un messaggio di resistenza collettiva, difesa della terra e rifiuti degli abusi del potere. L’artista, di origine albanese ha spiegato che la canzone nasce come protesta contro grandi progetti turistici in Albania con la “Flamingo Revolution”/Rivoluzione dei fenicotteri, movimento che coinvolge cittadini e associazioni ambientaliste. Tra tamburelli, danze e artisti motivati la natura è protagonista. Si spera non inascoltata.

Rumore e Silenzio

Il sabato mattina sono di corsa. Breve puntata al bar dove scorro velocemente i titoli del quotidiano, ma non trovo nulla di stimolante per il post odierno. Sosta obbligata dalla parrucchiera Lara che mi aggiorna con garbo su delle clienti, alcune ospiti della Casa di riposo dove lei presta servizio quando non è in salone. Una di queste è affetta da una malattia degenerativa che è anche l’argomento considerato da un articolo del settimanale OGGI che leggo sotto il casco durante l’asciugatura dei capelli. Ne riporto il titolo: Vivere in zone silenziose e poco inquinate aiuta a prevenire malattie come il Parkinson? Risponde Alessandro Tessitore, Presidente della Società italiana Parkinson Limpe-DisMov, professore di Neurologia, Università Vanvitelli, Napoli. Sintetizzo il contenuto: I fattori ambientali incidono sulle malattie neurodegenerative. Gli studi andranno però confermati, tanto che trattasi di “uno studio osservazionale, che dimostra una correlazione, non una prova certa di causa – effetto”. Correda l’articolo una foto del Borgo del Silenzio in Alto Adige che non sapevo esistesse. Il morbo di Parkinson colpisce circa 300mila persone, a cui vanno aggiunti i familiari che se ne occupano, portando a 1 milione le persone toccate da questa malattia. Mio zio Aldo ne era affetto e ne è morto. L’argomento scientifico non è di mia competenza e mi sposto sul disagio che devono sopportare i familiari, anche per la ricaduta psicologica della malattia. La salute è il primo bene e quella mentale la precede, se possibile. Ridurre le concause che attivano il problema mi pare ovvio. Rumore compreso. Però il silenzio assoluto può essere inquietante. Basta adottare la vita di mezzo.

“Il mondo è donna”

Secondo l’agenzia Adnkronos “La fine dell’estate è ancora lontana”, ma stamattina piove e mi va benissimo. Ieri c’era un livello di umidità insopportabile, mentre i 22 gradi di stamattina sono un sollievo. Sono propensa a ritenere che il fuoco infernale delle scorse settimane rimanga un ricordo e mi concentro sulle notizie che mi ricaricano. Ad esempio quello che ho ‘raccolto’ ieri. Sono stata a pranzo da Lina che si è spesa per realizzare un menu coi fiocchi, nonostante l’avessi invitata a limitarsi. Non sono abituare a stare a tavola oltre il necessario, comunque ho apprezzato: antipasto con pere e gorgonzola, crespelle ricotta e spinaci, roast beef/prosciutto crudo, crema fredda al cucchiaio. Fichi e uva per souvenir. Contrariamente a me, lei è creativa ai fornelli ed è un vantaggio per il convivio. Di pomeriggio mi arriva la notizia di un lieto evento: una giovane amica scrittrice ha dato alla luce la sua creatura che ammiro in foto come uno splendido fiore: ha una fossetta sul mento e un sorriso beato, mentre dorme con le manine chiuse a pugno. Chissà cosa ‘pensa’… si merita un futuro delizioso. Verso sera mi giunge il video di un amico pittore, sulla rassegna Woman Art Expo 2026, reperibile su YouTube. 42 artisti – compreso il mio amico, con il quadro Sempre cerco il Tuo Sguardo – “attraverso opere che intrecciano sensibilità, linguaggio e visioni differenti” intendono rendere omaggio al mondo femminile. La Rassegna approda al Lido di Venezia dal 1 al 14 settembre, in contemporanea con la 83esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. In tutte e tre le emozionanti situazioni descritte è protagonista la donna. Mi congedo con la celebre frase “Il mondo è donna”.

Furto clamoroso

Se non avessi fatto il Liceo classico, credo avrei frequentato volentieri l’artistico, allora però non appetibile perché scomodo e lontano. Però mi è rimasta l’attrazione per il bello e per chi lo crea. Pertanto considero gli artisti di qualunque espressione artistica come dottori dell’animo, sia che appartengano al presente che al passato. La premessa per introdurre il furto delle tele di Antonello da Messina, a Ferragosto, dal Museo Regionale Accascina di Messina., noto anche con l’acronimo MuMe. Trafugati una parte del Polittico e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Gli autori del colpo, almeno quattro sono ancora latitanti. Aperta un’inchiesta contro ignoti, potrebbe esserci il coinvolgimento della mafia. Sul fatto si è espresso Vittorio Sgarbi, ipotizzando che dietro ci sia un collezionista privato, perché trattasi di quattro tavole dal valore inestimabile, troppo famose per essere vendute nel mercato dell’arte. La chiamata di un passante al 112 ha reso noto il furto: “Ci sono quadri del museo per strada”, di per sé sconcertante. In attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda, due parole su Antonello da Messina (Messina, 1430 – febbraio 1479). È considerato suo il capolavoro Ecce Homo, realizzato tra il 1460 e il 1465, opera dipinta su due lati, recentemente acquistata dallo Stato italiano. Si trova al MUNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo. Comunque l’artista dipinse più opere su questo tema, altre versioni famose si trovano in musei differenti. Alla National Gallery di Londra sono conservati il San Girolamo nello studio (1475 ca.) e il Salvator mundi (1465 – 1475). A me piace molto l’Annunciata di Palermo, dipinto a olio su tavola realizzato intorno al 1476. Il movimento delle mani, le pagine sollevate sul leggio, la luce laterale che illumina il volta della Vergine consentono la lettura di un’opera tanto emozionante quanto importante per l’arte occidentale. La vicenda dell’arte italiana è come un romanzo, non privo di colpi di scena.

Addio a Varenne, “Figlio del Vento” 🐴

Nel giorno del Palio di Siena, slittato dal 16 al 18 agosto per maltempo si è spento Varenne, una leggenda dell’ippica. In pensione dal 2002, è morto a 31 anni, colpito da infarto. Lascia oltre 2000 ‘figli’. Soprannominato “Il Capitano” e anche “Il Figlio del Vento” loè considerato il più grande trottatore di tutti i tempi, avendo inanellatelo 62 vittorie su 73 corse e oltre 6 milioni di euro di premi. Il suo nome mi era noto da almeno vent’anni, pur non seguendo il mondo dell’ippica. Però un feeling con il cavallo c’è, per almeno due ragioni: mia nipote mantiene Egoist, un superbo cavallo e un test psicologico mi ha agganciata al cavallo. Sottoscrivo, per quel che riguarda lo spirito libero. In psicologia, il cavallo rappresenta la forza vitale, gli impulsi dell’inconscio, la libido e il controllo razionale delle proprie emozioni profonde. Simboleggia anche la libertà, l’energia fisica e il legame tra la parte istintiva (l’animale) e quella conscia (il cavaliere). Tornando a Varenne, mi colpisce soprattutto la sua storia, iniziata per così dire sottotono. Figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz, nasce i 19 maggio 1995 a Copparo (Ferrara). Prende il nome dalla rue de Varenne di Parigi, la strada dove si trova l’ambasciata italiana. Acquistato in parte dal francese Jean Pierre Dubois, viene allenato in Normandia prima di tornare in Italia. È stato guidato per quasi tutta la carriera dal driver Giampaolo Minnucci. Il proprietario storico è stato l’imprenditore napoletano Enzo Giordano, scomparso nel maggio 2025. La proprietà di Varenne è passata al figlio Daniele Giordano. L’accudimento è proseguito presso l’allevamento LJ di Eboli, in provincia di Salerno dove il leggendario cavallo ha vissuto serenamente in pensione, fino al galoppo finale.

90 anni di note e di poesia

Mogol (pseudonimo di Giulio Rapetti)ha compiuto 90 anni: Auguri al grande paroliere, autore di migliaia di canzoni, tra cui i più famosi testi della musica italiana. Il suo sodalizio con Lucio Battisti ha creato capolavori come Emozioni, Il mio canto libero, E penso a te… Difficile dire quale sia la canzone più bella che ha scritto. Per quanto mi riguarda è L’arcobaleno, del 1999 dedicata all’amico Lucio morto a 55 anni l’anno prima, il 9 settembre 1998. Il testo è opera di Mogol, la musica è di Gianni Bella ed è interpretata da Adriano Celentano: un trio di artisti ha prodotto una canzone diventata famosissima. Io l’ho usata durante la presentazione del romanzo Migrante nuda, dedicato all’amica Zulay, morta a causa di un incidente stradale. A scuola avevo già usato il testo della canzone Emozioni (1970) per Il laboratorio di poesia che aveva prodotto un cartellone su alcune emozioni (paura, rabbia, gioia…) esposto in classe. Si riconosce a Mogol la ‘grammatica delle emozioni’, tra cui quella del distacco definitivo. La morte improvvisa riguarda molte persone e affrontare l’evento con poesia è da artisti. A me è capitato con l lutto legato alla perdita della mia amica ecuadoregna che avevo conosciuto durante il corso serale ad Asolo parecchi anni fa. Una presenza importante, strappata troppo presto alla vita. Ho inteso onorarla con il breve romanzo succitato. Secondo il paroliere Mogol, il testo della canzone Arcobaleno sarebbe nato da una richiesta di Lucio Battisti dall’aldilà. Comunque sia andata, il brano, struggente e malinconico è superlativo. Ecco la prima parte. Io sono partito poi così d’improvviso/che non ho avuto il tempo di salutare./L’istante è breve, ancora più breve/se c’è una luce che trafigge il tuo cuore./L’arcobaleno è il mio messaggio d’amore./Può darsi un giorno ti riesca a toccare./Con i colori si può cancellare/il più avvilente e desolante squallore/ Lascio ai lettori la parte centrale, di una sublime poesia.

Pomeriggio sportivo

Campionato Europeo di Ginnastica Artistica a Zagabria, uno spettacolo che è un sollievo nel pomeriggio domenicale infernale a causa del caldo torrido che impedisce di uscire. Le atlete russe vincono la medaglia d’oro. Ma l’argento va meritatamente alle atlete azzurre, il bronzo alle francesi. La squadra azzurra è composta da Manila Esposito, Elisa Iorio, Giulia Perotti, July Marano e Anthea Sisio. Manila Esposito, oro nel corpo libero e argento alla trave in un solo giorno, ha dovuto rispondere agli attacchi sui social per la forma fisica ritenuta ‘abbondante’ dai leoni da tastiera. La ventenne napoletana è una delle migliori ginnaste d’Europa, lo confermano i risultati. Può essere anche grazie al sovrappeso, bilanciato benissimo dalla bravura e dalla tenacia. Dietro ogni successo ci sono ore, mesi e anni di allenamenti che meritano rispetto e zero critica malevole. Dal pomeriggio alla sera, l’intrattenimento continua con gli Europei di Atletica di Birmingham che seguo in parte, tra la cena e il dopocena. Nel mentre per fortuna arriva la pioggia benedetta, con un gradito seppure modesto abbassamento della temperatura. A metà serata, Larissa Iapichino vince l’oro nel salto in lungo, grazie ai sette metri del primo salto. “Vinto nella terra di mia madre – Fiona May – vale il doppio”. Bello vedere l’abbraccio tra la giovane atleta e il padre Gianni Iapichino che è il suo allenatore. Dalle immagini che scorrono nel video, percepisco grande sportività tra le atlete che si abbracciano cordialmente, conferendo valore aggiunto alla prestazione. Una boccata di ossigeno donata agli spettatori in un pomeriggio di fuoco.

“Passeggiando in bicicletta…” (brano di Riccardo Cocciante)

Breve uscita in bicicletta al bar Viceversa. Oggi i quotidiani non escono, perciò ne rileggo uno di ieri. Prima delle nove, gli avventori sono pochi, ma dopo mezz’ora ne arrivano parecchi tanto che vengono uniti due tavoli. Quando esco, nel parcheggio conto una decina di auto e una sola bici, la mia: di un brillante blu si distingue tra le capotte scure. Il blu è il colore del mare, del cielo… del granchio blu. Anche Laura e Valentina, le cameriere indossano una maglietta celeste che sta bene sui pantaloni neri. Apprezzo questi dettagli che personalmente mi bendispongono. Mi convinco che la felicità è fatta di sfumature. Accompagno a piedi la bici fin oltre lo spartitraffico e poi monto in sella, facendo a ritroso un percorso tranquillo e per niente trafficato. Alla mia sinistra c’è una valle dove giorni fa ho liberato un uccellino, sottratto alle fauci di Fiocco, incredibilmente ancora integro. Dopo averlo dissetato, l’ho sistemato nella scatola di un Amaryllys dove ha trascorso la notte. Il mattino l’ho liberato tra le piante di Ibiscus in prossimità della valle. Quando sono nei pressi lo saluto, sperando che stia volteggiando tra i rami, godendo della libertà. Portavo il cane Astro da queste parti fino a un paio d’anni fa, finché a 18 anni se n’è andato, come la madre Luna. Dopo i due interventi alle anche, il chirurgo mi ha sconsigliato di prendere altri cani che potrebbero sbilanciarmi nelle passeggiate. Così ho rimediato, aumentando il numero dei gatti, da uno a tre che mi fanno buona compagnia. Dove abito i cani non mancano, sono una decina e direi che sono perfino troppi. Un paio abbaiano per niente e andrebbero zittiti, pardon educati dai loro padroni. Forse basterebbe fargli fare una passeggiata.

Soluzione ingegnosa (ma cara)

Ci sono delle storie che invitano a scrivere. Come quella di Massimiliano che va al lavoro con la cavalla Maja perché la benzina costa troppo. Escludo che sia economico mantenere un cavallo, perché mia nipote ne ha ‘adottato’ uno che le costa parecchio. Del resto la cavalla Maja fa parte della scuderia di otto destrieri di proprietà di Massimiliano Accetturo, 56 anni che vive a Rocchetta Sant’Antonio, piccolo Comune dei monti Dauni, in Puglia. La benzina costa troppo, lui si sposta a cavallo e dice: “Speriamo non mettano le accise alla biada”. Scelta originale e adeguata al suo habitat. Non la vedo popolare, però fa sperare nel recupero di una dimensione più umana di vivere. Di sicuro le auto inquinano, soprattutto quelle vecchie. Le assicurazioni in Italia sono più care che altrove, perché facciamo troppi incidenti e usiamo mezzi datati. Quelle elettriche sembravano una buona alternativa, ma non sono attrattive per vari motivi. Forse dovrebbero essere incentivati i servizi pubblici. Non sono un’esperta del settore ed uso la macchina poco volentieri, soprattutto dopo la pandemia: percepisco una grande irritabilità al volante ed esco in auto a giorni alterni. Guido la panda azzurra da una decina d’anni e non ci penso a cambiarla, perché assolve bene al suo compito. L’anno prossimo dovrò rinnovare la patente: se non succedesse, non ne farei un malattia e guarderei altrove per spostarmi. Certo non con un cavallo: mi costerebbe di più e non potrei ospitarlo in giardino, parola esagerata per il mio spazio verde pieno di tutto un po’. Però la scelta di Massimiliano è una provocazione, per fermarsi e progettare una via di fuga all’uso sconsiderato dell’automobile. Senza… cadere dalla padella alla brace!

Vicenda triste con retrogusto dolce

Nella pagina dedicata all’attualità mi attrae sul Gazzettino di ieri il titolo “Il dramma di Vanda e Danilo Lei stroncata dal caldo, lui ha un infarto per salvarla”. Successo a Latina, nelle campagne dell’Agro pontino a Cisterna, ma i due coniugi erano di origine veneta. Erano arrivati a Latina con le rispettive famiglie “dopo la bonifica, assegnatarie di poderi dell’Opera nazionale combattenti”. Mentre lui, Luigi Bordin, 89 anni dava da mangiare alle galline e annaffiava la vigna, la mogle Vanda Pegorin, 83 anni lo aspettava all’ombra di una grande pianta. Probabile che Il caldo infernale sia stato fatale per entrambi. All’inizio sembrava un giallo, ma dopo l’intervento dei Carabinieri le cose si sono chiarite. Verso mezzogiorno erano quasi 40 gradi. Il marito accende il motore dell’auto e l’aria condizionata, apre sportelli e portellone per contenere il caldo infernale alla moglie che non stava bene. Al momento di tornarsene a casa, la vede a terra e tenta di farla rinvenire. “Voleva portarla in ospedale” assicurano i parenti. Però lo sforzo, il caldo, la concitazione gli sono fatali ed è colpito da probabile infarto. “Marito e moglie morti lo stesso giorno dopo una vita passata insieme a faticare, il lavoro, la vigna, le galline, i kiwi” è l’esordio dell’articolo a firma di Vittorio Buongiorno. Una vicenda triste con retrogusto dolce, perché i protagonisti hanno lasciato questo mondo insieme, nello stesso ambiente familiare, quasi alla stessa ora, anche se per cause diverse cucite dal clima torrido. Per due persone che si sono accompagnate una vita, la considero una buona morte che fa da contrappeso a tanti fatti delittuosi che avvengono in molte famiglie.