Primule e Viole

Ultimo giovedì di Febbraio, giorno di mercato locale. Mi torna utile l’appuntamento al bar con Lucia, anche se di norma c’è più gente degli altri giorni e risulta più difficile comunicare in tranquillità. Ma noi sappiamo come rimediare, infilandoci nella stanza più appartata del locale, dove Lucia mi aspetta con il quotidiano a disposizione. Di fatto non mi serve, perché lei è sempre informata ed anche più aggiornata di me. Ieri pomeriggio il pullmino dell’asilo è stato coinvolto in un incidente, per fortuna senza gravi conseguenze, ma tanto spavento per l’autista e le due bambine, ultime rimaste del gruppo che rientrava a casa. Lo vedo spesso passare davanti al mio cancello. Mi strappa un sorriso, perché è di un bel colore giallo vivo, forse con dei decori sulla carrozzeria. A proposito di giallo, sul banco di Riccardo e del padre Giordano dominano primule e mimose. Ne compero sei bicolori, metà arancioni e metà gialle, da distribuire nei tre vasi che hanno ospitato i geranei durante l’inverno, trasferiti altrove confidando in una ripresa. Se mi dedico al giardinaggio, non ho tempo per stare ai fornelli, quindi mi compero il pranzo: gnocchi con sedano e gamberetti, buoni ma cari. Comunque ci voleva, perché trascorro tutta la tarda mattinata tra espiantare, rimuovere la terra, mettere a dimora le sei primule, idratarle… ho sospeso il riordino dei libri in studio che riprenderà a breve, dopo la salutare pennichella che mi concedo verso le quindici. Le primule acquistate al mercato e le viole adocchiate sotto la siepe annunciano che la natura sta indossando un altro abito, più leggero e colorato. Evviva! 🌼

Operazione repulisti

Mi sento psicologicamente con le ossa rotte, anche se lo sforzo fisico lo ha fatto Manuel. Da tempo dovevo liberare la libreria in studio da molti testi scolastici di Italiano, Storia, Educazione Civica, Geografia, cioè le mie materie di insegnamento, con un’appendice di atlanti, guide per il docente, quaderni operativi e schede varie. Ammetto che molti erano copie omaggio dei rappresentanti, lasciate in visione con la speranza di una nuova adozione. Portato a casa una volta un testo, la volta dopo un altro…nel corso degli anni divenuti decenni, la libreria si è riempita a dismisura. Ho provato a collocarli altrove, in biblioteca e a scuola, ma senza successo, trattandosi di testi scolastici e non di narrativa, più accattivantI. Sebbene con il magone, ieri è finalmente iniziato lo sgombero che continuerà oggi. La simpatia di Manuel mi ha consentito perfino di sorridere, durante la selezione dei volumi da cestinare. Però, data la quantità del materiale da smaltire, il cestino è stato sostituito dalla carriola, seguita dal bidone della carta, con destinazione finale eco centro. Mi piange il cuore sapere che fine fa un libro cartaceo, soppiantato dai prodotti della tecnologia. Avrei preferito consentirgli una seconda vita, ma “Panta rei/Tutto scorre” secondo il celebre aforisma attribuito a Eraclito, per ricordarci che tutto cambia costantemente. Ovviamente non ho buttato tutto, ma ho liberato diverse scansie che saranno occupate comunque da altri materiali e oggetti, perché l’ordine mi inquieta. Comunque spettava a me metterci mano, dato che sono stati strumenti del mio lavoro professionale. Essere supportata da Manuel, mio speciale ex alunno ora Ingegnere pone un sigillo di garanzia all’operazione repulisti.

La Bella Gioventù 🎓

Giornata campale per me il lunedì, ma anche ripetitiva perché segue un percorso noto e praticato da tempo. Campale e irripetibile per chi si laurea, come è capitato a Sofia, in Nuove Tecnologie dell’Arte (indirizzo arte e linguaggio della comunicazione), con 110 e lode! Non è scontato laurearsi e tantomeno con il punteggio massimo. Sofia Silvestrin è figlia di Roberta Zanotto e nipote della mia amica Marcella Giacomelli. Ho assistito alla sua nascita, 24 anni fa, un evento che ricordo con emozione. Mi dà un brivido di piacere sapere che ora ha tagliato questo traguardo. Nella location dell’Accademia di Belle Arti a Venezia, Sofia alta ed elegante posa con la corona in testa, il bouquet di rose in una mano e nell’altra la tesi “Comunicare nel Tempo”, sorridendo al futuro che le si schiude generoso. Lei testimonia la parte buona dei giovani silenziosi ed impegnati che imprimono una svolta positiva al percorso a ostacoli della vita. Per fortuna ce ne sono molti, anche se l’attualità dà più rilevanza alle ‘pecore nere’, perché nella felicità non c’è storia, a detta di qualcuno. Questo post è controcorrente, rispetto a quello di ieri dove accennavo all’individualismo e all’isolamento dei giovani. Il merito del successo dei figli va anche ai genitori che da dietro le quinte si occupano che i germogli diventino fiori, in condivisione con la buona scuola. Ripenso al mio percorso scolastico e sono grata a chi mi ha aiutato ad esprimermi e a valorizzare i miei talenti. Sofia può contare sui suoi docenti e sulle sue qualità. Il terreno è stato alquanto fertilizzato e la raccolta non può essere che strepitosa. Complimenti vivissimi e buona vita! 🎓 F

Società globalizzata e individualista

Mentre mi lavo il viso di mattina, accendo una vecchia radio che mi connette col mondo: riconosco le voci che salutano chi è all’ascolto, proponendo dei quesiti e/o inviando canzoni. Un momento piacevole per iniziare col sorriso la giornata. Però ciò che sento stamattina mi lascia esterefatta. Uno studente universitario ha dichiarato che preferisce ‘colloquiare’ con ChatGpt piuttosto che con un amico in carne e ossa, non ci posso credere! Tra l’altro, mio figlio dice che non devo credere a tutto ciò che leggo, pertanto spero che si tratti di una bufala. Comunque approfitto della notizia per interrogarmi e imparare qualcosa. Intanto cos’è un chatbot, noto anche come robot di conversazione: un software progettato per simulare una conversazione con un essere umano. L’obiettivo è fornire risposte automatiche che possano sembrare umane. Sul verbo sembrare mi fermo, convinta che c’è una bella differenza tra sembrare ed essere. Suppongo che chi ha dato la risposta succitata soffra di isolamento, oppure abbia avuto delusioni sentimentali. Ma come si fa a preferire una macchina, per quanto utile in svariati ambiti all’ascolto di un amico? Da un’inchiesta del settimanale la Repubblica, per metà degli studenti l’IA è ‘un’amica’ e quasi un adolescente su due le chiede aiuto. Ipotizzo le cause: fragilità emotiva, mancanza di ascolto, auto isolamento. Penso al fenomeno sociale ‘hikikomori’, nato in Giappone negli Anni ’80, ma anche al film ‘Io e Caterina’ sempre del 1980 con Alberto Sordi e il robot tuttofare Caterina, l’intelligenza arficiale applicata alla vita domestica. Allora pareva fantascienza. Adesso inquieta la società attuale, globalizzata e individualista.

Gala di chiusura Olimpiadi 2026

Che spettacolo il gala! Carolina Costner fa gli onori di casa ed esprime ammirazione per tutti gli artisti che esprimono talento e bravura. La coppia francese Laurence Fournier e Guillaume Cizeron fornisce una interpretazione coinvolgente dove i due talenti si fondono alla perfezione. Del resto il talento è il tema del gala. L’atmosfera olimpica può essere asfissiante, ma qui, liberati dalle pressioni nessuno sbaglia. Ilia Malinin va via liscio come l’olio, chissà quanto gli è bruciato non essere salito sul podio, soprattutto al padre allenatore. Kaori Sakamoto voleva chiudere la carriera con la medaglia d’oro, ma un salto mancato glielo ha impedito. Alysa Liu, campionessa olimpica trasmette gioia in ogni movenza. Le bastava essere invitata ai Giochi, dopo essersi ritirata dal pattinaggio per due anni, con strepitoso ritorno. Il messaggio è fare sport per il piacere dello sport, esaltandone i valori: sacrificio, talento, disciplina. Alla fine del gala, verso le 22.30 è bellissimo vedere tutti gli atleti scivolare sul ghiaccio, introdotti dalla padrona di casa. A giochi conclusi, l’Italia ha guadagnato 30 medaglie: 10 oro, 6 argento, 14 bronzo: bel record! È una delle nazioni che paga di più per una medaglia d’oro, motivo per cui si è sollevata qualche polemica. D’altro canto il talento non si improvvisa, richiede dedizione e rinunce spalmate in molti anni – Alysa ha iniziato a pattinare a 5 anni – pertanto mi pare normale riconoscerlo con adeguato compenso che conferma gli importi di Parigi 2024, cioè 180 mila euro (lordi) per l’oro, 90 mila per l’argento e 60 nila per il bronzo. Per la cronaca, 116 gare da medaglia previste in 16 discipline, ultimo giorno di competizioni oggi. Senza dimenticare il dietro le quinte . È stato un grande spettacolo che ho seguito abbastanza emozionandomi parecchio.

La Nostra Lingua Italiana, di Riccardo Cocciante

Riccardo Cocciante ha compiuto ieri 80 anni. L’ho sentito per televisione e gli faccio gli auguri, perché apprezzo i suoi testi e la sua musica, oltre al fatto di essere un artista ‘nomade’. Nato a Saigon, in Vietnam, il 20 febbraio 1946 da padre italiano e madre francese, esordisce come cantante in Italia; poi si trasferisce negli stati Uniti e successivamente in Francia. Adesso vive a Dublino. Le origini cosmopolite, il lavoro all’estero, il suo percorso artistico fanno capire perché abiti fuori dall’Italia, dove peraltro torna spesso per eventi e spettacoli, mantenendo stretti rapporti artistici. Tra i suoi brani più famosi: Margherita, Questione di feeling, Celeste nostalgia… ma io sono grata al cantante e cantautore per un brano in particolare, utilizzato varie volte in cattedra durante l’ora di Poesia. Il testo, del 1993, è piuttosto lungo (sei strofe), perciò mi limito a riportare solo la prima. La Nostra Lingua Italiana Lingua di marmo antico di una cattedrale/lingua di spada e pianto di dolore/lingua che chiama da una torre al mare/lingua di mare che porta nuovi volti/lingua di monti esposta a tutti i venti/che parla di neve bianca agli aranceti/lingua serena, dolce, ospitale/la nostra lingua italiana. Gli aggettivi che Cocciante riserva alla nostra lingua nelle altre strofe sono: nuova, divina, universale, ideale, generosa, sensuale che non necessitano di spiegazione ma inorgogliscono assai. La musica che accompagna il testo è raffinata e avvolgente. Un ausilio didattico di cui mi sono servita con molto piacere. Del restoi testi delle canzoni dell’artista – nati dalla collaborazione con grandi parolieri – sono considerati fondamentali nella storia della musica italiana per la loro intensità emotiva. Cocciante si esibirà in P.zza San Marco a Venezia, insieme con Andrea Bocelli e Claudio Baglioni tra il 25 e il 30 giugno prossimi. Una cornice spettacolare per una musica senza tempo.

Pattini e hayku

Ogni tanto mi concedo una pizza. Kaori è la mia preferita. Non mi ero interessata all’origine del nome, ma da quando ho visto Kaori Sakamoto danzare sui pattini, al gusto del palato si è aggiunto quello della vista. Anche se la 25enne giapponese aspirava all’oro, alle Olimpiadi Invernali di Milano – Cortina 2026 ha vinto la medaglia d’argento, nel singolo femminile di pattinaggio di figura. Leggera come una libellula, nella parte finale della sua performance è stata accompagnata dalla calda voce di Edith Piaf, il che ha aumentato il godimento dello spettacolo. Il costume color melanzana con collane sul petto e sulla schiena sottolineava la bellezza e l’eleganza di Kaori, nome di origine giapponese che significa “profumo”, “fragranza”. Campionessa del mondo è Alysa Liu, 20 anni, figlia americana di un immigrato cinese che incanta il Forum, bronzo ad Ami Nakai, altra giapponese. Per vari motivi sono attratta dal Paese del Sol Levante che riesce a combinare tradizione e modernità. Non ultimo, l’uso della gentilezza nelle relazioni, virtù poco praticata dai popoli mediterranei. Se vincessi un viaggio premio, sicuramente lo spenderei per visitare il Giappone. Comunque conosco chi ci è stato e ne ha riportato un’ottima impressione. Al netto delle differenze, condividiamo il primato della longevità (87 anni per le donne e 80 per gli uomini da loro; da noi 85 per le donne e 81 per gli uomini), che è un dato niente male. Da letterata, mi sono esercitata negli haiku, forma di poesia giapponese, composta da soli tre versi, per un totale di 17 sillabe (schema 5 – 7 – 5) legata alla natura e alle emozioni. Di seguito quello di Mario Chini, poeta e militare italiano (Borgo san Lorenzo , 21/07/1876 – Roma, 10/02/1959) CORAGGIO Non pianger, canta./Se canti, ti si schiara/il cielo e il cuore.

Evviva la lumaca 🐌

Oggi è la Giornata Mondiale della Lentezza, conosciuta anche come “San Va-Lentino” contro i ritmi frenetici della vita quotidiana, rivalutando il piacere della calma e della riflessione. Nata nel 2007, ideata dall’Associazione “L’Arte del Vivere con Lentezza”, come ribellione verso lo stress. Le iniziative raccomandate sono passeggiate lente, letture e degustazioni che sottoscrivo (con riserva per l’ultima). Riscoprire il valore del tempo e la qualità delle relazioni è salutare e rigenerante. Da parte mia cerco di impegnarmi, senza strafare. Ho impostato la mia settimana, uscendo in auto per incombenze a giorni alterni, dedicandomi al disbrigo di faccende domestiche quando la macchina resta in garage. Cammino con parsimonia e frequento la palestra -:sala pesi – con regolarità a metà settimana. Non mi ritengo sedentaria, sebbene trascorra in studio per scrivere diverso tempo. Posto nel mio blog ogni giorno un pezzo che inserisco tra una poesia e la progettazione di un nuovo romanzo. Il tempo scorre secondo un’andatura ‘turistica’ di media velocità. Non invidio chi va di fretta e non biasimo chi è costretto a farlo per esigenze familiari, con l’augurio di rallentare. In passato ho dovuto andare spesso di corsa, sognando un tempo di relax, finalmente arrivato con la pensione. Nel mentre ho perso in energie, ma ho guadagnato in serenità. Mi basta e avanza quello che ho e non ho rimpianti. Milan Kundera, nel romanzo breve e riflessivo “la lentezza” (1995) celebra il piacere dell’ozio. Del resto già gli antichi consideravano l’otium, dedicato alla riflessione, allo studio e alla crescita interiore in contrapposizione al negotium, ovverosia al lavoro frenetico e agli affari. Inevitabile pensare al celebre proverbio “Chi va piano va sano e va lontano” e al significato simbolico della lumaca.

“La natura dà e la natura toglie”

Una ventina d’anni fa vinsi un concorso letterario. Il premio consisteva nel soggiorno di una settimana in una località turistica. Conobbi Liliana proveniente dalla Puglia durante il Corso serale tenuto ad Asolo per adulti interessati a conseguire la licenza media. Lei allora abitava a Crespano dove vive tuttora un figlio. Sì instaurò una bella amicizia tra insegnante e allieva che dura tuttora. Fu un’esperienza positiva che però non ebbe seguito: mi inquietava sapere a casa da solo mio figlio 12enne, mentre io ero al lavoro dalle 20 alle 23 circa. Quando seppi della vincita per un testo che mandai, pensai subito alla Puglia che scelsi per il soggiorno premio. Finite le scuole a Giugno, presi il treno e approdai a Torre dell’Orso dove venne a trovarmi Liliana che mi fece conoscere le meraviglie del Salento. A Torre Sant’Andrea nel territorio di Melendugno (Lecce) presi il sole e scattai diverse foto, anche alla spettacolare creazione naturale chiamata Arco degli Innamorati, purtroppo crollata nella notte di san Valentino, briciolata dal mare. Mi sembrano appropriate le parole del sindaco Cisternino: “Un colpo al cuore durissimo, la natura dà e la natura toglie”. A causa del ciclone Oriana, il boato e poi il crollo. Se l’evento fosse capitato d’estate, sarebbe stata una tragedia per turisti e bagnanti, a detta del geologo Giovanni Caputo che ribadisce l’importanza del monitoraggio della costa, per evitare o almeno rallentarne l’erosione. Ripenso alla frase: “La natura dà e la natura toglie”: mi chiedo se il crollo dell’iconico arco non sia un atto d’accusa contro gli eventuali inadempienti, oppure un’inevitabile calamità legata al cambiamento climatico. Per fortuna rimangono le immagini e i video a documentare un simbolo del Salento che ora dovrà cercarne altri.

“Il gatto” e Baudelaire 🐾

Oggi 17 febbraio ricorre la Festa del Gatto, mentre la Giornata mondiale del Gatto è l’8 agosto. Questa data è stata scelta perché in astrologia febbraio è il mese dell’acquario, il segno zodiacale che più si addice all’indipendenza e allo spirito felino. Per me il gatto è un animale straordinario, di cui apprezzo l’eleganza, la flessuosità, l’agilità, la furbizia e altre caratteristiche messe bene in evidenza da poeti e artisti, primo tra tutti il genio Da Vinci che lo aveva studiato nei suoi disegni e lo considerava un’opera d’arte. Sue le parole: “Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro”. Al momento ho tre gatti, che sono i miei conviventi: Grey, tigrata, dieci anni, Pepita, bianco-grigia e Fiocco, rosso; faranno quattro anni tra un paio di mesi. Prima c’era Puma, preceduta da Sky, il mio preferito. Anche Micia, la persiana di mamma è passata per casa mia. Ad ognuno ho dedicato una poesia, rinvenibile nella silloge Natura d’oro, disponibile su Amazon, oppure al mio indirizzo. Però oggi cedo la parola a Baudelaire e alla sua poesia Il gatto contenuta ne “I fiori del male’ che rende benissimo il piacere di accarezzare il felino. Vieni sul mio cuore innamorato, mio bel gatto:/trattieni gli artigli della zampa,/e lasciami sprofondare nei tuoi occhi belli/misti d’agata e metallo./Come s’inebria di piacere la mia mano/palpando il tuo elettrico corpo/con le dita che tranquille ti accarezzano/la testa e il dorso elastico!/E penso alla mia donna, a quel suo sguardo/come il tuo, amabile bestia,/freddo e profondo che taglia e fende come freccia,/e a quell’aria, a quel profumo/che pericoloso fluttua sul suo corpo/dai piedi su fino alla testa!.//A mio dire, quattordici versi che sono un capolavoro.