Il mare, metafora dell’esistenza

Adesso che i corpi dei cinque sub italiani sono stati recuperati e le salme sono rientrate in Italia, mi fa uno strano effetto vedere le immagini di Monica Montefalcone con la lunga treccia bionda sorridere da un’imbarcazione, come se fosse ancora viva. Il pensiero pietoso accompagna la figlia Giorgia Sommacal, la più giovane del gruppo, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti, senza scordare Mohamed Mahudhee, il subacqueo maldiviano morto durante le operazioni di soccorso. Conclusa l’operazione di recupero grazie al contributo dei tre sub-speleologi finlandesi arrivati alle Maldive, su base volontaria, per recuperare i corpi intrappolati nelle grotte. Questi i loro nomi: Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist che non hanno chiesto e non vogliono alcun compenso: la fondazione Dan Europe coprirà tutte le spese. “L’unica cosa che si sono concessi è una birra” come scrive Giacomo Talignani sul quotidiano la Repubblica di ieri. Trovo veramente encomiabile il gesto dei tre esperti finlandesi che si sono inabissati per recuperare i corpi a oltre cinquanta metri di profondità, in un’operazione certo non facile, dal punto di vista professionale ed emotivo. Inoltre, il recupero delle attrezzature rimaste lì sotto sarà fondamentale per sapere cosa è andato storto nella grotta “sistema di camere, corridoio e cunicoli” mai stata ufficialmente mappata. Consola in parte sapere che sono morti per la passione condivisa per i fondali, mentre altre morti sono state inferte dall’uomo, come nell’attentato di Capaci, il 23 Maggio di 34 anni fa. Anche il giudice Giovanni Falcone amava il mare, metafora della vita: le onde rappresentano le difficoltà, la bonaccia i momenti di pace, la profondità il nostro inconscio.

Le rose di Santa Rita

Oggi 22 Maggio, santa Rita da Cascia, al secolo Margherita Lotti, nata nel 1381 a Roccaporena (in Umbria) eu morta il 22 maggio 1457. Beatificata da papa urbano VIII nel 1626, è stata canonizzata da papa Leone XIII nel 1900. Nota come la patrona dei casi impossibili, è considerata la protettrice delle spose e delle coppie in crisi. Mia mamma era nata il 22 maggio 1923 e le era affezionata, per la coincidenza del giorno e per il ruolo di madre. A proposito di coincidenze, mentre seleziono vecchi modelli 730 da buttare, mi viene tra le mani il pieghevole di una rappresentazione intitolata SANTA RITA, messa in scena al Teatro Collegio S. Maria Bambina di Crespano del Grappa il 19 – 20 Maggio 2012 dal Comitato Crespano Rappresentazioni Sacre. E si riaccende la memoria. In quella occasione mi ero ritrovata con la collega Gianna De Paoli che sarebbe mancata un paio d’anni dopo. Sorrido al pensiero delle sue critiche all’attrice Roberta Grando nel ruolo di Santa Rita, a suo dire troppo poco vestita. Vero che la Santa andò in sposa 16enne a Paolo Mancini, un ufficiale dal temperamento focoso e violento, sebbene volesse farsi suora. Ebbe due figli maschi, probabilmente gemelli, Giangiacomo e Paolo Maria, morti giovani per malattia, forse peste. Poco prima di loro, era mancato il padre Paolo, vittima di una vendetta. A soli 36 anni (nel 1417) Rita si trovò senza i suoi cari e chiese alle monache di Cascia di entrare in convento – permesso all’inizio negato – dove rimase fino alla morte, avvenuta il 22 Maggio 1457, all’età di 76 anni. Per circa 40 anni visse nel Monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia. La rosa è il simbolo di Santa Rita, per via del miracolo avvenuto poco prima della sua morte, quando in pieno inverno nell’orto di Roccaporena fiorì una rosa che rappresenta le sue virtù, mentre le spine indicano le sofferenze affrontate. Il miracolo invernale simboleggia la fioritura della speranza anche nelle situazioni più gelide e disperate (vedi casi impossibili). Ho raccolto un bouquet di rose per mia mamma, offerto idealmente anche a Santa Rita.

In palestra 💪

Il mercoledì mattina, salvo contrattempi vado in palestra al Centro Sportivo Filippin. Mio figlio ci lavora, come Istruttore nel pomeriggio/sera. Perciò mi meraviglio di trovarmelo in Sala Pesi per allenarsi. Martina, la sua giovane collega mi informa, per evitarmi la sorpresa. Infatti non era mai capitato di vederlo allenarsi come un qualunque cliente della palestra. Però lui è anche uno degli Istruttori e da quello che ho visto ‘fa paura’, detto con ammirata simpatia. All’inizio lo vedo sul tapis roulant, certo non cammina come me, ma va veloce e infine corre. Poi si sposta sulla ellittica, davanti a me che salgo sul tapis roulant (ce ne sono quattro o cinque affiancati). Senza volerlo, vedo che ci dà dentro, ma considero che sia normale, dato il lavoro che fa. La sorpresa è quando passa al bilanciere olimpico, un attrezzo che si solleva con all’estremità dei dischi di peso variabile. Però non si tratta solo di sollevare la barra, ma di fare uno stacco, spingendola verso l’alto a braccia tese. Uno sforzo da fare accapponare la pelle. Mi assale il timore che gli venga un attacco d’asma – da piccolo succedeva – ma lui imperterrito ripete l’esercizio più volte, lasciandomi tra lo stupore e lo sconcerto. Vedo che si asciuga il capo e adesso mi è più chiaro perché se lo rasi. Dentro di me vorrei chiedergli chi glielo fa fare di sforzarsi tanto. Poi convengo che è come se mi chiedessero perché scrivo: sono domande retoriche che hanno già inclusa la risposta. Per dare un senso al tutto, ammetto che il talento si esprime in varie maniere e va bene assecondarlo. Del resto l’istruttore è come un insegnante, solo che non ha compiti da correggere, dato che la disciplina non prevede lo scritto. Pur sorridendo, mi arriva una tiratina d’orecchi e ammetto che ci sta: Parlo molto e mi alleno poco!

Rassegna di Poesia “Monte Grappa in versi”

Al mio professore di Italiano del Liceo Classico piacevano le Ville Venete. Si chiamava Armando Contro ed era pugliese. Dopo aver vissuto e lavorato per un decennio a Bassano del Grappa, vinse il concorso e divenne preside del Liceo Scientifico Einstein di Rimini. Devo anche a lui la mia attitudine a scrivere. Una volta ritornò in Veneto con i suoi studenti per visitare le opere del Canova e alcune Ville Venete. Parlo di parecchi anni fa e dubito che nel programma ci fosse anche la Villa Marini – Rubelli di san Zenone, risalente alla fine del XV secolo. Restaurata ad opera dell’amministrazione comunale, è stata ufficialmente inaugurata e riaperta al pubblico il 18 settembre 2011 con la mostra “San Zenone,Terra di Artisti”. Io la conosco grazie alle ultime mostre pittoriche. Ma la villa ospita regolarmente mostre temporanee, eventi di promozione territoriale e rassegne. Imminente quella di “POESIA dalle terre dell’Alpe Madre Monte Grappa in versi” domenica 24 Maggio. Io faccio parte dei poeti del territorio della Riserva Biosfera Monte Grappa e partecipo con la poesia Cime Innevate che affido alla lettura espressiva di Lisa Frison alla mattina in Villa Rubelli. La gentile collega si occupa di recitazione e leggerà anche L’impronta dei tuoi occhi, la poesia che Noè Zardo ha dedicato al padre Pio, recentemente scomparso. In totale siamo oltre una trentina di poeti, divisi tra Villa Marini – Rubelli, via Teresa Rubelli 2, San Zenone degli Ezzelini, dalle 10 alle 13 e la Sala Consiliare del Municipio di Asolo, in via Gabriele D’Annunzio 1, dalle ore 15. Questa è la seconda edizione che prevedo non sarà meno aggregante della prima, ben riuscita. Il noto proverbio “Non c’è due senza tre” induce a immaginare il seguito. Lunga vita alla Poesia!

Trucco e stile

Ho un rapporto contraddittorio con la spesa che di norma faccio al lunedì. Quando entro al supermercato Alì dì Fonte sono euforica. Conosco per nome Michele, il vicedirettore e diversi dipendenti, sia maschi che femmine, il che mi fa sentire in ambito familiare. Quando esco, a spesa fatta e con lo scontrino memorizzato sempre in salita, mi prende un cenno di sconforto. Però è un piacere incontrare persone che riemergono dal passato. Mi è successo ieri, per merito di una mia ex alunna di Crespano, Francesca (spero che il nome corrisponda) che mai avrei riconosciuto, se Lei non mi avesse salutata. A mia discolpa sono trascorsi oltre trent’anni. Lei era una ragazzina, mentre ora è una gentile signora bionda. Da parecchio vive a Londra e ritorna in paese per salutare la madre. A suo tempo frequentò il Liceo artistico su mio consiglio. Dice che mi trova “tale e quale”, solo senza trucco. Infatti ho rinunciato ad imbellettarmi da quando è nato mio figlio, l’8.08.88 (data mitica). Per caso – oppure no – il CORRIERE DELLA SERA odierno riserva diverse pagine al BEAUTY che scorro velocemente, perché l’argomento mi sfiora soltanto. Tuttavia il titolo di una pagina interna mi cattura perché coincide con il mio ‘stile’: Trucco, la nuova parola d’ordine è semplicità. Se trattasi di una tendenza non lo so, però apprezzo la semplicità in ogni agire, anche nella scrittura. La gentile ex alunna del tempo passato mi ha restituito l’orgoglio di non essermi fatta condizionare dalle mode e di ripropormi così come ero: stessa pettinatura, stesso peso, stessi occhiali. Riesco a infilarmi qualche capo ‘antico’ – meno le scarpe col tacco – e qualche giacca di mia madre, di cui ho la struttura. Non mi sento a disagio, appagata e grata di quello che ho.

Scrivere perché

È in corso il XXXVIII Salone del Libro a Torino, dal 14 al 18 Maggio, la più importante fiera del libro e della cultura. Sfogliando il venerdì, trovo una pagina promozionale che presenta gli eventi da giovedì 14 a lunedì 18 ‘impressionante’: autori e autrici si avvicendano al ritmo incalzante di un quarto d’ora/mezz’ora tra le varie Sale (Azzurra – Oro – Rosa – Granata – Rossa – Bronzo – Viola – Fucsia – Magenta – Bosco degli Scrittori – Sala della Poesia – Stand Robinson…), esperienza che ho vissuto indirettamente un paio d’anni fa, quando mi rappresentò Elisa, una gentile e giovane collega. Non essendoci stata fisicamente, credo di essermi persa il meglio. Nel contempo però ho evitato lo stress che mi avrebbe procurato la presenza, peraltro non obbligatoria. Ricordo l’entusiasmo di Manuel nell’impacchettare le mie opere, ritornate a casa pressoché integre e invendute. La promozione comporta fatica. Sullo stesso quotidiano leggo l’interessante articolo di Lidia Ravera “Fioriscono libri” di cui riporto l’illuminante sottotitolo: Le file, gli autografi, i cocktail, le feste. E la parata degli ego. Il Salone di Torino in un affresco agrodolce. Dalle origini “leniniste” ai booktoker. Rifletto sulla parata degli ego e mi interrogo sul perché scrivo. Di pancia rispondo: non per farmi vedere, per farmi leggere se capita, senza disperdere energie. Io scrivo per un bisogno interiore di esprimermi, riguardo situazioni e vissuti, secondo un paradigma che seguo anche nel blog. Agli esordi ho cercato un riscontro tramite concorsi e presentazioni che mi hanno persuasa a continuare. Dopo il covid ho accantonato la ricerca di visibilità. Scrivo per diletto, da condividere con leggerezza. Comunque c’è spazio per tutti, autori noti e non.

Linguaggio fumoso

‘Pronto Soccorso Linguistico’ è una rubrica televisiva curata dal professor Paolo d’Achille – Presidente dell’Accademia della Crusca – nell’ambito del programma domenicale Uno Mattina in Famiglia su Rai1. Stamattina la conduttrice Ingrid Mucitelli gli ha proposto di chiarire due parole: burocratese e aziendalese. Quest’ultima pare aver soppiantato la precedente, con disapprovazione del linguista che invita a moderare l’uso di parole nuove e straniere. Senza volerlo, associo questo termine all’articolo di attualità che leggo sul quotidiano Il Gazzettino che coinvolge le aziende, intitolato ‘Colloqui a vuoto nella Marca saltano 28mila assunzioni’. Il giornalista Mauro Favaro invita le aziende a investire di più sui giovani, attraverso una formazione continua, la flessibilità organizzativa, ambienti moderni e meritocrati. Interessante la chiusura: “Anche il linguaggio della comunicazione aziendale deve avvicinarsi alle nuove generazioni” che è il concetto che si lega al termine ‘aziendalese’. Spesso usato in modo ironico o spregiativo, tende ad abusare di inglesismi e perifrasi, volte a mascherare o abbellire i concetti. Caspita, immagino che un candidato ad un colloquio di lavoro si senta disorientato. Tra l’altro, la parola colloquio deriva dal latino colloquium che significa parlare insieme, conversare. Sarebbe utile sentire al riguardo una persona addetta alle assunzioni. Tra chi cerca lavoro, spesso circola “una percezione negativa del lavoro privato, considerato precario, poco stabile o scarsamente valorizzante”. È in atto un cambiamento profondo del mercato del lavoro. Inoltre in molti settori i giovani sono diventati una risorsa difficile da reperire, a causa dell’inverno demografico. Stanti le complicazioni, semplificare il linguaggio sarebbe un passo per favorire l’intesa.

Inghiottiti dal mare

Tanti anni fa, all’esame di terza media per la prova di Educazione artistica feci un fondo del mare. Piacque al professore – Giuseppe Papagni da Fano – sebbene io non fossi portata per il disegno. Ma ero affascinata da ciò che immaginavo vivesse sotto i nostri piedi, così mi andò bene. Il Liceo artistico non era a portata di mano e mi iscrissi al classico. L’introduzione è volutamente soft, per addolcire quanto accaduto giovedì mattina nel cuore dell’Oceano indiano. “Maldive, strage nella grotta morti cinque sub italiani durante una crociera scientifica” titola Alessandra Ziniti in la Repubblica di ieri. Le vittime: Monica Montefalcone, 51 anni, prof di Ecologia all’Università di Genova, la figlia 23enne Giorgia Somma, quasi Ingegnera Biomedica, Muriel Oddenino, 31 anni, al suo terzo viaggio scientifico alle Maldive, Federico Gualtieri, 31 anni, il “ragazzi che parlava ai fondali” e Gianluca Benedetti, 44enne capobarca padovano, unico ad essere stato finora recuperato nei pressi della grotta, a 60 metri di profondità. Poco fa ho sentito al telegiornale che è morto un sommozzatore delle forze armate delle Maldive impegnato nelle difficili operazioni di recupero delle salme. Sono frastornata ed enormemente dispiaciuta. Ho sentito il marito di Monica e padre di Giorgia difendere con la voce rotta la competenza di moglie e figlia, ipotizzando qualcosa di grave successo all’interno della grotta, un tunnel lungo una sessantina di metri. Tutti e cinque dotati di brevetto e appassionati della vita negli abissi dove si inabissavano per documentare la biodiversità dell’atollo di Vaavu. Forse li ha traditi il panico. E il paradiso si è trasformato in un inferno.

La Famiglia punto-e-virgola

Oggi15 Maggio, Giornata Internazionale delle Famiglie, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993, per approfondire i temi che riguardano l’istituto familiare. Argomento su cui mi sento inadeguata a discorrere. In Italia le famiglie sono oltre 26 milioni, di cui oltre un terzo costituito da persone sole. Mi limito a dire che il termine ‘famiglia” deriva dal latino familia, legato a famulus (= servo, schiavo) e nell’antica Roma indicava l’insieme dei servi e dei beni di un patrimonio, per estendersi poi a tutte le persone sottoposte all’autorità del pater. Il mio punto di vista è che nell’istituto attuale, sia sopravvissuto qualcosa dell’impianto originario, per cui evito di scendere nei dettagli. In ogni caso sono favorevole ai sentimenti, anche se non codificati in contratti. A togliermi dall’impasse giunge propizio il buon Gianni Rodari, autore della poesia La famiglia Punto-e-virgola, contenuta in Filastrocche in cielo e in terra (Einaudi, 1960). Il testo mette il buonumore e pertanto lo trascrivo. C’era una volta un punto/e c’era anche una virgola:/erano tanto amici,/si sposarono e furono felici./Di notte e di giorno/andavano intorno/sempre a braccetto./”Che coppia modello -/la gente diceva -/che vera meraviglia/la famiglia Punto-e-virgola”./Al loro passaggio/in segno di omaggio/perfino le maiuscole/diventavano minuscole:/e se qualcuna, poi,/a inchinarsi non è lesta/la matita del maestro/le taglia la testa.// Attraverso la metafora della punteggiatura, Rodari sottolinea l’importanza dell’armonia che si realizza anche tra persone diverse (nel migliore dei casi).

Invecchiare bene

Dedico il post odierno alla signora Laura, che non conosco ma che ammiro per due buone ragioni: ha 96 anni e legge ancora! Anzi, ha letto un mio libro e si è complimentata. Intermediaria la nipote Marta, impiegata nel mio Comune che mi ha informato sui gusti letterari della nonna, procurandomi un’intima soddisfazione. È nota la mia simpatia per le persone ‘grandi’ di anni e di esperienza che mantengono vivacità intellettuale, a dispetto di inevitabili acciacchi fisici. Non ho conosciuto i nonni Vito e Giacomo e ho perso le nonne Adelaide e Gina troppo presto, pertanto cerco dei modelli tra le persone del mio quotidiano che possano essermi di esempio, per invecchiare bene. Gina,, la nonna di Manuel, il mio speciale ex alunno – adesso Ingegnere elettronico nonché docente di matematica e fisica al Liceo scientifico di Thiene – è coetanea di Laura. Come me segue il programma televisivo Forum. Si lamenta perché le gambe non la tengono più su, ma risponde prontamente al telefono, dicendomi carinerie. Provo una simpatia speciale per le persone che hanno trascorso un lungo tratto di vita e riescono ancora ad appassionarsi a una lettura, a un racconto televisivo. Ovviamente estendo l’ammirazione anche al genere maschile. Ho dedicato il libro Dove i Germogli diventano Fiori al mio maestro di quinta elementare Enrico Cunial, diventando amica di Wilma, sua figlia. Per il mio compianto professore di Liceo Armando Contro ho scritto Il Faro e la Luce, affezionandomi a Liana, la sua vedova, alla quale mando un caloroso abbraccio tramite Patrizia, la volontaria che la segue in una struttura riminese. Grazie a chi lascia buone tracce e mi agevola il percorso che rimane. Io ci metto la firma.