La rubrica di Don Antonio Mazzi sul settimanale OGGI che leggo sotto il casco è dedicata al lavoro, quello che dà o dovrebbe dare soddisfazione, indipendentemente dai soldi. Già il titolo parla chiaro: “Il lavoro? Conta più dei soldi” e il sottotitolo condensa il pensiero del famoso sacerdote ed educatore: “Spero non sia tardi per insegnare ai nostri figli che non ci si laurea o non si dirige un’azienda solo per guadagnare o arricchirsi. Altrimenti c’è il rischio di inaridirsi”. Ricordo che don Mazzi, 96 anni compiuti a novembre è il fondatore di Exodus, la comunità terapeutia nata nel 1984 a Milano e considera figli suoi quanti ricorrono alle sue cure per rimettere ordine nella vita. L’articolo pubblicato sembra però rivolto più ai genitori che ai figli, dato che “Vige la dittatura del denaro… e spesso la ricerca ossessiva del guadagno è a scapito della bellezza e dei valori”. Temo che il quadro sia realistico e non ho argomenti per dissentire, anche se esistono le eccezioni. Conosco dei bravi ex studenti che hanno anteposto la soddisfazione del fare al guadagno. “Di disoccupazione si può morire, ma si può morire anche a causa di occupazioni che riempiono i granai delle nostre case ma svuotano gli angoli delle nostre anime”. Ovviamente non si vive di aria. Il lavoro, un qualunque lavoro svolto con efficienza serve per la propria sussistenza e quale contributo alla comunità. Magari accantonando il pregiudizio che sia indispensabile un titolo di studio superiore per essere considerati. Oggi come oggi, fa più fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro un laureato rispetto ad una persona non qualificata. Dato confermato dalla difficoltà a trovare un artigiano, pur pagato profumatamente. Nel mondo attuale, c’è posto per tutti, purché sia chiara la scala dei valori.
1° Maggio 2026
In una giornata così importante come quella odierna, dedicata al lavoro mi soccorre Gianni Rodari che in due filastrocche condensa il suo pensiero al riguardo. Ogni lavoro ha la sua bellezza, perché ogni lavoro implica cura, fatica, responsabilità. La riflessione finale è riservata ai “fannulloni” che non hanno né colore, né odore perché non lasciano traccia. Se fosse ancora tra noi, credo che avrebbe destinato dei versi a chi non ha lavoro, oppure lo ha perso in un momento di grandi cambiamenti sociali e tecnologici. Molte le iniziative e manifestazioni riservate al lavoro che l’articolo 4 della Costituzione Italiana riconosce come “strumento di progresso”. Io sto con il poeta che racconta l’impegno e l’identità di chi lo svolge nelle filastrocche I colori dei mestieri e Gli odori dei mestieri che riporto perché mi procura belle emozioni. Io so gli odori dei mestieri:/di noce moscata sanno i droghieri,/sa d’olio la tuta dell’operaio,/di farina sa il fornaio,/sanno di terra i contadini,/di vernice gli imbianchini,/sul camice bianco del dottore/di medicine c’è un buon odore./I fannulloni, strano però,/non sanno di nulla e puzzano un po’.// La filastrocca, conenuta nella raccolta Filastrocche in cielo e in terra (1972) celebra il lavoro attraverso il senso dell’olfatto, attribuendo un odore caratteristiche a ogni professione. Non mi stupirei avesse associato quello dell’insegnante a gesso e inchiostro. Quando ero in servizio, alla fine delle lezioni entravo nel panificio tra scuola e casa, per annusare il profumo del pane, un vero toccasana contro lo stress! E se non tutti i lavori sono ‘aromatici’ ci sono sempre i fiori che possono venire in soccorso, come il mughetto, tradizionalmente legato al primo maggio, come augurio di buona fortuna.
Musica e Danza 🎷
Curioso: oggi 30 aprile Giornata Internazionale del Jazz (dal 2011) e contro il rumore. Ieri sera, il primo canale ha trasmesso la serata – evento da Palermo “Siamo Danza”, in occasione della Giornata Internazionale della Danza, con la direzione artistica della étoile Eleonora Abbagnato e la garbata presentazione di Beppe Fiorello. Durante lo show si sono esibiti artisti dell’ambito espressivo ai massimi livelli, su cui non indugio. Piuttosto mi trattengo sulla battuta del presentatore che ha sostenuto come qualunque azione possa diventare ‘danza’ se sostenuta dalla spirito. Ha portato l’esempio delle mani che scivolano sulla tastiera, pertinente per chi scrive, come la sottoscritta. Da bambina avrei voluto fare la ballerina, desiderio in qualche modo appagato da grande, frequentando le sale da ballo e cimentandomi nel ballo liscio; il tango la mia specialità. È risaputo che la danza è un’attività fisica completa: aumentano la coordinazione e l’equilibrio, mentre sul piano mentale riduce ansia e stress. Quanto al jazz, me l’ha fatto conoscere e apprezzare un rimpianto collega di Educazione musicale. Basato su improvvisazione e ritmo, nasce negli USA all’inizio del ‘900 con radici afro – americane e influenze europee. L’etimologia della parola ‘jazz’ probabilmente deriva dal termine creolo/francese jaser (fare rumore) o dal gergo jasml jism (spirito combattivo). Quest’anno il genere celebra il centenario di Miles Davis, con mostre e concerti. Ho in mente la tromba di Louis Armstrong (New Orleans, 4/8/1901 – New York, 6/6/1971), universalmente riconosciuto come uno dei più influenti musicisti jazz del XX secolo. Cosa c’entra il rumore? Esso è percepito come un disturbo e un nemico della musica, quindi mi pare giustificato che oggi la Giornata del Jazz ai accompagni a quella contro il rumore. Nella disturbata società attuale, molti farebbero bene a fare silenzio e a lasciare spazio a Tersicore, la musa della danza, del canto corale e della poesia lirica.
Un’amica in festa 💐
Oggi è il compleanno di Lisa, cui dedico il post perché se lo merita e perché l’occasione mi consente di fare delle considerazioni sull’amicizia. “”La vita non è avere mille amiche, ma trovare le poche giuste di cui hai bisogno” rende bene ciò che penso e ciò che ho sperimentato. Il caso e l’empatia sono alla base del nostro incontro che risale a circa dieci anni fa. Alla stazione di Castelfranco dovevo andare a Savona, per la premiazione del Concorso INSIEME NEL MONDO. Era la prima volta – ne seguirono altre – ed ero piuttosto imbranata, oltre che limitata dalla miopia a leggere sui tabelloni. Per fortuna mi soccorre lei, che andava a Como più disinvolta, più giovane e pratica di me. Facciamo il viaggio insieme e ci ritroviamo, dopo tre giorni al ritorno. Tra una confidenza e l’altra… ci scordiamo di scendere e ce ne accorgiamo a Montebelluna. Facciamo dietro front con il treno e una mezz’oretta di ritardo da giustificare con la neonata amicizia. Ci frequentiamo da allora e l’amicizia si è estesa alla sorella Roberta, amanti entrambe di gatti, piante e fiori, più Nina, la bassottina che è la loro mascotte. Leggono ciò che scrivo e fanno parte dei miei contatti speciali. Temo che le disturberei spesso, se non abitassero a Loria perché sono anche ottime cuoche, abilità ereditata dalla mamma Bruna che ho avuto il piacere di conoscere. Di recente sono stata loro ospite per il mio compleanno: ho apprezzato gli involtini di zucchine di Lisa e la torta Pazientina a forma di cuore offerta da Roberta. La loro amicizia e sorellanza infondono ossigeno alle mie relazioni che si espandono come fiori autoctoni, nel senso che sono spontanee e si autogenerano. Con buona pace delle amicizie ‘a tempo’ che fanno qualche maglia nella rete di sostegno. Buon Compleanno, Lisa 💐
Iris o Giaggiolo
In mezzo all’acero giapponese rosso scuro si è infilato un bellissimo fiore di Iris, chiamato anche Giaggiolo, di colore bianco orlato di viola. Dalla ‘patata’ – tecnicamente un rizoma – è emerso il fusto del fiore che deriva il nome dalla dea ‘Iris” messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno. Il fiore simboleggua speranza, fede, saggezza e coraggio. Regalare un Iris esprime fiducia, stima e positività. In campo medico e soprattutto cosmetico, è utilizzato da secoli per preparare composti di vario tipo, come rimedio per la tosse, depressione e nella preparazione di profumi, ciprie, saponi e coloranti. Si può perfino usare in cucina, specialmente le sue radici essiccate e, più raramente i fiori. Grazie alla sua capacità di fissare gli aromi, viene utilizzato nella miscelazione di cocktail come il gin. Incredibile la versatilità di questo fiore, che vanta un’incredibile bellezza. Spesso associato al 25esimo anniversario di matrimonio, l’Iris (Iris florentina) – comunemente confusa con il giglio ma botanicamente diversa – è il simbolo di Firenze. A questo punto ho in casa una fonte di bellezza e uno stimolo per ripassare la storia, nonché un diversivo culinario. Per la verità, in ambito floreale ho una predilezione per le bulbose: tulipani, narcisi, giacinti, gladioli, gigli e ciclamini. Mi sorprende che da una anonima ‘patata’ si sviluppi un fiore meraviglioso, il che è segno di trasformazione notevole. Tipo quella del brutto anatroccolo che diventa un magnifico cigno bianco. La famosa fiaba di Hans Cristian Andersen insegna l’accettazione di sé e il valore della diversità. Una bella lezione che ci viene anche dalla trasformazione dei fiori.
Fiori nel piatto
Non è corretto dire che sono negata in cucina, dove talvolta supero la mia ritrosia, come è successo ieri. Sfogliando svogliatamente la rivista DONNA MODERNA mi imbatto nella ricetta “Risotto alle tre rose” che mi incuriosisce. Anche in passato mi ero interessata ai fiori eduli che chef stellati usano per decorare alcuni piatti. In giardino ho una pianta di Rosa antica in fioritura, spinosa e generosa di profumatissimi fiori color rosa magenta. Prima di raccoglierne i petali, devo però accertarmi che siano commestibili. Abbastanza distante dalla strada, non l’ho trattata con sostanze nocive. Aspetto però la conferma di poterla usare in cucina. Ci pensa mio figlio che ha un’app per la verifica. Intanto le rose antiche sono piante molto forti e robuste che non necessitano di cure particolari. Il loro profumo è incredibile. Credo che la mia sia della varietà “Rosa Antica Rifiorentissima” e confermo che è profumatissima. Mai pensato di farci il risotto, anche se anni fa con i petali di una sua parente avevamo fatto un liquore. Appurato che i petali di rosa sono commestibili (rose non trattate con pesticidi), sono molto apprezzati in cucina per il profumo e il sapore delicato, specie in insalate, dolci, marmellate e tisane. Il risotto ai petali di rosa è un primo piatto raffinato, dal gusto delicato e profumato. Si prepara tostando il riso e cuocendolo con brodo vegetale, aggiungendo petali d rose non trattate, macerate nel vino. Ecco, credo di avere ecceduto col vino perché ho trovato troppo ‘alcolico’ quanto realizzato, ma il colore era stupendo. Al prossimo tentativo farò meglio. Sapere che posso raccogliere i petali non solo per farne pot-pourri da regalare, ma per gustarmeli mi procura un’intima soddisfazione.
Otium e mindfulness 🧠
“Contro la stanchezza mentale, non fare nulla”. È il curioso programma cui aderiscono per 90 minuti i partecipanti, seduti su un tappeto, in un parco della Corea del Sud. Lo sento durante la rubrica “Curiosità dal mondo” di UnoMartina in famiglia. Curioso ma non troppo. La Corea del Sud (ca. 51 milioni di abitanti) nota per il paesaggio verde e collinare, risulta un Paese sicuro, con un tasso di criminalità tra i più bassi al mondo. Chissà se le due cose sono collegate. Mi viene in mente la pratica del mindfulness che aiuta a gestire lo stress, migliorando il benessere emotivo e psicofisico. Non sono un’esperta, mi attrae ciò che riguarda la mente e trovo interessante l’idea di meditare contro la stanchezza mentale. Anche per gli antichi greci e romani la meditazione non era solo rilassamento, ma un “misurare con la mente” (da mederi, curare): insomma, un dialogo interiore. Del resto anche l’otium romano non era inattività, bensì un’alternativa alla vita politica, fondamentale per lo sviluppo dello spirito. Mi inquieta constatare che oggi meditare e perfino riflettere sia considerato ‘fuori moda’, fors’anche per un eccesso di stimoli e distrazioni. Meglio, se mi sbaglio. Eppure meditare è semplice e accessibile: per calmare la mente e ridurre lo stress bastano pochi minuti al giorno, seduti in un luogo tranquillo, focalizzandosi sul respiro. Ho il luogo: sotto il glicine. Sul respiro ci devo lavorare. Ma non serve che vada in Corea, dove in questo periodo è in corso la soettacolare fioritura dei ciliegi. La natura, in qualunque parte del pianeta dà una grande mano allo spirito predisposto alla bellezza.
25 Aprile 2026 🥀
25 Aprile, festa nazionale della Repubblica Italiana. Anche San Marco evangelista, patrono di Venezia e protettore di diverse categorie di professionisti, tra cui pittori e farmacisti, ottici, vetrai, notai, scrivani (quindi potrei anche pormi sotto la sua protezione). I notiziari informano sugli spostamenti degli italiani – circa 5 milioni – nonostante i rincari e le incertezze internazionali. In questo fine settimana di bel tempo, le mete più gettonate sono mare, montagna e le città d’arte. Io intendo godermi il giardino e la tranquillità domestica, 1° Raduno Auto e Moto d’Epoca permettendo. Esco e faccio la consueta puntata al bar che è chiuso. A due passi c’è l’altro, sprovvisto però di quotidiano che compero in cartoleria. Nessun segno tangibile dell’anniversario della Liberazione. Durante il ritorno, all’altezza delle ex scuole elementari alzo lo sguardo e vedo che sul terrazzino di un appartamento è stata esposta una bandiera: questo gesto di appartenenza mi commuove. Non so chi ci abiti, ma mi sento in consonanza con la persona che ha espresso il suo amor di patria con un gesto semplice, senza ricorrere a canti e parole altisonanti. Oggigiorno si percepisce molta insoddisfazione e quasi una fuga dalla cosa pubblica. L’entusiasmo per il cambio di regime avvenuto nel 1945 sembra essersi disperso nei decenni successivi, complici le ‘nuove’ guerre degli ultimi tempi. L’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “Ricordiamo i valori costituzionali” non è retorica. Mantenere viva la memoria è un valore, indipendentemente dalla modalità. Sulla cunetta di fronte casa mia sono comparsi dei papaveri rossi, i primi fiori che spuntano in questo periodo nei campi, liberi, simbolo anche della Resistenza italiana. 🥀
Rodari, leggerezza e riflessione
Mi sono imposta il riordino della cassettiera in studio, dove riposavano da anni materiali scolastici e non che destino al bidone della carta. Un lavoro che avrei dovuto fare molto prima, rinviato con scuse varie. Non potevo più procastinate e mi sono rimboccata letteralmente le maniche. Mi viene tra le mani un libriccino ancora incellophanato: Filastrocche lunghe e corte di Gianni Rodari (1920 – 1980), quello che ci vuole per concedermi una pausa e farmi sorridere. Forse lo avevo comperato per mio figlio, oppure intendevo usarlo a scuola. Ma non è successo, dato che è ancora in una rigida custodia di plastica da cui lo estraggo. E lo leggo. Si tratta di una raccolta costituita da 22 filastrocche prese da diversi volumi pubblicati tra il 1950 e il 1964. Conoscevo l’autore e si consolida l’idea che la sua opera, destinata in primis ai bambini – era stato anche Insegnante elementare – offra spunti di riflessione agli adulti. Lo conferma la chiusura di molte filastrocche che suona come una tirata d’orecchie ai potenti che fanno la guerra.Riporto la FILASTROCCA BURLONA Filastrocca un po’ burlona/per divertire qualunque persona:/se la salita fosse in discesa,/se la montagna stesse distesa,/se tutte le scale andassero in giù,/se i fiumi corressero all’insù,/se tutti i giorni fosse festa,/se fosse zucchero la tempesta,/se sulle piante crescesse il pane,/come le pesche e le banane,/se mi facessero il monumento…/io non sarei ancora contento./Voglio prima veder sprofondare/tute le armi in fondo al mare.// Direi che è geniale fare incontrare nei suoi versi il bambino e l’adulto bambino, distribuire leggerezza, ma anche spunti di profonda riflessione.
Leggere per capire
Oggi Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore, istituita dall’UNESCO nel 1995, per promuovere la lettura e tutelare il diritto d’autore. La data è stata scelta per ricordare la morte di tre grandi della letteratura mondiale nel 1616: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Inca Garcilaso de la Vega. Ovviamente il libro va letto e leggere arricchisce la mente e lo spirito. I benefici sono notevoli: riduzione dello stress, potenziamento delle capacità cognitive, aumento dell’empatia, espansione del vocabolario, miglioramento della qualità del sonno. “Il libro è un amico che non inganna mai” è lo slogan che accompagna un’immagine dedicata alla giornata odierna. Da piccola leggevo molto e credo mi sia servito per acquisire una certa disinvoltura espressiva. Da adulta mi sono accostata di più alla scrittura, perché “C’è chi produce e chi consuma” secondo il parere di un mio contatto; finora ho dato alle stampe quattordici titoli e sto progettando il prossimo. Però non scrivo per il mercato del libro, ma per liberarmi. Da quasi sei anni gestisco il blog verbameaada; scrivere il mio pezzo e postarlo ogni giorno mi riempie di soddisfazione. Secondo Armando Contro, mio stimato prof di Liceo, scrivere per me è una malattia, battuta cui aggiungo che è anche la mia cura. Il settore dell’editoria tradizionale è in crisi, tallonato da quella online. I giovani lettori tengono, ma calano quelli adulti (leggono 4 Italiani su 10). Alcune mie amiche sono forti lettrici: Lucia, Marisa, Mariuccia. Di recente ho letto con interesse Francesco di Aldo Cazzullo, che mi ha prestato Lucia; io le ho prestato Alzarsi all’alba di Mario Calabresi che mi ha regalato Mariuccia. In generale preferisco la narrativa alla saggistica, con porte sempre aperte alla Poesia. Basta leggere. 📚
