Benvenuti anche se prematuri

Esco presto, alle otto sto sfogliando il quotidiano al bar, in cerca di una notizia ‘in controtendenza’, se possibile alle sciagure quotidiane. Ed ecco l’articolo di Laura Pace: L’afa colpisce le donne in gravidanza: “Quasi mille parti prematuri in più” che mi rimanda a quello letto giorni fa riguardo la nascita di 7 bambini in un solo giorno all’ospedale di Belluno (il 24 Giugno) e a San Donà s Piave (il 25 Giugno). Chissà cosa avrebbe detto mia mamma, che aveva fatto l’ostetrica di Cavaso e Possagno, quando le donne partorivano a casa (le ho dedicato la mia prima opera C’era una volta l’ostetrica condotta). I parti prematuri sono quelli che avvengono prima della 37esima settimana di gestazione. Secondo uno studio pubblicato sula rivista scientifica “Environment International” quando il caldo è molto intenso, il rischio di parto prematuro aumenta di circa il 4 % per ogni grado in più di esposizione al calore, arrivando al 26 % se le temperature restano estreme per più giorni conseutvi. Io ho partorito mio figlio una settimana dopo l termine previsto: era l’8.08.88, una data speciale piena di otto, numero universalmente riconosciuto come simbolo di infinito, prosperità e bilanciamento cosmico. Mi ricordo che i giorni precedenti prendevo il sole in terrazzo con un costume azzurro. Dalla fine di Luglio, mi chiedevo oggi giorno se sarebbe stato quello del lieto evento. realizzatosi in una data speciale, ritenuta fortunata. Comunque sia, in un momento di crisi mondiale e di denatalità, ben vengano le nascite, anche premature. Se ad accogliere le creature ci sono genitori preparati e amorevoli.

Valore della pausa

Cosa significa per voi la parola pausa? È la domanda rivolta ai telespettatori da Greta Mauro che sostituisce Maria Soave nel programma UnoMattinaNews. Il termine deriva dal latino pausa e dal greco paûsis (cessazione) e ha il suo corrispettivo nel termine inglese break tanto di moda. Ma se il significato è all’incirca lo stesso, è sul come staccare dal quotidiano che mi interrogo. Conosco persone che non si riposano mai ed altre che durante la pausa danno il doppio, per scelta o per necessità. Nutrita sui classici, per me la pausa corrisponde all’otium. Nell’antica Roma indicava il tempo dedicato al ripoo e allo studio, contrapposto al negotium (insieme delle attività lavorative). Ad esempio, stamattina ho deciso di fare il minestrone con le verdure comperate ieri. Non è un’operazione difficile, ma richiede diversi interventi: lavare e sminuzzare gli ortaggi, raccogliere salvia e alloro per il soffritto, portare nel bidone per il compostaggio gli scarti, infine mettere sul fuoco, badando al tempo di cottura (aggiungo il sale solo alla fine). Mentre le verdure fanno il loro dovere, mi concedo una pausa sotto il portico a ovest e scrivo il post. Per me rappresenta una pausa dall’impegno culinario, valorizzata dal canto delle cicale radunate sui tigli a bordo strada. Su questa lunghezza d’onda è anche il momento che mi prendo per fotografare e magari buttare giù qualche verso. Al pomeriggio, isolo anche il telefono per non essere disturbata durante la pausa ‘recupeto energia’. Di indole piuttosto felina, considero un privilegio starmene per conto mio, alternando pause a momenti di lavoro e/o di svago. Qualcuno potrà dissentire, ma arrivata a questio tratto del viaggio cerco di valorizzare il tempo che rimane. E che non torna indietro. Per nessuno!

Fango alghe e melma sul fondo (non solo) del lago di Vico

Nei fatti di attualità, cerco la cronaca che spazia dal bianco al rosa e, più di frequente al nero. Lo faccio per un bisogno di appartenenza e anche per dare seguito ad un inappagato desiderio giovanile di giornalismo. Infatti feci la corrispondente da Cavaso e Possagno per il Gazzettino nel 1980, per circa un anno. Smisi quando ebbi l’incarico come Insegnante di scuola media. Pertanto mi butto sulla notizia che, a mio dire merita risalto. Nel caso della scomparsa nel lago di Vico di Luigi Cavallari, 84enne Ingegnere marito di Eugenia Roccella, ministra della famiglia, scandaloso è il frasario dei ‘leoni da tastiera’ che commentano l’incidente, senza un briciolo di rispetto per quella che si sta palesando per una tragedia familiare. So qualcosa della ministra suddetta; dell’istituto della famiglia in generale non ho grande considerazione. Però inorridisco alla bassezza di chi, nascosto dietro l’anonimato denigra, insulta e commenta a sproposito, dicendo “se l’è andata a cercare” oppure “poteva rimanere a casa come noi comuni mortali” . Dopotutto lo sventurato protagonista dell’incidente non ha fatto male a nessuno, diversamente da chi guida ubriaco o sotto effetto di stupefacenti. Anche la premier Giorgia Meloni ha definito ignobili e disumani i commenti, frutto di “Odio ideologico e mancanza di umanità” secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa. Siccome la coppia, sposata dal 1976 è molto affiatata e lui è descritto come un uomo d’altri tempi, io ci vedrei anche una sottile invidia. Le ricerche sono finora senza esito. Nel mentre mi auguro rinsavisca chi distribuisce melma, senza metterci la faccia.

Domenica asfissiante

Caldo, il giorno più critico è il titolo d’apertura del CORRIERE DELLA SERA , seguito a ruota da quello interno l’Italia come i tropici A Milano temperature superiori a Bangkok e al Cairo (e 10 gradi sopra la media). Stiamo freschi, nel senso che abbiamo poche speranze finché la temperatura non si abbassa. L’espressione deriva da un’interpretazione sarcastica dell’inferno di Dante dove i traditori sono condannati al ghiaccio eterno. Stiamo tutti boccheggiando, compresi gli animali. I miei gatti stanno distesi sul pavimento alla veneziana, oppure sotto al Glicine. Fiocco si è scelto la capotta della Panda in garage e non vuole scendere, neanche se metto in moto l’auto. Nina e Viola delle mie amiche Lisa e Roberta se la passano meglio con il condizionatore. A Canale d’Agordo si respira un po’, ma Ben suda lo stesso (Ben è protagonista con Rex del mio ultimo lavoro Amici Inaspettati) fa fede la foto che mi ha inoltrato Mariuccia. Gli animali d’affezione sono comunque attenzionati dai loro umani. Va peggio per i capi di bestiame nei grandi allevamenti dove vengono installati docce, ventilatori e climatizzatori perché “Anche gli animali soffrono l’afa”. Ne segue che raddoppiano le bollette nelle stalle e crescono i costi. Nelle strutture per i bovini esistono dei sistemi di raffreddamento, ma per i polli è diverso in quanto gli allevamenti sono chiusi e bisogna considerare impianti per ambienti estesi. Quindi anche tra gli animali c’è chi se la passa peggio. Del resto apparteniamo tutti alla stessa specie umana, sebbene ci sarebbe molto da dire a favore dei quattro zamoe. I metereologi prevedono un ritorno alla ‘normalità’ a metà della prossima settimana, quando saremo a Luglio. Fino ad allora, forza e coraggio! 💪

Buon compleanno, blog! 🌻

Il primo post pubblicato sul mio blog verbamea, intitolato Scambio fluido è datato 27 Giugno 2020, come rilevo da POST PER UN ANNO, raccolta dei primi 365 scritti, nata su suggerimento di Pia. Pertanto oggi, 27 Giugno 2026 il blog compie sei anni. Non pensavo che questo strumento mi avrebbe fatto tanta gradita compagnia. In prossimità della pensione cercavo un modo per comunicare liberamente con chi fosse disposto a leggere, e magari a commentare le mie riflessioni, senza obblighi reciproci. Le parole post blog sito web hanno temperato l’ansia iniziale. Grazie all’appoggio di Manuel, mio informatico di fiducia sono diventata una blogger come è scritto sul mio biglietto da visita. La cosa mi fa sorridere, ma ammetto che scrivere è l’occupazione che preferisco, sostenuta da una schiera di lettori: fedeli o temporanei, di passaggio o stabili, in movimento come i viaggiatori di un treno. Qualcuno scende a una fermata e qualcuno sale. Considerando i numeri, fatto il distinguo tra visite e visitatori, i lettori sono cica una quarantina al giorno. I commenti pubblici sono una minoranza, rispetto a quelli in privato che giungono anche a tarda ora. Dietro i contatti stabili ci sono persone note e amiche. Inossidabile la tenuta di Lucia che non ne manca uno. Flavio mi legge dal Kazakistan, Manuel lo faceva dall’Australia. Lina lo fa “da remoto’ anche se abita vicino. Chi scrive dopo cena e chi prima di andare a dormire. Ringrazio tutti*, prezioso nutrimento per le mie meningi, dal primo lettore all’ultimo iscritto, Fabio, uno dei miei primi alunni, ora avvocato. È come se avessi ricevuto un’eredità inattesa. Del resto non cerco popolarità, ma condivisione di pensieri ed emozioni. D’altronde “Scrivo per trovare il mio posto come il fiore nel prato”. Grazie Lettori!, fiori colorati del mio profumato bouquet letterario 💐 * I più assidui: Lucia, Pia, Serapia, Mariuccia, Marta, Martina, Marisa, Lisa 1 e 2, Novella, Antonella, Adriana 1 e 2, Francesca, Vilma, Nadia, Lara, Lina, Erica, Rossella, Roberta, Sara, Veronica, Ivano, Giancarlo, Gianfranco, Gianpietro, Massimiliano, Manuel, Fabio …. 🏆🌻👋

“Quel confine tra amore e possesso”

A proposito di parole, c’è n’è una che proprio non mi piace: omofobo. Il termine, derivato dal sostantivo omofobia, descrive chi prova o manifesta un’avversione, un pregiudizio o un’intolleranza irrazionale nei confronti dell’omosessualità e delle persone omosessuali. Cause potenziali includono l’educazione e la cultura patriarcale, la paura del diverso e l’influenza di dogmi religiosi o politici. Se tutto ciò ha una ragion d’essere, il duplice omicidio di Camaiore è stato generato e si è nutrito in famiglia. Piero Moriconi, muratore 63enne mercoledì ha sparato alla moglie Ketty di 52 e al figlio 24enne Mirko “Non perché era gay, ma andava fatto”. D’altro canto il giovane, che era seguito dal Sert per dipendenze da droga e alcol, aveva postato sui social il disprezzo che il padre dimostrava verso la sua scelta di genere. Apprezzo e condivido il testo di Michela Marzano in Cronaca di Repubblica che invita a interrogarsi non solo sull’omofobia, ma sul significato stesso della genitorialità e sul confine tra amore e possesso. I genitori di Mirko erano in disaccordo su come comportarsi col figlio che stravedevan per la madre, operatrice socio sanitaria in una Rsa. Quindi chissà quante situazioni di disagio affrontava per lavoro. Pare che umiliasse il marito e avesse minacciato più volte di andarsene, lasciandolo da solo col figlio problematico. Se lo avesse fatto, forse sarebbe stata un scelta risolutiva che avrebbe costretto padre e figlio ad accordarsi in qualche modo. Da donna, in genere sono a favore delle donne. Però in questo caso mi astengo, temendo che Quel confine tra amore e possesso (titolo del commento della giornalista Michela Marzano) sia saltato.

“Le pagelle non sono trofei”

D’abitudine, fotografo gli articoli che non riesco a leggere al bar che successivamente recupero a casa. Così è stato per quello di Giusi Fasano pubblicato nella Rubrica Delitti e castighi di lunedì. Il titolo è un ottimo catalizzatore: Il vero, il verosimile e la fatica di leggere. Riscontro la fatica di leggere da parte soprattutto degli adulti, perfino superiore a quella che rilevavo tra gli studenti quando insegnavo. Meno male che ho contatti con persone che leggono e mi leggono nel blog, conscia che c’è chi produce e chi consuma, secondo la teoria di Lina. La giornalista informa di un esperimento messo in atto da Alfonso D’Ambrosio, preside dell’istituto comprensivo Lozzo di Padova, teso a dimostrare “che un numero consistente di frequentatori dei social si accontenta del verosimile, anche quando il vero è lì, a portata di mano. E commenta senza sapere di cosa sta parlando, per evitare la “fatica” della lettura e dell’attenzione o per analfabetismo funzionale”. Beh, davvero sconfortante. In sintesi, il dirigente aveva pubblicato un post generato con l’intelligenza artificiale incentrato su una finta pagella di un fantomatico Mario. L’intento, esplicitato alla fine era rivolto ai genitori che pubblicano sui social le pagelle dei figli. “Le pagelle non sono trofei da esibire, o strumenti per raccogliere like e approvazione”, piuttosto gli adulti dovrebbero parlare con i ragazzi “magari a tavola e lontano da una fotocamera”. Comprendo l’amarezza del preside che aveva avuto una buona idea per dimostrare che “La scuola non è una gara a mostrarsi e i figli non hanno bisogno di un post con la loro pagella”. Tanto di cappello all’idea del preside Alfonso D’Ambrosio e anche alla giornalista che ha portato alla ribalta un tema di attualità.

Casa, dolce casa 🏠

Casa, dolce casa Ricorrenza importante per me oggi: sono residente a Castelcucco dal 24 Giugno 2000, e ci sto bene! La casa di proprietà è confortevole ed ampia. Modificando la celebre iscrizione in latino che Ariosto fece iscrivere sull’architrave della sua abitazione di Ferrara nell’attuale Via Ariosto 67 PARVA SED MIHI APTA/Piccola ma adatta a me, la mia è VASTA ET MIHI APTA/Ampia e adatta a me. In posizione equidistante da piazza e campi, nel corso degli anni si è arricchita di fiori e piante, anche autoctone, spontaneamente cresciute nello scoperto: un susino, un fico e un ciliegio selvatico. La zona destinata al verde si è colorita e perfino profumata grazie alla fioritura del Glicine, che considero un posto privilegiato dove mi rifugio a leggere e scrivere (zanzare permettendo). Rivivo il trasloco e lo spaesamento di abitare in una lottizzazione allora nuova, una somma di emozioni contrastanti, al seguito di canarini e criceti. Poi vennero i cani Luna e Astro, i gatti Sky e Micia che hanno ceduto il posto a Grey, Pepita e Fiocco, i miei conviventi. Da proprietaria, ho sviluppato con la mia dimora un rapporto di sorellanza che talvolta sostituisce quello con le persone; l’ho realizzata su misura mia, accogliente e silenziosa, come si conviene a chi scrive e non vuole distrazioni. I miei ospiti sono di passaggio, perché ho sempre qualcosa da fare, dentro o fuori in giardino. Mio figlio si occupa dello scoperto, ma non si è ancora affezionato, anche se ha adattato l’appartamentino alle sue necessità. Una delle tradizioni più belle di oggi è l’acqua di San Giovanni. Si prepara tra la notte del 23 e il 24, ritenuta magica. Ieri sera ho raccolto erbe aromatiche e fiori, lasciati a bagno in acqua tutta la notte. Un rituale propiziatorio a favore di amore, fortuna e salute. Per me di gratitudine 🌻

Alle 8 di mattina

Alle otto Lucia è in spiaggia, pressoché spopolata e mi manda tre foto, scattate nei pressi del Nautilus, beach bar di Bibione Pineta. In realtà, un ‘cliente’ c’è: “un gabbiano vorace si è mangiato il panino del turista”. Il blu delle attrezzature si sposa benissimo con il mare, mentre il bianco dell’uccello fa pendant con le nuvolette. Mi viene in mente la bella poesia L’albatros di Charles Baudelaire dove però “il re dell’azzurro” catturato dai marinai fa una brutta fine, metafora del poeta e dell’artista. Suggestiva, la lascio eventualmente recuperare al lettore. Alle otto di mattina, io avevo già raccolto le ultime albicocche e assaggiato le prime more domestiche. Dai frutti sono quindi passata ai fiori, precisamente a due orchidee che ho rinvasato. Non sono abile come Gianpietro che me le ha regalate e le coltiva, ma mi sono impegnata. Dopo i fallimenti delle scorse estati, ho acquisito un po’ di esperienza. Mi ero procurata i vasetti trasparenti, forati sul fondo dove alloggiarle, con un po’ di substrato per orchidee che si chiama bark (costituito da corteccia di pino). Prima le ho tolte dal vaso originario, tagliando le radici secche e ripulendo quelle sane. Niente acqua per i primi giorni, da spruzzare e vaporizzare in seguito. Controllare il colore delle radici all’interno del vaso trasparente: se sono di un colore grigio o argentato, significa che la pianta ha sete; se invece sono verdi e turgide, significa che la pianta è bene idratata. Per apportare il necessario potassio, bene darle l’acqua filtrata dei fondi di caffè lasciati in ammollo. Qualcuno si chiederà se ho una fioreria. Non proprio, ma ci sono vicina. I fiori sono miei conviventi, in competizione con i gatti.

Brutta storia finita bene

La settimana si apre con una bella notizia che sento per televisione, confermata dall’articolo di Alfio Sciacca sul Corriere della Sera che leggo al bar: Ritrovate le sorelline scomparse Erano a Formia a casa di una zia materna. Alisya e Sarah,16 e 12 anni, sparite due settimane fa dalla Casa famiglia che le ospitava, a Civitella Alfedena, in Abruzzo sono state ritrovate, sane e salve a circa cento chilometri di distanza a Formia, in provincia di Latina “Pare poco distante da un’abitazione della madre delle ragazzine, Valentina Dacunto” che le piangeva morte. Storia di una famiglia disfunzionale, per fortuna conclusasi non in maniera tragica, grazie ai carabinieri del Ros e a quanti – tanti – hanno collaborato alle ricerche, compreso il giovane fidanzato di Alisya. Un sospiro di sollievo per le sorelle che si trovano ora in una struttura protetta. La madre, il suo compagno e il nonno sono in carcere, grazie al lavoro degli inquirenti. Sposto l’attenzione sulle sorelle che mi auguro legatissime, almeno per compensare le controversie tra i genitori, privati entrambi della potestà genitoriale, di recente restituita al padre Stefano Di Giacinto che “Per la forte emozione è finito in ospedale… ed ha pianto per la fine di un incubo”. Mi auguro che questa vicenda faccia riflettere soprattutto gli adulti, imparentati e non che antepongono i loro problemi personali al legittimo bisogno di riferimenti stabili, dentro e fuori le mura domestiche. La stabilizzazione affettiva presume un lungo processo. Ma le vittime di questo scontro familiare hanno il tempo dalla loro parte. La comunità farà il resto.