Gino Paoli, maestro della canzone d’autore: è il titolo che scorre in sovrimpressione sul TG4 durante la trasmissione pomeridiana Diario del giorno, condotta da Sabrina Scampini che ricorda l’artista genovese morto ieri a 91 anni; il 21 novembre scorso ci aveva lasciato Ornella Vanoni, sua amica, musa e amante. Sì definiva ‘anarchico della vita’ e infatti le sue vicende personali sono intessute di eccessi e di amori. Evidentemente con le donne ci sapeva fare, sebbene non fosse un adone. La gentilezza era una sua arma. Trattandosi di un cantautore, a me interessano le sue opere che sono poesia in musica. Gli viene riconosciuto il merito di avere trasformato la canzonetta in un’opera d’arte. Classici intramontabili sono “Il cielo in una stanza”, “Senza fine” e “Sapore di mare”. Altri brani di grande successo sono “Che cosa c’è”, “Quattro amici” e “La gatta” (1960), il suo primo successo su cui mi soffermo, essendo io un’amante dei gatti. Il brano all’inizio vendette poco, ma poi divenne un grande successo, cantato da altri cantanti tra cui Mina nel 1961. Il cantautore nel 2012 ne aveva fatto un libro per bambini in età prescolare. È una canzone autobiografica che ricorda il passato felice prima del successo, nella sua casa a Boccadasse in Salita Santa Chiara dove Gino aveva “una vecchia soffitta vicino al mare/con una stellina , che ora non vedo più”. Gli faceva compagnia la sua amata gatta “Ciacola” che aveva una macchia nera sul muso. Nostalgia per una vita semplice che non si inquadra nella dimensione temporale successiva. Adesso che ci penso, il legame donna – felino è caro a molti poeti, tra cui Charles Baudelaire, autore della celebre poesia Le chat/il gatto tratta da I fiori del male. Il fascino della Poesia emerge dove ci sono sensibilità e talento.
Cedi la strada agli alberi (Poesie d’amore e si terra)
Di buon mattino, quando vado a foraggiare i canarini in ripostiglio, vedo agitarsi i rami di una pianta lungo il marciapiede ai bordi della strada in Via dei tigli, in corrispondenza della mia abitazione. Massimiliano e Antonello, dipendenti del comune che conosco personalmente sono venuti a ‘soccorrere’ la pianta inclinata e pericolante, nel tentativo di raddrizzarla. Quando dalla finestra la vedo in posizione eretta, mi illudo che l’intervento la salvi. Ma dopo pochi minuti, la chioma rossastra si dissolve, accompagnata da inequivocabili rumori del mezzo impiegato per sradicarla. Sono ancora in pigiama, ma con una scusa apro il cancello di servizio, esco per verificare e in qualche modo salutarla. È già la quarta della zona urbanizzata che se ne va. Certo, anche le piante muoiono – e soffrono, talora per comportamenti vandalici – ma confesso che mi dispiace. Un paio di giorni fa, per ilu mio compleanno Mariuccia mi ha regalato una raccolta di poesie intitolata “Cedi la strada agli alberi” di Franco Arminio (Bisaccia, 19 febbraio 1960), poeta, scrittore e regista italiano. La mia amica è un’attenta lettrice e io scrivo poesie. Non è un caso se i due eventi si intrecciano. Noto che il titolo è l’ultimo verso della prima poesia della raccolta; lo considero una sintesi del contenuto e dell’evento descritto sopra. Riporto la poesia a beneficio del lettore. Pensa che si muore/e che prima di morire tutti hanno diritto/a un attimo di bene./Ascolta con clemenza./Guarda con amminirazione le volpi,/le poiane, il vento, il grano./Impara a chinarti su un mendicante,/coltiva il tuo rigore e lotta/fino a rimanere senza fiato./Non limitarti a galleggiare,/scendi verso il fondo/anche a rischio di annegare./Sorridi di questa umanità/che si aggroviglia su se stessa./Cedi la strada agli alberi.//
Oggi, risotto!
Reduce dal pranzo di compleanno, oggi mi faccio conquistare dalla pagina Mangiare bene Nordest, del Corriere del Veneto dedicata ai risotti. Sotto la foto di un invitante piatto troneggia il titolo Risotti di stagione (e contemporanei) con porro, coniglio, liquerizia o piselli, burrata e menta? che nella varietà mi disorienta, ma mi piacerebbe provare. Intanto per oggi preparerò quello con i piselli, meglio noto in veneto come risi e bisi. Famosi i piselli freschi di Borso del Grappa e la Mostra Mercato dedicata che si tiene ai primi di Giugno in P.zza Sant’Eulalia. La raccolta dei bisi/piselli avviene solitamente tra Maggio e la prima metà di Giugno. Va da sé che la “Festa del Biso” è un’occasione per gustare questo prodotto del territorio che ha una sua storia: arriva in Italia nel 1253, nel Veronese nel 1500 grazie ad alcuni contadini in fuga dalle milizie francesi e spagnole in guerra. La produzione iniziò ad Isola della Scala. Oggi si estende su 524 ettari tra le province di Verona e Mantova. Venendo a me, mi considero una ‘risottona’ perché è il primo piatto che preferisco, specie nelle varianti con lo zafferano, con gamberi e zucchine, con gli asparagi… e qua mi fermo, se no mi viene l’acquolina in bocca. A mio padre piaceva quello con le patate, a mia madre quello alla pescatora, perciò credo si tratti di una adesione familiare al primo piatto tipico del Nord Italia. Ammetto che farlo richiede più attenzione rispetto a un piatto di pasta, ma a casa mia non c’è paragone: lo consumo volentieri più volte alla settimana. Quando ho i tempi stretti, lo compero pronto, cercando tra le proposte più semplici e naturali, il che succede di frequente, confermato dalla quantità di contenitori in plastica accumulati dove basta scaldarlo. Se anche non si tratta di Dimmidisì, la sottoscritta considera il risotto un ottimo piatto.
22 marzo 2026
Oggi 22 Marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua che san Francesco chiama “sora”/sorella nel Cantico delle Creature, descrivendola come “umile, preziosa e casta”. Ma è anche giornata di Referendum costituzionale sulla giustizia… nonché il mio compleanno. Una triangolazione interessante. Intanto sono lieta di spegnere la bellezza di 73 candeline, con il sostegno di amici vicini e lontani che ringrazio di cuore. Se non fosse domenica, la cosa sarebbe rimasta più ‘riservata’, ma è arricchente frequentare chi mi esprime simpatia e affetto. La simbologia dei numeri 7 e 3 è incoraggiante, ma di più lo sono le buone relazioni. A tavola mi idrato solo con acqua (e qualche goccia di limone), perciò dirotto gli ospiti al bar per una consumazione più ‘sostanziosa’. A parte i miei gusti, non va dimenticato che l’acqua è anche chiamata ‘oro blu’, risorsa sempre più scarsa e contesa a livello globale, preziosa come l’oro. È anche un simbolo religioso universale, come nel battesimo: significa pulizia spirituale e ingresso in una nuova vita. Che il mio nome Ada, in lingua turca significhi isola, mi sta a pennello. Quanto al Referendum, farò il mio dovere di cittadina, ma avrei preferito che ci avessero pensato i notabili che stanno al potere, a sbrogliare la matassa e senza litigare. Nella giornata in cui faccio il pieno di auguri, ne faccio anch’io ai miei lettori di votare in serenità e coscienza. Le lezioni della storia sono spesso ignorate, fraintese oppure accomodate. Oh tempora, oh mores di Cicerone è ancora attuale, perché non è facile fare il bene. Incrociamo le dita e innalziamo il bicchiere per un prosit seguito da un cordiale cin-cin 🥂
Poeti e Poesia
Oggi 21 Marzo, Giornata Mondiale della Poesia, oltre che delle Foreste e della Memoria in ricordo delle vittime delle mafie. Da poeta dilettante mi concentro sulla prima opzione, grazie anche ad un messaggio contenente un pensiero di Alda Merini: “La casa della Poesia non avrà mai porte”. La poetessa era nata a Milano il 21 Marzo 1931 dove morì l’ 1 Novembre 2009. Conosciuta come “La poetessa dei navigli”, mi ha incuriosita anche per la sua lunga permanenza in manicomio, a proposito del quale dice: “Anche la follia merita i suoi applausi”. Riguardo ai poeti, li descrive in maniera poetica come in un testo che riporto sotto. Certo ci sapeva fare con le parole ed apprezzo il suo stile diretto e passionale. Da insegnante, delle sei ore settimanali di italiano riservavo quella del sabato alla poesia, che alleggeriva il peso contratto nelle giornate precedenti. Una mia allieva vinse anche un concorso letterario, con reciproca soddisfazione. Una zcollega apprezzava la mia attitudine a poetare che non si è esaurita, come non è venuta meno l’amicizia. Tornando ad Alda Merini, riporto il testo che descrive il poeta come un creatore notturno, simile a un usignolo. Ha per titolo il primo verso: I Poeti Lavorano di Notte I poeti lavorano di notte/quando il tempo non urge su di loro,/quando tace il rumore della folla/e termina il linciaggio delle ore./I poeti lavorano nel buio/come falchi notturni od usignoli/dal dolcissimo canto/e temono di offendere Iddio./Ma i poeti, nel loro silenzio/fanno ben più rumore/di una folla sparpagliata al vento.//Tra i messaggi di stamattina, il più gradito è stato una poesia, immagino scritta all’alba. “La poetessa dei Navigli” apprezzerebbe, io ho molto gradito.
Equinozio e Primavera 🌼
Stamattina la luce voleva sopraffare i balconi, infilandosi dappertutto; infatti è il giorno dell’equiluce cioè il fenomeno delle 12 ore di luce e 12 di buio che si verifica in prossimità dell’equinozio di primavera previsto per le 15.46 odierne. Accendo la radio e sento che alle 15.45 sarà ancora inverno… sorrido per forza! Comunque saluti all’inverno, benvenuta alla stagione della luce e della rinascita. Tra l’altro, oggi ricorre la Giornata Internazionale della Felicità, istituita dall’Assemblea generale dell’ONU il 28 giugno 2012 per riflettere sull’importanza di questo modo di sentire alla base del benessere personale. Senza incomodare la filosofia, sono certa che ognuno di noi colloca la felicità in un posto privato, collegata a persone o situazioni. “In Psicologia corrisponde a uno stato emotivo positivo, un insieme di emozioni che procurano benessere in abbondanza’. Io la trovo nelle buone relazioni, nei gatti e nei fiori soprattutto, considerandola uno stato di passaggio, un’emozione piuttosto che un sentimento duraturo. Dipende anche dal carattere e dal posto dove si nasce. Ad esempio in Giappone, l’equinozio di Primavera è un giorno di Vacanza Nazionale, il che la dice lunga sullo stile nipponico, a mio dire ammirevole secondo molti aspetti. Giusto ieri ho raccolto alcuni fiori sbocciati tra i vasi di terracotta disseminati in giardino, ne ho fatto un bouquet che ho fotografato prima di posizionarli in casa: giacinti di vari colori, narcisi grandi e piccoli, bergenia, rametti d’edera. Mentre li avevo tra le mani, mi chiedevo che fiore avrei potuto essere se fossi nata vegetale. Non sono riuscita a rispondermi, perché ogni fiore è davvero una meraviglia!
Auguri ai padri
Oggi 19 marzo, san Giuseppe e festa del papà, due ricorrenze legate in Italia e nei paesi cattolici per celebrare l’importanza del ruolo del padre, il cui modello è appunto Giuseppe sposo di Maria e padre putativo di Gesù, patrono dei lavoratori e delle famiglie. Sapevo che il giglio bianco e il nardo sono associati a lui, ma ignoravo che lo fossero anche la violaciocca e la bergenia, chiamata comunemente “giuseppina”. La cosa mi fa piacere perché da diversi giorni in giardino fa bella mostra di sé la bergenia che fiorisce a fine inverno quando altre piante sono dormienti. Intanto auguri ai Giuseppe e alle Giuseppina, ma anche a chi compie gli anni in questa data, come Marisa, mia compaesana e compagna di pullman quando frequentavamo il ginnasio Liceo Brocchidi Bassano del Grappa, se pure in sezioni diverse. Da molto tempo vive a Milano, ma siamo in amichevole contatto, oltre che vicine di compleanno. Tornando al ruolo del padre, nel settimanale il venerdì di Repubblica, l’articolo di Giuliano Aluffi a pag. 94 fa intuire la difficoltà del ruolo paterno dal titolo: Per fare il padre ci vuole molto sense of humor. Non prendo posizione, ricoprendo io quello materno, ma in generale mi pare che l’autore dell’articolo colpisca il bersaglio, analizzando il libro Padri Nostri (Einaudi) dello scrittore scozzese John Niven. Per crescere i figli oggi, affrontare situazioni negative con il buonumore è vincente. “E penso che questo valga anche per la paternità, per l’essere genitore”. Nel corso della vita ognuno ricopre diversi ruoli, scelti o capitatigli per nascita. Credo che sia importante avere bravi maestri, di cui replicare le buone opere. San Giuseppe – fabbro, falegname, carpentiere – sposo di Maria e padre terreno di Gesù rappresenta il massimo modello di paternità responsabile.
Tulipani che passione!
Prima di deporre le armi, l’inverno spara le sue ultime cartucce. Infatti stamattina un’aria fastidiosa fa muovere le neonate foglioline rosse della siepe di fotinia (Photinia). Grey, Fiocco e Pepita sono dentro al calduccio. Non è giornata da giardinaggio, ma il tema dei fiori mi viene tra le mani quando leggo sul quotidiano la tribuna il seguente articolo: Da Nonno Andrea torna la tavolozza dei tulipani Fioriscono 500 mila bulbi. Lo spettacolo è in programma a Villorba, con accesso libero e apertura quotidiana dalle 9 alle 19.30, con possibilità di entrare nei campi e raccogliere personalmente i tulipani previo un contributo, senza necessità di prenotazione. Giusto ieri ne parlavo con Manuel che conosce il posto per esperienza diretta. Qualcosa di simile credo avvenga a Torreglia (PD), però più distante da qua. L’iniziativa è nata per valorizzare il territorio attraverso esperienze semplici, a contatto diretto con la natura, compresi laboratori creativi per bambini e attività più spettacolari come il volo degli aquiloni giganti e la slackline (camminare su una fettuccia tesa tra due alberi). Tornando ai fiori, il tulipano è uno dei miei preferiti, gli manca solo il profumo. Pianta bulbosa perenne, appartiene alla famiglia delle Liliaceae. Apprezzata per i colori vivaci e la forma elegante, fiorisce tra marzo e maggio in pieno sole. Il significato varia molto in base al colore, comunque legato a prosperità e rinascita. Arrivato in Europa dalla Turchia nel XVI secolo è legato alla cultura orientale e alla ricchezza. Il nome deriva proprio dalla lingua turca “tullband” che significa turbante/copricapo. A casa mia, una ‘famiglia di tulipani rossi’ sta sbocciando tra le ortensie: uno spettacolo gratis e a metro zero. 🌷
Precarietà della vita
Sarà per l’età che avanza (a giorni sarà il mio compleanno), ma sono sempre più coinvolta da storie che hanno per protagonista ‘la signora con la falce’, non quella che arriva alla fine di un lungo percorso, ma all’improvviso, sconvolgendo vite. Ne è un esempio il fatto di cronaca successo nei pressi di Maserada dove il 29enne Samuel Mazzon, a bordo della sua Fiat 600 è stato centrato in pieno da una Mercedes che non gli ha dato scampo. Laureato in Ingegneria industriale, lavorava come professore a Valdobbiadene. Un’ennesima vittima della strada. La cosa che mi turba è che viveva con nonna Adriana che non si dà pace e dice: “Questo proprio non doveva succedere. Lui era tutta la mia vita. Me lo hanno ammazzato. Non so come continuerò a vivere. Era perfetto. Se avevo bisogno di aiuto, lui c’era. Mi diceva: “Non preoccuparti nonna, ci sono io qui con te”. Samuel aveva deciso di vivere con la nonna quattro anni fa. Lascia un fratello che è stato testimone indiretto dell’incidente, perché era al telefono in viva voce con lui, al momento dell’impatto. Immagino un feeling tra nonna e nipote che cordialmente invidio. Io non ho goduto della speciale parentela, perché i miei nonni sono mancati presto, oppure erano già trapassati al momento della mia nascita. Mi sarebbe piaciuto chiamarmi Adelaide, come la nonna materna, invece ho ereditato il nome di una figlia/zia morta di tifo a 19 anni. Tra l’altro, non mi è finora concesso il ruolo di nonna, conferito dalla sorte a molte mie coetanee. Perciò distribuisco a pioggia i miei pochi talenti, simpatizzando molto con le persone sagge e longeve perché non si finisce mai di imparare. Anche se la fatalità è dietro l’angolo, la vita rimane una grande opportunità da investire bene.
I valori dello sport
Ho seguito la Cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, toccante a dir poco. Intanto i numeri del medagliere: 16 medaglie (7 ori, 7 argenti, 2’bronzi) conquistate dalla delegazione azzurra, contro le 7 portate a casa quattro anni fa a Pechino, quindi un successo per i risultati e soprattutto per lo spirito degli atleti, bene evidenziato dal discorso conclusivo di Giovanni Malagò: “La speranza è che i valori dello sport possano costruire un futuro migliore” puntando sulla solidarietà, la tenacia, la resilienza. Mi concentro su due momenti particolarmente intensi: l’interpretazione dell’inno Nazionale da parte di Arisa, vestita come una dea e la coreografia in blu con protagonista la ginnasta italiana Giorgia Greco, priva della gamba destra. Nata a Milano il 1 marzo 2007, ha subito a soli 7 anni l’amputazione dell’arto a causa di un tumore osseo. Anziché abbattersi, è tornata a praticare ginnastica artistica a livello agonistico. È stata nominata Alfiere della Repubblica 2021. Come la sua, tante storie da brivido dietro gli atleti delle Paralimpiadi, 665 (di cui 45 italiani) in rappresentanza di 50 Nazioni. “I nostri atleti hanno reso orgogliosa la nazione” è il giusto apprezzamento della Premier, assente per il maltempo alla chiusura dei Giochi. Stefano Longo, Presidente della Fondazione Cortina 2026 così si è espresso: ” I Giochi ci lasciano molto più delle medaglie: competenze, infrastrutture e una squadra di oltre 140 professionisti che continuerà a lavorare per trasformare questa esperienza in opportunità durature per lo sport e per il territorio”. Le premesse per portare avanti il percorso intrapreso con al centro accessibilità, inclusione e attenzione alla persona ci sono tutte. Grazie agli straordinari atleti e a chi li sostiene.
