Autunno meteorologico? Come, dove, quando, perché sono le domande chiamate anche le 5 W del giornalista: Who/Chi? What/Che cosa? When/Quando? Where/Dove? Why/Perché? Quando insegnavo, le proponevo ai miei alunni come schema per la presentazione sintetica di un brano o di un romanzo letto. L’autunno meteorologico inizia ufficialmente il primo di settembre di ogni anno e non coincide con l’autunno astronomica che inizia con l’equinozio, di solito intorno al 22 o 23 settembre. Bando a queste precisazioni, le temperature attuali di settembre sono come quelle di Luglio, di circa 10 gradi superiori a quelle ritenute ‘normali’ per questo periodo. Costretta a trascorrere il tempo in casa, non posso godermi un po’ di scoperto perché fuori è un forno. Il mio Glicine fa ombra a se stesso è non viene visitato neanche dai gatti che si allungano sul porfido a Nord, oppure sul pavimento alla veneziana in sala. Fuori discussione le visite, la gente non si muove, salvo i giovani – sovente chiassosi – a sera inoltrata. Mi aggrappo alla buona notizia: tra mercoledì e giovedì una forte perturbazione atlantica dovrebbe determinare un sensibile calo delle temperature, nell’ordine di 7 – 10 gradi. Tuttavia non sono da escludere temporali anche intensi, grandinate e forti raffiche di vento, come effetto collaterale dello scontro tra aria fresca e quella fortemente riscaldata. Siamo freschi, concedetemi la battuta. Il modo di dire ha radici ironiche legate al concetto di fresco. La prima testimonianza scritta risale a Dante Alighieri nel canto XXXII dell’Inferno. Riferendosi ai dannati imprigionati nel lago ghiacciato di Cocito, Dante usa la frase “là dove i peccatori stanno freschi”. Noi siamo imprigionati nel caldo e un po’ di ghiaccio ci farebbe bene.
“Inno alla Vita”
“Inno alla Vita” A metà mattina mi trovo in cucina ad affettare zucchine con la mandolina, per preparare il pranzo: parmigiana di zucchine, pietanza su cui mi sto impratichendo. Accendo il televisore sul primo canale dove stanno trasmettendo A Sua Immagine, dedicata a Madre Teresa di Calcutta (Skopje, 26 agosto 1910 – Calcutta, 5 settembre 1977), beata e santa. Sul calendario, ieri era riportato “santa madre Teresa di Calcutta” e avevo pensato di dedicarle un post. Quando insegnavo, durante l’ora di Poesia più volte ho dettato e condiviso con gli studenti i suoi pensieri. Anzi, in un raccoglitore ho custodito diverse sue poesie che fanno ancora scuola, sebbene a scuola non insegni più. Un classico è “Inno alla Vita” La vita è un’opportunità, coglila./La vita è bellezza, ammirala./La vita è beatitudine, assaporala./ La vita è un sogno, fanne una realtà./ La vita è una sfida, affrontara./ La vita è un dovere, compilo./La vita è un gioco, giocalo./ La vita è preziosa, abbine cura./ La vita è una ricchezza, conservala./La vita è amore, godine./La vita è un mistero, scoprilo,/ La vita è promessa, adempila./La vita è tristezza, superala./La vita è un inno, cantalo./La vita è una lotta, combattila./ La vita è un’avventura, corrila./La vita è felicità, meritala./La vita è la vita, difendila./Molto attuale, a mio dire anche “Trova il tempo” e “Solo per donne fenomenali” che lascio ai contatti interessati rivedere. Madre Teresa ha ricevuto il Nobel per la Pace nel 1979 per il suo grande aiuto ai più poveri tra i poveri. I pensieri e i testi che le sono attribuiti, dal punto di vista accademico forse non sono vera poesia. Ma hanno un valore morale e spirituale indiscusso.
Grazie, Einstein! 🧠
Quando penso ad Albert Einstein (Ulma, Germania 14 marzo 1879 – Princeton, 18 aprile 1955), premio Nobel per la Fisica nel 1921 mi torna in mente la sua foto mentre fa la linguaccia: un genio davvero spiritoso. Questo modo di fare, lo umanizza parecchio. Perciò desta la mia attenzione ogni volta che appare sul video del tablet qualcosa che lo riguardi. Così leggo e rifletto su ‘I 7 principi di Einstein per vivere meglio’ che sottopongo ai lettori. 1. Rivendica la libertà di pensare con la tua testa 2. Non smettere mai di esplorare e chiedere 3. Coltiva ciò che ami, anche se non sei bravo 4. Proteggi la tua mente da rabbia e disperazione 5. Investi le energie dove conta davvero 6. Segui ciò che ti affascina davvero 7. Considerati parte di un disegno più grande. Mi concentro sulla numero tre. Coltivo la scrittura, indipendentemente dalle mie capacità, spinta da un bisogno interiore, senza preoccuparmi troppo di piacere a chi legge. Credo si tratti di un’eredità genetica trasmessa per via materna. Nell’arco della giornata, conta quello che riesco a mettere su carta. Il tempo che dedico a scrivere il post è il più importante. Pertanto, investendo qui le energie, ritengo di evadere il punto cinque che si sposa bene con il sei. Dovrei lavorare sull’ultimo punto, abbracciandone la spiegazione: “L’esistenza è fatta di frammenti sparsi: esperienze, incontri, prove che in un primo momento sembrano confusi, privi di senso”. Ne segue che torna utile avere una mentalità da puzzle, per raccogliere lungo il cammino ogni esperienza. Mi difendo dalla rabbia e dalla disperazione, tuttavia lotto con l’ansia. Sono piuttosto curiosa e istintivamente indipendente. Alla fine, senza incomodarmi, mi sono autoanalizzata sotto lo sguardo benevolo del fisico teorico più famoso e influente del XX secolo. Grazie Albert Einstein!
Attualità del ventaglio 🪭
Ho appena (ri)sentito il meteo: caldo ovunque, temperature elevate. La sesta ondata è già in movimento. Un passaggio veloce al bar, per una scorsa al quotidiano mi stava lasciando a bocca asciutta quando mi attrae un breve articolo che si collega con l’annuncio meteorologico: A settembre va di moda il Ventaglio di Alda Vanzan, nella pagina dedicata alla cultura del Gazzettino. La giornalista scrive che sul tappeto rosso della Mostra del Cinema di Venezia: “I ventagli sono gli articoli più gettonati, ma soprattutto i gadget più apprezzati: all’Italian Pavilion ne hanno regalati di colore blu, al party di Variety hanno fatto di meglio con i mini ventilatori a batteria omaggiati al centinaio di invitati”. Orbene, ho già parlato del ventaglio in un post recente, ma ci ritorno volentieri. Ne possiedo uno molto bello, acquistato di passaggio in Sicilia durante una crociera, ormaii vent’anni fa. Lo tengo tra gli oggetti cari, perché mi ricorda mia mamma con cui condivisi l’avventura. Per quanto riguarda l’etimologia, il termine ventaglio viene dal francese antico êventail che a sua volta proviene dal verbo éventer (fare vento) derivati dal latino ventus (vento). Nato nell’antico Egitto e in Asia, simboleggia l’eleganza e lo status sociale. Strumento di seduzione e comunicazione, tra il Settecento e l’Ottocento in Europa le donne di corte lo usavano per scambiarsi messaggi segreti in codice. Oggi la comunicazione verbale non è ben messa, forse per abuso di messaggeria e dipendenza informatica. Non sarebbe male prendere in considerazione il ventaglio, “accessorio senza tempo” per avviare qualche laboratorio allo scopo di riconciliarci con il passato, con la mente rivolta al futuro. 🪭
Animali grandi e piccoli
Quando ritiro la voliera, verso le venti i canarini sono già posizionati sul posatoio. Nell’erba un grillo pare addormentato, non più disposto a far parte del coro come nelle settimane scorse. Del resto la stagione vira verso l’autunno, anche se le temperature si mantengono assai elevate. Non è ancora tempo di fare bilanci, però ho adottato misure di sopportazione del caldo umido mai messe in atto prima, come bere tanta acqua aromatizzata con succo di limone. Come noi, anche gli animali soffrono per il caldo, quelli domestici e quelli selvatici. In un panorama piuttosto ‘ardente’ mi scuote la notizia di un lieto evento. Nel Parco Natura Viva di Bussolengo, in provincia di Verona, un ippopotamo di nome Camilla dopo otto mesi di gravidanza ha partorito, all’età record di quasi 55 anni il suo 15esimo figlio. Camilla è l’ippopotama più anziana d’Europa e mi fa molta simpatia. Nonostante il nome greco significhi “cavallo di fiume” non è imparentato con i cavalli, ma condivide un antenato comune con le balene. È uno dei mammiferi terrestri più grandi del mondo, dopo l,’elefante e il rinoceronte. Può pesare tra 1,5 e 3 tonnellate (non so il ‘cucciolo’), di notte esce dall’acqua per brucare l’erba. Animale molto territoriale, viene considerato tra i più pericolosi e aggressivi d’Africa. Non sarà così per Camilla che ha generato una numerosa figliolanza. Mi piacerebbe sapere chi se ne occupa e che futuro avrà questo suo ultimo nato in cattività. Negli Anni Ottanta l’ippopotamo Pippo era la mascotte dei bambini associato alla vendita dei pannolini. Ricordo vagamente la canzoncina Pippo l’ippopotamo., mentre riemerge Pippo non lo sa, grande successo radiofonico degli Anni Quaranta, cantata dal Trio Lescano. Quel Pippo però non era un ippopotamo.
Tango e nostalgia
Mi sono svegliata nostalgica, colpa o merito della muneca (bambola in spagnolo) che ieri pomeriggio mi è tornata tra le mani, mentre sistemavo il comò in camera. Le torride giornate trascorse dentro casa, mi hanno costretta a riordinare armadi e cassetti, con qualche piacevole sorpresa. La bambola è vestita come una ballerina di tango, con tanto di nacchere tra le dita e mantiglia nera sopra la testa. Procurata su mia richiesta tanti anni fa da una coetanea che era stata in Spagna, mi fa compagnia da circa mezzo secolo, in omaggio alla danza struggente che anch’io ho praticato in gioventù. Tra i balli di coppia, il tango ha qualcosa di speciale che mette in circolo tutte le emozioni. L’ho sperimentato sulla mia pelle – sarebbe più consono dire sulle mie gambe – dato che sono stata ballerina amatoriale di tango, discretamente brava da vincere qualche coppa. Hobby praticato fino alla maternità, adesso gusto la musica e ammiro le coppie di tangueri che scorrono sul tablet. Uno dei ballerini più importanti e famosi al mondo è Miguel Angel Zotto (Argentina, 1958), premiato come uno dei più grandi ballerini del ventesimo secolo. Giustappunto per restare in tema, tra gli eventi veneti leggo sul Corriere che a Castelfranco Veneto, in centro storico sarà dedicata una serata al tango argentino “tra musica, ballo e socialità, nella suggestiva cornice delle mura cittadine”. La ritengo un’ottima iniziativa, magari da estendere ad altre piazze. Quando guardo la mia muneca di blu vestita penso ai volteggi, alle piroette e ai casquè fatti durante le esibizioni sulle piste dei locali da ballo, anche all’aperto. Alcuni non ci sono più, nemmeno diversi abili musicisti.Tuttavia l’atmosfera tersicorea aleggia ancora dalle mie parti.
Potere della condivisione
Il male non guarda in faccia nessuno, nemmeno i politici ancorché giovani o quasi. Mi riferisco al 48enne Alessandro Di Battista, deputato M5S dal 2013 al 2018 e a Dario Franceschini, 67 anni, senatore del Pd e già ministro della Cultura. Alessandro Di Battista, ricoverato d’urgenza a L’Avana (Cuba), in seguito a un probabile aneurisma cerebrale, attende che i medici diano il via libera al trasporto in Italia con un velivolo messo a disposizione dall’Aeronautica. “Si parla di domani o dopodomani” leggo nell’articolo a pa. 11 del CORRIERE odierno. Sulle pagine dello stesso quotidiani, ieri Dario Franceschini ha confessato: “Ho il Parkinson ma non volevo parlarne per la vergogna. Non isolatevi, continuate a vivere”, dichiarazione che gli fa onore, considerato che quando lo seppe nel 2020 “è stata una botta tremenda”, come suppongo per chiunque abbia la notizia di una grave malattia. Il giornalista Vincenzo Mollica combatte con la malattia da più di un decennio. Ha espresso ammirazione per Franceschini, riconoscendo che “I giorni difficili ci sono, ma il dialogo porta speranza”. È quello che penso anch’io, pur nel rispetto di come ognuno decida di vivere momenti di fragilità, parlandone oppure comunicandolo. La scelta non deve essere facile. Franceschini ci ha messo sei anni e mi auguro che sia stato liberatorio. Il Parkinson è una patologia neurodegenertiva cronica e progressiva che colpisce il sistema nervoso centrale, compromettendo soprattutto il controllo dei movimenti. Uno studio dell’Ateneo padovano per individuare le prime spie della malattia autorizza a sperare che “Si potranno sviluppare nuove cure”. Nel mentre è salutare parlarne e condividere.
Pomeriggio ad alto gradimento 🍕
Pizza fatta in casa: un evento! Credo che il tempo sia in movimento, perché queste cose da me succedono di rado. L’idea infatti non è mia, ma di mio figlio che mi supera in diverse faccende. Acquistato un forno ‘domestico’, ieri pomeriggio lo ha inaugurato in giardino, sotto la supervisione delle noiosissime zanzare che se ne infischiano dei repellenti. La sera prima aveva preparato l’impasto che ha pernottato in frigo per la lievitazione. A metà pomeriggio, sono stata convocata per assistere alla lavorazione dei quattro panetti che avrei volentieri ‘schiaffeggiato’ . Su richiesta, mi sono limitata a versare la salsa di pomodoro e a stenderla con il dorso del cucchiaio dove poi è calata la mozzarella tagliata a cubetti. La difficoltà maggiore è fare accomodare l’impasto con gli ingredienti sulla pala, evitando una sia pur minima perdita di prodotto. La prima infornata è stata la migliore, contro ogni previsione. L’assaggio è stato soddisfacente e immediato, per procedere con le tre meraviglie rimaste, perché il forno era in temperatura e non consentiva perdite di tempo. Nonostante la cottura sia avvenuta all’aperto, oltre al gusto ho percepito il profumo della pizza, che l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità il 7 dicembre 2017, non la pietanza in sé, ma l’insieme dei gesti tramandati di generazione in generazione: impasto a mano, lievitazione naturale, stesura con i polpastrelli… fino alla cottura nel forno. Non a legna nel mio caso, ma predisposto per la riuscita della pietanza, che rappresenta molto più di un pasto per la maggioranza degli Italiani. Per me è stato un pomeriggio ad alto gradimento.
Omaggio a Edy
Oggi 30 Agosto Edy avrebbe compiuto 67 anni. Se n’è andata dieci giorni fa, il giorno di San Pio X, dopo una lunga battaglia contro il male. Era una bella persona, dentro e fuori, sempre sorridente e disponibile. Colleghe nella Scuola Media di Castelcucco, lei insegnava Tecnologia, io Lettere. Durante i Consigli di Classe parlavamo del profitto e del comportamento degli studenti che avevamo in comune: non l’ho mai sentita alzare la voce una volta, neanche se qualche alunno lasciava a desiderare. Sembrava fatta di un’altra pasta, con una grande capacità di resistenza e di sopportazione. Di costituzione sottile e poi dimagrita, si muoveva con la leggerezza di una libellula. Quando io sono andata in pensione, lei ha iniziato il lungo percorso di cura, senza mai detrarre, come ha sottolineato il parroco don Gaetano all’omelia durante le esequie. Ci siamo scambiate diverse mail alle quali rispondeva con sollecitudine e cura. Amava i cani e aveva gradito il mio ultimo lavoro Amici Inaspettati, poi recensito con dovizia di particolari. L’ultima volta che l’ho vista era reduce da un trattamento oncologico, ma non me lo aveva fatto pesare. Aveva la parrucca e non me ne ero accorta, presa dalle confidenze e dalla sua cordialità. Mi aveva offerto la consumazione, con l’eleganza che le era congeniale. Diffondeva una corrente positiva, cui attingerò nel ricordo. La sua bella immagine fa compagnia a quella d Gianna, un’altra collega morta come lei alla vigilia della pensione, il 2 maggio 2014. Sono entrambe sulla mia scrivania in studio, dove trascorro il mio tempo migliore. La qualità della vita spesa bene è humus per chi resta. Un abbraccio alla mamma Valeria, al marito Paolo, ai figli Gianpaolo e Massimo.
Scienza e coscienza
Provo a combinare due titoli a carattere scientifico che leggo sul settimanale OGGI, sperando che mi venga in aiuto qualche esperto del settore che non è il mio. Il primo titolo pone un quesito: “Lo scioglimento dei ghiacciai libererà virus e batteri di migliaia di anni fa?” cui risponde il ricercatore Maurizio Azzaro, sostenendo che trattasi di un’ipotesi reale, ma remota. “L’obiettivo è studiare l’archivio microbico del passato, e reperire nuove risorse genetiche. Queste ultime potrebbero trovare applicazione nelle biotecnologie e in diversi settori industriali, tra cui quello farmaceutico”. Giusto ieri ho postato la foto del ghiacciaio inviatami da Manuel, stupendomi dell’assenza di ghiaccio. Sarebbe gradito un intervento esplicativo. Il secondo testo è il servizio della divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti, introdotto dal titolo: “Antibiotici inutili? C’è un rimedio”. Noto ora che entrambi gli scritti interrogano il lettore, in genere poco introdotto alla Scienza. Per quanto ne capisco, la strada per arrivare a un farmaco è lunga. Qualche ricerca con l’intelligenza artificiale sembra essere promettente “Ancora una volta è chiaro che le nuove tecnologie possono cambiarci la vita in meglio, ma il loro utilizzo va attentamente sorvegliato”. Quindi Scienza e Prudenza devono andare a braccetto. Intravedo il richiamo alla Aurea mediocritas di Orazio, famoso poeta dell’età augustea (Venosa, 8 dicembre 65 a.C. – Roma, 27 novembre 8 a.C.), autore delle Odi/Carmina, delle Satire/Sermones, delle Epistole/Lettere in versi e degli Epodi/poesia di ispirazione polemica e aggressiva. Magari la risposta sta nella combinazione delle varie scienze, sotto il controllo dell’intelligenza umana. Chi vivrà vedrà!
