Anatre mondine

Ieri, a metà pomeriggio vedo un delizioso documentario su Rai3, durante la trasmissione geo. Girato a Robecco sul Naviglio, a breve distanza dal fiume Ticino e dal confine con la regione Piemonte, è ambientato in una cascina che mi sembra il paradiso terrestre. Il titolo del servizio la dice lunga: Le mondine con le ali, che poi sarebbero le anatre, allevate ed istruite per ‘mondare’, cioè tenere pulita la risaia dalle erbacce come mondine speciali. Pratica impiegata da millenni nel sud-est Asiatico, oggi ripresa anche in Italia e che consente di effettuare un’agricoltura veramente rispettosa dell’ambiente. La parte iniziale del servizio fa vedere la schiusa delle uova, i primi goffi passettini degli anatroccoli, il loro primo incontro con l’erba e poi con l’acqua… fino all’età ‘adulta’ quando sciamano come una scolaresca alla fine delle lezioni verso la canaletta dove cresce il riso, da ripulire dalle erbe infestanti. Nella cascina non viene praticata l’agricoltura intensiva, ma si bada alla biodiversità, evitando l’uso delle sostanze chimiche. Il ragazzino figlio dei titolari – provvisti di laurea – si chiama Olmo (il nome non è casuale, immagino) ed è molto attratto dai mezzi agricoli, mentre la sorella aspira a fare la veterinaria da grande. Tutto torna e mi richiama alla mente la casa colonica di mia cugina Morena dove gli animali erano parte della famiglia e un uccellino prendeva il cibo direttamente dalla bocca di zia Osanna. Se la natura potesse ritornare al centro del benessere delle persone e non praticata per gonfiare il portafoglio sarebbe tutto più a misura d’uomo. Non per tornare indietro, ma per compenetrare esperienze del passato con quanto può offrire la tecnologia, senza stravolgere l’ambiente. Nella cascina a Robecco convivono diversi animali: polli, maiali, cani, asini…e le adorabili anatre, che hanno appreso presto e bene il compito di spaza foss (ripulire i fossi), in dialetto lombardo. Mi piacerebbe tanto accarezzarle, le anatre dal piumaggio colorato e dalla struttura flessibile, ottime nuotatrici e disciplinate scolarette!

Giornata della Memoria

La memoria è lo scriba dell’anima (Aristotele) Liliana Segre (Milano, 10.9.1930) si dice preoccupa per la trasmissione della memoria, ovverosia teme che i tremendi fatti legati alla Shoah cadano nel dimenticatoio. La senatrice a vita, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau ritiene che nei libri di storia non resterà neanche una riga. Il suo pessimo al riguardo è palese e lo ha manifestato durante l’incontro con il sindaco di Milano Giuseppe Sala, per presentare le iniziative milanesi del Giorno della Memoria, oggi appunto. Mi auguro che la sua percezione sia per eccesso, perché la memoria è un valore, e su questo non ci piove. Casomai potrebbero essere riviste le modalità con cui si rende visibilità alle vittime delle guerre: talvolta il silenzio è più rispettoso dell’insistenza tematica. Comunque a me non pare che ci sia fastidio riguardo a questo argomento e anche i palinsesti delle varie reti lo propongono: va da sé che proporre non equivale a imporre, ognuno ha una coscienza e agisce di conseguenza. Quando andavo a scuola io, non si parlava di foibe e nemmeno di Shoah, non si invitavano reduci dal campo di sterminio e non si leggevano autori che ne trattassero. Qualcosa si è mosso e la paura di parlarne è stata superata. La parola scava come goccia la pietra. Piuttosto è naturale che i testimoni si assottiglino, data l’età avanzata e questi dovrebbero essere tenuti in gran conto, magari persuadendoli a testimoniare. Però è vero che molti hanno scelto la strada del silenzio, per non rinnovare la pena, che trattenuta diventa un insopportabile macigno, secondo il seguente proverbio del calendario filosofico: “Le cose che non dici per non ferire feriscono te”. A mio dire, “il pericolo dell’oblio” paventato dalla Segre è un’ipotesi che dubito abbia seguito. La mia percezione è che il valore della memoria venga coltivato, anche se protetto da una rete di riservatezza. Nel mentre mi procuro il suo libro La stella polare della Costituzione che contiene il suo discorso del 13 ottobre 2022 a Palazzo Madama e la seguo in compagnia di Fabio Fazio stasera su Rai 1, ore 20.35 🥀

Spes ultima dea

Spes ultima dea. Oggi 26 gennaio, Giornata di preghiera per la pace in Ucraina, proposta da Papa Francesco; domani sarà la Giornata della Memoria per ricordare la Shoah e le vittime di tutte le guerre. Due date consecutive che contraddicono il detto “La Storia è maestra di vita”. Per riportare correttamente la frase di Antonio Gramsci: La storia è maestra, ma non ha scolari. Quindi gli errori si ripetono all’infinito, concetto espresso anche da diversi poeti. Evito di trattenermi in ambito letterario, a me più congeniale e ritorno all’invito del Santo Padre. E qua mi blocco, perché non sono abituata a pregare, nel modo convenzionale intendo. Però credo che farlo collettivamente sia una maniera quantomeno per riflettere ed interrogarsi sull’assurdità di un conflitto che non sembra risolversi. Al termine dell’Angelus di domenica scorsa, il Papa ha lanciato un appello a tutte le persone di buona volontà, perché elevino preghiere a Dio onnipotente, affinché ogni azione e iniziativa politica sia al servizio della fratellanza umana, più che di interessi di parte. Ecco, dubito che i politici coinvolti – Putin, Zelensky, Biden – siano persone di buona volontà. Ognuno ha ragioni da addurre per giustificare il suo operato; io mi intendo poco di politica e sono convinta di una cosa: le vittime sono sempre alla base della scala, anzi del sottoscala dove cercano scampo ai bombardamenti, talvolta perfino del ‘fuoco amico’. La diplomazia fatica a trovare una soluzione e intanto si allunga l’elenco dei morti, civili e militari, da una parte e dall’altra. D’altronde, cos’altro potrebbe fare il Papa, se non chiamare a raccolta i fedeli e chiedere a Dio di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono? Voglio sperare che anche i non credenti siano d’accordo sulla necessità di finire la guerra, entrata a gamba tesa in un panorama già compromesso dalla pandemia e dalla siccità. Non resta che incrociare le dita, sperare e pregare. 🙏

Gli esami non finiscono mai

Ieri 24 gennaio 2023, Giornata dell’Istruzione e dell’Educazione, istituita nel 2018, dedicata al valore della scuola, dell’istruzione e dell’educazione, valori percepiti in modo assai diverso in Paesi lontani da noi, ma emotivamente vicini. Resto ‘in casa’ per non allargarmi su un terreno minato e mi limito a un paio di riflessioni. La prima me la offre una frase di Albert Einstein: Non considerare mai lo studio come un dovere, ma come un’invidiabile opportunità. Invito che farei ai miei studenti, se fossi ancora in servizio, perché mi ricordo la difficoltà di convincere gli adolescenti ad investire in sacrificio e cultura. Certo non è facile motivarli, coi tempi che corrono e con l’invadenza dei social che fa sembrare facile anche ciò che non lo è. Naturalmente estenderei l’invito a continuare a studiare anche ai genitori e agli adulti in genere. Io stessa continuo a imparare, nonostante sia pensionata. La seconda riflessione me la offre un ricordo, che si commenta da solo. Mia madre, friulana doc, classe 1923, di famiglia povera e numerosa, finite le elementari studiò da privatista – dopo essere stata a servizio – per accedere alla scuola di ostetricia di Udine, dove si diplomò con 50/50esimi il 29.06.1945: una storia di riscatto come altre, per fortuna. Comunque mi ha sempre fatto impressione un dettaglio del suo percorso: alla maestra che la seguiva negli studi intermedi, intendeva regalare cinque uova che nel percorso da casa sua a quella dell’insegnante caddero e si ruppero. La maestra la premiò con cinque pennini, uno per ogni uovo…rotto! Penso ai genitori che regalano il motorino ai figli se vengono promossi…e poi non si preoccupano dove vanno a scorazzare e se fanno danni… Personalmente ritengo che la vera ricompensa dell’applicazione stia dentro la persona e non in un oggetto, specchio spesso delle carenze educative. Sull’istruzione, che è cosa diversa dall’educazione non ho titolo per esprimermi, ma so che non termina con la conclusione di un ciclo di studi, persuasa come diceva il grande Eduardo De Filippo che Gli esami non finiscono mai.

Congedo

CONGEDO Se scrivessi su commissione, eviterei di trattare argomenti leggeri e/o privati. Come precisato in altre occasioni, postare un pezzo ogni giorno mi consente di fare un po’ di ginnastica mentale da una parte e dall’altra di esprimermi riguardo fatti spesso di attualità ma anche privati, come quello odierno: il congedo definitivo della mia amata Panda 750 young… che ha affrontato il suo ultimo viaggio verso il centro di demolizioni Comauto di Bassano del Grappa. Partenza da casa alle 10, io con la panda azzurra e mio figlio con la panda pavone, sotto una pioggia battente. Sono intestataria di entrambe le auto, perciò devo essere presente per le pratiche. Saul ha ‘ereditato’ la Pandina nel 2016 dopo che fu miracolosamente rimessa in strada, nonostante il consiglio fosse di rottamarla a seguito dell’incidente stradale subìto che mi procurò la frattura dello sterno. Rimase in carrozzeria un bel po’ ma ne uscì abilitata. Nel mentre dovetti provvedermi di un’altra auto che è quella in uso. La panda young, invecchiata con me ha continuato a fornire un dignitoso servizio per altri sette anni a mio figlio, per un totale di 30 (trenta). Un’amica dice che se ci affezioniamo troppo alle cose significa che siamo agè (vecchi), un’altra che le cose sono proiezione di noi…per me le considerazioni sono entrambe valide: con la panda color pavone andavo a ballare da ragazza, poi ho trasportato mamma, figlio, gatti e cani…infine l’ha guidata Saul. È diventata una prosecuzione della famiglia, vederla parcheggiata o sentirla arrivare mi dava conforto. Comunque c’è un tempo per tutto, compreso il riposo. Ho tolto coprisedili, una busta pronto-soccorso e ho posato con lei per l’ultima foto, fatta anche al contachilometri: 311.864 (ma il motore era già stato cambiato un paio di volte). Fine corsa con onore, di un’auto che mi porto nel cuore.

Lo scrittore degli ‘ultimi’

Ho letto anni fa Capriole in salita, di Pino Roveredo, scrittore triestino morto sabato a 69 anni dopo una lunga malattia. È il libro dell’esordio che gli diede una certa notorietà e che mi impressionò per i temi dell’emarginazione e del male di vivere trattati. L’autore ne scrisse poi altri, attingendo alle sue dure esperienze personali: figlio di genitori sordomuti e poverissimi – il padre era calzolaio – trascorre l’infanzia, tra soprusi e maltrattamenti in collegio, da cui fugge e sperimenta alcolismo, prigione e manicomio. Per fortuna trova una ragione di vita nella scrittura e si crea un suo spazio nel mondo letterario, vincendo nel 2005 il Premio Campiello, con il romanzo Mandami a dire, a pari merito con Antonio Scurati “per la sua penna ispirata, per la caratura morale”. Era diventato volontario, operatore di strada, educatore, garante per i diritti dei detenuti del Friuli Venezia Giulia e della politica. Beh, una vita difficile, vissuta intensamente, trasformando le difficoltà in risorse. Si è sempre occupato degli ultimi che ha messo al centro delle sue storie di emarginazione e solitudine. La Fondazione Il Campiello lo ricorda per il suo impegno sociale e letterario nei confronti degli ‘ultimi’, l’eredità più grande che dovremo raccogliere. È mia intenzione rileggere il primo romanzo autobiografico e prenderne in considerazione qualcun’altro della vasta produzione: La città dei cancelli, Ballando con Cecilia, Mandami a dire, Caracreatura, Attenti alle rose, Mio padre votava Berlinguer, Mastica e sputa… e l’elenco continua. Vasta anche la sua produzione teatrale. Credo amasse i gatti che vedo in alcune foto che lo riguardano, il che lo rende ancora più ‘empatico’ al mio sentire. Uno scrittore che merita.

Arti che aiutano a vivere

Quarta domenica di Gennaio, fredda: è normale. Vado al bar e non riesco a leggere il quotidiano, nelle mani di un altro avventore: è normale perché di domenica c’è più afflusso di gente e perché uno dei tre locali – peraltro vicini – è chiuso per ferie. Vado in cartoleria, a due passi e me lo compero, cosa che potrei permettermi di fare ogni giorno, ma non è la stessa cosa cercare notizie a casa. Mi serve anche uno scambio di battute con chicchessia e carpire qualche notizia fresca dai clienti. Ho già espresso l’idea che per me il bar è come una biblioteca umana in miniatura, un po’ come il mercato, luogo cui sono affezionata. Tra una cosa e l’altra faccio tardi, riesco solo a dare un’occhiatina al fascicolo la Lettura allegato al CORRIERE DELLA SERA dove trovo a pag.38 pane per i miei denti, considerata la mia deformazione professionale di ex insegnante: Musica, educazione civica, cura del corpo…e teatro…ci sono arti che aiutano a vivere. E misurano la qualità di una democrazia. Mi basta il titolo per dire la mia, dopo pranzo leggerò per esteso l’articolo e il resto del giornale. Penso al mio percorso di studi, alle difficoltà di essere docente – e anche discente – oggi, a quanto sarebbe bello poter usufruire di una scuola stimolante, propositiva, aperta anche agli adulti pure di sabato e domenica, da poter visitare sempre, come i musei e le biblioteche. Così la gente che si accalca nei centri commerciali i giorni festivi potrebbe trascorrere più utilmente il tempo e tornerebbe a casa magari più contenta, con il portafoglio intatto. L’ignoranza è un deterrente della crescita intellettuale ma può tornare utile nelle alte sfere, per tenere docile la base, evitando contestazioni. Voglio sperare che gli errori fatti servano a un cambio di marcia, perché c’è un grande bisogno di sostegno e di recupero. Non solo degli alunni.

Comandante Alfa

L’arresto del latitante Matteo Messina Denaro è avvenuto lunedì e ha tenuto banco per tutta la settimana. Durante la trasmissione pomeridiana Diario di Guerra, verso le 15.45 di venerdì vedo – è un eufemismo perché si notano solo gli occhi – il Comandante ALFA, cofondatore del GIS, Gruppo Intervento Speciale (un reparto d’elite dell’Arma dei Carabinieri) intervistato dalla conduttrice Benedetta Corbi. Mi capita talvolta di appisolarmi in questa prima parte del pomeriggio e sul momento credo di assistere a un film, ma mi raccapezzo quando sento di chi si parla: impossibile confondersi, dopo il tam tam riservato dai media all’evento. A cui non intendo aggiungere altro, salvo che mi congratulo sia finalmente avvenuto. Sposto l’interesse sulle forze dell’ordine e le persone che si sono adoperate perché si realizzasse la cattura del boss, dopo trent’anni di latitanza. Cerco notizie sul Comandante ALFA. Nome Antonio, detto anche Comandante Alfa, è un ex militare, classe 1951, considerato il carabiniere più decorato d’Italia. Edito da Longanesi è il testo COMANDANTE ALFA IO VIVO NELL’OMBRA, con in copertina la foto del Luogotenente dell’Arma dei Carabinieri corrispondente alla figura che ho visto in tivù: impressionante, perché traspare la necessità di nascondersi, per non essere tolto di mezzo. Obbligato ad indossare il mefisto nero partecipa ad operazioni ad alto rischio contro il terrorismo, liberazione ostaggi, cattura di pericolosi criminali in Italia e all’estero. Ha alle spalle un curriculum militare impressionante, cui si è aggiunta l’operazione di lunedì. Un esempio di abnegazione, con un grande seguito. Esposti ogni giorno per garantire difesa e ordine ai cittadini sono i tanti militari, le forze dell’ordine e chi in anonimato rischia la vita, quasi senza averne più una privata. Onore al merito, da qualunque parte venga!

San Sebastiano e i proverbi

Oggi San Sebastiano, un nome che non circolava molto nei registri scolastici. A mente conosco due persone con questo bel nome, portato dal santo, un soldato romano nato a Narbona (Francia) nel 255 d.C. Educato a Milano, apparteneva all’armata dell’imperatore Diocleziano che lo aveva in grande stima e lo fece capitano dei pretoriani. Subì il martirio a Roma per aver sostenuto la fede cristiana, il 20 gennaio 288. È considerato protettore della polizia locale, dei vigili urbani, dei sofferenti, dei tappezzieri e di quanti abbiano a che fare con gli aghi…in riferimento alla modalità della sua morte, avvenuta tramite le frecce scagliate dagli arcieri che lui stesso aveva guidato. Pare che sia il santo più rappresentato in arte. Ne raccontano la storia i dipinti su di lui del Mantegna, di Botticelli, di Raffaello… di Antonello da Messina che mi sembra il più ‘moderno’: un olio su tavola del 1478/79, ambientato in un angolo della città di Venezia. Anche i proverbi omaggiano San Sebastiano. Ne riporto alcuni. Per San Sebastiano la neve cade piano piano, oppure Per San Sebastiano un’ora in più abbiamo, A San Sebastiano l’estate è ancor lontano, San Sebastiano con la violetta in mano… saggezza in pillole. A proposito di neve, ieri c’è stata una spruzzata anche a bassa quota, oggi invece è protagonista il sole e le cime non sono più innevate. L’inverno si è appena presentato e l’estate è di là da venire. Vero che l’oscurità scende più tardi…quanto alle viole riconosco le foglie ma per i profumati fiori viola la strada è ancora lunga. Comunque sui fianchi soleggiati dei torrenti o lungo i viottoli interni di campagna, sotto una coltre di foglie secche si stanno preparando ad emergere le primule, ‘cugine’ delle viole. Dopo il sonno invernale, la natura si risveglia. Questo intende significare il proverbio che unisce il santo alle viole. Esteso anche alla rinascita spirituale, per chi intrave una simbologia più profonda.

Importanza del sapere

Mi scambio i libri da leggere con Lucia; lei è una forte lettrice, io meno perché mi dedico anche a scrivere. Anzi, approfitto per segnalare la sua costanza nel commentare puntualmente ogni giorno il post che pubblico sul mio blog, da quando è nato, cioè dal 27 giugno 2020. Grazie anche a chi lo fa in privato, perché crea una circolazione di emozioni oltre che di pensieri che mi sostiene e conforta. Lucia mi ha prestato Dieci cose che ho imparato, di Piero Angela edito da Mondadori, con prefazione del figlio Alberto che dice: “È un diario intimo del suo sapere, l’ultimo, che ha voluto regalarci prima di andarsene”. Premetto che di solito evito i manuali, ma faccio un’eccezione nel caso del famoso divulgatore scientifico, tante volte visto e apprezzato in tivù. Mi accosto con riverenza alla lettura degli episodi destinati a: Politica, Scienza e Tecnologia, Scuola, Cultura, Informazione e Televisione, Emotività, Cervello, Ambiente ed Energia, Demografia. Non essendo un romanzo, leggo un po’ a salti, privilegiando le ultime pagine, secondo una mia vecchia abitudine. Nelle Conclusioni trovo un passaggio che merita la sottolineatura e che riporto: Il nostro paese ha bisogno di beni “immateriali”: cioè di conoscenza e di valori. Cose più difficili da ottenere che petrolio, corazzate o stazioni spaziali, perché richiedono un cambiamento di mentalità a dir poco rivoluzionario. Nel capitolo dedicato al cervello, sostiene che l’elaborazione mentale sta diventando la materia prima più preziosa, tanto che Uno studio della Banca mondiale ha recententemente valutato che l’80% della ricchezza dei paesi più avanzati è “immateriale” cioè rappresentata dal sapere. Ed è questo che fa la vera differenza tra le nazioni. Le mie colleghe in servizio sono senz’altro d’accordo ma so che faticano non poco a farne convinti i genitori e gli studenti. I problemi che ci affliggono da un paio d’anni hanno messo in un angolo ciò che non è ritenuto essenziale in una società consumistica. Speriamo che la lezione di Piero Angela venga recepita nelle alte sfere e che il nostro paese navighi e non si perda in altri labirinti.