Insegnare oggi

Oggi 5 Ottobre si celebra la Giornata Mondiale degli insegnanti, istituita dall’UNESCO nel 1994…quindi avrei dovuto ‘averne contezza’. Invece no, chissà come mai è passata sotto silenzio, un dubbio mi viene ma è meglio non esplicitarlo! Sono una docente in pensione da qualche anno, ma due parole voglio spenderle per i miei colleghi in servizio, che si fanno carico ogni giorno di problematiche educative e didattiche, quasi sempre senza la doverosa considerazione da parte dell’utenza. Giusto l’altro ieri leggevo sul Corriere la lettera di una insegnante: si lamentava del fatto che i docenti siano ancora ritenuti quelli che hanno tre mesi di ferie, mentre si tace sulle ore di programmazione e correzione, sulle riunioni in presenza e da remoto, sul dispendio emotivo legato a situazioni problematiche, sulla difficoltà di relazionarsi con le giovani generazioni e non di rado con i genitori, senza considerare che anche la dirigenza talora non favorisce lo snellimento delle pratiche. Cosa c’è di bello? Stimolare la mente dei ragazzi e sentire fluire curiosità ed interesse, indirizzare le capacità individuali verso ambiti specifici, cogliere spunti di spirito critico. Io ho già dato, non so bene cosa, ma qualche seme ha attecchito. Me lo conferma il buon rapporto che mantengo con qualche ex allievo e con diversi colleghi, pur di età differenti. Non mi pento di avere svolto questo lavoro – peraltro scelto – anche se a volte mi sono ricreduta – che mi sta dando più soddisfazioni ora, da pensionata che in corso d’opera. Esprimo solidarietà ai colleghi in servizio che si trovano ad affrontare emergenze nuove, che non so come avrei affrontato. Certo insegnare rimane un’arte difficile, che necessita di competenza, elasticità, temperamento. E un pizzico di buona fortuna. (Post scriptum: san Placido, il santo del giorno può dare una mano!)

San Francesco e le Creature

Oggi San Francesco, Patrono d’Italia, “Santo della Pace e dei Poveri” come leggo sotto un’immagine giuntami via whatsapp. Ma anche autore del famoso Cantico delle Creature o di Frate Sole, che più volte ho proposto ai miei alunni quand’ero in servizio a scuola. Intanto auguri a chi porta questo bel nome… e anche a chi compie oggi gli anni! Interessante pure la vita di Francesco, che è stato un rivoluzionario per i suoi tempi, attuale anche oggi per la modernità del suo messaggio a favore dell’ambiente e a ciò che contiene. A me piace assai anche come letterato: semplice, incisivo, diretto. La parola creature è bellissima perché rinvia al Creatore e ritengo vada valorizzata, in questo momento storico così turbolento e difficile. San Francesco ci sapeva fare con tutti gli animali, lupo compreso. Io convivo con i gatti da sempre, creature a mio avviso straordinarie, perciò dedico a loro il seguito di questo post. Al momento ne ho tre, numero perfetto secondo Dante ed anche per me. In passato non mi sarebbe dispiaciuto lavorare in un gattile, ma dovevo occuparmi di un altro cucciolo…adesso mi bastano Grey, sei anni e i due arrivati a maggio: Fiocco, color miele e Pepe, bianco-grigia con le zampette bicolori. Sono maschio e femmina, di due mamme diverse. Hanno caratteri opposti – lui giocherellone, lei accorta – ma si vogliono un gran bene. Mentre scrivo sono acciambellati vicini e godono del tepore reciproco. Perfino Grey, all’inizio diffidente e gelosa adesso ci gioca assieme: assicuro che forniscono un cinema gratis, dispensatore di buonumore. Non nego che siano anche impegnativi, per tende mobili e tappezzeria… tuttavia il gioco vale la candela. Non riesco a immaginare le mie giornate senza pappe da preparare, lettiere da pulire, giochi da inventare…e fusa da ricevere. Ringrazio il Creatore di averci donato questi compagni di viaggio e San Francesco per ricordarci quanto sono utili.

Anniversario

Domenica scorsa mi sono incontrata con diversi ex compagni di classe, per festeggiare il 50esimo della Maturità, conseguita nel luglio del 1972, al Liceo Classico G.B.Brocchi di Bassano del Grappa. Iniziativa caldeggiata e realizzata da Amedeo Michele, Francesco, Bruno, Ottorino cui vanno i miei complimenti e non solo. Le signore, me compresa, sono state sollevate dalle operazioni organizzative e promozionali dell’impresa, che può sembrare leggera, ma dopo cinquant’anni riserva delle zone d’ombra, ad esempio per trovare gli indirizzi di persone nel mentre trasferitesi altrove. Per fortuna un paio di compagne, una a Milano e l’altra a Belluno sono state comunque contattate e si uniranno al gruppo in un prossimo incontro. La rimpatriata è stata cordiale e salutare, sostenuta da pietanze gustose e ricche. Anche se la tavolata lunga non favoriva gli scambi con tutti e sedici – salvo spostarsi – (rotonda o a ferro di cavallo sarebbe l’ideale) ho colto battute e confidenze di persone che sono cresciute intensamente e che si godono ora la fase rilassante del meritato pensionamento, su cui talvolta qualcuno ironizza. Per conciliare opposte correnti di pensiero, io mi considero una giovane anziana e se serve spiego ai prevenuti l’ossimoro, partendo dal requisito primario: esserci! I giorni successivi, con profonda tristezza ho saputo che mentre noi stavamo lietamente banchettando, Rossella, una nostra compagna del Liceo, persa di vista e senza successo cercata, stava morendo: bella, elegante, attiva. Sfortunata dirà qualcuno. I latini solevano abbinare alla parola fortuna l’aggettivo buona oppure avversa. Mi auguro che Rossella abbia avuto una buona vita e che ci lasci in eredità il dono di vivere al meglio il tempo che ci rimane. Così il suo ricordo sarà fruttuoso.

Ultimo giro in bicicletta

D’abitudine destino il lunedì mattina al mercato di Onè di Fonte, preceduto dalla sosta al Bar Milady con lettura del quotidiano: non serve che ordini, Diego conosce i miei gusti. I giorni successivi frequento di preferenza il Bar Mirò del mio paese, con puntatina Al Portego o al Montegrappa come variante. Con sorpresa vengo informata a metà mattina di sabato (ieri) da una collega che stava transitando verso Altivole del parapiglia creato in centro Onè di Fonte da un’auto fuori controllo. Al momento sembrava un incidente che nel prosieguo ha assunto le caratteristiche di una folle gimkana. In una manciata di ore il quadro si è chiarito, alla sera ne hanno parlato i notiziari delle reti locali e nazionali, mentre oggi il fattaccio occupa le prime pagine dei quotidiani: Steve Quintino, 19enne senza patente di Riese Pio X si impossessa di tre auto, investe mortalmente a San Zenone Mario Piva, 67 anni in bicicletta, prosegue la folle corsa verso Onè di Fonte, sperona la gazzella dei Carabinieri che riescono ad arrestarlo. In evidente stato confusionale, il ragazzo chiede scusa e si proclama salvatore del mondo. Se non ci fosse scappato il morto – cui va tutta la mia pietosa considerazione – ci sarebbe da immaginarla una sequenza da far west. Poco fa ho sentito l’intervista a uno dei fratelli del protagonista della folle corsa, che non si capacita di quanto successo e nega che Steve facesse uso di psicofarmaci e/o droghe. Però si sentiva perseguitato…e qua mi fermo, per meglio dire soffermo, perché stento a credere che uno vada fuori di testa tutto d’un botto. Di solito, segnali di malessere ci sono, ma vengono sottovalutati o ignorati, per motivi di privacy o per ignoranza del problema. Ecco, mi disorienta che fatti analoghi succedano, perché non si vuole vederli e si considera il disturbo mentale – perché di questo pare trattarsi nella vicenda trevigiana – un problema da nascondere. L’articolo 32 della nostra Costituzione afferma che la Salute è un bene individuare e collettivo. Non so dove approderà il giovane disturbato; in carcere o in struttura protetta qualcuno si prenderà cura di lui. È della vittima del suo operato che nessuno potrà più occuparsi. Il suo giro in bicicletta è stato l’ultimo.

Primo giorno di scuola

Oggi, primo ottobre 2022. Tanti anni fa (ma non moltissimi) la scuola iniziava il primo ottobre e gli alunni di prima elementare venivano chiamati remigini perché questo giorno era dedicato a San Remigio. Questo fino al 1977 quando la data d’inizio delle lezioni venne anticipata al 20 settembre e successivamente al 10. Io c’ero, tra i remigini e i ricordi di quell’evento sono sfumati. Però conservo una foto in bianco e nero che me li restituisce in parte: grembiule nero con colletto bianco, cartelletta in mano, curiosa e orgogliosa di andare a scuola. Probabilmente mi sentivo ‘grande’ pur essendo piccola come un soldo di cacio. Da allora iniziò il mio percorso scolastico che si protrasse fino all’Università, alla Laurea in Lettere e Filosofia e mi aperse le porte dell’insegnamento. Da pensionata, constato che molte cose sono cambiate, nella scuola e nella società, com’è normale che sia, molte in meglio, altre non so. Rimane l’emozione dell’inizio scolastico, oggi vissuta più intensamente dai genitori che dai figli, i quali d’altra parte sono accolti dai docenti con varie attività piacevoli, per stemperare la fatica che si accompagna a ogni conquista. Del resto lo diceva anche Marco Tullio Cicerone che: “Gli inizi di tutte le cose sono piccoli”, che vale tanto quanto: “Chi ben inizia è a metà dell’opera”, proverbio da attribuire a Orazio – evidente la radice latina della nostra cultura – da estendere ad altri ambiti professionali. Adesso che ci penso, persuasa che l’inizio della giornata sia quello più adatto, di solito sbrigo le pratiche più noiose di mattina, mentre riservo il pomeriggio al relax e alla creatività. Salvo varianti, perché Gli esami non finiscono mai, come dice il titolo della commedia di Eduardo De Filippo, ovverosia per imparare è sempre il primo giorno di scuola.

C’è raccolto e raccolto

A volte sono a corto di notizie per il post. Se attingessi alla cronaca nera, ce ne sarebbero a iosa e non è il caso. Capita che lo stimolo mi sia offerto da una battuta o da una frase stuzzicante, come succede stamattina. In programma ho la pedicure che affido alle mani esperte di Grazia, la mia estetista (che non a caso scrive poesie come me). Mi accomodo sulla poltrona e volgo lo sguardo a un porta calendario di legno, con la frase del giorno 30 settembre, del poeta romano Ovidio (43 a.C. – 17 d.C.): Riposati. Un campo che ha riposato dà un raccolto abbondante. Interessante anche la vita dell’autore de Le metamorfosi e dell’ Ars amatoria che fu esiliato da Roma per uno scandalo che coinvolse la nipote dell’imperatore Augusto. Però voglio trattenermi sul pensiero di sopra, dato che l’autunno è considerato tempo di raccolta: di uva, noci, mele, zucche, funghi, castagne. Tre di questi prodotti ho il piacere di gustarli a metro zero. Antonietta mi ha inviato la foto dei funghi raccolti durante il piacevole soggiorno montano e le zucche fanno bella mostra di sé nei banchi dei supermercati e al mercato. Perciò ci siamo, il raccolto c’è, l’uva pare di qualità addirittura superiore, anche se in minor quantità. Da pensionata e un poco letterata, mi permetto però un’altra considerazione, di ambito psicologico: anche la mente ha bisogno di riposare, di staccare dalle quotidiane stimolazioni per elaborare pensieri positivi, razionali. Pensare in maniera critica non è così scontato ed è ciò che si tenta di insegnare a scuola, mediante l’esercizio delle quattro abilità: ascoltare, parlare, leggere, scrivere; arte – il pensare – che va coltivata tutta la vita. Senza paura di cambiare posizione, se gli eventi inducono a farlo. Questo vale sia in ambito professionale che nelle relazioni, perché le persone cambiano e talvolta deludono. Mantenendo esclusivamente ciò che fa bene al proprio raccolto spirituale.

Una donna coraggiosa

Osservo al computer la foto di Marianna Triasko, la 37enne Ucraina residente a Villorba, morta in combattimento nel proprio Paese. Sposata con un italiano e madre di due figli di 10 e 14 anni, quando è iniziato il conflitto è tornata in Ucraina: era un medico militare. Bionda, capelli medio-lunghi, sguardo dolce. La sua vicenda mi sembra una beffa del destino: da una parte la preserva dalla guerra, mentre sta in Italia, dall’altra la risucchia in patria dove muore. “Voleva essere utile ai nostri militari e all’Ucraina”, ha raccontato una sua amica. Infatti non ha esitato a lasciare tutto e partire, appena appreso che c’era carenza di personale medico nella sua terra d’origine. Mi colpisce la sua qualifica di medico militare che ha sicuramente influito sulla sua ultima decisione: servire il Paese in guerra, alimentato da uno spirito di servizio al di sopra di tutto, anche degli affetti privati. Personalmente ammiro molto il suo coraggio e mi rattrista la sua fine che va ad allungare la lista delle vittime cadute finora, da quando è iniziato il conflitto lo scorso 24 febbraio. Per la nostra cultura la famiglia viene prima di tutto e suppongo che ci sia chi si discosta dalla scelta di Marianna, ucraina sposata a un italiano e madre. Ma oltre a questi ruoli, era una persona con valori che sono sfumati nel nostro mondo agiato e che andrebbero riconsiderati. La mia formazione e la mia sensibilità mi consentono di dire ai familiari (lascia anche due sorelle e la madre) che ha fatto la scelta più congeniale al suo spirito. Pertanto va rispettata e ricordata come una che non si è tirata indietro difronte al pericolo di morire. Possano i suoi figli esserne orgogliosi.

Frutti gratis

Delle piante di Noce costeggiano la strada che conduce al cimitero, in prossimità di dove abito io, in via dei Tigli. Della pianta cara ai poeti – al Parini soprattutto – ho già parlato, mentre del Noce non mi sono granché occupata. Succede ora che i frutti sono quasi maturi: per una folata di vento o perché i rami sono scossi manualmente, i malli cadono sul marciapiede, scoprendo in parte le noci contenenti i preziosi gherigli (preziosi per le proprietà e perché sono cari al banco del supermercato). Consumo poca frutta secca, credo sia per questo che non ho mai pensato di…approvvigionarmi gratis sul posto, fuori della porta di casa. Ma da qualche giorno assisto alla raccolta delle noci da parte di varie persone, in prevalenza giovani e donne straniere. Perciò stamattina mi aggrego anch’io. Ancora in pigiama attraverso la strada e provvedo a riempire un cestino con una trentina di frutti che poi porto in casa perché si asciughino. Non so se sto “rubando”, anzi non credo, visto che il proprietario del campo dove sono cresciute le piante, non si cura di raccogliere i frutti che cadono. Comunque indagherò per stare tranquilla e scrollarmi di dosso un certo timore frammisto ad ansia. Con i tempi che corrono, meglio valorizzare ciò che la natura offre spontaneamente e l’autunno è una stagione generosa. Non escludo di realizzare un piccolo orto nella parte interna di casa mia, per ora faccio ‘esperimenti’ in qualche vaso; ad esempio dove c’erano delle portulache, disseccate dal caldo, ho interrato dei finocchi che inalberano il pennacchio verde di giorno in giorno. Tengo d’occhio la salvia e il prezzemolo. Una novità per me è occuparmi del compost che intendo utilizzare per nutrire piante e fiori: oggi ho fornito gusci di uova sbriciolati, con fondi di caffè e bucce di banana seccate. Pare che i lombrichi ci vadano a nozze!

Scelta inspiegabile

Ogni giorno succedono cose brutte. A mio avviso, sono inspiegabili quelle in qualche modo cercate. Ad esempio il tentato suicidio di un 21enne, venerdì sera a Cornuda. Subito ero stata tentata di scriverci qualcosa, poi ho rinunciato, per la drammaticità del fatto. Ci ripenso perché mio nipote mi scrive che conosceva il ragazzo e leggo tra le righe la richiesta di un intervento sull’episodio. Mi colpisce innanzitutto la giovanissima età dell’autore del gesto, poi la modalità con cui ha tentato di suicidarsi, dandosi fuoco in via della Pace – beffa del destino – nel centro di Cornuda. Tanto grande deve essere stato il suo male di vivere, da scegliere di morire in maniera tanto dolorosa. E plateale, perché si è dato fuoco in strada, di sera, forse cercando un pubblico che assistesse alla sua uscita di scena. Come a teatro, interpretando una tragedia. Nell’audio che mi ha inviato mio nipote che lo conosceva, estrapolo le parole: “Gli volevo un casino di bene, ieri ho pianto tantissimo”, quindi il giovane non era privo di affetti. Chissà se, chi decide di darsi la morte pensa al dolore che infligge a chi resta…ne dubito. Leggo che il ragazzo, affetto da problemi psichici e seguito da Ulss 2 e Comune, è gravissimo al Grandi Ustionati di Padova, in coma farmacologico. Il folle gesto gli ha causato gravissime ustioni di terzo grado sul 95 % del corpo. Visto che è successo di prima sera, immagino il terrore provato da chi era presente alla scena. Di sicuro il ragazzo ha dei familiari e amici che ora sono in ansia per lui che sta combattendo su un letto d’ospedale. Ma cosa augurargli, se il suo intento era morire? So di persone salvate in extremis che ci hanno riprovato. La mia pena ora va soprattutto ai familiari e amici che forse si sentiranno in colpa, per non averlo impedito. Compreso mio nipote.

Cronaca della rimpatriata

Mentre torno dal pranzo con i miei compagni per il cinquantesimo della Maturità ’72 mi torna in mente il motivetto cantato da Marcello Marchesi CHE BELL’ETÀ (1965) nel quale, con fare giocoso si passano in rassegna le varie epoche della vita, compresa l’ultima della canzone, identificata come “mezza età”, apportatrice di ‘tranquillità’ e ‘serenità’, “l’età più bella del cammin di nostra vita” canta il grande umorista. Senza entrare nello specifico delle varie fasi della crescita, con possibilità di essere smentita riguardo la mezza età (noi del ’53 siamo prossimi ai 70 anni), dico che ho percepito scorrere l’età biologica dei cinquant’anni nelle vene dei miei coetanei, con un plauso per le signore che si sono mantenute quasi tali e quali e per i maschi che hanno preservato il fisico di quand’erano ragazzi. Ma l’aspetto esteriore, pure impattante non è ciò che unisce: è la verve che cattura, lo spirito di condivisione. Peccato che la tavolata sia stretta e lunga, con inevitabile perdita delle battute dei commensali più distanti, rimediata in parte con subitanei spostamenti. Comunque è prevalsa l’atmosfera del convivio (cum + vivere = vivere insieme), nel senso che è stato piacevole condividere pietanze gustose ed abbondanti (complimenti ai ristoratori) e sprazzi di confidenze personali con scorribande nel passato scolastico, con l’obiettivo di favorire la reciproca conoscenza. Tra le donne, c’è la super mamma di 5 figli, chi non ne ha, chi ne ha uno, due o tre. Dal punto di vista professionale ci sono il dottore, il chirurgo, il farmacista…il commerciante, e il professore, l’infermiera e l’insegnante…ora tutti in pensione, che è una bella ricompensa a una vita di lavoro in svariati ambiti. Ma nessuno fa pesare ciò che ha realizzato e nemmeno si lamenta se qualcosa è andato storto. Effettivamente mi piace percepire nei miei coetanei una vivacità giovanile che distende gli animi. In chiusura, io leggo una filastrocca di circostanza e Bruno un’abile carrellata sui professori del quinquennio che è una delizia. La seduta è tolta verso le sedici. Con promessa di ritrovarci.