Il lungo addio

Folla epocale è prevista per l’addio lunedì a Elisabetta II. Io sarò dal dentista e non seguirò l’evento “il più grande che coinvolge Londra dopo la seconda guerra mondiale”. A caldo, mi viene da dire che la sovrana si sarebbe accontentata di meno, in termini di omaggio: persone in coda per chilometri, ore di attesa per salutare il feretro… non mi pare in linea con la conclamata freddezza inglese. Se il figlio Carlo III alleggerirà il protocollo, non credo che la monarchia ne soffrirà, ma anzi troverà consenso tra la popolazione più giovane. Però potrei sbagliare, non sono inglese. Rifletto sulla longevità della regina e sul fatto che era ancora in servizio. Qualcuno ha detto che il secolo in corso è legato alla vecchiaia e alla rivalutazione delle persone in età avanzata: se corrisponde, Elisabetta II ne è un ottimo esempio. Papa Francesco, nel suo messaggio in occasione della seconda giornata mondiale dei nonni, lo scorso 24 luglio afferma che: “I nonni sono le nostre radici” ed esorta: “a diventare maestri di un modo di vivere pacifico e attento ai deboli”. A ragione la regina Elisabetta è ritenuta la nonna per eccellenza dai sudditi inglesi. Se una lunga vita è una benedizione – come insegna la Scrittura, ne consegue che una lunga vita spesa bene è una preziosa eredità per chi resta. Personalmente ho sempre avuto ammirazione per i vecchi, a partire da mia nonna Adelaide, passando poi al mio stimato professore di Liceo Armando Contro: mi attraeva la loro resistenza alle avversità della vita, mai disgiunta dal sorriso e una parola incoraggiante. Non so come fosse la sovrana inglese nel privato: mi risulta che figli, nipoti e pronipoti le fossero affezionati. Smessi i panni da regina, in fondo la immagino una donna come le altre. Ma molto dotata e strenuamente impegnata.

Omaggio a Irene Papas e alla Grecia

“La personificazione della bellezza greca”: lo sento al telegiornale riferito a Irene Papas, mancata alla bella età di 96 anni. Attrice greca di fama internazionale, in mezzo secolo di carriera ha recitato in oltre 70 film, tra cui Zorba il greco e I cannoni di Navarone. È stata Penelope nella serie italiana Odissea. Ad annunciare la morte – stessa età della Regina Elisabetta II in attesa delle esequie – il Ministero della Cultura di Atene. Simbolo per eccellenza della bellezza greca, è diventata famosa a livello internazionale per le sue doti recitative e per la sua presenza carismatica, interpretando importanti personaggi femminili nel teatro e nel cinema. Una delle sue ultime apparizioni cinematografiche è stata in “Il mandolino del capitano Corelli”, nel 2001, accanto a Nicolas Cage, film che ho visto e rivisto a scuola insieme con i miei studenti di terza media, drammatico e sentimentale. Leggo che negli ultimi anni soffriva di Alzheimer, peccato. Donna indipendente e volitiva, aveva scelto l’Italia come patria adottiva. Attivista politica, era stata esiliata dai colonnelli greci durante la dittatura. In sintesi, una grande donna di cui mi piacerebbe sapere di più. Ammetto che mi attrae tutto ciò che riguarda la Grecia, vuoi per gli studi al Liceo Classico, vuoi perché ho avuto come medico condotto per oltre vent’anni il dottor Demetrio Baghiris, greco, vuoi per la crociera fatta in Grecia con mia madre nel 2006, l’anno prima che mancasse. Di quel viaggio conservo soprattutto la visita fatta a Santorini, uno dei luoghi più vicini al mio sentire, sospesi tra il cielo e il mare, dove il blu dominante rasserena. Un video dei luoghi visitati e molte fotografie rimediano alla nostalgia delle emozioni provate. Anche rivedere Irene Papas in una delle sue intense interpretazioni che rinnovano l’amore per la nazione culla della nostra civiltà.

Addio, Lilibet!

Sono veramente rattristata per la scomparsa della Regina Elisabetta II, anche se alla invidiabile età di 96 anni (1926 – 2022). Premetto che non ho simpatia per le corone e nemmeno per le gerarchie, ma nel caso di questo personaggio credo che avesse davvero una marcia in più. D’altronde il suo regno lungo settant’anni ne è una prova, il più longevo in epoca moderna. Se Età elisabettiana è stata definita quella dell’illustre sua omonima, convengo con chi dice che bisognerà trovare un aggettivo adeguato al regno di Elisabetta II, mancata in servizio – non avendo abdicato – e comparsa in pubblico, sebbene affaticata e col bastone appena due giorni prima del congedo, per la nomina del primo ministro inglese, Liz Truss, succeduta a Boris Johnson. Nelle immagini che scorrono in tivù la rivedo con i completi color pastello, sempre abbinati col cappello, di un’eleganza sobria, mai ostentata. Vestita di nero, isolata (per via del covid), con la testa abbassata al funerale del consorte Filippo, quasi centenario e con il foulard mentre si trattiene con gli amati cani. Grande appassionata di musica, ha saputo usare i media a vantaggio del Regno Unito, che ha servito per oltre 70 anni. Impressionante considerare che ha conosciuto 14 Presidenti degli Stati Uniti e 5 Papi, una carriera regale formidabile! È giusto che si riposi, anche se mi dispiace che se ne sia andata. Una nonna speciale, amata dai suoi sudditi ancor più dei nipoti veri, che qualche preoccupazione extra gliel’hanno data. Una lunga vita spesa bene che la farà rimpiangere a lungo. Riposa in pace, Lilibet! 🙏

Indietro nel tempo

Il Ministero della Transizione ecologica ha diffuso il piano MiTE nazionale di risparmio idrico ed energetico per ridurre i consumi nelle abitazioni: riscaldamenti accesi 15 gg in meno e ridotti di 1 grado. Corriamo ai ripari per fronteggiare la crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina e sopperire all’eventuale stop al gas russo. Nel 2024 è comunque previsto di raggiungere l’obiettivo dell’indipendenza dalla fornitura russa. Bene, cioè male: era chiaro che dovremo tirare la cinghia. Sarà da vedere se saremo bravi, ovvero se adotteremo comportamenti virtuosi e se anche le aziende si muoveranno in tal senso. Mi torna in mente la parola “austerity” e il periodo a cavallo tra il 1973 e il 1974, in seguito alla crisi petrolifera del ’73. Anche i “Cicli e Ricicli Storici” di Giambattista Vico (Napoli, 23.06.1668 – Napoli, 23.01.1744), principio della sua filosofia basata sulla ciclicità: il ripetersi delle stagioni, il ritmo biologico naturale…il cammino dell’umanità che ricade in basso, per riprendere di nuovo la salita e rincorrere la civiltà. Trovo affascinante e condivisibile il pensiero di questo filosofo, influenzato da Aristotele, Platone e Macchiavelli, autore de La Scienza nuova, del 1725, in 5 libri. Venendo a me, ho deciso che il prossimo inverno occuperò il mini appartamento, contiguo al mio, destinato a mia madre e dopo la sua morte occupato per diversi anni da mio figlio, ora uscito di casa. Sarà un’occasione per mettere mano alle mie cose, conquistate quarant’anni fa quando anch’io scelsi l’indipendenza, con il primo incarico a tempo indeterminato a scuola come applicata di segreteria, pur laureata. Lo mantenni per quattro anni, giusto per raggranellare i soldi per arredare il primo appartamento in affitto, dopodiché mi licenziai e iniziai a insegnare. Tutti gli acquisti fatti, grandi e piccoli sono distribuiti per casa, che consta di due unità abitative, realizzate grazie al concorso di mia madre e del padre di mio figlio. Perfino troppa grazia, direbbe qualcuno. Pensavo che il monolocale, dove mi trasferirò avrebbe potuto diventare un ufficio per Saul. Al momento ospito mia nipote Cristina quand’è di passaggio e le amiche. Poi si vedrà. Una mano di pittura e ritorno indietro nel tempo (tenendo i piedi per terra).

Beato Giovanni Paolo I

Albino Luciani, Giovanni Paolo I, il papa ‘breve’ rimasto sul soglio pontificio per soli 33 giorni, oggi è stato proclamato Beato. Veneto di Agordo, è morto per un infarto il 28.09.1978 e la morte improvvisa ha generato la leggenda che fosse stato avvelenato. Quando era Patriarca di Venezia era in cura da un cardiologo per scompensi cardiaci. Giustamente soprannominato “Il Papa del Sorriso”: in questo atteggiamento di accoglienza lo propongono video e foto. Mi era simpatico proprio per la sua bonomia e il clima rilassato che sapeva creare, distante dai protocolli. Facile ritenere che a qualcuno non fosse gradito, come succede all’attuale pontefice Bergoglio, che nello spirito gli assomiglia parecchio. Da laica quale mi ritengo, non sono la più titolata per parlare del rappresentante di Dio in terra, però qualcosa ho studiato riguardo la storia della chiesa, anzi sostenni pure diversi esami durante il corso universitario di Lettere e Filosofia. Una storia complessa e a volte compromettente, quando sul soglio pontificio furono sistemati personaggi di spessore politico e non religioso. Ma torno ad Albino Luciani, nato in un paesello in provincia di Belluno, a Forno di Canale d’Agordo, il 17.10.1912, in una famiglia poverissima. A soli 10 anni è in seminario. Nel 1935 diventa sacerdote, mentre nel dicembre 1958 è vescovo di Vittorio Veneto, e dieci anni dopo Patriarca di Venezia. Cardinale nel 1973, viene nominato Papa, con il nome di Giovanni Paolo I, il 26 agosto 1978, dopo un conclave di sole 26 ore. Beh, la carriera parla da sola: “Dalle stalle alle stelle”, locuzione espressiva senza ombra di negatività riguardo le umili origini. Anzi, la scalata verso il cielo è partita da una buona base! Presenti alla cerimonia, tra i migliaia di fedeli in Piazza San Pietro sotto la pioggia, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Il nuovo Beato veglierà su di noi, sulla nostra regione…e sulle anime tutte!

Sentimento alla base di tutto

Ci sono delle notizie che lasciano di stucco: come quella data in tivù riguardo la nascita di Alessandra, la prima bimba nata in Italia da un utero trapiantato (la sesta al mondo). La donatrice – che si chiamava Alessandra – era una 37enne deceduta per arresto cardiaco, mentre la ricevente è una 31enne nata priva di utero: miracolo della scienza e del coraggio. Finora sono stati realizzati con successo due interventi presso il Centro trapianti del Policlinico di Catania, previa autorizzazione del Consiglio superiore di sanità. Al momento, in lista d’attesa ci sono 5 donne (tra i 18 e i 40 anni). La notizia mi suscita ammirazione e preoccupazione. Certo il desiderio di maternità deve essere enorme, per sottoporsi alla trafila lunga e complessa per rendere l’organo ricevuto funzionante. Mi nasce spontanea una prima domanda: non sarebbe stato più semplice ricorrere all’adozione? Pesco la seconda nella memoria, quando mio figlio – allora di circa 6/7 anni mi chiese se è possibile trapiantare l’anima. Allora rimasi di stucco e finora non ho trovato una risposta convincente. Tuttavia credo che qualcosa succeda quando i sentimenti tra due persone sono ben radicati e profondi. Ovviamente faccio tanti auguri a mamma e figlia, sperando che il come è stata custodita la neonata Alessandra per nove mesi non influenzi negativamente la sua crescita. Perché il bello viene dopo, inteso come processo di crescita, allevamento ed educazione. Conosco persone senza figli perfettamente realizzate ed altre con figli in perenne ansia… e viceversa. A mio dire, il tema della prole in Italia è ancora legato alla precedente società agricola, che aveva bisogno di braccia e a un’idea di famiglia che si è venuta sgretolando nel tempo. Non mi sorprende il calo delle nascite in Italia e nel mondo occidentale, in considerazione anche del fatto che cominciamo a stare stretti sul pianeta Terra (secondo le stime dell’ONU, nel 2021 abbiamo superato quota 7 miliardi e 900 milioni). Per quanto mi riguarda, decidere di diventare madre – in subordine single – è stata la scelta più coinvolgente e impegnativa della mia vita; comprendo chi sente l’urgenza di farlo e comprendo chi non se la sente, perché non siamo tutti uguali. Per accorciare le distanze tra i due ambiti, mi preme sottolineare l’importanza del sentimento – profondo e autentico – che sta alla base di qualunque relazione vitale.

Cinema e politica

Mi piace andare al cinema, anche se non sono proprio una cinefila. Anni fa, feci l’abbonamento per il cinema all’aperto Parolini di Bassano dove portai un paio di amiche. Bel contesto naturalistico, buoni film. Ma non amo guidare di sera, c’è il problema del parcheggio e bisogna camminare un po’: quindi l’esperienza non si ripetè più in quel formato. Adesso ci vado molto meno, in buona compagnia di Serapia e Novella che mi danno uno strappo. Spero che in paese a breve ritorni il Cineforum, sospeso a causa della pandemia. Il preambolo per introdurre l’argomento di oggi, che riguarda il cinema, specificatamente la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, alla sua 79esima edizione, oggi alla seconda giornata. Non mi soffermo sul Red carpet e la parata di belle donne che non mancano mai, a partire dalla madrina Rocío Munos Morales – compagna di Raoul Bova – e anche di donne importanti come Hillary Clinton. Mi ha inchiodato davanti allo schermo il videomessaggio del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky: nella cerimonia di apertura ha riportato l’attenzione sulla guerra in Ucraina, sottolineando la differenza tra finzione e realtà, perché “la Storia è fuori concorso…senza la musica di Morricone”. L’intervento è stato accolto da un lunghissimo applauso dei presenti in Sala Grande, compresi i membri della Giuria. L’obiettivo è non dimenticare ciò che sta accadendo nel mondo reale e ricordare al pubblico che l’orrore della guerra non dura 120 minuti come un film, ma da 189 giorni. Il discorso si conclude con i nomi dei 358 ragazzi minorenni finora morti a causa della guerra. Cerimonia di apertura quindi sotto il segno anche della politica. Personalmente ritengo doveroso che l’arte, qualunque forma d’arte sostenga la lotta contro la violenza, per la conquista e il mantenimento della libertà, primario diritto da cui scaturiscono tutti gli altri.

Addio a Michail Gorbaciov

Quando assegnarono il Nobel per la Pace a Michail Gorbaciov nel 1990 fui contenta: mi piaceva quell’uomo coraggioso, con la moglie Raissa sempre accanto e la voglia sulla fronte, quasi un tatuaggio naturale di distinzione. Ieri è mancato, a 91 anni, dopo una lunga malattia. Sentita la notizia, ho pensato che finalmente si è ricongiunto all’amata moglie, morta il 20.09.1999 che una testata di allora definiva “L’altra metà della Perestrojka”, intendendo con la parola Perestrojka (“Ricostruzione “) il complesso di riforme politico-sociali-economiche avviate a metà degli Anni Ottanta in Russia dal segretario del PCUS. Di fatto Gorbaciov mise fine alla guerra fredda e appoggiò Solidarnosc (“Solidarietà”), il sindacato autonomo dei lavoratori, guidato inizialmente da Lech Walesa. Grazie al suo operato: “Ha aperto la strada all’Europa libera” – parole di Ursula von der Leyen – riportando successi più in politica estera che interna dove ebbe chi gli remò contro, tanto da renderlo: “Un grande rinnegato dal suo popolo” (non mi sono annotata chi l’ha detto). Di sicuro il Nobel per la Pace gli fu conferito a ragion veduta, anche in omaggio alla sua politica lungimirante. Purtroppo pare che le lancette della Storia siano tornate indietro, dato che è in corso da oltre sei mesi la guerra Russo – Ucraina ed incombe il pericolo di una guerra nucleare, già paventato da Gorbaciov. Seguo la politica q.b. come una pietanza difficile da realizzare e non ho argomenti sostanziosi da introdurre. Mi attrae l’aspetto umano del personaggio e la lunga vedovanza subìta, senza la sua amata consorte, ultima First lady sovietica (fondò anche un’associazione per favorire l’ingresso delle donne in politica). Una coppia bene assortita e operosa. Anche questa è eredità!

Calamita perversa

Quando si dice… invadenza della fatalità: tra tante notizie di cronaca luttuosa ne segnalo due: la morte dell’imprenditore dolciario Alberto Balocco, 56 anni, colpito da un fulmine insieme con un amico, mentre percorreva in bici la zona dell’Assietta, nel Torinese e la morte della piccola Lavinia, 7 anni, travolta da una statua di marmo in giardino, mentre era in vacanza in Germania, a Monaco di Baviera. In entrambe le situazioni, la parola vacanza si congiunge con la parola morte, in una sorta di calamita perversa che non lascia scampo. Provo cordoglio per entrambe le vittime: ammirazione per l’industriale, capo di una grande famiglia e padre di tre figli, stupore e turbamento per la piccola Lavinia, strappata alla vita sotto gli occhi dei genitori, per cui: “Sei e sarai sempre il nostro angelo, amore della nostra vita”. Mi mancano le parole per esprimere il disagio che provo anche a parlarne. Ma mi sforzo, per una sorta di omaggio pietoso che intendo riservare alle due vittime succitate, rappresentative di tante altre che appesantiscono la tremenda estate, si spera in via di dissolvimento. La parola più vicina al mio sentire è ‘sgomento’ che ha il suo contrario in ‘tranquillità’. Infatti, come rimanere tranquilli difronte a certi attacchi del destino? Bisognerebbe essere educati presto agli incerti della vita, non per rattristarci e vivere in uno stato d’ansia, bensì per apprezzarne ogni sfumatura, consapevoli che siamo come dei fili d’erba, efficace immagine di Blaise Pascal (Clermont-Ferrant, 19.06.1623 – Parigi, 19.08.1662) – filosofo – e matematico – scoperto in gioventù, che tuttora mi sostiene. Dopo vado a cercare in studio i suoi Pensieri. Eppure percepisco in giro frange di onnipotenza, come se la vita, unica e irripetibile ci fosse dovuta fino a cent’anni. Spero di sbagliarmi.

Vittime della strada

Morire a 22 e donare gli organi. Succede a Roseto degli Abruzzi (Teramo), lei è Flavia Di Bonaventura, studentessa all’accademia di Belle Arti di Roma, descritta da tutti come “una giovane molto brava, con un talento per l’arte”, nipote del famoso pittore Riccardo Celommi. Mentre tornava a casa in bici con due amici coetanei, Flavia è stata investita da un automobilista di 34 anni, risultato positivo all’alcoltest e senza assicurazione. La ragazza ha donato gli organi – desiderio espresso in vita – che daranno speranza a cinque persone. Il padre dice: “Era un dono di Dio… Adesso è certamente un angelo di Dio”, testimonianza seguita da una descrizione bellissima della figlia che aveva il futuro proiettato nell’arte. Mi commuove molto questa storia, simile a tante altre con vittime di incidenti stradali, ma anche diversa per la scelta fatta dalla giovanissima ragazza di donare gli organi, in caso di morte. Non è consueto che un giovane, con tutta la vita davanti, pensi a una tale eventualità. Vero che Flavia era un’artista e gli artisti sono dotati di particolare sensibilità. Immagino che l’immenso dolore dei familiari sarà lenito dal suo genero gesto. Ogni giorno l’attualità segnala morti sulle strade e la provincia di Treviso vanta in questo ambito un triste primato. Ieri, l’ennesimo incidente mortale a Castelfranco ha coinvolto il 17enne Kevin Carraro (avrebbe compiuto 18 anni a giorni), mentre tornava a casa in bici. Mi colpiscono le parole del Comandante della Polizia Stradale Simone Morello: “Non esistono strade killer ma comportamenti scorretti. Necessaria una maggiore cultura della sicurezza”. Come non essere d’accordo? L’aggressività accumulata durante la lunga pandemia si riversa anche nella guida, l’ho sperimentato di persona. Già non mi piaceva stare al volante, per la tensione che mi procurava. Dopo l’incidente subìto nel 2016 che mi ha procurato la frattura dello sterno – e poteva andarmi peggio – recalcitro per mettermi al volante e sto sul chi va là anche come pedone. Penso di tutelarmi così, perché il pericolo è sempre dietro l’angolo.