Trump in caduta libera

Ho mezza idea su cosa scrivere, ma devo documentarmi. Vado al bar, dove i quotidiani sono occupati, perciò ripiego sul settimanale 7. Scorro l’indice e mi fermo sul titolo LA SANTA INFLUENCER di Lucetta Scaraffia. Si tratta di Brigida di Svezia “donna autorevole per natali e cultura, Brigida è la prima grande scrittrice svedese”. Nata in una famiglia nobile, fu moglie e madre di otto figli. Morta a Roma nel 1373, viene canonizzata nel 1391, e quasi un secolo più tardi è riconosciuta santa anche la figlia Caterina. Nel suo libro Rivelazionii (dettate in svedese ai suoi segretari, che le traducono in latino) Brigida racconta le sue visioni evangeliche con linguaggio semplice e concreto, usando immagini colorite. Così si esprime l’autrice dell’articolo: “paragona i papi alle farfalle e agli uccellini appena nati, un vescovo a un tafano, una badessa a una vacca grassa, re e regine a scimmie, a serpenti e a torsoli di mela”. Inevitabile chiedermi a cosa avrebbe paragonato Trump che ha attaccato il papa Leone XIV, definendolo debole e pessimo in politica estera. Il primo Pontefice statunitense della storia è diventato il nemico numero uno del Presidente americano, che non credo goda oggi di grande favore. Attaccare il capo della Chiesa cattolica con parole offensive rientra nello ‘stile’ del tycoon e gli serve per coprire problemi in casa e fuori. Dopo l’attacco al Papa, Trump è arrivato a postare una foto – poi rimossa – in cui è raffigurato come Gesù. Aiuto, com’è caduto in basso! Io non sono una vaticanista e parlo da laica. Non invidio il ruolo ricoperto dal Pontefice, e lo sostengo per quello che umanamente può fare, consapevole che non gli spettino i miracoli. All’inferno dovrebbe andare chi vuole la guerra e la fa fare ai poveri cristi!

Malamovida

Leggo notizie che mi fanno l’effetto di un pugno allo stomaco, specie di lunedì mattina quando cerco la ricarica per la settimana. Arrampicata su uno sgabello alto, perché il bar alle dieci è strapieno e i tavoli sono tutti occupati sfoglio il Gazzettino, gentilmente passatomi da un cliente che sta per andarsene. Non lo conosco, ma deve avermi letto in faccia che lo sto aspettando. Mi conforta la solidarietà culturale tra persone, mentre è davvero deprimente leggere: Rimprovera un gruppo di ragazzi picchiato e ucciso davanti al figlio. Successo sabato notte a Massa Carrara. La vittima, Giacomo Bongiorni, carpentiere 47enne, in Piazza Palma nel centro di Massa riprende un gruppo di ragazzi che lanciano bottiglie verso una vetrina. Dal rimprovero scaturisce una colluttazione: colpito, cade a terra, batte la testa e muore davanti al figlio 11enne. Tre giovani fermati per omicidio, c’è anche un minorenne. “Abbiamo paura a uscire di casa” dicono gli abitanti di Massa. L’azione delle baby gang sta purtroppo diventando una costante. Provo un’infinita pena per la vittima, morta per aver esercitato il richiamo a smettere un’azione dannosa. In definitiva ha fatto il suo dovere di cittadino, senza voltarsi dall’altra parte. Temo che il figlio resterà segnato per tutta la vita dalla fine del padre, per mano di giovani delinquenti. Non so come presenterei la cosa, se fossi ancora in classe. I diritti del cittadino viaggiano in coppia con i doveri. Il male esiste da sempre, ma la convivenza è molto degenerata negli ultimi tempi. Per prevenire la malavita, delinquenza giovanile compresa è necessario siano coinvolte tutte le forze in campo, sia private che pubbliche. Rimane lo sconcerto di fronte al male gratuito, usato come mezzo di distrazione, fors’anche di distinzione.

Salute e Benessere

Oggi 7 Aprile è la Giornata Mondiale della Salute, introdotta nel 1948 dall’organizzazione Mondiale della Sanità per riflettere su questo tema, considerato all’Art.32 della nostra Costituzione come bene individuale e collettivo. “Come stai?” è la prima domanda rivolta ad una persona che si rivede/sente dopo un po’ di tempo, a conferma dell’importanza dello stato. La risposta di solito è generica, alludendo all’assenza di malattia o infermità. Per ‘salute’ l’OMS intende uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano, “in un mondo pacifico, prospero e sostenibile” come auspicato in uno slogan. E qua casca l’asino, perché a incidere sul benessere ci sono situazione politica, stress, abitudini dannose e uno stile di vita non salutare. Questo ‘a casa nostra’, nel Belpaese. Se guardiamo fuori dai confini, guerre, catastrofi naturali e via discorrendo scavalcano qualunque ipotesi di benessere. Ritorno ‘a chilometro zero’ e cerco risposte dai mie contatti. In un messaggio leggo “La vita non è perfetta, ma le piccole cose la rendono meravigliosa” che mi pare in linea con “l’arte dei piccoli passi” citata da Antoine de Saint-Exupery nel suo capolavoro Il Piccolo Principe. Per quanto mi riguarda, in una scala da zero a dieci (modalità che usavo anche a scuola) ritengo di godere di buona salute e incrocio le dita affinché duri. Il benessere è di buon livello, offuscato dalla situazione di incertezza attuale, mentre non demorde un’ansia sottile per l’involuzione dei rapporti umani. Considero la solitudine – non l’isolamento – un’occasione per leggermi dentro e poi connettermi più leggera con gli altri. Del resto il motto latino “Beata solitudine, sola beatitudo”/Beata solitudine, sola beatitudine la dice lunga. Saluti e Salute a Tutti!

Il Piccolo Principe compie 80 anni

Il Piccolo Principe compie 80 anni. Lo sento al Tg1 delle otto. Mi complimento con l’autore Antoine de Saint-Exupery, la cui fine misteriosa ha aumentato l’interesse per la sua opera. Il 31 luglio 1944 un bimotore delle forze alleate scompare dai radar: a bordo solo il pilota, lo scrittore appunto (Lione, 29 giugno 1900 – Mar Mediterraneo), impegnato in un volo di ricognizione aerea sul Mar Tirreno. Apprezzato fin dalla sua uscita a New York nel 1943, è il libro più letto dopo la Bibbia e il più tradotto al mondo. Centrale l’incontro tra il bambino biondo/piccolo principe proveniente dallo steroide B 612 e l’aviatore/pilota precipitato nel Sahara. Da adolescente, mi era sembrata una storia strampalata. Solo da adulta ho colto la morale del libro, insita nell’invito a guardare il mondo con gli occhi del cuore, dato che “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”: questo il segreto che la volpe svela al piccolo principe. Si tratta di una fiaba filosofica che fa riflettere sul senso della vita e sui legami affettivi, quali l’amicizia. Un invito a riscoprire la meraviglia dell’infanzia, contro l’aridità e il materialismo degli adulti. Perciò destinato a un vasto pubblico transgenerazionale. Con i tempi che corrono, lo farei leggere o rileggere a tanti megalomani che inquinano il quieto vivere e coltivano disva lori anziché valori. Mi riprometto di rileggerlo anch’io, sebbene sia portata per storie più realistiche. Comunque l’autore, formidabile aviatore ha riversato in altri scritti le conoscenze ed esperienze maturate nei lunghi viaggi, ad esempio nel romanzo Vol de nuit/VOLO DI NOTTE e l’aviatore.(1931) e TERRA DEGLI UOMINI (1939). Considerato uno degli autori più influenti del XX secolo, fonde la passione per l’aviazione con una profonda riflessione umana.

Furto d’Arte

Il Liceo Artistico sarebbe stato una buona opzione per me che mi iscrissi al Liceo Classico, scelta peraltro non rinnegata, nonostante cinque anni di immani fatiche. Il 27 marzo scorso è stata la Notte Nazionale del Liceo Classico, XII edizione, legata ad un Concorso vinto dall’Istituto Superiore Statale “G. Marconi” di Conegliano Veneto. I primi due anni della scuola superiore, tra le materie del Ginnasio c’era Storia dell’arte, specialità della ‘mitica’ professoressa Pilo. La premessa, per introdurre l’argomento di oggi, sintetizzato dal titolo: Colpo grosso al museo: Renoir sparisce a Parma La storia dei furti d’arte di Nicoletta Orlandi Posti, letto sul quotidiano Libero di lunedì. Sconcertante che ogni anno vengano trafugate circa 500 opere. Una settimana fa è toccato ai tre capolavori francesi: Les Poissons di Pierre – Auguste Renoir, Natura morta con ciliegie di Cézanne, Odalisca sulla terrazza di Matisse, tre capolavori dalla Collezione della Fondazione Magnani – Rocca, nella “Villa dei Capolavori” a Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma. Si tratta probabilmente di un furto su commissione, considerato che le tre opere sono famosissime, non destinate al mercato. Sposto l’interesse su Luigi Magnani (Reggio Emilia, 29/1/1906 – Mamiano, 15/1/1984), collezionista, critico d’arte, musicologo e scrittore italiano. Nel 1973 vinse il Premio Selezione Campiello col romanzo Il nipote di Beethoven. Il padre Giuseppe era un imprenditore agricolo e titolare di un’industria casearia. La madre Eugenia Rocca proveniva da una nobile famiglia della Liguria. Laureatosi in Lettere moderne, Luigi divenne amico del pittore bolognese Giorgio Morandi che gli vendette o donò numerose opere d’arte, molte delle quali ospitate nella Collezione della Villa. L’opera letteraia Il mio Morandi uscita nel 1982 (Magnani morì due anni dopo) testimonia l’amicizia tra i due personaggi e quanta linfa può scorrere tra gli artisti.

The Voice Generations

Gilda e Jessica del team Loredana vincono la seconda edizione di The Voice Generations, cantando “Proud Mary” nella versione di Tina Turner. La Berté, a ragione definisce la performance delle due amiche “pazzesca” e aggiunge che: “Quando le donne si mettono assieme, non ce n’è per nessuno”. Mi sono goduta lo spettacolo fino alla fine, mezzanotte suonata, apprezzando i finalisti Antonio e Flora, Sara e Matilde, Paola e Francesco. Una premessa: il programma è una ‘costola’ di The Voice, format internazionale tra i più visti al mondo creato da John de Mol. Ha debuttato sul mercato nel 2022, ottenendo un successo immediato a livello internazionale. Non sono una critica del settore, ma mi piace parecchio perché combina talento dei concorrenti e storie private con equilibrio, lasciando allo spettatore farsi una idea complessiva. Durante il lungo percorso il programma, condotto con maestria da Antonella Clerici ha considerato concorrenti ‘senior’, ‘kids’ e ‘generations’, valorizzando l’arte canora e interpretativa in tutte le età. In quest’ultima versione, le coppie intergenerazionali si esibivano sotto l’egida di una squadra/team che apparteneva a Rocco e Clementino, Arisa, Nek, Loredana Bertè. La professionalità e simpatia dei giudici sono stati ingredienti preziosi. Il pubblico in sala e da casa ha fatto il resto. Quindi, una somma di ingredienti per uno spettacolo di livello. I concorrenti meriterebbero una storia a parte: mamma e figlio/a, zia e nipote, amiche e sorelle, allievo e maestro… che contivano il piacere del canto e lo donano al pubblico. Il successo del programma non è un caso e nemmeno la popolarità ottenuta dai concorrenti. Conto in una prossima edizione.

Vincita contesa

Una notizia curiosa mi distrae dall’attualità pesante. L’8 Marzo, a Carsoli (AQ) un biglietto da 5 euro ne restituisce 500.000 alla donna cui è stato offerto, insieme con un caffé. Solo che lei si rende irreperibile, non disposta a condividerlo con il donatore. Sembrano gli ingredienti di una storia boccaccesca, ma i protagonisti non sono una coppia di fidanzati. Lei non è una fanciulla che fugge con il malloppo, bensì una signora 70enme che un signore 60enne al bar omaggia del piccolo dono, trasformatosi in una miniera d’oro. Dato che lui ha acquistato il biglietto, ne reclama una parte. Lei lo ha depositato subito in banca e lui si è rivolto a un avvocato. La dea bendata, allegoria della fortuna è andata oltre, seminando contrasti e malessere. La vicenda è approdata sulle TV nazionali. Stamattina l’ho sentita anch’io, compreso il parere di un legale intervistato: se il biglietto è stato regalato, non c’è nulla da fare, ne beneficia chi lo ha ricevuto in dono. Mi piacerebbe sapere il dietro le quinte della fortunata signora che si è data alla macchia. All’incirca mia coetanea, avrà dei familiari che potrà sistemare, oppure vorrà concedersi dei viaggi solo fantasticati. Comunque sia, una vincita eccezionale può creare problemi di gestione e anche di relazione nel proprio ambiente familiare e professionale. Credo sia molto più salutare il guadagno che una persona riesce ad accantonare con le proprie forze. Lo ‘zio d’America’ – che pure ho avuto – non ha lasciato traccia. Non me ne rammarico, anzi dissuadevo mia madre dall’acquistare biglietti della lotteria collegati a trasmissioni canore. Per fortuna, non ha mai vinto.

Quiz linguistico serale

Dalle 19 alle 20 sono in cucina dove ascolto il telegiornale su Rai3 mentre mi preparo la cena. Quando arriva il telegiornale regionale, di solito giro sul primo canale per seguire La Ghigliottina, parte finale dell’Eredità, gioco linguistico che trovo interessante, in onda da oltre vent’anni (dal 29 luglio 2002) e attualmente condotto da Marco Liorni. Qualche volta ho indovinato la parola chiave anch’io. Partecipo alla vittoria del concorrente, in cui talvolta mi immedesimo. Pacifico che faccio il tifo per quelli bravi, di qualsiasi età. Ieri sera ha vinto la bella somma di 40.000 euro Giulia, liceale diciottenne da Torri di Quartesolo (VI). La passione per il quiz è condivisa in famiglia tra lei e i genitori. Quando il conduttore la invita a dire qualcosa ai suoi, con naturalezza esclama: ‘Mamma, papà… ho vinto!”, notizia che i genitori sicuramente hanno appreso in contemporanea dal televisore. A parte il talento e la vincita considerevole, mi è piaciuta questa uscita dal sapore primigenio, per usare una parola riferita alla specialità dei sentimenti che immagino sostengano questa famiglia. Infatti è abbastanza raro che un figlio/a diciottenne studente dia una grande soddisfazione ai familiari, essendo per la maggior parte in veste oppositiva. Per fortuna ci sono bravi ragazzi, impegnati nello studio e nel volontariato.Tuttavia prevalgono le notizie negative con protagonisti adolescenti o poco più che fanno cadere le braccia. Per oggi intendo restare nei confini di una buona notizia, certa che ognuno dei lettori potrà colmare la mia lacuna. Complimenti alla giovanissima concorrente e pure ai Genitori che l’hanno educata al piacere della parola.

Musica e Poesia in Gino Paoli

Gino Paoli, maestro della canzone d’autore: è il titolo che scorre in sovrimpressione sul TG4 durante la trasmissione pomeridiana Diario del giorno, condotta da Sabrina Scampini che ricorda l’artista genovese morto ieri a 91 anni; il 21 novembre scorso ci aveva lasciato Ornella Vanoni, sua amica, musa e amante. Sì definiva ‘anarchico della vita’ e infatti le sue vicende personali sono intessute di eccessi e di amori. Evidentemente con le donne ci sapeva fare, sebbene non fosse un adone. La gentilezza era una sua arma. Trattandosi di un cantautore, a me interessano le sue opere che sono poesia in musica. Gli viene riconosciuto il merito di avere trasformato la canzonetta in un’opera d’arte. Classici intramontabili sono “Il cielo in una stanza”, “Senza fine” e “Sapore di mare”. Altri brani di grande successo sono “Che cosa c’è”, “Quattro amici” e “La gatta” (1960), il suo primo successo su cui mi soffermo, essendo io un’amante dei gatti. Il brano all’inizio vendette poco, ma poi divenne un grande successo, cantato da altri cantanti tra cui Mina nel 1961. Il cantautore nel 2012 ne aveva fatto un libro per bambini in età prescolare. È una canzone autobiografica che ricorda il passato felice prima del successo, nella sua casa a Boccadasse in Salita Santa Chiara dove Gino aveva “una vecchia soffitta vicino al mare/con una stellina , che ora non vedo più”. Gli faceva compagnia la sua amata gatta “Ciacola” che aveva una macchia nera sul muso. Nostalgia per una vita semplice che non si inquadra nella dimensione temporale successiva. Adesso che ci penso, il legame donna – felino è caro a molti poeti, tra cui Charles Baudelaire, autore della celebre poesia Le chat/il gatto tratta da I fiori del male. Il fascino della Poesia emerge dove ci sono sensibilità e talento.

Oggi, risotto!

Reduce dal pranzo di compleanno, oggi mi faccio conquistare dalla pagina Mangiare bene Nordest, del Corriere del Veneto dedicata ai risotti. Sotto la foto di un invitante piatto troneggia il titolo Risotti di stagione (e contemporanei) con porro, coniglio, liquerizia o piselli, burrata e menta? che nella varietà mi disorienta, ma mi piacerebbe provare. Intanto per oggi preparerò quello con i piselli, meglio noto in veneto come risi e bisi. Famosi i piselli freschi di Borso del Grappa e la Mostra Mercato dedicata che si tiene ai primi di Giugno in P.zza Sant’Eulalia. La raccolta dei bisi/piselli avviene solitamente tra Maggio e la prima metà di Giugno. Va da sé che la “Festa del Biso” è un’occasione per gustare questo prodotto del territorio che ha una sua storia: arriva in Italia nel 1253, nel Veronese nel 1500 grazie ad alcuni contadini in fuga dalle milizie francesi e spagnole in guerra. La produzione iniziò ad Isola della Scala. Oggi si estende su 524 ettari tra le province di Verona e Mantova. Venendo a me, mi considero una ‘risottona’ perché è il primo piatto che preferisco, specie nelle varianti con lo zafferano, con gamberi e zucchine, con gli asparagi… e qua mi fermo, se no mi viene l’acquolina in bocca. A mio padre piaceva quello con le patate, a mia madre quello alla pescatora, perciò credo si tratti di una adesione familiare al primo piatto tipico del Nord Italia. Ammetto che farlo richiede più attenzione rispetto a un piatto di pasta, ma a casa mia non c’è paragone: lo consumo volentieri più volte alla settimana. Quando ho i tempi stretti, lo compero pronto, cercando tra le proposte più semplici e naturali, il che succede di frequente, confermato dalla quantità di contenitori in plastica accumulati dove basta scaldarlo. Se anche non si tratta di Dimmidisì, la sottoscritta considera il risotto un ottimo piatto.