Viva Rai2!

Come annunciato, stamattina è iniziata la prima puntata dell’atteso programma VIVA RAI 2! (da oggi in pillole anche su RaiPlay), condotto da Rosario Fiorello, gran mattatore che non ha deluso le aspettative: uno scoppiettio di battute, trovate, notizie accennate, scherzi…da una postazione in strada, con ‘soppalco’ dove si esibisce un cantante con due ballerine. Sul tavolo una serie di quotidiani su cui il conduttore clicca e rileva la notizia che intende privilegiare. Simpatica la scelta dell’agenda della premier che finge di leggere. Come primo impegno odierno, Portare Ginevra all’asilo, e poi appuntamenti politici da aggiustare o togliere. Gli fa da spalla l’amico Amadeus e un gruppo di aiutanti di varie età, dello spettacolo e non, oltre a chi si collega da remoto, come Maria De Filippi che oggi compie gli anni (61). Tre quarti d’ora d’intrattenimento sono tanti, ma lo showman se li può permettere, perché ha una lunga carriera alle spalle. Alla fine, in sovrimpressione scorrono alcuni commenti del tipo Mi piaceva di più quando Fiorello faceva con nomina dei vari programmi condotti, con l’ultima trovata – suppongo a tavolino – Mi piaceva di più quando Fiorello non faceva niente che trovo geniale per l’ironia e lo spirito. Ciò che ammiro, anzi invidio all’uomo di spettacolo – che ha un fratello, Beppe, eccellente attore – è la carica di energia trasbordante che non so dove vada a pigliare. So che fa sempre tapis roulant e ginnastica – mi pare mezz’ora e mezz’ora – che gli consentono di mantenersi in forma, ma la parte esplosiva credo sia frutto di ricerca, esperienza e incontri giusti. Sa scegliere anche il prodotto da reclamizzare, così entra nelle case come uno di famiglia. Me lo ricordo quando portava il codino e faceva il karaoke. Ha saputo cavalcare l’onda e restare a galla. Non mi dispiace che metta un po’ di pepe alle mattine invernali, dal lunedì al venerdì per 115 spettacoli. Iniziare la giornata con il buonumore credo sia fare servizio pubblico, questo rientra nei compiti della Rai (parole sue). Sono d’accordo.

Vita degli scrittori

Il settimanale il venerdì del 2.12.2022 presenta in copertina un titolo assai accattivante per me che scrivo: LA VITA AGRA DEGLI SCRITTORI, dove agra vale quanto dura. Controllo sul dizionario online e trovo: aspro, pungente, spiacevole e deduco che il titolo è volutamente polemico. L’articolo che trovo all’Interno, a pag.16 chiarisce quanto anticipato, ovverosia suggerisce il quesito se MANGIARE CON LA CULTURA sia possibile. Michele Gravino, autore dell’articolo si rifà alla Milano di Luciano Bianciardi, scrittore (Grosseto, 14.12.1922 – Milano, 14.11.1971), autore de La vita agra, aggettivo preso e messo in copertina per stimolare una riflessione sul mondo degli scrittori contemporanei. Condivido il parere dello scrittore e traduttore milanese Marco Rossari, 49 anni, che dice: “Beh, non è come la miniera”, però bisogna comunque scavare tra le parole, aggiungo io che non scrivo per lavoro, ma per un’esigenza interiore. Tuttavia il diversivo mi costa, dato che finora ho pagato di tasca mia le opere, che sono circa una decina tra romanzi brevi, una raccolta di foto-poesie e una di articoli di vario argomento scritti durante la pandemia. Causa il lungo lockdown non ho potuto presentare gli ultimi tre, con il risultato che ho in casa un sacco di invenduto. Di recente, non senza difficoltà e grazie all’aiuto di Manuel, ho avviato unn contratto con Amazon, per la vendita online di otto mie opere, con la speranza che qualche lettore si incuriosisca e mi legga. Io scrivo perché mi libero, raccontare mi svuota dentro, praticamente è una terapia che mi costa i soldi della tipografia. L’ideale sarebbe essere presa in carico da un editore, che mi solleverebbe dalla promozione e dalla vendita dei libri. So che non mi arricchirei. Sono un’insegnante in pensione e basto a me stessa. Non mi interessa avere successo, ma poter contare su un pubblico di affezionati che mi sostenga e con cui poter dialogare. In questo senso il blog è un ottimo mezzo e ringrazio chi lo visita. Per tornare al titolo del settimanale il venerdì, la mia vita da scrittrice indipendente è lieta ma finora in perdita. Domani è un altro giorno 🍀🌻🖐️

Fine corsa

Davide Rebellin, 51 anni, ciclista professionista viene travolto da un camion mentre si allena in bici, poco prima di mezzogiorno, lungo la strada nel comune di Montebello Vicentino. L’uomo al volante del camion non si è fermato. Il fratello dello sfortunato ciclista, appresa la notizia dell’incidente stradale ha un presentimento, va sul luogo e lo riconosce. La bicicletta è un ammasso di rottami. A una manciata di giorni dall’incidente, l’autotrasportatore non è ancora stato rintracciato, ma la targa del mezzo tedesco sì e l’Europol è coinvolta nelle indagini. Colmo della beffa, il campione doveva accordarsi col sindaco del paese natale – lui viveva a Montecarlo con la moglie Francoise – per festeggiamenti in suo onore. Penso che la due ruote accartocciata sia una metafora della profonda ferita generata dalla morte improvvisa e violenta. Leggo che sono più di un centinaio i ciclisti morti sulle strade dall’inizio dell’anno. Che le nostre strade non siano sicure è un dato noto, cui si affianca la richiesta di dotare i mezzi pesanti di segnalatori delle ‘zone cieche’ che intuisco siano le più pericolose. Un genitore intervistato dichiara che mai farà praticare ciclismo a suo figlio, in controtendenza con i genitori dei giovani ciclisti che hanno gareggiato nei pressi di casa mia lo scorso luglio, con una insopportabile canicola. Durante le prove, sentivo i genitori incitare oltremodo i figli – dai sei ai quattordici anni – con una foga decisamente esagerata. Può darsi che in certi adulti scatti il meccanismo della proiezione sulla prole, di obiettivi propri non raggiunti, mentre l’attività agonistica dovrebbe favorire soltanto benessere fisico e mentale. Anche successo, quando ci sono le doti umane e sportive, come nel caso di Davide Rebellin, Un talento purissimo e cristallino, che si merita un’intera pagina di saluto sul quotidiano Il Gazzettino, cui mi unisco mestamente anch’io.

Catastrofe

“Dalla sera alla mattina ti trovi senza più nulla”, dice una superstite della frana a Casamicciola (Na), nell’isola d’Ischia. Finora 8 vittime, 5 dispersi, 230 sfollati. Una gestione del territorio fallimentare, abuso edilizio, condoni sono concause della catastrofe annunciata. Il dissesto idro-geologico è noto, la cultura della prevenzione pressoché inesistente. “Le persone devono capire che in alcune zone non si può costruire”, è il monito del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Stato di emergenza chiesto e prontamente accordato. Ma dopo? Leggo che gli ischitani sono ‘rassegnati’ e ‘condannati’ al fatalismo. Forse gli adulti, gli anziani…non certo il neonato di una ventina di giorni, sotterrato dal fango insieme ai suoi giovani genitori. Concordo che ora è il tempo del dolore e non delle polemiche, ma ascoltare i cenni dell’evento no? Per non parlare della precedente frana del 2018 che non ha prodotto gli interventi necessari. Ancora una volta la parola Prevenzione è stata disattesa, e l’emergenza ha costi umani e sociali molto più vasti. Spesso ho considerato ‘fortunate’ le persone che vivono in posti da sogno, col mare a distendere i nervi e il sole in fronte. Non amo il freddo e le montagne mi incutono soggezione. Sono veneta per caso. Di spirito credo che starei bene in un’isola, specie da quando ho scoperto – grazie Lara – che Ada, così com’è scritto, in turco significa isola. Col senno di poi, ci andrei solo in vacanza, oppure di passaggio. Per me successe da liceale, durante la gita scolastica a Napoli e Pompei, del 1971 se non erro (qualche mio ex compagno del Brocchi potrà confermare o aggiustare). Rimasi talmente sbalordita dalla bellezza dei luoghi…da suggerirli come viaggio di nozze a mia sorella maggiore. Da allora il paesaggio si è molto complicato, persone comprese.

Invidiabile longevità

Durante la trasmissione La vita in diretta sento una bella storia: una arzilla signora centenaria festeggia i 101anni insieme ai carabinieri che le portano una torta allo yogurt fatta da loro stessi. Succede nelle isole Egadi, a Favignana, isolata a causa del maltempo. Lei si chiama Rosa Giangrasso – Zia Rosina – vive da sola ed è la più anziana abitante dell’isola. Lavora a maglia e all’uncinetto. È devota a padre Pio, vive da sola ma molte persone in foto le fanno compagnia dalle cornici che arredano una parete della cucina. A causa del maltempo, i suoi familiari non hanno potuto raggiungerla nell’isola (familiari che immagino pure di età avanzata). I carabinieri le fanno spesso visita ed il servizio che offrono fa onore a loro e alla divisa che indossano. Immagino la soddisfazione della festeggiata e anche l’emozione degli uomini dell’Arma, impegnati spesso in missioni di pericolo. La foto che accompagna la notizia riportata dai quotidiani ce la restituisce che indossa un abito a stampa foglie e sul capo il berretto da carabiniere: un quadretto che sprigiona serenità ed anche leggerezza, doni che la signora Rosa con la sua testimonianza di longevità e di indipendenza in realtà fa a noi. Mi viene facile pensare alle persone che si lamentano per essere sole, oppure a quelle che mal sopportano la vita in strutture per anziani. Questa storia è l’eccezione che conferma la regola. Un mirabile esempio che si può farcela anche da soli. Se si possiede lo spirito adatto e si gode di buona salute.

Fenomeno sciagurato

Nel 2022 si sono registrati meno FEMMINICIDI in Italia dove cresce la prevenzione. Tuttavia le vittime sono ancora molte. Sono 104 le donne uccise nel nostro Paese da inizio anno: i loro nomi si leggono sullo sfondo rosso della facciata di Palazzo Chigi. La giornata contro la violenza sulle donne risale al 1999 e ricorda il sacrificio delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana, uccise il 25 novembre 1962 perché protestavano contro il regime del dittatore Trujillo. Il fenomeno è diffuso a livello mondiale – Francia, Germania e Spagna in Europa contano il maggior numero di donne uccise – ma questo non solleva lo spirito. In Italia, la regione che risulta prima per femminicidio (il 17,2 %) è la Lombardia, seguita dall’Emilia Romagna (8,8 %), dal Piemonte e dal Lazio (entrambe all’8,4 %). Al di là dei freddi numeri, disorienta riflettere sulle cause di questo sciagurato fenomeno di cui spesso si macchiano uomini affettivamente vicini alle vittime: mariti, compagni, ex …perfino fratelli e padri. È evidente che l’amore non c’entra nulla, più appropriato parlare di possesso, gelosia, odio. Non ho esperienza diretta di drammi del genere, anzi quasi: anni fa, in un comune vicino un padre uccise la figlia di cui si era ‘invaghito’, episodio che si commenta da solo. In una ipotetica intervista alle vittime, chiederei cosa ha fatto esplodere la violenza e cosa si può fare per evitarla, o quantomeno contenerla. Immagino che tutte risponderebbero NON SOTTOVALUTARE i segnali che spesso – per non dire sempre – vengono sottostimati, forse per non rendere pubblico un dissapore e con la speranza che la furia passi. Ma sappiamo com’è finita. 🙏

Giornata Mondiale della Filosofia

Pare che oggi sia la Giornata Mondiale della Filosofia, dico ‘pare’ perché ogni giorno è dedicato a qualcosa, ma anche a più di una. Comunque non mi dispiace occuparmene, influenzata dai miei percorsi scolastici. Il mio professore di Liceo era un tipo interessante, con un nome accattivante, Roberto Roberti. Il suo modo di porsi ricordava il tenente Colombo, mentre la didattica non era quella di un cattedratico, ma più vicina alla percezione degli adolescenti. Non mi dispiaceva la sua lezione, sebbene fosse la letteratura il mio cavallo di battaglia, specialità del compianto professore di Italiano Armando Contro, cui ho dedicato il romanzo Il Faro e la Luce. Quanto alla Filosofia, circolava tra i corridoi la convinzione che fosse Quella cosa con la quale e senza la quale si vive lo stesso. Oggi la mia idea si è evoluta. Tuttavia non è del tutto definita e ho bisogno di puntelli per farmene una ragione. La parola ‘filosofia’ deriva da due parole greche che si possono tradurre come ‘amore per la sapienza’ che si estrinseca attraverso un lavoro del pensiero riguardo domande esistenziali. L’uomo si pone delle domande e cerca di darsi delle risposte, non per fini utilitaristici. D’altronde Aristotele dice che si conosce al solo fine di sapere e non per conseguire una qualche utilità pratica. Qua mi fermo perché non sono affatto un’esperta, mi permetto delle intuizioni. Cerco un aiutino nel web e trovo le seguenti risposte alla domanda Che cos’è la filosofia: È amore per il sapere – È meraviglia verso il mondo che non conosciamo – È porsi domande su questo mondo – È ricerca tramite la ragione, per rispondere a queste domande – È argomentazione – È dialogo – È pratica di vita. Beh, ce n’è per tutti i gusti. Per non allargarmi troppo in un campo potenzialmente minato, adotto la frase del calendario filosofico odierno che recita: Cura d’esser chi sei che ti amino o no (Fernando Pessoa). Provo ad adeguarmi.

Terapia a 4 zampe

“Cerca qualche notizia anche positiva”: è l’invito che mi viene da una lettrice dei miei post che un poco mi disorienta. Tra l’altro non nuovo, perché giunto anche da un’altra persona. Mi metto d’impegno e controllo pagina dopo pagina de la Repubblica di venerdì 18 novembre. L’unico articolo su cui posso sorridere è intitolato Gattonare all’aperto il dissenso strisciante dei giovani cinesi, di Gianluca Modolo, a pag. 21. La prima parola ‘Gattonare’ mi riporta agli amanti gatti (di cui sono grandi estimatrici le due amiche critiche) e allo spostamento a quattro arti dei cuccioli d’uomo. Quindi i motivi per distrarsi sono due: i felini e i bambini piccoli. Vedo cosa posso raspare dall’articolo che intuisco provocatorio. Trattasi di una moda partita a inizio mese con un post anonimo pubblicato sui social da uno studente dell’Università di Comunicazione di Pechino: camminare carpini o rotolarsi per terra, per protestare, oppure reagire alla frustrazione di stare rinchiusi, a seguito del lungo lockdown e dei controlli rigorosi. Molti studenti portano a spasso al guinzaglio finti cagnolini fatti di cartone: perché non veri? – mi chiedo e quest’altra attività ‘creativa’ mi sembra più preoccupante di gattonare. Giusto ora mi torna in mente la novella di Luigi Pirandello La carriola, dove uno stimato avvocato, nel suo studio e in riservatezza si concede la stranezza di prendere per le zampe posteriori la vecchia cagna, facendole fare il gioco della carriola. Non è che ci sia tanto da ridere, né per la novella né per la moda di gattonare. Mi sono buttata su un fatto non angosciante, ma preoccupante. Diciamo che il bene viaggia sotterraneo ed emerge con difficoltà, anche perché siamo tendenzialmente masochisti e ci piangiamo addosso. È risaputo che fa rumore un albero che cade e non la foresta che cresce. Comunque, per mia esperienza il gatto è un’ottima medicina per molti mali minori, a partire da come si muove. Va conquistato giorno per giorno e ‘assunto’ come una terapia dolce. Provare per credere.

Sconcertante attualità

Di giovedì sera, su Rai3 danno AMORE CRIMINALE- STORIE DI FEMMINICIDIO che potrebbero sembrare costruite a tavolino, se non fosse che le vittime hanno nome e cognome. Troppe dall’inizio dell’anno e ci stiamo avvicinando al 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Sento che a Roma sono state uccise a coltellate, quasi in contemporanea tre donne, due cinesi e una colombiana, probabilmente da una sola mano, un “killer delle prostitute”. Mi rammarica che le vittime siano straniere e dedite alla prostituzione, chissà magari la loro unica fonte di sostentamento. Il tutto nel quartiere di Prati, ritenuto “una zona tranquilla, a pochi metri dal tribunale”, un dettaglio che rende ancora più amara la tragica vicenda. Delle due cinesi, a tutt’oggi si ignora l’identità. La terza vittima, Marta Castano Torres, è colombiana di 65 anni. Chissà che vita aveva fatto per non essere in pensione! Ilm triller non è il mio genere di scrittura, se no ci sarebbe tanto materiale cui attingere. Sono desolata e non posso che condolermi per la tragica fine di queste tre donne, che senz’altro avranno dei familiari da qualche parte, forse lontano. Al momento nessuno si è fatto avanti per l’identificazione, e questo aumenta lo squallore. Non invidio gli investigatori della polizia di Stato, al lavoro per analizzare quanto può servire per le indagini e nemmeno gli abitanti dei Palazzi dove sono avvenuti i delitti. Il programma citato in apertura mi procura una certa angoscia, perciò mi riprometto di non vederlo. Ma poi ci casco, per una sorta di solidarietà con le vittime, che in qualche modo chiedono di essere ascoltate. Però che il dramma si replichi senza soluzione di continuità mi sembra intollerabile.

8 miliardi

Da oggi siamo otto miliardi sulla terra (tra vent’anni saliremo a nove): non so se sia un primato positivo o viceversa. Tra questi ci siamo anche noi e i politici che partecipano al G20 a Bali, in Indonesia, compresa Giorgia Meloni, unica donna premier. Che si sia portata appresso la figlioletta Ginevra mi fa tenerezza, perché dimostra di non accantonare il suo ruolo di mamma, che non è solo una nota folcloristica: a mio dire, dimostra che è una persona coi piedi per terra, aspetto fondamentale in politica e diplomazia. Gli argomenti sono tosti: innalzamento climatico, guerra in Ucraina, rapporti tra le nazioni. Pare scongiurata la guerra fredda tra Usa e Cina, mentre l’attrito tra Francia e Italia rimane fuori della porta. Ma i migranti bussano alle porte dell’Europa, che dovrà trovare una modalità comune per rispondere all’invasione. Pensando al mio passato scolastico, durante l’ora di Geografia in classe terza, i ragazzi confondevano spesso Indonesia con Indocina (Siam o ex Thailandia) collocate comunque nel sud-est asiatico. Questi incontri tra i grandi, in svariati posti della terra, serviranno magari a conoscere genti e luoghi differenti, con problematiche simili o quasi. A proposito di Bali (isola indonesiana con poco più di 4 milioni di abitanti), è conosciuta anche per i centri di yoga e di meditazione, parola quest’ultima che mi auguro sia tenuta in considerazione dai vari leader politici presenti al summit. Curiosando nel web, stanno in una mano le ragioni per visitare Bali: 1. Rallentare per ritrovare te stesso; 2. Un’isola adatta a tutti i gusti; 3. Ti innamorerai del popolo balinese; 4. Yoga a Ubud, surf a Uluwatu: annoiarsi è impossibile; 5. Ti perderai tra i mille colori della natura. Per me non è fattibile un viaggio tanto lontano, ma mi interessa tutto ciò che riguarda l’Oriente. Quindi ogni occasione è buona, summit compreso.