Mostra del Libro

Più libri più liberi è lo slogan della Fiera nazionale della piccola e media editoria, che si tiene a Roma nei primi giorni di dicembre. L’ annuncio mi offre l’opportunità di ricordare che l’8 dicembre (domani) alle ore 16.30 sarà inaugurata dal Sindaco Paolo Mares presso il Centro Sociale di Castelcucco l’annuale Mostra del Libro cui partecipo anch’io come autore, attraverso la presenza di alcune mie opere. Poi seguirà l’accensione dell’albero con vin brulé e cioccolata offerti dal Gruppo Alpini. Gradita presenza: Babbo Natale. In contemporanea, in Villa Rubelli a San Zenone viene inaugurata la mostra di pittura “Ricerca della luce” dell’amico Renato Zanini, cui sono invitata e non posso mancare. Tuttavia sono disponibile a intrattenermi con qualche visitatore della Mostra nei prossimi giorni, fino alla chiusura domenica prossima. Adesso due parole sul libro, un prodotto che consumo quando leggo e che creo quando scrivo. Infatti definisco mie creature le opere finora editate o date alle stampe (cavillosa differenza che non c’entra con il contenuto ma riguarda la sua diffusione sul mercato). Premetto che attualmente sto leggendo i romanzi di Annie Ernaux, la 82enne francese ultimo Nobel della Letteratura che mi piace molto, per la scrittura rapida e asciutta. È palese che per me il libro in sé è un insostituibile compagno di viaggio. Barbara Alberti, nella prefazione al mio TEMPO CHE TORNA afferma “È lui l’unico amante, il libro” e in un altro passaggio offre questa bella immagine: “Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano”. Ecco, il posto giusto dove incontrare i libri, toccarli, visionarli, farsi un’idea del contenuto, magari incontrare l’autore e farsi scrivere una dedica, acquistarli per sé oppure donarli è la Mostra del Libro! Avanti lettori, i libri vi aspettano!

Ceesecake

Stamattina alle otto la temperatura è prossima allo zero, normale per la stagione. Per fortuna c’è il sole che mi consente di far (fare) pulizia di foglie e sterpi, in abbondanza caduti sul terreno con la pioggia dei giorni scorsi. Mentre aspetto che arrivi Reginaldo che mi dà una grossa mano nella pulizia dello scoperto, faccio colazione con una novità: la ceescake preparata ieri…per utilizzare i biscotti troppo friabili fatti giorni addietro, non quelli fatti con mio figlio sabato: buoni, belli e già esauriti. Contrariamente a quanto credevo, la torta di formaggio può anche passare per il forno, procedura che prediligo rispetto a quella riservata alla torta semi-fredda. Una volta raffreddata, si può nappare a piacere. Io uso la mia marmellata di melagrane, intiepidita a bagnomaria. Ancora in pigiama, procedo all’assaggio, che non delude: è veramente squisita! A metà mattina ne offro una fetta al mio giardiniere di fiducia che la definisce deliziosa! Non immaginavo di cavarmela così bene in realizzazione di dolci; del resto ho una certa pratica di muffin che le mie amiche apprezzano molto, al netto delle marmellate – più corretto sarebbe chiamarle composte – che realizzo da vent’anni con la frutta dei miei alberelli. Già che ci sono e che siamo in zona regali di Natale, ho deciso che donerò solo cose realizzate con le mie mani e/o con la mia mente. Sto pensando a una poesia, magari illustrata da una fotografia scattata da me in tema natalizio. Sento il bisogno di dare qualcosa che mi rappresenti e di non sprecare denaro in oggetti standardizzati. Se con l’età si diventa più essenziali, mi sta bene. Adesso mi rimane stendere l’elenco dei miei contatti, provvedermi di nastri e borsette, preparare i biglietti…e scrivere la poesia ch.e spero regalerà un po’ di dolcezza. Come una fetta di ceesecake!

Lezioni di corsivo

La scrittura a mano potrebbe diventare una materia. Postura, lentezza nello scrivere il segno, accarezzare la carta: questo l’obiettivo dello Scriptorium Foroiuliense – Scuola Italiana Amanuensi, di San Daniele del Friuli che da circa un decennio opera in questo ambito con corsi rivolti agli appassionati, associazioni e università. Sento la notizia durante la trasmissione pomeridiana ‘geo’ e l’intervista fatta al direttore Roberto Giurano dalla conduttrice Sveva Sagramola. Trovo che sia davvero una bella e utile notizia. È risaputo che la scrittura a mano è di fondamentale importanza per potenziare capacità di concentrazione, memoria, organizzazione del pensiero e proprietà di linguaggio, abilità scavalcate dalla digitalizzazione. Da insegnante ritengo che il manoscritto sia oggi penalizzato dall’uso del computer, mentre scrivere in corsivo rimane un’espressione personale unica, un po’ come l’impronta. Decenni fa era bello ricevere cartoline dagli amici in vacanza, evento oggi superato dai messaggini con foto. Ne ritrovo qualcuna infilata nei libri di scuola che mi procura nostalgia. Lo scorso agosto, Manuel me ne ha spedita una da Singapore che tengo come un cimelio. Dicasi lo stesso per le lettere manoscritte custodite nelle scatole da scarpe, in cantina e altrove. Di mio pugno ho riempito dei quadernetti sulla mia esperienza di mamma destinati a mio figlio. Adesso scrivo a mano per necessità, di solito sul retro degli scontrini quando mi assale l’ispirazione. Poi ricopio sul tablet o al pc, dove rimane indistruttibile, ma disanimato della pulsione creativa trasmessa dalle dita. La mia grafia è rimasta abbastanza inalterata negli anni, a suo tempo la sottoposi anche a un grafologo, ma non ricordo il giudizio. Devo contattare la collega e amica Rosi che se ne intende, perché sta seguendo un corso di calligrafia, una forma d’arte destinata a chi ama il bello coniugato con la disciplina. Con buona pace della tecnologia, utilissima se non diventa invasiva e disumanizzante.

Le farfalle sono tornate

LE FARFALLE SONO TORNATE Tra gli sport che mi piace seguire c’è la ginnastica ritmica, dove la 18enne Sofia Raffaeli, ai Mondiali di Sofia in Bulgaria ha vinto l’oro, prima volta per un’italiana. Prima l’oro al cerchio e poi quello alla palla, cioè due ori in un giorno, cosa mai successa a un’atleta azzurra. Con il soprannome di “Formica atomica”, questa ragazzina dal corpo esile (alta 1,57 m. per 37 kg.) e l’apparecchio ai denti sorprende per la bravura e l’eleganza, qualificandosi per Parigi 2024. Marchigiana, ha dedicato il titolo mondiale alle Marche, la sua terra e a tutte le famiglie che stanno soffrendo in questo momento per la recente alluvione. Nel suo commento a caldo dice: “Cercherò di migliorarmi ancora. Voglio sempre la perfezione e sono contenta solo quando so di avere fatto tutto”: lodevole! Emozionante poi sentire risuonare e intonare l’inno nazionale in tanti momenti durante la competizione sportiva a Sofia, dove l’Italia inanella 9 medaglie, 5 d’oro; 4 portano la firma di Sofia Raffaeli, la quinta è quella conquistata dal team nella specialità cinque cerchi, davanti a Israele e Spagna. Le azzurre guadagnano l’argento nella prova a squadre mista nastri-palla, seconde solo alla Bulgaria. Una grande soddisfazione, un’Italia da record! Seguo il galà che è una meraviglia; vedo volteggiare le atlete che sembrano libellule: aggraziate, flessuose, sorridenti. Nel mio immaginario infantile sognavo di fare la ballerina perché mi attraevano la musica e le movenze interpretative…allora – sessant’anni fa – era praticamente impensabile e poi non avrei avuto il fisico adatto. Comunque mi consolo pensando che ho un buon rapporto con le parole che mi consentono di intrecciare storie e versi, una musica diversa, con l’obiettivo di lib(e)rarmi e lasciare un segno.

Vitalità dell’arte

Domenica mattina dedicata all’arte, da osservare interpretare gustare. Con la mia amica Lucia, come convenuto mi dirigo a san Zenone degli Ezzelini dove sono visitabili da oggi e fino al 30 ottobre due mostre collettive presso Villa Marini Rubelli, intitolate La Pedemontana e L’arte che unisce. L’evento promosso e organizzato dal Comune e dalla Pro Loco di San Zenone in collaborazione con dieci comuni limitrofi, offre al visitatore il godimento delle opere di 78 artisti locali che interpretano il paesaggio della Pedemontana usando tecniche diverse, guidati dalle rispettive sensibilità. Premetto che non ho una patente in materia e mi lascio trasportare dal gusto personale, influenzato pure dalla conoscenza diretta di qualche artista. Ad esempio mi riferisco a Riccardo Cunial, che mi saluta cordialmente, di cui mi colpisce un’opera notevole per dimensioni e qualità, “Valcavasia”, con un donna sognante sullo sfondo dettagliato del paesaggio della zona. I quadri con soggetti floreali di Mary Vardanega sono un piacere per gli occhi e concedono un relax mentale, mentre quelli di Noè Zardo scavano nel profondo e inducono a porsi domande esistenziali. Il mio compagno delle elementari Pietro Salvestro ama tutte le tonalità di verde che bendispone alla serenità. Renato Zanini dà campo al giallo del grano e all’azzurro del cielo, restituendo paesaggi felici. Le sculture di Gilberto Fossen toccano il cuore. Sono esposte anche opere realizzate con materiali per me inconsueti, come i fili da ricamo. Due ore di visita sono appena sufficienti per dire qualcosa, relativamente a qualche opera. Molto ci sarebbe ancora da dire, ma non voglio influenzare il visitatore che avrà tempo e modi di apprezzare il tutto di persona. Io conto di ritornarci, per intrattenermi magari con un artista di persona. Al di là del valore delle opere – varie e destinate a soddisfare ogni gusto – apprezzo che, in questa quinta edizione sia stata offerta la possibilità di cimentarsi anche ai bambini di quinta elementare dei Comuni partecipanti. Nella Barchessa è ospitata la mostra parallela L’arte che unisce con opere del pittore ucraino Iurii Gliudza e opere di artisti provenienti dai Comuni gemellati di Majano (Udine) e Marzling (Germania). Perché a questo serve l’arte: suscitare emozioni e diffondere bellezza, in un clima di pace.

Dove c’è arte c’è bellezza

Curiosa la vicenda occorsa a Gloria Fregonese, la ventiseienne licenziata che ha sfondato nel mondo della moda. Lo dice lei stessa sul Red carpet del Lido: “Facevo l’impiegata, mi hanno licenziato. È stato il mio trampolino per la moda”. Come dire: non disperare, chiusa una porta si apre un portone. Beh, la ragazza è bellissima, piuttosto sofisticata direi, corpo stupendo e sguardo ammaliatore. Ma suppongo che abbia una forte personalità, per non essersi scoraggiata e aver tentato un’altra strada. Ho dato un’occhiatina al suo profilo Instagram e mi piace quello che dice per presentarsi: Veneta d’origine, italiana d’adozione, mondana nel cuore. Originaria di Mansuè (TV), è stata invitata dalla città di Venezia alla 79esima mostra del Cinema, dove ha incantato. L’affascinante ragazza vive a Milano dove porta avanti il suo lavoro da modella e quello di deejay. Una tipa bella e tosta, lontana anni luce dai “bamboccioni” della Fornero, ha dimostrato come si attua la “resilienza”. Non escludo che possa suggerirmi un personaggio positivo da inserire nel mio prossimo libro che avrà per protagoniste varie donne. Girare pagina, ovverosia cambiare lavoro non è cosa semplice. Alla sua età, io decisi di licenziarmi come applicata di segreteria (che ho fatto per quattro anni, laureata in Lettere e Filosofia a 23), per dedicarmi finalmente all’insegnamento che era il mio obiettivo. Col senno di poi, credo di essere stata tosta anch’io. La bellezza esteriore non mi appartiene, ma curo abbastanza quella interiore, da cui provengono soddisfazioni più durature. Mi auguro che Gloria pensi anche a questo aspetto e non si faccia sommergere dal successo. Considerato che fa anche la deejay, immagino che ami la musica, altra grande forma espressiva che può declinarsi in forma artistica. E dove c’è l’arte c’è bellezza.

Arte in strada

Bella iniziativa quella offerta dallo Street Piano Festival a Caorle: 8 pianoforti posizionati nei luoghi più belli e suggestivi di Caorle, che potranno essere suonati da chiunque, dalle otto alle ventitré. Il festival è alla sua quinta edizione, un’ottima occasione per trasformare la cittadina lagunare in un teatro di musica e di creatività. Ne sento parlare per televisione e mi dispiace averlo saputo in ritardo, ormai a festival concluso, ma l’iniziativa ha tutto il mio plauso, anche perché Caorle mi ricorda rapidi ed intensi soggiorni colà vissuti, durante alcune estati prima della pandemia. Intanto c’è il Petit Hotel gestito dal mio omonimo Cusin Maurizio, non parente (che io sappia) dove sono stata ospite. Poi c’è Calle Cusin, proprio vicino al famoso campanile inclinato, di cui ignoravo l’esistenza, segnalatami da una collega che ha un appartamento in zona. Quindi deduco che parenti di mio padre fossero stanziati qua e facessero presumibilmente i pescatori. Anni fa ho conosciuto e frequentato un’amica di famiglia, la signora Cleofe che ha dato il nome al suo Hotel, in entrata alla cittadina. Era un personaggio noto a Caorle, amante dei cani e con me gentilissima…mi spiace sia passata a miglior vita, la ricordo con simpatia. A proposito di spiagge e località balneari, ho frequentato dapprima Lignano Sabbiadoro, poi Caorle e da ultima Bibione, anche per via delle Terme dove ho fatto cicli di aerosolterapia per recuperare la voce (abusata a scuola). Ad ognuna sono legati ricordi piacevoli, dato che il mare è il paesaggio prediletto, tra quelli offerti dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia (mia mamma era friulana): la Terrazza a mare di Lignano, le facciate colorate delle casette a Caorle, il faro a Bibione. Mi scuso per Jesolo, evitato di proposito perché “troppo vicino di casa”, che avrà di certo i suoi estimatori. Nella torrida estate ormai declinante, non ho trovato il momento giusto per fare una puntatina in spiaggia. Vedrò di recuperare a breve.

Libreria, luogo importante

Stranamente mi sveglio tardi, dopo le otto – non succedeva da almeno tre mesi – e ho diverse incombenze da sbrigare. Come da prassi, prima servo i micetti e Grey, la gatta adulta trasformatasi in ket-sitter, quindi faccio colazione. I canarini attendono pazienti che rinnovi mangime, acqua e li sposti fuori, sotto il portico dove sanno che arriveranno a deliziarli le foglioline di radicchio che crescono sul bordo del marciapiede. Un giretto per il giardino, in cerca di qualche soggetto da fotografare, scarso. Quando ero in servizio, pensavo che avrei potuto investire la pensione, occupandomi eventualmente di una fioreria oppure di una libreria o simile. Non era proprio un sogno, ma un desiderio che avrebbe potuto concretizzarsi, se avessi potuto condividerlo. D’altronde in casa non mi mancano né fiori e né libri. Tuttavia mi rallegra che qualcuno lo realizza, com’è capitato a Michela, 32enne di Cappella Maggiore, che ha inaugurato la libreria Fortum, nome che è tutto un programma: in islandese da dove deriva significa forte, ma la radice fort mi richiama la parola fortuna, che nella versione buona è beneaugurante. Leggo con interesse l’articolo, dove la titolare della libreria racconta come è giunta a realizzare il suo sogno, perché già da piccola le piacevano libri e giornali. Tutto torna. Mi sento vicina al suo sogno realizzato e le auguro di cuore soddisfazioni e buone relazioni, che certo favorirà tra la sua clientela. Come lei afferma, c’è una bella differenza tra l’acquisto asettico di un libro online e poterne parlare con chi te lo vende perché lo conosce e l’ha letto. Senza contare gli “Incontri con l’autore” che un sensibile libraio può organizzare. Ecco, la parola chiave per fare circolare la cultura è la sensibilità. L’ambiente da solo non basta. Complimenti e Auguri a Michela (P.S.- Anche Umberto Saba, grande poeta, gestiva la Libreria Antiquaria a Trieste)

Flamenco e Tango

A 78 anni è morto il chitarrista e compositore spagnolo Manolo Sanlúcar, maestro del flamenco. Non lo conosco ma mi riprometto di farlo. Ora, la parola ‘flamenco’ mi ricorda che qualche anno fa ho scritto un racconto intitolato Flamenco Therapy, risultato poi finalista ad un concorso letterario a Savona. Il flamenco è vicino al tango, che è la mia danza preferita, anche se ora non la interpreto più. Riguardo al flamenco, le sue origini si perdono nella storia della Spagna, tra i popoli perseguitati del Paese – i gitani, i mori, gli ebrei – e il significato della parola pare sia “fenicottero” che rende bene l’idea del ballo, fatto di movimenti sinuosi del busto, colpi di tacco e grande espressività. Canto e nacchere accompagnano la musica di una chitarra. Indubbio il fascino misterioso e travolgente che suscita. Il legame col tango si deduce anche dal fatto che esiste un ‘tango flamenco’ che è un genere del flamenco, “strettamente relazionato in forma e feeling alla rumba”. Ma lascio le informazioni tecniche per accennare al mio racconto, che nelle intenzioni dovevo ampliare in romanzo. La protagonista soffre di anemia mediterranea, problema che la limita e la isola: reagisce, seguendo un corso di flamenco che le restituisce energia e coraggio, durante un percorso dentro e fuori di sé che la avvicina agli artisti di strada. Il messaggio palese è che l’arte salva sempre. Se i lettori mi offrono uno spunto, per riprendere in mano la storia e continuarla, tante grazie. Intanto ripasso i passi (chiedo scusa per il gioco di parole) del tango, su cui ho volteggiato parecchio da ragazza, per esprimere il mio spirito in cerca di ossigeno e di libertà.

La meraviglia dell’arte

La vacanza culturale è quella che preferisco, magari comoda a due passi da casa. Succede stamattina quando vado a vedere, in compagnia della fidata Lucia la mostra a Possagno (ingresso stradone) dove espongono Mary Vardanega, Riccardo Cunial, Pierfrancesco Vardanega, fino al 4 settembre, IN OMAGGIO ALL’ ILLUSTRE POSSAGNESE ANTONIO CANOVA A 200 ANNI DALLA SCOMPARSA (1822-2022), come recita l’opuscolo illustrativo. Intanto mi permetto di dire che Canova sarebbe lusingato di avere compaesani artisti di tale levatura: le opere esposte parlano da sole, che si tratti del bellissimo Gesù scolpito nel legno di Pierfrancesco, oppure dei nove ritratti accolti nella stessa cornice di Riccardo, o ancora delle “Roe” di Mary che mi fanno pensare ai grovigli spesso menzionati da Noè Zardo, il mio amico pittore. Con Mary mi trattengo a parlare, incuriosita e affascinata dalla sua disponibilità alla conversazione che di per sé è già un dono. Sapevo che dipingeva, ma la ricordavo che suonava la fisarmonica, strumento che amo. Apprezzo la sua pittura energetica e realistica, che suscita emozioni. Le chiedo quando è emersa questa dote e mi risponde con un aneddoto: a scuola elementare le era assegnato un posto in fondo all’aula…per meriti, nel senso che disegnava soggetti vari, su richiesta della maestra, allertata dal suo talento! La vita non le ha risparmiato sorprese e dolori, anche fisici, ma lo spirito che emana questa cordiale signora con la chioma bianca e gli occhi azzurri è quello di una ragazzina, tuttora curiosa e innamorata della vita, in tutte le sue declinazioni. Confermato dalle significative parole, non a caso riservate all’ultima pagina del catalogo, quale confidenza: “La mia vita è amore, arte, musica”. Un progetto che è anche un invidiabile modello di vita.