Giornata Mondiale dell’Arte

Il 15 aprile 1452 nasceva Leonardo da Vinci. Mi pare appropriato che oggi ricorra la Giornata Mondiale dell’Arte, proclamata dell’UNESCO nel 2019 per promuovere la creatività e l’eccellenza italiana nel giorno della nascita del genio, simboleggiata dal suo Uomo Vitruviano. “Nel suo significato più sublime l’arte è l’espressione estetica dell’interiorità e dell’animo umano”. Le cinque arti classiche/belle arti sono: pittura, scultura, poesia, musica e danza, a cui si affiancano, nell’accezione moderna architettura, cinema, fotografia e fumetto per formare le principali forme di espressione artistica visiva e performativa (performer = artista). Più semplicemente, per me l’attitudine artistica è la capacità di trasmettere emozioni, in qualsiasi modo e con qualunque tecnica. Chi dipinge sui sassi, chi ricama, chi crea immagini con la sabbia, chi fa l’acrobata… è un artista. Non è un caso se seguo il programma Dalla Strada al Palco che offre la possibilità a persone sconosciute di esibire un talento. Mi conforta avere amici artisti, che a loro volta mi sostengono quando gli sottopongo una mia poesia. Ma l’ambito espressivo è ampio, aperto a chiunque e non richiede ‘patenti’. Basta usare cuore e mente. La premier Giorgia Meloni ha celebrato l’eccellenza italiana, in particolare durante l’evento “Mille Marchi Storici per il futuro del Made in Italy” a Roma, definiti a ragione un punto di orgoglio. Siamo famosi per l’arte e la capacità imprenditoriale. Ai maestri rinascimentali si aggiungono gli artisti italiani che operano in svariati campi. Anche la definizione di Belpaese attribuita alla nostra nazione ingloba meraviglie naturali e quelle prodotte dall’ingegno. Dobbiamo essere orgogliosi del nostro patrimonio artistico.

Fiori e tradizioni

Camelieto: non conoscevo questa parola che sento durante il programma Costume e società in coda al TG 2 riferito alla coltivazione delle Camelie. Precisamente “Giardino botanico o parco specializzato nella coltivazione, conservazione e studio delle diverse varietà di piante di Camelia”. Tipo il Camelieto Compitese (LU) che ospita oltre 250 piante, un’esplosione di varietà e di colori. Fiore originario del Giappone, simboleggia ammirazione, perfezione e gratitudin, spesso associato all’amore duraturo, mentre nel paese del Sol levante è legato alla purezza e alla bellezza interiore. Da quando abito a Castelcucco – giugno 2000 – in giardino ho una pianta di Camelia Japonica che mi regala strepitosi fiori rossi ogni Primavera. Peccato durino poco, qualche giorno sulla pianta, meno se messi in vaso dove si sfogliano. Esposta a mezz’ombra, in zona nord – est, non gode di un terreno ricco di sostanza organica che cerco di integrare con concimazioni specifiche. Diverse foglie sono gialle, anziché verde brillante, ma un dipendente del consorzio cui mi sono rivolta ha risposto che è normale. Non vorrei che Fiocco, il malandrino dei miei tre gatti, la usasse come ‘bagno riservato ‘ (l’ho visto fare pipì sulle viole). Essendo una pianta estremamente longeva -:con le giuste cure può vivere oltre i 100 anni – mi auguro possa rallegrarmi ancora a lungo, in buona compagnia della Magnolia che le sta vicino. Entrambe le piante mi erano state regalate per il mio compleanno da mia mamma, che era appassionata di fiori. Mi ricordo che partiva per il mercato con la 128 verde e tornava col bagagliaio pieno di geranei e di margherite… che rinnovava ad ogni Primavera, perché non aveva il pollice verde. Mantenere viva la Camelia è continuare una tradizione di famiglia.

Da insegnante ad allieva

“Ma lei è raccomandata?” mi chiede sorniona Monica, perché sa che l’istruttore è mio figlio. Frequento la palestra degli Istituti Filippin dopo l’intervento alle anche, il mercoledì mattina. Non faccio Ginnastica dolce, ma Sala pesi. Iscrivermi è stata quasi una sfida, perché dai tempi del Liceo snobbavo l’impegno fisico, costretta a spalmare tutte le mie energie sul Greco e il Latino, compreso il viaggio di un’ora di pullmann, andata e ritorno. Il dottor Grano che mi ha operata in robotica a Bassano la prima volta e a Vicenza la seconda mi ha consigliato di irrobustire la muscolatura, senza forzare. Consiglio che gentilmente mi ha messo nero su bianco. Saul, mio figlio è uno degli Istruttori in Sala pesi, subito ‘scartato’ per evitare ‘conflitto d’interessi’. Del resto lui è in servizio il pomeriggio e la sera. Ma il caso vuole che Andrea, il mio primo struttore cambi orario, sostituito da Martina, costretta anche lei per motivi di studio a farsi sostituire. Così mi trovo faccia a faccia con mio figlio, divenuto il mio istruttore. Lui motivato e disciplinato, io inerme. Senza badare al rapporto di parentela, non indulge affatto alla tolleranza, ma mi sprona a ripetere la sessione degli esercizi, come da scheda. Non so se ridere o piangere, ma con Saul non si scherza. Ho di fronte una massa di muscoli impressionante, costruita con tenacia e costanza. Io non mi prefiggo obiettivi straordinari, mi basta non impoltronirmi, sperando di mantenermi attiva e autonoma, il più a lungo possibile. Resto in contatto con l’abile chirurgo Giovanni Grano, il gentile ortopedico Guido Mazzocato e il fisioterapista Federico Zalunardo che mi ha seguita nella riabilitazione. Da Insegnante ad allieva non è male, se il benessere è il pedaggio da pagare.

Il Piccolo Principe compie 80 anni

Il Piccolo Principe compie 80 anni. Lo sento al Tg1 delle otto. Mi complimento con l’autore Antoine de Saint-Exupery, la cui fine misteriosa ha aumentato l’interesse per la sua opera. Il 31 luglio 1944 un bimotore delle forze alleate scompare dai radar: a bordo solo il pilota, lo scrittore appunto (Lione, 29 giugno 1900 – Mar Mediterraneo), impegnato in un volo di ricognizione aerea sul Mar Tirreno. Apprezzato fin dalla sua uscita a New York nel 1943, è il libro più letto dopo la Bibbia e il più tradotto al mondo. Centrale l’incontro tra il bambino biondo/piccolo principe proveniente dallo steroide B 612 e l’aviatore/pilota precipitato nel Sahara. Da adolescente, mi era sembrata una storia strampalata. Solo da adulta ho colto la morale del libro, insita nell’invito a guardare il mondo con gli occhi del cuore, dato che “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”: questo il segreto che la volpe svela al piccolo principe. Si tratta di una fiaba filosofica che fa riflettere sul senso della vita e sui legami affettivi, quali l’amicizia. Un invito a riscoprire la meraviglia dell’infanzia, contro l’aridità e il materialismo degli adulti. Perciò destinato a un vasto pubblico transgenerazionale. Con i tempi che corrono, lo farei leggere o rileggere a tanti megalomani che inquinano il quieto vivere e coltivano disva lori anziché valori. Mi riprometto di rileggerlo anch’io, sebbene sia portata per storie più realistiche. Comunque l’autore, formidabile aviatore ha riversato in altri scritti le conoscenze ed esperienze maturate nei lunghi viaggi, ad esempio nel romanzo Vol de nuit/VOLO DI NOTTE e l’aviatore.(1931) e TERRA DEGLI UOMINI (1939). Considerato uno degli autori più influenti del XX secolo, fonde la passione per l’aviazione con una profonda riflessione umana.

Concorso interessante

Il sabato per me significa appuntamento fisso (da oltre 40 anni) dalla parrucchiera Lara a Possagno, dove ho abitato da ragazza. Facile dedurre che il rapporto è professionale, ma anche amicale. Infatti lo scambio di notizie è reciproco, consentendomi di mantenere un sottile legame col passato. Sotto il casco mi concedo la lettura del settimanale OGGI che era il preferito di mia mamma. Del giornale apprezzo soprattutto le rubriche che mi offrono spunti per scrivere il mio post quotidiano. Quello odierno di Luigi Garlando, intitolato NIENTE TELEFONO E FAI VACANZE GRATIS consente una riflessione alla vigilia pasquale, mentre circa nove milioni di Italiani saranno in vacanza. Nonostante le incertezze internazionali e i rincari, il turismo tiene, con una spiccata preferenza per il turismo di prossimità. La maggior parte resta in Italia, mentre il 15 per cento opta per l’estero. L’articolo menzionato sopra parla di un concorso per vincere una settimana gratis in Finlandia, parte orientale dei laghi. Per partecipare, basta postare una storia, spiegando perché e cosa l’interessato potrebbe fare durante il soggiorno nella natura finlandese. Unica condizione: rinunciare a telefonino, tablet e qualsiasi connessione tecnologica. In cambio di escursioni in bici o canoa, passeggiate nei boschi, mangiare cibi naturali in un bel cottage in riva al lago. Tra i partecipanti al concorso, saranno scelti 12 vincitori che si godranno il premio la prossima estate. Se non dovessi badare ai miei conviventi felini, ci farei un pensierino. Trovo appetibile il premio e molto azzeccata l’idea del vincolo per usufruirne. Staccare dal quotidiano può essere salutare e addirittura salvifico sperimentarlo in Finlandia, eletta per la nona volta consecutiva la nazione più felice del mondo.

Mostre – Mercato di Piante e Fiori

Giovedì molto intenso, tra ufficio postale, bar, supermercato, mercato locale. Partita poco dopo le otto, torno sul mezzogiorno, un po’ frastornata e incredula che ci sia tanta gente in giro. Effetto prossima Pasqua? Potrebbe essere, ma non mi toccano tavolate di parenti e viaggi brevi. Mentre penso al post da scrivere, sul tablet scorrono alcune proposte diversive. Mi soffermo sulla XIV Edizione “Di Rara Pianta”, sabato 11 e domenica 12 Aprile 2026, al Giardino Parolini di Bassano del Grappa (ingresso gratuito – orario 9 – 19). Per chi non lo sapesse, il Giardino Parolini è un orto botanico storico, situato nel centro di Bassano, fondato nel 1805 da Alberto Parolini (1788 – 1868), botanico illustre su un terreno adiacente alla casa paterna. D’estate, tra lucciole e versi di rane si può godere del cinema all’aperto, cui ho partecipato diverse volte. “Di Rara Pianta” è un evento florovivaistico di prestigio, un’esclusiva mostra – mercato di piante e fiori che si tiene solitamente nel mese di Aprile. Non potevo farmela scappare. Infatti ho presenziato alle prime edizioni e la raccomando a chi non la conosce. Con l’occasione, ho potuto rivedere compagni di scuola e documentarmi sull’argomento. Ma stavolta credo passerò la mano, perché a casa ho realizzato il mio piccolo eden. Inoltre, nel vicino paese di Cavaso del Tomba, nel Centro Cittadino Caniezza – praticamente a un tiro di schioppo – domenica 12 Aprile si tiene il 19esimo Cavaso in Fiore. Troppa roba? Beh, non per nulla nel calendario romano Aprile è il mese che identifica Afrodite, la dea greca dell’amore, della bellezza e della fertilità, corrispondente alla romana Venere. Di giorno in giorno la natura si svela con la bellezza di forme, colori, profumi da apprezzare con tutti i sensi.

Furto d’Arte

Il Liceo Artistico sarebbe stato una buona opzione per me che mi iscrissi al Liceo Classico, scelta peraltro non rinnegata, nonostante cinque anni di immani fatiche. Il 27 marzo scorso è stata la Notte Nazionale del Liceo Classico, XII edizione, legata ad un Concorso vinto dall’Istituto Superiore Statale “G. Marconi” di Conegliano Veneto. I primi due anni della scuola superiore, tra le materie del Ginnasio c’era Storia dell’arte, specialità della ‘mitica’ professoressa Pilo. La premessa, per introdurre l’argomento di oggi, sintetizzato dal titolo: Colpo grosso al museo: Renoir sparisce a Parma La storia dei furti d’arte di Nicoletta Orlandi Posti, letto sul quotidiano Libero di lunedì. Sconcertante che ogni anno vengano trafugate circa 500 opere. Una settimana fa è toccato ai tre capolavori francesi: Les Poissons di Pierre – Auguste Renoir, Natura morta con ciliegie di Cézanne, Odalisca sulla terrazza di Matisse, tre capolavori dalla Collezione della Fondazione Magnani – Rocca, nella “Villa dei Capolavori” a Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma. Si tratta probabilmente di un furto su commissione, considerato che le tre opere sono famosissime, non destinate al mercato. Sposto l’interesse su Luigi Magnani (Reggio Emilia, 29/1/1906 – Mamiano, 15/1/1984), collezionista, critico d’arte, musicologo e scrittore italiano. Nel 1973 vinse il Premio Selezione Campiello col romanzo Il nipote di Beethoven. Il padre Giuseppe era un imprenditore agricolo e titolare di un’industria casearia. La madre Eugenia Rocca proveniva da una nobile famiglia della Liguria. Laureatosi in Lettere moderne, Luigi divenne amico del pittore bolognese Giorgio Morandi che gli vendette o donò numerose opere d’arte, molte delle quali ospitate nella Collezione della Villa. L’opera letteraia Il mio Morandi uscita nel 1982 (Magnani morì due anni dopo) testimonia l’amicizia tra i due personaggi e quanta linfa può scorrere tra gli artisti.

“Il capolavoro della natura”

[ ] Lollymi è tornata! La splendida gatta di Pia, due anni, manto melange, sterilizzata era sparita da casa venerdì mattina, da cui non si era mai allontanata. Abbandonata da cucciola nei pressi del cimitero di Caerano, era stata ‘adottata’ da Pia, con reciproco scambio di affetto. Chi ama gli animali e ha la fortuna di conviverci, sa quale posto occupino nel cuore dell’umano che se ne prende cura. Io ho un occhio di riguardo per i gatti, con cui mi è facile comunicare. È lungo l’elenco degli amici felini che mi hanno fatto buona compagnia fin dall’infanzia. Adesso rispondono al nome di Grey, Pepita e Fiocco (malandrino). Anche tra i miei contatti, parecchie persone possiedono o hanno posseduto almeno un gatto, animale che Leonardo Da Vinci ammirava profondamente, definendolo “Il capolavoro della natura”. Anche in ambito letterario, il felino domestico ha ispirato poeti e scrittori, interessando pure la pubblicità. Trovo nel gatto un concentrato di caratteristiche: è agile, flessuoso, elegante, bello… ma mi attrae soprattutto il carattere indipendente e per niente remissivo. Dev’essere per questo che Lollymi ha deciso di prendersi la libertà d fare un’escursione di circa una trentina di ore, gettando nel panico la sua umana e il vicinato che nel mentre si è adoperato nella ricerca. Superfluo ricordare il feeling che si stabilisce tra un animale e una persona, specie se sola. La pet-therapy è la pratica terapeutica che utilizza gli animali domestici, per ridurre ansia e stress. Noi gattare abbiamo il ‘medico’ a domicilio: sulla sedia, ai piedi del letto, acciambellato da qualche parte. Basta accarezzarlo e fornisce la cura delle fusa. 🙂‍↔️

The Voice Generations

Gilda e Jessica del team Loredana vincono la seconda edizione di The Voice Generations, cantando “Proud Mary” nella versione di Tina Turner. La Berté, a ragione definisce la performance delle due amiche “pazzesca” e aggiunge che: “Quando le donne si mettono assieme, non ce n’è per nessuno”. Mi sono goduta lo spettacolo fino alla fine, mezzanotte suonata, apprezzando i finalisti Antonio e Flora, Sara e Matilde, Paola e Francesco. Una premessa: il programma è una ‘costola’ di The Voice, format internazionale tra i più visti al mondo creato da John de Mol. Ha debuttato sul mercato nel 2022, ottenendo un successo immediato a livello internazionale. Non sono una critica del settore, ma mi piace parecchio perché combina talento dei concorrenti e storie private con equilibrio, lasciando allo spettatore farsi una idea complessiva. Durante il lungo percorso il programma, condotto con maestria da Antonella Clerici ha considerato concorrenti ‘senior’, ‘kids’ e ‘generations’, valorizzando l’arte canora e interpretativa in tutte le età. In quest’ultima versione, le coppie intergenerazionali si esibivano sotto l’egida di una squadra/team che apparteneva a Rocco e Clementino, Arisa, Nek, Loredana Bertè. La professionalità e simpatia dei giudici sono stati ingredienti preziosi. Il pubblico in sala e da casa ha fatto il resto. Quindi, una somma di ingredienti per uno spettacolo di livello. I concorrenti meriterebbero una storia a parte: mamma e figlio/a, zia e nipote, amiche e sorelle, allievo e maestro… che contivano il piacere del canto e lo donano al pubblico. Il successo del programma non è un caso e nemmeno la popolarità ottenuta dai concorrenti. Conto in una prossima edizione.

Vincita contesa

Una notizia curiosa mi distrae dall’attualità pesante. L’8 Marzo, a Carsoli (AQ) un biglietto da 5 euro ne restituisce 500.000 alla donna cui è stato offerto, insieme con un caffé. Solo che lei si rende irreperibile, non disposta a condividerlo con il donatore. Sembrano gli ingredienti di una storia boccaccesca, ma i protagonisti non sono una coppia di fidanzati. Lei non è una fanciulla che fugge con il malloppo, bensì una signora 70enme che un signore 60enne al bar omaggia del piccolo dono, trasformatosi in una miniera d’oro. Dato che lui ha acquistato il biglietto, ne reclama una parte. Lei lo ha depositato subito in banca e lui si è rivolto a un avvocato. La dea bendata, allegoria della fortuna è andata oltre, seminando contrasti e malessere. La vicenda è approdata sulle TV nazionali. Stamattina l’ho sentita anch’io, compreso il parere di un legale intervistato: se il biglietto è stato regalato, non c’è nulla da fare, ne beneficia chi lo ha ricevuto in dono. Mi piacerebbe sapere il dietro le quinte della fortunata signora che si è data alla macchia. All’incirca mia coetanea, avrà dei familiari che potrà sistemare, oppure vorrà concedersi dei viaggi solo fantasticati. Comunque sia, una vincita eccezionale può creare problemi di gestione e anche di relazione nel proprio ambiente familiare e professionale. Credo sia molto più salutare il guadagno che una persona riesce ad accantonare con le proprie forze. Lo ‘zio d’America’ – che pure ho avuto – non ha lasciato traccia. Non me ne rammarico, anzi dissuadevo mia madre dall’acquistare biglietti della lotteria collegati a trasmissioni canore. Per fortuna, non ha mai vinto.