Pro domo mea/A mio vantaggio

“Pro domo mea” è una locuzione latina attribuita a Cicerone che tradotta significa “per la mia casa” cioè a mio vantaggio. Infatti oggi me ne servo per parlare di una novità che riguarda la distribuzione dei miei libri, partendo dall’ultimo prodotto DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, da oggi disponibile per l’acquisto nel negozio Amazon. Lo stesso dicasi per il penultimo IL FARO E LA LUCE, autografato, il diario a ritroso TEMPO CHE TORNA e la silloge di foto-poesia NATURA D’ORO. A breve, stessa sorte toccherà ad altre mie opere, rimaste invendute per l’impossibilità di presentarle, a causa della pandemia. Senza rendermene conto, nel giro di un decennio – da quando do alle stampe i miei scritti – ho riempito lo studio di scatoloni con dentro “le mie creature” che, zitte zitte si sono accampate sotto le scrivanie e in angoli periferici, perdendo il contatto con la realtà e il conto del prodotto che lievitava. Se Manuel, il mio braccio destro (e sinistro) non mi avesse proposto di modificare l’arredamento dello studio, spostando le due scrivanie, non mi sarei resa conto della giacenza. Che deve prendere un’altra strada, per fare spazio alle future creazioni – dal momento che continuo a scrivere – e magari recuperare un po’ delle spese sostenute in tipografia. Sì, perché la sottoscritta viaggia da sola, ma gradirebbe essere accompagnata da un editore compiacente, se per miracolo si materializzasse. Intanto la pratica con Amazon è andata finalmente in porto, dopo abboccamenti falliti per la mia inesperienza con il digitale, risolta dal mio fidato scudiero, pardon Manuel che mi ha aperto un nuovo percorso. Se non disturba, chiedo gentilmente ai miei lettori di passare parola e di contattarmi per qualunque chiarimento. Scrivere è la mia malattia – come diceva il mio compianto professore di Liceo Armando Contro, protagonista del romanzo IL FARO E LA LUCE, ma la mia cura sono i Lettori.

Meta culturale alternativa

Un paio di giorni fa, precisamente il pomeriggio del 10 agosto ho visto una puntata del programma di viaggi Overland, di cui apprezzo la squadra composta da valenti viaggiatori, in testa Beppe e Filippo Tenti. Armenia era l’obiettivo della carovana, presentata attraverso brevi filmati, interviste, fotografie. Mi sono incuriosita quando Beppe, il padre ha nominato Il Parco delle Lettere dell’Alfabeto, che si trova appunto in Armenia, nei pressi del monte Aragats. L’alfabeto armeno è un vero capolavoro della sua epoca. Fu creato nel 405 d.C dal linguista e teologo armeno San Mesrob “Per conoscere la sapienza e la disciplina, per capire i detti profondi, per acquistare un’istruzione illuminata” (è la prima frase con cui si apre il ‘Il Libro dei proverbi’ di re Salomone). Al di là del valore del manufatto, 36 lettere cui ne furono aggiunte in seguito altre due, trovo geniale l’idea di avergli dedicato un parco, cosicché la gente rifletta sull’importanza del linguaggio e della comunicazione scritta, unica cosa che ci differenzia dagli animali. L’invenzione della scrittura avviene in Mesopotamia ad opera dei Sumeri, 5000 anni prima di Cristo, per motivi commerciali – registrare le merci in uscita – ed è legata allo sviluppo della vita urbana. Da questo evento inizia la Storia. Grazie alla scrittura, possiamo metterci in contatto con il nostro passato, anche lontanissimo e ‘interrogare’ gli antichi su svariate questioni. Le biblioteche custodiscono un patrimonio di immenso valore, solo in parte utilizzato. Ecco, a mio dire un luogo da esplorare il prima possibile è proprio la biblioteca, da frequentare poi in tutte le fasi della vita, dove documentarsi, leggere, incontrarsi…per nutrire mente e cuore. Ma anche i Parchi Letterari possono fare la loro parte. In Italia sono circa trenta (in Veneto quello dedicato a Francesco Petrarca) e costituiscono un fiore all’occhiello della proposta turistica italiana, un tesoro guardato con interesse e invidia da molti Paesi. Nascono alla fine degli Anni Ottanta, da un’idea di Stanislao Nievo, nipote del celebre Ippolito, autore delle Confessioni di un Italiano. A conferma che buon sangue non mente. Le proposte culturali ci sono: basta considerarle.

Impegno ed Unione

Assisto al Concerto del Coro Valcavasia, per il 50esimo Anniversario di Fondazione, nell’Anfiteatro P.zza Benedettini, a Caniezza di Cavaso del Tomba, sabato 29 luglio 2022: 34 cantori di età compresa tra i 18 e i 75 anni, diretti dai quattro Maestri che si alternano sul palco: Sabino Toscan, Cesarino Negro, Rinaldo Padoin e Tarcisio Dal Zotto. La performance canora prevede 18 brani che si alternano alle due voci narranti di Roberto Codemo e Giuseppe Rugolo che ricostruiscono la storia del gruppo: circa tre ore che scorrono lievi, sotto il cielo clemente di fresco e il gioco di luci che si espande dal retro del palco. Pubblico numeroso, affascinato e coinvolto. Da letterata apprezzo particolarmente la parte del racconto, movimentato da aneddoti simpatici e ricordi affettuosi di chi nel frattempo è mancato, senza nulla togliere alla ineccepibile ed emozionante rassegna canora. Approfitto dell’intervento del sindaco di Cavaso Gino Rugolo, per concentrarmi su una parola che lui usa, per fare una mia considerazione riguardo ciò che c’è dietro un gruppo tanto coeso: “amalgama”, che ha un sinonimo in mescolanza. A mio dire vale quanto collante, unione d’intenti che ha consentito al Coro di crescere, rafforzarsi, espandersi oltre oceano fino in Brasile e Australia, esportando il meglio della comunità, perché “Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano”. Mi piace molto questo concetto di comunità operosa, dove se uno ha bisogno gli altri corrono. Esemplare l’intervento a favore di un elemento del gruppo, costretto a rifiutare una trasferta perché doveva sfalciare l’erba: operazione di 15 gg di lavoro, risolta in due giorni dalle molte braccia dei colleghi coristi corsi in aiuto. Ecco, personalmente mi sono portata via questa testimonianza di unità costruita giorno per giorno, tra lacrime e sorrisi, inaffiata da buon vino e tanta solidarietà. Da emulare e riproporre in altri contesti artistici. Grazie Coro e lunga vita!

Passioni e lezioni

Una delle più brutte pagine di storia delle nostre montagne: così si è espresso il Presidente del Veneto Luca Zaia, riguardo la tragedia successa domenica scorsa sulla Marmolada. Pare che sarà aperta un’inchiesta per disastro colposo. Una sopravvissuta, Alessandra De Camilli, 51 anni che ha perso il compagno Tommaso Carollo, 48 afferma che non ce l’ha con la montagna, ma col destino e questa mi pare la posizione più giusta da prendere. Dall’ospedale dove è ricoverata con fratture multiple rende onore al suo compagno di vita e di sport, dicendo: “Tommaso è morto salvandomi la vita”, perché le ha fatto scudo col suo corpo, mentre la frana scendeva vorticosa, inglobando uomini cose, seminando dolore e morte. Averla protetta, “È stato il suo ultimo gesto d’amore”. Leggendo l’articolo stamattina sulla disgrazia piombata addosso a questi due ‘ragazzi’, mi sono commossa, perché è già abbastanza raro condividere passioni e tempo libero. Un vero peccato privare una persona innamorata del suo partner. Il che vale anche per le altre coppie vittime della voragine di ghiaccio: coniugate, affratellate… e dicasi lo stesso se qualcuna era da sola. Se ricordo bene, la parola sorte (o fato/destino) in latino si accompagna a due aggettivi, buona o avversa che la dicono lunga. Ognuno di noi ignora a quale dei due è legata la propria esistenza, finché non lo scopre “sbattendoci il muso”. Non siamo preparati all’imprevisto. Quando la fatalità sconvolge le carte, restiamo basiti e increduli: cerchiamo i responsabili di disastri che avevamo potenzialmente sotto il naso e che non siamo riusciti a decodificare. Chissà cosa direbbero le 11 vittime della montagna, strappate violentemente agli affetti e alla vita: ci consegnano la loro morte, affinché possiamo trarne una lezione.

Provando e riprovando

Per un errore di digitazione, è partito un avviso non destinato al blog, di cui comunque approfitto per raccontare un po’ il dietro le quinte di un’opera letteraria. Ragione aveva l’editore che diceva, al fine di promuoverla, di mettere in preventivo almeno altrettanto tempo servito per produrla. Confermo in pieno. Ho iniziato la primavera scorsa a buttar giù le prime pagine del lavoro concluso a marzo, per quel che riguarda la stampa e l’uscita dell’opera…ma ben prima mi ero attivata per fare le domande di patrocinio per presentarlo ai tre Comuni coinvolti di Castelcucco (dove abito), di Cavaso e Possagno (dove ho abitato) in un periodo ancora assillato dal covid. Ammetto che non è stata una passeggiata, anche in relazione ai dubbi su come si sarebbe…defilata la pandemia. Inoltre la tipografia ha ritardato la consegna delle copie, per mancanza di carta, effetto collaterale – vero o presunto – della guerra russo-ucraina scoppiata a febbraio. Non tutte le Amministrazioni sono sollecite nel rispondere alla richiesta di un incontro con l’autore, talvolta ho dovuto ripetermi, concretizzando il motto dell’Accademia del Cimento “Provando e riprovando”. La fase finale, con la distribuzione del materiale promozionale è eccitante all’inizio, stressante durante, debilitante alla fine. Perciò avrei bisogno di un agente letterario che si adoperasse al posto mio, se non troverò’ l’editore giusto, nel senso che dovremmo piacerci a vicenda. Scrivere è il mio impegno quotidiano e la mia cura. Non credo che smetterò a breve, perché è un’attività per me salutare. Ufficialmente mi sto esercitando dal 2008, quando diedi alle stampe ‘C’era una volta l’ostetrica condotta’, dedicato a mia madre. Sto pensando al prossimo, numero 13, che sarà un romanzo. Per oggi mi fermo qui. Buon pomeriggio a tutti! 🌻

Incontro con l’autore

Gentili lettori ed ex alunni del maestro Enrico Cunial, soprattutto quelli nati nel 1962 (come da foto di classe che farò vedere) Venerdì prossimo 24 giugno presenterò il mio ultimo lavoro letterario DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, nella Casa delle Associazioni, ex Scuole Elementari di Possagno, ore 20.30. Spero che si attenui il caldo di questi giorni e che possiamo trovarci per trascorrere una serata in buona compagnia, ricordando gli Anni Sessanta/Settanta, quando il maestro Enrico Cunial, alias Rico Croda insegnava alle Scuole Elementari, lasciando l’impronta di una didattica severa ma umana. Io lo ebbi come maestro soltanto in quinta elementare, a Cavaso-Pieve, ma è stato il pigmalione che ha fatto emergere la mia attitudine a scrivere. Perciò si meritava che gli dedicassi un’opera, anche se lui è stato importante per Possagno, avendo rivestito vari ruoli. Nel libro sono riportate testimonianze di ex alunni, foto, documenti professionali e militari di quando fu soldato in Albania. Il tutto si legge facilmente in un paio d’ore. Vi aspetto numerosi, Arrivederci! Ada

Bouquet

Confermo che raccogliere fiori è un’occupazione che mi dà la carica. Stamattina tocca a Iris, Rose e Garofani piccoli e profumatissimi. Oltretutto erano di mia madre e li ho trasferiti a casa mia quando lei se n’è andata, nel lontano 2007… ma loro ci sono ancora ed è come se attraverso di loro lei tornasse a salutarmi. Prima di metterli in vaso li fotografo; poi li allego ad un saluto destinato ai contatti più sensibili che mi restituiscono un pensiero e/o un’immagine in tema. Insomma, è un graditissimo traffico quello che si genera grazie ai fiori, ‘Una delle tre cose rimasteci del paradiso’ secondo un’espressione attribuita a Dante. Non è per caso che la mia ultima opera letteraria DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI inizi proprio con la poesia intitolata Bouquet, che dopo riporto sotto: tre strofe dedicate ai germogli che si trasformano in piantine autonome e originali, grazie alle cure dell’accorto giardiniere che simboleggia il maestro, altrettanto premuroso nel coltivare il sapere dei suoi scolari. Insomma, connessione ed interscambio di competenze che favoriscono il benessere spirituale di chi si sta formando, e non solo. In sintesi, è ciò che dirò – o meglio che mi propongo di dire – domani sera, durante la presentazione della succitata opera. Siete tutti invitati. Metto a disposizione dei lettori il testo, per un…gradevole anticipo. I fiori sbocciano/nel pieno fulgore,/profumati alcuni/altri colorati/di semplice fattura/oppure elaborati./Ognuno della natura/un autentico capolavoro,/frutto anche/dell’attenzione/del solerte giardiniere/che li ama e li cura./Pure il maestro/agli alunni dedica/tempo e pazienza./Qual fiore, la sapienza/ha bisogno/di mente e di cuore.// Arrivederci! 👋

Insieme è meglio

Evviva, è scoppiato il caldo! Basta riscaldamento (divenuto costosissimo), finestre aperte, profumo di fiori, luce naturale fino a tardi. Mettiamo in conto anche il rovescio della medaglia: insetti, rumori, stanchezza…tutti piccoli fastidi da sopportare però senza mascherina (non più obbligatoria, ma raccomandata), tenendo sempre alto il livello di guardia. Tra i piaceri da recuperare c’è quello di ritrovarsi insieme, ad esempio al bar per ritemprare il corpo, e partecipare ad un incontro con l’autore per sollevare lo spirito. Me li permetto entrambi, ma ho bisogno della collaborazione altrui. Mi spiego: vado al bar Mirò, in piazza a Castelcucco dove Gabriella decora magistralmente il cappuccino. Sono un po’ di fretta e mi pare che il servizio tardi, ma quando arriva il vassoio con la croissant alla marmellata (lei sa quale, mi riferisco all’impasto) e il cappuccino, realizzo perché: sulla schiuma, l’accorta barista ha scritto nientemeno che il titolo del libro che presenterò giovedì 19, ore 20.30 in Centro Sociale sociale a Castelcucco, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI: idea brillante di una persona sensibile e creativa. Grazie mille, Gabriella! Quanto all’incontro letterario, lo immagino come una rimpatriata di ex alunni degli anni Sessanta che ebbero la fortuna di avere per maestro Enrico Cunial, me compresa: severo ma bravo, intuitivo e generoso, come emerge dalle interviste fatte. Senza farne un santino, ho individuato le molte capacità profuse anche nel sociale, dove si è speso come sindaco, giudice conciliatore, cavaliere del lavoro, presidente di seggio. Una intensa testimonianza, allargata anche al periodo del servizio militare come alpino e partigiano. Invito la comunità a partecipare, perché a mio avviso ne vale la pena. Grazie per l’attenzione, arrivederci!

L’arte di coltivare i germogli

La scuola materna parrocchiale Mons. Muriago di Castelcucco confina con l’ufficio postale. Per fortuna, perché l’attesa dentro e fuori l’ufficio per sbrigare qualche pratica è spesso condizionata dalla rete che rallenta le operazioni. È ciò che succede stamattina, quando devo fare un bonifico, previa ricarica della carta di credito, che mi costringe ad aspettare un’ora. Mi distraggo osservando i bimbi giocare in cortile, sotto l’occhio vigile delle maestre: un’altalena sotto il tiglio fa dondolare una bambina, mentre un’amichetta di rosa vestita chiede qualcosa a una maestra (suppongo: ‘posso andare al bagno?’). Un terzetto è assestato attorno a un banco – facile immaginare il gioco – mentre un maschietto sta a cavalcioni sopra un trenino, bene ancorato sulla ghiaia. Un vociare allegro fa da contorno ai giochi che si concludono poco prima di mezzogiorno, quando scolaretti e maestre guadagnano l’entrata, immagino per l’imminente pranzo. Ho ripensato alla mia infanzia, di cui ho un vago ricordo e alla professione dell’insegnante, di ieri e di oggi. Al netto di tutti i cambiamenti e dei ribaltamenti avvenuti in ambito sociale ed economico, credo che accostare il lavoro dell’insegnante a quello del giardiniere renda ancora bene l’idea, perché gli alunni sono come dei fiori, bellissimi e bisognosi di cure. Il titolo del mio ultimo libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, dedicato al mio maestro Enrico Cunial, si riferisce all’ambiente scolastico come oasi di coltivazioni speciali dove si intrecciano esperienze ed emozioni. Approfitto per invitare Castelcucchesi, abitanti di Possagno e di Cavaso alla presentazione dell’opera giovedì 19, in Centro Sociale, ore 20.30; la immagino come una rimpatriata di generazioni, durante la quale saranno lette alcune interviste di ex alunni che costituiscono la parte più vivace del libro. Con un pensiero di gratitudine verso il mio maestro e un augurio di ben operare rivolto a tutti i docenti.

Poesia d’impeto

Lunedì impegnativo, come di consueto. Però oggi ci ho aggiunto la distribuzione di volantini e locandine per la prossima presentazione del mio ultimo lavoro. Non credo di avere la stoffa del rappresentante, ma mi sforzo di selezionare i luoghi più ricettivi per l’occorrenza: forno, cartoleria, gelateria, bar, super mercato… biblioteca da ultimo, perché il pubblico lì è in maggioranza di età scolare e poco propenso ad accollarsi letture extra. Ma non è detto, dipende dalla capacità di persuasione di chi orienta i lettori. Lunedì prossimo mi metto in gioco sul campo della scuola primaria, dove farò un intervento nelle prime tre classi elementari riguardante la poesia. Sono lusingata di essere stata invitata come ‘esperta’ dalla maestra Luisa e un po’ preoccupata, perché non ho mai avuto un pubblico di bambini piccoli, cui sono comunque lieta di offrire la mia esperienza. Non mi aspettavo tanto piacevole raccolto dal mio periodo di pensione, libera da impegni e consegne editoriali. Offrirò agli scolaretti alcune mie poesie e racconterò come nascono. Giusto ieri sera ho scritto l’ultima, uscita spontaneamente mentre osservavo il rapimento del gatto, in ascolto dei grilli. Quindi ho usato i sensi della vista e dell’udito, poi allargati all’olfatto, perché arrivavano folate di profumo dal glicine in fiore. Ecco il prodotto, intitolato MAGGIO ORE VENTI: Il gatto/rapito dai grilli/ignora/la campana/della sera./Piano si anima/il lampione/mentre i canarini/continuano/a cantare/nella voliera./La luce/del tramonto/indora/il campo:/ringraziare/vale quanto/pregare.//Nulla di eccezionale, semplicità allo stato puro.