San Luca, patrono degli artisti

Oggi, 18 Ottobre la chiesa ricorda San Luca evangelista, protettore di pittori, scultori, artisti in generale, scrittori, medici e chirurghi. Egli stesso era un medico originario di Antiochia di Siria dove visse tra il 9 d.C. e il 93 d.C. Compagno di viaggio e collaboratore di San Paolo durante le sue missioni, gli vengono attribuiti diversi ritratti della Madonna con il Bambino ed altri soggetti sacri. Quindi lo ritengo protettore mio, degli amici artisti e degli artisti in generale, qualunque sia la loro forma espressiva. A Treviso si tengono le Antiche Fiere di San Luca in Prato Fiera che si concluderanno con lo spettacolo pirotecnico di sabato 24 c.m. alle ore 22.30. In molte località d’Italia e d’Europa oggi si festeggia il santo, le cui spoglie sono custodite nella Basilicata di Santa Giustina a Padova. Nell’iconografia cristiana è spesso raffigurato con un bue accanto e, non di rado con gli strumenti del pittore (pennelli e tavolozza). Il bue simboleggia il sacrificio di Gesù e la sua natura sacerdotale, oltre che la pazienza e la perseveranza necessarie per portare avanti la predicazione e il lavoro dell’evangelista. Autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli, gli vengono attribuite le seguenti frasi: “Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi” e “La vita di un uomo non consiste nell’abbondanza dei suoi averi”, o ancora “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”, “Dai e ti sarà dato”, da raccomandare ai politici guerrafondai, bramosi di mettere le mani sul gas , petrolio e altre materie prime altrui. Buon onomastico a chi si chiama Luca e che il santo sia indulgente su chiunque si pone sotto la sua protezione.

Festa Nazionale dei Cuochi e delle Cuoche

Il post odierno richiama quello di ieri, perché oggi 13 ottobre si celebra la Festa Nazionale del Cuoco – promossa dalla Federazione Italiana Cuochi – mentre la Giornata Mondiale degli Chef cade il 20 Ottobre. Doveroso un distinguo tra le due professioni: il cuoco prepara e cucina cibi, mentre lo chef è il capo che gestisce la cucina, come significa la parola chef che in francese corrisponde a capo. Ciò detto, grande ammirazione per entrambi i ruoli che recano prestigio alla cucina italiana. Non mancano i programmi televisivi e i tutorial per ‘governare’ i fornelli. Ho imparato qualcosa anch’io che non amo stare in cucina. Un cuoco per amico mi farebbe molto comodo, ma non compare tra i miei contatti. Rimedio con gli ottimi piatti dei locali limitrofi. Le mie preferenze vanno per i primi piatti, soprattutto per il risotto ‘in tutte le salse” come suol dirsi. Credo proverò a fare quello alla melagrana, dato che ho appena raccolto i frutti. È un raffinato primo piatto, realizzato con il succo e i chicchi del frutto. Esiste uno spremi-arilli, ma costa troppo per fare un esperimento. Userò lo spremiagrumi, sperando che basti. L’anno scorso, i semini hanno intasato il Moulinex! Comunque vada, farò io da cavia, così non avrò sensi di colpa se il risultato sarà deludente. A ben considerare, forse ha ragione Vilma quando dice che me la cavo, potrebbe essere. Ma vuoi mettere il pasticcio fatto da Franco, il marito di Francesca che lavora da Besse, oppure gli gnocchi verdi di Giobatta, mio ex alunno che gestisce la Trattoria dai “Fruts” a Pieve del Grappa? L’elenco potrebbe continuare, anche se non esco spesso per mangiare. Alla fine del mese pranzerò con le mie cugine da Rody , rinomata pizzeria e spaghetteria a Cavaso del Tomba.

Campionato Mondiale di Tiramisù

Per iniziare la settimana ci vuole qualcosa di dolce: perfetto il Tiramisù! Si è conclusa la decima edizione della Tiramisù World Cup a Treviso, nella tensostruttura di Piazza Borsa. Vi hanno partecipato 320 concorrenti non professionisti da 33 Paesi, quaranta minuti a testa per realizzare il famoso dessert a base di mascarpone e savoiardi inzuppati nel caffè. A giudicare i concorrenti, dopo aver superato un quiz online, 130 “giudici buongustai” che hanno assegnato il primo premio per la Ricetta Originale a Marcos Muzzi, apicoltore 51enne di San Paolo in Brasile, mentre Ciro Tomassini, 53enne tecnico ospedaliero e blogger di Vicenza ha vinto per la Ricetta Creativa: a forma di alveare, preparata con composta di lamponi, cioccolato bianco e miele al limone. Per forza che Piazza Borsa è stata presa d’assalto da turisti e residenti! Scopro adesso che Treviso cercava 100 assaggiatori per la manifestazione. Avrei voluta esserci anch’io che d’estate realizzo alla buona il famoso dolce al cucchiaio. Ho scoperto la regola del 5 – nota anche come regola dei “tre 5” che ignoravo: 5 uova (o meglio 5 tuorli), 5 cucchiai di zucchero (uno per ogni uovo) e 500 grammi da mascarpone. Altri consigli riguardano l’inzuppo nel caffè che non deve essere caldo, da effettuarsi contando fino a tre. Io mi regolo a gusto, aggiungendo due gocce di liquore, Marsala il più utilizzato. Ho provato a sostituire i Savoiardi con i Pavesini, per realizzare monoporzioni ed il risultato è stato soddisfacente. In parallelo con la Coppa del Mondo per il Tiramisù, c’è stata la Tiramisù Run, una corsa e camminata non competitiva di 10,1 km. che ha registrato subito il tutto esaurito con circa 4000 partecipanti. Al posto della medaglia o del ristoro tradizionale, una porzione di vero tiramisù trevigiano!

Nobel a Anne Carson, stile ibrido

Bel tipo Anne Carson, Poetessa canadese nata a Toronto nel 1950, grecista, saggista e traduttrice di Sofocle. Quando le hanno comunicato la vittoria del Nobel per la Letteratura era nella sua casa islandese di Reykjavik, impegnata nella seguente attività: “Ascoltare il vento è esattamente quello che stavo facendo”. Sua anche l’opinione: “Gli svedesi sono pazzi”. A chi le chiedeva se questo premio – il 19esimo Nobel per la Letteratura conferito a una donna dal 1901 – avrà effetti sulla sua notorietà, ha risposto: “Da domani avrò un adesivo sulle copertine. Gli adesivi aiutano”. È la seconda canadese a vincere il Nobel dopo Alice Munro nel 2013. Ha scritto oltre una ventina di libri, tra cui Autobiografia del Rosso (Bompiani/La nave di Teseo) e La bellezza del mondo (La Tartaruga). È molto legata all’Italia, conosce Leopardi, Umberto Saba, Antonioni e Monica Vitti. L’Accademia svedese l’ha scelta perché “maestra nel trasportare la potenza del mito nella contemporaneità attraverso i suoi testi che fondono prosa e versi, cultura alta e pop”, dando vita a nuove forme per la letteratura contemporanea. Sul premio assegnato alla poesia dice: “Probabilmente oggi è più utile della.prosa perché è più veloce, e tutti vanno di fretta: penso che sia un bene perché è breve. Tranne Omero. Omero non è breve”. Colpita dal Parkinson, non ne ha fatto mistero. Nel 2024 lo ha annunciato pubblicamente con un toccante saggio, lamentando che la malattia le ha cambiato la calligrafia. “È difficile la vergogna che si prova a scrivere male, una brutta calligrafia è sgradevole”. Da tenere presente. .

Vasco Rossi ‘dottore’

Vasco Rossi ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Politica e Comunicazione conferita dall’Università IULM di Salerno “In quanto musicista e poeta”. Tra l’altro è la seconda, avendo ricevuto l’11 maggio 2005 quella in Scienze della Comunicazione. Dopo il Diploma di Ragioneria si era iscritto all’università (indirizzo Economia), senza però completare il ciclo di studi. Ha dato il meglio di sé nelle canzoni. Albachiara (1979) il suo capolavoro, Siamo solo noi (1981), Vita spericolata (1983), Sally (1996). Ha tenuto la lectio magistralis sul potere della musica e delle parole, affermando che : “La musica fa ciò che la comunicazione ufficiale spesso dimentica. Non si limita a informare, ma muove emozioni, ricordi e domande”. Ribadisce di essere rimasto se stesso, trasformando in canzoni dubbi, fragilità, rabbia, sogni “e qualche incazzatura”. Con l’ironia che gli è congeniale, dichiara: “Dottorato significa che potrei anche insegnare, ma tranquillizzo subito i miei affezionati detrattori: continuerò a fare concerti”. Grande, ad averne di insegnanti universitari così. Mi permetto una confidenza. Da universitaria autodidatta, ho fatto la gavetta frequentando talvolta le lezioni dal vivo all’Università patavina, dopo essermi ‘sciroppata” due ore di pullmann e un bel pezzo di strada. Una volta chiesi a un docente – sarebbe più idoneo chiamarlo parruccone – se potevo parlargli. Era in pausa, fuori dall’aula. Mi rispose sprezzantemente di no! Per tutta la durata della lezione gli ho tenuto puntati gli occhi, restituendogli il mio rancore. Non ho ricordato di lui neanche il nome. L’intelligenza accademica non dovrebbe essere a scapito di quella emotiva. Bravo Vasco, a sottolineare il valore delle relazioni. Complimenti per tutto!

Pimpa va a Treviso

Alzi la mano chi non conosce la Pimpa, la cagnolina bianca a pois rossi creata dal fumettista Francesco Tullio Altan (Treviso, 1942) nel 1975, oggi 51enne. Altan è noto anche per i suoi personaggi satirici come l’operaio Cipputi, ma la sua creazione più famosa per bambini è la cagnolina con con grandi macchie rosse e le orecchie lunghe. L’autore stesso dice come è nata. “La Pimpa è nata nel 1975: in maniera abbastanza naturale. Era una cagnolina che avevo cominciato a disegnare per mia figlia Kika (Francesca) in Brasile e che progressivamente ha trovato una sua personalità”. Nonostante il mondo sia molto cambiato, da tre generazioni è un personaggio in cui i bambini si identificano per le caratteristiche che incarna: il desiderio di conoscere, la voglia di giocare e di fare domande. Nell’articolo “La mia Pimpa in riva al Piave” di Brando Fioravanti (sul Gazzettino di ieri), Pimpa è diventata una vera e propria guida per i bambini che accompagna alla scoperta di angoli caratteristici della città di Treviso. Mi sembra un’ottima idea che piacerà a grandi e piccini. Il Piave menzionato nel titolo dell’articolo c’entra perché Altan porterebbe la sua creatura nei dintorni di Zenson di Piave, luogo della sua infanzia. Quindi un omaggio anche a sua madre che vi abitava. Alla domanda che effetto gli faccia vedere la Pimpa muoversi nella città dove è nato, il vignettista risponde: ‘Mi fa particolarmente piacere che la Pimpa possa raccontare una città che fa parte della mia storia personale”. Dopo aver vissuto a Milano e in precedenza a Rio de Janeiro, il celebre fumettista si è stabilito ad Aquileia nella casa di famiglia, dove continua a vivere e a lavorare. Lunga vita a lui e alla Pimpa!

Ingredienti della longevità 💪

Il Gazzettino di ieri era dotato di un inserto sulla salute. Mi sono concentrata sul titolo “Calma e buon umore regalano anni di vita” firmato da Maria Rita Montebelli. L’argomento è noto ed è anche abbastanza dibattuto. Se mai, è difficile tradurre in pratica istruzioni/consigli che non sono neanche nuovi, ad esempio “Evitare la solitudine coltivando relazioni” cui aggiungo l’aggettivo ‘buone’. La lista degli ingredienti della longevità si arricchisce di un ulteriore elemento, evidenziato dallo studio dei ricercatori sardi dell’Università di Cagliari, appena pubblicato su International Journal of Applied Positive Psychology: avere un carattere solare, una tendenza all’ottimismo e alla curiosità. Credo che avere un bel carattere sia un dono di natura, tuttavia si può fare qualcosa anche se l’indole non è proprio solare. Giusto sabato, leggevo sotto il casco la rubrica di Luigi Garlando – Dialogo con una figlia – sul settimanale OGGI dall’accattivante titolo DUE PASSI DI DANZA E PASSA LA PAURA. L’idea di Pasquale Iannone, ballerino 70enne e della sua allieva Elisa Fava, 79 anni di ballare in piazza Testaccio a Roma ha avuto seguito, perché altre persone si sono aggiunte per danzre con loro. La testimonianza di Elisa è illuminante: “Spesso sento gli acciacchi, i dolori e vorrei restare a casa. Ma poi, con uno sforzo di volontà, mi costringo a ballare e, alla fine, i dolori non li sento più. Mi sento bene, forte, sciolta… Potrei attraversare tutta Roma a piedi…”. Complimenti alla signora, è risaputo che muoversi fa bene. Ma se uno è negato per il ballo, ci sono altre attività creative da coltivare, da soli e/o in compagnia. In gioventù io ho ballato parecchio. Adesso scrivo, una specie di danza verbale che condivido con i miei lettori. Per me ossigenante!

Valore del corsivo

Scrivere è come andare in palestra è il pezzo di Luigi Garlando sul settimanale OGGI nel ‘Dialogo con una figlia’ che suppongo immaginario, comunque avvincente. Sapevo che scrivere a mano potenzia cervello e memoria, prima ancora dello studio della Norwegian University and Technology di Trondheim. Ho fatto l’insegnante di Lettere per oltre trent’anni e sono persuasa della cosa da molto tempo. Nell’era degli smartphone e dei tablet può apparire antiquato, ma è stato dimostrato che usando il corsivo si attivano delle parti del cervello che non si mettono in moto quando digitiamo su una tastiera. Il valore di una lettera manoscritta va oltre quello della mail, indubbiamente più rapida ma anche spersonalizzata. D’estate, da ragazza ricevevo cartoline da svariati posti che mi facevano sognare. Adesso sono diventate un cimelio del passato che vado a recuperare dentro i libri di scuola. Conservo anche le cartoline dei miei primi alunni, speditemi dalle località di villeggiatura, testimonianze di un tempo ormai alle spalle. Lettura e scrittura sono abilità diventate obsolete, per dirla con un aggettivo di vecchio stampo. Nella cassetta delle lettere adesso trovo solo pubblicità e bollettini da pagare che mi rifiuto di farmi accreditare, per non seppellirmi in casa. Anche la figura del postino non è più centrale e tra un po’ spariranno anche le cassette per imbucare. Penso con simpatia alle lettere scritte a mano dai soldati in guerra, ma anche a quelle degli emigranti oltreoceano. In un clima pervaso dal digitale, ritengo utile mantenere qualcosa di unico e speciale come la scrittura in corsivo. Anzi, dico di più: benvengano i corsi di calligrafia che trasformano un saluto e un augurio in qualcosa di speciale. Lo dico con cognizione di causa, dopo che Rossella, una cara collega mi ha omaggiato di pensieri scritti con il pennino. Venendo a me, uso il corsivo per emergenze poetiche quando metto nero su bianco dei versi che premono per uscire. Dopo li fisso al computer. Una procedura equidistante che mi fa stare coi piedi per terra, guardando oltre.

Arte alla Villa di Maser

Penultima domenica di settembre. La mattinata promette bene. Con la fida Lucia vado a vedere la mostra “Impressioni di Settembre” alla Villa di Maser, altrimenti nota come Villa Barbaro, opera di Andrea Palladio, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1996. L’accogliente dimora si merita un post a parte, ma oggi protagoniste della mostra sono: pittura, scultura, fotografia e poesia, attraverso forme, colori e scatti en plein air. Nel mio piccolo, coltivo la scrittura, perciò mi trattengo subito con Marino D’Isep, autore di racconti e di poesie raccolti in Ogni suo desiderio e in Orme. Lo accomoagna il figlio 32enne che gli fa anche da spalla, cosa che apprezzo molto e che non è scontata (mio figlio non legge ciò che scrivo e un po’ mi dispiace). Nella barchessa sono distribuiti dipinti di vari artisti, comprese le sette tele di Noè Zardo che identifico subito. Superato per ora lo stile figurativo, il mio amico pittore si esprime con l’astrattismo fatato, un genere che non mi è facile spiegare, ma che in sé concentra la fantasia e il sogno, chiavi d’indagine offerte allo spettatore per ‘abitare’ l’opera. Siccome non si vive di solo spirito, tra le tele colorate Noè spiega la genesi di quella dai tratti violacei che immagina come potenziale etichetta di una bottiglia di buon vino. La visita si sposta sule opere di Walter Binotto, “fotografo per passione e non di professione”, per sua stessa definizione. Le foto di animali, posizionate sui cavalletti fanno pensare a dei quadri, più che a delle fotografie. Mi porterei a casa quella del gufo (o barbgianni), se avessi lo spazio per ospitarla. Ma sono attraenti anche altri soggetti immortalati, come l’aurora boreale. Dopo un’ora circa di pellegrinaggio artistico, scopro il negozio interno con vari souvenir. Impossibile ignorarlo, la visita proseguirà dopo con gli altri meritevoli artisti, compresi il pittore paesaggista Daniele Signor e Renato Zanini, pittore, scultore e organizzatore dell’evento. Entro ed acquisto una t-shirt gialla con l’originale scritta Villa di Maser 1550 Andrea Palladio Paolo Veronese Alessandro Vittoria. Lucia fa altrettanto, ma opta per il verde. In fondo, indossare l’arte è un modo per viverla.

Social sì, social no

Sul Gazzettino odierno leggo due articoli in qualche modo legati, in quanto hanno in comune i social. Ne riporto i titoli: “Dall’Europa arriva la stretta sui social: no agli under13, mini-account fino a 15” di Fabiana Luca e “Smonto i miti storici ma il web mi attacca” di Alessandro Marzo Magno. Poiché ho fatto l’insegnante e scrivo, li ho trovati entrambi interessanti. Lascio al lettore farsi un’idea al riguardo. Mi soffermo sul secondo, perché la scrittrice Mariangela Vaglio (Trieste, 1972), docente, giornalista pubblicista confida di essere oggetto di pesanti critiche sul web riguardo la sua ultima opera su Alessandro Magno. Parole sue: “l’Italia è piena di vecchi rancorosi e i social sono lo specchio della società… Per di più il fatto che una donna parli di argomenti militari, di legioni romane, di Giulio Cesare, viene ritenuta una indebita interferenza” e le donne dovrebbero occuparsi di storia femminile. Mi spiace leggere che la maleducazione e l’arroganza aumentino con l’età, mentre tra i ragazzi c’è più disponibilità ad ascoltare. La scrittrice parla con cognizione di causa, dato che è laureata in Lettere classiche ed ha pubblicato dieci libri sull’antichità classica, gestisce una pagina su Facebook con 102 mila contatti e 27mila su Instagram. Le sue parole “L’attività di divulgatrice storica online riserva parecchie insidie” mi fa riflettere sugli effetti collaterali dell’uso dei social per promuovere un’opera dell’ingegno. Io ho dato alle stampe 14 testi, i due ultimi online tramite auto pubblicazione. Per promuoverli, mi sono data da fare all’inizio, ma dopo la pandemia sono venuti meno entusiasmo, energia e lettori. Ho pensato di ricorrere alla promozione online, ma sono scettica, perché dovrei gestirla, evitando di esserne inguaiata. Gradirei sapere il vostro punto di vista…