Cronaca mattutina

Da quando fa caldo, i tre gatti di notte stanno fuori. Diversamente da ieri sera, quando i due più giovani, Fiocco e Pepita sono rimasti dentro. Ho pensato che forse il tempo sarebbe cambiato. Alle cinque e un quarto, la micetta bicolore grattava sulla porta della camera, e le ho aperto. Nessun segno di Fiocco che è entrato dalla porta principale quando ho aperto il portoncino. Quindi è saltato dalla finestra della camera contigua alla mia, facendo un bel salto dal balcone. Non è la prima volta, diavolo di un gatto rosso. Come invidio la sua flessibilità e agilità. Influenzata dal felino, prima delle otto inforco la bici e vado al bar Viceversa dove faccio colazione e do una scorsa al quotidiano. Nessuna notizia di rilievo su cui scrivere il post odierno, perciò mi butto sul personale, ‘vivacizzato’ dalla breve pedalata, su un percorso piano e poco trafficato. A metà mattina sono già di ritorno. Ho saltato tre appuntamenti in palestra, causa il caldo che mi ha procurato pressione bassa e debolezza. Per fortuna coltivo l’hobby della scrittura e non mi annoio, però ho accantonato il cruciverba che facevo in passato. Se ho il momento buono, sperimento qualche ricetta di dolci al cucchiaio o di bibite rinfrescanti. A proposito, ho fatto la scoperta dell’acqua calda: inserire negli scomparti del portagiaccio una fogliolina di menta e un pezzetto di limone. Riempire d’acqua e mettere in freezer. Sperimentati, li trovo carini e dissetanti. Si potrebbero anche dolcificare, ma dissetano meno. Da considerare anche il latte e menta, per chi non è intollerante al latte. Beh, dissetatevi come credete, anche una fetta d’anguria… cade a fagiolo! 🍉

Stella/e nello sport

Nel torrido pomeriggio festivo vedere le finali di Ginnastica Ritmica è equivalso ad una boccata di ossigeno. Una maratona che concentra bellezza e bravura, sia per le performance individuali che per le esibizioni a squadre dove interagiscono cinque ginnaste di diverse nazioni. Vedo interamente gli esercizi con le clavette, attrezzo che richiede grande coordinazione e destrezza, offerti da Barbara, Arina, Daniela, Darja, Alona, Tara Dragas (argento alla palla ) e Sofia Raffaeli (oro al cerchio). Chi commenta parla di “esercizio ritmato” e di “bella composizione” rammaricandosi di qualche errore che io non colgo. Per me è uno spettacolo per gli occhi e per l’umore, sostenuto anche dalla musica che accompagna le esibizioni. Talvolta viene inoltrato da un concorrente un ricorso che può avere esito favorevole, oppure no. Dai palchi la gente partecipa con striscioni, tipo quello dedicato a Sofia “Forza Formica Atomica” e lanciando pupazzi di peluche. La Raffaeli sul podio ripete l’Inno Nazionale, diffuso mentre la bandiera sale dietro di lei che appoggia la mano destra sul cuore. Momento toccante. La campionessa di ginnastica ritmica, soprannominata “Formica Atomica” per la sua corportura minuta è alta 1.57 m e pesa circa 37 chili. La campionessa ha iniziato a praticare ginnastica artistica all’età di quattro anni. Adesso ne ha 22 (Chiaravalle, 16 gennaio 2004) e si allena dalle 8 alle 10 ore al giorno presso la palestra della Ginnastica Fabriano (Ancona) dove vive. Ha conseguito il Diploma di Maturità presso il Liceo delle Scienze Umane all’Istituto Paritario Leonardo di Civitanova Marche. Successivamente si è iscritta a un corso di Laurea online in Psicologia. Beh, non ho parole per esprimere la mia ammirazione per una giovane di grande talento, esempio di bella gioventù.

Est modus in rebus/Il giusto equilibrio

Un po’ ha rinfrescato, ma solo un po’. Mentre mi accingo a scrivere il post odierno, verso le dodici il termometro segna 29 gradi. È in corso in paese la Gara Ciclistica Giovanile 14esimo Trofeo Monte Grappa, “gara famosa per la sua selettività”. Chiusura temporanea di varie strade, compresa Via dei tigli dove abito. Quindi posso godermi lo spettacolo perché le ondate di ciclisti passano davanti al mio cancello. In verità mi fa tenerezza vederli spingere sui pedali, mentre dal bordo strada qualche esagitato tifoso/allenatore/ familiari incita a correre di più. Anzi, i più sfegatati stanno all’ombra sotto le piante e lasciano la postazione privilegiata solo per urlare parole di incitamento. Mi chiedo se sia tifo ciò che alle mie orecchie suona come maleducazione. Dubito sia salutare gareggiare con temperature tanto alte, in ore centrali quando l’asfalto diventa incandescente. Mi auguro che i giovani ciclisti riescano a completare il percorso “senza colpo ferire”. Per molti genitori, l’impegno dei figli sui pedali è la proiezione di un loro desiderio irrealizzato. Perciò non mi stupirei se la prole, crescendo si dissociasse. Da ragazzino, mio figlio non ha prricato calcio né ciclismo, ma parecchia musica, con fisarmonica e chitarre varie. Viceversa, non glielo avrei impedito. Di certo lo avrei sostenuto, senza sgolarmi. Tutte le attività ricreative sono salutari, se praticate senza imposizione e con un occhio di riguardo alla misura, perché Est modus in rebus/C’è una misura nelle cose, come diceva il poeta Orazio nelle Satire. L’ invito alla moderazione è sempre valido, ricordando che il giusto equilibrio si trova evitando gli eccessi.

Stavolta… un piatto speciale! 

Ci sono persone che diventano familiari, anche se stanno dietro lo schermo del televisore. Una di queste è Benedetta Rossi, la famosa food blogger che dall’agriturismo “La Casa di Benedetta” nella campagna delle Marche insegna a cucinare svariati piatti con garbo e naturalezza. Anch’io, piuttosto negata ai fornelli, l’ho seguita più volte, come si potrebbe fare con una parente provetta in arte culinaria. Stavolta però la blogger stupisce per una notizia che riguarda il suo privato, da lei stessa affidatio ai social. Lei e il marito Marco Gentili stanno per compiere”Il viaggio più importante” della vita, ovverosia adottare due sorelline. Proprio stamattina, durante la trasmissione A Sua Immagine è stato trattato l’argomento Adozione, che per Benedetto e consorte “è stato un percorso durato anni, anni di attesa, silenzio e speranze. Abbiamo compilato carte, superato esami e affrontato le montagne russe del cuore”. Adesso il sogno di diventare genitori si sta compiendo e partecipano le loro intenzioni: “Spegneremo gli schermi e terremo i telefoni in tasca, saremo lontani da qui e dalla dimensione pubblica…. A tempo debito condivideremo con voi il racconto di questa meravigliosa avventura”. Auguri di buon viaggio, fisico ed emotivo verso le due creature che troveranno dei genitore accoglienti e preparati. Benedetta ha 53 anni, un volto gioviale e una buona parlantina. Il marito, coetaneo e imprenditore sembra un gigante buono, sempre sorridente. Trattandosi di una cuoca – e che cuoca – di certo conosce il proverbio “Non tutte le ciambelle escono col buco”, che vale in pasticceria, ma talvolta anche nell’educazione dei figli che deludono talvolta le aspettative dei genitori, naturali o adottivi che siano. A Benedetta auguro tanta dolcezza umana.

“Era il tempo delle more”… 🎵

Finite le albicocche, ho fatto una scorpacciata di more che maturano in piena estate, tra Luglio ed Agosto. Le mie sono selvatiche (rovi) e di una dolcezza che si scioglie in bocca, se raccolte nel momento giusto, cioè quando si staccano al primo tocco. Inevitabile per me pensare alla canzone Era il tempo delle more, di Mino Reitano (Fiumara, 7 dicembre 1944 – Agrate Brianza, 27 gennaio 2009)) che tanto piaceva a mia mamma. Il testo, scritto da Luciano Beretta e interpretato da Mino Reitano è del 1971. Parla dell’estate attraverso immagini poetiche legate alla natura e ai ricordi. Riporto l’inizio. Era il tempo delle more./E al fiume ti portai./Una luna quasi nuova./Com’era nuova la voglia di te./Le tue braccia come l’acqua./E i grilli intorno a noi./ La voce calda e avvolgente del cantante calabrese faceva il resto, cosicché la canzone è diventata uno dei suoi più grandi successi discografici. Personalmente ne apprezzo soprattutto la dimensione poetica riservata alla bellezza della natura, come nei versi “Fiordalisi e papaveri /stesi con gli occhi in su/che guardavano il cielo/coperto di nubi blu/. Tornando alle more, sono frutti ipocalorici, ricchi di fibre, con un potente potere antiossidante, antiinfiammatorio e ipoglicemizzante. Vitamina C in abbondanza e benefici per la salute. Non mi ricordo chi scelse di metterle nello scoperto destinato all’orto che io ora chiamo ‘boschetto’, ma riconosco che è stata una buona idea. Insieme a fragole, lamponi e mirtilli non serve che vada dal fruttivendolo e neanche che assuma integratori per la vista e la pelle. Ho buoni motivi per essermi affezionata alla casa che mi nutre di bellezza e di bontà. Tra dentro e fuori ci sto proprio bene, e non sento il bisogno di evasioni. Come Pietro, le migliori vacanze le trascorro a casa.

Brivido musicale gradito

La celebre musica di apertura della serie Perry Mason mi trattiene sulla poltrona relax dove trascorro un paio d’ore per ricaricarmi (inter nos, preciso che mi alzo verso le sei, anche prima col caldo). È stata composta dal musicista e arrangiatore Fred Steiner. L’episodio riproposto è intitolato La monaca, di ambientazione ecclesiastica, ma dubito che lo vedrò perché devo fare altrio. Dopo circa un paio d’ore mi gusto il finale, così risento la sigla che ha per titolo “Park Avenue Beat” , brano concepito per unire le sonorità sofisticate di un’orchestra sinfonica a un ritmo più moderno e incalzante. Mix riuscitissimo. Seguivo con piacere i film TV tanto tempo fa. Tra il 1985 e il 1995 fu realizzata la serie di 30 film con l’iconico avvocato e 6 film cinematogrfici prodotti dalla Warner Bros. L’attore è noto per aver interpretato anche Ironside. Qualcuno dei lettori ne ha memoria? La serie televisiva statunitense mi aveva così influenzato che pensavo avrei potuto fare l’avvocato, ipotesi poi rientrata. È andata in onda dal 1957 al 1966 e si rifà ai libri e al personaggio di Erle Stanley. Raymond Burr (New Westminster, 21 maggio 1917 – Sonoma, 12 settembre1993) è l’attore canadese naturalizzato statunitense che veste i panni dell’avvocato difensore Perry Mason che risolve casi giudiziari all’interno dell’aula del tribunale. Ovviamente tivù in bianco e nero, che aumenta l’alone di mistero. La brillante e fidata segretaria risponde al nome di Della Street, mentre Paul Drake è l’intelligente investigatore privato che aiuta Perry Mason a raccogliere le prove. Non sono nostalgica, però ad averne prodotti simili oggi. Chiudo con la sigla, che mi trasmette un brivido musicale gradito, in una torrida estate.

Valore della pausa

Cosa significa per voi la parola pausa? È la domanda rivolta ai telespettatori da Greta Mauro che sostituisce Maria Soave nel programma UnoMattinaNews. Il termine deriva dal latino pausa e dal greco paûsis (cessazione) e ha il suo corrispettivo nel termine inglese break tanto di moda. Ma se il significato è all’incirca lo stesso, è sul come staccare dal quotidiano che mi interrogo. Conosco persone che non si riposano mai ed altre che durante la pausa danno il doppio, per scelta o per necessità. Nutrita sui classici, per me la pausa corrisponde all’otium. Nell’antica Roma indicava il tempo dedicato al ripoo e allo studio, contrapposto al negotium (insieme delle attività lavorative). Ad esempio, stamattina ho deciso di fare il minestrone con le verdure comperate ieri. Non è un’operazione difficile, ma richiede diversi interventi: lavare e sminuzzare gli ortaggi, raccogliere salvia e alloro per il soffritto, portare nel bidone per il compostaggio gli scarti, infine mettere sul fuoco, badando al tempo di cottura (aggiungo il sale solo alla fine). Mentre le verdure fanno il loro dovere, mi concedo una pausa sotto il portico a ovest e scrivo il post. Per me rappresenta una pausa dall’impegno culinario, valorizzata dal canto delle cicale radunate sui tigli a bordo strada. Su questa lunghezza d’onda è anche il momento che mi prendo per fotografare e magari buttare giù qualche verso. Al pomeriggio, isolo anche il telefono per non essere disturbata durante la pausa ‘recupeto energia’. Di indole piuttosto felina, considero un privilegio starmene per conto mio, alternando pause a momenti di lavoro e/o di svago. Qualcuno potrà dissentire, ma arrivata a questio tratto del viaggio cerco di valorizzare il tempo che rimane. E che non torna indietro. Per nessuno!

Buon compleanno, blog! 🌻

Il primo post pubblicato sul mio blog verbamea, intitolato Scambio fluido è datato 27 Giugno 2020, come rilevo da POST PER UN ANNO, raccolta dei primi 365 scritti, nata su suggerimento di Pia. Pertanto oggi, 27 Giugno 2026 il blog compie sei anni. Non pensavo che questo strumento mi avrebbe fatto tanta gradita compagnia. In prossimità della pensione cercavo un modo per comunicare liberamente con chi fosse disposto a leggere, e magari a commentare le mie riflessioni, senza obblighi reciproci. Le parole post blog sito web hanno temperato l’ansia iniziale. Grazie all’appoggio di Manuel, mio informatico di fiducia sono diventata una blogger come è scritto sul mio biglietto da visita. La cosa mi fa sorridere, ma ammetto che scrivere è l’occupazione che preferisco, sostenuta da una schiera di lettori: fedeli o temporanei, di passaggio o stabili, in movimento come i viaggiatori di un treno. Qualcuno scende a una fermata e qualcuno sale. Considerando i numeri, fatto il distinguo tra visite e visitatori, i lettori sono cica una quarantina al giorno. I commenti pubblici sono una minoranza, rispetto a quelli in privato che giungono anche a tarda ora. Dietro i contatti stabili ci sono persone note e amiche. Inossidabile la tenuta di Lucia che non ne manca uno. Flavio mi legge dal Kazakistan, Manuel lo faceva dall’Australia. Lina lo fa “da remoto’ anche se abita vicino. Chi scrive dopo cena e chi prima di andare a dormire. Ringrazio tutti*, prezioso nutrimento per le mie meningi, dal primo lettore all’ultimo iscritto, Fabio, uno dei miei primi alunni, ora avvocato. È come se avessi ricevuto un’eredità inattesa. Del resto non cerco popolarità, ma condivisione di pensieri ed emozioni. D’altronde “Scrivo per trovare il mio posto come il fiore nel prato”. Grazie Lettori!, fiori colorati del mio profumato bouquet letterario 💐 * I più assidui: Lucia, Pia, Serapia, Mariuccia, Marta, Martina, Marisa, Lisa 1 e 2, Novella, Antonella, Adriana 1 e 2, Francesca, Vilma, Nadia, Lara, Lina, Erica, Rossella, Roberta, Sara, Veronica, Ivano, Giancarlo, Gianfranco, Gianpietro, Massimiliano, Manuel, Fabio …. 🏆🌻👋

“Le pagelle non sono trofei”

D’abitudine, fotografo gli articoli che non riesco a leggere al bar che successivamente recupero a casa. Così è stato per quello di Giusi Fasano pubblicato nella Rubrica Delitti e castighi di lunedì. Il titolo è un ottimo catalizzatore: Il vero, il verosimile e la fatica di leggere. Riscontro la fatica di leggere da parte soprattutto degli adulti, perfino superiore a quella che rilevavo tra gli studenti quando insegnavo. Meno male che ho contatti con persone che leggono e mi leggono nel blog, conscia che c’è chi produce e chi consuma, secondo la teoria di Lina. La giornalista informa di un esperimento messo in atto da Alfonso D’Ambrosio, preside dell’istituto comprensivo Lozzo di Padova, teso a dimostrare “che un numero consistente di frequentatori dei social si accontenta del verosimile, anche quando il vero è lì, a portata di mano. E commenta senza sapere di cosa sta parlando, per evitare la “fatica” della lettura e dell’attenzione o per analfabetismo funzionale”. Beh, davvero sconfortante. In sintesi, il dirigente aveva pubblicato un post generato con l’intelligenza artificiale incentrato su una finta pagella di un fantomatico Mario. L’intento, esplicitato alla fine era rivolto ai genitori che pubblicano sui social le pagelle dei figli. “Le pagelle non sono trofei da esibire, o strumenti per raccogliere like e approvazione”, piuttosto gli adulti dovrebbero parlare con i ragazzi “magari a tavola e lontano da una fotocamera”. Comprendo l’amarezza del preside che aveva avuto una buona idea per dimostrare che “La scuola non è una gara a mostrarsi e i figli non hanno bisogno di un post con la loro pagella”. Tanto di cappello all’idea del preside Alfonso D’Ambrosio e anche alla giornalista che ha portato alla ribalta un tema di attualità.

Casa, dolce casa 🏠

Casa, dolce casa Ricorrenza importante per me oggi: sono residente a Castelcucco dal 24 Giugno 2000, e ci sto bene! La casa di proprietà è confortevole ed ampia. Modificando la celebre iscrizione in latino che Ariosto fece iscrivere sull’architrave della sua abitazione di Ferrara nell’attuale Via Ariosto 67 PARVA SED MIHI APTA/Piccola ma adatta a me, la mia è VASTA ET MIHI APTA/Ampia e adatta a me. In posizione equidistante da piazza e campi, nel corso degli anni si è arricchita di fiori e piante, anche autoctone, spontaneamente cresciute nello scoperto: un susino, un fico e un ciliegio selvatico. La zona destinata al verde si è colorita e perfino profumata grazie alla fioritura del Glicine, che considero un posto privilegiato dove mi rifugio a leggere e scrivere (zanzare permettendo). Rivivo il trasloco e lo spaesamento di abitare in una lottizzazione allora nuova, una somma di emozioni contrastanti, al seguito di canarini e criceti. Poi vennero i cani Luna e Astro, i gatti Sky e Micia che hanno ceduto il posto a Grey, Pepita e Fiocco, i miei conviventi. Da proprietaria, ho sviluppato con la mia dimora un rapporto di sorellanza che talvolta sostituisce quello con le persone; l’ho realizzata su misura mia, accogliente e silenziosa, come si conviene a chi scrive e non vuole distrazioni. I miei ospiti sono di passaggio, perché ho sempre qualcosa da fare, dentro o fuori in giardino. Mio figlio si occupa dello scoperto, ma non si è ancora affezionato, anche se ha adattato l’appartamentino alle sue necessità. Una delle tradizioni più belle di oggi è l’acqua di San Giovanni. Si prepara tra la notte del 23 e il 24, ritenuta magica. Ieri sera ho raccolto erbe aromatiche e fiori, lasciati a bagno in acqua tutta la notte. Un rituale propiziatorio a favore di amore, fortuna e salute. Per me di gratitudine 🌻