Bouquet

Confermo che raccogliere fiori è un’occupazione che mi dà la carica. Stamattina tocca a Iris, Rose e Garofani piccoli e profumatissimi. Oltretutto erano di mia madre e li ho trasferiti a casa mia quando lei se n’è andata, nel lontano 2007… ma loro ci sono ancora ed è come se attraverso di loro lei tornasse a salutarmi. Prima di metterli in vaso li fotografo; poi li allego ad un saluto destinato ai contatti più sensibili che mi restituiscono un pensiero e/o un’immagine in tema. Insomma, è un graditissimo traffico quello che si genera grazie ai fiori, ‘Una delle tre cose rimasteci del paradiso’ secondo un’espressione attribuita a Dante. Non è per caso che la mia ultima opera letteraria DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI inizi proprio con la poesia intitolata Bouquet, che dopo riporto sotto: tre strofe dedicate ai germogli che si trasformano in piantine autonome e originali, grazie alle cure dell’accorto giardiniere che simboleggia il maestro, altrettanto premuroso nel coltivare il sapere dei suoi scolari. Insomma, connessione ed interscambio di competenze che favoriscono il benessere spirituale di chi si sta formando, e non solo. In sintesi, è ciò che dirò – o meglio che mi propongo di dire – domani sera, durante la presentazione della succitata opera. Siete tutti invitati. Metto a disposizione dei lettori il testo, per un…gradevole anticipo. I fiori sbocciano/nel pieno fulgore,/profumati alcuni/altri colorati/di semplice fattura/oppure elaborati./Ognuno della natura/un autentico capolavoro,/frutto anche/dell’attenzione/del solerte giardiniere/che li ama e li cura./Pure il maestro/agli alunni dedica/tempo e pazienza./Qual fiore, la sapienza/ha bisogno/di mente e di cuore.// Arrivederci! 👋

Insieme è meglio

Evviva, è scoppiato il caldo! Basta riscaldamento (divenuto costosissimo), finestre aperte, profumo di fiori, luce naturale fino a tardi. Mettiamo in conto anche il rovescio della medaglia: insetti, rumori, stanchezza…tutti piccoli fastidi da sopportare però senza mascherina (non più obbligatoria, ma raccomandata), tenendo sempre alto il livello di guardia. Tra i piaceri da recuperare c’è quello di ritrovarsi insieme, ad esempio al bar per ritemprare il corpo, e partecipare ad un incontro con l’autore per sollevare lo spirito. Me li permetto entrambi, ma ho bisogno della collaborazione altrui. Mi spiego: vado al bar Mirò, in piazza a Castelcucco dove Gabriella decora magistralmente il cappuccino. Sono un po’ di fretta e mi pare che il servizio tardi, ma quando arriva il vassoio con la croissant alla marmellata (lei sa quale, mi riferisco all’impasto) e il cappuccino, realizzo perché: sulla schiuma, l’accorta barista ha scritto nientemeno che il titolo del libro che presenterò giovedì 19, ore 20.30 in Centro Sociale sociale a Castelcucco, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI: idea brillante di una persona sensibile e creativa. Grazie mille, Gabriella! Quanto all’incontro letterario, lo immagino come una rimpatriata di ex alunni degli anni Sessanta che ebbero la fortuna di avere per maestro Enrico Cunial, me compresa: severo ma bravo, intuitivo e generoso, come emerge dalle interviste fatte. Senza farne un santino, ho individuato le molte capacità profuse anche nel sociale, dove si è speso come sindaco, giudice conciliatore, cavaliere del lavoro, presidente di seggio. Una intensa testimonianza, allargata anche al periodo del servizio militare come alpino e partigiano. Invito la comunità a partecipare, perché a mio avviso ne vale la pena. Grazie per l’attenzione, arrivederci!

L’arte di coltivare i germogli

La scuola materna parrocchiale Mons. Muriago di Castelcucco confina con l’ufficio postale. Per fortuna, perché l’attesa dentro e fuori l’ufficio per sbrigare qualche pratica è spesso condizionata dalla rete che rallenta le operazioni. È ciò che succede stamattina, quando devo fare un bonifico, previa ricarica della carta di credito, che mi costringe ad aspettare un’ora. Mi distraggo osservando i bimbi giocare in cortile, sotto l’occhio vigile delle maestre: un’altalena sotto il tiglio fa dondolare una bambina, mentre un’amichetta di rosa vestita chiede qualcosa a una maestra (suppongo: ‘posso andare al bagno?’). Un terzetto è assestato attorno a un banco – facile immaginare il gioco – mentre un maschietto sta a cavalcioni sopra un trenino, bene ancorato sulla ghiaia. Un vociare allegro fa da contorno ai giochi che si concludono poco prima di mezzogiorno, quando scolaretti e maestre guadagnano l’entrata, immagino per l’imminente pranzo. Ho ripensato alla mia infanzia, di cui ho un vago ricordo e alla professione dell’insegnante, di ieri e di oggi. Al netto di tutti i cambiamenti e dei ribaltamenti avvenuti in ambito sociale ed economico, credo che accostare il lavoro dell’insegnante a quello del giardiniere renda ancora bene l’idea, perché gli alunni sono come dei fiori, bellissimi e bisognosi di cure. Il titolo del mio ultimo libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, dedicato al mio maestro Enrico Cunial, si riferisce all’ambiente scolastico come oasi di coltivazioni speciali dove si intrecciano esperienze ed emozioni. Approfitto per invitare Castelcucchesi, abitanti di Possagno e di Cavaso alla presentazione dell’opera giovedì 19, in Centro Sociale, ore 20.30; la immagino come una rimpatriata di generazioni, durante la quale saranno lette alcune interviste di ex alunni che costituiscono la parte più vivace del libro. Con un pensiero di gratitudine verso il mio maestro e un augurio di ben operare rivolto a tutti i docenti.

Poesia d’impeto

Lunedì impegnativo, come di consueto. Però oggi ci ho aggiunto la distribuzione di volantini e locandine per la prossima presentazione del mio ultimo lavoro. Non credo di avere la stoffa del rappresentante, ma mi sforzo di selezionare i luoghi più ricettivi per l’occorrenza: forno, cartoleria, gelateria, bar, super mercato… biblioteca da ultimo, perché il pubblico lì è in maggioranza di età scolare e poco propenso ad accollarsi letture extra. Ma non è detto, dipende dalla capacità di persuasione di chi orienta i lettori. Lunedì prossimo mi metto in gioco sul campo della scuola primaria, dove farò un intervento nelle prime tre classi elementari riguardante la poesia. Sono lusingata di essere stata invitata come ‘esperta’ dalla maestra Luisa e un po’ preoccupata, perché non ho mai avuto un pubblico di bambini piccoli, cui sono comunque lieta di offrire la mia esperienza. Non mi aspettavo tanto piacevole raccolto dal mio periodo di pensione, libera da impegni e consegne editoriali. Offrirò agli scolaretti alcune mie poesie e racconterò come nascono. Giusto ieri sera ho scritto l’ultima, uscita spontaneamente mentre osservavo il rapimento del gatto, in ascolto dei grilli. Quindi ho usato i sensi della vista e dell’udito, poi allargati all’olfatto, perché arrivavano folate di profumo dal glicine in fiore. Ecco il prodotto, intitolato MAGGIO ORE VENTI: Il gatto/rapito dai grilli/ignora/la campana/della sera./Piano si anima/il lampione/mentre i canarini/continuano/a cantare/nella voliera./La luce/del tramonto/indora/il campo:/ringraziare/vale quanto/pregare.//Nulla di eccezionale, semplicità allo stato puro.

PRO DOMO MEA (A mio favore)

Stamattina esco con l’idea di lasciare qualche locandina promozionale riguardo il mio ultimo libro, in punti strategici di Possagno, dove visse il mio maestro Enrico Cunial e dove io torno ogni sabato per farmi la piega dalla dolce Lara. L’aggettivo non è esagerato, perché trattasi di parrucchiera molto accondiscendente e capace di ascoltare. Da ultime disposizioni, lei indossa ancora la mascherina, mentre io penso se usarla oppure no, occupate le mani da borsa e borsetta. Il salone è libero e la riproduzione sulla stoffa del cielo stellato di Van Gogh può rimanere occultata nella tasca della giacca. Dopo il lavaggio della testa, mentre Lara mi mette i bigodini entra una cliente con la mascherina, di nome Marisa, che al momento non riconosco e che attende paziente il suo turno. Prima di andare sotto il casco per l’asciugatura della mia lunga chioma, srotolo la locandina sulla prossima presentazione del mio libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI perché Lara possa appenderla tra gli specchi…ed ecco la sorpresa: la cliente, Marisa, esclama che ha già letto il libro! Glielo ha passato Ivo, suo fratello, estimatore del maestro che l’ha avuto dalla figlia Vilma. Non riesco a spiegare la soddisfazione che mi è venuta da questo giro di informazioni e di lettori, come la realizzazione di un cerchio perfetto. Inoltre Marisa ha confermato di aver gradito la lettura, presumo in condivisione con il fratello. Scopro che il maestro era molto considerato e non è stato dimenticato. Chi non l’ha conosciuto, potrà farlo procurandosi il mio libro che il mio amico Francesco – storico e scrittore – ha mirabilmente definito “un bel mosaico con tante tessere che si richiamano reciprocamente ed illuminano un quadro ancor più ampio e significativo “. Grazie amici e grazie lettori. Soprattutto grazie al maestro Rico, cui devo la mia attitudine a scrivere.

Il bene dell’Arte

15 aprile giornata mondiale dell’arte, giorno scelto perché in tale data era nato Leonardo Da Vinci (Anchiano, 15.04.1452 – Amboise, 2.05.1519). È l’occasione per guardare al bello che ci circonda, in ogni sua espressione. In questi giorni funestati dalla guerra, l’arte è anche simbolo di pace, oltre che di libertà di espressione. A proposito del genio Da Vinci, ricordo volentieri una sua biografia romanzata, intitolata IL VOLO DEL NIBBIO, letta in classe e riproposta alle classi seconde nel corso del triennio. Il titolo allude a una profezia di grandezza, suggerita dall’apparizione del rapace sulla culla del neonato, allevato da monna Albiera, moglie di ser Piero suo padre che l’aveva concepito con Caterina, una donna del popolo. Questo per sottolineare che nel privato il genio ebbe le sue preoccupazioni, aggravate dall’invidia dei fratelli “regolari”. Questo l’aneddoto inserito nella biografia. Di sicuro Leonardo sperimentò tutto lo scibile del suo tempo, anche se per i più è legato al dipinto della Gioconda. L’arte, in tutte le sue espressioni gli fece buona compagnia per tutta la vita e trovo giusto riferire la giornata odierna all’anniversario della sua nascita. Tra l’altro fu profugo anche lui e tra le righe leggo il messaggio di affidarsi all’arte anche in momenti travagliati. Personalmente, più volte ho affermato che esprimersi, in una qualsivoglia branca artistica, reca sollievo; non fa differenza che si tratti di poesia, pittura, musica…e altre consorelle. Anche la natura offre uno spettacolo da godere con tutti i sensi, gratis e a portata di mano. Basta staccarsi dal frenetico quotidiano e mettersi in ascolto, osservare con attenzione, sentirsi parte di un tutto. Gli artisti, noti e sconosciuti, sono in questo invidiabili maestri.

Bentornati Pink Floyd

Hey, Hey, Rise Up (Alzati) è il titolo dell’ultima canzone dei Pink Floyd, la prima dopo quasi trent’anni. David Gilmour dice: “Spero che questo pezzo faccia del bene, che ci aiuti a fare qualcosa”. La nuora del chitarrista, ucraina, gli ha mandato un video in cui il cantante (ora soldato) Andriy Khlyvnyuk parla della reazione degli ucraini di fronte alle avversità e la reazione è stata immediata, producendo la riunione della band e il nuovo pezzo. Il brano è struggente. Ne ho sentito un cenno per televisione giorni fa e poi l’ho cercato sulla rete, dove è accompagnato da un video con immagini toccanti. Dico la verità: sentendolo, mi sono commossa come davanti a una funzione religiosa. Encomiabile la scelta degli artisti che si sono rimessi in gioco, destinando i proventi a sostegno del popolo ucraino. In copertina della cover appare il fiore nazionale dell’Ucraina, il girasole, opera dell’artista cubano Yosan Leon, per dire che nulla è stato lasciato al caso. Anche il contenuto del testo tradotto è significativo: Oh, nel prato un rosso viburno si è chinato in basso/per qualche ragione, la nostra gloriosa Ucraina è addolorata/e prenderemo quel viburno rosso e lo alzeremo/e faremo il tifo per la nostra gloriosa Ucraina, ehi, ehi/e faremo il tifo per la nostra gloriosa Ucraina, ehi, ehi/. Il viburno è una pianta da giardino molto decorativa che fiorisce in primavera: produce dei graziosi fiorellini raggruppati in mazzetti a forma di campana, e poi delle bacche rosse che durano molto a lungo. Ne parlava il Pascoli nella prima strofa della poesia IL GELSOMINO NOTTURNO dove dice: E s’aprono i fiori notturni,/nell’ora che penso ai miei cari./Sono apparse in mezzo ai viburni/le farfalle crepuscolari./ Ecco, mi piace questa commistione musica-poesia, rafforzata dalle immagini: un’esperienza sensoriale che fa bene al cuore e alla mente. Complimenti al famoso gruppo rock britannico (fondato a Londra nel 1965), ricostituitosi per un’ottima causa. E a tutti gli artisti che amplificano la voce della solidarietà.

Lettura in primo piano

Oggi 24 marzo, Giornata nazionale della lettura 2022 (Giornata Mondiale del libro il 23 aprile), istituita nel 2009 con lo scopo di promuovere la lettura, attività poco praticata. In Italia si legge poco, anche se si scrive parecchio. Il lockdown del 2020 ha impresso un’inversione di marcia, perché durante l’epidemia i lettori sono aumentati di circa il 30%, che non è poco. Immagino che a scuola soprattutto, ma anche a chi opera in questo settore sia dato spazio ad eventi ed iniziative legati alla promozione della lettura. Il web offre consigli in questo ambito, che lascio al lettore cercare. Da parte mia, che scrivo abbastanza e non leggo altrettanto, posso dire come e quando mi regolo: mattina sempre un quotidiano, tardo pomeriggio/sera un romanzo, oppure un settimanale. Il fatto di avere un blog mi spinge a prestare particolare attenzione all’attualità, anche per compensare la giornalista che avrei potuto essere, se non avessi scelto di fare l’insegnante (ho fatto la corrispondente di zona per il Gazzettino nel 1970). Rileggo volentieri i poeti ermetici, anche se Umberto Saba (Trieste, 1883 – Gorizia, 1957) rimane il mio preferito per la semplicità e l’immediatezza dell’espressione. Credo anzi di ispirarmi a lui quando butto giù qualche verso. Saba, il cui vero cognome era Poli, scrive l’unica opera in prosa, Ernesto, incompiuta, pubblicata postuma nel 1975 a cura della figlia Linuccia (omosessualità adolescenziale l’argomento forte trattato). Nel 1979 ne viene ricavato un film, Ernesto, diretto da Salvatore Samperi. Scambio con alcune amiche i libri che mi piacciono, e viceversa. Mi piace anche seguire sul grande schermo, quando succede, la trasposizione di un’opera letteraria, oppure approfitto della versione cinematografica per andare a leggere la fonte cartacea. Concludendo, non è un caso se l’angolo che preferisco di casa mia è lo studio, con tanti libri su cui mi sono fatta le ossa e ora sono strumenti di cura per tenere allenata la mente. Dunque, buona lettura!

Oggi Arte

Sono attratta dall’Arte in tutte le sue declinazioni, pittura e scultura comprese, come sorelle della Letteratura con cui mi esprimo. Col senno di poi, se tornassi indietro mi piacerebbe frequentare il liceo artistico, che cinquant’anni fa era raggiungibile solo a Treviso, quindi praticamente precluso. Non rinnego il liceo classico, a me più congeniale ma qualcosa ha lavorato sottotraccia. Una zia paterna, Maria Cusin, era una buona ritrattista mentre dalla nonna paterna Adelaide ho ereditato l’interesse per la parola. Ho dato alle stampe gli ultimi due romanzi con in copertina i dipinti dell’artista Noè Zardo e lo stesso succederà per il terzo in elaborazione. Questa introduzione fa da cornice emotiva al fatto di cui intendo parlare: il ritrovamento della “Maddalena giacente” del Canova, creduta perduta per circa un secolo. Realizzata su commissione dell’allora primo ministro britannico Robert Jenkinson, era stata acquistata vent’anni fa a un’asta di statue da giardino da una coppia inglese per 5.200 sterline (poco più di 6.000 euro), valore stimato oggi tra i 6 e i 9,5 milioni di euro. Mario Guderzo, eminente studioso del Canova, ex direttore della Gipsoteca che ho avuto il piacere di conoscere quando abitavo a Possagno considera il ritrovamento “di fondamentale importanza per la storia del collezionismo e la storia dell’arte”, un marmo di grande bellezza estetica che ha il suo corrispettivo in gesso in Gipsoteca a Possagno. Mi incuriosisce molto il dietro le quinte di questo ritrovamento, a pochi mesi dalle celebrazioni per il bicentenario della morte del grande scultore (Possagno, 1.11.1757 – Venezia, 13.10.1822), effettivamente da romanzo. Non sarò io a elaborarne la storia, ma è nelle mie intenzioni scriverne una attorno a un’opera d’arte, frutto di fantasia, oppure di ricerca…si vedrà. Se qualcuno tra i lettori volesse offrirmi uno spunto, ben venga: immagino che il nostro territorio sia pieno di opere sconosciute in attesa di essere apprezzate. E come dice l’amico artista Noè: “Anche l’attesa è pensiero”.

Poesia protagonista

Sapevo che Alda Merini era nata il 21 marzo, ma mi era sfuggito che il 21 marzo si celebra la Giornata della Poesia, istituita dall’UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo del 2000. Me lo ricorda Elisa, una talentuosa giovane amica scrittrice, che ha vinto di recente il primo premio Città di Vittorio Veneto per un racconto inedito…pieno di poesia! Anche se in ritardo, non posso esimermi dal dire la mia riguardo questa forma di espressione, che pratico anch’io…da quando ero ragazza e che considero la medicina migliore contro diversi disturbi. Nel mio caso, è un’attività veramente terapeutica, che si giova talora della fotografia e che trovo congeniale con l’adultità. Ho anche ricevuto un paio di premi e qualche menzione d’onore in questo ambito, ma produco di più in prosa. Mi piace molto un complimento di Adriana secondo la quale la mia scrittura assomiglia a delle pennellate, il che fa lievitare la mia autostima perché immagino di spaziare in un altro settore artistico. Mi corre l’obbligo di riportare un pensiero di Leonardo da Vinci, per cui la pittura è una poesia muta, giusto per sottolineare i legami tra le diverse espressioni artistiche. La mia è una poesia semplice, del quotidiano, che ha per soggetto spesso i fiori, il paesaggio, gli animali, le emozioni…niente di impegnativo. L’obiettivo che mi propongo è la condivisione con chi vuole connettersi col mio sentire, regalare un momento di leggerezza, strappare un sorriso oppure una riflessione, se l’argomento lo merita. Avviene tutto senza patenti, sul filo sottile di un’empatia di pancia, se posso permettermi questa espressione. In questa giornata dedicata all’acqua, elemento vitale di cui la terra soffre la mancanza, ringrazio tutte le amiche che annaffiano il mio quotidiano con la loro amicizia e le doti di cui ognuna è portatrice. Compresa la poesia, quella fatta di versi e strofe, ma anche di atteggiamenti e sorrisi.