Anche i reali piangono

Non mi attraggono le vicende private dei regnanti. Seguivo con simpatia la regina Elisabetta, da poco scomparsa perché nel privato me la immaginavo come una zia, mentre ammiravo la sua ‘tenuta’ – nel senso resistenza – come sovrana apprezzata dai suoi sudditi. Poi amava molto i cani ed era spiritosa, come quando girò il video con l’attore Daniel Craig nel ruolo di James Bond per le Olimpiadi di Londra 2012, un vero cameo. Il nipote Harry, duca di Sussex ha scritto un’autobiografia di circa 500 (!) pagine con rivelazioni esplosive che esce oggi, in contemporanea mondiale in 16 lingue; anzi in Spagna è già uscita furtivamente. Il titolo è Spare ( = riserva/di scorta), costo circa 25 euro. Io non ho nessuna intenzione di procurarmela e tantomeno di leggerla. Mi bastano le dichiarazioni che l’autore (ma l’ha poi scritta lui? No, addirittura un premio Pulitzer) ha fatto su alcuni trascorsi della sua vita, confidando che ha fatto uso di Cocaina e che in Afghanistan ha ucciso almeno 25 volte. Mi viene spontaneo pensare a quei reduci di guerra che, ritornati dall’inferno non hanno più voluto parlarne, mentre il principe ci scrive sopra, presumo per guadagnarci denaro facile, peccando a mio dire di buon gusto. Certo ha subito un grave trauma a 12 anni, con la morte della madre, la compianta lady Diana, ma l’accanimento verso la famiglia reale che lo ha distanziato dopo avere sposato Meghan mi sembra patologico. Comunque, da modesta scrittrice ritengo che l’autobiografia sia un genere da coltivare casomai a fine vita, non nel pieno della maturità e per togliersi dei sassolini – nel suo caso massi pesanti – dalle scarpe. Mia nonna Adelaide citava spesso dei proverbi, tra cui il seguente: Il bel tacer non fu mai scritto (da alcuni attribuito addirittura a Dante Alighieri), ovverosia che è preferibile il tacere al cicalare, che mi richiama l’altro famoso modo di dire: I panni sporchi si sciacquano in Arno, cioè si mantengono i disaccordi in privato. Harry li sparpaglia al mondo intero, forse nell’illusione che rimediamo noi alle sue fragilità. Un giornalista per tivù definisce il libro Un’operazione commerciale intinta di paranoia. A questo punto, non invidio il ruolo del padre, re Carlo III del Regno Unito che ha da meritarsi la stima dei sudditi, dopo la scomparsa della madre, nonna del contestato principe. È proprio il caso di ricordare che Anche i reali piangono.

6 pensieri riguardo “Anche i reali piangono”

    1. Brava Adriana, in poche parole dici molto anche riguardo a riconsiderare la parola Nobiltà che, a mio dire interessa pure la gestione dei rapporti familiari, per quanto appesantiti dal titolo! Sei una commentatrice che colpisce il bersaglio! 👍

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  1. Vero,non è il caso di sbandierare al mondo intero il proprio vissuto ,con dolori , gioie e sembra da quanto trapelato ,un sacco di cattiverie alla sua famiglia d’ origine ma si sa che per i soldi si fa’ questo e altro.Buona serata !!!!🤔🤔

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