Chi produce e chi consuma 📚

Mi sto disaffezionando dal bar, anche se sarebbe più adeguato usare il plurale: nel mio paese, in piazza ci sono tre locali. Può essere che l’età non più evergreen mi renda fastidiosa, oppure è reale il tono esagitato degli avventori, sia uomini che donne. Spesso il quotidiano che cerco non c’è, oppure è già in uso ad un altro cliente, così vado a caccia di una buona notizia con il lanternino. Stamattina la trovo nella pagina di Cultura e Spettacoli della tribuna, nell’articolo di Francesco Jori “Dieci anni di libri, Veneto e bellezza”. Chi mi conosce, non si stupirà che mi interessi l’argomento, dal momento che scrivo e da un bel po’. Approfitto per ricordare ai lettori dei miei post quotidiani che il mio blog verbameaada compirà sei anni a fine mese. Ovviamente scrivo anche altro, sia in prosa che in poesia. Apprezzo che il Dna della casa editrice Ronzani – che domani 13 Giugno festeggia i 13 anni di vita – sia sintetizzato nel seguente pensiero: “Non una casa editrice che faccia solo una cosa, ma un classico editore di cultura, dalla narrativa alla poesia alla saggista”, parole di Beppe Cantele, di professione avvocato, di elezione editore, “tirato su in famiglia a pane e libri” come da esordio dell’intervista. Nella mia attività di Insegnante di Lettere nell’Asolano riemerge il cognome Ronzani; chissà, forse era una parente dell’editore. Magari può essere una chiave per presentarmi ed essere attenzionata per una eventuale pubblicazione. Sto per avviare la mia 15esima opera e non ho fretta. Ribadisco che scrivo per mio diletto e sono poco interessata al mercato del libro. Se però trovassi l’editore giusto, potrei ricredermi. Condivido la simpatica battuta di una collega, di supporto al concetto espresso: “C’è chi produce e chi consuma”. 📚

6 pensieri riguardo “Chi produce e chi consuma 📚”

  1. Ada sei una scrittrice dell’ultima leva quando scrivi “evergreen” Sempre verde; lo sai benissimo che gli avventori di un bar sono presenti per la maggior parte soprattutto per esprimere la loro presenza visto che dove abitano non gli viene concessa o capita: è l’unico posto dove possono sentirsi adulti “grandi” … In pratica bar vuole dire socializzazione anche culturale, scambiare idee, ridere o semplicemente stare in compagnia, spesso il barista diventa una figura di riferimento, quasi un amico o un confidente, come fai tu quando ci dici che ti serve senza ordinare quello che pensi in più si può decidere se stare soli, come Te o in gruppo… Il bar, da quello che vedo anche se lo frequento di rado, è molto più di un locale dove bere o mangiare, è un luogo vivo, che riflette la socialità, le abitudini e lo stile di vita di una comunità, per gli avventori, spesso diventa una seconda casa… L’attitudine che hai Tu a scrivere non è solo una capacità, è qualcosa che mi piacerebbe molto e Ti invidio, ma una competenza che arricchisce la vita sotto molti aspetti, direi uno strumento per vivere meglio… ivano

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    1. Di sicuro il bar non è una biblioteca dove prevale il silenzio! Bella – e romantica – direi descrizione del locale pubblico dove gli avventori si esprimono anche troppo, senza badare a chi lo frequenta per altri motivi. Non invidio chi sta dietro il banco, costretto ad assorbire tutti gli umori, perfino di chi è ‘alterato’ all’alba! Temo che il buongusto sia venuto meno in tutti gli ambiti, rilevo una degenerazione della dimensione civica, dovunque. Meglio se mi sbaglio. Scrivere è uno strumento per stare bene e mi fa piacere condividerlo con chi si connette. Grazie, buon pomeriggio 👋

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