Barbarie urbana

Alta tensione, guerriglia urbana, devastazione a Milano durante il weekend. Gli autori 220 teppisti, di cui l’80% minorenni, tra cui un undicenne. La conta dei danni è alta: una quindicina di negozi saccheggiati, 90 agenti in ospedale, almeno 25 feriti. Ma anche in Veneto non si sta tranquilli, come da titolo “Veneto, raid delle baby gang 70 identificati e 10 denunce” che introduce l’articolo di attualità di Luca Vecellio sul Gazzettino. Sono sconvolta. Bande di ragazzini che approfittano della protesta per il caro vita, arrivati in treno dopo il tam tam sui social per saccheggiare, portarsi via le scarpe griffate e distruggere. Inevitabile il pensiero a quanto è successo in Francia, dove a Limoges è crollato un campanile dopo essere stato avvolto dalle fiamme. Una violenza esagerata e preoccupante. “Sono giovanissimi che vivono la piazza come un videogioco: lanciano bottiglie contro la polizia e scappano. Poi si filmano e si abbracciano come in Gta, e postano sui sociali. Né destra né sinistra” (Cesare Giuzzi). Giorgia Meloni ha convocato per stasera un vertice sull’ordine pubblico. A ragione, anche se sarebbe utile indagare le cause del disagio giovanile. È un argomento che mi tocca da vicino, come ex docente, tanto che penso di trattarlo nel mio prossimo romanzo. Mi piacerebbe conoscere al riguardo l’opinione dei genitori di adolescenti, soprattutto di quelli con figli difficili da educare e da governare. Da sempre l’adolescenza è un’età di mezzo problematica, ma un ragazzo è destinato a crescere. La società è tenuta ad evitare che si tagli le ali, coinvolgendo tutti gli apparati educativi, famiglia in primis. La mamma di un ex alunno problematico mi ha confidato: “Mi ha dato tanti problemi, ma finalmente si è sistemato”. Un risultato educativo che non nasce dal nulla.

7 pensieri riguardo “Barbarie urbana”

  1. In primi si sentono parte del gruppo il che li fa sentire grandi e forti; in secondo sanno che non rischiano niente, come minorenni non vengono condannati, in terza la bellezza che provano andando a rompere le vetrine per andare a “rubare” le cose griffate, li esalta nella loro mancanza di consapevolezza… Quando i ragazzi trasformano le strade in campo di battaglia, non è ribellione: è un grido che chiede adulti presenti, regole chiare e comunità capaci di educare prima che punire… Lo facevamo anche noi ma non certo con la possibilità di organizzare il tutto attraverso lo smartphone e sapendo di ritrovarsi in tanti, altra cosa che li rende molto più inconsapevoli

    è di non essere puniti… Secondo me la guerriglia urbana dei ragazzi è il fallimento degli adulti: si ferma solo ricostruendo esempi e confini… A questo punto per fermarli bisogno punirli e far capire loro che chi spacca paga altrimenti non si risolve il problema… ivano

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  2. Certo che chi rompe paga. Ma non devono essere parole e il buonismo ha portato a questo. Permettere tutto significa vederli che si permettono di fare tutto. Il si dev’essere si e il no dev’essere no. L’errore è non dare confini. Se gli adulti hanno paura di dire no quando serve loro si permettono tutto. Possibile che debba intervenire il governo x ricreare i rapporti corretti tra persone con cui fino alla nostra generazione tutti sono cresciuti?

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