Dietro il banco

Penultimo mercoledì di Luglio. Prima che scoppiasse il caldo, in tarda mattinata andavo in palestra che sta per chiudere i battenti. Mi spiace e ne sento la mancanza, anche se in alternativa ho inforcato la bicicletta, una Frejus rosa ritinta di blu con cui vado al bar Viceversa. Nel cestino ci portavo mio figlio piccolo, che adesso è bello grande, perciò è come se ripercorressi un pezzetto di passato. Approfitto per salutare gli Istruttori Andrea e Martina che conto di rivedere alla riapertura a Settembre. Esco in piazza per pagare una bolletta, passando prima per il bar. A distanza ravvicinata, ce ne sono tre: uno è chiuso per ferie. Opto per il bar Montegrappa, dove ho festeggiato il mio compleanno giusto quattro mesi fa. È gestito da Luca, in condivisione col figlio Luis, un mio bravo ex allievo che al momento è assente. Al banco c’è Noemi, una gentile presenza. Quando mi appresto alla cassa, le chiedo a che ora si alzi la mattina. Con un sorriso spiazzante mi risponde alle quattro e mezza! Presumo che il bar apra alle sei, come altri del resto. La levataccia è uno dei motivi per cui non invidio chi sta dietro il banco. Mi prendo la confidenza di chiederle se recupera sonno al pomeriggio e mi risponde: “A volte”. La risposta mi rasserena e mi conferma che trattasi di bella gioventù. È risaputo che il bar per molti è una sorta di seconda famiglia. Per me è un’alternativa alla biblioteca dove do una scorsa ai quotidiani. Peccato che qui abbiano fatto la scelta di non tenerli, favorendo una clientela piuttosto ‘fluida’ che non si trattenga molto. Parola di Luca, il titolare. Comunque ci sono riviste che riguardano lo sport, gli alpini e il servizio di ristorazione. È un arricchimento anche scambiare due parole con chi sta dietro il banco e gentilmente risponde.

8 pensieri riguardo “Dietro il banco”

  1. il banco è un simbolo medievale che indicava l’ azione commerciale, la bancarella del mercato, la mescita del vino nelle osterie, la banca, il tavolo della bisca, la cassa in cui si riponevano i vestiti domestici (quando in casa non c’era l’ armadio) … e non so quale altra umana attività della infinita e variegata culturale materiale occidentale.

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  2. Trovare persone gentili dietro il banco di un bar, di un negozio, di un Ufficio Postale o di una Banca è sempre un’esperienza che migliora la giornata. Un sorriso, un saluto, uno scambio di parole sono gesti che ti fanno sentire a proprio agio.

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  3. Ada ,mi hai risvegliato un ricordo di bambina ,quando a 10 anni cominciavo a servire le prime ” ombre” di vino dietro al bancone del bar dei miei genitori.Naturalmente nel periodo estivo e alle 17.00 del pomeriggio quando tornavano dal lavoro gli operai della ” tot”….inizio anni ‘ 70.

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  4. ​È incredibile come un semplice ripiano possa racchiudere così tanta umanità e calore… Uno sguardo d’intesa con il barista che sa già esattamente come prendi il caffè, il “buongiorno” scambiato a mezza voce con i soliti volti… per me è solo un ricordo, la mia vita in giro x l’Europa mi ha tolta l’usanza che avevo da ragazzo per trovarmi con gli amici… ​È un vero e proprio microcosmo di vicinanza, dove la familiarità nasce dalla semplicità e dalla costanza dei piccoli gesti… ivano

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