D’abitudine, fotografo gli articoli che non riesco a leggere al bar che successivamente recupero a casa. Così è stato per quello di Giusi Fasano pubblicato nella Rubrica Delitti e castighi di lunedì. Il titolo è un ottimo catalizzatore: Il vero, il verosimile e la fatica di leggere. Riscontro la fatica di leggere da parte soprattutto degli adulti, perfino superiore a quella che rilevavo tra gli studenti quando insegnavo. Meno male che ho contatti con persone che leggono e mi leggono nel blog, conscia che c’è chi produce e chi consuma, secondo la teoria di Lina. La giornalista informa di un esperimento messo in atto da Alfonso D’Ambrosio, preside dell’istituto comprensivo Lozzo di Padova, teso a dimostrare “che un numero consistente di frequentatori dei social si accontenta del verosimile, anche quando il vero è lì, a portata di mano. E commenta senza sapere di cosa sta parlando, per evitare la “fatica” della lettura e dell’attenzione o per analfabetismo funzionale”. Beh, davvero sconfortante. In sintesi, il dirigente aveva pubblicato un post generato con l’intelligenza artificiale incentrato su una finta pagella di un fantomatico Mario. L’intento, esplicitato alla fine era rivolto ai genitori che pubblicano sui social le pagelle dei figli. “Le pagelle non sono trofei da esibire, o strumenti per raccogliere like e approvazione”, piuttosto gli adulti dovrebbero parlare con i ragazzi “magari a tavola e lontano da una fotocamera”. Comprendo l’amarezza del preside che aveva avuto una buona idea per dimostrare che “La scuola non è una gara a mostrarsi e i figli non hanno bisogno di un post con la loro pagella”. Tanto di cappello all’idea del preside Alfonso D’Ambrosio e anche alla giornalista che ha portato alla ribalta un tema di attualità.

È il solito discorso,prima dei figli,devono essere educati i genitori!!! Buon pomeriggio!!
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Priorità da recuperare, ahinoi! Ciao 👋
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chissà perché la scuola è vissuta spesso come una gara
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…e anche come una proiezione dei genitori su ciò che avrebbero voluto fare loro! 🤔
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Il Tuo pensiero, Ada, è profondamente legato, credo, alla maturità e questo è comprensibile… La scuola è per me il posto che insegna a crescere, a dare sfogo alla curiosità e anche alla immagine di scoperta, non una finestra o parete di vetro di un negozio per far vedere l’esposto, qui abbiamo a che fare con la minima maturità appresa… Ogni bambino, ogni ragazzo ha i suoi tempi, le sue capacità diverse e le sue sfide, e ridurre il percorso scolastico a un “risultato” da mostrare diventa un messaggio oltre che sbagliato qualcosa che va a compromettere la sicurezza personale che sta costruendo ogni alunno… ivano
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Parole sante ! Grazie, ciao 🌻
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