Ecoansia, emozione ‘esistenziale’

Terza domenica di Marzo, esco senza ☂️ ma gocciola. Il marciapiede è pieno di petali rosa, rilasciati dagli alberi del viale. Sembra il colpo di coda dell’inverno, peraltro preannunciato. La settimana prossima sarà Primavera e si cambia registro. La settimana dopo entra in vigore l’ora legale e rinunceremo a un’ora di sonno. È palese che il tempo influenza le nostre vite, in un verso o nell’altro. Capita a proposito un breve articolo che leggo al bar sul Corriere Salute intitolato: Nuove emozioni/Ecoansia, la paura razionale che fa evolvere il mondo. “A coniare il termine è stato il filosofo australiano Albrecht Glenn, a portarlo in Italia lo psicoterapeuta Matteo Innocenti, presidente dell’Associazione Italiana Ansia da Cambiamentio Climatico”. In sintesi, non si tratterebbe di una patologia, bensì di un’emozione ‘esistenziale’ che colpisce i giovani dai 15 ai 30 anni, non negativa ma evolutiva che li spinge a provare un’eccessiva rabbia nei confronti delle istituzioni. Tornando al mio privato professionale, ricordo un lavoro di gruppo sulle emozioni che gli studenti avevano sintetizzato in un cartellone. Il preside, venuto in visita alla classe ne chiese spiegazione e Roberta precisò che l’ansia è una emozione a doppio taglio e può fare bene oppure male, a seconda di come viene recepita dalla persona. Credo che questo valga anche applicato alla natura, benigna o matrigna a seconda degli effetti collaterali, dei quali però siamo responsabili. Il cambiamento climatico e la crisi ecologica sono legati al comportamento umano. Recente il caso della frana di Niscemi in Sicilia. Il fenomeno però è planetario e dovremo conviverci, evitando di profanare l’ambiente. Comportamenti responsabili aiutano a contenere l’ecoansia e a vedere il bicchiere mezzo pieno.

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