La città delle sirene

Sono stata a Venezia poche volte: la prima da ragazza, in una mattina nebbiosa in cui mi sembrò una città da favola; successivamente da insegnante in gita di istruzione con la mia classe, con il percorso di visita studiato a tavolino e perciò piuttosto “inquadrata”. Nel 2006 feci una crociera con mamma, con partenza da Venezia per la Grecia, che ricordo volentieri perché fu l’ultimo viaggio insieme, prima che se ne andasse. A conti fatti, ho vissuto la città da turista frettolosa, mettendo a margine i suoi problemi, emersi in pieno dalla visione del documentario LA CITTÀ DELLE SIRENE, di Giovanni Pellegrini, in onda ieri sera sul canale Youtube di Ginko Film, dalle 18 alle 24. Ammetto che sono stati 50 minuti angoscianti sulla “AQUA GRANDA 2019”, raccontati con tono asciutto dal giovane regista veneziano che ha documentato la settimana successiva all’alluvione. La domanda che si fa “Cosa ne sarà del nostro mondo, se l’acqua dovesse alzarsi di cinque metri?” lascia sgomenti e senza risposta. Finora la soluzione attesa dal Mose è da venire, mentre sono aumentati i conflitti – e le ruberie – per la gestione del problema. Una persona intervistata ricorda “l’acqua fredda freddissima… il divano che galleggiava”; un prete si rammarica che “il sale corrode il marmo del pavimento”, mentre un altro signore evidenzia “la sensazione di violenza e impotenza” provocata dalla marea, giunta a 1 metro e 87! Personalmente ho provato desolazione nel vedere libri e stampe galleggiare, come creature annegate. Non mi dilungo, per lasciare spazio alla curiosità di andare a documentarsi di persona e di sensibilizzarsi su un problema ambientale che ci tocca da vicino. Un cenno al titolo, accattivante perché fa pensare alle leggiadre figure mitologiche. Ma anche alle conturbanti sirene di allarme che annunciano l’onda alta. Venezia, gioiello mondiale, city of sirens, città da ammirare. Ma anche da salvare!

5 pensieri riguardo “La città delle sirene”

  1. Ricordo giusto un anno fa’ l’ alluvione di Venezia ,che ci ha lasciati tutti con il fiato sospeso e non me ne volere ma pensando alla tempesta Vaia nel 2018,l’ acqua granda l’ anno scorso e il covid quest’ anno , cosa ci dobbiamo aspettare per il prossimo anno?.Solo cose belle spero……!!!!!

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      1. Il pianeta fragile.
        L’emergenza climatica della terra è sotto gli occhi di tutti; le temperature medie sono in aumento di parecchi gradi con il conseguente scioglimento dei ghiacciai in pochi anni, l’innalzamento preoccupante del livello del mare in poco tempo, l’ampliarsi delle zone desertiche di stagione in stagione, la sempre maggior frequenza di fenomeni atmosferici estremi come la tempesta Vaia del 2018 o l’ “aqua granda” del 2019. La deforestazione incontrollata, l’inquinamento e il clima impazzito determinano ogni anno l’estinzione di centinaia di specie di flora e di fauna.
        Mi viene in mente il destino cui andò incontro l’isola di Pasqua nell’oceano Pacifico che aveva un ecosistema complesso ma fragile. L’isola è stata scoperta dagli olandesi all’inizio del settecento ma il contatto con il mondo civilizzato non portò beneficio alla popolazione indigena che venne decimata da malattie fino allora sconosciute come il vaiolo o il banale morbillo, si direbbe un coronavirus ante litteram. Caratteristiche dell’isola sono le centinaia di “moai”, enormi teste di pietra che guardano il mare e per realizzare e trasportare le quali i nativi hanno disboscato completamente il territorio; meno alberi portarono all’erosione del suolo, quindi meno campi da coltivare e minor allevamento di bestiame, così l’esaurimento delle risorse portò a guerre e carestie che fecero collassare la civiltà. Quanto avvenuto nell’ isola di Pasqua può essere usato come metafora sul destino del nostro pianeta: l’emergenza climatica che stiamo vivendo è una pandemia al rallentatore che non ha vaccino ed è difficilmente reversibile e quando il problema sarà evidente a tutti sarà troppo tardi per risolverlo, così l’uomo è probabilmente destinato a scomparire ma per fortuna il mondo non finirà.

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      2. Caro Piero, spero che in molti leggano il tuo dettagliato commento, da cui vorrei dissociarmi ma non posso perché condivido la tua disamina. Mi auguro che riusciamo a discostarci dal burrone, prima che sia troppo tardi. Questa pandemia la dice lunga, e chi ha orecchie per intendere intenda! Il mondo ce la farà, anche senza di noi. Grazie per il tuo contributo, a domani ciao!

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