Evasione

Sono stata all’IKEA a Padova, su invito di mio figlio: per curiosare più che altro. Mio desiderio era trovare dei pirottini alti per fare i muffin, una spesa irrisoria che abbiamo allargato con altri modesti acquisti. La prima tappa è stata al ristorante, che mi è sembrato piuttosto una tavola calda dove un giovane cuoco di colore mi ha gentilmente consegnato i contorni più sfiziosi: flan di zucca e timballo di zucchine, a mio dire deliziosi che proverò a replicare a casa. Ho completato il resto del pranzo con scaloppina di pollo e patate fritte, non osando provare le accattivanti proposte di pesce, rinviate alla prossima volta. L’atmosfera mi ha riportato alla mensa universitaria di oltre quarant’anni fa: quella quasi dolente per la lunga fila di studenti in paziente attesa del pranzo, cui qualche volta mi aggregavo anch’io; questa quasi festosa, con persone sorridenti da sopra la mascherina, forse contente di fare o aver fatto l’acquisto desiderato. Per quanto mi riguarda, ribaltando i ruoli, mi sono sentita… allieva di mio figlio, che si muove con molta disinvoltura in ambienti complessi. Ci siamo poi incamminati a vedere l’esposizione dei vari settori con miriade di oggetti, posti in vendita nel pianoterra, dove abbiamo fatto le nostre spesucce. In un paio d’ore ho fatto una vacanza: ho pranzato in compagnia di mio figlio, ho comprato ciò che mi serviva e anche qualcos’altro, ho camminato in lungo e in largo per i padiglioni. Tornata a casa, mi sono allungata sulla mia poltrona relax… e ho ringraziato il cielo di avermi concesso un paio d’ore di evasione, in tempo di allerta covid!

4 pensieri riguardo “Evasione”

  1. Evasione.
    E’ sempre piacevole trovare il modo per sfuggire alla routine quotidiana; quando ero giovane scapolo spensierato amavo fare qualche “zingarata” assieme agli amici; più avanti negli anni da sposato e direi pure rinsavito facevo qualche breve gita fuoriporta con la famiglia, altre volte portavo i figli al cinema oppure in qualche locale caratteristico. Ora, da saggio pensionato, evado senza uscire di casa immergendomi spesso nella lettura, salutare antidoto allo stress, anzi all’ angoscia che il mondo genera in questi ultimi tempi.

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    1. Saggio pensionato, ti curi le ferite come faccio io con la scrittura. Anche leggere i tuoi commenti è terapeutico e ti ringrazio di seguirmi. Ancor prima di leggere, so che le tue ponderate parole sono ambrosia per le mie orecchie. Grazie di cuore e buon pomeriggio!

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  2. Spero sinceramente che ai suoi tempi la mensa universitaria proponesse piatti più sfiziosi e meglio cucinati di oggi… Quella al Piovego è abbastanza tremenda come cucina, ma commestibile. Le migliori adesso, dove si mangia bene e con le giuste dosi (non dei piattini miseri) sono la Murialdo e la Forcellini. Era così anche ai suoi tempi?

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    1. Non ho conosciuto quelle mense e ho scordato il nome di quella, poche volte, frequentata! Dopo le lunghe code per accedervi, preferii i bar con panini imbottiti di frittata! Da cuoca negata, ho rimediato così… non ho nostalgia delle fatiche e delle attese profuse. A te andrà sicuramente meglio (spero)…

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