Puntata veloce al bar Viceversa prima delle nove, per rifocillarmi di notizie e di una treccia dorata con succo d’acero appena sfornata. Però i quotidiani sono occupati, attendo che un cliente piegato a leggere sul tavolo si raddrizzi e me lo ceda. Infatti si capisce che era di fretta e mi ritrovo tra le mani la tribuna di Treviso. Mi soffermo sull’articolo di Elena Grassi: Meglio tardi che mai Un laboratorio di vita tra Bassano e Cittadella che mi cattura sia per il noto proverbio citato, attribuito allo storico Tito Livio, sia per le due cittadine che conosco. Meglio tardi che mai è il titolo del film in onda stasera su Rai 1 ambientato in carcere, ricostruito nella ex caserma Monte Grappa. Estrapolo dall’articolo la chiave di lettura: “Il film prende per mano lo spettatore e lo porta dietro le sbarre del carcere, in un luogo complesso, ai più interdetto, ma anche dietro le sbarre emotive”. Controllo sul settimanale i programmi in prima serata e infatti leggo: alle 21.30 Meglio Tardi che Mai Regia di Giuseppe Curti. Con Lorenzo Richelmy, Mariana Lancellotti (Commedia, 2026). Non voglio pilotare i gusti dei lettori, semplicemente informo su “Quello che passa il convento”, augurandomi che il prodotto sia di buon livello. Per il regista Giuseppe Curti, il film “manda un messaggio di amore, amicizia, speranza e rinascita. Si parla di seconde possibilità, tutti ne abbiamo bisogno”. Gli ingredienti mi sembrano buoni, ne raccomando la visione ad Antonietta che ha lavorato vri anni in carcere. Però non intendo contrastare i gusti, ognuno si regoli come crede. Constatato che molte trasmissioni da qualche giorno sono in ferie, io mi affido al piccolo schermo per un intrattenimento che mi lasci qualcosa.

iconico il cliente di fretta, piegato sul giornale
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Sì, convengo!
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La tua domanda, Ada, tocca un tema profondo e universale: la possibilità di cambiamento, anche nelle situazioni più difficili, come la detenzione… Io direi “Più tardi che mai” suggerisce che non è mai troppo tardi per intraprendere un percorso di trasformazione, ma la domanda se sia solo speranza o anche verità è complessa… La speranza può essere un faro, una forza che dà senso alla volontà del cambiamento, il cambiamento è possibile solo se si agisce, se si trova il coraggio di mettersi in discussione, ma dentro a un carcere gli impulsi che arrivano ai carcerati credo siano al contrario, è difficile dentro ad un buco pensare all’universo… In carcere, la rivoluzione della propria vita non è solo una speranza: può diventare verità se si ha accesso a strumenti, opportunità e supporto… Ma è anche vero che il sistema carcerario non sempre offre queste possibilità, e qui la speranza può scontrarsi con la realtà… Penso da quello che ho sentito quante persone sono in carcere innocentemente e al fatto che anch’ io per motivi che non mi penso potrei subire tale spavento… ivano
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Già, il discorso va di pari passo con la giustizia, purtroppo tante volte disattesa… comunque parlarne e rifletterci non è male. Spero che il regista del film si sia posto le giuste domande. Saluti e buon pomeriggio! 💙
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Cercherò di vederlo stasera ……e poi ti saprò dire.Buon pomeriggio e grazie
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Bene, anch’io!
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