IA, argomento spinoso

Con un certo disagio ho appreso del licenziamento a Marghera di 37 dipendenti della InvestCloud, società americana specializzata nel trasferimento digitale di servizi finanziari. Il lavoro sarà svolto interamente dall’intelligenza artificiale. Molti dei dipendenti sono ingegneri e programmatori specializzati, dato che non è un dettaglio. Secondo i sindacati potrebbe essere un tentativo di delocalizzare all’estero. Comunque anche in altre parti del mondo si affrontano situazioni analoghe. Quello di Marghera potrebbe essere il primo caso di una serie. Logico chiedersi cosa sarà dei 37 dipendenti licenziati dalla sera alla mattina e come sarà il futuro dei nostri figli e nipoti. Interpellerò Manuel, Ingegnere elettronico su questo spinoso argomento d’attualità. Immagino che la portata dell’evento sia almeno pari a quello della Rivoluzione Industriale, argomento di battaglia al colloquio d’esame di terza media. Vado sempre a parare là, dove ho profuso le mie energie per oltre trent’anni. Ho presente una traccia assegnata per un compito in classe:”Luci e ombre della Rivoluzione Industriale” che potrebbe essere sovrapposta anche al cambiamento attuale. Ma ci vorrà del tempo per valutarne la portata, fors’anche superiore alle previsioni. Una opinionista intervistata dice che spariranno dei lavori e ne nasceranno altri di nuovi, il che è già successo, ma il punto di forza sarebbe che fossimo noi umani a progettarli. In ambito letterario è legale scrivere un libro con ChatGPT, ma l’intervento umano creativo è fondamentale per poter rivendicare i diritti d’autore. Meno male che la IA non è riconosciuta come autrice legale. Mi risulta difficile considerarla come uno scrittore in carne e ossa.

6 pensieri riguardo “IA, argomento spinoso”

  1. Io dell’ IA non ho grande considerazione,xché se usata male può fare danni e on di poco conto……mi incuriosisce sapere il parere di Manuel a tal proposito.Ciao e buon pomeriggio

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  2. Spero anch’io di sentire il parere di un tecnico esperto come Manuel, mi piacerebbe anche sapere cosa sta facendo adesso il nostro amico Manuel con la sua laurea, in quanto conosco delle persone laureate da anni che ancora anno difficoltà e svolgono i propri impegni in lavori diversi… Da tenere presente che in Giappone, se non sbaglio, usano i robot per gestire gli anziani, per cucinare, ci sono droni che usiamo anche per coltivare la terra come fa mio fratello, trattori che arrivati nel campo di terra sono in grado di arrangiarsi tutto da soli… È pericolosa l’intelligenza artificiale? Credo proprio di no!!! È un fattore rivoluzionario al di fuori addirittura dell’evoluzione industriale qui abbiamo a che fare con delle capacità che sono appena all’inizio, senza contare che noi esseri al di fuori delle conoscenze sappiamo solo in parte quello che hanno scoperto… ivano

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    1. Anche mio figlio ha un piccolo drone che ha sorvolato sul tetto della nostra casa per vedere quante tegole siano rotte…io apprezzo il Giappone, ma non vorrei essere assistita da un robot, sebbene sia stata operata da un robot guidato dal chirurgo. Il problema non è nella IA ma in chi la usa. Però le emozioni non sono riproducibili da un robot. Perciò, ok la rivoluzione informatica ma con moderazione, per quanto mi riguarda. Saluti e Salute 🙄

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  3. La I.A. … Sì, direi che il titolo è azzeccato. Spinoso a dir poco come argomento. Commento solo ora per il fatto di aver avuto una giornata movimentata, però ci tenevo a farlo prima di domani. Che dire…

    Dal mio punto di vista al momento attuale la definizione di I.A. è alquanto nebulosa. O meglio, direi che è abusata in molti aspetti. Al momento fa vendere qualsiasi cosa ad un costo maggiorato e senza un vero motivo: le case costruttrici sono solo che felici che le persone ci caschino in questo tranello. Intelligenza Artificiale dovrebbe voler dire che una macchina sa prendere decisioni PROPRIE ed ESTRANEE alle scelte inserite dal programmatore in fase di scrittura del software. Per cui, un esempio lampante e che mi sento di citare è la scelta di reclamizzare molte lavatrici come “dotate di IA”. Assolutamente assurdo secondo me: si tratta semplicemente di avere un apparecchio che presenta delle regolazioni ulteriori dovute all’inserimento di più sensori all’interno dello stesso (ad esempio una bilancia collegata al cestello o un rivelatore di torbidità dell’acqua durante il lavaggio che per permettono alla macchina di poter conoscere a principio quanta acqua caricare in base alla biancheria presente o poi se la biancheria stessa necessita di una piccola dose in più di detersivo o un risciacquo ulteriore per ottenere il miglior risultato). Per cui, assolutamente legati ad un codice fisso e a scelte predeterminate, magari con un algoritmo più complesso di altri modelli, ma pur sempre una sequenza di istruzuoni fisse. Altro esempio pratico che mi viene in mente per invece definire un qualcosa di più simile a quella che si potrebbe considerare vera IA sono i programmi ad apprendimento utilizzati spesso della moderna diagnostica medica ad immagini. In quei casi si tratta sempre di un algoritmo alla base ma che poi evolve in un ben predeterminato compito e assolutamente senza la possibilità di cambiare (per cui la definirei più come una parte incompleta di una vera intelligenza): alla macchina che monta quel programma in esecuzione vengono fornite centinaia di immagini di un particolare tipo (ad esempio delle risonanze magnetiche di una certo organo) che presentano tutte, più o meno in grande, un determinato e unico tipo di caratteristica peculiare. In tal modo si riesce ad “insegnare” all’algoritmo che quelle caratteristiche corrispondo a tal problema (ad esempio la presenza o meno di un danno alle ossa dato dall’osteoporosi). E in questo, la macchina riesce bene poichè dopo questo insegnamento, a partire da un’immagine nuova riesce a dire se il problema è presente o meno, riuscendo a scoprirlo anche a partire da dettagli che all’occhio umano sarebbero sfuggiti. Capita però che anche la macchina prenda degli abbagli e che segnali cose insesistenti, motivo per il quale il controlo umano è sempre presente. In molti altri casi invece la parte di “intelligenza” è concentrata solo nel riuscire a codificare in un linguaggio matematico ciò che viene formito all’elaboratore, sia esso testo scritto o un’immagine o un video. Il resto è tutto legato principalmente a complesse formule matematiche che daranno in uscita dei risultati a noi direttamente incomprensibili ma che grazie a questo “interprete” intermedio saranno ricodificati in una maniera tale a noi discernibile. Questo è un po’ quanto c’è alla base di questi software.

    Il guaio vero e prorpio, secondo me, sta però tutto nella definizione di intelligenza… Se ci si limita a definirla come la capacità di compiere delle scelte a partire da dei dati e una certa esperienza già data è una cosa (e mi vien da dire a ‘sto punto che la lavatrice di mio nonno vecchia di trent’anni dovrebbe essere trattata come essere senziente dato che in base al livello di acqua caricata dato dal pressostato chiude l’afflusso o dall'”esperienza” incisa nel selettore a camme del programma sa quanto ci vuole a scaldare l’acqua per lavare la biancheria a 50°C). Invece se la definiamo come la capacità di inventare qualcosa dal nulla, certo, magari con una certa esperienza dietro, di interagire in maniera anche irrazionale con ciò che la circonda, di essere curiosiosi verso l’ignoto, cercare delle spiegazioni per quel tal fenomeno, cercando di conoscere tutti i passaggi intermedi per arrivare alla soluzione (e lo scrivo perchè molti programmi di IA attuali riescono a ottenere soluzioni a problemi difficilissimi e in maniera esatta, ma non sanno definire come ci sono arrivati) e tutto questo e molto altro messo assieme all’interno di un’unica entità, beh la feccenda è diversa. Se quindi definiamo l’intelligenza in quest’ultimo modo, direi che siamo den lontani dall’ottenerla ancora per quel che mi risulta. Di nuovo, tutto ruota attorno alla definizione che si vuole usare. Secondo me esistono dei programmi molto evoluti e specializzati che possono assomigliare e avvicinare la definizione del comune sentire di intelligenza (che anche qui poi ne esistono di ben diversi: basta pensare alla fantasia di uno scrittore, alle capacità logiche di un matematico o alla creatività di una nonnina che lavora all’uncinetto, solo per citarne alcune), o parte di essa per compiti molto specifici.

    In altre parole e concludo, mi viene da dire (e cito un mio vecchio insegnante di informatica delle superiori) che al momento, ciò che comunemente vience considerata intelligenza artificiale è l’equivalente di una scimmia con in mano un’enciclopedia. E qui aggiungo io, a cui noi poniamo delle domande, da cui speriamo di ottenere delle risposte corrette e che non assecondino il nostro punto di vista col solo scopo di renderci dipendenti perchè ci sentiamo apprezzati, ascoltati o capiti da un programma scritto per darci ragione nella maggior parte dei casi. Quello che va ricordato e tenuto a mente è che viviamo oggi in un mondo in cui abbiamo delle macchine in grado di far girare programmi molto complessi e che ci inducono a porci dei dubbi.

    Mi scuso se sono stato così lungo ma ci tenevo a spiegare bene il mio punto di vista in merito dato che ne sento in giro di tutte i colori. Chissà come procederà il mondo… Sarò curioso di vedere se sarò smentito dai fatti futuri su queste mie idee 😉

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    1. Caro Manuel, come sono orgogliosa di essere stata la tua insegnante… adesso diventata tua alunna semianalfabeta in informatica. Hai dei numeri anche come scrittore, perché il testo scritto è dettagliato ed esauriente (sebbene scritto a notte fonda). Più che capire, intuisco cosa c’è dietro la IA e mi attengo a quello che affermi tu. La mente umana è unica nelle sue possibilità. E le emozioni non sono riproducibili… salvo prova contraria. Ottimo testo, complimenti! 👨‍🎓

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