Calamita perversa

Quando si dice… invadenza della fatalità: tra tante notizie di cronaca luttuosa ne segnalo due: la morte dell’imprenditore dolciario Alberto Balocco, 56 anni, colpito da un fulmine insieme con un amico, mentre percorreva in bici la zona dell’Assietta, nel Torinese e la morte della piccola Lavinia, 7 anni, travolta da una statua di marmo in giardino, mentre era in vacanza in Germania, a Monaco di Baviera. In entrambe le situazioni, la parola vacanza si congiunge con la parola morte, in una sorta di calamita perversa che non lascia scampo. Provo cordoglio per entrambe le vittime: ammirazione per l’industriale, capo di una grande famiglia e padre di tre figli, stupore e turbamento per la piccola Lavinia, strappata alla vita sotto gli occhi dei genitori, per cui: “Sei e sarai sempre il nostro angelo, amore della nostra vita”. Mi mancano le parole per esprimere il disagio che provo anche a parlarne. Ma mi sforzo, per una sorta di omaggio pietoso che intendo riservare alle due vittime succitate, rappresentative di tante altre che appesantiscono la tremenda estate, si spera in via di dissolvimento. La parola più vicina al mio sentire è ‘sgomento’ che ha il suo contrario in ‘tranquillità’. Infatti, come rimanere tranquilli difronte a certi attacchi del destino? Bisognerebbe essere educati presto agli incerti della vita, non per rattristarci e vivere in uno stato d’ansia, bensì per apprezzarne ogni sfumatura, consapevoli che siamo come dei fili d’erba, efficace immagine di Blaise Pascal (Clermont-Ferrant, 19.06.1623 – Parigi, 19.08.1662) – filosofo – e matematico – scoperto in gioventù, che tuttora mi sostiene. Dopo vado a cercare in studio i suoi Pensieri. Eppure percepisco in giro frange di onnipotenza, come se la vita, unica e irripetibile ci fosse dovuta fino a cent’anni. Spero di sbagliarmi.

4 pensieri riguardo “Calamita perversa”

  1. Pensavo di vivere per sempre, quando ero un ragazzino, pensavo che i miei genitori che i miei nonni erano sempre stati vecchi poi con il tempo, ma dopo molto tempo e specificamente dopo un incidente sul lavoro la vita mi fece capire che ero un momento nel tempo. Da quella illuminazione mentale ogni frazione di tempo con la consapevolezza della breve durata mi viene di guardare in alto nel cielo ed immaginare tutto quello che mi circonda e aprire la mia identità di uomo. Mi piace immaginare il mio viaggio che lo paragono alla lucertola che corre veloce lungo il muro o il merlo che cerca sull’orto dei vicini il suo pasto e sento il mio futuro che non mi aspetta ma è già davanti a me. Giorno dopo giorno, ora dopo ora e non è una sfida che posso mettercela tutta per vincerla ma un mio momento di lasciare questo mondo a chi mi seguirà che ultimamente cercherò al massimo di non rovinare.

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    1. Essere un momento nel tempo è una tua bellissima definizione… dell’attimo fuggente! Appropriate anche le immagini simboliche della lucertola e del merlo: si sente il poeta che parla! Leggo volentieri i tuoi commenti, perché mi arrivano spontanei e senza ‘paletti’, come mi aspetto che succeda da chi si intrattiene con me senza timore di essere giudicato. Perché questo è lo scopo del diario online, o blog: consentire ad ognuno di esprimersi liberamente, come se fossimo attorno a un tavolo a fare quattro chiacchiere. Perciò, grazie di esserci. Buona giornata! 🌝

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