Pianeta Terra, culla o tomba

18 dicembre, Giornata Internazionale dei Migranti, istituita dall’ONU nel 2000, “per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie”. Da una rapida ricerca sul web, leggo che “Si contano oggi 120 milioni di immigrati in tutto il mondo”. La parola migrante mi tocca anche per un breve romanzo che scrissi qualche anno fa, intitolato Migrante Nuda, dedicato a Zulay, amica ecuadoregna approdata in Veneto come terra promessa e vittima della strada. Conosciuta al corso serale per conseguire la licenza media (perché i titoli conseguiti nella sua terra non erano riconosciuti da noi), era brillante, comunicativa, creativa. Per mantenersi faceva la babysitter e l’ambizione l’avrebbe portata lontano. Purtroppo la sua corsa fu interrotta da un’auto che la centrò, scaraventandola su un platano a considerevole distanza. Era nata lo stesso giorno di mio figlio, aveva enormi occhi neri, una voce melodiosa. La nostra amicizia era appena salpata, come una nave che si perde in alto mare. Mi sento defraudata, privata di un bene appena assaggiato. Ieri in tarda serata, ho visto alcuni servizi del programma tivù 7, tra cui uno dedicato a una giovane coppia pakistana, con figlioletta al collo del padre, in marcia verso i Balcani. La donna, dai tratti orientali ha detto di aver camminato per giorni interi sotto la pioggia e che sdesso deve prendere antinfiammatori per i danni fisici riportati. Quelli morali sono omessi, ma facilmente intuibili. Mi auguro che ora questi sfortunati e coraggiosi genitori siano stati accolti da qualche parte, senza respingimenti. Posso solo intuire la situazione che spinge le persone a lasciare la loro terra e a intraprendere un viaggio pericoloso e spesso mortale, via mare e/o via terra. Siamo tutti abitanti dello stesso pianeta, che può essere una culla o una tomba. Ma non dipende solo dalla sorte.

4 pensieri riguardo “Pianeta Terra, culla o tomba”

  1. Quante storie tristi di migranti che lasciano la loro terra natia in cerca di un futuro più sereno!!!! Io sono figlia e nipote di migranti ,però i miei genitori non si sono mai lamentati della vita in quei paesi del Sud America .Anzi erano stati bene accolti,nonno poi aveva fatto carriera ……..fungeva pure da interprete con gli americani poiché in quegli anni le miniere erano tutte in concessione agli U.S.A. Peccato io non l’ abbia conosciuto ,è mancato quando io avevo solo 3 anni,però conservo una foto a me molto cara ,dove mi tiene in braccio.!!! Ciao miei cari !!!!

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    1. Mi sembra di vederlo, il tuo nonno, Lucia tenace e risoluto come il mio nonno Giacomo che si era costruito una bella casa da solo, insieme ai fratelli: anch’io ero piccola di cinque anni quando è mancato. Resta la foto, coi baffi e il cappello, un’immagine di grande forza. Quante storie di fame e fatica, sudore e dolore…ma anche di riscatto e di riferimento!

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