“I love my job” (Io amo il mio lavoro)

È diventata virale la foto della sergente Nicole Gee, 23 anni, morta nell’attentato all’aeroporto di Kabul: sorridente, mentre tiene amorevolmente in braccio un bimbo molto piccolo, durante l’evacuazione dei civili afghani. La ragazza è una dei 13 marine, tutti giovanissimi caduti nell’attacco suicida, ritratta in una foto-simbolo che lei stessa aveva pubblicato nel suo profilo, aggiungendo la frase: “I love my job” (Amo il mio lavoro). Nicole è morta insieme agli altri 12 giovani colleghi, di cui il Pentagono ha pubblicato i nomi e le foto. Più che l’immagine materna, mi attrae la didascalia postata, che non lascia dubbi sulla sua scelta professionale, confermata dalla dichiarazione del cognato: “Credeva in quello che faceva, amava essere un Marine. Non avrebbe voluto essere in nessuna altra parte”. Dietro questa scelta immagino un carattere di ferro e un addestramento coi fiocchi. Tuttavia mi stupisce tanta determinazione, in una persona ancora giovanissima, dell’età di tanti nostri studenti universitari e coetanei disorientati in cerca di una stabilizzazione nel mondo del lavoro. Non siamo l’America, spesso copiata oppure criticata per costumi che adottiamo, oppure subiamo più o meno scientemente… ma credo che a vent’anni succeda ovunque di pensare al futuro. Al servizio degli altri è massimamente lodevole. Pertanto onore a Nicole Gee e a tutti i militari caduti, compresi quelli sconosciuti.

4 pensieri riguardo ““I love my job” (Io amo il mio lavoro)”

  1. Che dire ,onore ai caduti morti per un ideale in cui credevano e cioè portare la pace in questo martoriato paese che è l’ Afganistan.Anche la nostra pilota ,merita un plauso per aver portato in salvo il suo aereo pieno di profughi ,preso d’ assalto l’altro giorno da numerosi colpi di mitraglia .Lei ha avuto sangue freddo ed è riuscita a decollare e portare così in salvo i profughi .Non mi ricordo il nome però!!! Merita tutta la nostra ammirazione !!! Brava anche lei.🇮🇹🇮🇹🇮🇹👍👍👍

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    1. Un gigantesco GRAZIE ed un abbraccio corale a tutti gli “eroi” che non volevano diventare tali, soprattutto a quelli destinati a rimanere nell’ombra. Ma, come diceva un nostro grande poeta Ermetico: “Nel mio cuore nessuna croce manca”. Ciao amica, buon pomeriggio 💟

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  2. Bravi ragazzi, più che un lavoro una missione, sapevano il rischio enorme a cui andavano incontro, addestrati a dare il massimo e convinti di fare la differenza portando aiuto in posti rischiosi. Vittima anche l’attentatore suicida, non giustificato, ma indottrinato da una cultura al di fuori del mio capire. Ciao Ada

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    1. Brava Marcella, hai giustamente messo tra le vittime anche l’ attentatore, indottrinato a puntino. Anch’io non capisco aspetti medioevali della cultura islamica. Credo che la nostra sia almeno aperta, nonostante sia spesso contraddittoria. Non resta che incrociare le dita e sperare. Grazie del contributo, ti aspetto mercoledì mattina dopo la palestra, se va bene.

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