Progetto “Felicità”

Leggo sul quotidiano locale riguardo la curiosa ed apprezzabile iniziativa del Comune di Pieve del Grappa, per attivare iniziative volte al benessere dei cittadini residenti, dai 12 anni in su, tramite un questionario. Il progetto “Felicità” è stato presentato alla Regione Veneto, che l’ha finanziato. Il questionario va compilato e restituito entro il 20 novembre 2020. Io abito a Castelcucco, paese confinante e l’iniziativa non mi riguarda materialmente, ma la ricerca della felicità sì, eccome. Se ricordo bene, già nella Dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio 1776 un articolo recita che “A tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla felicità”. Di recente ho letto INCHIESTA SULLA FELICITÀ, di Gianni Bisiach, Rizzoli, 1987, lettura interessante ma non risolutiva, nel senso che le centinaia di persone intervistate hanno espresso la loro personale convinzione, senza ovviamente fornire ricette. Plausibile che anch’io mi sia interrogata e data una risposta, o meglio più risposte, in relazione a parametri quali salute, libertà, ambiente, relazioni, benessere economico… che fanno da contenitori della felicità. Volendo stringere, per me la felicità assomiglia molto alla serenità, obiettivo agognato e ostacolato parecchio dalla pandemia attuale. Può darsi che chi conduce vita di clausura abbia raggiunto il distacco per elevarsi sopra le umane debolezze e goda dell’armonia generatrice di felicità. Oggi è san Martino, che seppe privarsi del superfluo per darlo al povero. È pure una bella giornata di sole. Il progetto “Felicità” è comunque stimolante. Due più due fa quattro. Speriamo…

6 pensieri riguardo “Progetto “Felicità””

  1. Brava, felicità è una parola grossa secondo me, la serenità invece è più raggiungibile specialmente alla nostra età. Da giovani forse si era felici nell’ incontrare il nostro primo amore ma poi con il tempo e i problemi che la vita ci pone il raggiungere la serenità ora ,è la cosa più importante a mio parere.

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    1. La felicità dura brevi momenti, mentre la serenità è più durevole, una volta raggiunta. Anche da giovane era legata ai fiori e agli animali: mi ricordo l’emozione fortissima provata quando sollevai il coperchio del nido dove aveva deposto le uova una cocorita… e si sollevarono tre testine col beccuccio aperto! Più che il primo amore, mi intenerisce il ricordo di tanti piccoli amori… comunque la porta è sempre aperta! 💙

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      1. La camicia di un uomo felice.
        C’era una volta un re che non era per niente felice, eppure aveva molte ricchezze, viveva in un grande castello, aveva sposato una bellissima principessa e aveva pure due bravi figlioli e moltissimi amici, malgrado ciò i suoi giorni erano sempre più tristi. Un giorno decise di consultare un vecchio saggio che gli consigliò di provare ad indossare la camicia di un uomo felice. Detto fatto il re iniziò a girare per il suo regno chiedendo di volta in volta ai soldati della sua guardia, agli operai dei sui poderi, ai bottegai e agli artigiani delle varie città e a tutte le persone che incontrava se fossero felici, ma tutti lo negavano. Un giorno, sconsolato e ormai rassegnato alla propria infelicità, vide un contadino in un campo che zappava la terra e ormai senza speranza alcuna gli chiese: “Sei tu felice della tua sorte?” “Certo che lo sono, e molto!” Gli rispose quello; e il re: “Allora dammi la tua camicia, ti darò tutto il denaro che desideri.” Gli rispose il contadino: “La mia camicia? Non ne ho neppure una!”
        Morale: Se insegui la tua felicità negli altri non la troverai mai, essa è un dono interiore (come la serenità) che non dipende da ciò che possediamo materialmente, ma da ciò che siamo e come viviamo.

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  2. La felicità è una cosa alquanto bizzarra: viene e va anche senza un’apparente motivazione. Almeno, a me molte volte capita così. Mi piacerebbe sapere veramente come fanno i santoni che vivono soli per anni o per una vita intera: non avere quasi contatti con nessun’altro, parlare poco ma poi saper trasmettere molto quando lo fanno (almeno si sente dire che succeda questa: mi piacerebbe poter incontrare una persona del genere. Credo che non sarei in grado e lo vedo durante questo periodo in cui sono in qarantena. Non sono una persona molto espansiva ma ho quel gruppo di persone, di amici che mi sono cari che considero un’estensione della mia famiglia e che non vederli e sentirli ogni tanto solo via mezzi elettronici mi mette una tristezza tremenda. Chissà veramente se avendo il coraggio di staccarsi da tutto e da tutti si raggiunge veramente la felicità.

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    1. Pensiero profondo, che condivido.
      A me sembri una persona molto sensibile ed espansiva e come te considero poche e selezionate persone la mia rete affettiva, o come magistralmente affermi tu “un’estensione della famiglia”. Tu ci sei dentro! A proposito, ho fatto un salto da tua nonna per farle gli auguri: provo a dedicarle il post di oggi…

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