“Roma non è più una città a misura di cavalli”

Mia nipote vive a Roma. Le ho chiesto come sta Egoist, il cavallo che contribuisce a mantenere. “Egoist sta una favola’ mi ha risposto. Così non è stato per il cavallo delle botticelle crollato per il caldo a Ponte Cavour a Roma, sotto gli occhi di turisti e passanti, tre giorni fa. L’onorevole Michela Vittoria Brambilla, Presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente commenta la fine dello sventurato cavallo, precisando che gli equidi/equini non sono animali da reddito, ma d’affezione, e devono essere trattati di conseguenza. Ho seguito ieri la notizia e visto la foto del cavallo stramazzato al suolo, “costretto ‘ a lavorare a più di 35 gradi all’ombra, trascinando la botticella/carrozza nella Capitale, per il piacere dei turisti. Inaudito. So che c’è di peggio. Tuttavia, se partissimo dal rispetto per le creature che condividono l’ambiente con noi, saremmo sulla buona strada. Il caso ha riacceso la polemica sulle carrozze che da anni divide politica, associazioni animaliste e categoria dei vetturini. Il numero delle botticelle in circolazione negli ultimi anni si è ridotto, da trentotto a sedici. Una parte della categoria ha aderito al percorso di riconversione proposto dal Campidoglio, ma alcuni si oppongono al superamento del servizio tradizionale, verso i taxi elettrici. Patrizia Prestipino, Garante per il benessere degli Animali di Roma Capitale ribadisce una posizione già espressa in passato: “Roma non è più una città a misura di cavalli”. Mi auguro sia presto fattibile la soluzione per tutelare gli animali con quella dei lavoratori del settore. Senza dimenticare che la temperatura è cambiata e siamo sottoposti a ondate di calore sempre più intense e ravvicinate. Si salvi chi può!

10 pensieri riguardo ““Roma non è più una città a misura di cavalli””

  1. Ma allora che ne pensiamo chi a Venezia indossa una maglia a strisce e un cappello di paglia e spinge e gira la barca con una tecnica molto precisa, cioè i Gondolieri: anche loro sono sotto il sole cuocente; cosa facciamo con questi animali ??? Il cavallo per l’uomo è stato fondamentale in tutta la sua storia del passato, è stato indispensabile nell’agricoltura, nei trasporti e purtroppo anche in guerra e per di più come gioco straordinario per Ivano quando era piccolo… Purtroppo noi uomini siamo condizionati dal possesso e non dalla condivisione: succede così la mancanza di rispetto per gli altri esseri viventi compresi noi uomini, basta guardare cosa succede in Ucraina, in Medio Oriente con Palestina, Libano, Iran, Iraq più il Sudan e la Repubblica Democratica del Congo, mentre l’area del Sahel con Mali, Niger, Burkina Faso e c’è ne sono molti altri compresi tutti quei disgraziati che rischiano la vita per raggiungere le nostre coste… Certo ha ragione quel cavallo ma la colpa del male è doppia o è naturale o è morale… In pratica, per il male morale non esiste un unico colpevole: ognuno di noi è responsabile solo delle proprie azioni e può scegliere come comportarsi ogni giorno… ivano

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  2. Rispettare gli animali credo sia un dovere. Vanno trattati con gentilezza perché anche loro provano dolore o gioia. Adottare comportamenti che riducano la sofferenza e migliorino il.loro benessere. Proteggerli da qualsiasi forma di sfruttamento e maltrattamento.

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  3. non solo nella Capitale c’erano le carrozze tirate dai cavalli ma anche nella cittadina di Acqui Terme, quasi ai piedi del versante nord dell’ Appennino! Le Terme con i fanghi della più alta qualità in Italia e l’acqua termale a 75°, la più alta in Europa. Acqui ha conosciuto il suo massimo splendore al tempo del Liberty, quando le cure termali e il Grand Hotel erano privilegio di pochi. Meglio ora, si dirà. Certamente. Allora c’erano le carrozze tirate dai cavalli. Un paio erano rimaste fino al dopoguerra. Ero piccolissimo, facevo la prima elementare, ma le ricordo benissimo. Una visione fiabesca quando le vedevo arrivare nella piazza centrale, con quel grande cavallo che faceva rumore nel camminare. E una volta c’ero persino salito dentro nella carrozza, con mio papà! C’erano dei grossi cuscini morbidi e noi eravamo comodi e ben protetti. Davanti a noi, il guidatore stava seduto in alto e ci voltava le spalle perché doveva guidare il cavallo! Ma ogni tanto si voltava e parlava con mio papà. Poi, una meraviglia! Andavamo lungo il viale più bello della città, quello con le magnolie e i marciapiedi larghi. Era bellissimo. Mi sentivo anche un po’ importante. Vi dirò ancora una cosa, che penserete che non c’entri niente. Ma lasciatemi dire! Un giorno non ero andato a scuola, cosa ra/ris/si/ma. E la maestra, il giorno dopo: “perché non sei venuto a scuola, ieri?”. Ero andato coi miei genitori in un paese che si chiama Cavatore. Ma io a casa parlavo in dialetto! Cosa ne sapevo io di come si dice in italiano! Così risposi:”sono andato a cavallo”. Perché Cavatore in dialetto si dice Cavàu! Poi, la maestra e la mamma si sono messe a chiacchierare.

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