“Quel confine tra amore e possesso”

A proposito di parole, c’è n’è una che proprio non mi piace: omofobo. Il termine, derivato dal sostantivo omofobia, descrive chi prova o manifesta un’avversione, un pregiudizio o un’intolleranza irrazionale nei confronti dell’omosessualità e delle persone omosessuali. Cause potenziali includono l’educazione e la cultura patriarcale, la paura del diverso e l’influenza di dogmi religiosi o politici. Se tutto ciò ha una ragion d’essere, il duplice omicidio di Camaiore è stato generato e si è nutrito in famiglia. Piero Moriconi, muratore 63enne mercoledì ha sparato alla moglie Ketty di 52 e al figlio 24enne Mirko “Non perché era gay, ma andava fatto”. D’altro canto il giovane, che era seguito dal Sert per dipendenze da droga e alcol, aveva postato sui social il disprezzo che il padre dimostrava verso la sua scelta di genere. Apprezzo e condivido il testo di Michela Marzano in Cronaca di Repubblica che invita a interrogarsi non solo sull’omofobia, ma sul significato stesso della genitorialità e sul confine tra amore e possesso. I genitori di Mirko erano in disaccordo su come comportarsi col figlio che stravedevan per la madre, operatrice socio sanitaria in una Rsa. Quindi chissà quante situazioni di disagio affrontava per lavoro. Pare che umiliasse il marito e avesse minacciato più volte di andarsene, lasciandolo da solo col figlio problematico. Se lo avesse fatto, forse sarebbe stata un scelta risolutiva che avrebbe costretto padre e figlio ad accordarsi in qualche modo. Da donna, in genere sono a favore delle donne. Però in questo caso mi astengo, temendo che Quel confine tra amore e possesso (titolo del commento della giornalista Michela Marzano) sia saltato.

6 pensieri riguardo ““Quel confine tra amore e possesso””

  1. L’amore vero l’ho conosciuto un po’ tardi se non il primo amore verso i miei genitori, e so benissimo che non è mai possesso ma è stare accanto a un’altra persona giorno per giorno anche quando le difficoltà di diversità sono visibili e presenti, non si può più amare un figlio solo perché la strada è in salita e si è ridotta ad un viottolo, è sempre parte di me di conseguenza qualsiasi siano le sue decisioni è comunque speciale oltre che ad essere individuale… Mi ricordo mio nonno che era lui che comandava ” quì comando io e chi non vuole se ne va” Lui si che si riteneva di possedere tutti noi: in pratica sono sicuro che nasceva dalla sua paura: paura di perdere tutti noi e dover sopravvivere, poi ho capito che da piccolo non avevano una casa e nemmeno da mangiare tutti i giorni, di conseguenza pensava di non essere abbastanza e di conseguenza doveva controllare la situazione… Ma non accettare un figlio Gay è frutto spaventoso della mancanza di studio d’informazione condizionata al 100% dalla spaventosa religione che ancora adesso e non solo, purtroppo, in Italia condanna a morte chi non è uguale, tensioni e conflitti portano alla situazione che hai descritto… ivano

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