Festa paesana

Quando posso evitare di farmi da mangiare è già una festa. Se poi il cibo è buono, costa il giusto ed è preparato a vista la festa raddoppia, anzi triplica! È corroborante consumarlo all’aperto, su una panca in compagnia di compaesani e foresti oggi 8 settembre 2024, mentre suona la banda e le majorette sfilano per il centro di Castelcucco. Scambio due buoni food truck per la consumazione di gnocchetti sardi al ragù e una quaglia, cui aggiungo di tasca mia le patatine fritte: menu squisito! Mariangelo Menegazzo e consorte posano gentilmente davanti allo spiedo dove in cinque ore, con il contributo dei volenterosi colleghi portano a puntino la carne delle quaglie. Condivido il tavolo posizionato sulla strada – chiusa per l’occasione – con Lucia Zanchetta che a suo tempo mi ha fornito le notizie trasferite nel mio romanzo Passato Prossimo, ambientato a Castelcucco negli Anni Settanta e dedicato ai miei compaesani. La festa odierna celebra il 150esimo anniversario del permesso di Ostaria al locale che oggi è Hotel Montegrappa, prelevato da Giovanni Zanchetta nel 1964 dove la piccola Lucia approdò a tre anni dal Venezuela con i genitori là emigrati, due sorelle e l’amata nonna Marta. Per sette anni l’ambiente fu gestito dai suoi cari, ceduto poi alla famiglia Bolzon che tuttora lo mantiene e conta di trasmetterlo agli eredi. Lo specchio di una comunità operosa e vivace, con artigiani descritti nelle loro abilità. Tutto vero, meno una storia d’amore inventata per esigenze narrative. Ma per saperne di più, chi desidera leggere il libro può trovarlo in Municipio. Una mostra fotografica allestita nella saletta conferenze ripercorre il vissuto dell’attuale ristorante, mentre attrezzi dell’epoca in mostra a lato della strada consentono un tuffo nel passato che sembra molto lontano, ma è dietro l’angolo. Prodotti locali sono a disposizione dei buongustai e la mostra di oggetti artigianali addolcisce gli occhi. Mi colpiscono delle rose di rame che purtroppo non sono in vendita. Ma le sognerò stanotte.

10 pensieri riguardo “Festa paesana”

      1. Povere quaglie. Scusate, ma con una quaglia cosa si mangia, sono tutti ossicini, io non le mangerei mai.

        Preferisco polenta e formaggio o polenta e soppressa, forse è troppo contadinesco?

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      2. Anch’io pensavo così… poi ho ricordato mio padre che era cacciatore e mia madre che faceva ‘puenta e osei’: è stato un tuffo nel passato, anche se da ragazza mi rifiutavo di mangiarmi. Una riconciliazione? Forse… Ciao! 😌

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      3. buona serata a tutti voi a me piace tanto andare alle sagre paesane perché si mangia bene e c’è tanta allegria musica e felicità quando vado alle feste paesane mi piace tanto mangiare gnocchi al ragù sono veramente buoni ciao a tutti voi

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      4. Buon per te che trovi pronto e ti diverti: l’età te lo consente. Io apprezzo il cibo buono ma non mi piace la musica ad alto volume e la confusione. A ognuno il suo divertimento!

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  1. Mi dispiace ma non mi piacciono le quaglie… purtroppo noi uomini mangiamo tutto, aiutavo mia madre quando faceva saltuariamente le quaglie, si doveva immergerle in aqua poi togliere le penne poi aprirle mamma mia che sofferenza per due (sbocconate) Fare un tuffo nel passato con attrezzi d’epoca è un modo affascinante per esplorare la storia e comprendere come vivevano e lavoravano le persone in tempi precedenti, mi viene in mente nella casa dove sono nato che tutto quello che avevamo proveniva dalle capacità di mio nonno o nonna di mio padre e madre… dalle sedie alle scope ai vestiti alle scarpe… Dal falcetto, usato a perfezione, all’aratro trainato dai buoi che andavo ad abbeverare tutti i giorni e mi obbedivano anche se ero piccolino, la mamma faceva tutto, dai calzini belli grossi alle mutande con le camicie vecchie, ai pantaloncini nuovi, un mondo che non mi sembra un ricordo ma una favola raccontata… Ieri sono andato a Cittadella e abbiamo fatto tutto il percorso sopra le mura, credo all’altezza di 15 metri per un km e mezzo forse più, che spettacolo nel vivere dove nel 1200 avevano combattuto per difendere la libertà e la sopravvivenza cosa che adesso la diamo per scontata… dovremmo essere grati alle 33, circa, generazioni che ci hanno preceduto e alla fine regalato quello che abbiamo… Peccato che noi animali umani siamo i principali peccatori dei sette vizi capitali… ivano

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    1. Fortissima la tua chiusura, che condivido: dobbiamo/dovremmo essere più riconoscenti alle generazioni che ci hanno preceduto. Continua a farmi simpatia il piccolino che sei stato che andava ad abbeverare tutti i giorni i buoi…e poi tua mamma tuttofare: sacrificio e soddisfazione, solidarietà e autonomia! Un mondo che non c’è più ma che ci rende grati per quello che abbiamo. Grazie per la testimonianza, buon pomeriggio! 🌻

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  2. Sono d’accordissimo con Ivano e Martina.

    Le quaglie e tutta la selvaggina non le mangerei mai, mi fanno pena. Preferisco anch’io polenta soppressa e formaggio magari accompagnati da una porzione di funghi porcini.

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