Il “Campione dell’impossibile”

Quando ho sentito la notizia che Alex Zanardi non è più tra noi sono rimasta veramente male. Non mi considero una sportiva e meno che mai se c’entrano motori e competizioni. Ma Alex era un campione di doti umane, innate e ampliate dopo i drammi capitatigli nel corso dell’attività sportiva: l’incidente in Germania del 2001 (16 operazioni) che gli costò l’amputazione delle gambe e quello con l’handbike del 2020. Atleta di Formula 1 e Atleta Paralimpico, dotato di un sorriso spiazzante, possedeva una carica umana invidiahile. Giustamente IL GAZZETTINO gli dedica in prima pagina il titolo “Zanardi, addio uomo-coraggio”, una sorta di supereroe rinato dalle sue ceneri, sempre combattivo. “Scanzonato ed empatico, quando tutto sembrava finito trovava il modo di ripartire” afferma Luca Pancalli, ex Presidente del Comitato Italiano Paralimpico. Una persona che sapeva miscelare qualità agonistiche con qualità umane profonde. Del dottor Claudio Costa le intense parole: “Ha ridimensionato i contorni della mia anima” di medico e uomo. Aveva fondato l’associazione Obiettivo3, per il supporto agli atleti disabili. Sopravvissuto a due incidenti quasi mortali, è diventato un simbolo di autentica resilienza. Si racconta con Gianluca Gasparini nel libro Volevo solo pedalare…ma sono inciampato in una seconda vita, edito da Rizzoli. Un appassionato della vita e dello sport. Nato a Bologna, viveva da circa vent’anni a Noventa Padovana, che lo piange con bandiere a mezz’asta. Ricoverato in una struttura di lungodegenza padovana è morto a 59 anni per un malore improvviso. Martedì i funerali nella basilica di Santa Giustina a Padova. Viva ammirazione per l’uomo e l’indomito sportivo.

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