Lo scrittore degli ‘ultimi’

Ho letto anni fa Capriole in salita, di Pino Roveredo, scrittore triestino morto sabato a 69 anni dopo una lunga malattia. È il libro dell’esordio che gli diede una certa notorietà e che mi impressionò per i temi dell’emarginazione e del male di vivere trattati. L’autore ne scrisse poi altri, attingendo alle sue dure esperienze personali: figlio di genitori sordomuti e poverissimi – il padre era calzolaio – trascorre l’infanzia, tra soprusi e maltrattamenti in collegio, da cui fugge e sperimenta alcolismo, prigione e manicomio. Per fortuna trova una ragione di vita nella scrittura e si crea un suo spazio nel mondo letterario, vincendo nel 2005 il Premio Campiello, con il romanzo Mandami a dire, a pari merito con Antonio Scurati “per la sua penna ispirata, per la caratura morale”. Era diventato volontario, operatore di strada, educatore, garante per i diritti dei detenuti del Friuli Venezia Giulia e della politica. Beh, una vita difficile, vissuta intensamente, trasformando le difficoltà in risorse. Si è sempre occupato degli ultimi che ha messo al centro delle sue storie di emarginazione e solitudine. La Fondazione Il Campiello lo ricorda per il suo impegno sociale e letterario nei confronti degli ‘ultimi’, l’eredità più grande che dovremo raccogliere. È mia intenzione rileggere il primo romanzo autobiografico e prenderne in considerazione qualcun’altro della vasta produzione: La città dei cancelli, Ballando con Cecilia, Mandami a dire, Caracreatura, Attenti alle rose, Mio padre votava Berlinguer, Mastica e sputa… e l’elenco continua. Vasta anche la sua produzione teatrale. Credo amasse i gatti che vedo in alcune foto che lo riguardano, il che lo rende ancora più ‘empatico’ al mio sentire. Uno scrittore che merita.

8 pensieri riguardo “Lo scrittore degli ‘ultimi’”

    1. Grazie Antonietta, il tuo ricordo di Pino Roveredo gli restituisce la giusta visibilità e magari aumenta i nuovi lettori. Fortunata ad averlo conosciuto, in un ambiente che aveva ‘abitato’. Sereno e bianco pomeriggio lassù! 🤍

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  1. Già come dice Adriana un buon pomeriggio al calduccio, per noi che possiamo !!!
    Non prendermi per uno che non percepisce le norme della società che descrivi nel valutare lo scrittore Pino Roveredo o della convivenza calpestando i sentimenti, ma entrare nella sofferenza umana non mi entusiasma per niente in quanto credo d’averla vissuta in prima persona e conoscendola andarla a riportare allo stato di sofferenza non trovo alcuna parte positiva.
    Questo signore a vissuto momenti difficili ma ha avuto la forza e il coraggio di credere in se stesso ed è riuscito a darsi una vita più serena, cosa che ho fatto anch’io:
    Considero chi si vuole bene e veramente non apprezzo chi non combatte per il dono della vita che ci hanno regalato: chi non lo fa non lo merita.
    Sto leggendo “L’Età della Resilienza” di Jeremy Rifkin: che parla sulla possibilità che abbiamo di superare la crisi che stiamo vivendo se faremmo pace con la Natura, nel senso che non possiamo più permetterci di saccheggiare le risorse del pianeta se non vogliamo soccombere!!!
    Il mio mondo è un posto pieno di amore che si deve conquistare e non arrendersi davanti alle difficoltà, in effetti, siamo tutti semplicemente dei granelli di sabbia nel grande mare della vita. Ognuno di noi è unico e ha qualcosa di speciale da offrire al mondo. Anche se ognuno di noi è minuscolo, possiamo fare grandi cose insieme

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    1. Perfetta e incoraggiante la chiusura del tuo interessante commenti: Anche se ognuno di noi è minuscolo, possiamo fare grandi cose insieme è il concetto espresso pure da Madre Teresa di Calcutta! Complimenti alla solidarietà e alla capacità di superare le difficoltà, senza puangersi

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    1. Lieta di raccomandartelo: a mio dire, la sua testimonianza umana – di recupero di sé e degli altri – supera la sua importanza letteraria nel trattare argomenti ‘ostici’ con uno stile scabro e coinvolgente. Buon pomeriggio, ciao!

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