Educare e Istruire

Test Invalsi in Veneto: “Un ragazzo su tre non capisce ciò che legge”, è il titolo di un articolo che leggo in internet. Interessante il punto di vista dell’Ufficio scolastico, rappresentato dalla dott.ssa Carmela Palumbo, che mi trova d’accordo: “Povertà lessicale dovuta anche alla tecnologia”. Mi chiedo da insegnante in pensione cos’altro possa nascondersi dietro alla congiunzione ‘anche’, sapendo che l’argomento è ostico. Non voglio infierire sulla categoria di cui ho fatto parte, né prendermela con gli studenti, penalizzati dal lungo periodo di emergenza sanitaria, in una fase della crescita quando le relazioni sono come le ciliegie, una tira l’altra. Tra l’altro oggi è giornata di sciopero della scuola, proclamato da CGIL, CISL, UIL a pochi giorni dalla fine dell’anno scolastico. Sul tavolo, anche il rinnovo del contratto scaduto da tre anni. Telefono a una collega in servizio, sperando che il risultato del test rispecchi una situazione problematica per eccesso, ma vengo smentita perché l’impoverimento culturale è anche più vasto, una sorta di mare magnum dove solo pochi volenterosi studenti se la cavano. La stragrande maggioranza conta di essere ammesso alla classe successiva, sulla base di scelte che poco hanno da spartire con il merito e molto con la stanchezza dei docenti, subissati dalle critiche dei genitori, sovente astiosi. Il quadro è desolante: non invidio i professori; mi fanno pena gli studenti demotivati che sfuggono al sacrificio; comprendo le ansie delle famiglie cui ricordo una cosa ovvia: la prima comunità educante è la famiglia, piaccia o non piaccia. Un paio di settimane fa ho letto un articolo sul disimpegno dei giovani, che i vari intervistati attribuivano a questo o quello. Mi è parsa convincente la psicologa Maria Rita Parsi, che lamentava la mancanza di esempi positivi tra gli adulti i quali, impedendo ai giovani di mettersi in gioco e di sbagliare, tolgono loro la speranza di conquistarsi degli obiettivi. Emetto un sospiro misto di scoramento e di speranza.

8 pensieri riguardo “Educare e Istruire”

  1. Secondo il mio modesto parere ,io eliminerei tutte le fotocopie e farei scrivere tutti i testi a mano ,così almeno imparerebbero a scrivere .Ma non voglio entrare nella didattica per carità !! È solo un mio pensiero. Buon pomeriggio a tutti voi lettori.🌞🌞🌞🌞

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    1. Tornare a scrivere a mano, magari frequentando un corso di calligrafia non sarebbe male. Non abusare delle fotocopie mi trova d’accordo…e inserire un po’ di leggerezza nella didattica sarebbe salutare sia per i docenti che per gli studenti. Certo che educare, curare e governare rimangono tre ‘opere’ molto impegnative! Grazie per il tuo puntuale intervento e buon pomeriggio!

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    2. Concordo in pieno. Aggiungo inoltre che si rende necessario ritornare alla scrittura corsiva che sviluppa il pensiero. Lo stampatello non permette il fluire delle idee: la punta della penna si stacca di continuo dal foglio, interrompendo sempre la scrittura. Il corsivo é come l’impronta digitale: unica. Motivo di orgoglio quando chiara e leggibile. Infine scrivere a mano impone per forza di cose la sintesi. Le stampe e i copia incolla generano testi sempre piú lunghi e spesso illeggibili ed incomprensibili ai più.

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      1. Ottimo intervento che chiarirà le idee a parecchie persone. Anch’io assecondo il corsivo, unico e irripetibile (anche se impegnativo). Complimenti per le tue parole…scritte anche a mano! Proficua serata, arrivederci! 🌻

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