Siamo tutti sulla stessa barca

Stamattina mercato locale:ne approfitto per fare due passi (rinvio quello di Bassano a dopo l’intervento perché camminare mi affatica parecchio) e dare una scorsa al giornale, dall’alto dello sgabello del bar Mirò. Ieri Gabriella ha scritto il mio nome sulla schiuma del cappuccino: mi sono sentita oggetto di attenzione, grazie! Viceversa hanno sofferto della mancanza di attenzione, da parte dei loro simili e degli adulti, i giovani che hanno avuto bisogno del trattamento sanitario obbligatorio (tso), di cui tratta un preoccupante articolo sul Gazzettino. Il provvedimento, una volta riservato alle persone in età avanzata, oggi riguarda la fascia degli adolescenti, e non solo di Montebelluna dove si è concentrata l’indagine. Effetto del lockdown ma anche della pregressa tendenza a isolarsi, abusando dei videogiochi. Emetto un sospiro che vorrebbe essere liberatorio e provo a dire la mia. Sarò impopolare ma non vorrei essere giovane, soprattutto oggi dopo il cataclisma pandemico. Da docente pensionata, non provo nostalgia per un servizio prestato oltre trent’anni, durante i quali mi sono spolmonata parecchio e, tutto sommato non ho affrontato grandi problemi, con la precisazione che non lavoravo solo in classe – come qualcuno erroneamente ancora crede – ma almeno altrettanto tempo a casa, per correggere circa quaranta compiti scritti al mese e pari verifiche di storia e geografia, per l’impossibilità materiale di interrogare tutti gli alunni una volta al mese, o giù di lì. L’umore degli studenti era variabile, a seconda dell’argomento proposto: passare dall’entusiasmo al rabbuiato bastava un attimo, dovuto a un dispetto, una parola stonata, un insuccesso. Per fortuna non ho mai impattato in casi di anoressia (che io sappia) e di gravi disfunzioni psicologiche, anche se le problematiche c’erano eccome, gestite insieme ai servizi sociali. Pertanto, quello che succede nell’animo degli studenti oggi lo so per interposta persona o mi arriva dai media. Sono tempi duri per tutti, e spero che siamo davvero all’ultimo miglio. Forza giovani, siamo tutti sulla stessa barca!

2 pensieri riguardo “Siamo tutti sulla stessa barca”

  1. Il lavoro dell’insegnante è un lavoro molto impegnativo anche perché per capire i giovani devono essere oltre che insegnanti,psicologi ,genitori,sociologi e via dicendo…… specie al giorno d’ oggi dove mancano la buona educazione ed il rispetto.Hanno tutta la mia solidarietà!!!!Forza educatori perché la famiglia unita non esiste più purtroppo!!!

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    1. Lucia, spero che molti colleghi leggano il tuo generoso pensiero e si tirino su una costa…oggi più che mai fare l’insegnante è un mestiere ostico, per non dire ostile. Ciò nonostante c’è un gran bisogno di docenti da sostenere affinché non scappino! Forza colleghi! 💪

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