Nessun uomo è un’isola

Una storia triste, intessuta di disagio sociale ma anche di generosità. Succede a Livorno dove Alfredo, un pensionato 86enne, vedovo e senza cibo, chiede aiuto a due giovani agenti che lo soccorrono, facendogli la spesa e compagnia. Bravo il pensionato che ha chiamato il 112 e bravi i poliziotti, “Due angeli con la pistola” come li ha definiti il signor Alfredo che con loro si è confidato, raccontando la sua storia. È successo due settimane fa e ieri un programma televisivo ha riproposto la disavventura dell’anziano, ora preso in carico dai Servizi sociali. Una storia di emarginazione e solitudine venuta alla ribalta e rimediata. Ma chissà quante altre storie simili si celano dietro a indifferenza e solitudine. La pandemia non ha certo favorito l’inclusione… speriamo che la sanità territoriale e i servizi sociali ne escano rinvigoriti. Anche saper chiedere aiuto, come ha fatto il signor Alfredo, è indice di socialità, perché “Nessun uomo è un’isola”, come titola il celebre saggio di Thomas Merton (scrittore e monaco cristiano statunitense, dell’ordine dei Trappisti). Data la mia età non più green, mi capita di pensare alla parte finale della vita, cui i saggi raccomandano di prepararsi da giovani… il che sembra anacronistico, ma ha un suo senso, a mio dire, perché nessuno può sapere quando uscirà di scena. Però ognuno può decidere come vivere ora, che è il pensiero attivo introdotto da Alfredo per rompere il suo stato di disagio. Ho una grande simpatia per le persone anziane che hanno superato indenni o quasi vari travagli della vita, mantenendo la voglia di esserci e di farsi sentire. Incrocio le dita e spero di imparare a invecchiare bene. (per motivi tecnici può essere che saltino i post di domani e sabato)

6 pensieri riguardo “Nessun uomo è un’isola”

  1. E che mi dici di quella famiglia ,madre padre e figlio disabile trovati morti in casa dopo 3 mesi? Non è degrado e solitudine anche questo? Almeno Alfredo ha chiesto aiuto ai poliziotti prima che fosse tardi……Poveri anziani lasciati soli perché “non più utili alla società ” secondo il parere di alcuni .E invece abbiamo tanto da imparare ,soprattutto da loro e dal loro vissuto……Avessi io ancora i miei genitori in vita ,sai quanti ricordi mi racconterebbero vedendo ora i luoghi dove hanno vissuto da giovani ……E qui parlo della mia amata terra natia che come le sirene di Ulisse mi attrae in tutto e per tutto.Arrivederci a domani!!!

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    1. Non c’è fine al male, non sapevo della triplice disgrazia… sono desolata! Provo empatia per i vecchi e nostalgia per i nonni che non ho goduto perché mancati presto. Non mi resta che prepararmi a vivere la stagione della vita che mi rimane, sperando che la sorte mi sia benigna!
      A domani!

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  2. Ciao Ada buon pomeriggio.
    Sono d’accordo con te : saper chiedere aiuto è vitale , ci vuole umiltà e accettare la risposta qualunque essa sia. A volte ci è più facile dare aiuto piuttosto che chiederlo…
    Mi fai ricordare che il tempo stringe e , prima della partenza, voglio visitare le zie anziane ….
    Una curiosità: quale è l’amata terra natia di Lucia ? Ciao buon proseguimento a voi !

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    1. Molto bello il tuo commento, perché metti il dito su una piaga: chiedere costa!
      Lucia ha vissuto l’infanzia in Venezuela… racconto brevemente la storia della sua famiglia nel romanzo Passato Prossimo, che non credo tu abbia letto e che ti porterò una mattina della settimana prossima (spero). Grazie e arrivederci!

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