Dantedì

Quando sostenni il colloquio, all’esame di terza media fui invitata a recitare “La Preghiera di S. Bernardo alla Vergine” (Paradiso, canto XXXIII), non proprio una passeggiata di 39 versi. Fui licenziata con il nove, ma da allora la mia simpatia per il padre della nostra letteratura virò al ribasso, preferendogli quel simpaticone di Giovanni Boccaccio del Decameron, oppure Francesco Petrarca, il languido cantore di Laura. Dante non me ne vorrà, se dico che mi è rimasta sullo stomaco l’impegnativa recitazione della sua alta poesia, richiesta in sede d’esame. Alle superiori c’è stato un analitico studio delle tre cantiche, con simpatia per l’Inferno, non fosse altro per una sorta di compartecipazione con le anime dei dannati, Paolo e Francesca in testa. All’università, liberata dagli oppressivi studi liceali, ho apprezzato altre opere del fiorentino illustre, tipo il raffinato Convivio e l’interessante De Vulgari Eloquentia. Tuttavia il magone mi è rimasto. Quando mi sono interessata alla vita raminga del nostro, costretto a “scendere e ‘l salir per l’altrui scale”, è scattata la molla giusta per riagganciarlo, e farmelo piacere. Così, maneggiando con un certo riguardo le monete da due euro, mi è parso di essermelo fatto, se non proprio amico, almeno familiare. La sua vita avventurosa è di per sé un romanzo. Un uomo colto e illuminato che ha costellato il suo percorso di versi e di opere, pagando di tasca sua per le scelte politiche. Così almeno la vedo io. Un modello esemplare, anche di coerenza politica, come ha affermato il nostro Presidente Sergio Mattarella. Da ultimo, trovo interessante e lungimirante la considerazione che il “Sommo Poeta” aveva delle donne. Giusto dedicargli il Dantedì, il 25 Marzo, giorno in cui iniziò il viaggio allegorico attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso descritto nella Commedia. Nel 700esimo anniversario della sua morte, buona Giornata Nazionale all’illustre fiorentino, più vitale che mai!

7 pensieri riguardo “Dantedì”

  1. Purtroppo a tutti noi e’ capitato di aver repulsione verso artisti,letterati saggi che l’obbligo scolastico nell’affrontarli li ha resi anche odiosi.
    A me e’ capitato con “I promessi sposi” di A.Manzoni.
    Lo scorso anno,a inizio pandemia, ho riletto con gusto quel romanzo e le osservazioni di Manzoni sull’animo umano e sui comportamenti in pandemia sono pari pari quelle che faremmo oggi.
    Possiamo essere fieri di aver avuto questi esempi di “faro” e di celebrarli.Peccato che la loro lezione finora abbia toccato poche anime.Speriamo in meglio.Ciao Ada

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    1. Cara Adriana, chissà quanti si sono trovati nelle nostre condizioni… rivisitando gli autori in altro tempo e con diverso spirito! Il confinamento ha permesso un recupero artistico e il rafforzamento delle buone amicizie di cui fai parte. Te ne sono grata, sei sempre benvenuta! Alla prossima!

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  2. In questo Dantedi’che festeggiamo oggi rubo un versetto al sommo poeta augurando a tutti voi che alla fine di questa pandemia si possa dire: ” e quindi uscimmo a riveder le stelle”……

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  3. Brava Lucia!
    Ciao Ada, io oggi mi dedico a cose molto “terra terra”, sto facendo un bagno di sole mentre tengo d’occhio il bollito che gorgoglia sulla cucina solare. Tra poco parto per i palu’.
    Sbagliavo a pensare che Dante avesse cominciato il suo viaggio ad inizio aprile in settimana santa. Grazie Ada.

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    1. Bello il bagno di sole! Non hai sbagliato: pare fosse il 25 marzo della settimana santa del 1300… la data dell’inizio del viaggio! Dante è un esempio di resilienza, come dice Antonietta, e mi piace che avesse occhio per le donne… buona passeggiata tra i palu, la giornata merita!

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  4. Di tutti gli autori della nostra letteratura, tolto il Boccaccio che mi é simpatico per come scriveva e per il modo allegro con cui ha descritto la peste del trecento, Dante é al primo posto. Sarà per la vita “normale” che ha fatto, seppur sofferta in varie occasioni, o per la meravigliosa opera che ha composto, mi é sempre piaciuto.
    In piú, l’Inferno é unico, interessante e simpatico, cosa molto strana da trovare in opere di quelle epoche. L’ho sempre ammirato per come, con la penna e il calamaio abbia saputo rifarsi su tutti coloro che l’avevano fatto tribolare tra cui, soprattutto, Bonifacio VIII… Bel coraggio averlo piazzato all’inferno da vivo (mi é rimasto impresso il fatto che é quell’altro papa a parlare, Alessandro VI forse… In ogni caso erano molto simpatici e proprio derisori i versi con cui lo piazza là!).

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  5. Ecco, i veri classici non muoiono mai! Tu, Manuel lo confermi con la tua simpatia per Dante, che si è preso una bella rivincita sui denigratori, confinandoli all’inferno, papi compresi! Certo Dante era un campione di “resilienza” e non credo che abbia trascorso una vita tanto normale, ma sia riuscito a “cavalcare l’onda” tanto da renderla normale per lui. Comunque era in buona compagnia con Boccaccio e Petrarca, tanto da essere identificati come “le tre corone”! 😄

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