Ultimo giorno di carnevale

Tra i saluti che ricevo al mattino tramite Whatsapp, uno inneggia al martedì grasso, con tanto di mascherine e stelle filanti… Già, siamo all’ultimo giorno di Carnevale, non me ne ero accorta (al netto di frittelle e crostoIi, che non sono i miei dolci preferiti). Mi pare di essere sprofondata in un clima quaresimale da quasi un anno! E c’è chi lo percepisce più ansiosamente di me. Esemplifico: domani a mezzogiorno consumerò un menu turistico (pranzi dal martedì al venerdì) in paese, all’hotel Montegrappa, in buona compagnia di Lucia e Manuel. Ho esteso l’invito ad un’altra conoscente, che solleva dubbi di assembramento. Faccio notare che si mangia bene, la sala è grande e potremo distribuirci su due tavoli. Risposta: verrà a prendere il caffè! Se tanto mi dà tanto, albergatori, ristoratori, pizzerie e tutta la catena del gusto avrà da sopportare il biblico periodo delle sette vacche magre (Genesi). E pensare che la nostra cucina è famosa nel mondo ed era attrattiva per i giovani in cerca di una stabile e remunerativa occupazione! Ci aveva pensato anche mio figlio, che poi ha fatto scelte diverse (ed è comunque a casa, come tanti altri giovani). Che dire? Andrò a mangiare con il cuore in gola, perché ho bisogno di uscire e scambiare quattro chiacchiere… ovviamente abbassando la mascherina solo per mangiare. Al gestore farà piacere vederci e noi faremo girare sommessamente l’economia. In attesa che il vaccino faccia la sua parte e ci restituisca almeno un pezzettino dell’altra lieta vita.

6 pensieri riguardo “Ultimo giorno di carnevale”

  1. È passato un anno dall’emergenza covid e ancora dobbiamo rinunciare alla nostra libertà .Però una pizza a 12.00 con le dovute precauzioni e mantenendo le distanze,penso si possa fare …….. Ciao a domani

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      1. Ultimo giorno di carnevale.
        In Veneto il carnevale contadino inizia con la morte della “vecia” bruciata sul falò dell’Epifania e termina il martedì grasso. Protagonista di questo periodo è la “mascara” che rappresenta il legame con le forze della natura, infatti la fine di questo periodo annuncia il risveglio della terra nella primavera che sta per giungere.
        Le maschere erano a sembianza di varie tipologie umane e animali, da notare che un tempo a mascherarsi erano quasi esclusivamente gli uomini, protagonisti del martedì grasso quando per le vie del paese passava un carro trainato da buoi sopra il quale si celebravano ironicamente delle nozze, si rappresentava l’osteria piena di ubriachi o la scuola con i ragazzi con le orecchie d’asino e tutt’attorno giostravano giovani con vari travestimenti, caratteristica era la coppia formata da un “bruto gobo” e “na bela tosa”. La festa terminava portando in processione “il re del carneval”, la maschera più bella e originale che aveva animato tutte le celebrazioni.
        Un’altra espressione tipica del carnevale popolare è il cibo: si fa baldoria, si mangia e si beve senza misura con tre scadenze festive comandate: il primo giorno, quello a metà e l’ultimo. La tradizione prevede molta carne di maiale accompagnata da abbondante vino e dai dolci come le “fritoe” i cui ingredienti restano inalterati da sempre e poi i “crostoi”, un dolce considerato di maggior pregio; sia le une che gli altri venivano preparati a partire dal giorno dell’Epifania che nel calendario contadino segnava il solstizio d’inverno e primo giorno di carnevale il quale termina tutt0ra con la “settimana grassa” il più allegro e sregolato periodo dell’anno e come si può notare la tradizione non è molto mutata negli anni fino ai giorni nostri.
        (Da ricordi della mia infanzia nelle campagne del basso asolano.)

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      2. Certo che hai un’ottima memoria, Piero: complimenti! Comunque, avrei qualcosa da criticare al carnevale della tradizione, quello che accoppiava il “bruto gobo” e “na bela tosa”: non ti pare maschilismo? Anche il fatto che andassero in maschera solo gli uomini! Da bambina mia madre mi imponeva il vestito da “fatina” con la bacchetta magica, mentre a me sarebbe piaciuto indossare i panni da “zingara” (mi sono presa la libertà da adulta, facendo scelte anticonformiste). In ogni caso non ho mai assimilato lo spirito sguaiato del carnevale, attratta piuttosto dal mistero. Per oggi chiudo qua, augurandoti una notte piena di belle immagini e gioiosi ricordi. Alla prossima! 😊

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  2. Posso aggiungere che dalle parti in cui ho vissuto la mia fanciullezza: Vidor, Colbertaldo, Soprapiana, Follo, si usava anche festeggiare il “carnevalet”. Si tratta del giorno in cui cade la metà quaresima, giorno nel quale erano ammesse festicciole familiari e parentali con crostoli, frittelle e buon vino.

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    1. Simpatico il carnevalet, più misurato rispetto allo strabordante carnevale raccontato da Piero. Tutto sommato, non ho nostalgia di certe tradizioni… meno che per i dolci che addolciscono la vita! Grazie Martina, chissà che scorpacciata hai fatto! Buona serata 💛

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