L’ultimo traguardo

I giorni precedenti ho postato sull’attualità, gli eventi lo chiedevano. Calmatesi un po’ le acque, sono stata al mercato locale per le consuete provviste ai banchi del formaggio e del pesce, buttando un occhio ai fiori. Ho comperato un paio di ciabatte imbottite, perché in questi giorni freddi i miei piedi si lamentano. Il banco è giusto davanti all’edicola, perciò è inevitabile vedere i manifesti e gli avvisi posti sugli espositori mobili e fissati col nastro adesivo alle colonne dell’ingresso. Comprese le epigrafi. E qui il mio umore si rannuvola, quando tra tanti defunti ultraottantenni leggo il cognome di un 51enne di un paese confinante, che potrebbe essere stato un mio alunno. Turbata rientro e faccio un paio di telefonate, per saperne di più. Il cognome non mi è nuovo ed anzi ho presente un ragazzo mingherlino e vivace, a cui può darsi che abbia pure messo qualche nota sul diario. Se corrisponde, ho presente anche la madre, come tante madri apprensiva e preoccupata per l’esito scolastico del figlio. Nulla di nuovo sotto il sole, da questo punto di vista. Invece non è “normale” che un figlio muoia prima del genitore, né che un alunno manchi prima del maestro. Purtroppo succede e si rimane attoniti di fronte al mistero della morte quando accade in giovane età, considerata la durata media della vita nel nostro emisfero (che pare si sia abbassata). In queste circostanze dolorose, rivolgo una preghiera al defunto e cerco conforto nei classici. L’unica certezza è che l’ultimo traguardo tocca a ciascuno, talora imprevisto e imprevedibile.

7 pensieri riguardo “L’ultimo traguardo”

  1. Parole sante, Lucia!
    Ma siamo superficiali con una buona dose di onnipotenza… pronta a squagliarsi come neve al sole di fronte all’imprevisto. Poi c’è anche chi è sfortunato. Vediamo come la pensano gli altri lettori… buon pomeriggio bagnato!

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    1. Il bello della vita è che non sappiamo con certezza quando sarà il nostro momento. Non ricordo l’autore ma c’è una massima che dice: “Vivi come se fosse l’ultimo giorno della tua vita, pensa come se avessi davanti a te cent’anni.

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  2. Massima che assomiglia a quella citata da Lucia. Certo che vivere come tua mamma Rita, fino a 97 anni, in relativa buona salute non sarebbe male! Comunque intuisco che il problema non è quando ci toccherà morire, ma come vivere al meglio la vita che ci è concessa! Personalmente penso che dovrei avere più entusiasmo ed essere riconoscente per quello che ho (anche in tempo di covid). Grazie per il contributo, buon pomeriggio!

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