Pizza e buonumore

Ieri era la Giornata Mondiale della Pizza ed era anche Sant’Antonio Abate, patrono dei pizzaioli (non lo sapevo), la cui Arte è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio culturale dell’umanità. La mia preferita è la pizza Margherita: una leggenda narra sia stata creata in onore della regina Margherita di Savoia, in visita a Napoli nel 1889 e che si ispiri alla bandiera italiana quanto ai colori. In Frasi, citazioni e aforismi sulla pizza consultati nel web, trovo utile segnalare i seguenti: La parola pizza ha un’etimologia che si perde nella notte dei tempi. Potrebbe derivare dal greco “pitta” che significa schiacciata o dal latino “pistus” che equivale al mattarello per spianare la pasta. (Gabriele Benincasa). Simpatica anche questa definizione: “La pizza è il nirvana di Pitagora! Un cerchio tagliato in triangoli, all’interno di un quadrato. (Anonimo) Fatta questa premessa, dico la mia. Non sono una patita di questa pietanza, che però ultimamente è entrata nelle mie grazie: perché è buona (merito di chi la fa) e perché mi fa stare bene (merito delle persone con cui la consumo). Peccato che l’ultima in compagnia l’abbia gustata circa tre mesi fa, per le subentrate limitazioni anti-covid e abbia mangiato l’ultima, in solitaria, la settimana scorsa. Per fortuna, in paese funziona l’asporto della Pizzeria Montegrappa e posso togliermi lo sfizio al bisogno. Il prodotto è sempre gustoso, pasta sottile e croccante come piace a me, magari addizionato di porchetta e filadelfia… ma condividerlo a un tavolo in piacevole compagnia è tutta un’altra cosa! C’è chi dispone di un forno a legna e fa la pizza a casa, come i miei amici Manuel e Martina, ma sono delle invidiabili eccezioni. Una volta ho provato anch’io, da cuoca negata, con risultati che si possono immaginare. Se Lucia mi offre l’opportunità di ripetere l’esperimento, ci sto… in attesa di tornare alle buone vecchie abitudini, con la ripartenza delle pizzerie ed il ritorno del buonumore!

16 pensieri riguardo “Pizza e buonumore”

  1. Cara Ada, stamattina alle 9.30 sono andata a fare il mio solito giro fra i campi chiusi o palu’. Ho incontrato due signori, stazionavano in mezzo ad uno dei prati, muniti di macchina fotografica professionale con cavalletto, mi hanno detto che aspettavano il passaggio di caprioli. Il bello è che stavano facendo uno spuntino con un trancio di pizza ciascuno, perché, dissero: “Ieri abbiamo festeggiato la giornata internazionale della pizza, ne abbiamo avanzato e così ci rifocilliamo!”
    I prati stamattina sono stupendi, pensa che i rivoli d’acqua che li circondano sono coperti di una lastra di ghiaccio che luccica al sole, i sentieri sono come un percorso ad ostacoli, tante sono le creste di terra gelata che scricchiolano sotto i passi. Bello, bello, bello. Quando verrete vi porterò.
    Buona giornata.

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    1. Che bella descrizione, Martina! Anche con la presenza dei due fotografi, attrezzati… di pizza! Paola da Nazareth mi chiede dove abiti e che significa palu’: intuisco giusto se traduco in paludosi? Deve essere rimasta affascinata dal luogo che descrivi (in Israele patiscono il secco…).
      Mi piace questa sana curiosità: stiamo facendo squadra!

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      1. A PROPOSITO DI PIZZA…
        Anche se considerata originaria della tradizione culinaria italiana dell’800, la pizza ha origini molto più antiche: la conoscevano già gli Egizi (scopritori del lievito), Greci, Romani e tutti i popoli del Mediterraneo loro contemporanei. In particolare i Romani cucinavano delle focacce di farro (da “far” deriva il vocabolo “farina”) molto schiacciate, larghe e sottili chiamate “mensae” che avevano la funzione dei nostri piatti perché su di esse venivano appoggiate le pietanze: carni, pesce, salami, verdure, salse ecc., ma più frequentemente per i poveri semplici pezzi di strutto, formaggio e basilico.
        Virgilio nel VII° Libro dell’ Eneide descrive il pranzo sull’erba di Enea e il bel Iulo e dopo che avevano mangiato proprio tutto fa esclamare ad Enea: “Heus, etiam mensas consumimus.” “Hai, stiamo mangiando anche le…pizze!”
        Etimologicamente è un po’ più complicato: sembra che pizza derivi dal gotico-longobardo “bizzen” che significa “morso” che per traslato diviene boccone, pezzo di pane fino a focaccia o pizza.
        Comunque, a parte l’origine culinaria ed etimologica, la nostra modesta pizza è veramente la porta-bandiera della nostra ricca cucina italiana nel mondo.

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      2. Ciao Ada, ho letto ed ho risposto a Piero, il quale è stato molto dettagliato.
        I palu’, si riferiscono ad una zona che si trova a nord dei comuni di Moriago e di Sernaglia, ma a sud del comune di Farra di Soligo, questa zona va ad incunearsi e termina a sud di Colbertaldo che è frazione del comune di Vidor. I prati che la compongono sono di varie forme, circondati da recinti di natura vegetale, cioè siepi ed alberi di alto fusto, circoscritti da un fossato. Da questa struttura deriva il nome “campi chiusi”.
        Il suolo è composto da strati di limo, argilla e torna , elementi che lo rendono fortemente impermeabile, i fossati anticamente erano molto più ricchi d’acqua , al punto che i contadini si avvalevano della marcita, una tecnica per aumentare il ristagno dell’acqua sulla superficie del campo e favorire la crescita di alcune specie di erba. All’inizio del 1300 intervennero prima i Benedettini e quindi i Camaldolesi e i Cistercensi per pratiche di bonifica al fine di allargare la possibilità di coltivare altre specie vegetali adatte non solo al consumo animale, bensì anche a quello umano. La ricchezza consisteva anche nella pesca dai fossati, nella raccolta dei frutti del sottobosco, nell’uso della legna per riscaldare le case e per supporto nella coltivazione delle viti e degli alberi da frutto, i famosi pali imbevuti di solfato di rame.
        Oggi non tutti i campi chiusi sono tenuti bene, per questo motivo i Comuni sopraccitati ha emesso un bando che permette ai proprietari di usufruire di fondi europei per rivalutare questo patrimonio.
        L’ho descritto in breve e comunque hai tradotto bene: paludoso.
        Ora devo scrivere ad una mia cugina (di mio marito) che abita nella zona a sud di Parigi, voglio scriverle in francese, per cui ci impiegherò un’eternità.
        A piu tardi.

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      3. Tranquilla, Martina: avevo corretto mentalmente e ti stavo rispondendo, quando è partito il testo che avevo avviato. Sei stata straordinariamente esauriente, altro che breve descrizione! Oggi tu e Piero siete proprio saliti in cattedra: complimenti! È un conforto vedere che il blog si nutre e si arricchisce di amicizia e di contenuti, un bel regalo in tempi di isolamento fisico e psicologico. Buona scrittura in lingua francese e a rileggerti! 💛

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      4. Ada, scusa, non so dove va ad inserirsi questo messaggio, volevo dirti che sui campi chiusi c’è un errore: torna al posto di torba. Non me ne ero accorta in tempo.

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    2. Ciao Martina, sarei curioso di sapere se sei riuscita a leggere il mio trafiletto su S. Sebastiano e la chiesetta di Pederobba. Se puoi fammi sapere, grazie e buona giornata,Piero.

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  2. Cara Ada, non sai quanto anche a noi manchi servire ai tavoli e regalare sorrisi. Quindi, nonostante l’asporto del prodotto funzioni, avere una sala piena di persone con piatti che girano a destra e a manca ci manca, e soprattutto MI manca, da morire. Torneremo prima o poi a fare quello che ci riesce meglio. ❤ Grazie per avermi fatto tornare, anche se solo con la mente, a serate faticose ma piene di gioia.

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    1. Certo tu sei una cameriera dotata, allevata in una famiglia unita e numerosa. Anche ambiziosa, perché stai studiando per ampliare il tuo orizzonte culturale: brava! Se posso esserti utile in qualche modo, sono disponibile, non farti problemi. Mi piace la spontaneità con cui ti esprimi, permeata di dolcezza. Grazie per il contributo e buono studio. Ad maiora!

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  3. Diciamo che la pizza non é una pietanza semplicissima da preparare, piú che altro (e qui ci sono tanti partiti) deve fare un paio di levà e fare l’impasto almeno la sera prima per quella dopo. Non si parli poi delle farine… Ognuno ha la sua preferenza. E il lievito! É l’eterna battaglia tra chi usa il lievito di birra e chi la pasta madre. E la battaglia tra chi la vuole fina e chi la preferisce un po’ piú alta, col cornicione alto e secco o basso e morbido… Si potrebbe scrivere un trattato su questa meravigliosa e deliziosissima pietanza!
    Essendo figlio di un ex pizzaiolo mio papà, a sua volta figlio di un pizzaiolo, mi ha tramandato la ricetta e il modo di farla (lievito di birra a vita…), tirarla (le pizzerie che usano la spianatrice sono degli abomini dal mio punto di vista) e poi cuocerla. Il forno a legna resta il massimo: 400-450°C e in 5 minuti scarsi la pizza é pronta e servita! Poi, viene bene anche nel forno elettrico, però le manca sempre un po’ di aroma secondo me.
    Poi, i gusti sono gusti e ognuno la fa nel modo che piú gli piace!

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  4. Manuel, che fame mi fai venire!
    Con la tua esperienza potresti allestire un… laboratorio esperenziale, come lo chiamano oggi. Impara l’arte e mettila da parte, dice il proverbio… ma tu l’hai già imparata ed è il caso che le faccia onore. Ovviamente grazie anche a tuo papà e a tuo nonno! Pure in questo ruolo di pizzaiolo, sei tu il Maestro!

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  5. Caro Piero, mi piace quando sali in cattedra, per offrire la tua accurata cultura ed ampliare l’orizzonte culturale di chiunque voglia servirsene… gratis et amore Dei! Il mio blog sta a acquistando considerazione anche grazie a te! Grazie di contribuire, rinnovando la nostra “atavica” amicizia. Vado a scrivere il prossimo post, buon pomeriggio!

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