Adolescenti smarriti

Stamattina c’è il sole, mi dovrebbe bastare per risollevare il morale… eppure una notizia mi disturba: dei giovinastri sere fa hanno disturbato parecchio con petardi in zona camposanto e vicinanze, provocando pure qualche danno materiale al cassonetto delle immondizie. Come altri che nel paese confinante si sono permessi di tagliuzzare il telo della struttura servita per fare lo screening anti-covid un mese fa. Sullo stesso piano chi ha danneggiato la palestra di una vicina scuola media, scaricando due estintori. Un emerito psicoanalista ha detto la sua in tivu poche ore fa, a proposito della crisi esistenziale degli adolescenti, costretta a causa dell’emergenza sanitaria a stare a casa. Magari ci restassero, dico io, organizzando il tempo di studio e di ricerca, piuttosto che abbandonarsi ad atti sconsiderati e potenzialmente pericolosi. Oppure si rendessero disponibili per qualche servizio a favore di persone impossibilitate a uscire, per salute o quarantena. Non nego le privazioni che anche i giovani devono subire: la casa non corrisponde sempre a quella della pubblicità del Mulino Bianco e quando il nucleo è numeroso, di conseguenza si complica la convivenza. Ma da qui a trasformarsi in teppistelli ce ne vuole. Un dubbio inquietante mi assale, pensando ai genitori di tali soggetti: dove sono e dove stavano quando i figli minorenni si sfogavano a danno dell’ambiente e della comunità? Una risposta sarebbe salutare. Soprattutto per loro.

15 pensieri riguardo “Adolescenti smarriti”

  1. Questi episodi successi in paese lasciano l’ amaro in bocca……Ma io mi domando ,ma perché questi adolescenti invece di passare il tempo a combinare guai ,non lo utilizzano a far del bene ad aiutare qualche persona anziana ,portandogli la spesa o facendo loro qualche piccolo lavoretto?

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    1. Ciao Ada,
      nel tuo post quotidiano accenni ad un emerito psicanalista che parla della crisi esistenziale degli adolescenti, io da profano parlerei di crisi demenziale.
      Sono d’accordo che oggi parte dei giovani si sentano persi e confusi, abbiano un senso di vuoto fino a perdere l’identità personale per identificarsi col “branco”. Certo, la scuola non garantisce loro la certezza di un lavoro appagante sia professionalmente che economicamente. La famiglia non ha sempre la possibilità di supportarli nei loro progetti economici. La società e la politica non li considerano a sufficienza per il potenziale che potrebbero esprimere.
      Ma i giovani cosa fanno per ovviare a tutto questo? Qual è il loro effettivo impegno scolastico? Forse diplomarsi a più di vent’anni o essere fuori corso a trenta? In che misura, seppur minima, contribuiscono all’economia famigliare? Esigendo forse l’ultimo modello di smartphon? Quanti di loro accettano un lavoro umile e manuale, seppur ben retribuito, per non sporcarsi le mani? Quanti si impegnano nel sociale? E nell’ attivismo politico? Solo gli estremisti!
      POI SI AUTODEFINISCONO “SFIGATI”!!!
      Sfigato sono stato io, costretto dai 14 anni in su a fare da manovale a mio padre muratore impegnandomi contemporaneamente nello studio, senza motorino, senza smartphon, senza abiti griffati, con la mancia della domenica che doveva bastare per tutta la settimana.
      Ecco, credo che questa sarebbe la ricetta giusta per vincere la crisi esistenziale, scusate, “demenziale” dei nostri adolescenti che tu , Ada definisci addirittura “giovinastri”.

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  2. Purtroppo questi episodi di vandalismo,non sono giustificati dal periodo che stiamo vivendo, i ragazzi annoiati e maleducati non sono una novità. Chissà saranno tutti orfani o con genitori permissivi? Ciao Ada

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  3. Forte la domanda “Saranno tutti orfani?”, che ha implicita la risposta: orfani di attenzioni e di buoni esempi. Hai ragione a dire che non sono una novità: è realismo! Chissà che la tua visione chiara faccia ravvedere qualcuno… grazie per il commento, buon pomeriggio!

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  4. Caro Piero, la tua disamina toglie il fiato, sia per l’acutezza, sia per la tua testimonianza… certo non ti è stato regalato niente, ma se oggi sei quello che sei lo devi anche alle tue rinunce, per cui chi vuole intendere intenda! Riguardo al termine “giovinastri”, non è un vezzeggiativo, anche se riconosco che è troppo soft rispetto ai comportamenti demenziali. Credimi: saresti stato un ottimo insegnante (probabilmente contestato)! Ma anche così tieni delle lezioni efficaci: grazie 1000!

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  5. Concordo con tutte voi. Da ragazzo giovane che sono posso assolutamente confermare tutto ciò che ha detto Piero, in pieno accordo. Il problema é che ragazzi cosí ce ne sono sempre di piú! A vedere i “bocchie” piú piccoli di me e dei miei amici che non hanno voglia di fare e sono amorfi mi viene sempre una stretta al cuore. L’anno scorso, in tema di insegnamento, ho fatto un mese di supplenza all’itis (nella disperazione erano arrivati a pescare me in graduatoria… In fondo in fondo) e ho dovuto subire la miseria mentale dei ragazzini di prima e seconda superiore… Non hanno un briciolo di curiosità, un niente di intraprendenza e se ti possono fregare lo fanno, godendo come matti. Sinceramente non ricordo che noi della mia generazione fossimo presi tanto male… Anche solo per il fatto che in cado di rogne con gli insegnanti non correvamo certo a rifugiarci nelle denunce assurde dei nostri genitori, anzi, in caso di una nota che arrivava a casa non erano le lamentele agli insegnanti che volavano ma le ciabatte che diventavano dei caccia… Ora neanche piú le note si possono dare un 3 secco in caso di indisciplinatezza o di non preparazione totale perché, e qui viene il bello, “sono altamente demoralizzanti per lo studente”. Ma ci rendiamo conto? Forse si comportano cosí perché ormai vengono sempre giustificati e “non é mai colpa loro ma é …” e qui inseritici quel che vi pare. Sempre la pappa pronta. Diciamo poi che chi governa non aiuta… La scuola, luogo che un tempo era onorato e rispettato, ora cade letteralmente a pezzi in ogni dove, sia strutturalmente sia nei contenuti. Forse dovremmo tornare indietro quando chi faceva le superiori le prendeva seriamente ed erano fatte per insegnarti un mestiere, ad arrangiarti, a darti da fare! Mi viene in mente che mia mamma, di tre sorelle l’unica che ha voluto studiare, era nominata in paese come “quea che ga fato e scoe alte” (fece le magistrali a Crespano): un diploma che una volta ti permetteva di fare ciò che sentivi… Ora é ormai obbligatorio avere una laurea per tutto: ma a quale scopo se una persona, giunta anche a quella meta ambita può far tutto ma non sa far niente?

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  6. Caro Manuel, il tuo sfogo è giustificato e del tutto sovrapponibile alla disamina di Piero… sono cambiate tante cose e troppe in peggio! Singolare l’esempio di tua mamma… che ha cresciuto un ragazzo come te che sa fare critica e autocritica. L’apprezzamento va esteso a tutta la famiglia, Gina compresa! Sono onorata di leggere i tuoi commenti, per me la più bella eredità del mio lavoro di insegnante. Grazie di cuore e serena notte!

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    1. E’ DOMENICA, TRATTIAMO TEMI LEGGERI!
      17 gennaio, il Santo del giorno: S. Antonio Abate.
      Il 17 gennaio è S. Antonio Abate, protettore delle “bestie da corte”, ma è spesso confuso con S. Antonio Bovo (2 genn.) patrono per antica tradizione delle “bestie da stala”, infatti un tempo la mattina presto di quel giorno coloro che possedevano animali da lavoro come buoi, asini, cavalli, portavano a benedire in chiesa il “sale pastorizio” che veniva poi distribuito agli animali della stalla mescolato al fieno o sciolto nell’acqua dell’abbeverata.
      I due santi sono spesso confusi, tanto che ultimamente la Chiesa avrebbe rimesso la protezione di tutti gli animali “da lavoro e da corte” a S. Antonio Abate, proponendo S. Francesco (4 ottobre) per tutti gli altri, domestici o selvatici che siano. Tale confusione è dovuta anche al fatto che mentre S. Bovo è sempre rappresentato con il solo maiale ai suoi piedi, S. Antonio Abate è rappresentato nell’atto di benedire cavalli, asini, mucche, pecore, cani , galline, conigli, anatre ecc., tutti rivolti a lui “come se i fusse cristiani” e, secondo una leggenda, come tali si comporterebbero nella notte magica del 17 gennaio nella quale la tradizione vuole che tutti gli animali abbiano la facoltà di parlare come gli umani, dialogando amabilmente tra di loro, ma è assolutamente vietato entrare nelle stalle ad ascoltarli, pena improvvisa e dolorosa morte.
      Per concludere, ricordo che tuttora il 17 gennaio, a Cavaso del Tomba, nel cortile interno del monastero delle Suore Dorotee viene impartita da un prete la benedizione a tutti gli animali domestici “da stala e da corte” ed anche a quelli d’affezione e da compagnia come cani, gatti canarini ecc. Tanto per dire che le tradizioni meritano di essere mantenute!

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  7. Forte Piero, grazie di avermi preceduta nel post odierno (che posterò più tardi) e complimenti per le informazioni. Lucia si interroga su come tu faccia a sapere tante cose… evidentemente ti sei nutrito di buona cultura, che non è scivolata via come succede a molti! Venendo alla scelta dell’argomento da postare oggi, avevo pensato anch’io al santo del giorno. Ma da laica piuttosto incompetente in materia di santi, ho preferito dirottare su Dante. Comunque la tradizione legata a Sant’Antonio e alla benedizione degli animali merita di essere ricordata. Anni fa avevo partecipato anch’io alla festosa manifestazione presso le Suore Dorotee in Cavaso, col fuoco che bruciava dentro un tronco d’albero e la degustazione della torta casalinga con sangue di maiale… non so se oggi venga riproposta, causa misure di contenimento da covid. Sia come sia mi va benissimo considerare oggi protagonisti “tutti i sereni animali che avvicinano a Dio”, come Umberto Saba li definisce nella bellissima poesia A MIA MOGLIE. E che il pensiero di gratitudine duri tutto l’anno. Grazie, alla prossima

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  8. Buongiorno Ada e tutti del blog, dal momento che si è in tema di Santi, chiedo gentilmente se potete dirmi qualcosa su San Sebastiano. Ricorre il prossimo 20 gennaio e, mi pare, abbia qualcosa a che fare con Pederobba; ho lavorato da quelle parti per 24 anni e ricordo qualche iniziativa in suo onore. Vorrei rispolverare. Grazie e buona domenica.

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    1. S. SEBASTIANO, 20 GENNAIO.
      Ciao Martina,
      come da tua cortese richiesta ho raccolto alcune notizie su S. Sebastiano. Era un militare romano del III° secolo, morto martire per aver sostenuto e difeso la fede cristiana; l’iconografia sacra lo raffigura nudo , legato ad un tronco d’albero e trafitto da numerose frecce; è venerato sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Ortodossa; fu sepolto a Roma nelle catacombe che portano il suo nome; in Italia ci sono ben tre comuni che portano il suo nome ed è venerato il 20 gennaio assieme a S. Fabiano; è patrono degli Agenti di Polizia Locale e assieme a S. Rocco è invocato contro la peste, infatti sul monte Monfenera a Pederobba (TV) è stata costruita nel XIV° secolo una chiesetta a Lui dedicata come ex voto per la protezione ricevuta dalle numerose epidemie di peste che imperversarono in quel secolo. La chiesetta di S. Sebastiano godeva anche di una piccola rendita di tre campi che le permise di essere gestita in autonomia da un parroco per diversi secoli, poi con il passare del tempo essa venne annessa alla Pieve di Pederobba e nel paese vicino di Cavaso del Tomba (TV) è conservata una antica pala d’altare del pittore Bassano il Vecchio che raffigura la Madonna con S. Rocco e S. Sebastiano insieme che benedicono uomini e donne colpiti dalla peste.
      La chiesetta fu distrutta nell’inverno del 1917 dai bombardamenti degli Austriaci, attestati sul fronte del Piave, durante la prima guerra mondiale e fu ricostruita attorno agli anni trenta. Quella attuale, però, rappresenta un tempietto dedicato ai Caduti di tutte le guerre; fu progettata dall’architetto Giacomo Bresolin di Pederobba e finanziata dalla generosità della popolazione locale e inaugurata nel 1969 per essere nuovamente restaurata nei primi anni 2.000 dal Gruppo Alpini di Pederobba. Credo che attualmente sia gestita dal Comitato di S. Sebastiano assieme agli Alpini e alla Pro Loco.
      Sperando di esserti stato utile, ti auguro una buona giornata, Piero.

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      1. Caro Piero, ti ringrazio molto delle notizie particolareggiate che mi dai su San Sebastiano. Ricordo che gli Educatori, nella bella stagione, portavano i Signori ospiti delle O. Pie in gita sul Monfenera, al ritorno, gli stessi Ospiti mi raccontavano, tra le altre cose, di aver visitato una chiesetta dedicata al Santo.
        Mi sento di dire che il momento che stiamo attraversando lo riporta ad una viva attualità.
        Grazie ancora e buona giornata.

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  9. Brava Martina, passo la richiesta ai miei contatti. Confido che Piero mi verrà in soccorso. Provo a documentarmi anch’io. Bello questo scambio di confidenze e desideri, mi sento sostenuta! Sereno pomeriggio… e buona pizza, nella giornata internazionale della pizza!

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