Bentornato al quadro DANZA CAMPESTRE

Stamattina mi colpisce una notizia buona, seguita da interrogativi inquietanti: è tornato a casa, cioè alla Galleria Borghese da dove era stato trafugato, il quadro DANZA CAMPESTRE, di Guido Reni (Bologna, 1575 – 1642), un dipinto di genere campestre, con molti personaggi e un bellissimo cielo blu dove l’artista ha dipinto due mosche che sembrano vere. Non sono competente in materia, anche se attratta dall’arte in generale che in Italia abbonda. Infinite opere sono confinate in spazi angusti e altre alimentano il mercato di quelle trafugate. La cosa che mi scandalizza è che il dipinto succitato è stato comprato per la cifra di 800.000 (ottocentomila) euro! Il che mi pare una beffa: se era stato rubato, a mio modesto dire doveva rientrare a casa gratis! Un’altra domanda che mi pongo – e gradirei essere contraddetta – riguarda la difesa del nostro enorme patrimonio artistico: non sarebbe utile proteggere meglio i nostri beni culturali, assumendo tanta gente, sia tra i giovani disoccupati, sia tra quelli che il lavoro lo hanno perso? Non riesco a immaginare la folla immensa che potrebbe essere assunta con 800.000 euro… certo sono un’ingenua perché intuisco soltanto quello che c’è dietro il mercato dell’arte. Poco tempo fa mi era venuta l’idea perfino di investire del denaro in questo ambito. Per fortuna, un amico pittore mi ha dissuasa, facendo un utile distinguo tra opera d’arte e mercato dell’arte. Concludo, dicendo che lo spirito ha bisogno di nutrirsi di bellezza e dato che in Italia ne abbiamo a oltranza, vale la pena di custodirla per goderne in serenità e pienezza.

4 pensieri riguardo “Bentornato al quadro DANZA CAMPESTRE”

  1. Anche a me sembra assurdo che visto che l’ opera era stata rubata ,perché deve essere acquistata ad una cifra così esorbitante? Anche a me l’ arte piace ,ma non capisco certe dinamiche…….Mah!!!!!!

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    1. ACQUISTO LECITO O RICETTAZIONE?
      Non ho avuto modo di leggere per intero, e quindi di approfondire, i fatti riportati nell’articolo nel quale fa notizia l’assurdo “riscatto” (più correttamente : transizione economica) di 800.000 euro pagati dalla Galleria Borghese per tornare in possesso di un’opera precedentemente trafugata (leggi rubata) da una delle sue sale espositive.
      La materia del contendere è molto complessa. La legge volta a tutelare i beni artistici, storici e culturali è la “legge Bottai” del 1939 che disciplina anche il commercio delle opere stesse da parte di chi è in possesso di apposita licenza. (Tabella XIV/44, della quale anch’io sono in possesso da quando mi occupo di antiquariato.) E’ comunque doveroso fare delle precisazioni:
      Esiste il diritto di proprietà dell’originario detentore del titolo di possesso dell’opera (la Galleria Borghese), ma esiste anche il diritto al possesso del nuovo acquirente (il ricettatore, colui che commercia oggetti rubati) che per avere l’opera ha dovuto pagare un prezzo. A complicare le cose, tanti cavilli legislativi atti a garantire un corretto e lecito funzionamento del mercato d’arte. Faccio degli esempi:
      Nel Metropolitan Museum di New York è rimasto esposto (con titolo di proprietà) fin dal 1972 il “Cratere di Eufronio”, grande vaso etrusco a figure rosse su sfondo nero, acquistato tramite un mercante d’arte svizzero per 1.000.000 di euro. L’opera venne restituita allo stato italiano solo nel 2006 “in seguito ad un accordo”, si presume economico.
      Ci sono ancora in Germania molte opere d’arte italiane rubate dai nazisti durante la guerra e non sono ancora state restituite. Con quali argomenti potremmo convincere la cancelliera Merkel?
      E se il British Museum di Londra dovesse restituire alla Grecia i fregi di marmo di Fidia (V° sec. a.c.) che ornavano il Partenone e che furono trafugati dagli inglesi nel 1810? Quale sarebbe il prezzo?
      Roma è la città che conserva il maggior numero di obelischi più antichi del mondo e sono in gran parte di origine egizia, dovremmo restituirli?
      Se il museo archeologico egizio di Torino dovesse restituire tutti i suoi reperti che ne sarebbe di esso?
      A che prezzo si dovrebbe restituire tutto questo? A titolo gratuito o con un “accordo” probabilmente simile a quello preso per la restituzione della citata “Danza Campestre?”

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      1. Grazie Piero per le tue precisazioni e per avermi istruito in tal proposito.Le tue conoscenze mi illuminano ,continua a rispondere ai post di Ada ,c’è sempre da imparare. Buona giornata!!!!

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  2. Caro e colto Piero, ignoravo ti occupassi di antiquariato: interessante! Ne sai quanto basta, per confermare il sospetto che il dietro le quinte sia tutt’altro che trasparente. Ma l’arte e la bellezza non dovrebbero essere patrimonio universale? Forse con la Merkel, da donna a donna potremmo intenderci, ma è solo un pio desiderio. Non so dare risposte alle tue mirate domande… chissà che qualche lettore si esibisca, non per offrire ricette ma per condividere problematiche. Che sarebbe già un sollievo…

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