La pazienza del giacinto

Mi piace la fioritura lenta dei bulbi in acqua. Da un paio di mesi ho acquistato dei bulbi di giacinto che ho messo a radicare in acqua, processo che avviene in tempi non rapidi e per step: prima le radici, poi la gemma e infine il fiore, che è un raggruppamento di minuti fiori profumati, di varie tonalità. Io prediligo quelli blu, ma ne ho di diversi colori. Gli devo la soddisfazione letteraria procurata da una mia poesia intitolata GIACINTO BLU, che riporto sotto, con protagonista appunto lui. La cosa curiosa è che ritengo la motivazione della poesia esemplare, perché ha colto in pieno lo stupore nell’osservare, passo dopo passo, il manifestarsi della natura in tutto il suo fulgore. Quindi il riconoscimento è andato anche alla capacità di attendere il compiersi dell’evento. Il che mi induce a considerare la pazienza un ingrediente del successo, concetto sintetizzato anche nel proverbio “Chi va piano va sano e va lontano”. Beh, di questi tempi gravati dalla pandemia, ce ne vuole davvero tanta, per non lasciarsi vincere dallo sconforto. In attesa che si compia il miracolo del ritorno alla normalità, in tempi non biblici. GIACINTO BLU Nella boccia di vetro/ho spiato/le radici avvolgenti/distendersi/come velo da sposa./La gemma tenace/ha nutrito/per lungo tempo/la mia voglia/di meraviglia./Il primo fiore/s’è infilato incerto/tra le foglie,/incalzato/da una costellazione blu./Tra colori e radici/si sono sciolte/le ansie quotidiane,/come sulla rena/la spuma del mare.//

12 pensieri riguardo “La pazienza del giacinto”

  1. Il giacinto cara Ada ,è un bulbo che anche io apprezzo,perché è lento nel germogliare e poi infine sboccia con la sua corolla colorata .Come faremo anche noi a fine pandemia ,spero tanto di rinascere nella prossima primavera dopo un tormentato inverno che ci sta’mettendo a dura prova.Cari saluti

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  2. Apprezzo molto il tuo commento, cara Lucia. Il distanziamento sociale mi sta mettendo ko, il freddo non aiuta e la stanchezza psicologica si fa sentire. Per fortuna tu sei una confortevole certezza; ti ringrazio di 💛… e intanto apprendo dai giacinti la lezione della pazienza!

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  3. Care Ada e Lucia, i miei giacinti quest’anno sono bruttini, uno rosa è sbocciato, ma non con la solita “pannocchia”, si è limitato a una pallina. Gli altri tre fanno capolino tra le foglioline di un verde sbiadito, ma non si decidono a manifestarsi, anche le radici non sono belle come gli anni scorsi. Penso che i bulbi non fossero dei migliori.
    Comunque Lucia io nutro le tue stesse speranze per la prossima primavera, ormai sono “stufa”, lo dico in dialetto perché rende meglio.
    Buona serata.

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  4. Bello sentirsi in consonanza, care Lucia e Martina. Anche i fiori, a loro modo protestano contro l’ostinazione del contagio… vediamo di resistere, per quanto possibile. Tanto è freddo che non invoglia a uscire. Però anche star sempre dentro, senza contatti… mi aggrappo al blog e ringrazio chi mi corrisponde. Un abbraccio a tutte e due 💛💛

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    1. Quando sboccia un fiore.

      Qualunque fiore tu sia,
      quando verrà il tuo tempo, sboccerai.
      Prima di allora
      una lunga e fredda notte potrà passare.
      Anche dai sogni della notte
      trarrai forza e nutrimento.
      Perciò sii paziente verso quanto ti accade
      e curati e amati senza paragonarti
      o voler essere un altro fiore,
      perché non esiste fiore migliore di quello
      che si apre nella pienezza di ciò che è.
      E quando ciò accadrà potrai scoprire
      che andavi sognando di essere un fiore
      che aveva da fiorire. (Daisaku Ikeda)

      Prendere a prestito dei versi non è copiare, ma occasione per riflettere, specie in questo tempo buio di pandemia.

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  5. Fatto benissimo, Piero! Oltretutto la poesia è in tema e merita: grazie! Daisaku Ikeda (che non conosco ma provvedo in giornata) esprime concetti che condivido, esposti in modo carezzevole. Oltre che confrontarci, ci scambiamo saperi e restiamo a galla in questo ostile inverno. Buon pomeriggio!

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  6. I giacinti sono fiori veramente belli, peccato però che facciano solo un grappolo di profumatissimi ricami e poi sfiorisce. Però c’é da dire che loro, le primule e le campanelle sono i primi che danno il benvenuto alla primavera. Per cui, ben vengano e che noi possiamo portare pazienza come la portano loro nello sbocciare!

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  7. Bravo Manuel, sempre attento a cogliere il cuore del messaggio e ad esprimerti con delicatezza. Non avevo pensato alle campanelle come messaggere della primavera: grazie! Per fortuna i fiori ci ricordano che il tempo scorre, anche quando sembra che sia fermo! Un regalo del Cielo che addolcisce la parte buia del nostro vivere quotidiano.
    (P.S.- La Parinetto, golosona, è passata a prendere i muffin di mele. Mi ha chiesto se ho meet… mi pare di sì, o no?)

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  8. Caro Manuel, dovrai farmi una lezione da remoto, su richiesta della Parinetto, per vederci… in tutta la nostra esuberanza (interiore). Se sei libero, sono al pc per un’oretta abbondante (ma dove cavolo è l’icona?)

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