Una donna coraggiosa

Il giudice Giovanni Falcone diceva che si muore per tante ragioni, e anche senza ragione. Questa frase si addice al fatto di cronaca nera successo in Trentino poche ore fa, dove Agitu Idea (forte questo secondo nome) Gudeta è stata uccisa da un dipendente ghanese. Etiope 42enne giunta in Italia dieci anni fa, era diventata imprenditrice agricola, allevando capre, che accudiva senz’altro con passione, da chiamare la sua azienda “La capra felice”. Pare che il delitto sia avvenuto per ragione di soldi. Falcone docet. Immagino il passato di questa donna coraggiosa che da profuga era diventata un simbolo di integrazione, le sue lotte, le sofferenze… finalmente il respiro grazie a un progetto realizzatosi. Poi la morte violenta a causa di colpi inferti con un martello (!) da un 32enne: di colore come lei, ma tanto distante dal suo essere grande. Immagino, o meglio intuisco la ricaduta che avrà in Italia e in Etiopia la sua morte. Qualcuno penserà che non sarebbe successo se fosse rimasta a casa sua… magari a morire di fame o di scontri tribali. Mi sento incapace di argomentare sul destino che ci alita addosso, talora come una travolgente raffica. Intendo esternare la mia ammirazione per una donna simbolo di riscatto, troppo presto costretta a deporre le armi. Onore a Agitu Idea Gudeta.

10 pensieri riguardo “Una donna coraggiosa”

  1. Giovane sfortunata, Agitu Idea Gudeta vittima di un atroce destino non giustificabile in nessun modo. Questo piccolo uomo, come dici tu, continuerà a respirare,mangiare, vivere, magari protetto dall’infermita mentale!!!! Ciao Ada buona giornata

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    1. Sono senza parole… ma la testimonianza di Agitu innescherà seguaci, il suo carnefice non sarà certo modello da copiare. Grazie per il tuo efficace contributo. Sei un’amica… valida critica!

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      1. Fatti di cronaca.
        Circa un mese fa nel Viterbese un automobilista italiano 70nne, pensionato, ha ucciso con tre colpi di cacciavite sferrati al petto un giovane elettricista, piccolo imprenditore, con moglie e tre figli dopo un acceso diverbio nato per una mancata precedenza. Il grave fatto di sangue è stato reso pubblico solo con un breve trafiletto pubblicato nelle pagine interne della cronaca locale di un noto quotidiano.
        Oggi le cronache nazionali, dai giornali ai tg, riportano con dovizia di particolari un altro grave omicidio avvenuto nel Trentino, impressionante anch’esso per la sua efferatezza. La vittima è una 42nne di origine somala, immigrata in Italia da circa dieci anni e talmente ben integrata da diventare una imprenditrice agricola. L’assassino è un balordo ghanese suo dipendente che sembra abbia ucciso per banali motivi economici.
        Quindi non un femminicidio, almeno nell’accezione con cui solitamente usiamo questo termine, non un movente razzista o discriminatorio, ma solo uno stipendio non corrisposto.
        Perché dunque tanto clamore a differenza del fatto di Viterbo? Forse che una vita vale più di un’altra? E non piuttosto che in nome del “politicamente corretto” stiamo usando due pesi e due misure?
        Una società in crisi come la nostra non ha bisogno di eroi per ritrovare senso civico e valori morali, ma necessita di equità, anche nell’informazione.

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      2. Non so come pormi nei confronti della tua visuale, non credo che si tratti di “preferenze” dei cronisti riguardo certi fatti rispetto ad altri. Tra l’altro si è aggiunta la notizia che Agitu è stata violentata, quindi il femminicidio torna alla ribalta.
        Sai che in gioventù avrei fatto volentieri la giornalista, mi ero guadagnata il tesserino di corrispondente di zona. Ho conservato gli articoli scritti in un anno di attività. In una circostanza luttuosa mi sono eclissata e ho rifiutato di stendere il mio articolo, perché mi sentivo troppo coinvolta e pensavo che non avrei fatto un buon servizio. Perché anche i giornalisti hanno un’anima, maschi o femmine che siano. Forse il pudore nei confronti della vittima ha bloccato la penna del giornalista del caso efferato a cui ti riferisci. Voglio sperarlo. Assodato che le vittime sono tutte degne di considerazione e di compianto. L’informazione riguarda i fatti, il pudore le coscienze.

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  2. Ancora una morte di una giovane imprenditrice che si era riscattata e che aveva trovato un futuro qua in Italia.Povera Agitu ,morire per mano di un tuo conterraneo a cui avevi dato un lavoro ,non è giusto.Riposa in pace ,grande donna!!!!!

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    1. Poche parole, ben piazzate per una come noi ma sfortunata. Mi fa pensare a Zulay, morta anche lei lontano da casa ma per incidente stradale: drammatico ma non per feroce mano altrui. Vite spezzate che avrebbero fatto grandi cose. Da onorare e non dimenticare.Grazie, Lucia!

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