REPLAY

Siamo ripiombati indietro, era nelle previsioni e ce lo avevano detto: restrizioni per altre quattro settimane… per godere, si spera in un Natale sereno. Incrocio le dita e spero. Del resto non sono mai stata “festaiola” e non ho usufruito di abbracci allargati durante le feste comandate, sia per la lontananza o assenza di parenti, sia per una mia scelta controcorrente. La mia rete affettiva è intrecciata con quella di persone che mi corrispondono e sono in consonanza con me. Però è diverso comunicare in presenza, anche se la parola scritta aiuta. Per non perdermi d’animo, mi concentro su ciò che ho: la salute, una casa, un figlio, degli animali, dei fiori, degli amici… altro che al momento mi sfugge. Quello che mi preoccupa è che non riesco a godere pienamente di questo ben di Dio da sola, date le restrizioni imposte. Mi affascinava il messaggio monastico, pare attribuito a san Bernardo, per raggiungere la serenità interiore “Beata solitudo, sola beatitudo”, finché non è stato ritoccato da quest’altro di scottante attualità “La solitudine è bella, se la puoi condividere con qualcuno”. Quindi, problematica la solitudine imposta, come anche la convivenza forzata imposta. Ancora una volta, gli antichi latini suggeriscono la equilibrata via di mezzo, a poterla seguire. Mi consola sapere che queste mie riflessioni saranno tali e quali a quelle di milioni di persone chiamate a sopportare la seconda fase della pandemia. Ovviamente scongiurando il “Non c’è due senza tre”.

6 pensieri riguardo “REPLAY”

  1. Quando si riesce ad essere creativi nonostante le restrizioni per me e’ ben essere. Immagino chi non ha questa attitudine o non ce la fa.
    Come dici tu godiamo del buono che abbiamo.Ciao

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  2. Solitudine e convivenza.
    Cara Ada, come giustamente dici questo nuovo lockdawn ci fa riflettere sulle problematiche della solitudine imposta come pure quelle della convivenza forzata. Sappiamo che la vita è un continuo esercizio della pazienza e questa è l’occasione buona per verificarlo. Io ho vissuto per molti anni in solitudine, e non per scelta, ed ho imparato che chi non riesce a vivere da solo con sé stesso accettando i propri limiti e difetti non può poi pretendere di essere accettato dagli altri. Per quanto poi riguarda la convivenza fisica forzata direi che ci sono molti stratagemmi per eluderla e renderla meno pesante; ciò che pesa veramente nella vita è la convivenza quotidiana con i fantasmi del tuo passato perché la peggior condanna, direi un ergastolo emotivo, è essere stato perdonato ma non riuscire a perdonare te stesso.

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  3. Certo che l’ergastolo emotivo dev’essere tremendo! Trovo in te molta saggezza, oserei dire sapienza che non a caso distribuisci da adulto, dopo esserti fatto le ossa… tutto serve, anche distillare perle dal doloroso vissuto. Sono sempre più confortata dai tuoi terapeutici commenti. Grazie di cuore!

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