Lezione dall’alto

– Prima del crepuscolo, gli uccellini si danno appuntamento sulle estremità degli alberi e fanno convegno. Li ho sentiti sugli abeti nei pressi di una chiesetta, sui tigli in prossimità del cimitero, tra il fogliame dei platani nel parchetto vicino a casa mia e mi sono chiesta: cosa mai si diranno, con tanto entusiasmo, gli uccellini al calar della sera? Si daranno informazioni sul tempo, sui luoghi da visitare l’indomani, sulle avventure vissute… un po’ come succede (o dovrebbe succedere) nelle buone famiglie. Ovviamente è una mia proiezione, un botanico direbbe altre cose. A ben pensarci, è un conforto sentire il loro cicaleccio vibrante, non coperto dal frastuono delle auto cittadine, dopo la chiusura delle fabbriche la sera. La Pedemontana del Grappa offre ancora questi spettacoli sonori gratis, che in tempo di corona virus vale la pena di tesorizzare. Chissà, magari loro, gli uccellini, avrebbero altri insegnamenti da trasmetterci: fate squadra come noi, guardatevi bene dai predatori, valutate bene le briciole che trovate disseminate lungo il viale… perché aguzzare la vista non è un optional! Dopo questa immaginaria lezione degli abitanti del cielo, rifletto sulle mie abitudini e convengo che si può sempre migliorare.

14 pensieri riguardo “Lezione dall’alto”

  1. Cara Ada, anche io convengo che noi umani dovremmo imparare di più dagli esseri animali che abitano il nostro creato.E’cosi’ bello soffermarci e ascoltare il cinguettio degli uccellini,il fruscio del vento e in questo periodo il rumore delle foglie quando noi le calpestiamo.Quanto siamo fortunati noi che abitiamo circondati dalla natura……

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    1. Che bello essere in consonanza, specie in questo periodo di privazioni. Le tue azzeccate parole mi consolano, perché hai un’anima poetica e una sensibilità salutare. Sono orgogliosa di averti come amica… e critica letteraria! Grazie, cara Lucia

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  2. Gli scomparsi.
    Sentendo parlare degli uccelli e di come ci rallegri il loro canto mi vien da chiedermi: che fine hanno fatto i passeri? Il loro pigolare con quel cip cip insistente ci accompagnava ogni giorno da sotto le tegole dei tetti o dai cortili polverosi. E le rondini? Che in primavera e d’estate tagliavano il cielo con i loro voli e il loro garrire? E i fringuelli e i tordi che migravano d’autunno? E i fagiani che stridevano nei campi di granoturco? E quanti altri? Li abbiamo sacrificati in nome del progresso delle colture intensive, dei pesticidi e di chissà quali alti veleni. Ne valeva proprio la pena?

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    1. Bellissimo il tuo esordio, perfino poetico!
      Peccato che la tua legittima domanda finale mi lasci con l’amaro in bocca… Chissà che la risposta eviti futuri scempi e ci restituisca un po’ di sano vivere. Incrociamo le dita!

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  3. Cara Ada, prima i ciclamini, poi gli uccellini, dal cassetto mi ha fatto togliere tanti ricordi piacevoli. Prima con i miei fratelli: quante spedizioni per arrivare di soppiatto a spiare i nidi per vedere se c’erano ancora le uova o se erano nati gli implumi….. poi con i miei figli: quante fantasie sui lunghi viaggi delle rondini, quante storielle inventate sulle “riunioni” degli uccellini sui fili della luce, diventavano riunioni di classe, collegio docenti, lavoratori in attesa di entrare in fabbrica e così via.
    Per questo, Ada, la ringrazio!

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    1. Molto bello leggere i suoi quadri così poetici, cara Martina. Ho sempre più desiderio di conoscerla. L’appuntamento col blog sta diventando una medicina, anzi una bibita energetica che mi rinforza. Noto che usa un lessico raffinato: implumi è proprio delizioso. Posso sapere che lavoro fa? A domani, buon tutto

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      1. Buongiorno Ada, spero oggi si faccia vedere il sole, per ora aleggia una lieve nebbiolina.
        Io, dall’inizio dell’anno 2014, sono in pensione, ho fatto l’infermiera caposala, la mia formazione infermieristica di base risale alla fine degli anni ’70 e si rifaceva all’ordinamento professionale, mentre l’anno di corso per caposala l’ho fatto nel 1991. Dall’inizio degli anni ’90 la formazione di base è universitaria, come pure i vari master, caposala ora è master in coordinamento dei servizi socio-sanitari.
        Grazie per il lessico, credo sia frutto soprattutto della mia passione di leggere.
        Le racconto però di un’abitudine che ho preso fin da quando i miei figli erano piccoli e che insieme abbiamo mantenuto. In cucina, proprio in cucina sopra un angolo della credenza, abbiamo sempre tenuto un vocabolario e un atlante. Quando ci si imbatteva in una parola di cui non si conosceva il significato: letta nel quotidiano, sui libri di scuola, sentita in televisione, si consultava subito il dizionario; quando invece si sentiva notizia di una città, della quale non si conosceva la collocazione: vicino al mare, alla ferrovia, ecc, si consultava l’atlante. In questo modo, spiegavo ai figli, si poteva capire o godere appieno della notizia. Solo un esempio: Tozeur in una canzone di Battiato, hanno scoperto fosse in Tunisia.
        Devo anche dirle che i due bravi libri riportano qualche macchiolina di sugo, di marmellata, di caffellatte! Ora, da quando si è ristrutturata un po’ la casa, i due non stanno più lì, ma non sono molto lontani, io li consulto ancora. I giovani invece usano quella cosa che si portano sempre appresso……indovini cosa.
        Ora vado al mercato a prendere un po’ di verdura e frutta.
        Intanto la saluto.
        P. s. il Tempo che torna è pronto per essere letto!

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      2. Adorabili vocabolario e atlante in un’anta della cucina! E come sono serviti! Grazie molte delle informazioni personali… Anch’io sono in pensione dal 2015 come insegnante di lettere alle medie e ho un’amica a Caerano, Pia Zabbai che ha fatto l’infermiera a Montebelluna: magari vi conoscete!
        Cara Martina, dimmi (sono passata al tu) dove abiti e se hai un telefono fisso; il mio è 0423 563602… sarà bene che ci sentiamo. Adesso vado a canarini, a rileggerti. Un abbraccio

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  4. Ciao Ada, rispondo ora dopo una guerra con le cimici, apro le finestre e sono lì in agguato.
    La cucina solare non mi ha ancora ben riscaldato l’acqua per lavare i piatti, per cui ora mi metto seduta: un occhio al giornale e uno alla tappa del Giro d’Italia.
    Il mio telefono fisso è 0438892486. Posso chiamarti anche ora se sei libera.

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