Ospiti non del tutto graditi

Oggi sono a corto di foto e pure di idee. Approfittando della bella giornata, ho fatto il bagno al cane e ho rinnovato l’aiuola di metallo in giardino. Sbocciato e sfiorito l’ultimo gladiolo, era diventata un agglomerato di lunghe foglie e steli verdi, oramai in sofferenza per l’arsura e anche per la colonia di lumache, nel frattempo stabilitesi tra gli anfratti e i bordi dei quattro contenitori. La presenza di questi molluschi in orti e giardini non è una novità, nemmeno a casa mia. Nella zona ombreggiata davanti alla cucina, dopo la pioggia, di sera è una processione di chiocciole che devo evitare di calpestare quando esco, per tirare giù la tenda a cappotto nella parte nord della casa. Fanno un colpo d’occhio di famiglia questi gasteropodi in libera uscita, proiettati a scalare i vasi di fiori che ho posizionato ben alti, per impedirne l’assalto, con modesti risultati. Una fioriera più esposta ha subito l’assalto e la demolizione perfino di un peperoncino, per cui adesso non ci metto più niente e lascio che venga invasa dall’edera sottostante. In altre occasioni ho provato ad attrarre le lumache nella birra, oppure ho disseminato di gusci d’uovo la base della pianta… tuttavia ho solo limitato il danno, visto che gli esserini mollicci con casetta incorporata sono tornati a farmi visita. Ormai li considero “ospiti non del tutto graditi”. Dopotutto anche loro hanno diritto di cittadinanza in questa terra (e sono pure preziosi per la loro bava). Vedrò di farmene una ragione e studierò per loro un percorso senza fiori.

3 pensieri riguardo “Ospiti non del tutto graditi”

  1. Carino il racconto,fanno tenerezza alla fine queste lumache purché siano quelle con la ” casetta,” non quelle viscide di color marrone ,arrivate dai Pirenei molti anni fa’ ,con il legname che serviva x la lavorazione nell’ industria Gizia di Fietta del Grappa.Ciao !!!!

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  2. Un aforisma.
    …trascinarsi pian piano come una lumaca e lasciare la scia, con modestia, applicazione e, in fondo, con indifferenza…nella voluttà tranquilla e nell’anonimato… (Emil Cioran)

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