Pranzo al sacco

Oggi mare, con puntata successiva alle terme di Bibione. Frinire accogliente delle cicale in prossimità della pineta. Spiaggia pulita e quasi deserta, mare trasparente tanto da vederci le increspature sabbiose sotto i piedi, piante pioniere ai bordi degli ingressi… ma la cosa più liberatoria trovo che sia pranzare al sacco nel parco, tra gli oleandri e qualche minuscola formica in cerca di clienti. Da un sacco di tempo non mangiavo più al sacco, che in realtà è un sacchetto bianco di carta con dentro il menu odierno: verdure cotte e crude, una mela verde, un panino, una bottiglia d’acqua, bustine per condire e posate, ovviamente usa e getta. Credo di aver fatto un’esperienza simile in colonia tanti decenni fa, quella non esaltante, tanto che i miei genitori dovettero venirmi a prendere, perché dimagrivo a vista d’occhio. Ricordo che nascondevo il formaggino della merenda sotto la sabbia… per evitare rimbrotti nel tentativo di farmelo ingoiare. Avevo un costumino nero e un cappello di paglia come copricapo. Al pomeriggio era d’obbligo un riposino su una branda pieghevole: chiudevo gli occhi, nella speranza, riaprendoli, di ritrovarmi a casa! Bei tempi? No, per niente! Molto meglio ora assaporare il mare mordi e fuggi, con la consapevolezza di averlo scelto e di introiettarlo dentro perché agisca come una medicina miracolosa. Di quelle da assumere a piccole dosi con effetto onda lunga. Buon per chi riesce a farne scorta senza pericolo di indigestione!

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