Morire in crociera

Fare un viaggio in crociera credo sia il sogno di molte persone. Risale al luglio di vent’anni fa quello che feci con mia mamma alle Isole Greche, con la nave Costa Victoria. Mi è rimasto un tenero ricordo, custodito in una album di belle foto scattate aBari, Santorini, Rodi, Dubrovnik. Se chiudo gli occhi, rivedo ancora la scia di schiuma della nave in navigazione e risendo il dondolio notturno in cabina, la numero 12203, una esperienza immersiva indimenticabile. Purtroppo talvolta il diavolo ci mette la coda e il sogno si trasforma in tragedia. Come è successo di recente alla Mv Hondius dove è esploso l’hantavirus che ha causato la morte di tre persone e otto infettati dal contagio, compreso il medico di bordo che ha assistito i malati, rimasto per alcuni giorni tra la vita e la morte prima di riprendersi. Gli olandesi deceduti avevano partecipato a un’escursione nei pressi di una discarica dove si affollano uccelli e roditori. Il direttore dell’Oms Tedros Adhanom ha ribadito: “Non siamo di fronte al nuovo Covid” e sul quotidiano IL GAZZETTINO di Treviso un articolo titola “Test rapidi contro l’hantavirus”. Prendo atto del tentativo di tranquillizzare, ma personalmente mi preoccupa che i passeggeri abbiano contratto il morbo – per alcuni letale – durante un viaggio che doveva rappresentare il meglio di quanto desiderato. La precarietà è una costante, d’accordo però non mi capacito che la sfortuna sia sempre dietro l’angolo. Del resto gli antichi, alla parola sorte abbinavano due aggettivi contrapposti: secunda/favorevole o adversa/sfavorevole. Si muore per tante ragioni e anche senza ragione, pensiero credo attribuito al giudice Giovanni Falcone. Però che succeda in un momento di festa mi pare proprio una beffa.

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