Analfabeti di ritorno

Sono autodidatta nella ricerca di notizie. Con un po’ di esperienza alle spalle, mi sono attrezzata per velocizzarne il trasferimento: in pratica, fotografo l’articolo che mi interessa, poi a casa lo rileggo e lo lavoro secondo le mie intenzioni. Ma il vecchio tablet che uso come block notes e videocamera deve essere caricato, cosa che mi scordo così succede che lo trovi scarico. Perciò ritorno alla carta e penna. L’argomento è ‘ghiotto’ per una che scrive. Lo trovo a pagina 29 del Corriere odierno, a firma di Paolo Di Stefano, col titolo: “La lingua perduta dei professionisti” che il giornalista identifica in avvocati, ingegneri, architetti, medici… gente colta che non dovrebbe essere oggetto dell’analfabetismo di ritorno, di cui parlava nei suoi testi il linguista e già ministro della pubblica istruzione Tullio De Mauro (Torre Annunziata, 31/3/1932 – Roma, 5/01/2017) dal 2000 al 2001 nel governo Amato. Ho usato e apprezzato da universitaria un testo del De Mauro che custodisco in libreria. (Il fratello Mauro, giornalista scomparve la sera del 16/9/1970, rapito da Cosa nostra, alla vigilia di uno scoop che avrebbe fatto tremare l’Italia). In sostanza, il professor Tullio sosteneva che uno sviluppo adeguato dell’istruzione fosse un problema per la democrazia. Aiuto, vorrei non fosse vero. Comunque si moltiplicano libri che svolgono una funzione di resistenza e di sostegno delle basi linguistiche. Proprio oggi è in uscita ‘La lingua verde’ di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota per Rizzoli. Senza temere neologismi e anglismi i due linguisti mettono alla prova il lettore con quiz, consigli, esercizi su accenti, apostrofi, concordanze eccetera, perché “non è mai troppo tardi” per gli analfabeti di ritorno e per chi vuole migliorare la lingua Credo che lo comprerò. ✍️

8 pensieri riguardo “Analfabeti di ritorno”

  1. Sono sempre stato convinto e sicuro che chi aveva studiato aveva una laurea era sicuramente molto più preparato di me… Praticamente capace nel rispetto e nella comprensione… Purtroppo sono rimasto molto deluso da tutto questo, ho conosciuto persone istruite ma anche altrettanto ignoranti… Essere competenti nella propria lingua e avere delle capacità è sicuramente un valore aggiunto a livello personale e professionale, ma non è la chiave per essere trattati bene… Essere super capaci in qualcosa può portare rispetto e ammirazione, ma non è una garanzia di essere migliori; il valore di una persona è tutta un’altra cosa… Dipende assolutamente dalle proprie azioni, non certo della propria cultura e dai propri studi… Il trattamento che riceviamo dagli altri dipende molto più da come noi trattiamo gli altri e da come ci poniamo… Ivano

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    1. Condivido pienamente la parte finale del tuo commento. Essere capaci e migliori per se stessi, prima che per gli altri è la chiave per il proprio benessere personale. Sapersi esprimere è una buona serratura! Buon pomeriggio! 👍

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Scrivi una risposta a Ada Cusin Cancella risposta