Morire alla vigilia di Pasqua

35 anni, l’età di mio figlio quella di Alessandro Parini, l’avvocato romano ucciso nell’attentato sul lungomare di Tel Aviv “biblica terra del latte e del miele” dove si è scagliata l’auto dell’attentatore poi ucciso dalla polizia. Sgomento è la parola che mi viene per quanto accaduto al giovane avvocato che era appena giunto sul posto per un periodo di vacanza. Sette persone sono rimaste ferite. Tra tante uscite di scena drammatiche, quella per mano d’altri e in ferie mi sembra la più beffarda. Oltretutto in Medio Oriente, in un luogo di forte impatto religioso per i Cristiani e non solo. Immagino come potranno sentirsi gli amici del giovane Parini, il cui cognome mi riporta all’autore del poemetto Il Giorno, tanto per rivisitare gli studi classici. E chissà come si era impegnato Alessandro per conseguire la laurea col massimo dei voti e quanti sogni avrà riposto nell’avviare la carriera di brillante avvocato ‘sempre col sorriso’ come lo descrivono. Durante la Via Crucis, il papa ieri sera ha ricordato le mamme private dei figli nella guerra in corso che varie volte il santo padre ha definito La terza guerra mondiale a episodi. Morire in un attentato rivendicato dalla Jihad islamica ne è una conferma. La madre del giovane avvocato è allineata alla madre del soldato morto in guerra e a tutte le madri che sono state private dei figli. La prima di tutte la Madonna, madre di Gesù che molti artisti hanno celebrato nelle loro opere, dai più famosi a quelli ‘anonimi’ ma tutti comprensivi della perdita inaudita di un figlio generato che viene a mancare prima del genitore. Gesù dopo la morte è risorto. Morire alla vigilia di Pasqua mi sembra inaccettabile. Mi auguro che i familiari delle vittime dell’altrui violenza siano profondamente credenti.

9 pensieri riguardo “Morire alla vigilia di Pasqua”

  1. L’uomo è destinato alla morte sin dalla nascita. La morte è una parte inevitabile della vita umana e la sua presenza in ogni momento ricorda all’uomo la sua vulnerabilità e mortalità. La morte è un mistero perché non sappiamo cosa succede dopo e quindi è un argomento di grande interesse per l’uomo.
    Faccio parte di un secolo molto aperto alla scienza, la quale ci dimostra che non ci sono prove per una vita dopo la morte, nonostante questo la mia mente saltuariamente si rivolge a mia madre che non c’è più dal 2018, pertanto la morte rimane un buco nero che non conosciamo e quando non si conosce si teme !!!
    La morte porta con sé molti interrogativi che l’uomo cerca di risolvere cercando risposte sia nella religione che nella filosofia. La morte ha anche una connotazione spirituale in cui l’uomo può trovare conforto e rinascita.
    Per tutto questo noi sapiens la religione l’abbiamo inventata, con il temo perfezionata e resa credibile!!!
    Il fatto è che l’uomo per primo cerca il potere e ha visto che la religione crea il potere e così ne sono nate molte di religioni, costrette ad affermare che esiste un dio per tutti ma che ci sono obblighi con contesti diversi e questi contesti diversi portano a menti condizionate, quella funzione mentale incosciente tanto da lanciarsi in auto contro una folla di un’altra religione e non di esseri umani come lo choc di quel cervello emotivo che di sicuro ha sentito il sollievo la gratificazione di aver eseguito l’ordine del suo “d i o”

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    1. Menti condizionate, cioè manipolate per questioni di potere, supremazia… tanto da annientare la vita propria e altrui. Dico la verità: anch’io mi interrogo sul dopo, ci ho pure scritto una poesia, ma sono molto più preoccupata di restare sana – di mente e di corpo – in vita, qua e ora, che scervellarmi su quello che succederà dopo. La morte ha il suo fascino di mistero, ma mi intriga molto di più riempire il mio tempo ora, consapevole che non durerà per sempre. Perciò buon presente, sperando che il percorso sia ancora lungo e benevolo. Ciao amico, buon presente!

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