Una bella storia

Finalmente una bella storia. La leggo sulla pagina Attualità del quotidiano IL GAZZETTINO di ieri. Protagonista il medico bengalese Rasel Miah, 31anni, laureatosi in Veneto che esercita a Mestre. Giunto in Italia, dove il padre lavorava alla Fincantieri, a undici anni ha affrontato tutte le difficoltà di un immigrato senza farsi abbattere, anzi abbattendo lui i muri della diffidenza e del pregiudizio. Dopo sei mesi di ‘nebbia totale’ dovuta alla lingua, ha cominciato a orientarsi, aiutato dalla professoressa di Italiano che gli assegnava per casa compiti mirati. Da lì la sua scalata è stata ininterrotta, fino al successo attuale (anche un fratello minore è iscritto all’Università). Mi piacerebbe che anche gli studenti stranieri che ho avuto alle medie si fossero realizzati, non per forza con diploma superiore. Non erano molti, circa una ventina o poco più. Ricordo una dolce ragazza nera che pensava di fare la ginecologa, obiettivo in seguito ridimensionato per sua stessa confidenza. Princesse del Ghana aveva una splendida voce; per un po’ fece parte di un gruppo musicale e poi ne ho perse le tracce. Le ultime notizie la davano in Germania, dove Annu, indiana si è sposata mesi fa prima di trasferirsi in Canada. Diversi maschi del Marocco sono rimasti qua e ne incontro a volte qualcuno in pizzeria. Sul brasiliano Gabriel potrei scrivere un romanzo, ma lui ha già guadagnato visibilità in ambito sportivo. Temo che non tutte le storie, sovente problematiche dietro questi ex studenti si siano risolte positivamente. Immagino che la timida macedone di cui ho scordato il nome abbia messo su famiglia, mentre chissà dove vive ora una marocchina di forte temperamento. Comunque una sua connazionale ha completato il liceo scientifico con ottimi risultati. Visto che alla storia locale ho dedicato qualche romanzo, mi viene adesso l’idea che potrei dedicare un’opera futura al riscatto di qualche immigrato che abbia trovato in Italia la sua patria di adozione. Sono persuasa che la diversità si trasformi in ricchezza, se le motivazioni del cambiamento sono sostenute da buoni propositi e l’accoglienza non si esaurisce al momento dello sbarco. La testimonianza del medico bengalese Rasel è incoraggiante.

4 pensieri riguardo “Una bella storia”

  1. E poi dicono che l’ Italia è razzista ma queste storie di successo dimostrano tutt’ altro.Ci sono persone che si sono realizzate nel nostro paese e altre che invece delinquono o vivono alla giornata.Invece io credo che questo succeda in tutte le parti del mondo.Come per i nostri emigranti,c’è chi ha fatto fortuna e chi invece si arrangia pensando sempre alla Patria d’ origine.Un plauso comunque al medico bengalese.👏👏👏👏

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Scrivi una risposta a Ada Cusin Cancella risposta