Donne ovunque impegnate

Una bambola avrà le fattezze di Samantha Cristoforetti (Milano, 26.04 1977), la famosa astronauta, prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea. È confortante sentire la notizia di primo mattino, nella Giornata dedicata alle Donne nella Scienza, istituita sette anni fa dall’Assemblea Nazionale delle Nazioni Unite, per combattere i pregiudizi riguardo le donne impegnate in ambito scientifico. Nel mondo le ricercatrici sono il 33,3 % e solo il 12 % hanno posto nelle Accademie Scientifiche. L’aspettativa è il cambio di mentalità riguardo l’educazione delle bambine, per potenziarne le capacità in campi ritenuti di competenza prettamente maschile. Due esempi di casa nostra: Margherita Huck (Firenze, 12.06.1922 – Trieste, 29.06.2013) e Rita Levi Montalcini (Torino, 22.04.1909 – Roma, 30.12.2012). Di entrambe ho letto anni fa la biografia: la Hack era anche una grande amante dei gatti e la Montalcini era molto affezionata alla sorella, due tratti che ne esaltano l’umanità, giusto per non cadere nel pregiudizio che una scienziata sia fredda. Quanto alla giovane Samantha, mi risulta che sia madre di due figli: chissà come farà a conciliare famiglia e lavoro…ma molte donne lo fanno da tempo, anche se non hanno visibilità. Del resto le nostre nonne e bisnonne non battevano certo la fiacca quando andavamo a lavorare nei campi, al servizio del capofamiglia (sento aria di 8 marzo). Percepisco che non è stato del tutto completato il percorso per l’eguaglianza fattiva dei diritti, ma il processo è iniziato e siamo noi donne protagoniste del cambiamento. Mi viene spontaneo uno slogan: meno cioccolatini e fiori, più lavori! Comunque un fiore è sempre gradito, purché non sia un alibi per altre mancanze.

6 pensieri riguardo “Donne ovunque impegnate”

  1. Mi domando Ada, ma nell’era digitale ci sono ancora bambine che giocano con le bambole ? Comunque sia ,evviva le donne che di strada ne hanno fatta parecchia ma che ancora ne devono fare!!! Un saluto anche ad Erica.Ciao👋👋👋👋👋

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  2. Ada, ma sei proprio sicura che le nostre nonne lavorassero così tanto?
    Ricordo i racconti di mia madre riguardo la sua fanciullezza/giovinezza in una famiglia plurifamiglia, nel senso che mio nonno e i suoi fratelli convivevano con le rispettive famiglie in una grande casa. Ebbene mia nonna e le mie prozie si turnavano settimanalmente per la cucina e le faccende domestiche. Coloro che non erano in turno badavano ai bambini, curavano i fiori, passeggiavano, rammendavano, si recavano alla fontana a chiacchierare con le vicine. Mai andate a lavorare in campagna, lavoro da uomini dicevano i mariti.
    Tutta un’altra vita ha fatto mia madre e altre donne della sua generazione; i nuclei plurifamiliari stavano scomparendo e la nuova famigliola non disponeva più di abbondanza di risorse umane. Le mogli oltre alle faccende di casa dovevano aiutare il marito in campagna, nella stalla e, cosa principale avevano da accudire i figli.
    Potrei dire di quello che è successo a me, ma sorvolo.
    Per concludere, sono convinta che oggi la donna lavori molto più della donna di due- tre generazioni fa.

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    1. Scusa se rispondo in ritardo (lavori di riarredamento quasi completati). Mia nonna Adelaide e mia zia Primina hanno sgobbato parecchio; l’ultima mi disorientava, quand’ero ragazzina e lei tornava dal campo dicendo: “Beati i morti, loro sì che si riposano!”. Tra l’altro era una donna alta e forte che mise al mondo quattro figli, tre dei quali morti in tenera età. Mia nonna perse due giovani figlie per tifo…almeno a livello sanitario qualcosa è migliorato! Vero che, disgregatasi la famiglia patriarcale, la donna oggi deve arrangiarsi in prima persona, senza usufruire dell’aiuto di altri componenti. A naso, direi che ci sono più strumenti per risolvere i problemi di gestione familiare…tutti addossati alla donna. Poi dipende dal contesto e dal carattere individuale affrontarli e risolverli. Se fosse possibile, mi piacerebbe avere il punto di vista aggiornato di zia e nonna. Rimane il comune denominatore di una grande capacità di adattamento e di resistenza, che oggi fa moderno chiamare resilienza. Ciao donna, testimoniamo come possiamo il nostro tempo. Grazie per l’interessante intervento, alla prossima! 🌷

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