Rimpatriata scolastica

Ritrovarsi dopo cinquant’anni è stato emozionante! Da tanto non vedevo i miei compagni di liceo Simonetta, Bruno e Walter. Con Riki (Riccarda) e Lele (Costanza) la distanza temporale risaliva all’ultimo incontro conviviale, risalente a oltre dieci anni fa. Per fortuna vedo più spesso Amedeo, Francesco, Anna e Gigliola. Se vado al mercato a Bassano saluto Paolo al suo banco e posso intravedere Luciano diretto in biblioteca. Nadia c’è ma quasi non si vede, mentre Paola mi segue sul blog da Nazareth. A conti fatti, sono in buona compagnia: grazie amici, che condividete con me un tuffo nel passato, da cui emergo contenta e rasserenata. Il sacrificio profuso durante i cinque anni del Ginnasio Liceo mi ha forgiato il carattere e aperto l’orizzonte mentale. La location dell’attuale Brocchi è a dir poco superba: lo scoperto conta isole verdi con statue e giardinetto, l’interno si avvale di lucidi pavimenti e vani spaziosi. A un colpo d’occhio, la struttura somiglia a un castello. L’incontro con l’autore (me) avviene in biblioteca, dove i banchi sono distanziati. Prendo posto con Francesco in fondo alla sala, dove la gentile bibliotecaria Paola ha posizionato delle ortensie rose che ingentiliscono l’ambiente. Le attenzioni fanno sempre piacere. Accomodata su un banco di scuola, Adriana – che stamattina ha fatto esami – sembra una studente. Lucia è tutta presa dall’evento. Ognuno ha compilato modulo di presenza ed indossa la mascherina, compresa Roberta, la mia dottoressa che è un piacere incontrare qui piuttosto che in ambulatorio: vorace lettrice è anche una generosa critica letteraria. A pochi minuti dall’inizio, fa il suo ingresso uno spilungone riccioluto attrezzato di cavalletto e videocamera: nonostante che l’auto gli abbia giocato uno scherzetto, Manuel, mio ex super alunno non mi abbandona mai! Autografo alcune copie del romanzo Il Faro e La Luce e prende la parola quel luminare di Francesco, che fa un excursus storico magistrale degli anni Settanta, quando noi eravamo liceali del Brocchi. Io lo seguo, ricordando la persona dell’uomo e del docente che mi è caro. In chiusura, la fine lettrice Lisa legge due episodi dedicati all’uomo di scuola e di vita Armando Contro. D’obbligo, la foto ricordo con i compagni di scuola intervenuti. Dedico questo blog a chi c’era e a chi non ha potuto intervenire.

12 pensieri riguardo “Rimpatriata scolastica”

  1. Il tuo post oggi mi ha cambiato la giornata in meglio……io c’ero e devo solo ringraziarti per avermi reso partecipe dell’evento : la presentazione del prof.Tesarollo mi ha fatto tornare con la mente in quegli anni ‘ 70 ,a me cari per le vicissitudini della vita!!! Anche se ero bambina …….ho i miei ricordi tristi e anche gioiosi pero’ !!! Grazie Ada e buon pomeriggio🤗🤗🤗🤗

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    1. Che onore, Lucia far del bene con le parole! La memoria è un valore, anche se scoperchia ferite. Sul frigo ho appiccicato un foglietto con questo pensiero: “Sono le nostre cicatrici che ci fanno diventare speciali!”. Sono fortunata a condividere con te. Grazie e buon pomeriggio! 💟

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  2. È stato un momento intenso ed emozionante, ritrovarsi dopo quasi 50 anni e rivivere le dinamiche dei nostri anni giovanili… le immagini e l’ambientazione storica di Francesco e le parole appassionate di Ada e della lettrice ci hanno riportato indietro nel tempo, uniti dal comune ricordo dei duri ma begli anni di liceo con il professor Contro insegnante di italiano che per Ada è stato un faro per la vita, ma anche con gli altri “prof”, Roberti, Tessarolo, Ventura , Casagrande ….Chi avrebbe mai detto che da questa esperienza sarebbe nato un libro? Ciascuno di noi ha vissuto quegli anni con animo diverso, ha seguito strade professionali e di vita diverse, ha mantenuto alcuni contatti ed amicizie, altre si sono perse, ma è stato bello ritrovarsi, riconoscersi, raccontarsi anche, dopo tanti anni, in una scuola che in qualche modo ci ha formati, che ha formato alcuni dei nostri figli e a cui si affacciano i nostri nipoti… La vita fluisce, ma lascia dei segni e dei ricordi che è bello ritrovare e condividere. Grazie Ada e Francesco per questa opportunità che ci avete dato! Arrivederci ai prossimi 50 anni dalla comune “maturità”!

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    1. Che bel testo, Anna, rasserenante come un’onda dolce che dissemina conchiglie sul fondo e porta in superficie perle a lungo custodite: grazie di esprimerti in modo sempre delicato e puntuale! Buon pomeriggio, ovunque tu lo trascorra!

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  3. Splendido incontro! Mi era piaciuto “il concepimento” di questo libro: un omaggio che diventa ricordo perenne di un Insegnante che “ha lasciato traccia” nei suoi allievi ma anche negli allievi dei suoi allievi a loro volta Insegnanti. E non uso l’iniziale maiuscola a caso. Mi è piaciuto il libro anche perchè, come sempre, descrivi con maestria le “piccole” cose che però piccole non sono (ad esempio: le unghie laccate di rosso ciliegia, la scelta degli orecchini, la pettinatura. Gli studenti osservano queste piccole cose delle insegnanti). Come nel precedente libro, non ti descrivi in modo esplicito ma da come ti approcci alla natura, alle persone dici moltissimo chi sei e come la pensi. La presentazione del Prof. Tessarolo (“Il” Professore, a detta di mio figlio, suo allievo) è stata magistrale (da sciocca, non l’ho registrata): ha contestualizzato gli anni che avete vissuto al Liceo nella didattica, nella storia, nella politica, nel costume, nelle canzoni, nel cinema. Ho capito perchè mio figlio si sia appassionato alla storia, materia che per sua natura, a mio modesto avviso, è ostica . E’ stato bello vedervi “studenti”, anche nella foto conclusiva. Grazie!

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    1. Carissima Roberta, non avrei mai pensato che il mio medico di base aggiungesse al suo ruolo importante quello più umano di amica e di lettrice appassionata delle mie creature letterarie: grazie a te, di restituirmi apprezzamento e simpatia che si allargano ai miei amici storici, come il gentiluomo e coltissimo Francesco. La scrittura ci ha uniti, molto più di quando eravamo al liceo ed ora è un caro collega scrittore sempre disponibile a dare una mano. Mi piace pensare che sia un’eredità di quei duri anni di sacrifici. Voglio dividere con lui la soddisfazione che mi viene da te e dagli altri commenti favorevoli. Continueremo a scrivere e a farci benevolmente sostenere (se lo meritiamo). Ciao Roberta, grazie a te, mia dottoressa fan e amica 💟

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  4. Sono curiosi i ricordi…Stratificati come i fossili geologici, rimangono sepolti e inerti per tanto tempo. Eppure quella che sembra roccia indurita si rivela un leggero strato di polvere, al quale basta un soffio di vento per riportare alla luce quanto risale a cinquant’anni prima. E questo soffio vitale per me si è realizzato ieri sera nella sede (attuale) del glorioso liceo classico G. B. Brocchi. L’occasione è stata il ricordo che Iris (pardòn, Ada) Cusin ha voluto dedicare ad uno degli insegnanti, Armando Contro, che ci hanno plasmato in quegli anni eroici (almeno stando all’appassionata ricostruzione che ne ha fatto Francesco, del resto ormai storico affermato, che aveva già indagato sulla vita del preside di allora, Tranquillo Bertamini). Il rivedere tanti volti che avevano accompagnato tutti i giorni di quella fase fondamentale della mia crescita giovanile, riconosciuti pur nell’evoluzione naturale che il passare del tempo ha lasciato su ognuno di noi, ha risvegliato una serie di agrodolci memorie che si erano cristallizzate nel profondo dell’animo. Dispiace che le nostre storie personali, trascinate dalle vicende familiari e lavorative, si siano proiettate in tante diverse direzioni, sgretolando quell’ “unicum” che l’ambiente scolastico aveva contribuito a formare. E’ rimasta però la voglia di un arrivederci e la promessa di un rincontrarci quanto più ecumenico possibile, magari in occasione della prossima ricorrenza dei cinquant’anni dall’esame di maturità, che cade l’anno prossimo. Per allora mi riprometto di frugare più a fondo nel deposito mnemonico, che adesso mi fa emergere per esempio il ricordo di una gara di corsa campestre nella quale inutilmente si cercava di nascondere l’implacabile scritta BROCCHI che campeggiava sulla maglietta o la staffetta all’esame di maturità in cui, dopo la mia prova, era seguita in ordine alfabetico quella di Luciano Mignoli, il quale aveva così esordito nell’interrogazione di storia (mi ero fermato a sentirlo dopo la mia estenuante verifica): “Garibaldi fu un cieco strumento nelle mani della borghesia italiana…”

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    1. Bruno, che gioia mi dai prima di coricarmi! Oltretutto ho un debito con te, perché non ti ho restituito il resto che ti dovevo… rimedierò consegnandoti qualche altro mio lavoro che porterò in farmacia, presumibilmente giovedì mattina. Intanto scrivi benissimo, l’esordio del tuo graditissimo commento è assai poetico e profondo: complimenti! Condivido la malinconia di fondo per le “agrodolci memorie”, ma anche la voglia di rivederci per scambiarci pensieri ed emozioni: già questa corrispondenza è una prova che il puzzle trascurato torna al suo posto, ed è una soddisfazione impagabile. Anzi, credo sia frutto della eredità del buon Contro, che ha assecondato il mio bisogno di esprimermi e ha testimoniato come si affrontano gli sgambetti della vita, senza farsi travolgere dalla disperazione. Data l’ora non mi dilungo, ma ti assicuro che se ieri sono stata contenta, oggi lo sono di più grazie alla vostra risposta: la restituzione di un filo sottile ma tenace che mi sostiene e mi inorgoglisce. Adesso, per me voi ex compagni del duro tempo liceale siete ancora più importanti e mi auguro di corrispondere molto prima del ventilato ritrovo per il 50esimo della Maturità. D’altronde è ora che siamo “maturi” e percepisco che è una conquista da valorizzare e condividere. Grazie tantissime di avermi risposto. Oltretutto il tuo nome, Bruno era quello del padre di mio figlio Saul e tua moglie si chiama Ada, come me! Se fossi una chiromante, ci vedrei un segno del destino! Buonanotte, a presto!

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  5. Che bei commenti hai ricevuto Ada!! Puoi essere soddisfatta del tuo romanzo e ancora di più il prof.che da lassù dirà: Però !!! A suo tempo sono stato un buon maestro con i miei alunni del liceo Brocchi!!!!!..👍👍👍

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    1. Che cara Lucia, dai voce al mio Faro che senz’altro ne godrebbe! Devo far sapere a Liana quanto è producente ciò che il marito ha seminato nel corso della lunga e travagliata esistenza: una testimonianza che continua a… irradiare luce! Sei sempre di grande conforto, grazie!

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